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Corso monografico

- “Marinetti E Il Futurismo”: Introduzione e apparati pp. XIII-LXV, pp. 3, 20, 23, 30, 58, 66, 74, 77, 99, 111, 128, 140, 176, 276, 279, 283, 355, 365, 367, 377, 380, 392, 401, 404.

- “Capitano Ulisse” tutto + postfazione.

- “Ebdomero” pp. 9-31.

- Testi fatti a lezione relativi al Crepuscolarismo, al Futurismo e alla Metafisica.

Crepuscolarismo

Il crepuscolarismo è una corrente letteraria che si sviluppa nella prima parte del Novecento, anni di grande cambiamento che ha portato soprattutto alla seconda rivoluzione industriale, che cambia profondamente la società, sia per l’industria che per l’organizzazione sociale. In questo periodo aumenta la produzione dei beni di consumo, che diventano più accessibili per tutti, aumenta la media borghesia e nasce la piccola borghesia. Aumenta il numero di persone in grado di leggere e di conseguenza il numero di riviste e libri venduti. Comincia l’era Giolitti, in cui c’è maggiore democrazia, e comincia a profilarsi una società di tipo borghese. Cambia il modo di fare letteratura, di fruirne e di commercializzarla, questo vuol dire che cambia il pubblico dei lettori, l’editoria e si modifica il ruolo del poeta/narratore e della poesia.

Il libro diventa un prodotto di consumo e all’interno della società intellettuale il poeta è meno importante perché meno inserito nel mondo della produzione, quindi perde l’aureola della società ottocentesca ma acquista più libertà, e può assumere nella poesia tutti i temi della modernità.

In questo periodo è ancora attiva la triade Carducci – Pascoli – D’Annunzio, che rappresenta la figura cardine del letterato. Il cambiamento profondo di questi anni mette però in crisi il modello del poeta vate, destinato a chiudersi con la triade. I crepuscolari nascono quindi al crepuscolo dei grandi. La definizione “crepuscolare” deriva da una recensione di Borgese, secondo il quale i crepuscolari raccolgono l’eredità dei grandi diminuendola. Nella realtà dei fatti però, loro si contrappongono con consapevolezza e spirito polemico al modello del poeta vate, perché si rendono conto della crisi della società. Se non è più possibile essere poeti vati, avere una funzione di guida nella società, allora bisogna denunciare questo cambiamento. Il poeta non è più un vate ma “un fanciullo che piange” e si scrivono “poesie scritte a lapis”, quindi labili.

Nel 1906 viene pubblicato “Piccolo libro inutile” di Sergio Corazzini, che include la poesia “Desolazione del povero poeta sentimentale”. Il libro, venendo definito “piccolo”, e per giunta “inutile” è contrapposto alla magnificenza del dettato dannunziano, e viene presentato al lettore come senza senso. Questo dimostra la volontà dei crepuscolari di voler assumere su di sé la crisi della funzione della poesia, che non è più in grado di esprimere la realtà e di comunicare un messaggio al lettore (la parola poetica non è più in grado di agire sul presente).

Nel 1903, lo stesso anno in cui comincia la pubblicazione delle “Laudi” di D’Annunzio, viene pubblicata “Armonia in grigio et in silenzio” di Corrado Govoni, che ci dà un’idea del tono della poesia crepuscolare, che fa utilizzo di ambientazioni dimesse, spesso della piccola borghesia di provincia, come conventi, ospedali, orti (al posto dello splendido giardino). Il tono è diminuito, le situazioni sono situazioni dai colori tenui, come del tramonto, del crepuscolo o delle giornate grigie. Questa diminuzione dei temi, del ruolo del poeta e della funzione della poesia è completamente opposta al modello dannunziano.

Nel 1910 Marino Moretti pubblica “Poesie scritte col lapis”. Nel 1911 viene pubblicato “I Colloqui”, il libro più importante di Guido Gozzano, che rispetto a Corazzini è meno radicale per quanto riguarda il ruolo del poeta. Con Corazzini condivide l’ambiente di provincia, con i suoi salotti e orti, e le atmosfere tetre, ma a differenza sua mostra un’ironia che consente al poeta di prendere distanza dalla materia poetica, e di mettere sull’avviso il lettore, invitandolo a mettere in questione quello che legge. Gozzano fa una “galleria di donne”, tra le quali troviamo la Signorina Felicita e l’amica di Nonna Speranza. La poesia “Esperimento” è un rifacimento parodico dell’”Amica di nonna Speranza”, mentre la “Signorina Felicita” è preceduta da “L’ipotesi” (1911), che è quasi una scrittura preparatoria.

Tra Futurismo e Crepuscolarismo non c’è una barriera invalicabile, perché entrambi partono dallo stesso momento di crisi. La differenza tra queste due correnti è la risposta, che nel caso dei crepuscolari è negativa, mentre nel caso dei futuristi si fa una poesia che sia consentanea ai tempi moderni.

Nel 1905 Aldo Palazzeschi pubblica “I cavalli bianchi”, nel 1907 “Lanterna”, nel 1909 i “Poemi”, nel 1910 “L’incendiario” e nel 1911 “Il codice di Perelà”.

Futurismo e Crepuscolarismo

  • Crepuscolarismo no manifesto. È corrente letteraria.
  • Futurismo leader è Marinetti. È un gruppo di avanguardia che espleta l’azione collettiva attraverso manifesti.
  • 1903 – “Armonia in grigio et in silenzio” di C. Govoni + Inizia l’edizione delle “Laudi” di D’Annunzio.
  • 1905 – “I cavalli bianchi” di A. Palazzeschi, stampato a sue spese e a cura di Cesare Blanc, il suo gatto.
  • 1906 – “Piccolo libro inutile” e “Libro per la sera della domenica” di S. Corazzini, pubblicati rispettivamente all’inizio e alla fine dell’anno.
  • 1907 – “Lanterna” di A. Palazzeschi + “La via del rifugio” di G. Gozzano.
  • 1909 – “Poemi” di A. Palazzeschi + 1° manifesto futurista.
  • 1910 – “Poesie scritte col lapis” di M. Moretti + “L’incendiario” di A. Palazzeschi.
  • 1911 – “I colloqui” di G. Gozzano.

Le “Poesie scritte col lapis” vanno a finire sulla scrivania di Giuseppe Antonio Borgese, uno dei più importanti critici del tempo, che dettava le linee di lettura della società letteraria. Borgese fa una recensione di quel libro, che intitola “Poesia crepuscolare”, dove dice che “questi poeti nascono al crepuscolo dei grandi”. Da cui deriva il termine “crepuscolari”, che comincia a circolare negli anni Trenta. D’annunzio, Pascoli e Carducci rappresentano il canone del poeta nella società umanistica tradizionale perché intervenivano nella vita sociale del paese. D’Annunzio cerca di aggiornare questo modello, ma di fatto rimane ancorato al modello ottocentesco.

Crisi del periodo

I crepuscolari mettono in evidenza l’inutilità del poeta e della poesia. Il modello a cui si contrappongono è sentito come inattuale.

Maia – “Laus vitae”

Maia è il primo libro dell’”Alcyone”. Qui D’Annunzio dà una definizione del suo ruolo, del ruolo della poesia e della parola poetica. In questa poesia si rivolge alle parole e dice che il poeta ha la capacità di usare la parola originale, incontaminata, per comporre i suoi versi. Le parole, che solo lui sa trovare, sono usate per comporre dei versi di tipo estetico, che proviene dalla tradizione. Lui non solo trova parole originali ma le organizza in versi che sono capaci di rivelarne il segreto significato (delle parole) e il loro rapporto con la realtà. Il poeta è in grado di utilizzare le parole per interpretare la realtà, rivelando al lettore una verità a lui altrimenti preclusa, nella fiducia che la parola possa contenere la realtà, quindi che la realtà sia completamente dicibile.

“Le stirpi canore” – 3° Parte dell’”Alcyone”

Qui si parla del rapporto che si stabilisce tra parole e natura. C’è la fiducia e la capacità di dire la realtà attraverso una parola che è in grado di esprimerla e che ha una corrispondenza biunivoca con essa. Questo è quello che si trovano di fronte i crepuscolari quando cominciano a scrivere.

Sergio Corazzini

“Desolazione del povero poeta sentimentale” – Piccolo libro inutile

“Piccolo libro inutile” è un libro del 1906. Questo libro contiene anche delle poesie di Alberto Tarchiani ed è accompagnato da una nota di lettura dove c’è una dichiarazione di poetica: “I due poveri autori non hanno osato dichiarare il prezzo di questo libro inutile, perché immaginandolo tale pensarono che nessuno lo avrebbe mai comprato”. I libri stanno infatti diventando oggetti di consumo, quindi gli autori devono fare in modo di vendere le loro opere.

Questa poesia è una dichiarazione di poetica. I versi sono liberi (Corazzini è uno dei primi a farne uso). Il poeta si rivolge al lettore, in una struttura dialogica, fondamentale per Palazzeschi e Gozzano, e comincia mettendo in discussione il ruolo del poeta (“Perché tu mi dici: poeta?”). Alla domanda si risponde con una negazione (“io non sono un poeta”). Le negazioni nella prima strofa sono 3 e ce n’è una anche al 3° verso, che è un’affermazione fatta con l’uso della negazione, e al 4° verso (“non ho che le lagrime da offrire al Silenzio”). La strofa si conclude riprendendo il 1° verso 2 domande e 3 “non” negativi, La poesia è caratterizzata dalla ripetizione, che le dà un andamento cantilenante: è una litania poetica che si basa sulla costante negazione. La parola è vana, inutile, vuota, sempre più vicina al silenzio, è quasi mormorata in una litania, è quasi una lacrima, e se la parola è vicina al silenzio, così la vita è vicina alla morte. Tutto è quasi vuoto, di grado 0, e anche lo specchio riflette immagini senza vita. L’atmosfera religiosa fa da sfondo, non è un tema. I rumori sono detti “sacerdoti del silenzio” perché è grazie a loro che abbiamo la percezione del silenzio stesso, che è, appunto, l’assenza di rumori. Un altro tema fondamentale, oltre all’inutilità del poeta (?) è quello del tempo che passa, e il cui transito inesorabile non può essere fermato, così che questo mette in evidenza quanto tutto è transitorio.

“Bando” – Libro per la sera della domenica

Si è parlato per “Libro per la sera della domenica”, di un aspetto espressionista, che vuol dire “espressione di una visione della realtà filtrata attraverso il soggetto, deformata dal punto di vista dell’autore/pittore”, sia per la violenza dei toni, che per l’uso di alcuni temi topici.

Corazzini immagina una vendita (torna il tema del mercato). Comincia in questo periodo il mercato dell’arte, e possedere pezzi di prestigio aveva valore estetico ma anche monetario, e simboleggiava lo status del proprietario. Il poeta sta vendendo le sue idee, originali quindi che valgono tanto, a prezzi irrisori, e cerca di invogliare i piccoli borghesi a comprarle. È presente un’ironia provocatoria, che sfiora quasi il grottesco.

“Dialogo tra marionette” – Libro per la sera della domenica

L’autore in questa poesia mette in scena un dialogo tra due marionette. Il poeta dice che non c’è niente di vero, che è tutto fittizio, dal balcone di cartapesta, ai capelli della regina che sono di stoppa, fino al suo cuore che è di legno. Viene svelata la natura finzionale della realtà e l’insensatezza della rappresentazione. Anche la poesia è finzione e simula scenari di cartapesta. Il poeta esibisce tutto questo e ci riporta alla natura finzionale e vuota della realtà che ci circonda.

Guido Gozzano

Guido Gozzano comincia a scrivere più tardi rispetto a Corazzini. Nel 1907 pubblica “La via del rifugio”, nel 1911 “I colloqui”. Nei “Colloqui” Gozzano accoglie anche alcune poesie già pubblicate nella “Via del rifugio” e costruisce un libro organico nel quale le poesie sono organizzate in sezioni: Il giovanile errore, Alle soglie, Il reduce. La raccolta si apre e si chiude con due poesie intitolate “I colloqui”.

“I colloqui” – Poesia di apertura

Gozzano qualifica il suo libro come “libro di passato”, che si rivolge al passato, la memoria di ciò che è stato chiamato in causa, in cui esisteva una società umanistica in cui la poesia e il poeta avevano una funzione, e non alla dimensione del presente. Questo indica la consapevolezza dei crepuscolari dell’impraticabilità di una parola che possa incidere sul presente. È quindi una scrittura poetica tutta volta alla rievocazione del passato, considerato come dimensione morta perché la scrittura può solo rivolgersi al passato. Il tema è, quindi, quello della vita non vissuta e contemporaneamente del passato ricreato dalla finzione letteraria. C’è una forbice tra la vita quotidiana e la dimensione del passato, in cui era ancora possibile legare la vita alla letteratura. L’ironia ha un ruolo fondamentale, perché mette in rapporto il morto e splendido passato con la vita prosaica della piccola e media borghesia del periodo descrizione che dà Edoardo Sanguineti.

“Cocotte” – I colloqui

“Cocotte” fa parte della seconda sezione dei colloqui, dove vengono presentati una serie di ritratti femminili come quello di Carlotta, l’amica di nonna Speranza, e la Signorina Felicita. Questa poesia chiude la sezione, e ci dà la chiave di lettura per capire la funzione della parola poetica nella sua produzione, e anche i suoi ritratti femminili di ricordo.

La poesia si apre con un verbo al passato, potenziato da “ri-“ (“Ho rivisto il giardino”). Siamo nella dimensione del passato, che viene rievocato in seguito ad una situazione che si era già verificata. Il poeta era tornato infatti a Cornigliano, un paese in Liguria, dove andava in vacanza da bambino con i genitori. A distanza di 20 anni, parla di questa visita in una lettera alla poetessa Amalia Guglielminetti, dove parla della poesia appena composta, che in origine doveva intitolarsi “Il richiamo”, un richiamo alla mente di qualcosa, o il richiamo della “cocotte” presente nella poesia. La poesia è di taglio narrativo, racconta una storia. È rappresentata una situazione di gioco. Di solito il gioco dei bambini si basa sul “come se”, sul fingere di essere qualcosa così da dare luogo ad un mondo fantastico e realizzare i propri desideri, in una compensazione tra quello che il bambino è e quello che vorrebbe essere. Il meccanismo del “come se” serve a soddisfare il principio di piacere. La cocotte ruba un bacio al bambino per appagare il suo desiderio di maternità e il cancello tra il bambino e la cocotte rappresenta un ostacolo, un divieto infranto dalla signorina. Il poeta dice che finché lui vivrà, rivedrà il momento in cui il divieto è stato infranto, in una continua rievocazione. Il bambino discute del fatto a tavola con i genitori. Si ripete la parola “cocotte”, e non capendola, per assonanza la associa all’uovo alla coque, quindi all’uovo e alla gallina. Gozzano mescola molti elementi dell’universo fiabesco e dei poemi omerici, che vanno a comporre la fantasia del bambino.

Dalla 4° strofa comincia la riflessione di Gozzano, che mette in gioco alcuni temi fondamentali della sua poesia e della parola poetica: il tempo che passa, la sua transitorietà inesorabile e i segni che lascia. C’è anche la capacità di ravvivare continuamente le immagini del passato. Il poeta dice che nella sua fantasia ricreerà il personaggio della cocotte con la parola poetica, che dà vita ad un mondo di memorie in quanto il passato è altro. L’ironia qui mette in evidenza l’impossibilità di contatto tra il passato e il presente. Il ricordo torna nella fantasia, nel sogno ad occhi aperti, che segue le stesse modalità del gioco del bambino e il passato si può ricreare solo nella fantasia. La poesia si rivolge a sé stessa e al personaggio che ha creato con le parole. La parola poetica ha, quindi, il compito di ricreare il passato, sempre con la consapevolezza che non potrà mai essere reale (“Ti rifarò bella come Carlotta, come Graziella”. Graziella è la protagonista de “Le due strade”, Carlotta è la protagonista de “L’amica di nonna Speranza”). Gozzano, attraverso la fantasia, non solo ricorda il passato, ma lo ricrea cambiandone il corso. Il desiderio amoroso si rivolge al passato (“Il mio sogno è nutrito d’abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state…”).

“La signorina Felicita” – I colloqui

“La signorina Felicita” è un poemetto, preceduto da “L’ipotesi”, che Gozzano ha scritto dal 1907 al 1909. All’inizio l’au

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viollola95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Spignoli Teresa.
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