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Architettura romana: le antiche cinte murarie romane

Scoperte sul colle Palatino

Gli studi dell'archeologo Carandini effettuati sulle pendici del colle Palatino hanno messo alla luce una cinta fortificatoria risalente al settimo secolo a.C., quindi una cinta di epoca romulea. È realizzata in zoccolo di tufo e rafforzata da una palizzata lignea, che ha lasciato le cavità nel terreno. Quindi nel settimo secolo occupava solo il Palatino.

Espansione nel quarto secolo

Nel quarto secolo si era ampliata, fino a raggiungere un perimetro esterno di 10 km. Questa nuova cinta muraria era molto diversa dalla prima, realizzata infatti con tufo di grotta oscura e appartenente all'epoca di Servio Tullio. È realizzata da blocchi squadrati di pietra, 17 filari in verticale, filari che sono solo la parte più evidente di un complesso fortificatorio molto più profondo. Dal lato interno delle mura verso il centro di Roma c'è un aggere, un terrapieno largo 42 metri e alto 18. All'interno del muro c'era anche un fossato. Questa nuova cinta non ingloba solo il Palatino ma tutta l'estensione della successiva urbanizzazione di Roma. Questa muratura è ancora oggi evidente nei pressi della stazione di Termini.

I fori romani

Caratteristiche generali

Un elemento molto caratteristico dell'architettura romana sono i fori. I fori non sono di per sé edifici, ma piuttosto un insieme di edifici intorno ad uno spazio aperto. Vitruvio scrive di come nelle città romane vi fossero degli spazi inedificati che erano appunto i fori. Secondo l'architetto erano delle piazze con un rapporto ben prestabilito di 3:2 tra lato maggiore e minore. Generalmente nelle colonie il foro si trova esattamente nell'intersezione fra il cardo e il decumano. Per esempio a Firenze Piazza della Repubblica era l'antico foro.

I fori a Roma

A Roma invece è diverso perché i fori romani sono un insieme integrato. Non sono dei sistemi isolati ma vanno interpretati in un sistema più complesso: ogni foro deve essere messo in relazione con quello che lo precede. Bisogna infatti considerare il susseguirsi e l'accumularsi dei vari fori realizzati in tempi diversi. Non è quindi presente una sola piazza, ma gli elementi si fondono e si mescolano. Augusto per esempio utilizza un porticato del foro di Cesare. I fori imperiali sono quindi un insieme eterogeneo di vari fori. Il primo nucleo, il più antico, è di età repubblicana. L'intero complesso dei fori occupa una estensione di quasi 1 Km, dal punto più a nord del foro di Traiano al punto più basso del foro di Vespasiano.

Struttura dei fori

Rappresentano quindi più un'opera di urbanistica che di pura architettura. Un foro è una piazza rettangolare bordata da portici. C'è sempre un tempio situato su uno dei lati corti in posizione dominante e una basilica giudiziaria posta frontalmente sul lato opposto. Nel secondo secolo a.C. a Roma i templi nei portici erano collocati in una posizione centrale, con attorno la piazza ed eventualmente un porticato. Vi era ancora l'influenza greca, dove la posizione del tempio è centrale all'interno di un recinto. Dal foro di Cesare assistiamo per la prima volta ad una situazione del tutto diversa, ovvero al tempio collocato in posizione sopraelevata e dominante.

Progettazione dei fori secondo Vitruvio

Vitruvio, nel De Architectura, ci informa su come un foro debba essere progettato: sotto i portici devono trovare posto le botteghe dei banchieri, e al piano superiore devono esserci dei terrazzini a vari usi. Le dimensioni del foro devono essere proporzionate al numero di abitanti, il foro deve avere forma rettangolare. Le basiliche devono ergersi nelle aree più calde, in modo da offrire riparo in inverno.

Il foro romano

Il più antico di tutto il complesso dei fori, viene eretto in età repubblicana e rappresenta il cuore della vita romana. Al suo interno sono collocate la basilica Aemilia, la Curia e tutti gli altri edifici utili alla vita pubblica e politica della Roma antica.

Il foro di Cesare

Misura 160x75 m. Il foro viene iniziato nel 51 a.C. e completato nel 45 a.C. a ridosso della Curia dell'antico foro romano, verso uno dei lati lunghi della basilica Aemilia. È uno spazio rettangolare interamente bordato che costituirà il modello per i successivi fori imperiali e sarà inoltre ripreso in epoca rinascimentale. È il primo ad essere concepito con un porticato intorno ad una piazza centrale. Rispetto al foro romano si pone in una posizione laterale verso Nord-Ovest.

In posizione dominante, sul lato corto nord-occidentale e rivolto verso la collina, quello non porticato, è collocato il tempio dedicato a Venere Genitrice, progenitrice della gens Iulia. Un ulteriore elemento di innovazione è l'organizzazione degli spazi e delle funzioni. Nel precedente foro romano la piazza era priva di organizzazione, mentre nel foro di Cesare assistiamo ad una prima evoluzione in questa direzione. La Curia è in posizione intermedia tra il foro di Cesare e il foro romano.

Il perimetro è completamente circondato dal colonne, perciò è un periptero e un ottastilo perché ci sono 8 colonne sul fronte. In fondo al tempio è alzata un'absidi semicircolare, primo esempio di tempio con un'organizzazione simile, utile a sottolineare l'asse verticale. Il colonnato sul fronte è un picnostilo (1,5 modulo). Poiché c'è un'absidi nel pronao, non è presente un postico, è quindi detto sine postiquum.

Il foro augusteo

Realizzato nel 2 a.C., da Augusto. Si trova in posizione perpendicolare rispetto al foro cesareo, bordato da portici soltanto su 2 dei quattro lati, perché utilizza su uno dei lati il porticato di Cesare, e sull'altro mette un tempio, come aveva già fatto Cesare. Il tempio dedicato a Marte Ultore ha delle dimensioni così estese che toglie lo spazio ad un ipotetico porticato. Infatti viene utilizzato il porticato del foro di Cesare come elemento di chiusura della bordatura dei portici. Nella parte posteriore del foro viene innalzato un muro molto alto che funge da tagliafuoco nei confronti del quartiere popolare della Suburra.

Nel foro di Augusto si svolgevano le funzioni della curia e della basilica così da utilizzare il tempio ed il recinto. L'assolvimento di queste funzioni è garantito grazie a due elementi innovativi: le due grandi esedre poste sui lati lunghi. In queste esedre veniva amministrata la giustizia, come un tempo veniva fatto nella basilica. Il modello trae spunto dal foro di Cesare ma le absidi laterali ampliano lo spazio trasversalmente. Il tempio è ottastilo e periptero, ma non dietro, dove è sine postiqum, senza postico. L'abside è rivolto verso il muro tagliafuoco della Suburra. Rispetto a quello di Venere è molto più imponente, e la sua posizione è molto più centrale, molto dominante. Si inserisce infatti in posizione avanzata nello spiazzo porticato.

Il foro della pace

Foro di Vespasiano 71-75 d.C., detto anche tempio della pace. È orientato parallelamente rispetto al foro augusteo. È di forma più squadrata, costruito sull'antico macellum, ovvero il luogo dove avveniva la compravendita delle derrate alimentari. Verrà sostituito dai mercati traianei costruiti da Traiano. È separato dal foro di Augusto da una striscia di terra larga una quarantina di metri.

Ha una struttura diversa rispetto ai fori precedentemente visti. Si tratta di un recinto che, sebbene organizzato, presenta un tempio non più in posizione dominante. Cioè il tempio non assume più una posizione dominante ma fa parte del recinto. Si apre su uno dei lati corti ma viene inglobato, come se fosse un'esedra rettangolare che si apre su uno dei lati corti. Reinterpretato come un recinto organizzato. Il tempio della pace è utilizzato anche come archivio e biblioteca e dove aveva sede la prefettura cittadina. Non occupa lo spazio centrale ma si apre all'interno del recinto. All'interno del recinto c'era anche una immensa pianta della città, detta forma urbis, messa fra tempio e biblioteca. La forma urbis è una lastra di pietra in cui era stata incisa la pianta della città. Risale al III secolo d.C. e pertanto verrà posta nel foro solo in seguito. Dà però un'idea della distribuzione urbana dell'epoca.

Il foro di Nerva

Nel 97 d.C. Nerva completa un foro iniziato da Domiziano, perciò è anche chiamato foro di Nerva. Misura 120x45 m. Realizzato il tempio della pace, lo spazio a disposizione era poco, perché dal lato del successivo foro di Traiano c'era una specie di sella naturale che fu fatta demolire da Traiano. Fino a quel momento perciò rimaneva solo una sottile fascia di terreno tra il foro di Augusto e il foro della Pace. È chiamato infatti foro transitorio perché era attraversato dall'antica via dell'Argileto e metteva in comunicazione i tre fori precedenti e la Suburra con il foro romano.

In posizione dominante, sul lato corto orientato a Nord-Est, si erge il tempio dedicato a Minerva. È rimasto conservato fino al XVII secolo, quando Paolo V è intervenuto sottraendo materiale per altre costruzioni. Oggi il tempio non esiste più. Il tempio è un esastilo (6 colonne) e prostilo, con l'abside terminale che si unisce alle esedre del foro di Augusto. Abbiamo visto come la presenza del porticato fosse una costante per tutti i fori precedenti ma per la realizzazione di foro non c'è abbastanza spazio per un porticato. Non viene quindi realizzato ma viene rimpiazzato da delle colonne corinzie addossate alla parete comprese di trabeazione che le collegano alla muratura esterne del foro, le cosiddette colonacce. È detto falso porticato. Le colonne sono molto alte e snelle e comprendono architrave e cornice. Il fregio è continuo (ordine corinzio). Al di sopra si erge un attico. Nonostante questa costruzione fu influenzata da necessità strutturali ebbe rapida diffusione. Così facendo si è riuscito a dare comunque l'impressione di uno spazio con peristasi.

Il foro di Traiano

Traiano fa demolire, tramite Apollodoro di Damasco, la sella naturale montuosa che occupava lo spazio tra il Quirinale e il Campidoglio per costruirvi sopra il foro, 300x185 m. È diviso in tre parti:

  • L'ingresso, il foro vero e proprio che è uno spazio aperto dove si aprono due esedre.
  • La basilica Ulpia-Traiana a 5 navate, costruita perpendicolarmente rispetto all'asse di accesso del foro. Dietro la basilica si trovano due biblioteche, quella greca e quella latina. Nel mezzo fra le due biblioteche è posta la colonna Traiana, alta 44 m, colonna coclide. Dalle biblioteche si poteva leggere la narrazione sulla colonna.
  • Il tempio dedicato a Traiano divinizzato, ormai morto. Venne edificato dall'imperatore successivo, Adriano.

La pianta è sempre rettangolare, ed è in comunicazione con il foro di Augusto. Il passaggio tra i due veniva effettuato passando da un grande arco trionfale a 3 fornici. Anche qui sui lati lunghi si aprono due grandi esedre, che avevano la medesima funzione di quelle augustee. All'altezza di queste, al centro della piazza, si ergeva una grande statua equestre di Traiano. I materiali per la costruzione provengono da tutto l'impero:

  • Marmo cipollino, verde chiaro, dall'Eubea.
  • Marmo Pavonazzetto, violaceo, dalla Frigia (Turchia).
  • Marmo giallo antico, proveniente dalla Tunisia.
  • Granito, proveniente dall'Egitto.

I materiali che compongono l'architettura sono quindi provenienti da tutto il mondo, come simbolo dell'estensione e della potenza dell'impero. La colonna Traiana ci fornisce informazioni architettoniche, riguardo alle strutture che Traiano costruì con Apollodoro di Damasco nelle zone di guerra. Traiano ha bisogno di un mercato, visto che l'antico macellum era stato demolito per la costruzione del foro Vespasiano. La zona prescelta è quella in corrispondenza dell'esedra Nord-Orientale. Il terreno era però molto ripido e vi era grande dislivello. Apollodoro riesce tuttavia a trasformare uno svantaggio in una caratteristica compositiva. Alle spalle di questa esedra vengono costruiti dei livelli sovrapposti, dove su tre piani si estendono i mercati traianei. Questi spazi non avevano la sola funzione di mercato, ma fungevano anche da deposito di riserve alimentari della città. Al piano terra c'erano 11 botteghe, al primo piano 24 finestre sormontate da un arco, decorate da timpani alternati circolari e triangolari, una decorazione che si farà molto diffusa. Al secondo piano si apriva una terrazza continua sopra al corridoio. Un complesso monumentale quasi del tutto ricoperto di mattoni, a parte le cornici degli archi e gli ingressi alle botteghe, decorati in travertino. Alle spalle di un foro realizzato coi marmi pregiati, fa capire che la differenza funzionale aveva un riscontro anche nei materiali usati nella costruzione.

Studio rinascimentale delle antichità romane

Molti architetti del Rinascimento utilizzavano lo studio delle antichità romane per trarne spunto. Viaggiavano per Roma coi loro taccuini per misurare e disegnare le opere romane. Il sistema dell'ordine architettonico è caratterizzato da moduli e proporzioni che legano insieme le diverse componenti. La misurazione è quindi essenziale, sia esso antico o moderno. Particolarmente attento è lo studio del cornicione di Spoglia Cristi nel foro di Traiano. Sangallo e Albertini lo studiano per come è realizzato, Simone del Pollaiolo (detto il Cronaca) realizza a Palazzo Strozzi un cornicione ispirato al suddetto elemento architettonico. Un altro richiamo importante è quello alle colonacce del foro di Nerva. Un altro architetto molto importante che si ispira all'arte romana è Filippo Brunelleschi, il quale andava a Roma a studiare le strutture e le loro proporzioni.

I portici

A Roma i portici compaiono a partire dal II secolo a.C., ma a differenza dei portici greci, quelli romani non sono strutture autonome. In Grecia potevano anche essere costruzioni isolate, bordare delle strade; mentre a Roma i portici sono delle strutture pubbliche associate a degli altri edifici pubblici, magari come struttura di collegamento o di chiusura tra più edifici. Gli edifici legati ai portici possono essere botteghe, teatri, e tante altre tipologie sempre legate all'uso collettivo. Vitruvio nel descrivere le opere di pubblica utilità nel De Architectura inserisce anche le porticus, legati alla funzione da parte della collettività.

Un portico è una struttura che ha una lunghezza maggiore della larghezza e viene posto sul lato lungo di un edificio. Si affianca ad un edificio lungo e fa da accesso per questo edificio. Nel portico infatti prevale la lunghezza rispetto alla larghezza, con un colonnato continuo sul lato lungo.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilentic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Funis Francesca.
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