Architettura greca
Storia dell’Architettura I
Architettura minoica
La Grecia preistorica e protostorica
La vita erratica del Paleolitico muta verso l’VIII millennio a.C. per effetto di flussi migratori provenienti da stazioni orientali (gruppi di agricoltori e pastori che introducono nuove forme di vita e civiltà nelle regioni della futura Grecia) giunti per terra e via mare dall’Asia Minore fino alle coste occidentali dell’Egeo.
Le prime attività prevalenti furono la coltura dei cereali a ciclo annuale, l’allevamento domestico, la fabbricazione di arnesi per l’agricoltura, la costruzione di ferri per cuocere, l’abitato permanente, il culto primordiale per la fertilità, un ordine sociale basato sulla cooperazione.
La prima economia agricolo-pastorale è evidente in Tessaglia all’inizio del VII millennio a.C.: si tratta dei primi contadini-pastori sul suolo della Grecia.
Tessaglia
Una regione ricca di acque e foreste e di pianure alluvionali. È la prima regione dove si apre un nuovo orizzonte di vita, dove a terre selvagge e incolte si sostituiscono messi e pascoli rubati alle foreste. Si costruiscono case e necropoli (case per i vivi e tombe per i morti). I villaggi vengono cinti da mura che rivelano un confine murato, una patria da custodire e difendere.
Sesklo e Dimini
Sono i due centri maggiori, sorti tra il VII e il IV millennio a.C. all’incontro di pianure e colline, non lontani dal mare. I villaggi raggiunsero un numero di 3000-5000 abitanti.
Si tratta di abitati composti da povere case di pianta rettangolare a un unico vano, costruite su fondazioni in pietrame con muri di mattoni di fango e tetti ricoperti di argilla.
Le abitazioni erano isolate o affiancate in serie lineari sparse tra i campi dove vivevano pastori o agricoltori. In quelle aggruppate sull’altura vivevano gli agricoltori-artigiani che lavoravano le materie prime e distribuivano utensili e oggetti ai lavoratori.
Evidenziata la regione della Tessaglia. Sesklo.
Le terrazze erano circondate da un unico o duplice e triplice giro di mura, sia per distinguere le attività economiche, sia per provvedere a una difesa (infatti, nel V millennio a.C. si colloca un evento catastrofico – forse scontri cruenti con popolazioni straniere – che sconvolse la vita dei villaggi tessalici).
2
Sulla sommità dell’altura apparve un tipo di costruzione derivata dal vicino Oriente. Un breve portico o vestibolo di accesso e due vani retrostanti e contigui sull’asse, un Mégaron primitivo probabilmente destinato agli atti della vita comunitaria.
I morti venivano seppelliti nel villaggio: gli adulti in fosse a “cista”, rivestite di lastre in pietra, scavate all’interno o all’esterno delle mura; i neonati e i bambini nei pressi delle case.
Questa cultura dell’abitato permanente e proto-urbana giunse a un livello molto elevato e si diffuse al di là della regione tessalica, particolarmente nella Macedonia e nell’Attica attuali. Il modello di questi due centri non riuscì però a incidere permanentemente sull’habitat delle altre regioni peninsulari ove le popolazioni vivevano tra acropoli fortificate, villaggi provvisori e soprattutto grotte.
A Dimini, fortificata con una serie di bastioni concentrici, sorge un vero e proprio palazzo che precorre gli edifici micenei.
Probabilmente la forma economica e sociale si fonda ancora su una sostanziale uguaglianza dei nuclei familiari e un’equa distribuzione delle risorse.
Dal Neolitico all’Età del Bronzo
Verso il 2600 a.C. (età del Bronzo antico) la Grecia inizia a lavorare il rame e soprattutto il bronzo. Questa tecnologia si diffuse dal vicino Oriente attraverso l’entroterra balcanico. Il sottosuolo greco è povero di stagno e rame e quindi si dovette iniziare a importare i due metalli alla base del bronzo.
I centri tessalici perdono progressivamente la loro importanza come poli propulsori di civiltà e la cultura neolitica trovò altre zone in cui svilupparsi.
Già nella seconda metà del II millennio a.C. nell’Egeo si parlava una lingua appartenente al gruppo dei dialetti greci (scrittura sillabica in lineare B).
Creta e l’architettura del Minoico
La Creta minoica dà inizio alla storia dell’architettura occidentale. Il Neolitico vede un’altra tappa fondamentale in un’isola montuosa con interposte pianure e massicci altipiani al centro di un arco immaginario teso dalla Grecia all’Anatolia, attraverso il Mar Libico e il Mar Egeo.
Fondamenta del palazzo di Dimini. Tomba neolitica, necropoli di Dimini.
Anche questa isola accolse, tra la fine del VII millennio e gli inizi del VI millennio a.C., un’ondata di emigranti provenienti dalle stazioni orientali.
Architettura Minoica Storia dell’Architettura I 3
I principali centri abitati di Creta
I primi coloni approdarono sulla costa settentrionale e si spinsero fino all’odierno sito di Cnosso, insediandosi al centro di un’altura situata alla confluenza di due fiumi, protetta lateralmente e a tergo da colline e montagne adatte alla coltura della vite, dell’ulivo e dei cereali, al pascolo e alla transumanza. Nel corso dei millenni il primitivo villaggio si sarebbe esteso verso il mare con le sue abitazioni.
Le case erano composte di numerose piccole stanze con solide basi di pietra e costruite con ciottoli o mattoni di fango. Si disponevano liberamente (per gemmazione spontanea): fitte nel cuore del dosso, poi raccolte in nuclei satelliti nelle zone intermedie, oppure sostituite da fattorie sparse tra orti e giardini, necropoli e campi.
Cnosso raggiunse così un’estensione ragguardevole di 15.000-20.000 abitanti.
La sua importanza alimentò flussi di migrazione interna e ulteriori arrivi d’oltremare.
Della civiltà cretese, denominata minoica, si conservano soprattutto i resti di grandiose residenze in cui i sovrani raccoglievano la produzione agricola, essenziale in un clima a precipitazioni irregolari.
I palazzi cretesi furono centri di potere e di culto. Dopo ripetuti terremoti furono grandiosamente ricostruiti nel periodo di maggiore ricchezza detto Neopalaziale (dal 1700 a.C.). Si notano somiglianze con i palazzi egizi o mesopotamici, soprattutto per quanto concerne le planimetrie accentrate su cortili con magazzini e laboratori che ne sottolineano il ruolo di raccolta e redistribuzione dei beni.
Tra l’inizio e la metà del III millennio a.C. sorsero altri centri abitati proto-urbani come Mallià e Gournià sul versante settentrionale dell’isola, Festo su quello meridionale.
- Mallià sorse su un tavoliere aperto sul mare e protetto dalle montagne.
- Gournià sorse su un’erta rocciosa soprastante una rada e una spiaggia.
- Festo sorse sulla cresta e sulle pendici di uno sperone collinare insinuato tra fertili pianure.
Assetto spaziale dei centri abitati
In ogni centro l’assetto spaziale si adatterà all’orografia del luogo, ma in ogni caso deriverà le sue linee da quelle di Cnosso. Tutti gli altri centri costituiscono infatti delle varianti di tale modello.
Creta. Cnosso, area di estensione del centro abitato.
Le case monofamiliari sono ora addossate al centro, ora diradate ai margini con propaggini in nuclei satelliti separati (nei centri maggiori di Festo e Mallià), ora decisamente riunite in blocchi edilizi compatti, serviti e separati da anelli o da segmenti paralleli di strade (Gournià).
4
Gli assetti sembrano corrispondere a differenze più o meno accentuate di condizioni economiche (quartieri centrali o marginali in case di migliore o peggiore qualità), ma anche a una coesistenza formalmente paritaria dei singoli gruppi familiari (assenza di edifici dominanti o di nette separazioni spaziali) in un sistema di partecipazione su mandato elettivo al governo della comunità (si veda la presenza di un’aula per le assemblee nell’angolo di uno spiazzo a Maillà).
Nei centri minori dell’isola si affermarono altri assetti. Nei centri abitati di Myrtos e di Vasiliki, sulle cime di colli scoscesi, sorsero due villaggi di identica concezione, ciascuno costituito da un unico complesso edilizio serrato e compatto con un insieme di vani contigui specializzati con funzioni distinte (cucine, soggiorni, dormitori, laboratori tessili, fornaci, cantine, frantoie ecc.) in cui vivevano e lavoravano in piena comunità di beni e intenti un centinaio di individui (pastori, contadini, membri di famiglie diverse).
Entrambe le forme di vita, associativa e comunitaria, furono praticate temporaneamente poiché nell’arco di un millennio si assisté a un grande incremento demografico dipendente dalla buona produzione agricola, gli andamenti delle imprese marittime e commerciali.
Mallià Gournià e Festo.
Il cambiamento si verificò all’inizio del II millennio a.C. (fase protopalaziale e poi neopalaziale):
Architettura Minoica Storia dell’Architettura I 5
- Aumentando la generale ricchezza si creò un terreno fertile per nuove trasformazioni. D’altronde gli scambi commerciali con Cipro e l’Oriente avevano dato vita a nuove figure come gli artigiani nella lavorazione del bronzo, marinai padroni delle rotte del Mediterraneo e dell’Egeo. Nei nuovi metodi di produzione si impose l’autorità e l’intelligenza del singolo o della famiglia sulla collettività.
- Prevalsero nuovi valori: la proprietà della terra, il controllo dei mezzi di produzione, la promozione delle imprese, la capacità organizzativa. Soprattutto Cnosso divenne la guida di tutta l’isola e dell’intero Egeo, dando origine alla civiltà Minoica o Cretese.
L’architettura palaziale minoica
Risale all’inizio del II millennio la fondazione della civiltà dei primi palazzi. Siamo nel periodo del minoico medio (2000-1700 a.C.). Progressivamente andranno delineandosi i principi dell’architettura cretese, e dal punto di vista spaziale, e dal punto di vista dei valori decorativi.
Creta si stacca dal resto del mondo egeo, prende lo slancio e crea una nuova civiltà. La società è spezzettata, dispersa in villaggi o in territori ristretti, ognuno con un’organizzazione politica accentrata intorno al principe. Questo con il proprio palazzo crea un sistema urbano dando vita a un regime di Città-Stato.
Questi re, ognuno nella propria zona, esercitano una funzione politica e religiosa. Ogni raggruppamento politico è autonomo e dipende dalle risorse della regione in cui si trova. Non sono in rivalità tra loro e mantengono rapporti economici e di scambio con le civiltà vicine (Egitto, Palestina, Siria).
Agli inizi del II millennio si definiscono compiutamente i principi della civiltà cretese. Dagli scambi con l’Egitto e l’Oriente si raccoglieranno stimoli fecondi di una pittura colorata con tinte brillanti, di un’architettura capace di rompere con la severità e la rigidità delle opere del vecchio regno che aveva iniziato a sviluppare il concetto di ordine con l’introduzione dei colonnati (si vedano le maestose realizzazioni delle sale ipòstile). Si assiste allo sviluppo di una situazione fortemente dinamica.
I cretesi esporteranno a loro volta i loro tesori in tutte le terre con le quali entreranno in contatto e si lasceranno alle spalle le civiltà dell’elladico rimaste ferme alle correnti sviluppatesi nell’età del bronzo antico. Si elaborano dunque le forme essenziali dell’architettura dei palazzi che poi sotto la dominazione illuminata dei principi di Cnosso raggiungerà il suo pieno fulgore. Nei centri minori, prima ancora di Cnosso, si assiste alla messa a punto dei tratti originali dell’architettura protopalaziale.
6
Forme e principi architettonici tipici del palazzo minoico
- Impiego della colonna e del pilastro.
- Uso congiunto di colonna e pilastro, in posizione alterna, nei portici disposti lungo il perimetro delle corti.
- Funzione dei piedritti come supporti per suddividere lo spazio interno delle sale e il loro ruolo decorativo nelle logge e nei padiglioni di Mallià.
- Tecnica delle grandi lastre di ammuda (un calcare giallo) impiegate nei basamenti dei muri o nell’intelaiatura delle aperture.
- Valore monumentale e utilitaristico delle larghe rampe di scale.
- Funzione di accentramento: il cortile è trattato come elemento autonomo e principale.
- Principio funzionale per cui la distribuzione ai vari quartieri in cui si svolgono le attività di servizio, le funzioni politiche, amministrative e religiose avviene attraverso il cortile.
- Giustapposizione degli ambienti (sale private, sale di rappresentanza, magazzini e officine).
Fase protopalaziale, ~ 2000-1700 a.C.
Furono le dimore di una famiglia emergente alla quale la comunità riconobbe l’autorevolezza necessaria ad amministrare le risorse a vantaggio generale e a dominare lo scambio all’interno del territorio, nonché quello a presiedere le feste religiose.
I nuovi complessi, sovrapponendosi a costruzioni precedenti e scardinando l’orientamento di quartieri già configurati, si articolarono dunque intorno a una corte centrale lungo i cui lati si allineano cellule spaziali contigue e specializzate: depositi delle riserve alimentari e dei beni di consumo prodotti dalla comunità, luoghi di scambio e di controllo delle transazioni, unità residenziali.
Feste religiose e vita politica sono strettamente connesse all’interno del palazzo che precorre, in forma più semplice, il famoso complesso di Cnosso.
Nei primi palazzi il cortile rettangolare appare l’elemento principale e rappresentativo:
- Mallià: cortile di 50 metri x 22 metri
- Cnosso: cortile 50 metri x 25 metri.
A differenza del palazzo orientale qui il cortile non è l’elemento unitario, il modulo organizzatore delle sale che lo circondano (elemento che si ripete tante volte quante ne occorrono per dare vita a un insieme strutturato). Nel palazzo minoico il cortile ha un valore proprio, esso costituisce un elemento spaziale in sé definito e la sua funzione unificatrice consiste nel movimento delle comunicazioni degli ambienti che vi fanno capo e nel ritmo diversificato delle facciate (che corrisponde alla varietà delle funzioni assolte dalle varie zone del palazzo). Sul cortile si affacciano cellule spaziali contigue e specializzate (depositi, stanze di apparato, unità residenziali).
Architettura Minoica Storia dell’Architettura I 7
A Festo, le vie di accesso al palazzo, il cortile, una parte dei magazzini a ovest e le prime sistemazioni a sud-est appartengono alla prima costruzione.
Come a Mallià il cortile presenta facciate di vario aspetto:
- La facciata nord è piuttosto chiusa e un po’ rozza.
- A oriente la facciata è fiancheggiata da un portico stretto con pilastri piccoli e tozzi.
- Sul lato ovest si articolavano i quartieri amministrativi e della vita pubblica poi rimodellati nel secondo palazzo quando fu costruito l’ingresso monumentale di nord-ovest e una parte della spianata sugli spazi livellati del primo.
Palazzo di Mallià
La disposizione degli ingressi è rimasta quella iniziale:
Gli ingressi sud e sud-est si aprivano direttamente, attraverso un vestibolo e un corridoio, sul cortile centrale.
- A nord il sistema è più complesso e forse ha subito qualche rimaneggiamento. Dalla via del mare si penetrava prima in un piccolo cortile circondato da un portico squadrato e poi, attraverso un vestibolo e un corridoio lastricati, si arrivava al grande cortile costeggiando una sala ipòstila a tre navate delimitata da due ordini di tre pilastri. Anche questa sala comunicava con il cortile mediante un passaggio a zig-zag che si modellava su un vestibolo a pilastri.
Secondo una regola poi divenuta costante i lati del cortile avevano un portico o una disposizione monumentale a seconda delle funzioni. A Maillà la facciata orientale ha un lungo portico a colonne e pilastri alternati lungo tutta l’infilata dei magazzini costituiti da sale rettangolari che risalgono alla prima fase costruttiva del palazzo.
- A sud l’aspetto è più rozzo con un lungo muro a sbalzi successivi con uno zoccolo massiccio e aperture che illuminavano una serie di laboratori.
- A est e a sud erano le stanze di servizio, mentre a ovest le sale di rappresentanza, destinate a funzioni di carattere religioso e amministrativo (infatti da questo lato il palazzo ha un aspetto monumentale).
- Sul lato ovest un insieme di due sale costituiva il cuore della vita ufficiale: una prima sala a tre navate, a cui si accede da due porte laterali, potrebbe essere la sala del trono ed è comunicante con una sala posteriore a pilastri. Queste due sale sono comprese tra una scalinata a nord che portava al piano superiore e da un lungo corridoio a sud che conduceva ai magazzini dell’ala occidentale.
8
Festo, pianta del secondo palazzo (circa 6.500 mq.) sull’altopiano che domina la Messara e offre il panorama sul Monte Ida.
Urbanistica
Al periodo protopalaziale bisogna ascrivere anche la nascita di una vera e propria urbanistica che si dipana dal palazzo stesso. Il palazzo diventa snodo fondamentale del paesaggio urbano.
A Mallià una rete di strade si irradia dal palazzo in direzione del mare e della pianura, verso le necropoli che circondano il sito abitativo. Non si tratta di un tracciato geometrico ma di un tracciato topografico e funzionale che rispecchia il modo di vivere e di raggrupparsi della comunità. Esprime sempre la posizione di privilegio del palazzo e dei suoi dintorni ma anche il ruolo di una piazza pubblica e dei suoi annessi.
Una piazza di proporzioni paragonabili al cortile del palazzo (29,10 x 39.80 metri) è circondata su tre lati (nord, sud ed est) da un alto basamento (circa 1 metro) di lastre di ammuda. L’imbasamento ha uno spessore variabile (da 1,8 a 3,50 metri) e
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.