Archeologia e storia dell'arte greca
L'olpe Chigi
Abbiamo uno spazio mistico che è quello del tema iconografico, abbiamo uno spazio della processione dei giovani a cavallo che compiono non una cavalcata, ma una processione con tutte le caratteristiche di carattere religioso e davanti a loro separati da una sfinge dei giovani che si avventano su un leone. Quindi abbiamo giovani cavalieri non armati in uno spazio all’interno della polìs che si contrappone ad uno spazio al di fuori dalla polìs dove avviene la caccia al leone e poi fuori dalle mura avvengono le altre due scene: la scena di combattimento e la scena della caccia alla lepre. Contrapposizione tra spazio urbano e non e all’interno dello spazio non urbano abbiamo due tipi di spazio selvaggio.
Giovani che vivono in uno spazio selvaggio e che sono sottoposti alle prove come la caccia, questo fa vedere la capacità degli aristocratici come i giovani che venivano ammesse in città questi giovani fanno parte dell’esercito della città. Abbiamo delle prove a cui vengono sottoposti queste persone che sono le prove di passaggio dalla adolescenza alla maturità, sono la prova d’addestramento militare e superate queste prove entrano nella società aristocratica e nella processione viene esaltato il loro valore.
Descrizione del buon cittadino. Il tutto si conclude con un’atmosfera di carattere mitico con la scelta d’amore, di una donna con cui fare dei figli. Vediamo come si elaborino le immagini attraverso le quali la civiltà si riconosce ma vasi destinati ad essere distribuiti. Con questa ricerca così matura della definizione del carattere spaziale, coloristica fa vedere come in un vaso di dimensioni modeste sia una innovazione e secondo le fonti la pittura sarebbe nata a Corinto in quest’epoca.
La pittura è la linea guida. Abbiamo visto come sui vasi dipinti si affrontano immagini di vario genere, ma la pittura non è la decorazione vascolare, in tutta la letteratura antica non ci sono vasi di ceramografi illustri mentre la decorazione delle pareti di edifici pubblici. Plinio ci racconta di come a Corinto negli anni intorno alla metà del VII secolo qualcuno abbia cominciato riprendendo il profilo dell’amata sul muro e da una località intorno a Corinto abbiamo delle metope dipinte a figure nere con policromia e capacità di rendere la monumentalità della figura.
Degli esempi sono i dipinti che fanno parte del tempio di Apollo a Termos, dove abbiamo negli stessi anni della Olpe Chigi un tempio con metope esibite in terracotta nella stessa tecnica del ceramografo. Fino al 470 quello che sappiamo sembra indicare che la decorazione anche di pareti sia opera di artigiani provenienti dal ceramico.
In questi anni abbiamo una produzione che dal geometrico proto corinzio arriva al proto corinzio tardo. Produzione ampia anche dal punto di vista numerico.
Il vaso di François
Il Vaso di François con sbarco a Delos con firma di due artigiani Cleitias e Ergotinos. Ci sono due fregi sul labbro del vaso in una la scena di Teseo e Arianna, nell’altro caccia al cinghiale Calidonio con una serie di eroi, soprattutto Meleagro e Atalanta, il primo è raffigurato con Peleo che si avventano sul cinghiale, ovviamente ogni eroe, ogni coppia è indicata da un nome e sono collegati alle famiglie ateniesi aristocratiche di quel periodo (Beitias).
Il secondo fregio presenta su di un lato la centauromachia ed dall’altro i giochi; è da notare la presenza di tripodi che sono il premio destinato ai vincitori della corsa, la forma del tripode è quella del tripode geometrico, precisa volontà di citare un oggetto antico che desse la connotazione cronologica intesa come senso di antico all’evento che raffigurava.
Il fregio principale delle superfici del vaso con una lunga processione alla quale partecipano tutti gli dei e prosegue con quadrighe intramezzate da personaggi a piedi. Il corteo si conclude alla casa di Peleo che accoglie gli ospiti, dentro la casa la figura di Teti che si copre il capo con il velo. La casa è raffigurata come un prospetto dorico, dettagli del fregio sull’architrave fa pensare più ad un palazzo. Il primo personaggio che apre la processione non è una divinità ma è il centauro Chirone al quale verrà affidata la formazione di Achille.
Segue Dioniso che reca sulle spalle un’anfora con sul collo delle iscrizioni o accenno di iscrizioni che è una raffigurazione del tipo di anfora caratteristica dell’Atene dell’epoca, caratterizzata dall’iscrizione SOS, anfore non decorate, di tipo commerciale, questa anfora sarà poi utilizzata per le ceneri di Achille. Segue Orai, Ergotimos, Eppoiesem, segue la quadriga di Zeus ed Era dietro la quale appare la musa Calliope (musa della poesia) raffigurata rivolta verso chi guarda come a invitare chi guarda a partecipare al racconto e a cantare le storie.
Segue un’altra quadriga che è quella di Poseidon (dio dei mari) ed Afitride, la raffigurazione di Zeus e di Poseidon è ovvia perché i due si erano invaghiti di Teti.
Dioniso ricompare come personaggio nell’episodio sull’Olimpo di Efesto, allontanato dalla madre Era fino a che Dioniso riesce a far costruire il trono che fa si che Era non si alzi una volta seduta e fa ubriacare Efesto e così lo conduce sull’Olimpo dove viene accolto da Afrodite che sarà la sua sposa.
I sileni, personaggi con gambe caprine, fanno parte del corteo di Dioniso, Efesto sul muro caracollante perché ubriaco. Ares armato ed Era in trono. Sul lato opposto l’agguato di Achille a Troino presso la fontana all’interno del santuario di Apollo. Sulla destra, fuori dalle mura della città, Priamo ed Eledo che assistono impotenti alla scena, mentre all’interno delle mura guerrieri armati come Ettore che tentano di salvare la Troino. Questo episodio è non solo la raffigurazione della morte di Troilo ma anche di quella di Achille.
La morte di Achille è raffigurata nelle anse con Aiace che porta via dal campo il corpo. Nelle anse sono raffigurate esseri che raffigurano l’aldilà come la Gorgone, mentre sul piede si sviluppa la storia che si svolge ai confini del mondo, quasi vicino al mondo dei morti, cioè la lotta tra Pigmeo e le gru.
Il programma figurativo e la chiave iconologica di questo messaggio e i personaggi principali sono Dioniso (talmente importante che compare quasi al centro geometrico del vaso e nel lato opposto, con la duplice accezione di dio del vino e come divinità preposta alla ricomposizione delle crisi è proprio lui che inventa la soluzione per cui la crisi dal fatto che Poseidon e Zeus erano invaghiti di Teti, in questo caso è la divinità che da le regole per bere il vino che va miscelato e che non deve servire per ubriacarsi che va al di fuori del vivere civile).
L’elegia di Solone dice una cosa apparentemente ovvia cioè che è grazie a Dioniso che si da ai genitori la possibilità di dare un mestiere ai figli. Solone insegna un mestiere ai figli, cioè da la possibilità a chi ostenta il possesso della terra di avere attività diverse come artigiani, commercianti e quindi avviene il proliferare della ceramica, del surplus delle anfore SOS. Dioniso ricompone la crisi della società.
L’altro protagonista è Achille che è implicito nel corteo delle nozze di Peleo e Teti, il cui destino è già formulato nel momento in cui Dioniso porta in dono l’anfora che sarà la sua urna cineraria, è raffigurato anche nelle anse e qualcuno ha pensato che fosse stato creato per essere donato per un principe della regione di Achille, poi portato in Etruria. Itinerario di un eroe dalla nascita alla morte che si esplica nelle varie scene del vaso di François, sul collo abbiamo quattro scene di guerre e lotte in cui l’elemento prova da superare è accennata come: uccisione del cinghiale Calidonio che si svolge in un ambiente ostile che mette alla prova degli eroi, sbarco a Delos di Tesio con i giovinetti, centauromachia, eroi che partecipano alle corse dei carri in onore di Patroclo, le nozze, il ritorno di Efesto all’Olimpo (prova con esito positivo e significato morale) e uccisione di Troilo (prova con accento morale negativo perché è un sacrilegio).
Abbiamo delle prove a cui un eroe viene sottoposto per entrare nel corpo civico come nel momento delle nozze, il suo svolgere, superare prove nella vita in maniera positiva e la sua morte, come nell’Olpe chigi insieme di immagini che rimandano all’idea dell’aristocrazia ideale.
Vengono attribuiti a Pisistrato due meriti: di essere stato il primo a mettere per iscritto i tesi omerici ad Atene, Cicerone disse che fu il primo ad Atene ad aver istituito una biblioteca anche se non è chiaro dove sia. Forse questa biblioteca non è altro che la messa in scritto dei poemi omerici, quindi è il libro per eccellenza.
Il termine che viene dato al vaso di François non è così assurdo. I filologi americani hanno dimostrato che la prima messa a punto del testo omerico non sia avvenuta alla metà dell’ VIII secolo come potrebbe far pensare la coppa di Nestore trovata ad Ischia, ma in area ionica alla fine del VII secoli. Molte sono le città ioniche che si pensa abbiano dato i natali ad Omero e poi la vicinanza di questa area della Grecia con il mondo assiro dove alla fine del VII secolo mette appunto un archivio con testi della tradizione letteraria definendola biblioteca viene istituita da Pilager e secondo i biblisti le prime redazioni scritte della Bibbia sia opera della fine del VII secolo.
È indicativo la contemporaneità di questi fatti: i poemi omerici ad Atene, i temi della giustizia a Corinto. Attraverso le immagini dare un senso della propria vita e cultura
Cleitias e Epoiesen sono nomi noti in altre opere; il nome di Epoiesen per esempio appare in una coppa con labbro completamente di nero e unica parte decorata al centro con la firma. Il nome di Cleitias appare, invece in un cratere frammentario con l’immagine di Ulisse che riesce a sfuggire all’ira del Ciclope.
Il vaso di François è l’inizio di una serie di vasi diffusi prevalentemente dall’Etruria e definite anfore tirreniche, esistono anche esemplari in Attica e in Egitto, si trovano le stesse caratteristiche del vaso François cioè rilievi di carattere figurato in genere con iscrizioni inframezzate da fregi di carattere animalistici. Un’anfora del genere si trova al Museo Archeologico di Firenze che raffigura la corsa dei giochi olimpici e in fondo un tripode.
La lezione del vaso François viene abbandonata. Una complessa scena di parata di quadriga con una cavalcata di cavalieri dove vediamo un allargamento del quadro visivo è il vaso…
Ezekias e la tecnica a figure nere
Uno dei più grandi ceramografi della tecnica a figure nere è Ezekias (550-530), che è un maestro del pathos, è il caso di un’anfora a collo distinto per la profonda cesura che contraddistingue il passaggio tra il collo e la spalla con al centro un gruppo costituito da Achille che uccide una delle amazzoni (sembra che durante l’uccisione Achille si sia innamorata della donna). Una piramide che nel punto di massima espansione del vaso ha proprio l’incrocio degli sguardi dei protagonisti, quindi l’intensità del racconto analizzata nel suo aspetto psicologico unita ad un’abilità tecnica senza pari, guardiamo i colori sovra dipinti per i dettagli delle vesti, connotazioni spaziali come lo scudo di Achille visto di scorcio.
L’anfora più nota di questo ceramografo si trova nella Città del Vaticano che raffigura due immagini, una di Achille e Aiace che giocano a dadi e l’altra un giovane con lancia alle spalle di un fantastico cavallo (con la criniera delineata), questo guerriero si volta verso la donna, in mano ha un ramo di alloro, mentre a destra un uomo barbuto da un tocco amorevole a cavallo quasi come gli affidasse la salvezza del guerriero in partenza: è un avvenimento al quale i greci erano abituati, questa non è una semplice partenza di un guerriero, perché sul lato sinistro c’è un ragazzo giovane con il quale sta giocando con il cane.
Questo è il momento in cui uno dei figli di Zeus parte per l’aldilà e l’altro che torna. La nostra attenzione è accentrata sulla partenza. Forte intensità ottenuta attraverso l’uso della tecnica a figure nere molto maturo. La abilità del ceramografo è evidente nell’immagine in cui Achille e Aiace giocano a dadi, con volumetria impressionante. Forte drammaticità e intensità psicologica. Se Achille e Aiace, amici, passano il loro tempo nella tenda di Achille (che ha poggiato le armi) non partecipano al combattimento. Quando Achille si rifiuta di scendere in guerra, Patroclo prenderà le sue armi e morirà in battaglia. Sulla destra un altro esempio del modo di costruire l’immagine caratteristico di Ezekias, suicidio di Aiace che si getta sulla spada di proposito perché le armi di Achille morto non erano state concesse a lui, c’è anche la palma che indica il trovarsi in terra straniera e solo senza nessuno che lo assista.
Ezekias è anche un vasaio che si occupa della ridefinizione di nuove forme vascolari e inventa il sistema decorativo più idoneo per ogni raffigurazione, per esempio è netta la distinzione del modo di dipingere da un vaso tutto nero e uno tutto colorato. Ad Ezekias si deve anche la produzione di una nuova coppa con sul lato principale la presenza di due occhi che hanno un valore apotropaico (occhi della Gorgone) e due immagini ai lati delle anse (tipico di Ezekias). Il senso della battaglia e del clamore. Indaga fino all’estremo la tecnica a figure nere, utilizzando i graffiti come colore, vediamo le vesti di Achille e Aiace che effetto di colore.
Coppa con barca di Dioniso con vela bianca e con delfini guizzanti che danno l’idea del mare e con la particolare vernice rossa stesa sulla superficie del vaso che da questo effetto coloristico di grande effetto. La novità è che le immagini sono distribuite su tutta la superficie interna e questo avviene ad Atene con il colore rosso corallino che da subito un effetto particolarmente vivace. Chi beveva su questa coppa sembrava che le immagini fluttuassero nel vino che bevevano.
Altre coppe a figure nere di minore qualità con occhi pesanti a differenza di quelli di Ezekias. Un’altra forma è quella del cratere a calice, come un esemplare rinvenuto nell’Agorà di Atene con l’introduzione di Era all’Olimpo, capiamo gli interessi nella creazione di nuove forme. A Ezekias sono attribuite tavolette di ceramica dipinte con scene di compianto funebre che erano destinate a ornare l’interno di una tomba e ci fa capire come in questo momento siano chiamati a affrontare monumenti pittorici diversi dal vaso come la tecnica e questo continua fino al 470, per esempio la tomba del tuffatore di Paestum è dipinta secondo la tecnica intorno a questo stesso anno sempre da un ceramografo. La grande pittura si stacca dalla ceramografia quando Atene vuole far vedere la propria imponenza ai Persiani e crea l’Agorà che oggi noi vediamo.
L’arte di Amasis
L’Atene di Pisistrato negli anni tra 540-530 ha pittori molto importanti come Aristeon di Paros, artigiani di formazione e di cultura diversa, uno di questi personaggi è considerato questo pittore che è noto come pittore di Amasis. Anche Amasis è un grande disegnatore e abile colorista, vediamo la qualità dei contrasto di colori di Dioniso che offre un leprotto, notiamo anche i due personaggi alati che sono il Sonno e la Morte che giocano a dadi e vediamo con quale leggerezza di tocco queste figure sono raffigurate, quello che interessa a questo pittore è la leggerezza dell’effetto coloristico. Gli occhioni di Amasis sono più virate sul decorativismo rispetto a quelli di Ezekias.
Lekithos con raffigurazione di un corteo di nozze di popolani con carretto di legno tirato da un mulo (gente semplice). Vediamo il gesto della fanciulla che viene issata sul carro che la porta alle nozze. Un atmosfera allegra, priva di toni drammatici.
Delle prove in cui l’intento narrativo è quasi negato sono l’oinochoe con Atena e Poseidon con la contesa del possesso dell’Attica, avvenimento ricco di intensità, come dei personaggi che avanzano (dioscuri) di fronte a Dioniso con accanto un satiro di un contesto decorativo del quale non conosciamo i parametri. Amasis è un nome grecizzato del faraone che ha consentito ai greci di stabilire un emporio alle foci del Nilo. Alle estreme conseguenze è il pittore anonimo che dipinge scene dal carattere stereotipato chiamato Affettato (manierato di modi) come l’anfora al museo di Monaco con sul collo apparentemente un’assemblea di divinità, ma è un colloquio con assenza di tematica e splendida figura di cavaliere che inserito tra cornice di girali che trova una inaspettato confronto nell’anfora in Inghilterra nota con il nome di Northampton con una raffigurazione in cui l’elemento principale è data da una catena di palmette e fiori di loto che sembra avere come riferimento il vaso di prima (non prodotta in Attica). È un gruppo per il quale è difficile trovare una patria, l’ipotesi più probabile è che si tratti di un ceramografo di origine ionica ma che opera in Etruria.
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