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Archeologia fenicio punica

Prof. Raimondo Secci
4 febbraio 2015

Disciplina storica che si ripropone di ricostruire la storia tramite i resti archeologici e storico artistici.

Chi sono i fenici?

Nasce come scienza di recente, 1960, in Italia; branca quindi dell'orientalistica. Si occupa di ricostruire la storia dei Fenici, che esprime la propria civiltà in oriente (Libano), con manifestazioni occidentali (processo di colonizzazione mediterranea, tra cui Cartagine, colonia di Tiro, 9 secolo, 814 a.C.; successivo fenomeno di estensione con stato territoriale che sostituirà il controllo di Cartagine, fondando anche nuove città).

Fenicio punica: due termini ambigui

  • Punico deriva dal termine Fenicio (Phoix, in greco; i latini non avevano la consonante aspirata, quindi non pronunciavano F ma P, da qui la traslazione in Plunico). Per i romani, Punico era riferito alle popolazioni Fenicie di occidente.
  • Fenicio rimane riferito alle popolazioni di oriente.

Il significato attuale non è univoco, a Fenicio ci si riferisce per indicare quelli vissuti prima della fondazione di Cartagine (1200 a.C.-323 a.C. in oriente; 545/535 a.C. in occidente), a Punico ci riferiamo dopo l'avvio dell'espansione mediterranea (ha valenza più restrittiva, si può parlare solo della civiltà occidentale a partire dal 6 secolo). Cartaginese ha valenza ancora più restrittiva, perché indica la cultura della città Cartagine. Fenicio ha valenza quindi più generale. Nella penisola iberica si può parlare di una conquista cartaginese solo a partire dalla dinastia di Annibale (237 a.C.), dominio tardo rispetto alla fondazione di Cartagine, quindi alcuni definiscono Fenicie anche le città iberiche prima della giunta di Annibale (famiglia Barcide).

Fondatori dello studio fenicio punico

Moscati si può considerare il fondatore dello studio Fenicio Punico in Italia.

Studio delle iscrizioni fenicie: disciplina epigrafica

  • 1758, anno in cui viene decifrata la scrittura fenicia in una stele rinvenuta a Malta.
  • 1881, ad opera di Renanne, viene pubblicato il primo volume del CIS (corpo iscrizioni semitiche), in risposta alle pubblicazioni tedesche latine e greche. Questo fornisce un impulso notevole agli studi fenici.

Renanne effettua le scoperte più significative, nel Libano. Periodo in cui erano già avvenute le scoperte nel vicino oriente (resti neoassiri, ecc). Si riapre l'interesse per il vicino oriente. Altre scoperte in Spagna, Sardegna, Necropoli di Cartagine, Tombe di Cipro (ad opera di un italo ).

Gradualmente vediamo lo sviluppo della disciplina orientale (=Orientalistica). Negli anni 60, Sabatino Moscati, inizia a dedicarsi allo studio dei fenici; insegnava, all'università di Roma, Vicino Oriente; prese contatti con le soprintendenze sarde e sicule per iniziare gli scavi, che iniziarono con grandi scoperte, che permise di riscoprire i fenici anche in Italia. Da questo momento diventerà un settore all'avanguardia: monte Sirai, sconosciuta fino al 63, quando un ragazzo di Carbonia rinvenne una stele del Tofet, cosa che comportò la campagna di circospezione, per poi iniziare lo scavo, durato 4 anni, che mise in luce la città Fenicio Punica del Sirai. Vennero poi iniziati gli scavi di Tharros, Nora, Olbia, Malta (Tempio di Astarte), Mozzia.

Nacque la necessità di Archeologi specialisti in questa branchia dell'orientalistica, e Moscati si fece portavoce di questa iniziazione, fondando il corso specialistico. Acquaro tenne il corso di Bologna, a Firenze, a Urbino. Nacque anche un centro per la civiltà Fenicio Punica. Pubblicazione di uno degli organi principali degli studi, cioè la nascita di una rivista inerente a questi studi. Disciplina che nasce a livello autonomo in Italia, riuscendo a catalizzare l'interesse anche in Spagna, Portogallo, Nord Africa. Disciplina giovane e ancora non in grado di fornire risposte chiare a vari interrogativi.

Non abbiamo testimonianze scritte che ci permetterebbero di ricostruire la storia Fenicio Punica, abbiamo solo la visione dei loro antagonisti greci e latini (versioni indirizzate a screditare il nemico). Le biblioteche vennero sicuramente distrutte durante le varie conquiste delle città da parte dei greci e dei latini; abbiamo solo qualche brandello di letteratura punica, conservate in letterature latine che riprendevano questi scritti, citandoli nei loro trattati. Solo sulle testimonianze archeologiche possiamo ricostruire il passato, la loro storia.

Il Tofet

Tofet: santuario dei bambini in cui, secondo le fonti classiche, erano sacrificati ed inceneriti, posti poi nelle urne in onore di Bàal e Tanit. Questa immagine oggi è stata rivista criticamente, perché comunque ci viene trasmessa da fonti classiche influenzate dai rapporti difficili coi Punici; doveva essere semplicemente una necropoli infantile, distinta da quella degli adulti. Tofet significa 'passaggio per il fuoco', termine ebraico, utilizzato per indicare un'area vicino Gerusalemme, nella quale, secondo il profeta Geremia, venivano sacrificati i figli dei in onore della Divinità. Molok (mlk), scritta trovata nelle stele presenti in questi Tofet, indica l'atto stesso del sacrificio, e non il nome della divinità a cui venivano effettuati gli originali sacrifici.

Salammbô, Tofet di Cartagine; Rembrandt scrisse un romanzo storico riferito alla cultura Fenicia, in un periodo denso di scoperte e amore verso l'orientalistica, chiamato Salammbô, nome della protagonista eroina, figlia del cartaginese Alarico, che visse durante la ribellione Libanese, dopo la prima guerra punica; finì tragicamente, ma rappresentò il periodo denso di studi che affrontò l'autore e che caratterizzò il periodo.

Fenici: chi sono?

Il termine Fenicio è di origini greca, coniato dai greci stessi, utilizzato nei poemi omerici, infatti nell'Odissea erano considerati dei commercianti. Loro però si definivano Cananei, per via della terra in cui vivevano, Canan (fino al 5 secolo d.C.) oppure utilizzavano il nome delle principali città: Sidoni, Tiri, ecc. Il nome deriva dalla radice Phoi che vuol dire rosso, derivazione che indicherebbe l'origine etnica della popolazione, specializzata nella produzione dei tessuti color porpora. Forse deriva dal colore olivastro della pelle. Anche Cananei deve una sua origine in riferimento al colore rosso, sempre per via della lavorazione della porpora: i greci ricalcano sull'etnico Cananei il termine Fenici, sulla base della loro principale occupazione, la produzione tessile porpora.

La zona occupata è quella dell'attuale Libano: Tell Sukas, a nord, fino al Monte Carmelo, a sud, fino ad Acco. Arvado, Tell Kazel, Biblo, Beirut, Sidone, Tiro, Akziv, Acco: città principali. A sud troviamo la zona filistea. A sud est si trovava il territorio del regno di Israele. A est abbiamo i resti aramaici. Territorio delimitato dalla presenza di altri popoli; mai politicamente unitario, ma interessato dalla presenza di regno e città indipendenti, cioè Città-Stato e non Imperi (come quello Assiro).

Carattere montuoso, due in particolare, Libano e Antilibano, parallele alla costa, separate dalla Vallata della Becaa, dove sorgono insediamenti minori. Nella pianura costiera, tutta la costa ovest, abbiamo una larghezza variabile, pianeggiante e stretta: costituisce l'unica regione coltivabile di tutto il territorio, insieme alla valle prima citata. È un territorio povero dal punto di vista agricolo, ma ricco a livello forestale, che coprono i monti (cedro), il cui legno venne da sempre esportato fino alle regioni mesopotamiche (materia prima per le famose navi fenicie, strumento dello sviluppo economico mercantile delle città fenicie). Non ha risorse minerarie, metalli che sono costretti ad importare da occidente.

La costa è solcata da fiumi perpendicolari alla costa, in modo da suddividere la costa in settori controllati dalle città principali, cosa che permette una maggiore distinzione politica e sociale, la geografia quindi favorisce l'autonomia reciproca, ma permette anche collegamenti naturali con l'interno (utilizzati per la navigazione). Le città sorgono sui promontori, sulle foci dei fiumi o su isolette antistanti la costa (Arado, Tiro): questo ci dice sulla predisposizione economica dei fenici, che sono da sempre considerati dei popoli di navigatori commercianti.

Questione fenicia: nascita della civiltà fenicia

Si pensava provenissero da un'altra zona geografica orientale, invece ora si è capito che non sono altro che i discendenti dei Cananei che abitavano la regione nell'età del Bronzo. Un popolo si definisce Fenicio da una certa data, forse il 2000 a.C., anche se secondo Moscati è a partire dal 1200, l'inizio dell'età del Ferro: fenomeno dell'invasione dei Popoli del Mare (spartiacque tra l'età del Bronzo e del Ferro), movimento migratorio di popolazioni egee verso la costa Siropalestinese ed in Anatolia, forse causa dei sconvolgimenti politici di questa area geografica, o conseguente ad una crisi delle Città-Stato che hanno provocato questo fenomeno migratorio (fonti egiziane).

Cade l'impero Ittita, in Anatolia; il dominio egiziano sulla costa Siropalestinese arretra, respinti nei propri confini originali africani: maggiore libertà delle Città-Stato, autonome già prima dell'invasione egiziana. Sono libere di autodeterminarsi, caratterizzate da una nuova spinta commerciale verso il mediterraneo, grazie alla presenza delle nuove popolazioni seminomadi venute insieme ai popoli del mare, che si fermano e fondano nuovi insediamenti: popoli aramaici, ebrei ('Regno di Israele' poi Regno di Israele e Regno di Giuda), moabiti, ecc. Verso oriente i commerci sono quindi limitati da questi nuovi popoli: i minerali li prendevano da queste regioni, stagno, rame, ferro, oro, ma ora che non possono più avere rapporti ad est si estendono ad ovest.

Questa è la vera nascita della Civiltà Fenicia, perché manifestano una propria cultura autonoma, una propria lingua (già manifestata prima, ma ora abbiamo innovazioni), una sicura indipendenza; le radici sono profonde, popolazione autoctona che ha subito influenze culturali dei popoli limitrofi (egiziani, ad esempio). Ugarit crolla alla fine del 13 secolo: in letteratura si era affermata la convinzione che fosse stata insediata e distrutta dai popoli del mare, ma forse la causa è legata anche ad un terremoto violento, che la distrusse; una delle città più importanti scompare (la popolazione era consapevole della minaccia dei popoli del mare). Acquisiscono maggior importanza le città propriamente fenicie.

Dall'età del Ferro, 9 secolo secondo le testimonianze archeologiche, abbiamo il fenomeno espansionistico verso il mediterraneo centro occidentale: abbiamo colonie fino la penisola iberica e Nord Africa, fondando empori integrati nel tessuto urbanistico di città già esistenti, per importare altri prodotti non presenti nel territorio libanese.

La letteratura indiretta e le fonti archeologiche

È andata quasi perduta la loro letteratura: è la documentazione archeologica e storico artistica che prende il posto delle fonti letterarie; abbiamo però le fonti indirette, quelle greche e latine, ad esempio, oppure quelle cuneiformi (3-2 millennio avanti):

  • Testi di Ebla, età protosiriana, Palazzo G, dove è stato rinvenuto l'archivio economico (testimoniano un commercio con la regione di Canan: con Guglu o Gebal cioè Biblo nome dato dai greci che significa Libro perché terminale delle esportazioni egiziane di papiro, Arawad cioè Arado, Sarapaat, Bauraattu cioè Beirut, Zaaru cioè Tiro, Sidunaa cioè Sidone).
  • Testi di Ur III, dove viene documentato un rapporto commerciale tra Biblo e Uršum.
  • Testi di Mari, da dove provengono riferimenti al ruolo di mediazione tra Biblo e gli egiziani.
  • Documenti di El Amarna, lettere che l'Egitto e le potenze mesopotamiche e/o anatolie si scambiavano tra loro, lettere di sovrani, governanti locali.
  • Testi di Ugarit, l'attuale Raš Šamra, rinvenuti testi cuneiformi che aprono una finestra sulla storia del vicino oriente, datati 1370-1100 a.C., con argomento amministrativo, economico ma anche letterario e magico-rituali (rapporti di Ugarit con Biblo, Beirut, Tiro).

Dimostrano un commercio attivo con l'entroterra o con le coste africane, ma non con quelle mediterranee ed Europee: navigazione sottocosta con terminale il delta del Nilo oppure Creta, ma già attive commercialmente, sotto il controllo costante delle grandi potenze Ittite ed Egiziane.

Abbiamo anche fonti egiziane (2 millennio avanti) in caratteri geroglifici:

  • Iscrizioni storiografiche, riferibili ai Faraoni che esaltavano le proprie imprese su parietali (annali o liste reali o racconti di campagne militari, quindi stele di vittoria o inni e biografie).
  • Viaggio di Wenamon, testo importantissimo riferibile agli inizi dell'11 secolo: Wenamon era un emissario del faraone, inviato a trattare una fornitura di legname di cedro con il re di Biblo, che però lo fa attendere diversi giorni prima di riceverlo; alla fine si rifiuta di fornire quanto richiesto; l'emissario ribatte dicendogli che i suoi avi lo avevano fatto, doveva farlo anche lui, ma il re rispose: 'non sono il tuo servo, né il servo del Faraone'; questo dimostra il livello di autonomia raggiunto tra questi popoli e la potenza Egiziana, che non sono più i padroni ma semplicemente vicini.

Le fonti assire sono riferibili al periodo medio e neoassiro (2-1 millennio avanti), sempre in cuneiformi:

  • Rapporti tra città fenicie ed assire; annali, che raccontano gli avvenimenti anno per anno, dandoci informazioni riguardo la conquista assira delle città fenicie e siriane (scopo autocelebrativo); alcune città non venivano conquistate ma ridotte a stato di Città Tributarie (pagavano attraverso beni di lusso come mobili decorati in avorio, coppe metalliche a sbalzo, artigianato fenicio).
  • Testi letterari storiografici o socio-economici, con argomento l'astronomia, liste reali, trattati tra assiri e fenici, iscrizioni reali (10-6 secolo, quando poi crolla l'Impero Assiro).

Importanti però sono anche le fonti bibliche (1 millennio avanti):

  • Libri del vecchio testamento, il Pentateuco (genesi, esodo, levitico, numeri, deuteronomio).
  • Libri di Giosuè, Giudici, Samuele e Re.
  • Libri dei profeti, Ezechiele ed Isaia, ai quali si devono componimenti poetici che stigmatizzano anche la dissolutezza delle popolazioni fenicie, perché decadute.

Tra le fonti classiche troviamo:

  • Giuseppe Flavio (1 secolo d.C.), autore di due opere importanti, dove menziona l'esistenza degli annali di Tiro che richiama quella assira, citando poi Menandro di Efeso traduttore della storia di Tiro, anch'essa perduta.
  • Eusebio di Cesarea (2-3 secolo d.C.), riporta brani di un libro chiamato Storia Fenicia di Filone di Biblo, greco del 1 secolo, tratta questa da una Storia Fenicia di Sanchuniathon, vissuto a Tiro o Biblo del 2 millennio avanti, entrambe perdute.
  • Omero (8 secolo a.C.), nell'Iliade e Odissea, dove vengono citati i fenici con il nome di phoinikes.
  • Erodoto (5 secolo a.C.), indicazioni riguardo le città fenicie, descrive ad esempio il tempio di Tiro.
  • Periplo dello pseudo-Scylace (4 secolo a.C.).
  • Altri autori (2-3 secolo a.C.); Polibio (rapporti tra Roma e Cartagine), Strabone, Diodoro Siculo, Livio, Plinio il Vecchio, Pompeo Trogo epitomato da Giustino (informazioni riguardo la storia di Cartagine, riassunta da Giustino).

Fonti iconografiche e archeologiche

  • Porte di Balawat (Salmanassar III, sovrano assiro), rappresenta l'immagine che le popolazioni dovevano avere di Tiro o Arado (9 secolo a.C.): città fornita di muro di cinta turrito, a distanza regolari con sommità merlata, rappresentata su un'isola rocciosa, rappresentata con la tecnica dell'imbricatura; il mare è convenzionale, rappresentato con riccioli, moda dove partono navi cariche di merci; dall'altra parte della costa troviamo una sfilata di uomini con oggetti sulle spalle: rappresentazione della consegna del tributo dovuto al sovrano neoassiro.
  • Iscrizioni di Khorsabad, Palazzo di Sargon II (9 secolo a.C.): raffigurazione di navi che trasportano personaggi fenici e legname, quindi l'esportazione del cedro.
  • Raffigurazioni di navi da guerra, Palazzo di Sennacherib a Ninive (7 secolo a.C.): riporta la fuga del re di Tiro, Luli, a Cipro nel 701 (gli assiri assediavano la città); l'edificio ha torri merlate, con un edificio che sporge dalle fortificazioni, forse il tempio di Melkart, massima divinità di Tiro che guida la colonizzazione occidentale (descritto da Erodoto; identificato in età romana con Ercole; secondo la descrizione, ai lati dell'ingresso erano presenti due colonne, di oro e smeraldo, e sono forse quelle raffigurate nel rilievo).

Storia delle città fenicie, secondo le fonti

1200, inizio della vera civiltà fenicia, data convenzionale che assumiamo secondo il ragionamento precedente. Conquista di Tiro da parte di Alessandro Magno, fine della civiltà. Avvenimenti scandiscono la storia di queste Città-Stato: dopo secoli di autonomia completa entrano nell'orbita dell'impero assiro, prima tributarie e poi annesse (controllate completamente), poi sotto quello neobabilonese ed infine egiziano.

Nel 1300 abbiamo un episodio narrato da Giustino, il quale ricorda: gli abitanti di Sidone, in fuga, fondarono Tiro, anche se oggi sappiamo che la città esisteva già prima di questa data, fiorente già nell'età del Bronzo; si può interpretare come riferito ad un contributo fornito da Sidone al ripopolamento di Tiro, in crisi dopo la giunta dei popoli del mare (i greci identificavano con Sidoni tutte le città fenicie e le loro popolazioni); poi questo rapporto si ribalterà, Tiro subordinerà Sidone.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/06 Archeologia fenicio-punica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia fenicio punica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Secci Raimondo.
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