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Dopo l'età ellenistica vennero costruiti altri templi, fino all'età bizantina. Storia lunghissima e tormentata,

con fasi edilizie di ristrutturazione e demolizione e ricostruzione.

• Trono in pietra, tipici fino al 2 secolo, quindi oltre l'età fenicia (età ellenistica avanzata), anche se si

continuano a costruire troni che richiamano iconografie precedenti; palmetta fenicia, simbolo di

fertilità, con raffigurazione della divinità a bettilo

• Monumento noto come 'tribuna di Eshmun', enigmatico perché chiara non è la sua funzione, forse

serviva in occasione di cerimonie, ospitando un oratore; decorazione a rilievo di tipo greco, con

congresso di divinità presieduto da Apollo con cedra, e divinità danzanti nella parte inferiore (riproduce

miti greci, che però erano utilizzati per trasmettere una ideologia locale, le fonti mancanti ci

impediscono di ricostruire una ideologia religiosa o mitica)

Gli scavi vennero fatti in malo modo, quindi non possediamo tanti dati sulle varie fasi edilizie, alcuni sono di

difficile interpretazione.

Beirut:

Citata nei testi cuneiformi di Ebla, nel 3 millennio, quindi ha una lunga storia, continuativa nell'età del

Bronzo e del Ferro, sviluppata su un promontorio sul mar mediterraneo; è poco conosciuta dal punto di vista

archeologico, ma ha conosciuto una fase intensa di ricerche archeologiche dopo la ricostruzione del centro

urbano.

- Mura del bronzo medio, quando l'abitato si estendeva fino ad una collina dove si trovava l'area sacra; aveva

porte urbiche; ristrutturazioni vennero fatte nel tardo bronzo, quando venne creata una struttura in pietra

inclinata che contribuiva a rafforzare le difese murarie più antiche. Nell'età del ferro vediamo altri

rafforzamenti, con terrapieni argillosi, che rappresento un'ulteriore linea fortificata (secondo l'idea della

difesa in profondità).

1. Nel 7 secolo vennero costruite anche ambienti ceci, 'case matte', vani privi di finestre con scopo di

fornire elasticità ai muri di fortificazione contro gli assalti degli arieti, riempiti di pietrame;

all'interno di alcune di queste aperture furono rinvenute anfore da trasporto, contenenti derrate

alimentari, che testimoniano la funzione di magazzino di questi ambienti (anfore tipicamente fenicie,

forma a siluro, bocca stretta, profilo a spalla carenata).

2. Enorme accumulo di materiali rinvenuto alla base del muro di cinta, segno del lungo uso della città;

qui veniva confluito il materiale di scarto (altezza anche di 5m; fornisce una testimonianza della vita

cittadina e dell'artigianato); manufatti importanti, tra cui una matrice in terracotta per la coroplastica,

che raffigura una iconografia divina tipica, femminile, in posizione stante, braccia aperte; abbiamo

anche positivi di divinità a stampo, definita protome in terracotta (rilievo e testa a tuttotondo), testa

femminile abbigliata con un velo che scende ai lati del volto.

- Quartiere di abitazioni databile all'età persiana, tessuto urbanistico regolare con strade che si incrociano ad

angolo retto, con mura perimetrali realizzate con tecnica vicino orientale (tecnica a telaio, dove blocchi in

pietra allungati venivano posto verticalmente, riempiti con pietrame minuto e cemento di fango), che

successivamente si diffonderà in Nord Africa grazie a Cartagine, e trasmesso al mondo romano, che lo

conoscerà col nome di Oprus Africanus. Gli edifici avevano destinazione abitativa e produttiva.

- Necropoli localizzate in prossimità della costa, importante è quella di Khaldè, con tombe a fossa e a pozzo,

a inumazione.

Sarepta:

Gravitava nell'orbita politica di Sidone, di secondo piano però molto importante per quanto riguarda le

informazioni archeologiche. È molto antica, dall'età del bronzo, citata nei testi biblici, perché vennero

effettuati due miracoli. Sono stati scavati tre settori nella parte antica, in uno sono stati messi in luce gli

abitati, un quartiere artigianale in un altro, un tempio nell'ultimo.

Il quartiere artigianale ha portato alla luce una ventina di fornaci per la cottura della ceramica, dotati di due

camere sovrapposte, tra cui quella inferiore costituente la camera di combustione e quella sotto di cottura, a

tiraggio verticale, con suola in argilla di mezzo con fori di passaggio dei gas caldi, dove venivano deposti i

vasi di argilla da cuocere.

I forni più antichi presentano forma ad U, tipica vicino orientale, determinata da un elemento gettante che

• sosteneva la suola è che divideva la camera di combustione in due (fornaci bilobate), foderate con camicia

di argilla che evitava dispersione di calore, struttura scavata nel terreno per evitare la dispersione del

calore. Era presente un accesso che portava alla camera di combustione, alimentata da carbone o legname.

Forma più regolare, recente, che si contraddistingue per la forma ad omega, evoluzione della precedente,

• con elemento mediano che sostiene la suola. Un esempio è la fornace G, conservata molto bene, dove sono

visibili i fori della suola, sistemati in corrispondenza delle reti della camera di cottura, per evitare contatto

diretto tra fiamme e casi da cuocere, e per distribuire in modo uniforme il calore.

Nel settore abitativo gli scavi hanno documentato 11 livelli, che comprendono tutte le fasi dell'insediamento.

Nell'area sacra abbiamo un tempietto denominato Shrine 1, con ingresso nei lati lunghi nella prima fase

edilizia, poi chiuso per ricavare un nuovo accesso nel lato est; dotato di ambiente a settentrione, di servizio,

con nucleo importante rettangolare, con basamento di forma quadrangolare caratterizzato da blocchi e

pietrame più piccolo di riempimento, forse utilizzato come altare, con gradino, e di fronte fu rinvenuto un

incanto quadrato, ricavato sul pavimento, che ospitava forse un bettilo, simbolo della divinità. Dentro la

struttura fu rinvenuta una serie di oggetti votivi, all'origine collocati su panchine laterali, che percorrevano le

pareti del tempietto: placchette in avorio, raffiguranti la tipica 'donna alla finestra', ed iscrizioni in fenicio

con nome del dedicante fatta a Tanit-Astarte, databile all'8 secolo (ci fornisce la cronologia del tempio che il

nome della divinità titolare, rarissima attestazione di Astarte con epiteto di Tanit, soprattutto in oriente,

perché Tanit sarà la divinità principale del Pantheon cartaginese; Tanit quindi eredita le caratteristiche di

fertilità di Astarte). Il tempio fu utilizzato fino al 6 secolo. È stata rinvenuta anche una lastra con cavità

quadrangolari e circolari, di cui si ignora la funzione. 19 febbraio 2015

Amrit:

Altro tempio importantissimo della fenicia; città costiera scarsamente conosciuta nelle fasi più antiche, la

fase fenicia si data all'età persiana, e a questo periodo è datato il Tempio, uniqum in tutta la fenicia per la

concezione architettonica: grande bacino scavato nella roccia, quadrangolare, risparmiando al centro un

dado di roccia, sul quale venne costruito un piccolo tempio, egittizzante (cornici a gola egizia); intorno al

bacino (riempito grazie alla falda acquifera) correva un portico con altri ambienti di servizio. Non

conosciamo i riti praticati, però presenta elementi decorativi che richiamano l'ambito mesopotamico

(merlature dei muri). Si data al 5-4 secolo, non sappiamo a chi fosse dedicato, ma sono stati rinvenute delle

sculture che fanno pensare sia dedicato ad Eshmur-Melkart (sincretismo di due divinità).

- Scultura a tuttotondo rinvenuta nel tempio, mutila, che raffigura Eracle-Melkart (raffigurati con pelle di

leone annodata sul petto) nella versione più recente

Raffigurazione di Melkart più antiche sono:

Stele di Aleppo, 10 secolo, con iscrizione che ne identifica il soggetto; iconografia vicino orientale,

• gonnellino sotto le ginocchia, petto nudo, tiara conica, barba e capelli lunghi, ascia venestrata. Rappresenta

una tradizione ben radicata del mondo siriano nella costa fenicia

- Megazil, cioè tombe fuse, dei mausolei funzionali ad evidenziare un alto status del defunto; hanno forma

cilindrica oppure di forma composita

Umm el-Amed:

Altro centro importante della costa fenicia, che sta però più internamente, quindi considerato centro rurale.

Antica Hammon, vicino Tiro, quindi gravita sotto la sua orbita; gli scavi hanno evidenziato settori dedicati

alla produzione artigianale, altri settori abitativi e due templi (uno a sud-ovest dedicato a Milkashtart, uno li

vicino chiamato Tempio orientale). Si datano entrambi a data tarda, dopo la conquista di Alessandro

Magno, anche se conservano elementi della tradizione fenicia, molto forti. Non indipendenti politicamente e

socialmente, anche se ancora dal punto di vista culturale-religioso, anche se acquisirono tradizioni greche.

- Tempio di Milkashtart, rettangolare, su alto podio, con ingresso costituito da due colonne con scalinata

monumentale. Il cortile intorno custodiva ambienti con funzione di servizio. Lo scavo del tempio ha

restituito ex voto di frammenti di statue con iconografia egittizzante

- Tempio orientale, simile al precedente, ma con più elementi fenici; rettangolare su alto podio, con facciata

colonnata e scalinata, con intorno un cortile dove si affaccia un porticato con gli ambienti di servizio;

dietro il tempio è situata la Sala 11, identificabile con una cappella; l'ingresso è situato a sud ed ad est

(due statue egittizzanti ai lati, con disco solare alato e serpenti, simbolo che si ritrova anche nel tempio e

all'ingresso della Sala 11); in questa sala era presente un trono vuoto, simile a quello della Piscina di

Astarte, a Sidone.

Sono state rinvenute anche stele, al di fuori, con base centinata, raffiguranti sacerdoti: stele di Baalshamar,

con lunga tunica simbolo del suo ruolo sacerdotale, con disco solare alato, e iscrizione sulla base, che ci

indica il nome del proprietario, 3 secolo.

Kharayeb:

Altra città rurale, dove fu rinvenuto un santuario di età persiana, con continuità di frequentazione 6-1 secolo.

Ambiente rettangolare, con due fasi edilizie successive; quella più antica è documentata da statue votive del

5 secolo, vicino orientali e spesso egittizzanti; davanti alla struttura fu rinvenuto un accumulo di oggetti

votivi, con numerosissime statuine in terracotta di tipo greco, testimonianza della frequentazione più recente.

B. Statuina di Bes, fase più antica in cui è forte la tradizione vicino orientale

C. Statuine con iconografie greche, divinità, con canoni greci

Cipro:

Contesto geografico particolare che ci aiuta a capire la storia fenicia. Presenta problematiche particolari: è

un'isola abitata fin dalla preistoria, con umani ben organizzati fin dall'età del bronzo, entrando in contatto

con la costa Siropalestinese con rapporti commerciali; era una meta privilegiata dei traffici, a causa della sua

ricchezza di rame, infatti viene chiamata 'Isola di Rame', dagli antichi.

Un periodo critico della sua storia è quello intorno al 1200 avanti, quando arrivarono i popoli del mare che

misero in confusione tutta la zona orientale; allo stesso tempo, in Grecia, avviene l'occupazione dorica, che

provoca la caduta dei principali centri micenei, che provocò la fuoriuscita della popolazione che si spostò a

Cipro, popolata solo da autoctoni. Con l'arrivo dei profughi micenei, vennero anche gruppi del popolo del

mare e profughi orientali, quindi diviene un centro in cui varie culture e ceppi convivono, sviluppando una

cultura materiale unica.

I fenici manifestarono un interesse precoce verso quest'isola: nel 10 secolo, le fonti vicino orientali parlano di

una spedizione verso Cipro per domare una rivolta, ad opera di Hiram, cosa che testimonierebbe la presenza

di colonie fenicie nell'isola (la fonte non è anche attendibile, non c'è testimonianza archeologica).

Siamo sicuri che si insediarono almeno a partire dal 9 secolo: una città cipriota che presenta sembianze

fenicie è Kition, menzionata anche nei testi biblici, già fondata nell'età del bronzo (no fondato ex novo, ma

dove si insediano); vi insediarono anche una dinastia fenicia, che durò a lungo.

Altri insediamenti li avremo a Salamina, Golgoi, Idalion, Amatunte, Paphos Kouklia, Kourion, ecc, però

dove vi è una più forte componente greca; simbolo di sincretismo culturale, perché le identificazione delle

divinità vengono mixate, ad esempio Melkart viene identificato con Eracle, Astarte viene identificata con

Afrodite.

Testimonianza della presenza Fenicia:

11-10 secolo: manufatti orientali che ci testimoniano la presenza fenicia

Flavio Giuseppe ci documenta una rivolta fatta da Hiram di Tiro, nel 10 secolo

9 secolo: quartiere sacro di Kition

8-7 secolo: centri ciprioti documentati in testi assiri, come Iadnana e Kition (chiamata 'nuova città',

Qartadasht); esilio di Luli nel 701 avanti, identificabile con Eluleo, negli scritti di Flavio Giuseppe;

costruzione di tombe aristocratiche, monumentali

8 secolo: dediche su coppe in bronzo, che fanno riferimento ad un governatore di Kition, che regna anche sui

Sidoni, chiamato Hiram, dedica fatta ad un Bàal del Libano

6-4 secolo: dominio egiziano a Cipro sotto Amasis, effimero e breve; inizio di un influsso greco, con

commistione di elementi fenici e greci

Anche gli assiri ebbero un forte interesse verso l'isola, infatti è stata rinvenuta una stele di Sargon II, con

iscrizione che riporta il tributo ricevuto da sette città cipriote, quindi estese i propri domini fino a questa

zona.

Testimonianze archeologiche:

Kition, quartiere sacro:

- Tempio 1, diverse fasi successive (zona Kathari); forma rettangolare già presente nel 2 millennio,

ricostruito nel 9 secolo dai fenici sulle rovine del tempio precedente. Sorge vicino alle mura della città,

all'interno del perimetro urbano; diviso internamente in tre navate. La prima fase è documentata da un

edificio suddiviso in cinque navate, con quattro pilastri lignei (7 per fila), cella sul fondo, con tre ingressi,

dove quello centrale aveva due pilastri con funzione portante; l'ingresso principale era nel lato orientale,

un altro nel lato meridionale (850 a.C.). La successiva sottofase, vede una riduzione delle navate a tre, con

pilastri lignei (6 per fila), scomparsa di due ingressi alla cella, dove si conserva solo quello centrale con i

due pilastri laterali. Nella successiva fase (800-600 a.C.) conservata è la tripartizione, ma i pilastri

vengono sostituiti da pilastri in pietra, impostati su una fondazione continua, con cella uguale alla

precedente, ed unico ingresso principale a meridione; vengono aggiunti ambienti all'esterno con funzione

di servizio. L'ultima sottofase (600-450 a.C.) subisce poche modifiche. Non sappiamo la divinità

dedicante del tempio: dopo i primi scavi venne rinvenuta una coppa in ceramica tipica fenicia, con

superfici ricoperte di rosso ocra, lucidata, riportante una dedica graffita (a cotto) che conteneva il nome di

Astarte, quindi si è pensato che fosse dedicato a lei, ma successivamente altri rinvenimenti hanno messo

in dubbio questa teoria, perché altre iscrizioni nominano Bàal. In questa area vi era anche la produzione

del sale, molto importante nella vita fenicia, perché conservava il pesce durante i trasporti; aveva dunque

doppia funzione, commerciante e religiosa.

- Tempio 4, caratterizzato da due fasi, 600-450 a.C., vicino al tempio 1, molto più semplice dal punto di

vista architettonico, dedicato ad una divinità femminile, per via di ritrovamenti di figurine di donne

portatrici di offerte, di dee in trono, dee nude.

- Tempio nella località Bamboula, tre fasi edilizie, 9 secolo fino al 550 a.C.; la fase più importante è quella

che presenza maggiore monumentalità, cioè la seconda, dove l'area sacra era ricavata dentro due muri

paralleli, chiusi da un muro a sud, dove stava l'ingresso: cella affacciata su cortili, dove in quello maggiore

sono state ritrovate installazioni idrauliche che fanno pensare allo svolgimento di culti legati all'acqua e

quindi alla fertilità di Astarte.

Idalion, cipriota ma con testimonianze fenicie:

- Modellino in terracotta di un tempietto, con due colonne nell'ingresso e capitello a fiore di loto, dove

nell'ingresso si vede una figura umana non identificata, a lato una finestra dove si affaccia un altro

personaggio

Rinvenimenti non contestualizzabili:

Statuine in terracotta con decorazione dipinta che rende i particolari anatomici, fabbricate al tornio e in parte

a mano; rappresentano divinità femminili.

Capitello hathorico, proveniente da Kition Bamboula, rinvenuti già nel 1800, con iconografia egittizzante,

con parte inferiore rappresentante fiori di papiro stilizzati, con protome femminile con acconciatura

hathorica, con edicola sulla testa, sempre in stile egizio, architrave con gola egizia e capitelli egizi, con

raffigurazione schematizzata della divinità del tempio.

Questi fenomeni di sincretismo si evidenzieranno anche nella cultura occidentale Punica. Cipro è il primo

esempio di questa unione, della cultura fenicia e di quella greca. Cartagine sarà un'ulteriore centro di sintesi

di queste due culture, influenzata anche dalla stessa Cipro.

Perdita di connotazioni vicino orientali a favore di quelle occidentali. 26 febbraio 2015

Precolonizzazione occidentale. Testimonianze di una coabitazione:

Creta, Kommos

Penisola iberica, Huelva, ceramica legata al consumo del vino di varia provenienza e fabbricazione,

testimonianza di produzione artigianale di gioielli ed oggetti personali (in legno, oro ed avorio), resti di

fornaci per la metallurgia. Caso paradigmatico in cui i fenici iniziano ad occupare il mediterraneo, non

fondando vere colonie (che partirà dal 9 secolo), ma insediandosi nel tessuto sociale ed urbanistico già

esistente.

Sardegna, Sant'Imbenia, dove i fenici incontrano la popolazione autoctona con già tecnologia del bronzo

avanzata; 600 anni prima della giunta dei fenici avevano già costruito i Nuraghi (nuclei abitativi che

gravitano intorno ad un cortile, affiancati da una struttura principale), qui sono state trovate tracce che fanno

riferimento alla presenza fenicia: fase II e fase III: ceramiche fenicia orientale e greca; lingotti di rame

all'interno di un'anfora fenicia); trasmissione di tecniche ceramiche e metallurgiche, produzione di anfore di

forma orientale in loco, tramite argilla locale e il tornio, non conosciuto nelle fasi precedenti (implica una

convivenza pacifica tra nuraghi e fenici, prolungata).

Testimonianze da altri insediamenti nuragici interni, gravitanti su centri costieri: figurine in bronzo di

produzione fenicia (orientale o forse occidentale, Cartagine ad esempio), situati in contesti sacri o abitativi:

- busto divino con tira conica, Siropalestinese, tratti schematizzati il viso così come il corpo; bracco destro

piegato e palmo in avanti, gesto tipico che indica benedizione o saluto

- bronzetto di produzione fenicia, graviente, vestito con un gonnellino egittizzante e copricapo a calotta,

barba a punta, reso con stile vicino orientale (proporzione anatomica e forma filiforme, atteggiamento in

benedizione), con oggetti di ornamento come bracciali (9-8 secolo a.C., prime fasi della presenza fenicia

in questa zona)

Una fonte che i Fenici cercavano nelle zone della Murra era il vino, che probabilmente esportavano anche in

oriente, tramite anfore da trasporto, prodotte localmente con tecnica fenicia.

Manufatti in bronzo di produzione vicino orientale:

Supporti in bronzo per profumi, interpretati in passato come bruciaprofumi o torcieri, visto che la sommità

• sarebbe stata funzionale a reggere una torcia, cosa che però non poteva essere. Vediamo la presenza di

questo ornamento rituale anche nella glittica (Sidone, necropoli Magharat Tabloun). Vengono definiti

anche Torcieri fenici-ciprioti, perché si ritiene fossero prodotti a Cipro, anche se in realtà alcuni furono

rinvenuto a Sidone, quindi prodotti anche fenici-mupur: attestano una coabitazione con i nuragici, quindi

convivenza di tipo precoloniale.

Manufatti di produzione nuragiche: oggetti con funzione di contenere vino, che venivano donati dai principi

nuragici ai commercianti fenici, come segno ideologico in risposta ad altri doni esotici: trasmissione anche

della forma del banchetto, occasione cerimoniale per incontrarsi, che prevede il consumo del vino in forme

orientali, quindi con aggiunta di spezie ed erbe (anche gli etruschi erediteranno usi e costumi orientali, come

la pronazione durante il banchetto)

Brocche askoidi nuragiche, definiti così per via della forma che ricorda gli askoi greci, quindi dovevano

• contenere liquidi: collo non in asse col ventre, ansa con decorazione geometrica come cerchielli, anche

nella superficie esterna; testimonianza a Creta, Mozia, Cartagine, località sarde

Fenici e Cartaginesi, fasi storiche in Sardegna:

Le fasi di contatto terminano alla fine del 9 secolo, quando abbiamo le testimonianze della fondazione di

Cartagine.

9-8 secolo, in Sardegna abbiamo ancora una fase precoloniale che si sovrappone a quella coloniale

meridionale. Questa frequentazione non doveva essere esclusiva ai Fenici, ma parteciparono anche altre etnie

che gli antichi definivano con Phoinikes (Aramei, Siriani, Filistei, Ciprioti). Dal 9 secolo la presenza Fenicia

diviene esclusiva, grazie a Tiro che ottiene l'occupazione totale, fondando Cartagine.

Prima frequentazione sulla 'via dei metalli', con oggetti provenienti dall'entroterra, no fondazione di città od

occupazione vera e propria.

750, fondazione di colonie fenicie a carattere urbano della regione: Sulci, la Sulkì fenicia (seguita da altre

città come Cagliari, Nora, Tharros, del 7 secolo). Abbiamo la vera e propria Fase Fenicia, in

contrapposizione alla successiva Fase Punica, quando Cartagine sovrappone il proprio controllo militare a

quello fenicio, impossessandosi di queste città, ottenendo la gestione totale (6 secolo).

Fase 540-510; dalle fonti di Giustino, nel 545-535, i Cartaginesi iniziarono ad occupare il Nord Africa, e

subito dopo la Sicilia e la Sardegna, tramite spedizioni militari compiute da Malko, personaggio enigmatico.

Sulla spedizione di questo personaggio in Sardegna, questo autore (tramite il riassunto di Pompeo Trodio,

vissuto prima di cristo, le cui opere sono andate perdute) scrive della sconfitta di Malko, richiamato in patria

venne decretato il suo esilio, ma cercò in risposta di impadronirsi della città, ancora però una volta sconfitto,

ed ucciso; Cartagine non si arrese ed inviò un'altra spedizione, comandata da Amilcare ed Asdrubale, che

ebbe un esito vittorioso, secondo Polibio.

Polibio descrisse anche il primo trattato con Roma, nel 509-508, dove questi ultimi non potevano occupare le

coste puniche né commerciare con la Sardegna e i Punici non potevano fondare colonie né conquistare città

romane; da questa fonte capiamo che la Sardegna doveva già appartenente totalmente al popolo Punico.

535, si colloca anche la battaglia di Avalia, tra i greci (che avevano mire espansionistiche verso la Sardegna)

e i Cartaginesi, che reagiscono allenandosi con gli etruschi, che combatteranno una battaglia navale che non

decretò nessun vincitore, ma che permise di distinguere le zone di influenza greca e Punica.

La Sardegna diverrà il cuore dello stato territoriale di Cartagine.

238, quando in seguito alla prima guerra punica, Roma conquista la Sardegna sottraendola al controllo

punico-cartaginese, con successivo declino della città, perderà gradualmente tutti i suoi territori. Subito

dopo, perderà anche la Sicilia. La città cercherà di recuperare potere conquistando la penisola iberica, con la

spedizione dei Barcidi, nel 237 a.C..

I maggiori popolamenti e quindi le città della Sardegna Punica erano situati nel centro meridione, dove è

localizzata anche una grande pianura utilizzabile dal punto di vista agricolo (che diverrà la sua più grande

ricchezza, facendo divenire la regione un grande granaio; per questo, i romani erano interessati a

conquistarla). Le testimonianze di epoca precoloniale si collocarono in aree non successivamente

colonizzate.

Portoscuso:

Fondazione gemella della penisola di Sant'Antioco; è la testimonianza di una città coloniale, localizzata nella

costa meridionale, orientamento tipico orientale, anche se i resti archeologici sono riferibili solo alla

necropoli (chiaro indizio al corrispondente abitato).

- Necropoli costituita da una decina di tombe, distrutte da lavori con mezzi meccanici, che però ha potuto

localizzarle; tomba n.10, ad incinerazione secondaria, con urna deposta all'interno di una cassetta litica,

con corredo costituito da coppe fenicie-occidentali, ed oggetti di ornamento (metà 8 secolo).

- Elementi di corredo con anfore destinate al trasporto di vino, produzione occidentale su modelli

palestinesi, insieme a brocche biconiche trilobate e con orlo a fungo (contenevano anche questi liquidi,

anche se più densi, come oli, unguenti, profumi, utilizzati durante la preparazione alla cremazione),

lucidati di rosso, origine vicino orientale. Oggetti tipici dei corredi funerari di età arcaica.

Sant'Antioco/Sulci:

L'abitato attuale si sovrappone a quello antico, quindi è molto difficile scavare lembi integri dell'abitato

antico. Alcuni scavi hanno mostrato la presenza dei punici, con il Tofet, necropoli scavate nella roccia di

epoca punica ben documentata, abitato fenicio (area del cronicario), necropoli fenicia con tombe ad

incinerazione non rinvenute in situ ma ne abbiamo testimonianza in seguito a costruzioni moderne o scavi

clandestini (brocche con orlo a fungo, donate al museo locale), muro di fortificazione molto robusto del 4

secolo.

- Abitato arcaico, fenicio, edifici rettangolari con più ambienti, che delimitano percorsi a binari che si

intersecano ad angolo retto col tessuto cittadino, costruiti in opera con pietrame e fango (basamento) ed

alzato a mattoni crudi. Sono stati individuati pozzi, elementi che hanno fatto confermare l'uso abitativo.

A. Le ceramiche hanno permesso di datare il primo insediamento; produzione fenicia-occidentale e di

importazione greca o corinzia, alcune imitano anche le importazioni greche, legate al consumo di

vino e al banchetto

B. Ceramiche di produzione autoctona, nuragica insieme alla fenicia, cosa che dimostrerebbe nuclei

nuragici insieme a quelli fenici, quindi testimonianza di una comunità meticcia, fatta di matrimoni

misti tra le due comunità (pentole, oggetti di uso domestico)

Contesto storico molto complesso, di cui ancora non abbiamo abbastanza testimonianze per ricostruirne la

storia: abbiamo solo testimonianze archeologiche, no fonti scritte o iconografie che ci permetterebbero di

chiarire dubbi.

- Tofet, che sorge su una collina a nord, presentava migliaia di urne di bambini incinerati, 8 secolo fino

all'età romana, con utilizzo continuo. Non abbiamo una documentazione di scavo approfondita, perché i

vecchi dati sono andati perduti.

C. Oggetti legati alle incinerazioni come amuleti in silice od oggetti di ornamento, terrecotte votive,

stele, urne cinerarie in ceramica di produzione fenicia e nuragica e greca (olla pithecusana, utilizzata

come urna, testimonianza di elementi di origine greca nel tessuto sociale antico oppure di un

riutilizzo di questo vaso da una famiglia locale; 8 secolo, che data le fasi più antiche di utilizzo del

Tofet).

D. Pentole nuragiche utilizzate come urne cenerarie, contenenti resti di un bambino di una coppia mista,

probabilmente

- Necropoli Punica, quella più recente, costituita da un migliaio di tombe a camera, nella roccia, alla quale

si accedeva tramite un dromos gradinato; in età paleocristiana vennero riutilizzate per ricavare le

catacombe, inglobate nel nuovo sistema funebre o in quello cittadino, successivamente, e quindi

saccheggiate dai corredi. Tombe integre hanno permesso di acquisire dati fondamentali e preziosi.

E. Tomba 7, integra, con dromos protetto da un portello di chiusura; la decorazione nell'ingresso è a

cornici multiple rientranti, tipica architettura palatina fino all'epoca protourbana, per evidenziare il

passaggio ad un ambiente sacro-funerario-votivo

F. Sarcofago ligneo all'interno con iconografia egittizzante

G. Altorilievo egittizzante su un pilastro risparmiato sulla roccia della camera; personaggio maschile,

con braccio sinistro al petto e destro disteso con rotolo di papiro, busto nudo, gonnellino egizio, posa

incedente, tratti resi grazie alla pittura come gli oggetti in ornamento quali bracciali; il personaggio

doveva raffigurare il defunto (5 secolo) 27 febbraio 2015

Ricollegamento al Sarcofago: antropoide, con iconografia che ricorda l'altorilievo, quindi egittizzante del

personaggio con rotolo.

A. Decorazione delle pareti con colore rosso (grande valenza simbolica, del sangue, che allude alla vita,

alla rigenerazione e rinascita), con nicchie dove erano deposti oggetti del corredo e vivande destinate

alla vita ultraterrena (uova).

Il defunto doveva essere un personaggio importante della cittadina, forse un esponente politico, un sacerdote

o un aristocratico. Indicatori ci permettono di ricostruire il ruolo sociale del defunto.

Sulci rimane la più antica fondazione fenicia sarda; espanse il proprio controllo territoriale nell'entroterra,

per arricchire le fonti di sostentamento: nel 7 secolo fondò nel Monte Sirai un insediamento, collina

abbastanza elevate che si pone in maniera strategica come controllo su varie vie di comunicazione, fino al

golfo di Cagliari.

Insediamento monte Sirai:

Dispone di una necropoli, una acropoli ed un Tofet, oltre alle mura di protezione. Le strutture attualmente

visibili si datano ad una fase che precede la conquista romana, 3 secolo a.C., senza riflettere il vecchio

insediamento fenicio, sicuramente conservato sotto questo abitato ellenistico.

- Acropoli, presenta delle insulse di abitazioni, organizzati in quartieri, separati da strade con andamento

non regolare, che collegano due piazze agli estremi. Tutto intorno troviamo una cinta muraria.

Mastio, edificio importante dell'acropoli (Ferruccio Barretta fu colui che presidiò il sito e diede il nome a

• questo edificio, il più importante studioso fenicio-punico della Sardegna. Insediamento scoperto

casualmente da un ragazzo di Carbonia, che scoprì una stele del Tofet. 1962-1966, prime campagne che

portarono alle prime pubblicazioni delle scoperte): mastio indica la torre più interna, in ambito

medievale, quella più difensiva, termine quindi improprio ma indicava proprio questa funzione, anche

nell'ambito fenicio; ebbe diverse fasi di ristrutturazione, poi in età ellenistica venne trasformato in

tempio, con due celle affiancate e un penetrale sul fondo (riservato ai sacerdoti), dove furono rinvenuti

oggetti importanti, bronzetti ed iscrizioni. Edificio costruito sui ruderi di uno nuragico; furono rinvenute

anche tracce di incendio: cosa che ha fatto ritenere che il rapporto tra queste due culture fosse

conflittuale (prima interpretazione: i nuragici si vendicarono, incendiando l'insediamento. Seconda

ipotesi: incendio provocato dai Cartaginesi, dall'esercito di Malko, ipotesi criticabile per vari motivi)

- Planimetria generale, dove vediamo la necropoli a sud e il Tofet a nord; tutto si sviluppa su due

soprelevazioni del monte, con una depressione che separa la acropoli

- Necropoli, che ha restituito centinaia di tombe ad incinerazione, datate alle prime fasi dell'occupazione

fenicia (7-6 secolo), dati che collimano con i resti dell'acropoli, datati allo stesso periodo. Incinerazione

primaria, dove sono stati trovati anche resti del rogo e delle ceneri. Tombe a camera, nella roccia, con

dromos di accesso gradinato, secondo un modello della colonia di Sulci: camere complesse, con loculi

ricavati nelle pareti; le tombe sono state rinvenute già violate, monumentali, spesso con rilievi funerari

semplici, come nella:

Tomba n.5, dove fu rinvenuto, capovolto, il simbolo di Tanit scolpito in basso rilievo su un pilastro

• (prima ipotesi: scolpito da un locale, che fraintese il significato originale, rendendolo in maniera

sbagliata. Seconda ipotesi: il capovolgimento si collega con l'escatologia funeraria, come il fiore di loto

capovolto nel sarcofago di Hiram, quindi iconografia che allude alla concezione dell'aldilà come realtà

capovolta, interpretazione supportata dal riscontro di altri capovolto antropomorfi nell'architettura

funeraria sarda precedente; rimane un unicum nel mondo Punico)

- Tofet, che non sorge in contemporanea con l'abitato, ma in una fase più tarda; scavato da Bundì,

dell'Università di Pisa, che mise in luce urne cenerarie, con stele votive, in prossimità di un edificio con

scalinata monumentale, sacello del Tofet (4 secolo a.C.). Questa cronologia pone problemi interpretativi:

essendo santuario cittadino, che rappresenta la madrepatria, doveva nascere insieme all'abitato;

l'insediamento quindi deve aver avuto sviluppo tardivo, partendo come villaggio, gravitante nell'orbita di

Sulci, per poi ampliarsi ed ottenere l'autonomia, quando poi nasce anche il Tofet. Tre fasi di utilizzo, che

si collocano tra il 4 e 2 secolo.

- Vicino all'insediamento, su un versante del monte, è presente un insediamento di recente scoperta: un

nuraghe, edificio quadrilobato del bronzo medio, con esteso villaggio di capanne, circondato da un muro

di fortificazione. È stata documentata la presenza in contemporanea di un nucleo fenicio, che coabitava

nell'insediamento insieme agli autoctoni: questo si riflette nella presenza di abitazioni rettangolari, non

realizzate dai nuragici, e da manufatti ceramici o armi in ferro, che mostrano la presenza fenicia vera e

propria e non semplici rapporti commerciali. Sono state individuate anche strutture produttive: officina per

la produzione del vetro, di produzione fenicia, non noto in Sardegna prima della loro giunta nell'isola;

fornaci per la produzione ceramica di tipo vicino orientale, bilobate.

Bitia:

Insediamento che sorge sul promontorio detto Torre di Chia, ad est, in base a schemi topografici tipici del

mondo fenicio orientale e successivamente occidentale, quindi con obiettivi commerciali. Poco noto, sono

stati messi in luce solo alcuni settori, non di età fenicia ma solo romana, anche se la fondazione risale alla

fine del 7 secolo, con cronologia del tutto analoga alla precedente.

Presenta un'acropoli, sulla sommità, dove spicca una torre spagnola di successiva costruzione.

Doveva avere un porto lagunare, situato all'interno di una laguna, che forniva protezione naturale; in

corrispondenza dello stagno è stata individuata la Necropoli, che ha restituito centinai di tombe la cui

cronologia va dal 7-6 secolo fino all'età romana.

Edificio templare, Tempio di Bes (divinità guaritrice, venerata in età Punica e romana): scavi condotto da

Taramelli, nella seconda metà del novecento, che identificò un culto tardo del tempio.

Isola di su Cardulinu, più o meno collegato con la terra ferma in base alle maree, sito nel quale fu rinvenuto

il cosiddetto Tofet dell'insediamento, con urne databili al 7-6, con resti di bambino, ma con assenza di stele

votive, che caratterizzano il Tofet di per se (si ipotizza che il Tofet sia stato abbandonato prima della

diffusione delle stele votive, che si presentarono in una fase successiva alla loro fondazione).

1. Tombe a incinerazione in fossa, primaria, con corredi funerari; hanno forme differenti, lunghe da

contenere un individuo adulto disteso. I corredi ceramici sono interessanti, rappresentano gli oggetti

standard delle tombe, ma anche oggetti di importazione (buccheri etruschi, ceramiche di ispirazione

greca, punte di lancia in ferro, varie armi riferibili ad un ambito fenicio: interpretazione discussa della

presenza di armi, forse indicava l'appartenenza del defunto all'ambito militare, oppure mostra

l'acquisizione di costumi funerari diversi dall'ambiente autoctono)

2. Tombe a cista litica, come nell'insediamento di Portoscuso, con incinerazione secondaria e corredo

Nora:

Insediamento di estrema importanza, più ad est, in direzione di Cagliari, su un promontorio con ispirazione

commerciale. Nome antico dell'insediamento, documentato in Cicerone ed altre fonti classiche; presente

anche nella Stele di Nora, che cita un tempio dedicato ad una divinità cipriota, quindi insediamento molto

antico. Vi sono anche testimonianze di età romana: teatro, settori abitativi della fase romana.

Noto da tempo, questo insediamento subì vari scavi: nel 1890 circa, ci fu una violenta mareggiata che messe

in luce i resti del Tofet: urne incinerarie insieme a moltissime stele, mal interpretato inizialmente perché si

ritenne di aver scoperto una necropoli ad incinerazione punica (questo errore perché il Tofet di Cartagine

non era stato ancora scoperto). Andarono perdute varie stele ed urne, trafugate e perdute.

- Planimetria generale, nucleo principale visibile di età romana

- Nucleo fenicio, rinvenuto pochi decenni fa: settore dell'abitato denominato Area P, in corrispondenza del

foro romano, al di sotto di questo (7-6 secolo, datazione fatta grazie alla ceramica). Lo scavo permise di

interpretare le prime fasi come provvisorie, costituito da strutture posticce, lignee, gradualmente sostituite

da edifici in muratura, forse insediamento stagionale funzionale al commercio costiero, poi divenuto di

carattere urbano.

- Sono stati rinvenuti corredi funerari smembrati, che testimonia la presenza di una necropoli ad

incinerazione.

- Tofet, datato 6-5 secolo, testimonianza dello sviluppo tardo dell'insediamento in senso urbano.

- Tombe a camera scavate nella roccia, con pozzo verticale di accesso, di epoca Punica, variante della

classica entrata con scalinata

- Area sacra, nel promontorio di Nora: sono almeno tre:

1. Alto luogo di Tanit, rinvenuto grazie a reperti trovati sulla superficie: bettilo, raffigurazione della

divinità; altri scavi hanno reinterpretato questo settore, in senso difensivo, quindi facente parte delle

fortificazioni urbane

2. Santuario di 'sa punta e su coloru', dove venivano svolti culti ad una divinità salutifera, di età romana

(Eshmun fenicio, Esklepio greco, ). Le testimonianze architettoniche sono di età romana, ma forse

era presente un culto precedente; è stato rinvenuto un elemento architettonico in pietra che presenta

analogie con il Maabet di Amrit (parallelepipedo con decorazione egittizzante, al centro della

piscina), rinvenuto fuori contesto, ma associato ad un tempietto denominato Maabet di Nora, non

conservato

3. Area sacra del Coltellazzo; fase più antica del 6 secolo, quindi quando Cartagine già dominava la

Sardegna. Ha un recinto e una piattaforma lungo il lato, senza epigrafie e poca documentazione che

lo fa riferire ad una divinità specifica.

Tharros:

Sorge nella penisola del Sinis, sul golfo di Oristano, in un promontorio tipico delle fondazioni fenicie-

puniche.

Questo golfo è un'area molto insediata nella fase fenicia, perché presenti anche altri centri, come quello di

Othoca e Neapolis, che presentano particolare interesse dal punto di vista toponomastico (Othoca deriva da

una radice che significa 'la vecchia', riferita a Uthica in Tunisia, in contrapposizione con l'altra città, cioè la

'città nuova', forse calco greco del nome precedente fenicio, Cartadash, nome anche di Cartagine).

Fondata intorno al 7 secolo, formata da due nuclei abitativi, uno a nord dove sta ora Giovanni di Sinis, e a

sud, su Capo San Marco: non si devono essere fuse, grazie alla presenza di due necropoli, distinte e riferite ai

due nuclei; il Tofet è a nord dell'abitato, nella collina di Muru Mannu.

• Planimetria generale dell'abitato romano e del Tofet, mentre il tessuto abitativo Punico è molto ridotto,

anche se sono presenti resti di edifici di questa età (tempietto K, tempio semicolonne doriche, tempio gole

egizie, tempio di Demetra e Kore, tempio di tipo semitico)

• Tempio delle semicolonne doriche, con decorazione di semicolonne scanalate, di ordine dorico, ricavate a

rilievo su facciate di un basamento roccioso, dove doveva sorgere il tempio vero e proprio (=architettura

in negativo).

• Nelle necropoli, sono state trovate tombe ad incinerazione secondaria in fossa, di epoca arcaica

4 marzo 2015

Rituale funerario:

Fase fenicia: a partire dall'ambito fenicio, il rituale più diffuso è l'incinerazione, anche se sono presenti

tombe ad inumazione (fino all'avvio dell'espansionismo cartaginese).

6 secolo, fase Punica: si diffonde in modo sistematico l'inumazione, in tombe a camera, anche se rimangono

casi di incinerazione, che torna negli ultimi secoli.

4 secolo: ricomparsa dell'incinerazione secondaria, su urne deposte anche all'interno di tombe a camera

(rituale influenzato dai greci).

2-1 secolo: quando la Sardegna è la Sicilia sono nell'orbita romana, si diffondono tombe ad incinerazione

primaria, grazie all'influsso italico.

Monte Sirai rappresenta il simbolo di questo passaggio funerario rituale, ed è stato utilizzato spesso in

letteratura per mostrare questi diversi modi di sepoltura. L'opinione prevalente dichiara che l'arrivo

dell'inumazione si deve all'arrivo di Cartagine, nelle isole italiche; i recenti scavi hanno composto un quadro

diverso, perché alla fine del 6 secolo anche ad oriente si diffonde l'inumazione, cosa che non porterebbe

obbligatoriamente alla sua nascita ad occidente grazie ai Cartaginesi.

Tornando a Tharros:

Scavi di Murru Mannu, in un'area contigua al Tofet: il nome significa 'grande muso'; negli anni 70 sono stati

avviati gli scavi, quando Murru pensavano significasse muro. Lo scavo poi si estese lungo le muro

settentrionali, cosa che portò a grandi scoperte: struttura muraria che fu interpretata successivamente, messa

in connessione con l'impianto delle mura (ristrutturazione), pianta articolata, la cui costruzione era stata fatta

a danni di strati precedenti, che documentavano un uso produttivo precedente (strati carboniosi con scarti di

scorie, produttivi del ferro, fuori contesto, tuyère cioè tubi in terracotta che passavano nelle pareti delle

fornaci, dove veniva ridotto il metallo, utilizzati per soffiare l'ossigeno all'interno). Sulla base della

documentazione acquisita su questa trincea di fondazione del muro, si è datato al 4 secolo circa,

ristrutturazione avvenuta a discapito di un'area utilizzata per altri scopi, strettamente collegata al Tofet

(produzione di manufatti come amuleti, legati ai rituali). Questa struttura muraria fu ricostruita utilizzando

muri Punici, quindi con iscrizioni puniche, provenienti da strutture templari del Tofet stesso.

• Necropoli meridionale: scavata nel 2001; tomba a fosse ed a camera, di età Punica, ad inumazione. Sono

presenti però anche tombe a fossa più antiche, già violate in antico, risalenti al 6 secolo, alla fase arcaica.

Dromos gradinato con chiusini ancora in sito, spezzato alla sommità per permettere l'ingresso dei

tombaroli; ha subito interventi di escoriazione, nel 1800, quando a Cabras si scatenò una corsa all'oro,

finalizzata al recupero dei corredi delle tombe, costituiti da gioielli in oro ed argento (tutto lecitato dai

funzionari del ministero e dei musei sardi).

Othoca:

Cioè la 'città vecchia', come Uthica vicino a Cartagine, in Tunisia. Questo insediamento è situato a Santa

Giusta. Sorge in prossimità di una laguna, che si affaccia sul golfo di Oristano, dove sono state ritrovate

anfore contenenti resti delle merci che dovevano esser esportate (carni e pesce, noccioli di frutta secca),

luogo che ha fatto pensare al porto della cittadina, anche se non sono stati trovati resti archeologici. Non

conosciamo molto l'abitato, visto che al di sopra sorge quello attuale: settore delle mura di fortificazione,

abitato dell'antico, necropoli (situazione meglio nota):

- Necropoli, che non presentano tombe a camera, a causa della geografia del sito, dove non vi erano banconi

di roccia finalizzati allo scopo.

Tombe ad incinerazione arcaica, della fase fenicio, secondaria, su tombe a fossa; il corredo era formato

• da cooking bot, cioè pentole tipiche del corredo arcaico, oltre che brocche biconiche e con collo a fungo.

Tombe di età Punica, riferite al tipo a fossa o a cassone

• Tombe a camera costruita, che testimoniano un impegno maggiore e una capacità economica del

• defunto; costruite all'interno di una fossa, dove veniva costruita con blocchi di arenaria una camera, alla

quale si accedeva tramite un pozzo: di questa tomba si è persa la localizzazione. Un'altra è ancora

visitabile, utilizzata anche in età romana. Tipo tombale di origine orientale, si trova anche ad Khoziv, nel

sud della fenicia, a Salamina, a Cartagine, nella penisola iberica.

Diffuso fu il rito di incinerazione nella fase fenicia, quella inumazione nella fase punica: una tomba a

cassone, con sarcofago costruito con lastre di pietra, di età arcaica, presentava tre deposizioni integre

successive, tutte ad inumazione (dal 7 secolo alla fase romana); i materiali rinvenuti di corredo più antichi

permettono di datare al 7 secolo le deposizioni. Questo dimostra che la fase che si riteneva pertinente al rito

dell'incinerazione, ha mostrato invece una diffusione anche del rito dell'inumazione (gli studi precedente del

Monte Sirai avevano impostato preconcetti, che si stanno sdoganando).

I due rituali quindi convivono, in età fenicia, con una leggera prevalenza dell'incinerazione.

Forse, le prime fasi sono riferibili ad individui fenici, i successivi ad individui Cartaginesi: problema ancora

aperto e in discussione.

Antas:

Insediamento Punico che non presenta una fase precedente fenicia, in un territorio ricco di giacimenti

metalliferi. Venne individuato:

- Tempio dedicato ad una divinità locale, Sardus Pater, di cui parlava anche Tolomeo, architetto

alessandrino (individuato negli anni 60, quando venne recuperato un frammento di iscrizione della parte

sommitale del tempio, riferibile alla ricostruzione di età romana). Successivamente vennero condotte

indagini stratigrafiche, dal professor Barretta: fu messo in luce il tempio, edificato nel 6 secolo, dedicato

ad una divinità punica, identificabile grazie alle iscrizioni votive in lingua punica, Sid (deriva il toponimo

Sidone; divinità maschile cacciatrice e salutifera). Ebbe fasi di ricostruzione, poi venne ricostruito in

forme monumentali al tempo dell'imperatore Caracalla (datazione fatta grazie all'iscrizione trovata).

L'iscrizione Latina contiene, accanto al nome del Sardus Pater, anche un epiteto particolare, cioè Bab:

l'interpretazione che ne è stata fatta mostra l'appellativo in lingua sarda che significa Padre, in questo

caso riferito alla divinità dedicante. Lo stesso appellativo si ritrova nelle iscrizioni puniche, riferito a Sid:

questo fatto evidenzierebbe una sovrapposizione dei due culti, originariamente di origine autoctona: i

Punici, arrivando in Sardegna ed interessandosi a questo bacino metallifero, dove già era presente una

divinità autoctona, ne hanno sovrapposto il loro Sid, che però doveva avere le stesse caratteristiche, cosa

che poi fecero anche i romani: culto ad una stessa divinità chiamata in modo diverso in base ai residenti

della città e ai fondatori del tempio.

Questa città venne scelta anche per un motivo politico, per favorire quindi rapporti con le popolazioni

autoctone (cosa che spiegherebbe anche la sovrapposizione delle due divinità, per ingraziarsi le popolazioni

locali).

Nell'area del tempio sono stati ritrovati esempi del culto, come ex voto a Sid, così come altri oggetti votivi.

Tempio tetrastilo, su alto podio con scalinata monumentale, che sorgeva su resti di un tempio Punico, con

iscrizione Latina, riferita all'imperatore Caracalla e al dio Sardus Pater.

Cagliari:

Insediamento molto importante, sorge su un golfo, fondato alla fine del 7 secolo, quindi fenicio, di origine

lagunare perché sorge sulle sponde di uno stagno, dove sul fondo sono stati rinvenuti contenitori da trasporto

contenenti materiale organico.

Le testimonianze archeologiche visibili sono quelle della Necropoli, con migliaia di tombe a camera o a

fossa, nella roccia collinare: questa viene considerata la più grande necropoli Punica del mediterraneo, che

sfortunatamente ha subito danni a causa del lavoro estrattivo della roccia, che ha portato alla distruzione di

porzioni della necropoli, che però ha messo in luce ipogei altrimenti nascosti alla vista. Queste tombe furono

riutilizzate nella seconda guerra mondiale come rifugio antiaerei, infatti presentano lavori di questo periodo

funzionali al loro riutilizzo abitativo.

Questa necropoli presenta problemi di conservazione molto seri, perché presenta fenomeni di erosione (come

nel caso di Tharros).

Un recente patto politico ha destinato l'area ad un quartiere residenziale, anche se il Tar ha accolto il ricorso

regionale, che ha fermato i lavori, anche se una parte delle palazzine era già stata costruita.

- Tombe a camera con decorazione pittorica molto ricca; dal punto di vista strutturale mostrano novità,

come nel caso di Nora, perché hanno ingresso a pozzo verticale, con riseghe laterali funzionali a sostenere

lastre che chiudevano il passaggio e per poterla riaprire in un secondo momento; la discesa alla camera era

favorita anche da altre cavità, sulle pareti, che permettevano l'appoggio dei piedi. Possono essere formate

da una sola camera o da due camere sovrapposte o speculari. La profondità massima del pozzo è di 8-

10m, anche se la media è di 2-4m. La decorazione pittorica ha valenza simbolica:

Tomba dell'Ureo, con iconografia di un serpente cobra alato e con disco solare, di origine egiziana, che

• ritroveremo spesso nel mondo punico; è affiancato da altri simboli, come gorgoni cioè maschere di

tradizione greca (scacciano gli spiriti maligni) e palmette che simboleggiano vita e rinascita.

Altre decorazioni sono dipinti in rosso, come la croce di Sant'Andre o il simbolo di Tanit.

- Tomba tarda a enchytrismos, ad inumazione, che si diffonde nel 4-3 secolo; costituita da una deposizione

all'interno di una anfora da trasporto generalmente destinata ai bambini, segate alla sommità per favorire

l'introduzione del corpo all'interno, per poi essere riposizionata dentro la fossa (tecnica che ha influsso

greco).

Non sono state rinvenute tombe ad incinerazione.

Il settore dell'abitato è stato scavato negli anni 90: lembo di età fenicia, con fasi edilizie di epoca successiva,

cosa che ha fatto capire che la città risale almeno al 7 secolo, anche se una frequentazione pretendente non é

esclusa.

È stato individuato anche un settore con tombe ad incinerazione secondaria, il Tofet cittadino, però inedito

perché abbiamo solo poche testimonianze, non potendolo scavare perché sotto al tessuto cittadino. Sono state

individuate infatti anche stele, che indicherebbero la funzione del Tofet.

Cuccureddus di Villasimius:

A settentrione del golfo di Cagliari, in prossimità di un promontorio, insediamento di età fenicia, scavato in

minima parte, costituito da un Tempio dedicato ad Astarte.

Gli scavi hanno messo in luce testimonianze fenicie; presentava estese tracce di distruzione del 6 secolo,

quindi venne distrutto e non ricostruito in età punica, anche se venne frequentato; queste tracce sono state

messe in relazione con le tracce di distruzione del Monte Sirai, considerate inizialmente dovute ad incursioni

di popolazioni nuragiche, poi con la giunta dei Cartaginesi: ora, con questa ulteriore scoperta, si propende

per la seconda ipotesi, anche se il dibattito è ancora aperto. 5 marzo 2015

Olbia:

Insediamento della costa nord orientale, fondato alla fine dell'8 secolo, su un golfo, su un posto strategico

verso il Tirreno e l'Italia: si pensò all'inizio fosse stata fondata da Cartagine, grazie al ritrovamento di coppe

biconiche, però scavi di superficie hanno permesso di rinvenire una frequentazione fenicia. Successivamente,

il sito sarebbe caduto in mano dei Focei, i greci di Massavia, colonia ionica, verso la fine del 7 secolo; poi,

ripassò in mano ai fenici Cartaginesi, quando sconfissero i greci con la collaborazione etrusco-punica.

Olbia significa Felice, che ricalca la posizione geografica, perché favorevole alle rotte commerciali.

È stata rinvenuta anche ceramica greca di importazione, all'interno di ambienti, non associata a ceramica

fenicia: elemento fondamentale che fa pretendere verso questa ricostruzione storica. Ancora però non si può

escludere che durante il 7 secolo la città non sia rimasta sotto il dominio fenicio, però con stretti contatti con

i greci. La discussione è ancora aperta.

- Tessuto urbano definibile solo quello del 4 secolo, quando vennero costruite le mura di fortificazione

(Claudiano cita questa costruzione): rinvenimenti di ceramica attica, di vernice nera, che ha permesso la

datazione; si trovano tutti all'interno del tracciato murario. All'esterno si estendono le necropoli:

- Necropoli: è una sola necropoli che però si estende in tre luoghi differenti; tombe a camera scavate nella

roccia, con pozzo verticale di accesso, quindi a inumazione, ma anche incinerazione secondaria datate al 6

secolo (situate all'interno delle camere funerarie); i corredi sono molto ricchi, alcuni rinviano ad una

influenza Cartaginese e alla loro presenza nel tessuto olbiense.

Scavi delle necropoli condotti da Tololevi, prima della sua fuga in America, a causa della sua origine

ebraica: i suoi scritti sono diventati il documento principale per conoscere tutte le necropoli puniche.

- Luoghi di culto, uno dedicato a Melkart; manufatti riconducibili alla presenza Punica, come cippi in pietra

recante il simbolo di Tanit

Olbia ebbe una grande importanza durante lo scontro con Roma, perché sede di battaglie navali; poi cadrà

nelle mani romane, assumendo un aspetto romano anche dal punto di vista urbanistico e funerario.

Fenici e Punici in Sicilia:

È uno di quei territori oltremarini su cui si fonderà la potenza Cartaginese, motivo per cui si scontrerà con

Roma, per il dominio sul mediterraneo. L'isola fu al centro delle guerre espansionistiche Cartaginesi verso il

continente (Malko).

Uno delle fonti principali della regione è Tucidide, dove nel libro VI delle sue Storie dice: 'i Fenici

abitavano per tutta la Sicilia, dopo aver occupato i promontori sul mare [...] quando poi vennero i Greci, si

concentrarono a Mozia, Palermo e Solunto, dove abitarono vicino agli Elimi [...]'; è un testo molto

importante, perché ci da varie informazioni essenziali dei caratteri tipici fenici (insediamenti nelle coste, ad

esempio), aggiungendone in più (occuparono tutta la Sicilia), mostrando gli antagonisti (i greci) e gli alleati

(gli Elimi). Dobbiamo ipotizzare una fase antica in cui i fenici occupavano tutta l'isola, anche se i resti

archeologici non hanno mostrato questa espansione: forse erano solo piccoli nuclei di popolazione sparsi qua

e là, secondo lo schema tipico della fase precoloniale. Con l'arrivo dei greci, i fenici si sarebbero concentrati

ad occidente, nelle città citate dallo storico: così riuscivano a controllare le rotte commerciali sul mare, verso

occidente; Mozia, ad esempio, è situata in linea d'aria davanti a Cartagine.

La Sicilia non ha bacini metalliferi come la Sardegna, quindi non ha questa attrattiva economica: la sua

occupazione era stata fatta per controllare le rotte.

Gli Elimi sono una popolazione autoctona, con la quale instaurarono rapporti pacifici, di amicizia, anche per

la vicinanza con Cartagine.

Piano Storico:

580-576 a.C., quando i fenici si erano già spostati ad occidente, vi fu un tentativo fallito di fondare una

colonia greca da parte di Pentatlo di Cnido, notizia che ci introduce al confronto militare continuo col mondo

greco (non solo militare, perché il contatto stretto tra queste culture portò all'ellenizzazione di Cartagine,

influenza quindi culturale e sociale).

396, Cartagine acquisisce nel proprio Pantheon il culto di Demetra e Kore, divinità agrarie di origine greca,

venerate pubblicamente come proprie (questa fa capire la portata dell'interazione culturale tra Punici e greci).

550, si colloca la spedizione di Malko, generale Cartaginese inviato per conquistare l'isola; ebbe successo,

mentre fallì in Sardegna, sottomettendo le popolazioni fenicie siciliane. Giustino parla di questo fatto, non

dichiarando contro chi il generale combatté, anche se ora si pensa che abbia combattuto contro i fenici e non

contro i greci o le popolazioni autoctone.

Si tratterebbe dell'unico caso di lotta tra stesse popolazioni, della stessa etnia semitica, quindi fratricida;

sappiamo però che in passato Cartagine intervenì in protezione di queste colonie (secondi le fonti scritte).

Alcuni pensano che Malko non sia realmente esistito, il nome riflette una radice fenicia, cioè Melek, stessa

radice che troviamo nell'iscrizione di Itthobaal, quando si dichiara Re (quindi ha questo significato);

secondo alcuni studiosi Malko non sarebbe propriamente un generale, ma chiamato in realtà Imilco, il cui

nome sarebbe stato riportato male dalle fonti, da datare in epoche successive. L'assenza di fonti non

permette di chiarire questi dubbi.

525, da Polieno sappiamo del conflitto tra Cartagine e Selinunte, città greca ad occidente della Sicilia, anche

questa notizia dubbia che mostrerebbe un ulteriore nemico punico: i greci.

Dorieo, nemico spartano, cercò di fondare una colonia nell'area siciliana, fallendo, grazie all'opposizione dei

fenici e degli Elimi, con il contributo di Cartagine.

509, venne stipulato il primo trattato tra Roma e Cartagine: la Sicilia diviene possesso cartaginese, i romani

non possono quindi formarvi colonie.

Continua conflittualità tra i Punici e i greci:

480, battaglia di Imera, avvenimento epocale per Cartagine perché venne sconfitta dai Siracusani e dagli

Agrigentini: per anni la sua politica siciliana venne condizionata da questa sconfitta. Questo anno è anche

caratterizzato dalla difesa greca contro i persiani, nella battaglia di Salamina. Studiosi hanno ipotizzato una

sorta di accordo tra Persiani e Cartaginesi, insieme uniti per contrastare i greci, nelle colonie e nella madre

patria; la Fenicia, in questa epoca, faceva parte dell'Impero persiano, quindi questa alleanza non può essere

strana (era la 5 Satrapia dell'Impero). I greci, comunque, vinsero in entrambe le battaglie.

409, ormai ripresasi dalla sconfitta, Cartagine interviene a fianco di Segesta contro Selinunte, vincendo in

modo netto contro i greci: la città e Imera verranno distrutte, Gela ed Agrigento vengono conquistate.

Periodo più forte del loro dominio sulla regione.

Selinunte, ormai distrutta, vede una fase Punica, con la costruzione di edifici abitativi e templi.

405-404, accordi con Dionigi di Siracusa; Cartagine da questi anni esercita un controllo politico e sociale

veramente forte (=eparchia), con amministrazione capillare verso lo stato cartaginese.

398, scoppia un'ulteriore guerra con Siracusa, dalla quale i Punici escono in malo modo, perché si arriva

all'assedio e alla distruzione di Mozia da parte dei siracusani (i cittadini fondarono una nuova città, l'odierna

Marsala, l'antica Lilibeo, 4 secolo).

374, secondo accordo con Dionigi di Siracusa, che sancisce un periodo di pace, durante il quale a Cartagine

vengono assegnati vari territori, fino al fiume Alico, che divide in due la Sicilia, definendo quindi i confini

greci e quelli Punici,

342-341, nuova offensiva greca.

318-305, guerra con Agatocle, che porta poi la guerra in Africa nel 310, dove verrà distrutto un insediamento

Punico del 6 secolo (anticipando l'azione di Scipione l'Africano).

305, terzo accordo che ricalca i precedenti, definendo i confini territoriali: si consolida l'eparchia cartaginese.

279-276, i Cartaginesi affrontano Pirro, alleato dei Siracusani, che viene respinto anche se subirono

assediamenti.

264-241, prima guerra punica: causa scatenante, chiamata di Cartagine da parte dei mamertini, in aiuto

contro Siracusa. Dopo la sconfitta Punica, venne imposta la fuoriuscita punica dall'isola, in seguito a varie

sanzioni e alla consegna della flotta in mano dei romani.

Mozia:

Citata da Tucidide come fondazione fenicia. Sta in un'isoletta davanti Marsala, bassa, priva di rilievo

montuosi, vicina alla costa. Vicino, nella costa, ora si trova un borgo chiamato Birgi, dove al di sotto sono

state trovate tracce di un insediamento fenicio: questo farebbe pensare ad un nucleo insediativo come quello

sardo, con due insediamenti gemelli, uno costiero e uno insulare. In passato, l'isola era collegata alla terra

ferma da una strada, ora sommersa dal mare, in età Punica funzionale al passaggio dei carri.

- Pianta generale, testimonianza più antica è la Necropoli, ad incinerazione, a nord dell'isola; alla fine dell'8

secolo risale il Tofet, che è uno dei più importanti; non sono nate aree estese della città più antica, anche

se sono state scavati vari settori di abitazioni che hanno restituito testimonianze relative alle fasi più

antiche. Tra l'8 e il 6 secolo le testimonianze si limitano a queste aree. Dal 6 secolo abbiamo maggiori

testimonianze: cinta muraria, di fortificazione, successiva all'impianto della necropoli perché le si

sovrappone.

- Mura perimetrali; durante il 6-4 secolo hanno varie fasi di costruzione, fino alla distruzione della città;

viene sempre più ispessita, fino a raggiungere i 5m; originariamente aveva anche torri aggettanti,

eliminate in seguito agli interventi di ristrutturazione. Le mura sono interrotte da porte urbiche, a nord a

sud a est a ovest.

- Settore settentrionale, con:

Area sacra del Cappiddazzu, santuario che presenta una fase arcaica coeva alla necropoli, oggetto di

• ristrutturazioni successive, fino alla monumentalizzazione nel 4 secolo circa.

Area industriale, a ridosso delle mura, dove sono documentate le lavorazioni della ceramica e della

• porpora, quindi polifunzionale, ubicata in periferia per questioni di sicurezza.

- Settore meridionale, che gravita intorno alla porta sud:

Cothon, cioè porto artificiale utilizzato per la deposizione delle navi durante gli interventi di riparazione,

• prosciugando il bacino. Si è attualmente ampliata l'indagine intorno a questa area: scoperta di un edificio

monumentale interpretato come un tempio, quindi non più porto di canottaggio ma bacino lustrale, dove

gravitava il tempio (come ad Amrit).

Testimonianze legate al tessuto abitativo, civile, edifici tra cui uno a pianta tripartita (analoghi edifici li

• troviamo a nord della Palestina), interpretati come magazzini della fase più antica della colonia.

- Settore orientale:

Casa dei mosaici, delle classi più elevate cittadine, caratterizzato da mosaici pavimentali costituiti da

• ciottoli di fiume, bianchi e neri, molto levigati, disposti in modo da ottenere decorazioni zoomorfe e

geometriche, con impronte orientali (non oltre il 6 secolo; in uso fino il 4 secolo e forse anche dopo la

distruzione della città).

- Necropoli arcaica, con tombe ad incinerazione secondaria, dentro urna e cista litica; i corredi permettono

di datarle all'8 secolo, sono le più antiche testimonianza documentate nella città; testimoniano anche

manufatti greci, testimonianza di legami stretti e rapporti con i greci già in età arcaica.

- Tofet, documentato a partire dalla fine dell'8 secolo, quando non esistevano ancora le mura cittadine, che

portò alla sua delimitazione nel 6 secolo, quando vennero costruire, addossandosi alle fortificazioni.

6 marzo 2015

Ritorno al Tofet di Mozia:

È uno dei più importanti, scavato dalla professoressa Ciasca, persistente alla costruzione delle mura, almeno

agli inizi del 7 secolo, fine 8 secolo. È localizzato molto vicino alla necropoli arcaica. Il Tofet si ampliò,

estendendosi fino a ridosso delle fortificazioni, circondato da mura che lo avvolgono (in tutto abbiamo sette

strati); venne costruito anche un tempietto, all'interno, caratterizzato dall'uso dell'ordine dorico (risale al 6

secolo).

- Area industriale, polifunzionale, dove sono documentate varie attività, di ceramica e produzione della

porpora (e tintura di tessuti; invenzione che le fonti classiche attribuiscono ai fenici, in seguito ad un fatto

fortuito, dove un cane da pastore si macchiò di rosso quando trovò la conchiglia da cui viene estratto

questo colore; il pastore, poi, donò la scoperta al re di Tiro. In realtà, sappiamo che già esisteva la

conoscenza di questo colore, ma ai fenici si deve il merito di averla utilizzata e resa loro simbolo

rappresentativo; è un prodotto di pregio, ricavato dalle murigi, quindi l'abito di porpora qualifica il ruolo

sacerdotale e regale). Importanti sono le fornaci, bilobate e più recenti di quelle d'area fenicia.

- Giovane di Mozia, scultura di particolare interesse, ritrovata nell'area industriale, dove era stata trasferita

per essere riutilizzata: marmo, personaggio maschile con lunga tunica e fascia al petto, iconografia greca

di 5 secolo (per l'acconciatura che si ispira allo Stile Severo). Difficile è interpretare questa statua: varie

ipotesi lo identificano con un auriga, una divinità; poi, grazie ad un articolo di Paolo Moreno ed al suo

attento studio, si sono individuati dei fori lungo il corpo della statua, che farebbero pensare ad

un'originaria presenza di un elemento metallico che avrebbe rivestito la scultura, quindi raffigura Eracle,

rivestito in origine da un mantello bronzeo, tipico dell'iconografia della divinità (quindi rappresenta anche

Marduk). Non sappiamo la commissione esatta, se greca o locale, che poi si ispirò alla iconografia greca.

- Tempio del Cappidazzu; luogo enigmatico, non sappiamo a quale divinità fosse dedicato; sono state

individuate quattro fasi, la più antica risale al 7 secolo, quando vi erano solo fosse riempite da ossa

animali, sacrificati nei riti religiosi; nel 6 secolo assunse una forma rettangolare, che si conserverà fino

alla fine; nel 4 secolo venne aggiunta una parte tripartita; abbiamo testimonianze di ristrutturazioni del 5

secolo, con il riutilizzo delle gole egizie nelle mura. Probabilmente, la statua sopra citata era localizzata in

questo tempio.

- Fortificazioni, che subirono diverse fasi edilizie, 6 secolo fino al saccheggio della città; graduale

ispessimento delle mura, fino ad annullare le torri poste sul profilo esterno murario

- Area del Cothon; scavato da una missione inglese, che interpretò il bacino d'acqua artificiale come porto

artificiale, funzionale a tirare in secco le imbarcazioni per restauro; la ripresa degli scavi, da una equipe

italiana, ha messo in luce un muro che lo circonda, con un edificio vicino che è stato interpretato come un

tempio, cosa che ha ipotizzato fosse un bacino lustrale, come nella città di Amrit.

- Casa dei Mosaici, di un certo livello, di membri della società delle classi più elevate, perché ha un grande

impegno monumentale e decorativo; scavato negli anni 80 da un equipe italiana, diretta da Aquaro,

precedentemente da Whitaker. I mosaici sono caratterizzati da ciottoli di fiumi bianchi e neri, posati a

formare elementi geometrici o fitomorfi (palmette), e zoomorfe (lotta tra animali), che si rifanno ad un

mix orientale e greco. La cronologia è dubbia, forse 6 secolo, forse 4 secolo.

Ps: l'isola era già nota nell'800. Venne poi acquistata da un signorotto inglese, Whitaker, appassionato di

archeologia, che iniziò a condurvi gli scavi, successivamente pubblicati in un volume in inglese, nel quale

parla delle sue scoperte, anche della Casa dei Mosaici e del Tofet (documentazione non molto precisa).

Palermo:

Le testimonianze più antiche indicano una fondazione intorno al 8 secolo. Il nome è greco, Panormos (=tutto

porto); il nome punico doveva essere Sis, documentato nella monetazioni punica della città. Nel 7 secolo

doveva essere costituita da un nucleo abitativo antico, ora attualmente occupata dal Palazzo dei Normanni e

da caserme situate al centro cittadino, per poi estendersi fino al porto; sorge su una collina, compresa tra due

fiumi (Kemonia e Papireto), quindi protetto tra due fossati naturali.

Difficile è attualmente ricostruire la planimetria antica: il tracciato viario moderno dovrebbe ricalcare quello

antico.

B. Fortificazioni, oggetto di scavi anche recenti, che raggiungono ancora alzato di 5m, dotate di porte

urbiche (una sicuramente situata verso sud-ovest, dove sorge al di fuori la necropoli); sono state costruite

intorno al 6 secolo, con blocchi squadrati messi in opera a filari.

C. Necropoli, oggetto di scavi recenti; sono noti diversi settori (Caserma Uccuryk), con tombe a camera con

dromos a gradoni, larga quanto il dromos. Le camere sono state rinvenute integre, quindi sono stati

recuperati importanti dati sul mondo funerario punico: elementi di corredo datati alla prima metà del 6

secolo, elemento che contrasta con l'ipotesi della diffusione dell'inumazione successivamente a questo

secolo (sono ascrivibili quindi alla fase fenicia); questo dimostrerebbe forse una presenza Cartaginese

precedente alla totale conquista punica.

Solunto:

Era nota fino a poco tempo fa solo la parte ellenistica, che sorge sul Monte Catalfano, in prossimità della

costa, scavi condotti da Tusa, che mise in luce questo impianto urbanistico. Tucidide però parlava di una

fondazione già fenicia: recentemente sono stati individuati resti fenici sul promontorio, dove testimonianze

di un abitato del 6 secolo, con quartiere artigianale, sono state attribuite al periodo fenicio.

L'abitato deve essere stato spostato per un motivo: forse, la città arcaica deve essere stata distrutta dalle

truppe di Dionigi di Siracusa, quindi occorse ricostruitela in un sito non troppo lontano, con forme

tipicamente greche. Ci sono però testimonianze di una cultura Punica, quindi venne costruita dai punici con

forme greche, segno della forte ellenizzazione di queste popolazioni nell'isola.

Area sacrale, situate nell'Agorà greca, dove l'altare presenta tre bettili (come a Creta; fa riferimento al

• principio ternario della divinità), con vasca e sistema di canalette, che dimostrerebbe lo svolgimento di

sacrifici cruenti.

Edificio a due navate, con due celle sullo sfondo, destinate al culto di due divinità diverse, forse una

• maschile e una femminile.

Necropoli, caratterizzata da tombe a camera, con dromos gradinato, riferibili al 6-5 secolo, mentre

• mancano quelle riferibili alla fase ellenistica, che avrebbero fornito dati dei rituali funerari di questa età,

quando erano condizionati dalla cultura greca; sono state trovate anche tomba a fossa, con riseghe per

supportare lastre di copertura.

Lilibeo:

Città costiera, fondata dai moziani dopo la distruzione della città di Mozia. Il primo impianto quindi è

riferibile al 4 secolo: la ricostruzione antica è molto difficile, perché è sovrapposta dall'attuale Marsala. La

planimetria doveva essere rettangolare, definita dal tracciato delle mura di fortificazione, che sono tra quelle

più celebrate dalle fonti classiche, perché resistettero dall'assalto di Pirro (circondate da un fossato allagato

dall'acqua di mare, attraversabile tramite tunnel al di sotto del fossato).

- Porti, uno localizzato a nord e uno a sud, in corrispondenza di approdi naturali, quando la costa era diversa

da quella attuale

- Necropoli, costituita da tombe a camera, scavate nella roccia, che presentano un ingresso a pozzo

verticale, analogo a quello di Cagliari, Olbia e Nora, otre che Cartagine; riseghe funzionali a sostenere

lastre che evitavano di riempire di terra il pozzo, per riaprirlo successivamente; hanno anche buchi che

permettevano di scendere nella tomba, alternate sui lati opposti, per ospitare meglio il piede; camera o due

camere contrapposte, con profondità limitata. I corredi sono tipici dell'età ellenistica:

Evidenzia un sistema rituale improntato alla cultura greca. Oggetti simbolo di questa cultura, strigile, ad

• esempio

Stele funeraria, utilizzate per individuare la posizione delle tombe. Stele funerarie ad edicola,

• riproducono tempietto, databili ad una fase successiva alla conquista romana della Sicilia, presentano

però una decorazione dipinta, in bianco e rosso, con elementi simbolici riferibili alla tradizione punica:

simbolo di Tanit e il caduceo; presentano il defunto disteso su un cline, eroizzato, che riflette

un'escatologia italica, che ricalca però simbologia Punica, non smembrata o persa nonostante la

conquista romana. Altra stele funeraria riproduce un tempietto greco, con colonne in stile tuscanico, con

defunto realizzato come nell'altra. Trovano confronti con Sidone, databili sempre in età ellenistica-

romana.

- Tofet, non individuato sul terreno, ma sappiamo della sua presenza per via del ritrovamento di stele

votive: tipo simile a quelle del Tofet di Cartagine, lastre in pietra rettangolari con sommità triangolari, che

richiama la forma del tempio greco, anche per gli acroteri presenti all'estremità del timpano; stele dedicata

ad una divinità, citata nell'iscrizione, Bàalammon, divinità a cui venivano dedicati i Tofet punici.

Iconograficamente, vi sono elementi interessanti: tre bettili, che fanno riferimento alla divinità in modo

aniconico, di origine vicino orientale; al di sotto vi è un personaggio maschile, rivolto a sinistra, con veste

lunga, copricapo conico, abbigliamento sacerdotale, braccio sollevato e palmo rivolto in avanti, verso

elementi simbolici quali un caduceo, di origine greca (si riferisce ad Hermes), il simbolo di Tanit

umanizzato, e un bruciaprofumi, con tre corolle rovesciate e schematizzate (presenti a Sidone e Cipro). Il

ritrovamento del Tofet sarebbe essenziale per rispondere a dubbi e fornire informazioni riguardo questa

città è il culto cittadino. 11 marzo 2015

Selinunte:

Acropoli: alcuni edifici e decorazioni risalgono alla fase della conquista Punica della città greca, 409 a.C.

- Raffigurazioni sul pavimento ricavate a mosaico, con tessere bianche su cocciopesto (malta di calce e

ceramica triturata); simbolo di Tanit, caduceo, bucranio (testa bovina iscritta in una ghirlanda)

Testimonianze della presenza Fenicia e Punica nel Nord Africa:

Su capo Gamath. Cartagine è la città più importante, fondata da Tiro nel 9 secolo; diverse fonti ci forniscono

la sua fondazione:

Timeo di Caormina si rifà a Tiodoro Siculo, il quale afferma la fondazione della città 38 anni prima della

• prima olimpiade (776 a.C., quindi 814 a.C.)

Secondo Melandro di Efeso, tramite Giuseppe Flavio, fu fondata nell'825, il settimo anno di governo del re

• Giustino invece portò la data di fondazione a prima della fondazione di Roma, all'incirca 820

Quindi abbiamo una concordanza sulla fondazione della città africana.

Mito di fondazione, tramandato da Giustino, cristallizzato da Virgilio nell'Eneide: opera di una principessa

Tiria, di nome Elissa, sorella di Pigmalione, che sposa lo zio materno, sacerdote di Melkart; il re voleva

impadronirsi delle ricchezze del genero, facendolo uccidere, cosa che provocò la fugga della donna;

facendo scalo a Cipro, prese 80 fanciulle, per garantire una discendenza nella nuova colonia; giunse quindi

nel Nord Africa, trattando con le popolazioni autoctone per la fondazione della nuove città (concessione di

un appezzamento di terreno pari ad una pelle di bue; tramite astuzia, tagliò la pelle e la usò per

circoscrivere un'area collinare, dove poi sorgerà l'acropoli della città); la donna venne chiesta in sposa dal

re autoctono, finse di accettare, ma poi si uccise e si fece cremare, sopra una pira. Esistono elementi storici:

prostituzione sacra semitica, contrasti in terra africana tra stranieri ed autoctoni, rifiuto di unire le razze

(tendenza generale dei fenici, che rifiutavano di mescolare il sangue).

Si tratta però di un mito inventato, rielaborato nel mondo greco tardo, successivamente in età romana, per

giustificare la distruzione di Cartagine.

Sorge su un promontorio, con stretto braccio di mare che mette in comunicazione due settori mediterranei,

quindi in posizione strategica per le rotte. Oggi Cartagine costituisce un quartiere residenziale di Tunisi, dove

si trova anche il palazzo residenziale. L'espansione urbanistica fu molto intensa negli anni 60-70, quindi fu

emanato un appello per salvare la vecchia Cartagine e recuperare l'archeologia della città, appello a cui

aderirono varie nazioni.

Non sappiamo molto dell'urbanistica di età arcaica, le testimonianze più antiche sono dell'8 secolo (missione

tedesca): insediamento contornato a nord ed ovest da necropoli (Dermech e Douimes, quelle più antiche;

altre più recenti, Byrsa e Junon), delimitando l'area abitativa; a sud è stato individuato il Tofet, nel quartiere

denominato Salammbô, dove si trova il tempio di Tanit: è stato individuato stranamente a sud, prossima ai

porti ellenistici (due, quello circolare e quello rettangolare, militare e commerciale rispettivamente; porti

artificiali scavati e foderati con muri in pietra).

- Necropoli antiche: tombe con pozzo verticale, circolari sul fondo, dove viene collocata l'urna cineraria,

una cassetta d'ossario, un sudario per le ceneri. Spesso si trovano urne in alabastro, 700 a.C., egiziane, uso

documentato anche nella penisola iberica, manufatti di pregio quindi a ceti elevati della città. Altre tombe

scavate di recente sono ben documentate: fosse rettangolari, sulla roccia, con individuo inumato supino,

posizione tipica di queste tombe nel mondo fenicio, con corredo funerario come vasellame od oggetti

preziosi, insieme alle brocche biconiche e con collo a fungo e il cooking both (corredo che si può trovare

anche all'esterno). Troviamo anche le tombe a cassone, con lastre verticali infisse nel terreno, che

delimitano il sarcofago, dove viene deposto il corpo, coperte con altre lastre orizzontali: origine arcaica

ma con lunga tradizione, fino ai romani.

Corredo ceramico dalla tomba arcaica Byrsa: in più abbiamo lucerne bilicne, con due becchi, forma di

• origine vicino orientale (dove però hanno un becco); ceramica di importazione greca, come crotili

protocorinzie. Per datare la ceramica fenicia si ricorre ad elementi di tradizioni esterne, perché

rimangono standard per secoli, senza differenziarsi di molto le une dalle altre.

Tomba a camera costruita, come nelle necropoli di Cipro; costruite su una fossa, con soffitto di lastre

orizzontali, sormontate da altre lastre a mo di triangolo, che scaricavano il peso della terra sovrastante; la

parte anteriore presenta un portello rettangolare ed un pozzo di accesso, verticale: questo paramento ha

funzione di contenimento, per lasciare libero il pozzo; poteva contenere più individui, 7 secolo avanti

(esempio: tomba di Yada'milk, a Dermech); il corredo ritrovato, oltre a quello classico, comprendeva altri

manufatti in metallo, una lucerna, una anfora da trasporto, una cotile, una anfora arcaica metopale, oggetti

di ornamento in oro, tra cui un pendente per collana con iscrizione che riportava il nome del defunto,

scarabei, ecc, che denotano il rango sociale elevato dei defunti (erano due, forse una coppia).

- Tofet, rinvenuto nel 1921; santuario i cui strati più profondi risalgono alla metà dell'8 secolo, quindi è

quello più antico di tutto il mediterraneo, oltre ad essere quello più importante. Santuario a cielo aperto,

recintato, dove vi si svolgevano sacrifici (secondo fonti antiche sacrifici di bambini): secondo studi recenti

si pensa possa essere una necropoli appartata, dedicata ai bambini. Santuario con urne cinerarie con resti

di infanti, morti prima della nascita o in tenera età, con stele, edicole con inquadramento egittizzante o

grecizzante, non in numero identico alle urne. I primi scavi furono tumultuosi e mal documentati.

Stele ad edicola, egittizzanti, o a nicchia più semplici, con all'interno una raffigurazione iconica o

• simbolica (idolo a bottiglia)

Ceramiche, documentazione più antica è quella cosiddetta Chapelle Cintas (studioso autodidatta che

• divenne uno dei principali studiosi del mondo punico, conducendo scavi in questa necropoli,

individuando le deposizioni più antiche del Tofet): questo luogo doveva essere un deposito di

fondazione, perché le urne erano raggruppate in un recinto, da qui il termine cappella: in realtà, si

trattava di deposizione vere e proprie, urne con corredo, resti incenerati di infanti, con materiali di

ispirazione o provenienza greca ed euboica, che documenterebbe un rapporto stretto con i greci fin dalle

fasi più antiche (lucerne, anfore, qipper, di tradizione fenicia; brocche trilobate, kotiali, di tradizione

greca): si ipotizza fossero deposizioni di bambini di coppie miste, ma è solo un'ipotesi che attualmente

non è condivisa da tutti.

Importante è il quartiere di Magone, scavato dai tedeschi, vicino alla costa. Questa è l'urbanistica arcaica.

Quella del 5 secolo a.C.: abitato che sorgeva nell'area precedente, vicino alla costa, ad est della collina di

Birs, dove vi era l'acropoli, dove vi erano anche templi (come quello di Eshmun; i romani spianarono

completamente la sommità della collina, quindi non ci è rimasto nulla; vi costruirono i simboli della potenza

romana). Le necropoli ancora erano a nord: si ampliano fino a comprendere altri settori, quello di Bordj jedid

e di Sant Monique; a sud viene intaccata dall'espansione dell'abitato, fino ad obliterare completamente alcuni

settori funerari. Vi erano anche aree industriali, per la produzione della ceramica, metallurgiche e della

porpora (area di Le Kram, 3 secolo avanti). Tofet sempre a sud, vicino alle aree produttive (che stavano,

come a Mozia, in area periferica). Non sappiamo la conformazione dei porti, né dove fosse localizzato:

secondo alcuni a sud.

Nel 5 secolo, importante citare è:

- Quartiere a mare, vicino alle mura di fortificazione

- Edificio pubblico di Rue Ibn Chabâat, interpretato inizialmente come Tempio di Apollo, anche se ancora

non si conosce la sua funzione; nel 2 secolo, dopo una ristrutturazione, doveva avere una scalinata

monumentale in facciata, con due colonne, con vestibolo d'ingresso, per poi arrivare a tre celle affiancate

(radici semitiche); struttura cultuale che sorgeva vicino ad uno spazio aperto, forse la piazza del mercato,

dove sorse il foro romano. È un edificio molto importante: nello scavo furono rinvenute numerosissime

cretule, cioè impronte di sigilli come scarabei, su argilla, utilizzate per sigillare appunto i documenti reali

ed amministrativi, notarili (nuovi supporti scrittori, da tavolette di argilla a papiro, rotolato e chiuso con

un laccio e sigillato con argilla, dove veniva impresso il sigillo); costituiscono una miniera di informazioni

iconografiche, per i sigilli e le valenze politiche, testimoniando il ruolo del tempio nella conservazione di

documenti (=archivio, tra i più importanti del mondo Punico).

Iconografie: vicino orientali (falce lunare, disco solare, triade bittila) egiziane (dio Bes con copricapo

• piumato; Falcone con serpente).

Dopo la sconfitta nelle guerre puniche, Cartagine viene distrutta: attua una politica per potenziare

l'agricoltura in questa area, tendendo a rifarsi delle perdite subite in età Barcide, instaurando un dominio

territoriale nella penisola Iberica.

La città si risviluppò, nel 3-2 secolo: quartiere con edifici imponenti che rivelano un rango sociale molto

elevato dei proprietari; due porti, quello circolare militare e rettangolare mercantile, descritti da Appiano

che racconta dell'assedio di Scipione nella città. Il Tofet resta nello stesso sito, così come le necropoli che si

estendono sempre più a nord.

- Quartiere a mare, di Magone, 3-2 secolo; simbolo della ripresa economica della città, che si riflette nel

modo di costruire le abitazioni, con portico all'interno, oltre a stucchi e decorazioni, che denoterà

ricchezza dei proprietari.

- Necropoli, diffusione della tomba a camera scavata nella roccia, con pozzo verticale di accesso (no note

tombe a dromos). Vi erano fino a quattro camera sovrapposte, a profondità di 20m, o camere affrontate.

La necropoli di Saint Monique, scavata alla fine dell'800, definita 'dei Sacerdoti', ha restituito tantissime

tombe, testimonianze del rapporto con la cultura greca: sarcofagi antropoidi in marmo, con raffigurazione

a rilievo sul coperchio, raffiguranti maschi e femmine: barbato il primo, lunga tunica, braccio destro

piegato e palmo rivolto in avanti, mano sinistra con coppa; acconciatura elaborata la seconda, con veste

che copre il busto, e due ali che coprono le gambe, con coppa nella mano sinistra: richiamano lo stile

greco del tempio, ellenizzanti quindi, anche dal punto di vista iconografico (volto classicheggiante). La

figura femminile presenta elementi estranei alla tradizione greca: le ali si inseriscono nella tradizione

vicino orientale, con elementi della cultura egizia (attributo tipico della figura di Iside, ma presente anche

nella monetazione accadica); secondo le interpretazioni, sono tombe di sacerdoti e sacerdotesse, quindi

rilevanti. Il corredo trovato era molto ricco, però la documentazione è inesatta e sommaria (sono state

ritrovate anche urne incinerarie nella stessa camera). Anche le fiancate del sarcofago erano decorate con

iconografie greche.

- Quartiere artigianale di Byrsa, con le fornaci per la lavorazione del ferro. 12 marzo 2015

Tornando al quartiere artigianale:

4-3 secolo. Rinvenuto da una missione francese, testimonia la lavorazione del ferro nel mondo punico, che

non è molto presente: fornaci con pareti in argilla, decorate esternamente da impronte digitali (cerchietti

funzionali alla lavorazione); veniva usato carbone vegetale, anche se non si raggiunse mai la temperatura di

fusione del ferro (solo dalla fine del Medioevo si usò carbone fossile che permetteva ciò): i minerali grezzi si

introducevano nella fornace, per essere trasformati in ferro metallico, che non esiste puro in natura; gli

ossidi di ferro vengono trasformati in ferro metallico, non fuso ma separato dalla scoria che si deposita sul

fondo; il ferro metallico viene battuto a caldo, per espellere la scoria residua, ottenendo la loppa, massa di

ferro dolce pronto per essere forgiato.

Questo quartiere si sovrappone alle tombe più antiche, precedendo il 'quartiere di Annibale', del 2 secolo

avanti.

- Quartiere di Annibale, isolati di abitazioni lussuose, descritte anche da Appiano quando parla pure dei

porti e dell'assedio romano sull'acropoli; seconda la sua descrizione, era costituiti da diversi piani. Sono

edifici che dimostrano capacità economica dei proprietari: ingresso a vestibolo che immette in un cortile,

dove un pozzo conservava acqua piovana in una cisterna, al di sotto del pavimento (la città non aveva

acquedotti); altri ambienti erano riservati ai proprietari, quindi camere da letto; vi erano anche altri

ambienti che immettevano sulla strada, cioè botteghe commerciali; pavimenti in cocciopesto, pareti

intonacate anche con decorazioni pittoriche.

- Porto circolare; gli scavi hanno dimostrato la presenza di un isolotto al centro, chiamato

'dell'ammiragliato'. Aveva strutture imponenti, funzionali alla messa in secco delle navi da guerra, quindi

con mura con vani giustapposti, dove uno scivolo (rampe di carenaggio) permetteva il movimento della

nave.

- Porto rettangolare, quello commerciale; anche questo è iscritto nel circuito murario, sistema difensivo

molto efficace.

Utica:

Insediamento della costa nord africana, le fonti attestano una antichità maggiore rispetto a Cartagine: Plinio

il Vecchio scrisse che ancora ai suoi tempi era presente un tempio di Apollo dove si trovava una trave di

cedro vecchia di 1200 anni (1101 a.C., data fornita da Veleio per quanto riguarda Calice). Non abbiamo

però traccia archeologica di questa fondazione così antica.

Gli scavi archeologici degli ultimi anni hanno consentito di recuperare una documentazione che accerta una

fondazione della città già alla fine del 9 secolo: ceramica che associa prodotti greci con quella nuragica e

fenicia (come a Sant'Ilbenia).

La città fu rasa al suolo dai romani, prima della ricostruzione della città, cosa che comportò il rinnovamento

planimetrico ed urbanistico; conosciute sono solo le necropoli, oltre ad alcuni lembi dell'abitato.

A. Tombe a camera costruita, 8-7 secolo

B. Tombe con sarcofagi ricavati sulla roccia, del periodo Punico, 6-5 secolo.

Tutti ad inumazione, non sono noti casi di incinerazione.

Kerkouane:

Su capo Bon. La localizzazione è interessante, perché si trova di fronte alle coste siciliane occidentali, quindi

strategica con lo scopo di controllare le rotte commerciali. Fu interessata dalle guerre greco-puniche. Non è

di fondazione fenicia, viene fondata da Cartagine agli inizi del 6 secolo, secondo i dati archeologici, quando

Cartagine consolida il suo potere sul Nord Africa, prima di avviare le conquiste armate sul continente

europeo.

Pianta subcircolare, come Mozia o le città vicino orientali siriane; mura con due cortine, dotate di porte

urbiche, da dove partono le strade principali, che si associano ad una strada perimetrale che corre

all'interno delle mura, concentricamente alle fortificazioni.

- Abitazioni, molto particolari, evidenziano la capacità economica degli abitanti; planimetria con influenza

libica, per quanto riguarda la presenza di vani in diretta successione, anche se non mancano influenze

greche, che si evidenziano nella presenza dei peristili. Anche in questo caso abbiamo un pozzo con

cisterna. Elementi che evidenziano la ricchezza cittadina:

Tecnica costruttiva dei pavimenti in cocciopesto e con decorazione a tessere di mosaico (simbolo di

• Tanit), pareti intonacare e dipinte

Vasca da bagno, caratterizzata da intonaco idraulico

I terreni dovevano essere molto fertili, come ci testimonia Teodoro Siculo, che evidenzia la presenza di

alberi da frutto, che costituivano la base della ricchezza della città, succursale di Cartagine, forse città

costituita da seconde case e quindi da cittadini metropolitani.

Plinio il vecchio definisce la pavimentazione usata 'pavimentazione Punica' perché presente in molte località

puniche, quindi era un elemento che li contraddistingueva.

- Edifici per produzioni di vetro; fornaci per ceramica e porpora

- Aree cultuali: tempio di difficile attribuzione ad un culto, è il più grande finora documentato; si apre su

una strada principale, ingresso con lastra in pietra e pilastri (1), sala con banchine alla base delle pareti (3),

sala enorme (9) interna, affiancata da ambienti di servizio, con base dell'altare (10), edicole sul fondo di

questa sala, ambienti per la lavorazione dell'argilla per la produzione di statue votive (4-8), altri ambienti

testimoniano il culto in questo luogo e a sacrifici in onore alla divinità (12), in fondo ci sono altri ambienti

dedicati al sacerdote (13), una vera e propria casa. Sono state trovate testine in terracotta, oggetti votivi

dedicati dai fedeli alla divinità del tempio.

- Necropoli, ubicate lungo la costa, sulla scogliera, con tombe a camera scavate sulla roccia.

• Area di Arg el-Ghazouani, con tombe a dromos con scalinata a tutta larghezza e tombe a fossa con

riseghe laterali. Tomba ipogeica particolare, con gradinata che occupa soltanto la parte centrale perché i

lati sono riservati a delle rampe.

• Jebel Mlezza, più a sud ma contemporanea alla precedente; decorazioni molto complesse di tipo

pittorico: tomba n.8, colorata di rosso su tutte le pareti (valenza simbolica) con varie raffigurazioni:

soffitto simboleggia un tetto a doppio spiovente, ricordando le abitazioni; pareti con altri motivi, come:

raffigurazioni di città con edifici turriti e merlati circondati da una fortificazione con torri merlate; in

una nicchia è presente il simbolo di Tanit con falce lunare; a destra è presente una raffigurazione

zoomorfa (gallo, che simboleggia l'anima del defunto che lascia la città per raggiungere la destinazione

definitiva), che si ritrova anche nella parete di sinistra, vicino ad un mausoleo (inizia a diffondersi in

questo periodo, e raffigura la destinazione finale, quella della morte: base a gradoni, edificio scanalato e

cupola triangolare; edifici destinati a sovrani, o a rappresentanti della classe dirigente); a metà altezza è

presente una decorazione geometrica.

• Sarcofago ligneo 'della principessa', perché ospitava una donna; tipo molto diffuso nel mondo punico,

raramente documento in archeologia (anche a Sulci è stato ritrovato un coperchio ligneo); iconografia

ellenizzante, grazie al panneggio e ai tratti del volto, molto pregiato, rivestito da lamina in oro di cui si

vedono ancora i resti.

Quadro generale della presenza in Nord Africa:

Limiti geografici: insediamenti libici di Sabratha e Leptis Mania ad est e insediamenti marocchini ad ovest.

Le conoscenze sono molto parziali, perché la situazione politica non ha permesso scavi approfonditi; non è

sempre possibile distinguere insediamenti fenici e fondazione Cartaginese.

Area degli empori, culmine delle rotte che provenivano dall'area subsariana, ricca di metalli come oro o

avorio: zona libanese. Qui si collocano le 'aree dei fileni', documentate dalle fonti, limite del territorio

Cartaginese verso oriente: Sallustio racconta di una controversia territoriale con Cilene, più ad est e sotto il

controllo greco; si accordarono delegando il problema ad una gara di corsa, una maratona: il punto di

incontro degli atleti avrebbe decretato il confine tra le due città (i Cartaginesi guadagnarono un territorio

più vasto dei greci); vincendo, vennero accusati di illealtà, il confine venne stabilito ma gli atleti Punici

vennero sepolti vivi in questo punto (erano loro i cosiddetti Fileni): in ricordo del loro sacrifico, i Cartaginesi

fecero erigere degli altari.

Circolo di Cartagine:

Leptis Mania ha una fase greca e niente dell'abitato Punico, anche se sono state trovate le tombe di questo

periodo; le fonti documentano una fondazione da parte di Tiro.

Sabratha conserva i resti di un Tofet, abbastanza tardo: testimonia però la diffusione del santuario in Africa.

Più a nord troviamo altri centri: Gightis, Gabes, Gerba, Madia, Thapsos (importante in epoca successiva,

dove avvenne uno scontro decisivo in epoca tardo repubblicana), Leptis Minur, Handrumetum (fondata da

Cartagine, anche se le fonti parlano di una fondazione fenicia; non consociamo l'urbanistica, ma ha restituito

un Tofet ben conservato e conosciuto).

La regione circostante in cui sorge Cartagine, da capo Bon fino a Ras Zebib, presenta insediamenti con

utilizzo difensivo, quindi erano fortezze che proteggevano la città principale: Biserta, Cirta (interna, con

Tofet), Tipasa, Cherchel, Gouraya (insediamenti più occidentali, in Algeria, riferibili a fondazione

Cartaginese). In più, questo Circolo di Cartagine, comprendeva anche la Sicilia e la Sardegna.

Il Fiume Seybose costituisce il confine della metropolitana, ad ovest.

Sono territori che gravitano nell'orbita politica di Cartagine. Suddiviso in distretti territoriali con propria

amministrazione.

Circolo dello Stretto:

Territori che gravitano intorno a Cadice, quindi svincolati da Cartagine. In questa area non sono presenti

Tofet. 13 marzo 2015

Tornando al Circolo di Cartagine:

Le fortezze-Città si trovano intorno a Cartagine, su capo Bon:

Ras Fortass: fortezza con doppia cinta muraria con torri, no centro urbano, controllo delle rotte e degli

sbarchi sul territorio Cartaginese. Kelibia: i resti sono stati trovati al di sotto di una fortezza ispano-turca.

Ras ed-Drek (ras=promontorio): sistema di muri difensivo, con cinque cisterne a bagnarola, per

l'approvvigionamento idrico.

Su Ras Zebib: sono state trovate altre fortezze, insieme a tombe.

Città del Circolo dello Stretto:

Ci sono centri minori come Nersa Madakh, più importante è Rachgoun, che sorge su una piccola isoletta,

dove un insediamento fenicio doveva risalire al 6 secolo: coste alte e scoscese, con necropoli a nord e abitato

a sud.

- Necropoli, cremazione con casi di inumazione infantile. Tombe a fossa e fosse ad incinerazione

secondaria. Nei corredi sono state rinvenute ceramiche denominate Cruz del Negro, di origine iberica

(forme di ispirazione fenicia, prodotta negli insediamenti iberici come Cadice, quindi orientalizzante): la

presenza di questa ceramica indica una fondazione dei fenici di Cadice, quindi di occidente.

- Abitato; rinvenimento di cisterne che hanno permesso la sua individuazione, però non è stato ancora

scavato.

- Bacino artificiale, su roccia, ad est; definito Cothon, perché interpretato come un porto. Studi recenti

hanno rivisitato questa teoria: in base al livello marino antico, il bacino doveva emergere di circa un

metro sul livello del mare, mentre adesso è sommerso completamente: la struttura quindi doveva essere

finalizzato alle attività legate alla pesca, funzionale a catturare pesci.

Altre città sono Gadir, fondazione fenicia di Cadice; sulla costa marocchina troviamo Kuass, Banasa, che

hanno frequentazione Punica; importante è Lixus, considerata una delle colonie più antiche, temporanea a

Gadir ed Utica (fine 12 secolo).

Lixus ospitava un tempio di Melkart, famoso in antichità, visitato da Annibale ed altri condottieri romani

(grazie a questo tempio venne cado allo stretto di Gibilterra il nome 'colonne d'Ercole'). Sorge alla foce del

fiume Lukos, uno dei più importanti della regione. In antichità doveva sorgere direttamente sul mare, mentre

oggi si è formato un bacino paludoso, con 4km circa di terra. La città sorge su una collina chiamata Chumis,

nell'attuale Larache.

Planimetria: si sono trovati edifici romani, pochi edifici fenici; nell'abitato sono state rinvenute strutture

• non più antiche dell'8 secolo, chiamate Sondeo dell'Olivo e Sondeo del Algarrobo (nome dato per la

presenza di piante caratteristiche). Non sono state trovate testimonianze del famoso tempio di Melkart:

studi novecenteschi individuarono nell'area dei templi romani una struttura attribuita a questo tempio,

anche se poi altri studi hanno smentito la teoria; al di sotto sono state individuate strutture fenicie.

Abitato, nel Sondeo dell'Algarrobo; sotto la fase punico-mauritana (3 a.C.-1 d.C.) sono state individuate

• abitazioni dell'8 secolo avanti; due fasi preromane: punico-fenicia (8-6 secolo) e punico-mauritana, quindi

la non presenza di strutture di mezzo indicano una crisi nella fase centrale.

È un insediamento legato alle attività marittime come la pesca e la sua salazione, caratteristica che rimane

fino all'età romana.

Mogador, sempre su un isolotto, presenta tracce fenicie del 7 secolo. La ceramica rinvenuta evidenzia le

caratteristiche sopra citate (classe Cruz del Negro), quindi anche questo insediamento doveva essere stato

fondato da un gruppo di fenici occidentali. Commerciavano localmente, occupandosi di attività di pesca e

della produzione della porpora (enormi quantità di gusci di murice testimoniano questa attività). È stato

rinvenuto un bettilo in pietra, legato ad un luogo di culto di tradizione semitica, e ceramica databile al 7

secolo sia di produzione locale che di importazione; in questa fase sembra decadere, come Lixus, sottomessa

dalla potenza commerciale di Cadice, che orienta i suoi traffici verso Cartagine, trascurando questa zona

atlantica.

Malta:

Malta è un altro luogo interessato dall'espansione Cartaginese: arcipelago vicino alla Sicilia, con funzione

strategica perché scavo della navigazione verso occidente. È completamente priva di risorse metallifere,

quindi non vi era interesse economico nel fondare qui un insediamento.

Ha caratteristiche peculiari: gli insediamenti non si trovano direttamente affacciati sul mare, ma sono posti

internamente, anche in zone elevate; i nuclei più importanti sono Mtarfa e Rabat, con necropoli a camera su

roccia, con dromos, databili all'8 secolo, con rito di inumazione contrariamente a quanto avviene ad oriente,

dove avveniva l'incinerazione.

Motivo dell'occupazione dell'Isola: utilizzare gli insediamenti autoctoni permise ai popoli fenici di

instaurare un grande rapporto con le popolazioni locali, visto che questi avevano già una tecnologia

avanzata. Abbondante ceramica fenicia insieme a quella autoctona ha fatto pensare alla coabitazione di

queste due popolazioni.

Ad oriente troviamo altre località importanti: Marsaxlokk (su un bacino) e Tas Silg (culto ad Astarte, che si

svolge in un tempio già esistente dedicato ad un culto femminile locale; conosciuto in tutto il mondo romano

e punico).

- Tempio di Astarte, edificio autoctono neolitico, a forma di ferro di cavallo con due ambienti ellissoidali;

con l'arrivo dei fenici viene cambiato il culto di questo tempio, instaurando Astarte, analoga alla divinità

femminile precedente. La struttura viene solo restaurata, raddrizzando le mura e potenziandole; venne

aggiunto un vano anteriore, con ingresso a due pilastri con capitelli a gola egizia.

In età Ellenistica, il tempio subisce un ampliamento e una ristrutturazione: il contorno viene aumentato, con

nuove strutture, come una piazza antistante la facciata (con pavimentazione lastricata circondata da colonne).

Sono state rinvenute iscrizioni dedicate ad Era, divinità femminile considerata analoga ad Astarte: questo

tempio doveva essere frequentato da varie etnie, quindi doveva contenere vari culti, anche non fenici, come

quello ad Era, per esempio.

Importanti sono i suoi avori ed altri oggetti preziosi, oggetto di saccheggio fino all'antichità:

Placche in avorio lavorare a giorno, con stessa iconografia di palmetta vicino orientale (schematizzazione

• del fiore di loto con palmetta sottostante), databili al 7 secolo, di produzione fenicia.

Falce lunare in agata con iscrizione cuneiforme, datata al13 secolo, di produzione siriana. Questa iscrizione

• in cuneiforme è la più occidentale finora rinvenuta; questa falce è importantissima perché attesta traffici

commerciali già nel tardo bronzo (anche il rinvenimento di un carico sommerso nelle coste turche,

proveniente da Ugarit presumibilmente, aveva testimoniato un traffico antico verso occidente).

Cadice:

Localizzata nella costa atlantica iberica, dove la presenza fenicia è stata documentata sia nelle coste

mediterranee che in quelle atlantiche, fino al Portogallo (sito presente anche a Lisbona). In alcune località

erano state fondate città precoloniali, come abbiamo visto.

Le fonti la datano al 1100 a.C. Le testimonianze archeologiche però non risalgono oltre il 9 secolo.

L'insediamento sorgeva in un arcipelago con tre isole, documentato da Plinio il Vecchio che ne descrisse la

topografia; oggi questo arcipelago è collegato direttamente alla Spagna, dopo spostamenti delle acque, che

hanno fatto sollevare questa lingua di terra. Le tre antiche isole vengono chiamate Eriteia, Cotinussa ed

Antipolis, quest'ultima inglobata nella terra ferma (località San Fernando).

- Cotinussa, isola maggiore con due templi alle estremità, uno dedicato a Bàal, Cronio nelle fonti classiche,

l'altro dedicato a Melkart, distante dal nucleo abitativo, che sorgeva nella piccola isoletta di Eriteia.

- Eriteia, oltre al nucleo abitativo sorgeva un altro tempio dedicato ad Astarte, Afrodite nelle fonti classiche.

Un canale doveva dividere le due isole maggiori, ritrovato grazie ai canottaggi fatti ultimamente (canale di

Bahia Caleta).

A. Abitato situato sull'attuale Tavira.

B. Necropoli situata ad occidente di Cotinussa, in prossimità del tempio di Bàal, nell'attuale Puertas de

Tierra.

C. Resto architettonico di strutture antiche, nella punta di San Sebastian; capitello protoeolico, 7 secolo,

forse appartenente al tempio di Bàal (presente nel palazzo sud di Babilonia, ma anche a Mozia, quindi

tipico della cultura fenicia, presente anche nelle stele dei Tofet).

D. Nell'isola di Cotinussa, nella località di Sanctipetri, doveva sorgere il tempio di Melkart; sono stati

rinvenuti bronzi figurati di importazione fenicia, datati all'8-7 secolo, raffiguranti divinità, di pregio, con

iconografia egittizzante (rinvenute spesso mutile, con gonnellino egiziano, busto nudo e tiara conica

siriana o corona abscent o osidiaca dell'alto egizio, barbate o rasate), riferibili al fenomeno

precoloniale cittadino (cosa che daterebbe il tempio di Melkart all'età precoloniale).

E. Supporto ceramico, ulteriore rinvenimento sottomarino, dell'8-7 secolo. 18 marzo 2015

1 ora

Finendo su Cadice:

- Supporto per Thymiaterion, in terracotta, proveniente dal canale cittadino, forte pertinente ad un tempio,

quindi materiale liturgico: iconografia vicino orientale, palmetta, fiore di loto, agli angoli figura maschile

egittizzante (portatore di rotolo); 8-7 secolo

- Necropoli: località di Puertas de Tierra, Incinerazione nella fase antica, in fossa rettangolare, scavata

spesso in fosse più grandi (posizione supina del defunto); inumazione nella fase più recente, che si associa

a tombe a fossa o costruite, dette 'de silleria', giustapposte nel terreno, con parete di mezzo utilizzato come

tramezzo, coperte da lastre orizzontali (5-4 secolo; appartenenza ai ceti sociali più elevati)

Sarcofagi in marmo, antropoidi come quelli di Sidone, infatti si pensa che siano stati importati da questa

• città; non sono stati fatti esami sul marmo che permetterebbero di confermare o meno questa ipotesi

(iconografia greca nel volto, idealizzati secondo l'arte classica; alabastro tenuto dal personaggio

femminile, simbolo di status dei corredi femminili, perché oggetto di toilette; elemento indefinito nella

mano del maschio, forse melagrana, simbolo di rinascita. Sono stati rinvenuti in due zone separate)

Insediamenti fenici nella penisola iberica:

Castillo de Dona Blanca: simile a Cadice, insediamento gemello di quest'ultima, di fondazione fenicia

secondo gli ultimi ritrovamenti.

Gadir, Gadeira, Gades ??? (tre toponimi di etimologia diversa, simbolo della pluralità culturale cittadina):

abitazioni di pianta quadrata, anomala nella zona, muro di fortificazione (caratteri orientali come fossati e

case matte)

Baia di Cadice intensamente interessata da nuclei levantini. Si trasforma a causa delle alluvioni.

Morro de Mezquitilla: il più antico insieme a Cadice, 8 secolo, anche se gli ultimi studi la datano alla fine del

9; insediamento alla foce del rio Agarrobo, con stratigrafia complessa, strato profondo calcolitico, strato

superiore fenicio, manca quindi lo strato dell'età del bronzo (occuparono una area disabitata). Le tracce

dell'insediamento sono costituiti da livelli di lavorazione artigianale:

- Fornaci per la produzione del ferro, in situ, con storie, cenere, carbone, tuyère (boccolari o tubiere, in

terracotta; compaiono soltanto in insediamenti fenici o iberici che documentano forti contatti con questa

etnia). Il sistema di ventilazione evitava i momenti di interruzione del calore, il suo calo quindi. Come nel

caso di Cartagine, anche in questo caso non si riuscì mai a raggiungere la temperatura di fusione del ferro:

qui avveniva la fase di forgiatura e non la riduzione degli ossidi di ferro in metallo.

- Abitato: documenta una crescita dell'insediamento che si espande a spese delle aree precedente destinate

al quartiere artigianale (metà 8 secolo); edificio K, edificio H, edificio I: la planimetria deduce una strada

tra questi nuclei, la tecnica edilizia era formata da zoccolo in pietrame e alzato in materiali vegetali e

mattoni crudi di fango.

- Trayamar: necropoli pertinente a questo insediamento, nella riva opposta del fiume. Presenza

dell'inumazione, quando in occidente è diffusa l'incinerazione (7 secolo; a camera costruita, come a

Salamina, Cipro, Cartagine; dispositivo di accesso, blocchi squadrati di arenaria): ricchi corredi funerari,

anfore di asporto ed oggetti in oro.

Chorreras, stesso periodo, abbandonato decenni dopo, con necropoli distante, Lagos, con rito di

incinerazione.

Toscanos, più a ovest e più recente:

Sorge su una collina originariamente affacciata sul mare, a ovest del rio Velez. Dalla parte apposta troviamo

la necropoli, Cerro del Mar, pertinente all'abitato: questa dislocazione in una località periferica e distante

costituisce uno schema fisso negli insediamenti iberici. I dati la datano alla seconda metà dell'8 secolo.

Quattro fasi:

Toscanos 1: relativa alla fondazione dell'insediamento

Toscanos 2: ancora 8 secolo

Toscanos 3: 700 avanti; caratteristiche importanti:

- Edificio C con pianta tripartita, tre navate quindi, caratterizzato da un piano superiore rialzato,

interpretato come magazzino, ora considerato edificio polifunzionale. Planimetria particolare che

richiama quelli del vicino oriente

Toscanos 4: pieno 7 secolo; si estende fino alla sommità di due alture situate ad ovest e nord:

- Cerro del Penon; altura dove è stata ritrovata la zona industriale, con fornaci, con elementi in

mattoni crudi, crollati all'interno della fornace, caratterizzata da un solco finalizzato all'espulsione

delle scorie: sono state trovate scorie e carbone vegetale. Utilizzo di due mantici collegati ad una

tuyere, attivati con i piedi alternativamente, per inserire costantemente il calore

Subisce un ampliamento graduale, fino alla massima estensione nel 7 secolo, con la fase 4.

Malaga:

Sorge al di sotto della città attuale, con testimonianze più antiche datate al 6 secolo. Secondo alcuni studiosi

sarebbe sorta in seguito all'abbandono dei precedenti insediamenti, dopo la crisi del 6 secolo, fenomeno che

riguarda molti insediamento della costa andalusa (Toscanos, Serra de Viliard, ecc): il motivo è ancora

dibattuto.

Le modificazioni geomorfologiche della linea di costa insieme all'impatto della produzione fenicia

sull'ambiente avrebbero causato queste crisi, che portarono all'abbandono di varie città. Un'altra causa

sarebbe l'impatto del commercio fenicio in quello locale, tartessica: i fenici, sfruttando la popolazione

autoctona, le avrebbero svuotate dei denari, delle risorse economiche, portandole al collasso (sfruttando le

risorse metallifere, ad esempio).

Gli scavi hanno portato alla luce solo pochi resti, in particolare la Necropoli, con tombe a camera nella

roccia.

Almunécar (Sexi nelle fonti classiche):

Insediamento molto antico, 8 secolo. Topograficamente è simile a Toscanos, con abitato sulla sponda del rio

Secco, con necropoli, chiamata Laurita in letteratura, Cerro de San Cristobal nella cartina, sulla riva opposta

(una delle più importanti della penisola perché la più antica):

- Incinerazione, con pozzetto verticale, circolare, documentata anche a Lagos e Cargine; urne deposte in

una nicchia, con corredo funerario: ricco e particolare. Urne in alabastro, di produzione egiziana, giunte

trasportate sulle navi fenicie, oggetti di importazione utilizzati come status simbol, perché di prestigio,

donati dagli egiziani al ceto aristocratico Tiro (che dovevano essere molto ricchi): contenitori di vino

riutilizzati come urne cenerarie; hanno in alcuni casi il cartiglio faraonico che permette di datare la

produzione. Troviamo il corredo funerario tipico: brocca biconica e brocca con orlo a fungo, oggetti di

ornamento in materiale prezioso, scarabei cioè sigilli poi defunzionalizzati come amuleti.

Cerro del Villar:

Alla foce del rio Guadalhorce, alla destra, anche se in origine doveva sorgere su un'isoletta, alla foce del

fiume, interrata successivamente da alluvioni. Fondata nella seconda metà dell'8 secolo, con testimonianze

delle attività produttive:

Lavorazione del ferro

• Produzione ceramica, in connessione con la produzione ittica (produzione di pesce salato, imbottigliato e

• commercializzato), salazione talmente famose da raggiungere Corintio (anfore da trasporto contenenti

pesce salato, provenienti dalla penisola iberica), ma produzione anche di salse, diffuse in età romana; qui si

producono anche le anfore da trasporto oggetto di commercio del pesce

- Settore 9: planimetria analoga alle fornaci di Mozia, bilobate, definite a omega (origine vicino

orientale), a tiraggio verticale, con due camere una di combustione e una di cottura, con elemento

mediano che sosteneva la suola, pareti foderate di argilla, camera di combustione ricavata su una fossa

del terreno, per aumentare la resa termica

- Settore 3-4: atelier per la produzione ceramica, 7 secolo; laboratorio specializzato, con manufatti

utilizzati per la produzione (tornio): patio pavimentato con ciottoli di fiume, con rinvenimenti di anfore

da trasporto, ossa animali all'interno del laboratorio e ceramica da cucina di uso domestico, materiali

che attestano un uso anche abitativo

- Forni per la cottura della ceramica, diverse da quelle del settore 9: camera di combustione con pilastro

centrale e pianta circolare


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AUTORE

Floh

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia fenicio punica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Secci Raimondo.

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