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Appunti laurea in beni culturali

Introduzione

Giulia Roberto

Questa materia si propone di ricostruire la storia attraverso la documentazione archeologica ed artistica, affrontando un'area che geograficamente comprende la penisola anatolica, Siria, Libano, Giordania, Iraq, Armenia, parte dell'Iran, ed ha come limiti il mar Mediterraneo, il mar Nero, il Caucaso, il mar Caspio, l'altopiano iranico, il golfo Persico e il deserto arabico.

Cronologia

Dal punto di vista cronologico si va dalla seconda metà del IV millennio a.C. (tarda età del rame) fino al VI sec. a.C. (nascita dell'impero persiano) o secondo alcuni al 323 a.C. (conquista di Alessandro Magno). C'è quindi una marcata distinzione tra le culture sia in senso diatopico (geografico) sia diacronico (temporale), ma sono presenti elementi di continuità:

  • Sistema urbano, che vede la nascita delle città
  • Uso della scrittura, scoperta alla fine del IV millennio, che segna il passaggio alla storia; la scrittura cuneiforme, sillabica e prima ancora ideografica, era così chiamata per i segni incisi con stili dalla punta a cuneo su tavolette di argilla, che sono giunte fino a noi solo se cotte intenzionalmente o da incendi.

Le primissime testimonianze di scrittura provengono da Uruk. Le condizioni climatiche eccezionali della "mezzaluna fertile" portarono allo sviluppo dell'agricoltura, che permise l'accumulo di ricchezza da cui derivò la differenziazione sociale gerarchica. Questo rese necessari i sistemi di registrazione, da cui nacque la scrittura.

Fonti storiche

Per quanto riguarda le fonti, ci sono elementi storici presenti nella Bibbia e nel mondo classico, in particolare (benché le informazioni siano deformate per esaltare la civiltà greca contro quella orientale dispotica) Erodoto descrive una ziggurat a Babilonia che corrisponde alla torre di Babele. La cronologia storico-culturale si basa sui regni dei sovrani. C'è poi la documentazione archeologica e storico-artistica.

Inizio della ricerca

Le culture del Vicino Oriente Antico furono a lungo dimenticate. Uno dei "canali" fino a noi è quello della Bibbia, sulla base della quale molti studiosi, ebrei o pastori protestanti, tentarono di individuare i luoghi menzionati. È parzialmente vero che l'Oriente fu la culla della civiltà, in quanto invenzioni come la scrittura ed il tornio nacquero qui per essere poi diffuse dai fenici, ma non si tratta dell'unica area di sviluppo, perché parallelamente a questa troviamo la valle del Nilo e quella dell'Indo.

La riscoperta avvenne nell'Ottocento, quando spedizioni nei siti dell'attuale Iraq (Layard a Nimrud, Botta a Khorsabad) attirarono l'attenzione sulle culture perdute (i Sumeri erano totalmente sconosciuti). Le ricerche erano finalizzate al recupero di manufatti che, decontestualizzati, perdevano molto valore informativo. Nacque anche l'assiriologia, lo studio delle tavolette, che portò alla comprensione della lingua sumera.

In ricerche più recenti la spedizione italiana di Matthiae scoprì Ebla, da cui la lingua semitica denominata eblaita. Il sito di Tell Mishrife (Qatna) mostra in sezione stratigrafica forni per ceramica, fosse e sili in fasi cronologiche che coprono l'età del bronzo antico, medio e tardo e l'età del ferro.

Cronologia complessiva

Nello schema cronologico complessivo, la rivoluzione urbana si colloca nella seconda metà del IV millennio a.C., ossia nell'età del rame (detta anche calcolitico o eneolitico). Dal 3000 a.C. inizia invece l'età del bronzo: antico dal 3000 al 2000 a.C., medio dal 2000 al 1500, tardo dal 1500 al 1200. A questo punto si entra nell'età del ferro.

Il passaggio dal rame al bronzo, lega composta da 9/10 di rame e 1/10 di stagno, presuppone una tecnologia ed un'abilità più avanzate, e lo stesso dal bronzo al ferro, che fonde ad oltre 1500° C, ma è molto più resistente ed efficiente.

Prime vicende

La prima città fu Uruk, da cui prende il nome appunto l'età di Uruk, poiché la sua cultura si espanse, tramite colonie, nelle regioni vicine. Qui nacque anche la scrittura. Nel Neolitico infatti la disponibilità di un terreno fertile, irrigato dal Tigri e dall'Eufrate, portò allo sviluppo dell'agricoltura, che causò la produzione di eccedenze rendendo possibile l'accumulo di ricchezza. Questo portò allo sviluppo di un ceto ricco, quindi di una stratificazione sociale e di una divisione del lavoro.

Re-sacerdote, senza distinzioni tra funzioni politiche e religiose, come è evidente a Uruk esisteva anche in architettura, in cui la struttura religiosa è anche luogo di accumulo e distribuzione delle risorse. Il lavoro si basava sul modo di produzione asiatico, cioè i sudditi versavano le risorse al tempio-palazzo, che le redistribuiva stipendiando gli artigiani e realizzando opere pubbliche, pagando in risorse alimentari. Questa organizzazione complessa creò la necessità di gestire scambi e società. L'utilizzo del sigillo serviva a garantire l'autenticità e l'integrità di un documento, ed infatti proprio nell'età di Uruk nacquero i sigilli cilindrici al posto dei timbri a faccia piana.

La forma cilindrica permetteva di coprire in modo rapido ed uniforme ampie superfici. Il sigillo poteva essere applicato ad esempio sulla sommità di un vaso, sopra l'argilla che ricopriva una cordicella, oppure sul paletto e sulla cordicella che chiudevano una porta.

Si sviluppò poi l'uso delle bulle, boli d'argilla contenenti oggettini in pietra o osso, che erano contrassegni simbolici che indicavano convenzionalmente la quantità ed il tipo di merci, ed erano usate per trasmettere ordini ai funzionari. Il sigillo era applicato all'esterno delle bulle, che dovevano essere rotte per leggere il messaggio.

Si passò così a riportare il messaggio anche sulla superficie esterna tramite l'impressione dei contrassegni, e questo rese presto inutile inserire all'interno i contrassegni fisici, intorno al 3200 a.C. Avvenne così il passaggio alle tavolette. In seguito si passa dall'imprimere i contrassegni all'inciderli con uno stilo. Tramite l'astrazione e la semplificazione dei segni si arriva intorno al 3000 a.C. agli ideogrammi, ed in seguito, con un'ulteriore semplificazione dei segni ora composti da cunei, alla scrittura cuneiforme.

Lingua

La formazione delle città, delle classi sociali e della divisione del lavoro è visibile anche sui sigilli, con scene di caccia, pesca, allevamento, agricoltura, edilizia e artigianato. Nella zona si svilupparono culture differenti, e quindi lingue e tipi di scrittura diversi.

Una prima distinzione è quella tra lingue semitiche e non semitiche.

  • Lingua semitica: sono del tipo a flessione, in cui cioè le differenze di significato sono espresse modificando la radice, e si dividono in tre ceppi: orientale, nord-occidentale e sud-occidentale. Tra di esse troviamo l'accadico, la lingua dell'impero fondato da Sargon di Accad, utilizzata fino al 1950 a.C. quando fu sostituito dalla popolazione degli Amorrei. A quel punto la lingua si differenziò in due dialetti, l'assiro a nord ed il babilonese al centro-sud. L'amorreo era parlato da tribù seminomadi, praticanti la transumanza, della Mesopotamia centrale, ed utilizzava la scrittura cuneiforme babilonese. L'eblaita, riscoperto grazie all'archivio del Palazzo reale di Ebla, fu in uso tra il XIV ed il XIII sec. a.C. Il cananaico era diffuso nella regione siro-palestinese, e non conosciamo la forma arcaica del III mill. a.C., ma soltanto una serie di dialetti: ugaritico, fenicio, ebraico e moabitico. L'ugaritico si avvaleva di un doppio sistema di scrittura (uno sillabico ed uno alfabetico consonantico, entrambi cuneiformi), è conosciuto dagli archivi palatini di Ugarit, che offrono una vasta documentazione sulla seconda metà del II mill. a.C., e presenta anche dei vocabolari, segno dell'esistenza di scuole scribali. L'alfabeto ugaritico, costituito da 30 segni, fu in uso fino alla fine XIII-inizi XIV sec. a.C., quando la città fu distrutta dai popoli del mare. Fenici; erano una popolazione Cananea dell'età del ferro, che proseguì l'uso della lingua cananaica fino alla sua evoluzione nel Punico. Avevano un alfabeto consonantico di 22 segni, che permise la diffusione della scrittura tra i ceti sociali che prima non avevano accesso all'istruzione più elevata. Questa lingua fu decifrata a partire da un'iscrizione bilingue in greco. L'ebraico era la lingua degli israeliti, sedentarizzati nel X sec. a.C. nel sud della Palestina, ma la scrittura rimase uguale a quella fenicia fino al VII sec. a.C. Aramaico; era parlato dalle tribù seminomadi che nel XI sec. a. C. si sedentarizzarono in Siria e Mesopotamia, fu usato dal 900 a.C. a oggi, e fu lingua internazionale sotto gli imperi assiro, babilonese e persiano. Le testimonianze più antiche della lingua araba risalgono invece alle epigrafi protoarabiche del IX sec. a.C., mentre l'arabo classico, con il suo alfabeto di 28 segni, si trova dal IV sec. d.C. Esiste infine, dallo stesso periodo, l'etiopico, con un alfabeto di 20 segni.
  • Lingue non semitiche: la più anticamente attestata è il sumerico, una lingua di tipo agglutinante, formata cioè dall'unione di morfemi (ad es. preposizioni) alle parole, come il turco oggi. Esso non è inquadrabile nei gruppi linguistici noti, dando origine ad una "questione sumerica" sull'origine autoctona od allogena di questo popolo, presente nella bassa Mesopotamia dall'età di Uruk. Il nome deriva dal babilonese "chumer" che indica appunto la Mesopotamia meridionale. Gli esempi più antichi di scrittura pre-cuneiforme provengono da strati del 3200 a.C., con tavolette che confermano l'urbanizzazione e lo stato cittadino. La scrittura ideografica serviva infatti per la contabilità complessa. Dal III mill. a.C. il cuneiforme fu usato anche per testi semitici. Un'altra lingua è l'ittita: gli Ittiti furono attivi tra bronzo medio e tardo, e dopo l'invasione dei popoli del mare si ricostituiscono durante l'età del ferro in stati neo-ittiti più piccoli, in Anatolia settentrionale e Siria. La lingua usa la scrittura cuneiforme e caratteri geroglifici. L'elamita infine, lingua che usava una scrittura cuneiforme mutata dal sumerico, era usata nell'attuale Iran sud-occidentale.

Uruk e l'età protourbana

La più antica città conosciuta, che si estese attraendo la popolazione dalle campagne, aveva due nuclei principali: l'Eanna, santuario della dea della fertilità Inanna, già esteso nel IV millennio, e l'alta terrazza di Anu, su cui si elevava il tempio del dio, che per la posizione sopraelevata anticipava le ziggurat e la tipica distinzione tempio alto/basso.

  • Tempio a mosaico di coni di pietra: sorgeva in un'area appositamente preparata tramite lo scavo di una fossa poi foderata in mattoni crudi e riempita di terra vergine per isolare il luogo dalle contaminazioni delle attività umane. Aveva una struttura tripartita, con una sala centrale più ali laterali, ed una vasca a L su un lato corto che serviva da bacino lustrale. Le piccole fosse nella sala centrale servivano come alloggiamento per i pali dei baldacchini. Il muro perimetrale era costruito con la messa in opera di blocchi di pietra con una faccia liscia sul lato esterno, che era coperto di intonaco bianco. La facciata interna era invece coperta appunto da un mosaico di coni di pietra, con le punte all'interno, scolpiti in materiali diversi (arenaria, violite, tracheite) per un effetto cromatico.
  • Tempio C ed Tempio D: presentano questa tripartizione, ed una decorazione delle pareti esterne a nicchie e lesene.
  • Tempio di calcare: anche esso tripartito, fu costruito mettendo in opera blocchi di pietra calcarea, con un ambiente trasversale simile ad un transetto, ingressi laterali, non frontale, e pareti esterne sagomate a nicchie e lesene. La pietra rimane esclusiva fino allo strato 5, mentre dallo strato 4 inizia l'uso di mattoni crudi d'argilla, con mosaici in coni d'argilla.

Dopo lo strato 4A avviene una ristrutturazione dell'Eanna, in cui gli edifici degli strati precedenti sono rasi al suolo.

  • Allo strato 4 appartiene anche il palazzo: un edificio quadrato, con quattro ali di ambienti simmetrici intorno ad una corte centrale e nicchioni esterni: si ignora la sua funzione, forse connessa a cerimonie pubbliche.
  • Anche la funzione degli edifici convenzionalmente definiti templi non è accertata, a parte per il tempio a mosaico di coni di pietra in cui la vasca e le buche di palo dei baldacchini suggeriscono lo svolgimento di rituali.
  • Un altro edificio è il teatro, di forma quadrangolare ed interno ribassato rispetto al piano circostante e circondato da gradini-sedili, con un bacino nell'angolo sud-est di funzione rituale.

La ristrutturazione generale dello strato 3 mostra una planimetria radicalmente modificata, in cui l'edificio principale è una terrazza quadrangolare che doveva ospitare un tempio sulla sommità, più una serie di ambienti di funzione ignota, ma legati a funzioni amministrative e cerimoniali.

  • È difficile interpretare la presenza di serie di fosse ricolme di frammenti ceramici e carboni, forse fosse sacrificali, oppure fosse di cottura per gli operai durante la costruzione. La muratura è realizzata in mattoni crudi rettangolari o quadrati, e le superfici esterne hanno zone risparmiate per i mosaici in coni d'argilla.

L'alta terrazza di Anu presenta diverse fasi costruttive, fino all'epoca assira e seleucide. Ha una forma irregolare, sub-trapezoidale, con una rampa d'accesso addossata ad un lato. Il tempio, chiamato "tempio bianco" per lo spesso strato di intonaco che lo rivestiva, presentava la tripartizione longitudinale tipica dell'architettura Uruk e la decorazione esterna a nicchie e lesene, oltre a tracce di riti di fondazione, come i resti di una leonessa. Si sovrappose al tempio D-E di cui ricalca la planimetria, e durante la sua costruzione furono erette strutture "provvisorie". Dei modellini riproducono la decorazione a coni, la presenza di ingressi, e le pareti a cornici multiple.

L'architettura di Uruk richiedeva manodopera specializzata, segno di una società complessa con una classe ricca al vertice, e materie prime non presenti in Mesopotamia, indice di una rete di traffici commerciali di materiali pregiati. Proprio per il commercio Uruk fondò insediamenti fino all'Anatolia ed alla Siria settentrionale, tra cui probabilmente Susa. A Tell Brak è stato scavato il tempio degli occhi, con ceramica riconducibile a Uruk e planimetria tripartita.

Habuba Kabila presentava un muro di fortificazione ed un complesso tessuto urbanistico con strade parallele alle mura, ed irregolarità dovute alle curve di livello. A Djebel Aruda si trovavano edifici tripartiti e raggruppati in quartiere: il modello abitativo aveva un cortile centrale intorno a cui si sviluppavano gli ambienti, elemento conservato negli abitati mesopotamici e vicino-orientali ed importato dai fenici fino alla Sardegna, con lo schema della "casa campidanese".

Sulla terrazza di Anu era presente anche:

  • Edificio di pietra, su cui una piccola piattaforma-altare rivestita di pece, con impronte di stuoie, presenta tracce di interramento rituale, essendo stata ricoperta da uno strato di pietre, poi da uno di terra, quindi ancora da pietre, terra e pietre. Questo gesto era connesso ai rituali che si svolgevano sulla terrazza, e probabilmente legato al ciclo della natura, fondamentale nell'ideologia sumerica, con i concetti di morte e rinascita e la fertilità. Erodoto, a proposito del tempio di Marduk a Babilonia, descrive la ierogamia, ossia le nozze rituali tra sovrano e divinità per garantire fertilità al paese.

Uruk non era fortificata, a differenza di Habuba Kabila, le cui mura spesse 3 m mostravano la necessità di protezione in una regione esterna. Tra i suoi bacini di approvvigionamento di materie prime spicca l'Anatolia, dotata di oro, argento, pietre e legname.

L'arte

In età protourbana l'arte si sviluppa per trasmettere significati religiosi. Tra le sculture in pietra a tutto tondo troviamo:

  • Figura maschile nuda, con diadema e barba, braccia piegate e pugni al petto in atteggiamento orante.
  • Volto femminile, forse una divinità, in cui occhi e sopracciglia dovevano essere resi con la tecnica dell'incrostazione, cioè riempiti di un altro materiale come lapislazzuli o pasta vitrea.

Erano diffuse le statuine di oranti che raffiguravano il fedele in rapporto con la divinità, come ad esempio le statue con grandi occhi che danno il nome al tempio degli occhi di Tell Brak. Il rilievo si rivolgeva ad un pubblico più ampio, una forma di comunicazione con la popolazione.

  • Vaso cultuale dallo strato 3 dell'Eanna, usato per un lungo periodo, mostra tracce di restauro, con la ricomposizione di frammenti tramite un filo metallico, ed una composizione a registri orizzontali. Quello inferiore è a sua volta suddiviso in due parti, una linea ondulata che rappresenta l'acqua (l'Eufrate o il golfo Persico, che allora era più vicino alla città, in territorio paludoso), ed un'alternanza di elementi vegetali, spighe ed alberi. Troviamo poi una sfilata di animali, arieti e montoni, verso destra. Il registro mediano è costituito da un corteo di uomini nudi portatori di cesti di prodotti della terra, il popolo di Uruk, che avanza in direzione opposta. Sul registro superiore la processione continua verso una figura femminile.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/05 Archeologia e storia dell'arte del vicino oriente antico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte del vicino oriente antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Secci Raimondo.
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