ARCHEOLOGIA
DEL VICINO
ORIENTE
MEDITERRANEO
Ginevra Fattori
1° anno Beni Culturali, Ravenna.
I CONFINI Il vicino oriente antico: Mare mediterraneo a ovest, mare nero,
mar caspio e catena del caucaso a nord, altopiano iranico a est e
deserto arabico a sud (comprende turchia, armenia, siria, libano,
isdraele, terr. palestinesi, iraq, giordania e parte dell’iran).
Il vicino oriente mediterraneo: con il mar mediterraneo
a occidente, il corso dell’eufrate a oriente e la catena
dell’antilibano a sud, comprende la mesopotamia (terra tra
i due fiumi, il tigri e l’eufrate), parte della siria, isdraele con
i territori palestinesi (cisgiordania e striscia di gaza) e il
libano (la madrepatria dei fenici). È una zona facente parte
della mezzaluna fertile o anche detta levante (=oriente,
rispetto a noi).
IL NOME dei fenici LA “QUESTIONE FENICIA”
phoinikes
Anzitutto il termine fenici, in particolare, La questione fenicia, fino ad epoca recente, si è incentrata sul
phoinike origini, sede primitiva
(popolo) e (regione), sono denominazioni tema delle cioè della dei fenici. Filone di
greche usate già da omero a partire dal 8° secolo biblo afferma che i fenici erano autoctoni e che non solo gli
phoin,
a.c. La radice del vocabolo è legata al colore uomini ma anche gli dei e la cultura derivavano dalla loro regione;
rosso, e, per questo, la spiegazione più diffusa è erodoto diceva che i fenici abitavano inizialmente presso il mar
quella che connette il nome del popolo al colore eritreo (mar rosso) e che a seguito di ondate migratorie si
rosso della porpora, di fatto la colorazione delle sarebbero trasferiti nelle sedi storiche; anche strabone fa
stoffe in rosso porpora era una delle loro maggiori riferimento a una migrazione dall’oriente, più precisamente dal
attività. Alcuni studiosi però, non sono favorevoli golfo persico, dove sono stati ritrovati templi e città simili a quelli
alla connessione con la porpora dato che esiste già dei fenici, il che è confermato da plinio; giustinio narra che,
in greco un termine specifico per porpora. Sullo allontanatisi dalla loro patria a seguito di un terremoto, i fenici si
studio di testimonianze che si trovano nei testi di sarebbero poi trasferiti sulla costa mediterranea. Queste
cnosso si è risaliti ad un’altra definizione discordanze hanno generato un ampio dibattito tra gli studiosi per
Po-ni-ki-jo
(micenea), , che indica propriamente trovare un’idea condivisa. Anzitutto v’è una corrente che muove
una pianta o spezia dalla quale si ricavava il colore dagli studi ebraici, incentrata su ricerche linguistiche ed
rosso; anche in questo caso molti studiosi, dato che epigrafiche alla cui base sta l’opera di w. Gesenius che è
esiste anche in miceneo un termine specifico per all’origine di una convenzione durata fino ad epoca recente: l’uso
indicare la porpora, non sono favorevoli alla dei caratteri ebraici per indicare quelli fenici; c’è poi una corrente
connessione tra il nome del popolo e l’attività. Si è che muove da studi storici e storico-religiosi su basi classiche
pensato quindi che il termine indicasse il colore e che quindi ignora la lingua, alla cui base sta l’opera di movers;
rosso della pelle, o meglio “popolo dalla pelle infine c’è la corrente che muove dall’archeologia che inizia con
rossa” in base all’assonanza tra la parola micenea la missione in fenicia di renan, un semitista che può essere
Po-ni-ki-jo, con il valore di rosso, e il termine considerato la prima figura di studioso completo del mondo
Fenkhou , che nella lingua egiziana indica una fenicio, dato che fa convergere l’interesse archeologico con quello
popolazione attestata in una regione asiatica linguistico ed epigrafico, tuttavia per lungo tempo non avrà
prossima all’egitto. Altro nome usato, anche da seguito. Di fatto negli anni che seguono si può dire che l’antica
sidonii
omero, per indicare i fenici, è , con evidente tripartizione degli studi fenici si avviò a diventare una bipartizione,
rimando a una delle loro maggiori città, sidone. in filologici e semitisti da un lato e archeologici e classicisti
Tuttavia la popolazione fenicia non si definì mai, da dall’altro. Comunque gli studi fenici resteranno a lungo, fino al
sola, in questo modo; chiamavano loro stessi 1963, frammentati, disorganici, parziali. In tutto questo, però, è
cananei, dal nome canan della regione che stata evidenziata l’inconsistenza, per la ricerca scientifica
indicava nell’insieme tutta la regione siro- moderni, dell’indagine su una sede primitiva, nella quale un
palestinese, un termine che compare sin dal 3° popolo dovrebbe essere necessariamente comparso e dalla quale,
millennio a.c. nei testi di ebla. Inoltre nei testi per via di migrazioni, avrebbe necessariamente raggiunto le sedi
khinakhnu
accadici rinvenuti a nuzi il termine storiche. Ma cosa è esattamente un popolo? è un aggregato di
corrispondente alla parola cananeo, ha valore di persone che possono essere diverse per razza o provenienza, ma
rosso; ecco dunque il collegamento, che assumono carattere omogeneo per avere in comune un’area
linguisticamente inoltre risulta più facile il geografica, una lingua e un processo storico-culturale. In tale
passaggio da canan a khinakhnu, dunque dovrebbe senso la questione fenicia non si pone come ricerca delle origini,
essere la regione ad aver dato il nome all’attività bensì come individuazione di una realtà storica e culturale.
della colorazione in rosso. Ci sono altre Dunque il problema fondamentale è quando si può iniziare a
denominazioni che compaiono a designare i fenici e chiamarli popolo? Secondo alcuni già a partire dal 3000 a.c. , per
i loro successori nella diaspora mediterranea. In altri dal 2000 a.c. ma l’opinione più comune colloca l’effettiva
particolare si distinguono fenici, punici, che nasce nascita del popolo fenicio intorno al 1200 a.c. ovvero la fase di
come adattamento latino di fenici, e cartaginesi, passaggio tra l’età bronzo e quella del ferro. Nel 1200 infatti
dal nome della maggiore colonia fenicia l’arrivo dei popoli del mare causa notevoli sconvolgimenti sul
dell’occidente. Si indica come fenicio quanto è piano politico e culturale; vengono così a crearsi le condizioni che
orientali
relativo alla civiltà originatasi sulle coste individuano storicamente il popolo fenicio e iniziano i 4 secoli
del mediterraneo e alle espressioni della sua d’indipendenza, dopo il dominio ittita ed egiziano. Risulta ora
diretta occidente
diffusione in ; si intende come evidente come la civiltà fenicia non sia frutto di una migrazione,
punico quanto attiene alla fase storica apertasi piuttosto di un’evoluzione locale/storica della cultura siro-
occidentali
nelle colonie nella seconda meta del 6° palestinese. Per quanto riguarda il limite basso della civiltà
primato
secolo a.c. e caratterizzata dal politico, fenicia si è soliti collocarlo attorno il 332 a.c., quando
cartagine
militare e culturale di ; infine si definisce alessandro magno conquista tiro e ha inizio l’ellenismo
cartaginese quanto attiene alle vicende e alla
cultura della città di cartagine.
LA NASCITA DELLA SCRITTURA
Nell'antico Vicino Oriente l'invenzione del calcolo
precedette quella della scrittura; ciò è dimostrato dal
rinvenimento di oggetti di diverse forme che servivano a
svolgere operazioni di calcolo, i cosiddetti 'contrassegni' o
token; a ogni forma era assegnato un significato specifico e i
primi contrassegni apparvero verso l'8000, ed erano definiti
semplici in quanto presentavano poche forme geometriche
semplici e la loro superficie era priva di segni incisi. Intorno al
3300/3200 i contrassegni integrando nuove forme
geometriche più complesse e presentavano dei segni incisi
sulla loro superficie, a ogni segno un significato specifico come
per la forma. bullae
Nello stesso momento s'iniziò a inserire i contrassegni nelle o cretule, involucri di argilla di
forma rotondeggiante. I contrassegni erano inseriti in una cavità scavata con le dita
nella bulla d'argilla, quindi quest'ultima era chiusa e sulla sua superficie era apposto un sigillo. I
sigilli erano fabbricati con pietre dure incise che, premute sull'argilla, lasciavano un'impronta: questa
rappresentava una carica o la 'firma' di un individuo (sono utilizzati anche per sigillare contenitori di
derrate alimentari e per chiudere i magazzini). Le bullae consentivano di conservare la registrazione
di una transazione poiché proteggevano i contrassegni impedendo loro, al tempo stesso, di
deteriorarsi; le bullae costituivano in sostanza gli archivi delle amministrazioni statali. Essi
registravano tre tipi di informazioni: in primo luogo, il tipo di contrassegni al loro inteno specificava il
genere delle merci a cui si riferivano; in secondo luogo, il loro numero indicava la quantità delle unità
prese in considerazione; in terzo luogo, i sigilli erano il segno di riconoscimento di funzioni
amministrative o individuali. Le bullae però avevano l'inconveniente di tenere nascosti i
contrassegni, così si tentò di risolvere il problema imprimendo i contrassegni sulla superficie
della bulla prima di inserirli all’interno (passaggio dal cosice di comunicazione simbolico a quello uno
grafico). In questo modo le bullae seguitavano a conservare, come in un archivio, i dati ma, allo
stesso tempo, consentivano di accedervi in qualsiasi momento. Ci si rese ben presto conto che non
era più necessario inserire i contrassegni nelle bullae, quindi la forma delle bullae si andò
modificando e si passò ad una forma a tavoletta. Col tempo, il repertorio dei segni si sviluppò fino a
includere non solo impronte, ma anche segni incisi con uno stilo appuntito che meglio rendevano la
forma dei contrassegni (tavolette logonumeriche). Successivamente i contrassegni, che già di per
se rappresentavano il 1° (quelli semplici) e il 2° livello (quelli complessi) di astrazione, assumono
forme sempre più astratte; si elabora così un sistema di pittogrammi (in cui i segni indicano dei
concetti non dei suoni) e sono dette tavolette pittografiche. Nasce infine, attraverso un’astrazione
sempre maggiore, la scrittura cuneiforme, un sistema di scrittura che si eseguiva con uno stilo,
imprimendo sull'argilla particolari segni composti da brevi incisioni a forma piramidale e appuntita,
che possono ricordare dei cunei, da cui appunto la definizione di scrittura cuneiforme; è una
scrittura sillabica (a ogni segno corrisponde una sillaba) che, inventata dai sumeri, nasce alla fine
del 4° millennio in mesopotamia, più precisamente a uruk. La scrittura nasce
contemporaneamente allo sviluppo della civiltà urbana ed è proprio uruk la prima città, situata nel
sud della mesopotamia sulla riva sinistra dell’eufrate, e, anticamente, molto più vicina al mare
rispetto ad oggi. Ma perché rispetto agli altri insediamenti, uruk diventa una città e porta alla nascita
della scrittura? Perché alla fine del tardo bronzo ad uruk avviene un potenziamento delle attività
agricole che permette di produrre eccedenze, queste, accumulate nel tempio o nel palazzo
dell’insediamento, sono poi oggetto di redistribuzione nei confronti di quelle classi sociali che non
sono addette alla produzione primaria. Lo sviluppo dell’agricoltura permette quindi la formazione di
una società stratificata, al cui vertice sta un re o sacerdote che raggruppa sotto di se sia le
funzioni politiche che religiose. Risiede nel tempio-palazzo, il centro direzionale della città. La
formazione di società stratificate e più complesse richiede a sua volta nuovi e più efficienti modi per
l’organizzazione e il controllo delle sue varie parti e si ha ora la necessità di un sistema grafico
che permetta la trasmissione di informazioni; nasce dunque la scrittura.
LINGUE NON SEMITICHE
1. Il sumerico: i sumeri sono un popolo attestato in mesopotamia alla fine del 4° millennio e il
nome deriva dalla regione sumer con cui si era soliti definire la mesopotamia; furono gli
inventori della scrittura cuneiforme che, inizialmente usata per definire la lingua sumerica,
verrà utilizzata in seguito anche per gli altri popoli; la loro è una lingua agglutinante, ovvero
le parole sono costituite dall'unione di più morfemi, e non può essere inquadrata all’interno di
alcun gruppo linguistico noto, non è ne semitica ne indoeuropea.
2. L’ittita: l’impero ittita, crollato in seguito all’invasione dei popoli del mare, si ricostituisce in
piccoli stati neoittiti all’inizio dell’età del ferro. L’ittita è una lingua indoeuropea.
3. L’elamita: che non può essere inquadrata ne nell’ambito indoeuropeo ne in quello
semita (come il sumerico). È la lingua dei popoli attestati nell’antico elam (iran
sudoccidentale). Utilizzano la scrittura cuneiforme.
LINGUE SEMITICHE
Sono lingue a flessione, il cui significato viene espresso mediante la modificazione della radice. Si
distinguono in semitico orientale, nordoccidentale e sudoccidentale.
1. Accadico: parlata dagli accadi e nata nel 2350 a.c. È una lingua che sopravvive fino al 1950
a.c quando l’area viene sconvolta dalla popolazione degli amorrei. È una scrittura
cuneiforme sillabica. In particolare l’insediamento degli amorrei in mesopotamia determina
la diversificazione dell’accadico in 2 dialetti, l’assiro nella mesopotamia settentrionale e il
babilonese in quella meridionale.
2. L’amorreo: gli amorrei non hanno una propria scrittura ma usano come lingua scritta il
babilonese.
3. L’eblaita: scoperta solo negli anni 60 del 900’ quando paolo matthiae scopre l’archivio del
palazzo reale di ebla, databile al 24° secolo a.c; è una scrittura cuneiforme.
4. Cananaico: in realtà noi non conosciamo il cananaico come lingua a se quanto attraverso
l’ugaritico, fenicio, l’ebraico, l’aramaico moabitico.
diversi dialetti come il e il
L’ugaritico:
5. é una lingua che adotta un doppio sistema di scrittura sillabico cuneiforme e
quello alfabetico consonantico cuneiforme. La documentazione su questa lingua proviene
dagli archivi palatini del palazzo reale di ugarit.
fenicio
6. Il è una lingua che adotta una scrittura alfabetica formata da 22 segni; è un
sistema consonantico che grazie a un completamento vocalico greco costituisce la base
della nostra scrittura. La scrittura fenicia aveva infatti delle consonanti (con suoni gutturali)
che non appartenevano al sistema fonetico greco, quindi quando i fenici trasmisero ai greci
l’alfabeto questi si trovarono ad avere dei suoni in più e li utilizzarono per indicare le vocali. In
realtà i fenici non furono gli inventori dell’alfabeto, come si è soliti credere a causa delle
fonti classiche, ma solo i perfezionatori di una scrittura alfabetica già esistente nel vicino
oriente; questo è vero se si considerano fenicie quelle popolazioni venute dopo il 1200 a.c.
perché abbiamo testimonianze di scrittura alfabetica già in uso nel nel 16° secolo nel sinai.
Tutti i passaggi che hanno portato alla nascita dell’alfabeto restano un mistero. Sappiamo
comunque che nasce quando si ha la necessità di semplificare la scrittura per renderla più
accessibile; di fatto la scrittura sillabica richiedeva moltissimi segni mentre quella alfabetica
molti meno. Questo fu possibile sfruttando il principio acrofonico già presente nella
scrittura egiziana; seguendo questo principio, un segno usato per indicare un’intera parola,
prima
come casa, ora viene utilizzato solo per indicare la lettera della parola, la C, sfruttando
questo principio si arrivò a una scrittura con 29 segni (qualcuno in più rispetto a quella
fenicia). La scrittura fenicia fu decifrata nel 1764 d.c. da un religioso, Barthelemy, e fu usata
anche per trascrivere la lingua ebraica, aramaica e greca.
L’ebraico:
7. la lingua degli israeliti. La grafia dell’ebraico deriva dal fenicio. Si conserva
uguale al fenicio fino al 7° secolo quando compare una scrittura alfabetica ebraica vera e
propria.
L’aramaico:
8. parlata da tribù seminomadi che si sedentarizzano in siria e mesopotamia
nell’11° secolo a.c., si sviluppa a partire dal cananaico ed è la lingua semitica utilizzata più a
lungo (anche tutt’ora). Anche l’aramaico fu decifrato da Barthelemy nel 1754.
9. L’arabo: la lingua semitica meridionale per eccellenza. L’arabo antico risale al 9°/6°secolo a.c.
mentre l’arabo classico al 4° secolo d.c. e a partire dal 7° secolo d.c. con l’islam diventa anche
una grande lingua letteraria. È una lingua alfabetica che utilizza 28 segni.
10.L’etiopico: scritto con un alfabeto di 26 segni.
AREA SIRIANA
ETA DEI METALLI PERIODO
Rame (calcolitico o 4°- 3° millennio (5000-
periodo protostorico) 3000 a.c.)
3°- 2° millennio
Bronzo antico (età 3000-2000 a.c.
protosiriana) 2000-1600 a.c.
Bronzo medio (età 1600-1200 a.c
paleosiriana)
Bronzo tardo (età
mediosiriana)
Ferro (età neosiriana) 2°- 1° millenio (dal 1200
a.c.)
BRONZO ANTICO E MEDIO: “La città di EBLA”
EBLA è una città del nord della siria che sorge sul tell mardikh e
fiorisce intorno al 2500 a.c. quando si diffonde la civiltà urbana in
siria, durante quindi la seconda urbanizzazione, ed è la città che
esemplifica maggiormente la cultura siriana durante il bronzo antico e
medio. Sono documentate sostanzialmente 3 città sovrapposte:
1. La 1° ebla, risalente al 2400-2300 a.c è qu
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Archeologia del Vicino Oriente Mediterraneo
-
Appunti di archeologia
-
Archeologia e storia del Vicino Oriente antico II
-
Archeologia e storia del vicino Oriente antico - Appunti