Letteratura latina - prof. Castagna (II semestre) - 25 febbraio 2015
Apuleio e Petronio
Apuleio è un autore che si associa a Petronio per il genere letterario del romanzo. Parlare di romanzo per il Satyricon e per l’Asino d’oro è un po’ un’insensatezza perché la parola "romanzo" o "romancio" nasce nel mondo medievale e tardoantico per distinguere opere scritte in lingua neolatina da opere scritte in lingua germanica o in latino. Apuleio e Petronio sono anche due uomini molto addentro nel loro tempo. Petronio fu un uomo politico; fu governatore della Bitinia che aveva la sola caratteristica di essere in tutti i campi anticonformista; lavorava di notte e di giorno si dedicava alle gioie della vita (banchetti, amori..); era uno che prendeva spunto dalla filosofia di Seneca, in genere, per contraddirla, per ridicolizzarla, non come oppositore filosofico, ideologico ma la ridicolizzava per l'eccessiva serietà di Seneca. Viveva in Italia; era forse di origine campana perché "Petronius" era un nome molto diffuso nell’Italia centromeridionale; era inserito nella politica dei suoi tempi, nella politica di Nerone. Mentre Seneca si era lasciato morire dissanguandosi, pronunciando delle massime di serietà, liberava tutti i suoi schiavi, Petronio, invece, per rimanere libero anche contro l’imposizione di Nerone di uccidersi, un po’ si tagliava le vene, un po’ si faceva bloccare l’emorragia, poi le riapriva ancora, cioè diede l’impressione di morire liberamente. Petronio e Seneca non erano avversari, ma erano due modi diversi (uno satirico, l’altro filosofico) di affrontare la vita.
Con Apuleio siamo in tutt’altro mondo. Non siamo più in Italia ma nell’Africa del nord. Non c’è più la filosofia stoico-epicurea ma c’è la magia. C’è un rinnovato gusto per la retorica, per la persuasione linguistica. Siamo nell’Africa che diede gli ultimi imperatori romani. Apuleio è il maggiore fra gli ultimi grandi prosatori della latinità pagana ma contemporaneo anche dei primi scrittori cristiani (come Tartulliano). Quella spiritualità che i cristiani trovavano nei Vangeli, Apuleio la trovava nella magia. Oggi è un rappresentante significativo della corrente di pensiero a lui contemporanea che è il neoplatonismo. Il platonismo inizia con Platone: il mondo delle idee; la realtà non è quella che calpestiamo ma la realtà si trova nell’iperuranio; poi c’è stato un medioplatonismo: pars destruens, parte critica del rapporto con la realtà terrena; la realtà è al di sopra di noi, al di fuori di noi, nel mondo delle idee. Il neoplatonismo è una teoria filosofica mistica.
Metamorfosi
Il suo romanzo si chiama, come titolo originale, "Metamorfosi" perché, nella instabilità che quella filosofia neoplatonica vedeva nel mondo terreno, ha anche il cambiamento delle forme che è la traduzione italiana di metamorfosi [metà (indica lo scambio) + morfé (forma) = metamorfosi] indica la trasformazione di un essere in qualcosa di diverso rispetto a ciò che era alla nascita. Nelle Metamorfosi c’è la metamorfosi principale che è legata ai filtri magici, alla curiosità. Il protagonista, Lucio, per la sua indomabile curiositas, commette un peccato di orgoglio. Il tema della curiosità ritorna più volte nel romanzo di Apuleio: prima è il protagonista Lucio di Patre che vede la padrona di casa che lo ospita spogliarsi e cospargersi con un unguento grazie al quale si trasforma in un uccellino e vola via. La piccolezza dell’usignolo, l’unguento sono elementi che suscitano la curiosità, anche la trasformazione di una donna in uccellino minuscolo obbedisce alla poetica neoterica, al gusto delle cose piccole, delle cose delicate; non ci sono più Achille e Ettore ma personaggi minori nella poesia neoterica e di conseguenza nel neoplatonismo che è discendente da questa poesia. Nel corso del Medioevo si cambiò titolo perché Metamorfosi era un termine greco: in latino si chiamò Asinus Aureus (l’Asino d’oro). Asino perché era l’animale in cui si era trasformato il protagonista ma l’asino non era simbolo di ignoranza ma era simbolo della materia: l’animale più terrestre. Però è un asino d’oro: ha in sé le potenzialità di ritornare ad essere quello che era. Questa trama del tornare ad essere quello che si era è un tema narrativo importante nella letteratura romanzesca dell’ottocento. Bildungsroman: romanzo di formazione (i romanzi francesi, russi): quello che descrive la maturazione di un individuo fino a conoscere l’amore e a formare la propria personalità. Anche Pinocchio è un romanzo di formazione. La formazione è il passare attraverso prove perché la prima volta che nasciamo siamo un ritratto di Dio ma senza averlo meritato; la seconda volta, dopo aver superato delle prove, si è se stessi. Grazie all’intrecciarsi della trama propria del romanzo, all’intrecciarsi di questi spunti narrativi come la curiosità, l’Asino d’oro di Apuleio è l’attrazione più imitata della novellistica occidentale.
Apuleio: vita
Apuleio nacque a Madaura, un avamposto dei romani nell’Africa nord-occidentale (oggi in Algeria). Era una regione molto acculturata, intorno al 125 d.C. Probabilmente il nome Apuleio deriva dall’origine "Apula" dei suoi antenati. Lucio, come nome, è poco probabile perché sarebbe un caso curioso che si chiamasse Lucio l’autore e anche Lucio il protagonista del romanzo. Il padre, che morì giovane, molto ricco, era stato un duunviro, una specie di console ma in una città di provincia. I duunviri stavano a Pompei, in Sicilia. Il padre lasciò ad Apuleio e a suo fratello un’eredità di quasi 2 milioni di sesterzi. Con questo denaro, Apuleio poté compiere i suoi studi nella città di Cartagine. A Cartagine, Apuleio fu iniziato al culto di Asclepio (= Esculapio). C’era un tempio a Cartagine dove si recavano coloro che intendevano curarsi tramite l’interpretazione dei sogni: persone, anche sane di mente, prendevano nota del sogno che avevano fatto e questo veniva interpretato dai sacerdoti di Esculapio.
Dopo questa fase giovanile, la vita di Apuleio fu caratterizzata da un grande amore per i viaggi. Apuleio era curioso di ogni scienza, di filosofia; scrisse opere minori filosofiche. Andò a Samo, che era per lui fondamentale per il fatto che lì era nato Pitagora. Pitagora era il teorizzatore della scienza musicale, dell’armonia, delle sette note e aveva molto a che fare con la filosofia mistica perché Pitagora era anche il filosofo che pensava che l’armonia musicale fosse anche quella che dettava il passaggio da una forma vivente dopo la morte ad un’altra forma vivente. Pitagora aveva influenzato molto la metempsicosi. Uno dei testi più antichi di metempsicosi erano gli Annali di Ennio: Ennio sogna che Omero si sia reincarnato, dopo la sua morte, in un pavone e dopo si sia incarnato in Ennio stesso.
Quando si recò a Roma si dedicò al culto di Iside ed Osiride. A Roma, anche lui praticò l’avvocatura. Tornando in patria, si fermò ad Oea, l’odierna Tripoli. Qui si imbatté in un suo vecchio compagno di studi, Ponziano; godette dell’ospitalità di Ponziano e poi scoppiò uno scandalo: avrebbe approfittato dell’ospitalità del suo amico per indurre la madre di Ponziano, Pudentilla (la donna pudica), a sposare Apuleio stesso. Da qui cominciò il processo per magia in cui Apuleio smentisce il reato di magia.
27 febbraio 2015
Il suo viaggio sfortunato era quello a casa di Ponziano di cui sposò la madre Pudentilla. Alla morte di Ponziano, Apuleio fu accusato di avere stregato sia Ponziano che aveva rinunciato alla propria eredità e sia la madre Pudentilla. Alla morte di Ponziano, spuntarono fuori i parenti che accusarono Apuleio di magia. C’erano 2 tipi di magia: la magia bianca o buona (zeurghìa = operare divinamente); la magia nera (goetìa). Spesso era praticata da donne anche non troppo colte perché la fragilità del ruolo sociale delle donne era la causa della ricerca di un potere superiore a quello terreno. La magia consisteva nel prendere il microcosmo (singole persone, singoli oggetti) e collegarlo con il macrocosmo: dare al microcosmo il valore di una potenza celeste. Una magia famosa era quella di far calare la luna nel pozzo, cioè far scendere la luna sulla terra. L’accusa di magia si basava su quelli che potevano essere interpretati da uno spettatore malevolo come strumenti magici, per esempio, ad Apuleio era rimproverato di aver scritto dei versetti amorosi intesi come formule per stregare determinati personaggi.
Apuleio nel suo De Magia ricorda, a voce alta, i suoi versi che i suoi accusatori avevano scambiato per dei versetti di magia, per dimostrare ai giudici che non c’era niente di magico ma erano dei versetti amorosi come li avevano fatti prima di lui Tibullo, Properzio, Ovidio. In particolare, gli era stato rimproverato di aver chiamato le vittime della sua magia per nome e lui ricorda che tutti gli elegiaci avevano chiamato con degli pseudonimi le loro amanti. Nelle copie destinate alla circolazione privata c’era il vero nome, nelle copie destinate al mercato c’era lo pseudonimo (bisognava scegliere uno pseudonimo della stessa forma metrica del nome vero per poter fare lo scambio senza rovinare il verso). Quando Apuleio deve difendersi da questa accusa, nel De Magia, trova l’occasione per citare i suoi versi derivati da una sua antologia, che esistette ai tempi ma non c’è più conservata, che si chiama Carmina Amatoria (poesie d’amore tipo elegie; in amore si usava il distico elegiaco anche in forme più brevi come l’epigramma). Un’altra antologia si chiamava Ludicra: lùdere è un modo neoterico per indicare piccole poesie amorose. La poesia neoterica era una poesia disimpegnata, molto attenta nella forma.
Dopo il neoterismo storico che risale al 50 a.C. (età di Cesare), si è via via, nel corso dei secoli, rinnovato una specie di neoterismo di genere. Uno stato d’animo neoterico non è morto mai. Anche alcune poesie degli stilnovisti o dei provenzali erano un rinnovamento di questi canti leggeri. Vediamo 2 pezzi poetici (gli unici disponibili).
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Apuleio- Metamorfosi
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Apuleio/Le metamorfosi
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Le «Metamorfosi» di Apuleio tradotte e commentate, Libro III
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Traduzione Metamorfosi, Apuleio (IV, 28 – 35)