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Appunti di Psicopatologia, prof. Cosci

Riassunto su l'esame di psicopatologia tratto da gli appunti presi a lezione e studiando sui libri di riferimento. Sono trattati svariati sintomi raggrupati nelle categorie di riferimento: alterazioni motorie (es. disprassia, catatonia), dimensioni della coscienza(es. lucidità, dissonnia, parasonnia), alterazioni della memoria(es. amnesia), alterazioni delle espressioni emotive (es. ansia, attacco... Vedi di più

Esame di Elementi di Psicopatologia docente Prof. F. Cosci

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ESTRATTO DOCUMENTO

1. ALTERAZIONI DELLA MEMORIA

in base alla fase di immagazzinamento

QUALITATIVE QUANTITATIVE

ALTERAZIONI QUANTITATIVE

 IPERMNESIA: aumentano le facoltà mnestiche transitorio o permanente, selettivo o

globale. Caratterizzata da maggior vividezza dei ricordi o recupero dei ricordi che

sembravano estinti. È un sintomo della mania, ma può essere anche causato da farmaci o

droghe.

 AMNESIA: perdita delle capacità mnestiche. Se parziale si parla di ipoamnesia; se

coinvolge tutto il passato si dice diffusa, invece se coinvolge un certo intervallo di tempo si

dice lacunare.

 AMNESIA LACUNARE ANTEROGRADA: il paziente non riesce ad apprendere

nuove informazioni mnestiche. I ricordi semantici o episodici sono creati o

ricordati con difficoltà. COLLOQUIO + TEST

chiedere al paziente fatti avvenuti da poco,

magari durante la visita, oppure test con

lista di parole da ricordare

 AMNESIA LACUNARE RETROGRDA: il paziente non ricorda le sue esperienze

passate. Perdita di informazioni episodiche e/o semantiche

precedentemente acquisite. COLLOQUIO + TEST

chiedere al paziente di fatti accaduti molto

tempo prima

 AMNESIA LACUNARE RETROANTEROGRADA: concomitanza di amnesia

retrograda e anterograda, coinvolge un certo intervallo di tempo 23

ALTERAZIONI QUALITATIVE

 DISTURBI DEL RICHIAMO:

 Ricordi delirantideliri

 Pseudologia fantasmaeloquio

 FALSIFICAZIONI RETROSPETTIVE: deformazioni di ricordi esistenti. Il

paziente sente che c’è una distorsione in ciò che ricorda. Per il colloquio è

necessaria una fonte per verificare la deformazione.

COLLOQUIO

verificare un ricordo con il colloquio

 CONFABULAZIONE:il paziente riempi le lacune con ricordi di eventi non

accaduti realmente, al limite verosimili, fa questo anche involontariamente.

Per fare il colloquio serve una fonte alternativa al paziente per capire dove

sono le lacune, se ci sono. COLLOQUIO

chiedere al paziente eventi

passati, es. il giorno del

matrimonio

 DISTURBI DEL RICONOSCIMENTO:

 DEJA’ VU: impressione che una condizione per noi nuova sia familiare

COLLOQUIO

“le è mai capitato di percepire una situazione

come familiare anche se in realtà non lo è?”

 PARAMNESIA REDUPLICATIVA:il soggetto percepisce di rivivere ora una

situazione vissuta tale e quale in passato, o ha la percezione di riconoscere

persone familiari in estranei COLLOQUIO

“ha mai avuto l’impressione di aver

vissuto più volte la stessa esperienza?” 24

2. ALTERAZIONI DELLA MEMORIA

interessata

secondo il tipo di memoria

MEMORIA DI LAVOROpercezione sensoriale mantenuta per circa 30 secondi durante i quali il

soggetto decide che cosa fare di quell’informazione.

Esiste un test per le alterazioni della memoria di lavoro. Si chiede al paziente di ricordare una

stringa di cifre, ci si arresta quando il paziente sbaglia Digit Span composto da due test. Il Digits

Forward(memorizzazione di cifre in avanti) e il Digits Backward, (memorizzazione di cifre a

rovescio). Ogni sequenza successiva è più lunga

MEMORIA DICHIARATIVA processo tramite il quale un’informazione è imparata

deliberatamente e quindi richiamata alla memoria quando necessaria

 MEMORIA DICHIARATIVA SEMANTICA: memoria di concetti verbali

PROVA

“Le leggerò una sequenza di parole, le

memorizzi e poi me le ripeta”

 MEMORIA DICHIARATIVA EPISODICA: memoria di episodi della vita

COLLOQUIO

si fa la raccolta dell’anamnesi

MEMORIA PROCEDURALE Informazioni e abilità di tipo motorio imparata attraverso la pratica,

come guidare o andare in bicicletta COLLOQUIO

chiedere al paziente di svolgere una certa

abilità acquisita

METAMEMORIAGiudizio soggettivo sulle proprie capacità mnemoniche. È influenzato dallo

stato emotivo. Un paziente depresso percepisce le proprie capacità mnemoniche come scadenti.

RICORDOSpontaneo e senza stimolo, è influenzato dallo stato emotivo. Un soggetto felice tende

a ricordarsi le cose felici, uno triste invece tende a ricordare cose tristi

RICONOSCIMENTO ricordo con stimolo COLLOQUIO 25

TEMPO

1. ALTERAZIONE DEL TEMPO OGGETTIVO

DISORIENTAMENTO NEL TEMPO vd. Orientamento

DISORIENTAMENTO SULL’ETA’ incapacità a derivare la propria età o la permanenza di una

situazione COLLOQUIO

quanti anni ha? Da quanto tempo

è ricoverato?

incapacità a stimare la durata temporale, la

ALTERATA PERCEZIONE DELLA DURATA DEL TEMPO

rapidità o la lentezza del trascorrere del tempo

incapacità a stimare in modo corretto il susseguirsi

ALTERATA PERCEZIONE DELLA CRONOLOGIA

degli eventi in ordine cronologico. PROVA

leggere al paziente una lista di parole e

chiedere di ripeterla secondo la

successione temporale corretta

2. ALTERAZIONE DEL TEMPO SOGGETTIVO

ALTERATA PERCEZIONE DEL FLUIRE DEL TEMPO Percezione che il tempo sia fermo, che ogni

cosa sia giunta alla fine. COLLOQUIO

ha mai avuto la percezione

che il tempo sia fermo?

ALTERATA PERCEZIONE DEL TRASCORRERE DEL TEMPO percezione che il tempo possa fluire

all’indietro dirigendosi dal futuro al passato passando attraverso il presente

COLLOQUIO

le sembra che il tempo vada all’indietro

come se si riavvolgesse?

ALTERATA PERCEZIONE DELL’UNICITA’ DEL TEMPO il tempo è percepito come unico e fugace

 Reduplicazione del tempo disturbi del riconoscimento

 Dejà vu

 Jamais vu ansia 26

ALTERATA PERCEZIONE DELLA QUALITA’ DEL TEMPO la qualità del tempo appare perduta o

distorta. Il tempo non è più scontato ma saliente, ingombrante, irreale.

«Ho l’impressione che lo scorrere del tempo sia pesante, irreale» COLLOQUIO

le sembra che il tempo sia

ingombrante, irreale o pesante?

INTELLIGENZA

L’intelligenza è la capacità permanente di avere prestazioni psichiche

 RITARDO MENTALE

 CECITA’,SORDITA’ (deprivazione sensoriale)

 DEMENZA

 PSICOSI (alterato contatto con la realtà) 27

AFFETTIVITA’ termine estensivo che comprende umore, sentimenti, atteggiamenti, preferenze e

valutazioni. Si tratta di una reazione emotiva rispetto a un’esperienza.

EMOZIONE esperienza soggettiva con risposta fisiologica associata. Esperienza spontanea e

transitoria .

UMORE stato prevalente e prolungato o disposizione. Sottofondo emozionale affettivo che

influenza qualsiasi manifestazione, è sempre presente perché attribuito alla coscienza.

L’umore è come un pendolo, ha oscillazioni che vanno da positivo a negativo. È in relazione con la

realtà infatti se siamo allegri tendiamo a vedere la realtà con più gioia e viceversa. Quando

l’umore però è patologico la realtà non riesce a influenzarlo.

UMORE UMORE

REALTA’ REALTA’

ALTERAZIONI DELLE ESPRESSIONI EMOTIVE

1. INTENSITA’ (ALTERAZIONI QUANTITATIVE)

 INTENSITA’ RIDOTTA

1.1 APPIATTIMENTO AFFETTIVO Stato di indifferenza verso i cari che spesso si

manifesta nell’espressione emotiva: voce monotona, mimica facciale e gestualità

ridotta, quindi fissità dell’espressione del viso e povertà della gestualità visiva,

scarso contatto oculare. Incapacità di provare gioia, dolore, piacere, disappunto. Il

paziente se ne rende conto e ne soffre, può diventare rude, ma mai aggressivo.

OSSERVAZIONE

indagare la mimica facciale, la gestualità, il tono della voce: il viso è una

maschera e la voce è monotona.

COLLOQUIO

“Ha notato se è indifferente rispetto al solito?” “Ha notato se non riesce a

provare gioia in una situazione che di per sé sarebbe allegra?” Farsi fare

degli esempi 28

1.2 APROSODIA

MOTORIA le emozioni non trapelano dai movimenti, dai gesti e dalla mimica

OSSERVAZIONE

RICETTIVAincapacità di riconoscere le emozioni che ci trasmettono gli altri

COLLOQUIO

1.3 AVOLIZIONE il soggetto non riesce a produrre emozioni, non ha un drive che fa da

spinta a prendere l’iniziativa, non ha progetti a lungo termine. Assenza di interesse,

relazioni e di emozioni, paucità delle idee. Il paziente non ne soffre (al contrario

dell’appiattimento). In genere sono i cari che se ne accorgono.

COLLOQUIO

“sente di non avere più idee o progetti a lungo

termine?” ”Sente di non avere interesse verso

situazioni o presone per cui in precedenza ne aveva?”

1.4 ABULIA scarsa volontà, il soggetto non è neanche motivato a iniziare

qualcosa, non ha volontà di fare niente. In genere è il paziente stesso che dice di

non avere la volontà di fare niente. Si impegna al minimo nei compiti che gli

sono attribuiti o nelle attività quotidiane. COLLOQUIO

“Ha poca volontà di fare le cose?” “Ha ridotto il suo

impegno in attività usuali?”

1.5 APATIA Il soggetto ha scarsa iniziativa, fa poco è disattento e indifferente alla

propria condizione. In teoria è motivato sa che deve fare certe cose, ma fa fatica

a intraprenderle. COLLOQUIO + OSSERVAZIONE

“Ha iniziativa a fare le cose?”

1.6 ANEDONIA Perdita della capacità di provare piacere. Si tratta di incapacità

consapevole di non avere emozioni, in particolare il piacere per la vita, la gioia,

la soddisfazione. Sintomo primario della depressione maggiore. I pazienti che ne

sono affetti descrivono spesso di sentirsi come chiusi, isolati in un acquario

COLLOQUIO + OSSERVAZIONE

“Ho una specie di sensazione strana. So che ciò che sto

leggendo è divertente, ma non mi diverte affatto”

“Sente che non riesce a gioire e a trarre piacere dalla vita?” 29

1.7 HOPELESSNESS Sentimento individuale che il soggetto sia il solo responsabile

di una certa perdita e che né lui né nessun altro possa superarlo

COLLOQUIO “Avverte che non ci sia più speranza?”

1.8 HELPLESSNESS Sentimento di essere abbandonato, senza l’aiuto di nessuno

COLLOQUIO “sente di non farcela perché si sente

abbandonato dagli altri?” “Sente di non avere nessuno

che l’aiuti?”

 INTENSITA’ AUMENTATA

1.1 ANSIA : l’ansia è un’ emozione universale che non sarebbe di per sé inadeguato

provare; è una parte necessaria dell’organismo di risposta allo stress.

STATO

“mi sento ansioso adesso” SOMATICO

“mi tremano le mani, sento le

palpitazioni”

FISIOLOGICO/NORMALE PATOLOGICO

“mi sento ansioso per una “mi sento ansioso senza ragione”

buona ragione”

PSICOLOGICO

“mi sento ansioso dentro” TRATTO

“mi sento ansioso la

maggior parte del tempo”

1.1.1 SENSIBILITA’ ALL’ANSIA Condizione di estrema

valorizzazione di sensazioni corporee. Il paziente tenderà a

catastrofizzare l’entità della sensazione invece di associarla a

normali fenomeni fisiologici questo può provocare attacchi di

panico (collegato con attacco di panico).

COLLOQUIO “Quando avverte segnali dal suo corpo

crede che stia per avere un attacco di panico? Quale

sensazione prova?” 30

1.1.2 AMPLIFICAZIONE SOMATOSENSORIALE Il soggetto tende a

valorizzare le sue sensazioni corporee, queste informazioni

non fanno credere all’individuo che stia per venirgli un attacco

di panico, ma che abbia una malattia L’amplificazione sta nella

percezione e anche nella descrizione che ne fa della

sensazione.

COLLOQUIO

“Tende ad ascoltare molto il suo corpo?” la domanda non sembrerà strana o

imbarazzante per il paziente che ha l’amplificazione sensoriale

“Tende ad avvertire i segnali che provengono dal proprio corpo come disturbanti o

preoccupanti perché possibili indicatori di una malattia?”

1.1.3 ANSIA ANTICIPATORIAil paziente si immagina le situazioni,

si prefigura un certo accadimento, tende a visualizzarlo. Si

tratta di un paziente che si nutre di rimuginio.

COLLOQUIO “Tende a prefigurarsi un certo evento prima che

esso accada?” “Quando anticipa una situazione tende a

prevedere la più catastrofica?”

1.1.4 PAURA DELLA PAURA Paura di avere paura, il soggetto

COLLOQUIO “Ha teme di perdere il controllo sulle sue emozioni e sulle sue

paura della paura?” risposte comportamentali alle emozioni, comprese quelle

“teme di perdere il positive.

controllo sulle sue

emozioni?” 1.1.5 ANSIA ACUTA Stato fisiologico adattivo che si attiva in

situazioni di “pericolo” ed è caratterizzato dal meccanismo

“flight or fight”. In genere inizia all’improvviso e cessa

all’improvviso. La causa scatenante può essere una situazione

di pericolo oggettivo e reale, ma non necessariamente, può

infatti anche essere una situazione temuta solo dal soggetto.

COLLOQUIO

“Le è mai capitato di provare una

forte ansia in modo improvviso?” 31

1.1.6 ATTACCO DI PANICO Ansia acuta improvvisa senza una

causa apparente, in realtà può essere provocato da stress o

da un certo evento. Dura da qualche minuto a poche ore.

Esistono quattro aree di sintomi, un paziente può avere

sintomi in una sola area o in tutte e quattro e in genere

l’insieme di sintomi si ripete in modo modulare nello stesso

paziente.

 Manifestazioni soggettive: il paziente prova una sensazione

di malessere, di annientamento o di catastrofe imminente.

Per esempio un paziente sta camminando in montagna e ha

paura che il terreno sotto i suoi piedi si apra in una

voragine. Paura di morire, di impazzire, di perdere il

controllo, di perdere coscienza, paura di provocare gravi

disastri (“Ho paura di provocare dei gravi incidenti quando

guido”). Il paziente può anche aver paura di attirare

l’attenzione (“Ho paura che gli altri si accorgano che sto

male”).

 Manifestazioni somatiche: nausea che attiva la paura di

vomitare, sudorazione aumentata, problemi a respirare,

sensazione di soffocare, costrizione faringea, respiro

inefficace, diarrea, poliuria (urinare spesso e poco) e

pollachiuria (urinare dolorosamente). Sensazione di caldo e

freddo a vampate, dolore precordiale davanti al cuore,

oppressione toracica come un masso che schiaccia il torace.

Vertigini e cefalea, parestesia (tremori), sensazioni

vestibolari (instabilità).

 Manifestazioni psicosensoriali: Derealizzazione, dejà vu,

jamais vu, modificazione nell’intensità luminosa e uditiva.

Ad esempio un paziente che tiene gli occhiali da sole

sempre, anche in casa. Sensazione epigastrica di tipo aurea,

depersonalizzazione e sensazioni vestibolari.

 Manifestazioni comportamentali: Interruzione delle attività

svolte, il paziente può smettere di fare ciò che fa e

abbandonare il luogo, al contrario può avere un elevato

autocontrollo mantenuto, cioè si impone di continuare a

fare quello che fa . Raramente ci sono atti violenti.

COLLOQUIO “Ha mai avuto attacchi di

panico?” “Ha mai provato un’ansia

molto intensa e improvvisa per pochi

minuti?” 32

SENSAZIONE DI PROBLEMI A DEREALIZZAZIONE AUTOCONTROLLO

MALESSERE O RESPIRARE, RESPIRO DEPERSONALIZZAZIONE MANTENUTO

ANNIENTAMENTO INEFFICACE,

SENSAZIONE DI

SOFFOCAMENTO E

COSTRIZIONE

FARINGEA

SENSAZIONE DI VAMPATE DI CALDO DEJA VÙ E JAMAIS VÙ INTERRUZIONE

CATASTROFE E FREDDO DELLE ATTIVITÀ

IMMINENTE

PAURA DI MORIRE NAUSEA E DIARREA, MODIFICAZIONE FUGA DAL LUOGO

PAURA DI ATTIRARE CRAMPI E DOLORI DELL’INTENSITÀ O DALLA

L’ATTENZIONE ADDOMINALI; UDITIVA E LUMINOSA E SITUAZIONE

DI FARE DISASTRI POLIURIA E MODIFICAZIONE

POLLACHIURIA PERCETTIVA DELLE

DISTANZE

PAURA DI IMPAZZIRE OPPRESSIONE SENSAZIONE RARAMENTE ATTI

DI PERDERE IL TORACICA EPIGASTRICA DI TIPO VIOLENTI

CONTROLLO AUREA

VERTIGINI E CEFALEA SENSAZIONI

VESTIBOLARI

PARESTESIE RALLENTAMENTO

(TREMORI) E DELLA NOZIONE DEL

SENSAZIONI TEMPO

VESTIBOLARI

TACHICARDIA FLUSSO DI PENSIERO

ACCELERATO

Gli attacchi di panico possono essere situazionali, cioè avvengono in situazioni

specifiche (“Mentre guido”,”Mentre sono in fila”), oppure non situazionali, avviene

in situazione aspecifiche, “davanti alla tv”, “mentre dormo”. Hanno pari gravità e

possono avvenire entrambi i tipi in uno stesso soggetto.

Esistono inoltre attacchi di panico paucisintomatici cioè con pochi sintomi oppure

attacchi di panico floridi con tanti sintomi, ma sono entrambi degni di nota e

ugualmente gravi.

1.1.7 ANSIA GENERALIZZATA Non si verifica in una situazione

specifica. Ha un andamento quotidiano con fluttuazioni che

dipendono anche da stimoli esterni. Ci possono anche essere

picchi di ansia acuta. In genere non è un tipo di ansia che

migliora la performance dell’individuo. Chi soffre di ansia

generalizzata riferirà frasi del genere in seguito a

COLLOQUIO Bisogna cercare di capire stimoli aspecifici “Ho sentito un’ambulanza e ho

se l’ansia è presente tutti in giorni “Ha subito pensato che il mio congiunto era fuori”

ansia quotidianamente che si manifesta

anche per cose di poco conto?” 33

1.1.8 FOBIA

 

FOBIA SPECIFICA paura irrealistica e specifica per

un oggetto sia animato che no. Durante il colloquio è

necessario capire se si tratta di una paura

irragionevole. Se ad esempio un paziente dice di aver

paura dei cani si deve capire se si tratta di una fobia

irrazionale, cioè “ho paura dei cani, quando ero

piccolo sono stato morso da un cane” non è una fobia

specifica perche non irrazionale.

La fobia può essere appresa anche dai genitori. In

genere i bambini sono polifobici, ci si aspetta che con

la maturazione del sistema nervoso e delle esperienze

le fobie si dissolvono, ma in alcuni individui queste

fobie rimangono sotto forma di istinto di

sopravvivenza primordiale, questa è una teoria che

prova a spiegare con ci possano essere certe fobie, ma

è stata molto ridimensionata negli ultimi anni perché

non tutte le fobie sarebbero spiegate, come la paura

di volare in aereo.

 FOBIA SITUAZIONALE: paura irrealistica e

irragionevole di una situazione specifica (non di un

oggetto). Come la paura di parlare in pubblico o di

stare in luoghi aperti.

Secondo Marks (1969) i criteri per la fobia sono 4:

1. La paura è sproporzionata rispetto a quanto la situazione richieda

2. Non può essere spiegata o eliminata con argomentazioni razionali

3. Non è sotto controllo volontario

4. La paura porta a un evitamento della situazione temuta

Le fobie sono di natura coercitiva e invasiva, dominano la vita intera. Sono ripetitivi

come le ossessioni, sono vani tentativi di resistervi, i soggetti stessi le considerano

senza senso e irrazionali, ma allo stesso tempo come qualcosa proveniente da loro. Ad

esempio un comportamento compulsivo come lavarsi le mani può derivare dalla paura

dello sporco o della contaminazione.

Dal punto di vista soggettivo assumono la forma di ansia situazionale, l’ansia è cioè

associata a situazioni specifiche o oggetti specifici e questo produce un evitamento.

L’evitamento è la risposta alle fobie, può essere tanto grave da chiudersi in casa senza

uscire, talvolta con un accompagnatore. 34

1.2 UMORE ELEVATO

1.2.1 IPERTIMIA umore elevato che determina loquacità,

estroversione, ottimismo vigoria. È un sintomo non un tratto

e non va confuso con il temperamento ipertimico.

COLLOQUIO+OSSERVAZIONE

Il paziente apparirà simpaticamente inopportuno e se ne accorgeranno anche i suoi cari

“si sente più ottimista, più loquace del solito?” “Le hanno fatto notare ultimamente che è

un po’ inopportuno?” Il colloquio serve per capire se il paziente ne è consapevole.

1.2.2 UMORE IPOMANIACO umore elevato, assenza di

stanchezza, il paziente dorme meno, aumentata laboriosità

che non si traduce necessariamente in una corrispondente

produzione, non sempre le azioni sono necessarie e non

sempre sono finalizzate.

COLLOQUIO+OSSERVAZIONE

“Si sente su di giri?” “sente di fare più cose del solito?” il colloquio serve per capire se il

paziente è consapevole, se se ne rende conto risponde di si con soddisfazione perché gli

sembra una cosa positiva.

1.2.3 UMORE MANIACALE il paziente è attivo, ma non laborioso,

fa tante cose tutte insieme senza concluderle nel modo

giusto. Umore espanso, chiassosità disorganizzata, il paziente

può infrangere le leggi e le norme sociali, può anche acquisire

abitudini sessuali non consone per lui.

COLLOQUIO+OSSERVAZIONE

“Si sente su di giri?” “I suoi cari le hanno fatto notare che non parta a termine i suoi

compiti o che è un po’ sopra le righe?” Il paziente tende ad arrabbiarsi se qualcuno gli fa

notare la sua situazione. Non c’è spiraglio di consapevolezza.

Non bisogna fare l’errore di considerare l’umore statico, cioè

o fissamente elevato o fissamente ridotto. Infatti si parla

anche di UMORE MISTO a rappresentare la sua labilità, non

c’è una divisione fra le due polarità dell’umore. 35

1.3 EUTIMIA di per sé sarebbe l’umore in asse fino a poco tempo fa considerata

come una situazione asintomatica. L’eutimia è assenza di umore elevato o

ridotto, ma è anche uno stato di armonia, di pienezza, di star bene, è uno stato

di equilibrio delle forze psichiche; è stata elaborata anche una scala eutimica. In

condizioni fisiologiche c’è una risposta agli eventi che è fisiologica, può essere di

tristezza, di paura, di rabbia, ma è una situazione passeggera per cui il soggetto

poi torna all’equilibrio. Il soggetto eutimico è in grado di controllare lo sress, ha

un sonno ristoratore, è di umore allegro. Sta al clinico capire se un paziente è

solo asintomatico o eutimico.

ASINTOMATICITA’ ≠ EUTIMIA

2. ALTERAZIONI QUALITATIVE

2.1 MORIA( WITZELSUCHT) Umore stupidamente COLLOQUIO+OSSERVAZIONE

faceto, il paziente non riesce a prendere sul

serio niente anche davanti a cose serie, come se Colloquio con i familiari.

fosse successo un evento positivo o divertente. È allegro e

fa battute o scherzi inappropriati alla situazione. Si associa

a incapacità di pianificare soprattutto a lungo termine e imprudenza.

2.2 RISO E PIANTO PATOLOGICOriso o pianto improvviso, intenso, dalla breve durata, senza un

motivo preciso o indotto da uno stimolo molto piccolo. Sia il pianto che la risata sono teatrali

e i gesti e la mimica facciale sono caricaturali, tanto esagerati da apparire finti. La situazione

in cui si verifica il comportamento è inappropriata.

COLLOQUIO+OSSERVAZIONE

“Ha notato se le viene da piangere o da ridere

improvvisamente come se non ci fosse un motivo?” “quanto

dura?” “Quanto è intenso?”

2.3 INCONTINENZA EMOTIVAil paziente ha una

reazione emotiva più blanda di ciò che ci si COLLOQUIO + OSSERVAZIONE

aspetterebbe. Il paziente non riesce a Si può osservare un disallineamento fra la

contenere, né a dosare la sua risposta risposta attesa e quella mostrata.

emotiva Colloquio anche con i cari. 36

3. VARIABILITA’ EMOTIVA

In genere la variabilità emotiva è modulabile, cioè al variare delle situazioni e delle condizioni varia

la risposta emotiva. In caso di variabilità inappropriata bisogna chiedere al paziente se le sue

emozioni variano in modo inappropriato. COLLOQUIO

“sente che le sue emozioni variano in

modo inappropriato?” “può farmi un

esempio?”

4. APPOPRIATEZZA DELLE EMOZIONI

Si verifica in appropriatezza se una certa emozione rimane come bloccata, come se si sganciasse

dallo stimolo. 4.1 PARATIMIA Espressione emotiva che è l’esatto opposto di ciò che ci si

aspetta. In genere il paziente non ne ha consapevolezza.

OSSERVAZIONE

“Il soggetto esprime scarse emozioni, innaturali ed

esagerate

4.2 RABBIA PATOLOICA

 IRRITABILITA’ (DISFORIA): forma meno grave, malumore non

giustificato, reazione negativa esagerata rispetto allo stimolo. È la

forma più lieve. Può essere un sintomo di bipolarismo, l’esordio è

sotto forma di depressione maggiore, cioè è più probabile che un

soggetto con depressione maggiore con anche disforia tende al

disturbo bipolare.

 RABBIAirritabilità grave, violenta, incontrollata, non giustificata

dall’entità dello stimolo

OSSERVAZIONE

malumore non giustificato, reazione negativa esagerata

rispetto allo stimolo, irritabilità grave, violenta,

incontrollata non giustificata dalla stimolo 37

5. RICONOSCIMENTO DELLE EMOZIONI

5.1 CONSAPEVOLEZZA SOGGETTIVA DELLE EMOZIONI: in stato normale siamo

consapevoli delle emozioni, riusciamo a identificarle a verbalizzarle.

ALESSITIMIA TRATTO; il paziente non riesce a riconoscere le emozioni, a

identificarle, a verbalizzarle e non riesce a elaborare fantasie.

Il pensiero simbolico di questi pazienti è estremamente ridotto talvolta assente

di modo che tutto il mondo interiore, quindi istinti, desideri, sentimenti, non

venga rivelato. Raramente solo elaborate fantasie o vengono riferiti dei sogni.

Sono i tipici pazienti che alla domanda “come stai?”rispondono concentrandosi

sul proprio corpo, sulle proprie sensazioni corporee, fanno difficoltà a

discriminare stati emotivi da sensazioni fisiche, “oggi ho avuto molto mal di

pancia”. Il loro pensiero è rivolto al mondo esterno. Sono pazienti molto

lamentosi, tendono a parlare molto dei loro stati fisici e generalmente sono

percepiti come noiosi. Vi può essere una monotonia anche nella postura e una

mancanza di espressività nel volto, nelle relazioni interpersonali è ridotta la

capacità di empatizzare. Questi soggetti si caratterizzano per avere degli scoppi

di rabbia e in genere arrivano in seguito a questi scoppi dal clinico.

I 4 fattori della Toronto Alexithymia Scale:

 Difficoltà nell’identificare i propri sentimenti

 Difficoltà nell’esprimere i sentimenti

 Pensiero orientato all’esterno

 Ridotta capacità immaginativa e di sognare ad occhi aperti

COLLOQUIO

“qual è stata la cosa più bella che le è successa nell’ultima

settimana? Come si è sentito?” “Le capita mai di sognare a

occhi aperti o fantasticare?” “I suoi pensieri sono rivolti

prevalentemente al mondo interno e alle emozioni? ”

“Recentemente ha avuto attacchi di rabbia o di pianto o di gioia

improvvisi ed eccessivi rispetto a ciò che stava accadendo?”

5.2 EMPATIA Capacità di immedesimarsi nella condizione di un’altra persona. La

mancanza di empatia è di conseguenza la capacità di empatizzare, di mettersi

nei panni dell’altro. COLLOQUI+OSSERVAZIONE

“Riesce a mettersi nei panni di un altro?”

5.3 PROSODIA RICETTIVA espressione emotiva di ridotta intensità 38

CONVERSAZIONE

CONVERSAZIONE NORMALE

La conversazione normale è caratterizzata da spontaneità, fluenza quindi pronuncia non stentata,

non esitante, rispetto del turno, non parlarsi sopra, attenzione sul contenuto mantenuta per un

tempo adeguato alla sua trattazione. COLLOQUIO+OSSERVAZIONE

Raccolta della storia clinica, già da qui capiremo se l’eloquio è adeguato.

Chiedere al paziente di identificare oggetti e chiedergli di indicarli nella

stanza. “mi può indicare la finestra” “ripeta dopo di me questa frase…”

Verificare la comprensione uditiva “può spostare la sedia?”

DISTURBI DELLL’ELOQUIO

1. AFASIAperdita parziale o completa delle capacità linguistiche, ossia della comprensione o

dell’espressione linguistica o di entrambe TEST + COLLOQUIO

Ripeta le parole come gatto, casa..

2. LETTURA E SCRITTURA

2.1 LETTURA

 DISLESSIA: lettura difficoltosa

 ALESSIA: incapacità di leggere, in precedenza il soggetto sapeva leggere ma tale capacità

scompare all’improvviso TEST + COLLOQUIO

si chiede al paziente di leggere qualcosa

2.2 SCRITTURA

 MIOGRAFIA: scrittura molto piccola

 DISGRAFIA:lettere scritte casualmente e in modo disordinato, anche per lui può

essere difficile leggere ciò che scrive

 IPERGRAFIA:tende a riempire tutto lo spazio che ha a disposizione, il discorso può

apparire ridondante perché lo scopo è riempire la

pagina TEST + COLLOQUIO

 AGRAFIA:scrittura completamente incomprensibile “Mi scrive dove siamo e l data di oggi?”

inefficace anche allo scrivente

ARTICOLAZIONE DEL LINGUAGGIO

3.

 DISARTRIA:difficoltà meccanica che può riguardare i muscoli, le corde vocali, le parole

saranno distorte, fluenza rallentata. Esempio: intossicazione alcolica, o se il paziente

assume droghe o dei farmaci

 MANIERISMO:linguaggio robotico, metallico o con accento diverso dalla lingua madre

 BALBUZIE E INCEPPAMENTO: l’inceppamento si verifica all’inizio della parola. La balbuzie è

un’interruzione della frase con ripetizione di parole o parti, il suono è prolungato.

 MODULAZIONEmodulazione monotona, monocorde, indipendente dall’umore

COLLOQUIO 39

4. PRODUZIONE DEL LINGUAGGIO

4.1 LOGORREA Il paziente parla troppo e troppo spesso, non ha rispetto del turno, non

sostiene le pause. La difficoltà per il clinico sta nel riuscire a contenerlo. Può essere

presente nella mania.

4.2 PAUCITA’ DELL’ELOQUIO/MUTISMOsoggetti che parlano poco, a volte per niente

 AFONIA incapacità a vocalizzare, è un problema organico

 DISFONIAil paziente ha fluttuazioni nel tono, sotto stress, voce rauca o bassa, bisbiglio.

4.3 ARRESTO DELL’ELOQUIOil soggetto si blocca, all’improvviso si interrompe

4.4 PERSEVERAZIONE il paziente ripete frasi che vanno oltre il centro del discorso

“Perché è qui?” “mi chiede perché sono qui…”

4.5 ELOQUIO STEREOTIPATO

VERBIGERAZIONE/PALILALIA: “male, male, male, male” Ripetizione di una parola

LOGOCLONIA: ripetizione dell’ultima sillaba dell’ultima parola

5. ORGANIZZAZIONE DEL LINGUAGGIO

5.1 ELOQUIO CIRCOSTANZIATO Produzione normale, ma poco efficace; il discorso è

intramezzato da dettagli marginali e non rilevanti. Il significato complessivo del discorso

non è perso.

ESEMPIO: “Camminavo sulla spiaggia e ho incontrato persone bianche e scure di pelle, non

che ce l’abbia” con loro ma c’erano e li ho notati. Ce n’erano molti bianchi, ma ho visto

anche qualche cinese, ma non ho nulla contro i cinesi, ma ho visto che c’erano.

5.2 ELOQUIO ERRANTE eloquio distraibile non diretto all’obiettivo, si perde nel discorso, le

frasi non sono collegate, ma prese singolarmente possono avere un senso. “sono andato a

trovare un amico…la mia casa è lontana...sono solo”

5.3 ELOQUIO ELLITTICOil paziente fa discorsi vaghi e non esaurienti che girano intorno al

topic, ma non lo toccano. L’eloquio è fluente per sintassi e grammatica, ma il linguaggio è

vago e contiene pochi nomi e poche informazioni.

ESEMPIO: “-dove vive?” “-ci sto bene”

5.4 ELOQUIO NON SEQUITUR le risposte non sono per niente pertinenti alla domanda e il

paziente non ne è consapevole.

ESEMPIO: “Dove vive?” ”Oggi ho preso l’ombrello perché credevo piovesse”

5.5 ELOQUIO DISORGANIZZATO: caratterizzato dalla casualità. Il paziente non riesce a tenere il

filo del discorso. Si parla di INSALATA DI PAROLE in caso di disturbo dell’eloquio

disorganizzato grave.

 ELOQUIO TANGENZIALE: Disorganizzato, ma più o meno certe parole girano intorno al

tema

 ELOQUIO COMPENETRATO: via via che parla il paziente incorpora nel discorso qualcosa

che è nelle vicinanze, qualche stimolo che lo colpisce, un pensiero o una situazione in

cui si imbatte o che si ricorda

 ELOQUIO IPERINCLUSIVO: il paziente include molti argomenti e diversi pensieri che

ricorda o che vede 40

5.6 PSEUDOLOGIA FANTASTICA: il paziente sembra comprendere la domanda, ma dà

deliberatamente una risposta sbagliata. In pratica rinuncia a dare la risposta giusta.

A domande facili tende a rispondere male deliberatamente

ESEMPIO: “Quante sono le 4 stagioni””Quanti sono i 7 giorni della settimana? ” il paziente

risponderà un numero sbagliato apposta anche se la risposta è nella domanda, mentre un

paziente con problemi di memoria tende a sparare a caso, dirà “forse saranno 4 le

stagioni”; invece pazienti con depressione diranno “Non lo so non riesco a concentrarmi,

non mi ricordo le cose”. Può anche essere in un disturbo fittizio, il soggetto sbagliando

crederà di simulare

5.7 NEOLOGISMO creazione di una nuova parola

 ASSOCIAZIONE ONOMATOPEICAle parole sono legate dal suono e non dal significato

 PAROLA PORTMANTEAU due parole esistenti sono fuse insieme in una sola

 PARAFASIA FONEMICAomissione, sostituzione di una sillaba. “macchina fonografica”

5.8 PARAFASIA SEMANTICA sostituzione, omissione di una o più parole, il significato viene

travisato

5.9 PERIFRASI il paziente si riferisce ad un oggetto descrivendolo. Questo può succedere se

siamo stanchi, ci hanno appena svegliati o se parliamo in una lingua che non sappiamo

bene. Se non succede in queste situazioni è preoccupante perché potrebbe essere

danneggiato il sistema nervoso.

5.10 AGRAMMATISMO il paziente usa le parole corrette sintatticamente, le frasi

seguono un’adeguata consecutio temporum, ma è come se parlasse una lingua che

l’esaminatore non consce, il significato è perso. 41

DISTURBI DELLA PERCEZIONE

Alterazioni della percezione di stimoli esterni, le distorsioni possono riguardare tutti gli organi di

senso. La percezione è un processo attivo che permette la costruzione di un mondo esterno in

funzione di modelli interni.

1. IPERESTESIAun determinato stimolo è percepito più intensamente. Può essere uno stimolo

visivo, uditivo, tattile, olfattivo o gustativo.

Ad esempio un colore che viene percepito più intenso.

IPOESTESIA lo stimolo risulta meno intenso rispetto a quello che è. Il soggetto vede i colori

più sbiaditi, distingue peggio gli odori.

2. SINESTESIApercezione in un organo di senso diverso da quello stimolato. Ad esempio

vedere un suono.

3. DISMEGALOPSIA VISTA. Distorsione delle dimensioni di oggetti o parti del corpo, distorsione

di vicinanza o lontananza.

 MICROPSIA : vedere le cose più vicine o più piccole

 MACROPSIA:vedere le cose più lontane o più grandi

Durante il colloquio si evince che il paziente se ne rende conto e si spaventa di questa cosa.

4. DISMORFOPSIA VISTA, l’oggetto è visto deformato, distorto, disproporzionato. Come se si

osservasse attraverso un bicchiere o uno specchio che distorce.

5. DISTORSIONI DELLO SPETTRO DEI COLORI non si tratta di daltonismo, la percezione dei

colori è modificata spesso c’è la tendenza a vedere tutto grigio o scuro, oppure alcuni soggetti

vedono tutti i colori che tendono al verdastro, questo può essere causato dal farmaco per il

cuore “digitale”, oppure un’intossicazione da caffeina può rendere i colori più giallastri.

6. ILLUSIONIlo stimolo è presente, ma viene misinterpretato. Si manifestano in condizioni di

stress elevato o se non si vede bene lo stimolo e si tende a completarlo.

 Visive: percezione distorta di un’immagine . Ad esempio la pareidolia il dare

forma alle nuvole (non patologico).

 Uditive: percezione distorta di un discorso a causa per esempio di uno stato

emotivo.

 Tattili: percezione distorte legate al peso di oggetti o alla temperatura o alla

caratteristica della superficie.

 Gustative, olfattive: solitamente spiacevoli per via di stati emotivi che ricordano

cose, esperienze.

 Illusioni fantastiche: coinvolgimento di più organi di senso che ci consentono di

percepire l’ambiente in modo inusuale. Mis-identificazioni.

7. FENOMENI PSICOSENSORIALIdis-percezioni. È la percezione dell’oggetto che è presente c’è,

ma è distorto. In genere si tratta di fenomeni brevi e intensi, ma parossistici cioè che si

ripresentano. Non solo fenomeni sensoriali, ma anche cognitivi o emotivi, in pratica l’oggetto

del fenomeno psicosensoriale può essere anche un pensiero o un’emozione

 FENOMENI SENSORIALI

 VISIVI: vedere un colore strano, sgradevole alla vista, illogico.

Vedere una macchia gialla, ma in realtà è sangue rosso.

 UDITIVI: macro e micro acusia, sentire un suono normale di media intensità come

un rombo o come un sibilo sottile. 42

 GUSTATIVI: sentire un sapore strano (metallo), spiacevole (sangue), illogico

(morte) quando si mangia qualcosa. Ad esempio i pazienti hanno uno strano

sapore in bocca senza mangiare niente e riferiscono di avvertire come un sapore

di morte.

 OLFATTIVI: sentire odori inusuali o sgradevoli. Ad esempio soggetti che riferiscono

di sentire un intenso odore di fiori o uno spiacevole odore di gomme che brucia o

illogico di morte.

 TATTILI:esperienze somatosensoriali. Toccare qualcosa di molto freddo e

percepirlo come una scossa.

 VISCERALI: sensazione di dolore o freddo agli organi interni, senza che vi sia un

reale problema fisiologico. Ad esempio: sensazione di vuoto allo stomaco, sentire

molto caldo dentro la testa, sentire qualcosa che stringe dentro la gola. Si tratta

comunque di una percezione distorta.

 FENOMENI COGNITIVI

ESPERIENZE DI FALSA FAMILIARITA’

 DEJA VU’ vedo qualcosa e lo percepisco come già visto

 DEJA VECUmi trovo a vivere qualcosa (situazione) che mi accorgo di aver già

vissuto tale e quale, ma se ci penso mi rendo conto a posteriori che non è così

 DEJA ENTENDU riguarda uno stimolo uditivo che sembra familiare, ma a

posteriori so che non lo è.

ESPERIENZE DI FALSA NON FAMILIARITA’

 JAMAIS VU il soggetto vede qualcosa che sa di aver già visto, ma gli sembra la

prima volta

 JAMAIS VECU il soggetto vive una situazione che sa di aver già vissuto, ma gli

sembra la prima volta.

 JAMAIS ENTENDU il soggetto sente qualcosa sa di aver già sentito, ma gli

sembra la prima volta.

Pensiero costretto: intrusivo, non familiarità rispetto ai propri pensieri. Ritiro del pensiero: per un

momento la mente rimane vuota non riesce a produrre un pensiero.

 FENOMENI EMOTIVI

 ALTERAZIONE DELLE ESPERIENZE EMOTIVE IN QUALITA’incontinenza emotiva,

euforia e tristezza parossistica e transitoria: esaltazione o abbattimento

improvvisi senza una causa immediata.

 ALTERAZIONE DELL’APPROPRIATEZZA DELLE EMOZIONIpaura e rabbia non goal

directed, non giustificate.

Fenomeno erotico in assenza di uno stimolo sessuale sia reale che immaginario.

8. ALLUCINAZIONI PSEUDOALLUCINAZIONI

Esquirol: percezioni senza oggetto

Jaspers: false percezioni che non sono mis-interpretazioni o distorsioni sensoriali

PSEUDOALLUCINAZIONIIl paziente in stato di veglia percepisce qualcosa di irreale ed egli stesso

si rende conto che non è reale. Può essere anche piacevole ad esempio un paziente percepiva di

essere in una barca e gli piaceva, ad ogni modo era consapevole del fatto che non fosse reale. Si

verifica in stato di veglia è vivido e beve. Le pseudo allucinazioni coinvolgono per lo più udito e

vista e in misura minore tatto, olfatto e gusto. In genere il paziente ne parla serenamente, non si 43

spaventa, ma cerca rassicurazione. Può avvenire in situazioni di stanchezza e stress, però possono

anche essere associate a malattie neurologiche identificabili più che con i disturbi psicotici primari.

Es: “sentivo una musica della mia infanzia ma né radio né tv erano accese”

An 85-year-old man with long-standing cardiovascular disease had a flu-like syndrome that lasted about a

week. Toward the end of this discomfort, he awoke one morning to the sound of a radio playing popular

music from his youth. The music was clear and fully recognizable, but the patient knew that the radio was

not “on” and that he was “hearing things”. He had no other psychopathology. Brain imaging identified a

new right-sided temporal–parietal ischemic lesion. Over the next several weeks the hallucination gradually

resolved without psychotropic medication.

ALLUCINAZIONI

IPNAGOGICHE E IPNOPOMPICHE sono considerate parafisiologiche, quindi non patologiche,

possono essere associate a momenti di deprivazione del sonno. Ipnagogiche si verificano

all’addormentamento e le ipnopompiche al risveglio. Queste esperienze non sono vivide, ma

sono percepite distinte dai sogni. Per essere definite allucinazioni ipnopompiche o ipnagogiche

possono avvenire solo all’addormentamento o al risveglio, non possono avvenire mentre il

paziente dorme o è sveglio in tal caso sono allucinazioni patologiche. Le esperienze visive sono

le più diffuse includono il vedere figure, forme, immagini. Invece esperienze uditive includono

musica, sospiri e sussurri e suoni ambientali (un cane abbaia).

COLLOQUIO

Le è mai capitato di sentire –vedere, annusare, toccare, udire,

gustare– qualcosa che lei percepiva, ma altri con lei no?

 ALLUCINAZIONI ELEMENTARI allucinazione semplice, uniforme, non strutturata,

il paziente lo descrive in modo vago

 ALLUCINAZIONI COMPLESSEallucinazione complessa e organizzata, il paziente

racconta ciò che ha percepito nei particolari

Prima bisogna analizzare se l’allucinazione è elementare o complessa, poi se riguarda un organo di

senso e di che tipo poi si specifica se: visivaelementare o complessa, uditiva elementare o

complessa, tattileelementare o complessa, gustativa e olfattattiva elementare o complessa,

visceralecomplessa o elementare. Bisogna poi specificare se sono allucinazioni funzionali,

riflesse, extracampali o esperienziali.

VISIVA ELEMENTARE COMPLESSA FUZIONALE RIFLESSA EXTRACAMPALE ESPERENZIALI

UDITIVA ELEMENTARE COMPLESSA FUZIONALE RIFLESSA EXTRACAMPALE ESPERENZIALI

TATTILE ELEMENTARE COMPLESSA FUZIONALE RIFLESSA EXTRACAMPALE ESPERENZIALI

OLFATTIVA/GUSTATIVA ELEMENTARE COMPLESSA FUZIONALE RIFLESSA EXTRACAMPALE ESPERENZIALI

VISCERALE ELEMENTARE COMPLESSA FUZIONALE RIFLESSA EXTRACAMPALE ESPERENZIALI 44

 ALLUCINAZIONE VISIVA

o ELEMENTARE

PEDUNCOLARE: sono come cartoni animati. Allucinazioni visive colorate,

illuminate, figure animate senza spessore non paurose. Accadono

durante la veglia, sono brevi da pochi secondi a qualche minuto,

raramente durano ore o giorni.

o COMPLESSA

PANORAMICHE: visioni di immagini in due o tre dimensioni come se

fossero in movimento

AUTOSCOPICHE:vedere il proprio corpo o da un lato o dalle spalle come se

si vedesse allo specchio senza che esso ci sia. Sono riportate dal paziente

sensazioni cinestetiche o somatiche contemporaneamente

all’allucinazione

LILLIPUZIANE E BROBDIGIANE: le allucinazioni lillipuziane sono

caratterizzate dalla visione di piccoli oggetti o creature ad esempio vedere

piccole creature blu o piccole ciotole di frutta. Talvolta possono avere una

componente tattile, oltre che visiva, essendo presente la sensazione che

queste creature camminino addosso.

Nelle allucinazioni brobdigiane i soggetti vedono oggetti o creature molto

grandi. Non necessariamente queste allucinazioni sono minacciose. Sono

tipiche del delirium tremens (alcolismo).

Non tutte le allucinazioni visive, sia complesse che elementari rientrano in un tipo specifico quindi

bisogna essenzialmente descrivere ciò che il paziente ci dice di vedere.

COLLOQUIO

Indagare se sono complesse o elementari.

Indagare la costanza: se accadono sempre sono croniche

Indagare la frequenza

Il paziente ci crede, non ha consapevolezza che sia strano, il clinico deve porre domande con

semplicità senza imbarazzo, come se fosse normale. Chi ha già parlato delle sue allucinazioni e ha

visto le reazioni di parenti e amici sarà più reticente a parlarne, bisogna normalizzare i sintomi.

Cercare di non usare la parola allucinazione che può infastidire il paziente e non riferirsi con

termini tipo le “sue” visioni, le “sue” voci. Sostituire allucinazione con dispercezione o falsa

percezione. 45

 ALLUCINAZIONE UDITIVA riguarda sempre il suono di una o più VOCI.

Le VOCI variano da un bisbiglio di parole smorzate fino a discorsi complessi. Può variare il

tono anche se tipicamente arrabbiato, la provenienza interna/esterna lontana vicina.

o ELEMENTARIquando il paziente sente bisbigli, borbottii, suoni ambientali non

comprensibili.

o COMPLESSE in questo caso il paziente sente una sola voce o più voci che parlano

con lui o fra sé e instaurano un discorso, quindi capisce le parole che dicono i

discorsi che fanno.

Quindi le voci possono avere caratteristiche diverse:

- Fonte di provenienza della voce: ci sono pazienti che riferiscono che la voce deriva

dall'ambiente esterno, come se ci fosse una persona che gli parla; altri pazienti

riferiscono che c'è una voce che può provenire dall'ambiente interno, e quindi sono

descritte come voci che la persona ha nella testa, e talvolta può essere confusa dal

paziente con il soliloquio, ma possono essere percepite come provenienti da parti precise

del corpo ad esempio l’addome. Possono essere vicine o lontane come in un’altra stanza

o dall’altra parte della strada. Inoltre possono anche essere percepite come voci

provenienti da TV, radio o altri oggetti tecnologici.

-Modalità con cui la voce si manifesta: sia in termini di volume della voce (talvolta le voci

sono sussurrate o bisbigliate, altre volte le voci sono più assonanti), sia in termini di

articolazione della frase(talvolta ci sono voci che pronunciano parole singole o pochi

suoni o frasi molto semplici, altre volte vi sono frasi molto articolate e strutturate).

-Quantità di voci: può trattarsi di una singola voce e il paziente riferisce che è sempre la

stessa, oppure può riferire che sente più voci, e in altri casi ancora si può manifestare il

fenomeno delle voci dialoganti, cioè non solo sono più voci, ma istaurano tra di loro un

dialogo che ha un suo senso logico dentro l'argomento proposto dalle voci stesse, in

questo caso il paziente può essere spettatore passivo.

-Contenuto: può essere vario, anche se nella maggior parte dei casi le voci propongono ai

pazienti tematiche scomode, antipatiche, denigratorie, offensive, oppure in altri casi il

contenuto può essere tipico di allucinazioni che si innestano nei disturbi dell'umore

sfociando in manifestazioni psicotiche in cui le allucinazioni prendono la stessa

conformazione dell'umore, quindi se il paziente ha un umore basso la voce dirà in

maniera pesante, frequente e cattiva che si deve uccidere, quindi in quel modo vanno

nella stessa direzione della reazione suicidaria se la persona è accompagnata da umore

depressa. Viceversa in un umore esaltato le voci potrebbero in qualche modo supportare

la trattazione e muoversi nella stessa colorazione dell'umore della persona. Si reputano

più gravi le voci minatorie, quelle che danno ordini o offendono il paziente rispetto a

quelle scherzose e pacate. Ad ogni modo raramente sono percepite come una

compagnia, in genere offendono il paziente, lo giudicano o lo istigano compiere atti auto

lesivi o etero lesivi. 46

-Distinguibilità delle parole: talvolta le voci vengono percepite come confuse, contornate

da dei rumori in cui è poco percepibile la frase o la parola che viene pronunciata, altre

volte sono voci ben chiare che propongo frasi ben definite e inequivocabili.

Se il paziente è esposto cronicamente alle voci si parla di ASSEDIO.

COLLOQUIO

Durante il colloquio il paziente può anche parlare con le voci, rispondere ad esse oppure fornirci una una risposta

inappropriata. Può succedere anche che il paziente sentendo altre voci oltre a quella del clinico abbia bisogno di

più tempo per concentrarsi e fornire la risposta. A questo punto è opportuno chiedere: Quante voci sente oltre la

mia? oppure Ha mai sentito dire cose che gli altri non le confermavano di aver udito? però se il paziente è esperto

si può chiedere direttamente: Sente le voci? Il paziente non si offenderà perché per lui è normale sentirle.

Bisogna indagare:

-Quantità delle voci Quante voci sente?

-Con chi dialogano? fra sé o con il paziente?

positivo/scherzoso,

-Contenuto negativi/schernimento: Cosa dicono? Di che parlano?

-Frequenza “assedio” se parlano sempre

-Pattern si presentano con una certa frequenza in momenti precisi?

o ALLUCINAZIONI MUSICALI suoni, canti vividi e familiari che il paziente conosceva

già

o ECO DEL PENSIERO il paziente sente come un eco che clona i suoi pensieri,

oppure sente un’altra voce che ripete ciò che ha pensato, la voce può essere

avvertita anche come proveniente da TV, radio ecc…

COLLOQUIO

“Tutti sanno quello che penso” questo è ciò che comunemente

dice chi ne è affetto. Ovviamente bisogna escludere cose normali

come “I miei amici si accorgono che sono triste”

 ALLUCINAZIONE TATTILE

o ELEMENTARI sensazione di essere toccati o spinti o picchiati oppure sensazione

di essere toccati dall’interno in questo caso sono allucinazioni APTICHE. Nel caso in

cui il paziente abbia la falsa percezione di essere spinto dall’esterno non

necessariamente si vede lui che si muove in direzione della spinta o casca, in genere

anche se avverte una spinta forte rimane fermo.

o COMPLESSE sensazione di essere invasi da piccoli animaletti o corpi estranei

(MICROZOOPSIE) tipico di chi è in crisi d’astinenza da alcool è un sintomo

anticipatorio del delirium tremens. Anche le allucinazioni complesse possono essere

aptiche, ad esempio un soggetto potrebbe sentire una parte interna del suo corpo

che si muove nell’addome. Alcuni pazienti potrebbero sentire come una scossa

elettrica che forma un’aurea, altri sperimentano la falsa percezione che una loro

parte del corpo non sia più di carne e sangue, ma di metallo o legno o che si tratti

della parte del corpo di un’altra persona o un animale.

COLLOQUIO

“le è mai capitato di venire toccato o spinto anche dall’interno?”

Indagare:CARATTERISTICHE, CHIAREZZA, INTENSITA’, FREQUENZA,PATTERN 47

Indagare se fa uso di alcolici

 ALLUCINAZIONE OLFATTIVA E GUSTATIVA le allucinazioni di questo tipo sono meno

frequenti e qualora si verifichino hanno una caratteristica piuttosto simile in termini di

odori e sapori percepiti, ma sono differenziati dai fenomeni psicosensoriali per

l'irremovibilità della convinzione dell'individuo e la non fugacità della percezione, sebbene

tendono a essere allucinazioni non intense e poco durature nel tempo. Sostanzialmente in

genere sono improvvise, colpiscono di sorpresa il paziente, appaiono senza preavviso e

scompaiono improvvisamente (se la scomparsa è spontanea, se non lo è scompaiono grazie

a dei farmaci antipsicotici). Sia gusto che olfatto fanno riferimento al sapore metallico in

bocca, o dolce stucchevole(fantageusia), gomma bruciata o di putrido(fantosmia).

COLLOQUIO

“le è mai capitato di sentire un sapore o un odore che di fatto non

era plausibile a quanto dicevano gli altri?”

 ALLUCINAZIONE VISCERALE sentire oggetti estranei nel corpo. Una sensazione molto

frequente può riguardare la sensazione che il proprio sangue venga scambiato con un

agente chimico, altre riguardano parti del corpo percepite come fatte di una sostanza

aliena, non umana. Non si confonde con le allucinazioni tattili perché riguarda una parte

precisa del corpo, un organo preciso (spesso il cuore).

COLLOQUIO

“Le è mai capitato di sentire come degli oggetti estranei nel corpo?”

Indagare:CARATTERISTICHE, CHIAREZZA, INTENSITA’, FREQUENZA,PATTERN

Indagare se fa uso di alcolici

 ALLUCINAZIONE FUNZIONALE è un' allucinazione che in qualche modo ha

come trigger uno stimolo ambientale ma che viene distorto e

misinterpretato. Elicitata da uno stimolo ambientale che si verifica nello

stesso campo sensoriale dell’allucinazione, si prende stimolo dall’ambiente,

ma è necessaria la predisposizione all’allucinazione. Ad esempio un rumore

particolare come il rumore di un rubinetto arrugginito acceso può scatenare

l’allucinazione di una voce oppure una carta da parati con una certa fantasia

può scatenare nel paziente l’allucinazione visiva di figure demoniache.

 Palinopsia: vedere di nuovo, allucinazione complessa, vedere

un’immagine che si riproduce in modo circolare da pochi minuti a più

ore anche dopo che lo stimolo visivo è stato rimosso.

 Palinacusia: sentire di nuovo, allucinazione complessa. Sentire un

suono, una parola, frammenti di discorsi continuamente da qualche

minuto fino a qualche ora anche dopo che lo stimolo è stato rimosso.

 ALLUCINAZIONE RIFLESSA collegata con l’allucinazione funzionale, è

elicitata da uno stimolo ambientale (es. visivo), che si verifica in un altro

campo sensoriale (es. uditivo). In pratica lo stimolo scatena l’allucinazione in

un’altra modalità sensoriale ad esempio un paziente sente dei passi e ha

l’allucinazione di vedere delle figure in un angolo della stanza. 48

 

ALLUCINAZIONE EXTRACAMPALE è una falsa percezione fuori dai limiti

del normale campo sensoriale (es. sentire complotti in un altro stato).

Percezione anche fantasiosa di un sesto senso, la percezione o non passa dai

5 sensi o li mischia. Quindi riguarda qualcosa che non si può essere in grado

di vedere, sentire, toccare, gustare né odorare. Ad esempio alcuni pazienti

riferiscono di essere in grado di vedere dietro alle proprie spalle senza che vi

sia uno specchio, altri riferiscono inoltre di riuscire a vedere alle loro spalle

scene in cui sono presenti loro stessi (allucinazione autoscopica).

 ALLUCINAZIONE ESPERENZIALE Hanno come contenuto un evento di vita,

una conversazione con qualcuno o una situazione, di fatto questo evento

non accade, ma il paziente lo percepisce come vero. Lo spunto allucinatorio

dunque proviene dall'esperienza della propria vita (una chiamata, una

conversazione), ma viene rivissuta dando una reinterpretazione

completamente nuova e deformata di quello stesso evento che acquisisce

un contenuto di paura o di minaccia per l'incolumità del paziente. 49

DISTURBI DEL PENSIERO

1. DISTURBI FORMALI DEL PENSIERO

 DISTURBI DEL FLUSSO DEL PENSIERO

 RALLENTAMENTO DEL PENSIERO/BRADIPSICHISMO (-)

Flusso lento, i pensieri si susseguono con cadenza lenta. Materialmente si manifesta come un

rallentamento nell’eloquio (segno). Il paziente che ha questo tipo di sintomo non ha molta

consapevolezza della malattia e del suo disagio e quindi potrebbe non lamentarsi di questo

sintomo. Se grave ci può essere un arresto del pensiero. In genere è progressivo, inizia lieve per

poi peggiorare gradualmente fino all’arresto se non preso in tempo.

COLLOQUIO + OSSSERVAZIONE Percepisce fatica a generare i suoi pensieri?

 ACCELLERAZIONE DEL PENSIERO/TACHIPSICHISMO (+)

Flusso veloce di idee, il nostro cervello cerca di creare pensieri concatenati, associati, ma se il

flusso è troppo veloce questa capacità si perde. Se grave si parla di DIORREA o FUGA DELLE IDEE.

OSSERVAZIONE Segno: eloquio accelerato, se grave diventa un’INSALATA DI PAROLE

COLLOQUIO Mi riproduca ciò a cui sta pensando alla stessa velocità con cui lo pensa.

 CIRCOSTANZIALITA’ (+)

Il pensiero è lento perché si disperde in idee secondarie e accessorie, le energie psichiche sono

consumate molto di più. La circostanzialità è rivelata anche dall’eloquio ridondante e dispersivo,

ricco di dettagli superflui, il discorso mantiene comunque la sua finalità. In genere gli altri lo fanno

notare al paziente.

OSSERVAZIONE durante il colloquio, di per sé il paziente non si accorge che si disperde nei

dettagli.  PERSEVERAZIONE (-)

I pazienti rimangono sullo stesso tema i pensieri sono reiterati e riprodotti, ciò si traduce in un

eloquio noioso che gira intorno allo stesso tema anche quando questo è stato superato. Il paziente

ha scarsa consapevolezza della perseverazione del pensiero.

OSSERVAZIONE + COLLOQUIO CON TERZI

 BLOCCO DEL PENSIERO/BARRAGE (-)

Brusca interruzione del pensiero che si manifesta nell’eloquio, se gli chiediamo cosa stava

pensando, cosa voleva dire prima di fermarsi non se lo ricorda o dice qualcosa di non aderente. Se

durante il colloquio non manifesta il blocco del pensiero è importante chiedere a terzi. (sintomo di

primo rango Schneider) COLLOQUIO + OSSERVAZIONE

+=positivi che prevedono un'accelerazione del flusso del pensiero

- =negativi che vanno tutti nella direzione di rallentamento fino a far arrivare il paziente a

perseverare sullo stesso tema

 DISTURBI DEI NESSI ASSOCIATIVI

 PENSIERO CONCRETO

Inabilità a comprendere i significati astratti, non capisce metafore, proverbi, modi di dire. Il

paziente non è capace di generalizzare. Per indagare il concretismo si può usare un proverbio e si

osserverà se il paziente lo interpreta in maniera letterale o se concepisce il suo significato astratto.

Goldstein associa al concretismo rigidità del pensiero e distraibilità.

COLLOQUIO 50

 PENSIERO TANGENZIALE

Il soggetto produce un ragionamento che sfiora il fulcro del discorso, del tema, ma non lo centra. I

pensieri non seguono una direzione precisa, né sequenzialità, pertinenza e reciprocità. La

tangenzialità dell’eloquio è il segno corrispondente che si evince dal COLLOQUIO. Alla domanda il

paziente risponde dando una serie di informazioni che sfiorano la risposta corretta, ma non sarà

mai la risposta corretta.

 RISPOSTA DI TRAVERSO

I nessi associativi fra risposta e domanda non sussistono, il pensiero non è pertinente rispetto alle

domande che sono poste. Si evince dalle risposte alle domande poste durante il COLLOQUIO, per

chi ascolta sembra che il paziente abbia fornito una risposta casuale .

 DERAGLIAMENTO

Si ha una sequenza di pensieri dove fino a un certo punto sono concatenati in modo appropriato,

per poi seguire un altro treno di pensieri che non sono in relazione l’uno con l’altro. La direzione

del pensiero deraglia letteralmente passando da una linea di pensiero ad un’altra

improvvisamente.

COLLOQUIO "Come va a lavoro?" il paziente può rispondere "ho molto da fare, mia moglie ha un

ottimo lavoro, non io". In effetti non c'entra niente, pur parlando sempre di lavoro il paziente non

dà una risposta pertinente alla domanda, ma piuttosto alcune informazioni sul lavoro di un'altra

persona.  CONDENSAZIONE/FUSIONE DI PENSIERI

Un pensiero viene generato da altri pensieri o da frammenti di pensieri. Il fato che più idee o più

frammenti si uniscano a un’idea iniziale crea un elemento di bizzarria che si nota anche

nell’eloquio. Si arriva così al pensiero dissociato: più idee eterogenee messe insieme per avere una

sintesi non logica. Apparentemente per il paziente il suo insieme di pensieri ha una logica, ma non

succede lo stesso per chi ascolta.

 PENSIERO INCOERENTE

Pensieri incoerenti o nessi irregolari. Il nesso logico è prima abbandonato e poi ripreso.

L'incoerenza e la condensazione si somigliano in termini di "mescolanza" di pensieri: nella

condensazione questo si traduce in un tentativo di sintetizzare questa mescolanza in un concetto

unico che poi diventa bizzarro (nuvola armata); nel caso dell'incoerenza questo tentativo di sintesi

non ha luogo e gli elementi rimangono disarticolati per chi ascolta, legati da un principio illogico da

chi lo produce.

Esempio: I miei figli si prendono cura di me. Non vengono mai a trovarmi. Mi chiamano sempre.

 ILLOGICITA’

Linee di pensiero interrotte , poste in una sequenza disarticolata. I pensieri riguardano il vissuto

del paziente, ma mancano i nessi. Il paziente alla domanda del clinico su come si chiama risponde:

"Mi chiamo Mario, ieri il mio vicino di casa è uscito alle 17, il mio lavoro è un disastro!"

 VISCHIOSITA’

Non riesce a cambiare argomento del pensiero, rimane sempre all’interno del solito contenitore. Il

paziente non riesce a liberarsi dal treno di pensieri in cui si trova. Il paziente con perseveranza

rimane sempre sullo stesso tema, mentre quello con la vischiosità cerca di togliersi da quel tema e

prova ad apportare delle piccole variazioni anche se non riesce nel suo intento.

 PARTICOLARISMO

Il paziente colloca le idee accessorie sullo stesso piano di quelle principali, tende a trattare i

dettagli in maniera troppo esaustiva è estremamente dettagliato, questo si sente anche

dall’eloquio. Spesso è associato alla logorrea, ad ogni modo l’elemento patognomonico del

particolarismo è l’incapacità di distinguere l’essenziale dall’accessorio, il centro dalla periferia. 51


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elyuly

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto su l'esame di psicopatologia tratto da gli appunti presi a lezione e studiando sui libri di riferimento. Sono trattati svariati sintomi raggrupati nelle categorie di riferimento: alterazioni motorie (es. disprassia, catatonia), dimensioni della coscienza(es. lucidità, dissonnia, parasonnia), alterazioni della memoria(es. amnesia), alterazioni delle espressioni emotive (es. ansia, attacco di panico), disturbi nella conversazione (es. afasia, eloquio errante), disturbi della percezione (es.iperestesia, sinestesia, illusioni, allucinazioni), disturbi del pensiero (es. bradipsichismo, tachipsichismo, delirio),impulsi (es. tricotillomania cleptomania), disturbi dell'appetito(es. anoressia, bulimia), condotta sessuale (es. masochismo, sadismo, pedofilia) e dolore (es. allodinia iperalgesia).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elyuly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di Psicopatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Cosci Fiammetta.

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