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La malattia mentale

La malattia mentale può essere definita solo per approssimazione da quello che la gente pensa sia un disagiopsichico→ richiesta di aiuto, irrazionalità/pericolosità, trasgressione, sofferenza. Questi criteri presi singolarmente hanno però molte eccezioni, perciò bisogna cogliere la complessità del fenomeno. Difficile è anche definire la normalità.

Disturbo mentale

Disturbo mentale = sindrome o modello comportamentale o psicologico clinicamente significativo, che si presenta in un individuo ed è associato a disagio, disabilità, aumento significativo del rischio di morte, di dolore o di disabilità o ad un’importante limitazione della libertà.

Dal punto di vista psicologico non si può definire qualcosa come causa del disturbo psichico, ma si parla di fattori di rischio. I fattori di rischio sono direttamente collegati alla vulnerabilità, non alla malattia e un ruolo importante hanno gli eventi stressanti della vita. I fattori di rischio psicopatologico principali sono l’ereditarietà, l’ambiente di sviluppo e gli eventi avversi (fattori biologici, psicologici e sociali).

Classificazione in psicopatologia

La classificazione in psicopatologia permette di trovare punti comuni nella realtà multiforme e variegata e di comunicare (consentendo in questo modo anche la ricerca e la migliore gestione dei pazienti). Prima del 1960 ognuno aveva la propria classificazione delle malattie mentali e il proprio linguaggio tecnico.

Il primo sforzo per trovare un linguaggio comune si ha dopo la seconda guerra mondiale nel 1952 col DSMI che prevedeva una descrizione narrativa dei disturbi, era basato sulla psicanalisi e perciò poco affidabile (intervenivano supposizioni di conflitti inconsci). 1968 DSMII. 1980 DSMIII, assume l’assetto che è rimasto invariato finora: termini descrittivi ed operazionali (espliciti) per ogni disturbo, abbandono della psicanalisi, diagnosi basata su sintomi e segni piuttosto che su ipotesi eziologiche, introduzione di un approccio multiassiale e politetico (ogni persona può manifestare il disturbo con sfumature diverse e con segni/sintomi diversi, perciò ci sarà bisogno anche di un trattamento diverso), sviluppo di interviste strutturate per accertare la presenza dei criteri.

L’introduzione del DSM ha migliorato l’attendibilità delle diagnosi, che risulta così coerente con operatori diversi e in tempi diversi. Manca invece la validità della diagnosi, non ci sono strumenti precisi che possano confermarla.

Robins e Guze (1970), cinque parametri di validazione: descrizione clinica, demarcazione di una patologia da altri disturbi, test di laboratorio (per esempio test di provocazione con CO2), stabilità ed evoluzione nel tempo, presenza di una famigliarità.

A livello psicopatologico l’oggetto (malato) e il soggetto (che riferisce la malattia) si sovrappongono e si confondono e ciò costituisce un problema.

Approccio multi-assiale

Approccio multi-assiale: asse I problema primario, asse II disturbi accessori (insieme danno l’inquadramento psicopatologico del paziente), asse III salute generale, asse IV elementi socio-relazionali, asse V funzionamento generale, asse VI funzionamento difensivo (rimanda ai meccanismi di coping, strategie per gestire situazioni ed eventi nel modo migliore).

Può esserci comorbilità di disturbi psichici e di personalità, la maggior parte dei pazienti ha più di una diagnosi.

  • Asse I → disturbi mentali maggiori (ansia, depressione, fobie, schizofrenia); nell’esperienza personale della persona o di chi gli è vicino è percepito uno stacco, qualcosa non funziona più come prima; portano le persone a chiedere un aiuto terapeutico; in generale hanno un esordio ben identificabile, un decorso circoscritto o episodico (con importanti eccezioni).
  • Asse II → tutti gli altri disturbi mentali; hanno un esordio precoce, nell’infanzia o nell’adolescenza; hanno un decorso cronico, stabile; sono assolutamente pervasivi (sono fuori controllo, non modulabili dal paziente); sono percepiti come ego sintonici dal paziente.
  • Asse III → condizioni mediche correlate o meno alla diagnosi di asse I.
  • Asse IV → stressor ambientali.
  • Asse V → scala di Valutazione Globale del Funzionamento (VGF).

L’asse I e II hanno capitoli che descrivono i disturbi psichici. Ogni capitolo ha sottoparagrafi che raccolgono i criteri diagnostici.

Problemi del DSM: elevate possibilità di comorbilità, categorie/dimensioni (potrebbero esserci dimensioni di fondo che spiegano disturbi diversi); non c’è rimando alla teoria perciò nella diagnosi non c’è indicazione di trattamento, è solo un sistema di classificazione.

Esiste un altro sistema di classificazione delle malattie, l’ICD, che però raccoglie le malattie di tutti gli organi, non solo quelle mentali.

La diagnosi psicopatologica

Si basa sulla raccolta dei dati anamnestici integrati con i dati osservativi. Bisogna inoltre conoscere le condizioni socio-economiche del paziente e il retroterra culturale.

Anamnesi

Anamnesi → può essere importante ricevere informazioni dai famigliari; è importante porre attenzione al modo abituale di pensare, sentirsi e comportarsi del soggetto (capire se improvvisamente qualcosa è cambiato o c’è stato un evento che le ha cambiate); indagare la possibilità di personalità premorbosa. L’anamnesi va contestualizzata in ottica trasversale, cioè bisogna indagare altri aspetti medici o socio-relazionali (per esempio lutto o problemi fisici). Bisogna identificare i sintomi chiave attorno ai quali si organizzano tutti gli altri. Il sintomo primario va ben distinto da quelli secondari perché ciò porta a una diversa diagnosi, decorso e trattamento.

La valutazione psicodinamica completa la diagnosi ma è un livello diverso di indagine; l’orientamento psicodinamico è uno dei possibili.

La psicopatologia generale

Il termine psicopatologia è usato per la descrizione clinica dei sintomi psichici di un determinato quadro morboso. Nasce con un intento definitorio, non diagnostico. Si occupa di fare distinzione tra esperienza normale e patologica. Nella descrizione di un disturbo psicopatologico vanno inserite tutte le sue caratteristiche, per distinguerlo dal fenomeno normale.

Jaspers voleva fondare una psicopatologia scientifica: approccio diverso da quello delle scienze naturali, ma basato sulla soggettività del paziente; assumere la prospettiva della persona che prova l’esperienza. Così i fenomeni mentali sono spiegati da una catena in cui uno provoca l’altro, ma si arriva ad un momento in cui un fenomeno non è spiegabile, è il primo evento morboso.

Esistono una psicopatologia descrittiva e una interpretativa (approccio psicanalitico). La prima dà un peso alla forma del fenomeno, la seconda al contenuto, sulla cui base si cala il problema in una fase dello sviluppo. La forma dipende dalla malattia mentale, il contenuto è diverso tra le persone.

Primario = non ulteriormente riconducibile alla comprensione, causa immediata. Secondario = ciò che emerge dal primario, effetto (senza il primo il secondo non c’è).

Psicopatologia della percezione

Disturbi della percezione: distorsioni sensoriali e false percezioni (percepisco qualcosa che non esiste nella realtà, non ha uno stimolo corrispondente); in assenza di alterazione degli organi di senso.

Possono essere distorte intensità (dovuta ad intense emozioni o abbassata soglia di risposta) e qualità della percezione, componenti emotive, dissociazione.

  • Distorsioni sensoriali → iperacusia e ipoacusia; aumentata intensità cromatica come aura epilettica (prima della crisi ci sono distorsioni percettive e allucinazioni), pazienti ipomaniacali, uso di sostanze; percezioni visive di ridotta intensità come nella depressione (anche dal punto di vista gustativo).
  • Distorsioni qualitative sono rare e associate a disordini organici (per esempio intossicazione, lesioni).
  • Componenti emotive associate al percetto: modificazioni del senso di familiarità e percezione di estraneità (tipo deja vu), modificazioni del coinvolgimento, della vicinanza emotiva e piacevolezza e del sentimento di realtà.
  • Dissociazione delle percezioni: incapacità di fondere in un unico percetto sensazioni simultanee provenienti dallo stesso oggetto.

False percezioni

False percezioni → percetto non compatibile con lo stimolo.

Illusione: distorsione di un oggetto reale esterno. Interpretazione erronea di uno stimolo proveniente da un oggetto combinata con una immagine mentale così da produrre una falsa percezione. Tre tipi: da completamento (integrare stimoli parziali- Gestalt), emotive, pareidoliche (tendenza a riconoscere forme familiari in immagini casuali).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeroG91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia generale e dell'età evolutiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Prunas Antonio.
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