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ESTRATTO DOCUMENTO

gest. Fin. Totale -10

gest. Trib. Corrente -58,95

gest. Trib. Non corrente -1,05

gest. Trib. Totale -60

Posso allocare il risultato dopo le imposte tra singoli rami di gestione e anche sulla gestione nel

suo insieme.

ante imposte aliq. Fiscale dopo le imposte

2.700 31,40% 1.852 68,60%

2.200 31,40% 1509 68,60%

10 31,40% 7 72,10%

160 27,50% 116 76,00%

10 27,50% 7 76,00%

50 31,40% 36 72,10%

30 31,40% 22 72,10%

2460 1780 72,40%

-50 27,90% -36 72,10%

2410 1744

(tabella Excel vecchio foglio).

La riclassificazione dello stato patrimoniale apre la strada verso un certo tipo di analisi dei flussi di

cassa.

Delta liquidità = delta patrimonio netto – delta capitale investito.

SP riclassificato in base al criterio di liquidità e di esigibilità

decrescente

valori al 31. 12 . X

attivo

banca c/c 20

1 liquidità immediate 20

crediti v. clienti 700

altre att. Corr. Div. Dalla liquidità 0

2 liquidità differite 700

3=1+2 liquidità immediate e differite 720

rimanenze 100

4 disponibilità 100

5=3+4 attivo corrente 820

immob. Immateriali in corso 50

6 imm. Immateriali 50

immobili 1000

impianti 300

immobilizzazioni materiali lorde 1300

f.do amm immobili 30

f.do amm impianti 50

fondo amm. Immobilizzazioni materiali lorde 80

7 immobilizzazioni materiali nette 1220

partecipazioni 0

8 immobilizzazioni finanziarie 0

8=6+7+8 immobilizzazioni nette 1270

9=5+8 totale attivo 2090

passivo e patrimonio netto

debiti v. fornitori di

merci 200

debiti verso l'erario 60

10 tot. Passivo corrente 260

debiti v. banche a m-l 500

TFR 10

11 debiti a m-l termine 510

12=10+1

1 totale debiti 770

utile di esercizio 220

utile es. precedenti 100

capitale sociale 1000

13 patrimonio netto 1320

14=12+1 totale passivo e patrimonio

3 netto 2090

CCN = saldo di tesoreria + saldo CCN specifico.

CCN 560

saldo di tesoreria 20

poste di CCN specifiche

crediti verso clienti 700

altre att. Correnti diverse dalla

liquidità 0

rimanenze 100

poste CCN specifiche

attive 800

debiti v. fornitori di merci 200

debiti verso erario 60

poste CCN. Spec. Passive 260

poste CCN spec. Attive 540

indicatori di liquidità 2,76923

3 diviso 10 indice di liquidità primaria 1

tre meno dieci margine di tesoreria 460

Indice di liquidità primaria: rapporto liquidità immediate e differite/tot. Passivo corrente

Margine di tesoreria: differenza liquidità immediate e differite – tot. Passivo corrente.

3,15384

5 diviso dieci indice di liquidità secondaria 6

5 meno dieci capitale circolante netto 560

Indice di liquidità secondaria: attivo corrente /passivo corrente

Capitale circolante netto: attivo corrente – passivo corrente.

Ma i valori di liquidazione non sono uguali ai valori di funzionamento, sono molto più bassi e

comunque la cosa assurda di questi indicatori è che si mette insieme il numero che esprime la

cassa con i numeri che sono invece le poste di capitale circolante. Crediti rimanenze e debiti.

indicatori di solidità patrimoniale

13 diviso 8 grado di copertura delle immobilizzazioni 1,04

13 meno 8 margine di struttura 50

Grado di copertura delle immobilizzazioni: Patrimonio netto/immobilizzazioni nette.

Margine di struttura: patrimonio netto – immobilizzazioni nette.

12 diviso tredici rapporto di indebitamento 0,58

rapporto di indebitamento finanziario netto 0,36

Rapporto di indebitamento: totale debiti / patrimonio netto.

Rapporto di indebitamento finanziario netto: debiti bancari netti / patrimonio netto.

debiti bancari

netti 500 -20 480

patrimonio netto 1320

0,36363

6

Dove 20 è il saldo di tesoreria.

Indicatori di solidità patrimoniale: chi ha capacità di generare flussi di cassa ha capacità di

indebitarsi.

La logica dell’indebitamento non è tanto finanziare uno specifico assets, ma la logica è che

un’azienda si indebita laddove ritiene di poterlo sostenere: laddove ipotizza che il rischio finanziario

non sia tale da aumentare troppo il rischio di impresa.

L’indebitamento si associa ad un beneficio fiscale.

Un’azienda ha quindi interesse ad indebitarsi tutte le volte che la componente di rischio è

sopportabile alla luce del rischio totale che l’azienda prende dal punto di vista finanziario e

operativo.

Con il beneficio che deriva dal punto di vista fiscale.

Facendo l’esempio di una società elettrica: il rischio operativo è più basso.

L’azienda elettrica quindi non guarderà il margine di struttura in quanto sa che è in grado di

indebitarsi avendo dei flussi di cassa stabili.

Indicatori di redditività.

Risultato economico della gestione tipica corrente in rapporto con capitale investito.

Oneri finanziari netti e debiti finanziari netti (liq. Netta).

Risultato lordo gestione corrente e patrimonio netto.

Capitale investito 1800 debiti finanziari netti: 480 patrimonio netto 1320.

280 risultato lordo della gestione è il rendimento del patrimonio netto.

16,1% rendimento gestione corrente: 290/1320.

2,1% va a pagare il debito.

21,2% va al rendimento del capitale sociale.

Perché rapporto di indebitamento: 0,36

Per via della leva finanziaria.

Se rapporto 0 allora all’azionista 16,1%.

Le money machine non esistono.

La leva finanziaria può portare al fenomeno “dell’indebitamento allegro”.

i = + ( -r) x D/S

ρ ρ

i = rendimento del patrimonio netto al lordo delle imposte.

Rho.

La seconda preposizione di Modigliani Miller: questa formula è stata utilizzata per dire che il debito

non aggiunge valore all’azienda. Aspetto completamente contrario a quanto di pensava con la leva

finanziaria.

Prima preposizione di Modigliani Miller: attivo di un’azienda con debito uguale attivo di un azienda

senza debito.

questa formula è la formula con la quale modigliani e miller descrivono il rendimento atteso dagli

azionisti.

Se si investe in un’azienda che da senza debito un rendimento atteso del 16%, nella misura in cui

io mi indebito con un rapporto pari a 5 e un costo pari a 2 per continuare ad investire in azienda

per accettare se investire chiedo un rendimento minimo di 86%.

Per un investitore è la stessa cosa investire in un’azienda con 0 debito e avere un rendimento pari

a 16% che non investire in un’azienda con rapporto di debito 5 e rendimento pari a 86%.

Il rendimento associato con il rischio è lo stesso.

Non è quindi realizzabile il tentativo di aumentare la redditività giocando con il rapporto di debito in

una società (salva la componente fiscale).

Differenza tra rendimento richiesto e rendimento effettivo: due rendimenti diversi ma aggiustati per

il rischio sono gli stessi.

Debiti finanziari netti/Flusso di cassa operativo.

Debiti finanziari netti/EBITDA.

Questi due rapporti hanno un significato particolare.

Depresiation: ammortamento immateriali, (svalutazioni immobilizzazioni potrebbero stare in quanto

aspetto che rettifica un valore storico e che non mi interessa nel calcolo e non crediti e rimanenze).

ammortization: ammortamento beni materiali.

L’Ebitda è una non gap measure: non esistono principi per la determinazione dell’Ebitda.

Non bisogna mai togliere svalutazioni dei crediti e delle rimanenze.

La svalutazione delle immobilizzazioni si riferisce ad un valore in bilancio che si ha già da anni e

che è soggetta ad ammortamento che in un certo senso viene accelerato per via della perdita di

valore. Diverso è il caso dei crediti e delle rimanenze che comportano una riduzione del valore e

dei flussi di cassa attesi.

L’obiettivo dei due indicatori è quello di aiutare a capire se e in ce misura l’azienda sia in grado di

far fronte ai debiti finanziari netti.

Questi indicatori sembrano accreditare il principio per il quale bisogna guardare i flussi di cassa e

non gli indicatori di bilancio se si vuole conoscere la capacità dell’azienda di sostenere il debito.

Caso 2 Caso 1

Capitale investito 1.000 Capitale investito +10% 1.200 (+20%)

1.100

Debiti fin. Netti400 Debiti fin. Netti 440 + 10% 540 (+35%)

P.netto 600 P. netto 660 + 10% 660 (+10%)

Rapporto di 0,67 0,82

indebitamento 0,67

G (growth) = indicatore della crescita sostenibile = rapporto di autofinanziamento: ovvero

Autofinanziamento/patrimonio netto.

Autofinanziamento= risultato netto – dividendi.

G = massimo tasso di crescita del capitale investito che l’azienda può sostenere in modo

autonomo senza aumentare il rapporto di indebitamento.

La frase senza aumentare il rapporto di indebitamento non significa senza aumentare i debiti ma

significa aumentando i debiti nella stessa proporzione del patrimonio netto in modo tale da far sì

che il rapporto di indebitamento non aumenti.

Malgrado questo indicatore g sia molto usato nelle analisi preventive, ovvero nell’esame dei bilanci

preventivi, questo ha un grande limite: da una parte dice se la crescita sia sostenibile o no e

questo è il lato utile, dall’altra parte non dice cosa si deve fare per rendere la crescita sostenibile

nell’ipotesi in cui la sostenibilità non sia verificata dall’inizio.

Nel caso 1 non ci sono problemi: l’indicatore dice che la crescita è sostenibile.

Nel caso 2, invece, ci sono problemi: l’indicatore dice che la crescita prevista non è sostenibile, in

quanto il capitale investito cresce del 20% e il PN cresce del 10% il rapporto di indebitamento

inevitabilmente aumenta.

Non dice invece quanto si cresce perché se si cresce del 10% invece che del 20% (ovvero il CI

cresce del 10% invece che del 20%) allora presumibilmente ci si deve preparare a queste

conseguenze:

20% deve diventare 10%.

Se si parte da qui infatti, ci si deve aspettare che la crescita del 10% del capitale investito, invece

che del 20%, si accompagni a una diversa crescita del fatturato.

Attenzione che se il fatturato cresce del 10% invece che del 20%, pensiamo noi che questo sia

possibile lasciando il tasso di autofinanziamento al 10?

Se il fatturato poi non aumenta ragionevolmente non si effettuerà quel utile.

(non leggere sul libro: parte come si determina il tasso di crescita sostenibile).

Ipotizziamo: Caso 1 Caso 2 con

riduzione di crescita

del CI anche il

fatturato si ridurrà.

Capitale investito 1000 1200 1100

1 1 1

Fatturato 1000 1200 1100

Costi variabili 500 600 550

Margine contribuzione 500 600 550

c. fissi 450 540 540

Ris. Netto 50 60 10

Ipotizziamo imposte, dividendi e oneri finanziari pari a zero.

Quindi se programmo di cresce al 20% e poi cresco al 10% non avrò gli stessi utili.

Imposte dividendi e

oneri finanziari siano

pari a zero

Autofinanziamento 60 10

Patrimonio netto 600 600

iniziale

Tasso di 10% 1,67%

autofinanziamento

È evidente che crescendo del 10% (caso 2) non avremo più gli utili e il tasso di autofinanziamento

del caso 1 infatti il tasso di autofinanziamento passerà dal 10% all’1,67%.

Quindi se non si cresce del 20% ma del 10%, il patrimonio netto finale sarà pari a 600 + 10 e non

più a 600 + 60.

A questo punto possiamo entrare nel caso 3. Caso 3

1,67%

Capitale investito 1017

Fatturato 1017

Costi variabili 508

Margine contribuzione 508

c. fissi 540

Ris. Netto -32

600

Se gli schemi non sono chiari guardare foglio Excel prof. Data: 22.11 crescita sostenibile.

ANALISI DEI FLUSSI DI CASSA.

Stato patrimoniale riclassificato: pagina 34.

Lo stato patrimoniale è stato diviso per gestione: singole gestioni e poi poste in condominio fra le

gestioni.

L’ultima riga fa vedere gli elementi diversi da cassa e patrimonio netto (attivi – passivi).

Tavola pagina 38.

Patrimonio netto iniziale 1810, patrimonio netto finale 2651.

I due valori di patrimonio netto sono due stock.

I valori sono raccordati dalle variazioni di patrimonio netto dovute alle gestioni e alle operazioni di

patrimonio netto. Il totale delle variazioni è un flusso di 841 e rappresenta il raccordo tra stock

iniziale e stock finale.

741è il reddito in quanto deriva dalla colonna gestione.

100 deriva invece dalle operazioni di patrimonio netto e non rappresenta reddito.

Questa tavola nello spacchettare il 1760, compone quattro grappoli evidenziati in colore azzurrino.

Il 1760 non è frutto dei una differenza tra attivo e passivo totale ma come risultato dei quattro

grappoli: capitale investito gestione tipica (2.040); capitale investito gestione patrimoniale (1.150)

gestione tributaria e poste CCN correlate al PN.

ΔT = ΔP – ΔD

Tavola pag. 40.

Nella tavola trovo per ogni gestione il capitale investito iniziale e il capitale investito finale, e lo

trovo nella gestione tipica, nel totale della gestione. Capitale investito finale gestione tipica (stock):

2.835.

795 è il flusso del capitale investito della gestione tipica: variazione del capitale investito della

gestione tipica.

DP= 262.

DD= 795

DT= -533

-533 è la cassa assorbita dalla gestione tipica.

Questo valore mette insieme la parte di gestione tipica delle attività operative e la parte della

gestione tipica delle attività di investimento.

Partendo dal rendiconto finanziario si prende nella parte attività operative e gestione di

investimento (tipica e patrimoniale) solo la parte della gestione tipica.

Per la gestione patrimoniale: variazione capitale investito: 480.

La variazione di patrimonio netto è 1504 derivante da gestione patrimoniale.

Gestione finanziaria: -216: ho un aumento dei debiti che i traduce in maggiore cassa: +264.

La variazione totale è -125 della gestione e del patrimonio netto. (saldo di tesoreria).

La tavola successiva spacchetta la gestione tipica in quattro colonne: gestione corrente,

investimento, disinvestimento.

La variazione di patrimonio netto è spacchettata in gestione corrente: 212 e disinvestimenti di 50

(plusvalenza).

Per sapere la variazione del patrimonio netto che deriva dalla gestione tipica non si ha quindi

bisogno di sapere il valore del patrimonio netto finale.

La stessa cosa vale per il saldo di tesoreria.

Da questa colonna si capisce molto. La gestione tipica assorbe 533.

La gestione corrente genera invece cassa: 107. La gestione corrente deriva dalla variazione del

capitale investito della gestione tipica corrente: composta da variazioni di CCN e da TFR e

ammortamenti.

Quindi a livello di gestione tipica la gestione corrente incide a livello di capitale circolante, TFR e

ammortamento sulle immobilizzazioni nette.

Se ho capitale investito pari ad ammortamenti e quindi capitale investito pari a zero allora tutto ciò

che deriva dalla gestione corrente va a flussi di cassa.

UTILE – CAPITALE INVESTITO = FLUSSO DI CASSA. sott

r var

tot gest tipica corrente 107 212 - 105

acc TFR 0 -112 - -112

ammortamenti 0 -200 - -200

diff tra vendite e costi

monetari 107 524 - 417

c. monetari -6.104 -6.176 - -72

vendite 6.211 6.700 - 489

Delta tesoreria = delta PN – delta capitale investito

Tesoreria comune – PN comune – capitale investito specifico.

Ciò non esclude che una parte della variazione di P. netto sia tutta riconducibile alla gestione tipica

e poi, in seno alla gestione tipica, alla gestione tipica corrente e alla gestione tipica non corrente.

Gli stock sono comuni nel caso di tesoreria e P. netto e specifici nel caso di capitale investito.

I flussi possono invece essere tutti ricondotti alla singola frazione della gestione.

Anche se in questo caso il flusso della gestione tipica e di qualsiasi altro ramo di gestione o delle

operazioni sul patrimonio netto non basta da solo a fare il ponte tra lo stock iniziale e lo stock

finale.

Siccome il capitale investito lo tocca solo la gestione tipica: stock e flussi sono tutti di gestione

tipica.

Sui flussi l’equazione funziona perfettamente, tuttavia non vi è più il ponte tra stock iniziale e stock

finale perché la tesoreria ha delle poste in comune.

Spieghiamo meglio: all’interno della tabella a pagina 42 che esplica l’identificazione dei flussi di

cassa appartenenti alla gestione tipica:

La composizione del flusso totale è:

- +160 operazioni sul patrimonio netto.

- -285 totale gestione: gestione tributaria -540, gestione finanziaria 264, gestione

patrimoniale 524, gestione tipica -533.

Essendo la cassa comune, questi addendi non fanno da ponte ma entrano solo tramite il saldo di

cassa.

La stessa cosa vale per il patrimonio netto:

- Operazioni sul patrimonio netto,

- Operazioni di gestione.

g. tipica -533: gestione corrente 107 e gestione tipica non corrente investimenti -1050 e

disinvestimenti 410.

Questo è il motivo per il quale quando si seziona la gestione tipica: si vede la parte centrale del

ponte ma non gli appoggi.

Su cassa e patrimonio netto non si vedono gli appoggi.

Per il capitale investito invece si vedono sia gli appoggi che il ponte.

Nel prospetto di gestione corrente: il rendiconto finanziario parte da 105 e somma variazione CCN.

La gestione tipica è composta dalle seguenti poste:

noi ora andremo a spacchettare maggiormente le poste di gestione tipica.

Il grafico prende il flusso di cassa della gestione corrente e lo divide in quattro tronconi: vendite,

costi monetari, somma algebrica dei primi due , ammortamenti e accantonamenti a TFR.

Il 107 si spezza: quindi in due parti (altre due zero).

Quindi attraverso i tre step: capitale investito patrimonio netto e cassa permettono di andare a

studiare nell’analitico il conto economico.

- Vendite: +6700 variazione di patrimonio netto. In caso di cash and carry la contropartita

sarebbe cassa (non ci sono crediti) quindi 6700 di cassa.

Tuttavia non si tratta di un cash and carry: non viene incassato tutto e quindi incontra

un’altra variazione di CCN e di credito: per 489 si trasforma nel flusso aumento di crediti e

per 6211 flusso di tesoreria.

Vendite 6700 per arrivale al saldo di tesoreria devo sottrarre la variazione flusso del

capitale investito: - 489 il saldo di tesoreria è 6211.

DELTA TESORERIA 6211 = DELTA PATRIMONIO NETTO 6700 – DELTA CAPITALE

INVESTITO 479.

Quindi l’equazione non vale solo sui totali ma vale anche sui singoli componenti di reddito.

- Costi monetari: - 6176.

DELTA TESORERIA -6.104 = DELTA PATRIMONIO NETTO – 6176 – DELTA CAPITALE

INVESTITO (-72).

- Differenza vendite e costi monetari = 107.

DELTA TESORERIA 107 = DELTA PATRIMONIO NETTO 524 – DELTA CAPITALE

INVESTITO 417.

Il flusso di cassa di 107 è la differenza tra la variazione di PN e di capitale investito.

- Ammortamenti – 200.

DELTA TESORERIA 0 = DELTA PATRIMONIO NETTO – 200 – DELTA CAPITALE

INVESTITO (-200).

- Accantonamenti a TFR: -112.

DELTA TESORERIA 0 = DELTA PATRIMONIO NETTO – 112 – DELTA CAPITALE

INVESTITO (-112).

VARIAZIONE TOTALE:

SALDO DI TESORERIA 107 = DELTA PATRIMONIO NETTO 212 – DELTA CAPITALE

INVESTITO 105.

Siamo dunque tornati alla situazione di partenza.

Rimane la parte investimenti e disinvestimenti che si può poi spiegare con lo stesso criterio.

Se mi sposto da variazione di patrimonio netto gestione corrente a 524 ho costruito il flusso di

circolante.

524 è il flusso di circolante della gestione tipica corrente.

Lucido pagina 51.

Lucido che mostra la costruzione del rendiconto finanziario in forma tabellare.

Rendiconto finanziario è innestato nella situazione patrimoniale: situazione patrimoniale iniziale e

situazione patrimoniale finale. In mezzo rendiconto finanziario.

Adesso ci sganceremo dalle due colonne iniziali e finali e arriveremo direttamente al rendiconto

finanziario

In questo schema non vedremo più saldi iniziali e finali dello stato patrimoniale.

In alto nella tabella vi sono:

- Variazioni di patrimonio netto (nello schema precedente era in basso). La colonna nera

rappresenta il reddito della gestione tipica: variazione di patrimonio netto derivante dalla

gestione tipica.

Gestione tipica corrente/ gestione tipica non corrente: plusvalenze e minusvalenze.

262: risultato della gestione tipica totale.

Quindi reddito della gestione tipica corrente e non corrente.

- Colonna blu: variazione del capitale circolante netto: comprende sia la cassa che il CCN

specifico.

Questa posta è poi suddivisa ulteriormente in CCN specifico verde e tesoreria rossa.

La seconda colonna rappresenta quello che nel rendiconto finanziario si chiama flusso di

capitale circolante netto. 524 è il flusso di circolante che avevamo visto prima.

Il 524 si trova come 417 di variazione capitale investito e 107 di variazione di cassa.

Metodo diretto o metodo indiretto.

Facendo un passaggio indietro possiamo tornare alla situazione patrimoniale. 6700-

variazione crediti di 489 = cassa 6211.

La stessa costa per i costi monetari: -6176 accostata a variazione di CC specifico per -72.

La variazione di cassa ottenuta sottraendo variazione CCN – CCN specifico= - 6104.

Il flusso di cassa della gestione tipica corrente può essere determinato anche con il metodo

indiretto (parte dal risultato della gestione tipica corrente).

524: flusso di CCN.

417: variazione di CCN specifico.

Gli investimenti sono pari a -1000; variazione debiti – 50. Variazione totale -1.050.

Disinvestimenti cassa aumenta di 550 – 140 (in quanto si hanno crediti) aumenta quindi di

110.

Flusso di cassa gestione tipica= -533.

Tavola di sintesi pagina 63.

Flusso di cassa gestione reddituale dato dal totale delle gestioni -245.

Flusso degli investimenti: solo due colonne gestione tipica e patrimoniale.

GESTIONE FINANZARIA. (passaggio importante).

Prima parte vedremo il rendiconto finanziario come presentato da OIC.

Poi nelle altre due colonne vi è il rendiconto finanziario sulla base di tesoreria e soprattutto di

Posizione Finanziaria Netta.

L’unica parte che cambia è il flusso finanziario della gestione finanziaria tra le risorse finanziarie di

riferimento.

Passando da saldo di tesoreria banca C/C passivi + 35 faceva parte del risultato, se lo stralcio dal

risultato ma fa parte delle cause lo trovo in aumento: diventa una fonte di liquidità.

Escludendo i C/C bancari passivi dal risultato questo diventano una fonte finanziaria.

Ecco perché il flusso della gestione finanziaria da 480 diventa 515.

Questo perché la tesoreria calcola i C/C passivi e la liquidità no.

Il valore dei debiti finanziari totali iniziali è 1490. Debiti finanziari a medio lungo termine (1.440) +

saldo C/C bancari passivi (50).

Saldo di tesoreria: flusso di gestione finanziaria – 125 in quanto considera debito finanziario a

breve termine.

Flusso totale -90 se liquidità in quanto il debito finanziario a breve viene messo nelle cause e

diventa quindi liquidità.

È più interessante però esprimere i flussi in termine di PFN.

La PFN è data da liquidità – debiti finanziari.

La pozione finanziaria netta peggiora di 605.

È un altro modo significativo per vedere cosa vuol dire escludere una variabile dalle cause e

considerarla nella variabile risultato.

La gestione finanziaria genera 515. Nell’ultima colonna questa fonte finanziaria diventa 0.

Questo perché interessa sapere quale è la posizione finanziaria netta complessiva.

La variabile degna di stare sull’ultima riga merita di essere la PFN piuttosto che la cassa.

La variabile migliore dei flussi di cassa è la PFN: l’aumentare die debiti finanziari non merita di

essere un addendo.

Il vero risultato di questo prospetto è il flusso prima delle operazioni finanziarie: vero flusso di

cassa che l’azienda genera con la propria gestione corrente al netto di ciò che deve investire per

mantenere la gestione corrente in piedi.

L’azienda sta assorbendo 765 mila-euro.

Si può poi dare conto di quanto fornito dagli azionisti.

Passaggio da prima colonna a seconda colonna: differenza considerazione della voce banca C/C

passivo.

Lavoro di riclassificazione del rendiconto finanziario. suddivisione nelle gestioni

gestione tipica corrente 64 milioni e altre gestioni

net income gestione tipica corrente

depreciation and amortization costo del lavoro: gestione tipica

shaerd based compensation expense (stock option) gestione tipica corrente

variazioni nel capitale circolante gestione tributaria

other current e non current assets (legati alle imposte)

deferred revenues contratti dove la apple ha venduto gestione tipica

servizi o prodotti senza che il ricavo sia stato totalmente

perfezionato

investing activieties gestione patrimoniale

purchase of marketable securities gestione patrimoniale

proceeds gestione patrimoniale

proceeds

payments made in connection with business acquisition,

net dipende dall'azienda acquisita: azienda eolica allora gestione tipica / patrimoniale

gestione patrimonaiale se ad esempio costruisce

schermi allora gestione tipica gestione tipica non corrente

payments for acquisition of property gestione tipica non corrente

payments for acquisition of intangible assets gestione tipica in quanto strategici

strategic investments

quindi del totale degli investimenti effettuati una buona parte è della gestione tipica e il restante è della

gestione patrimoniale

financing activities

proceeds form issuance of common stock (aumenti di operazioni sul patrimonio netto

capitale) operazioni sul patrimonio netto

dividendi ed equivalent operazioni sul patrimonio netto

acqusizioni di azioni propre gestione finznairia

gestione finznairia

gestione finznairia

change in commercial paper

flusso di cassa totale : 195 milioni di euro.

è importante nella parte degli investimenti estrapolare la gestione tipica e la gestione patrimoniale

Domanda più ricorrente nell’esame: raccordare un certo risultato economico con un certo flusso di

cassa.

Ad esempio raccorda il risultato della gestione tipica con tutto il flusso della gestione tipica o anche

della gestione tipica totale.

È importante quindi allenarsi tra stock e flusso e passaggi tra un risultato parziale e un altro.

Patrimonio netto negativo? 2426 e 2427.

Se PN negativo: o si ricapitalizza immediatamente o ci si trasforma in una società di persone.

Spesso finiscono per essere liquidate le società.

Rendiconto finanziario Apple.

La distinzione tra gestione tipica e gestione patrimoniale è fondamentale.

Un primo aspetto è quindi suddividere operating activities e investing activities in gestione corrente

e gestione non corrente.

Quindi potrebbe essere utile riclassificare queste due sezioni sulla falsa riga di quanto fatto nella

scorsa lezione.

Come si passa dal risultato della gestione tipica alle determinanti del risultato della gestione tipica.

Cosa sono le determinanti del risultato della gestione tipica corrente?

Si tratta di variabili non riflesse, se non in minima parte nelle scritture contabili che tuttavia

concorrono in maniera determinante a definire il risultato aziendale.

Investor relation RYANAIR:

- Profitto dopo le tasse è aumentato, (A)

- Il traffico aereo è aumentato del 13%. (B.1) 120 milioni (B.2) 94%.

- Tariffe medie si riducono (C)

- Costi unitari tagli per 11% (D)

- Programma di fidelizzazione clienti. (B.1)

- Nuove rotte lanciate e nuovi basi aperte (E)

- Sito di aerei n° 1 al mondo. (F)

- Più di 1 BN è tornato agli azionisti tramite acquisto di azioni proprie. (G)

Mercato X quota di mercato= quantità (spiegazione esterna)

Cap. produttiva (E)X grado di utilizzo cap. prod (B.2) 94%. = quantità (spiegazione interna)

Prezzo di vendita (C) – costo var. unitario (D) = margine di contr. Unitario.

Margine di contribuzione unitario X quantità (B.1)=

Margine di contribuzione complessivo – costi fissi (E)= (F) qualità dei costi patrimoniali ed efficacia

delle att. Promozionali.

Risultato della gestione tipica corrente. (A) (G)buybacks

(D)

costo var. unitario n. di ore di personale per

costo orario del personale risultato produttivo ottenuto

fuel

ex fuel personn

el a bordo personale di bordo

a terra

Si tratta quindi di una relazione a partire dai dati di bilancio. Anche se si tratta di poste non esposte

in bilancio ma che incidono sui risultati di bilancio stessi.

Aspetti che servono anche al fine di capire se i risultati di un’azienda sono risultati destinati a

mantenere un certo andamento nel tempo.

I dati presentati nelle 8 frasi sono tutti dati economici e non dati patrimoniali, in quanto si tratta di

una scelta: un’azienda di questo tipo ha pochi problemi di CCN in quanto non hanno grossi

creditori.

I dati patrimoniali hanno infatti poca importanza se non per la voce impianti e macchinari.

La relazione finanziaria di Moncler invece presenta un maggior dettaglio: aumento delle vendite e

nonostante questo anche riduzione del CCN.

In un azienda di abbigliamento è quindi più importante il CCN: infatti è maggiore informativo le voci

rimanenze e crediti verso clienti.

quindi in base anche al settore della società si da un tipo di informazione diversa nell’investors

relation.

La cosa importante è sapere se i costi per unità sono aumentati, e non i costi totali.

Si tratta quindi delle variabili del risultato riflesse solo in minima parte nelle scritture contabili, ma

che tuttavia concorrono in maniera determinante a definire il risultato aziendale.

Costo variabile unitario:

- Fuel,

- Ex fuel: personale a bordo e personale a terra.

Personale a bordo: costo orario del personale e n° di ore di personale per risultato produttivo

ottenuto.

Quante ore di personale pagate per un’unità di risultato (singola tratta di volo).

A partire da schemi di analisi come questi si calcola il cosiddetto punto di pareggio.

Ricavi: 100

Costi var. 60

Margine di contribuzione 40

Costi fissi 30

Risultato della gestione tipica corrente 10

0,6= costi variabili/ricavi.

X – 0,6X – 30 = 0.

0,4X = 30.

X = 30/0,4 = 75.

Formula del fatturato di pareggio = costi fissi / margine di contribuzione %del fatturato.

30/40% = 75.

Formula della quantità di pareggio = costi fissi / margine di contribuzione unitario.

30/0.01 = 3000.

FLUSSO DI CASSA DELLA GESTIONE TIPICA CORRENTE (rispetto al risultato della gestione

tipica corrente).

Costi fissi: costi di struttura (legati al tempo: affitti, pers. Indiretto) + costi di politica (discrezionali,

legati a scelte discrezionali: spese pubblicitarie, prog, di ricerca, prog. Di formazione. Questi hanno

impatto ritardato sui risultati sia per la parte positiva che per la parte negativa) + ammortamenti.

Il flusso di cassa della gestione tipica dipende da:

Margine di cassa – uscite fisse (simili ai costi fissi ma di sicuro non si tiene conto degli

ammortamenti).

L’altra variabile è: l’eredità degli esercizi precedenti: valore di realizzo dei crediti iniziali – valore dei

debiti di fornitura iniziali.

I primi movimenti bancari di un esercizio sono gli incassi dei crediti in essere negli esercizi

precedenti.

L’eredità degli esercizi precedenti non dipende dalla quantità di vendita di questo esercizio, ma

dipende dalla quantità di esercizio dell’esercizio precedente.

Se si vuole calcolare il breakeven di cassa tuttavia serve sapere il valore dell’eredità in quanto

deve essere trattata come le uscite fisse come una componente non legata alle quantità.

La componente legata alla quantità è invece il margine di cassa.

Margine di cassa unitario: entrata variabile unitaria – uscita variabile unitaria.

Entrata variabile unitaria = prezzo di vendita X (1-t. cl/360).

1 – tempo di incasso dei crediti verso clienti / 360.

Se il tempo di pagamento di dilazione concesso ai clienti = 0 allora variabile entrata unitaria =

prezzo di vendita.

Se t. cl = 0; allora entrata variabile unitaria = prezzo di vendita: cash and carry.

Se t. cl = 360; allora entrata variabile unitaria = 0. Caso delle aziende farmaceutiche di tanti anni

fa.

Margine di cassa unitario X Q = Margine di cassa.

+valore di realizzo dei crediti iniziali

-valore dei debiti di fornitura iniziali

Eredità Margine di

+ -

es cassa Uscite fisse

precedenti (no ammortamenti)

=

Flusso di cassa della gestione tipica

corrente.

L’unica componente legata alla quantità è quindi il margine di cassa.

Diverso è invece il caso in cui si voglia ottenere il risultato della gestione tipica corrente:

prezzo di vendita – costo variabile unitario = margine di contribuzione unitario.

Margine di contribuzione unitario X quantità = margine di contribuzione complessivo.

Margine di contribuzione complessivo – costi fissi (costi di struttura legati al tempo, per ex. Affitti,

personale indiretto) o (costi di politica discrezionali ammortamenti) o (legati a scelte discrezionali:

spese pubblicitarie, programma di formazione, queste hanno impatto ritardato sui risultati sia per la

parte positiva che per la parte negativa).

Il grafico del break even point economico è il seguente:

EVU (entrata variabile unitaria): P X (1-t.cl/360).

Immaginando vendite distribuite in modo omogeneo nel corso dell’anno:

se il tempo di pagamento è di 90 giorni:

g f m a m g l a s o n d

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

Le vendite degli ultimi tre mesi rimarranno come crediti per l’esercizio successivo.

Se invece il tempo di dilazione concesso ai clienti fosse zero, allora la parte destinata ad essere

incassata l’anno successivo sarebbe zero.

I crediti che vi sono alla fine dell’anno sono uguali ai crediti iniziali dell’anno successivo, e se le

vendite sono uguali e costanti nei due anni i crediti alla fine del secondo anno saranno uguali ai

crediti di inizio del secondo anno dovuti all’esercizio precedente.

Questo vuol dire che in condizioni normali se l’azienda non ha crescita e mantiene tempi di

pagamento e distribuzione vendite, allora quello lasciato l’anno dopo è lo stesso che si è ricevuto

dall’anno prima.

Con queste tre cose costanti.

1. Quantità e prezzi (fatturato),

2. Distribuzione delle vendite,

3. Tempi di pagamento.

Se le tre cose cambiano, ad esempio:

fatturato aumenta avrò l’anno successivo avrò maggior crediti finali di quelli iniziali. L’aumento dei

crediti comporta incassi inferiori ai ricavi.

Ecco perché le aziende che crescono in condizioni normali assorbono liquidità: ci si aspetta infatti

che il CCN cresca.

Nella contrazione invece le aziende generano liquidità.

Esistono le aziende che falliscono nei periodi di crescita.

Se il fatturato cala invece si riducono i crediti per l’anno successivo.

Se aumentano le vendite degli ultimi mesi dell’anno: aumentano i crediti, mentre se si riducono

calano i crediti.

Se aumentano i tempi di pagamenti: aumentano i crediti.

Vi sono delle aziende che per crescere aumentano i tempi di pagamento: al fine di invogliare i

clienti. Si ha quindi una crescita dovuta al fatto che la società fattura di più, inoltre i crediti

aumentano per via della dilazione del pagamento e inoltre crescita dovuta anche dal fatto che la

crescita è costante e quindi gli ultimi mesi dell’anno fattureranno di più dei primi mesi dell’anno.

Viene allora a mancare la liquidità.

Tornando quindi al grafico, questo dice che: i ricavi partono dall’origine e hanno un’inclinazione pari

al prezzo.

Le entrate partono da un livello più alto di zero (crediti iniziali) ma procedono inevitabilmente con

un’inclinazione inferiore.

Il punto dove entrate totali = crediti totali è il punto dove crediti iniziali pareggiano crediti finali.

Questo succede quando tutte e tre le cose rimangono costanti oppure le variazioni sono costanti.

Quindi:

metodo diretto: determina le entrate a partire dai ricavi.

Ricavi – var. dei crediti verso i clienti = entrate derivanti dai ricavi.

Se i crediti finali = crediti iniziali allora la variazione dei crediti verso clienti = 0.

100 – 0 = 100.

Se le vendite non sono distribuite in modo costante allora l’equazione dell’entrata variabile unitaria

è la seguente:

entrata variabile unitaria = prezzo di vendita X (1 - % delle vendite negli ultimi t. cl giorni dell’anno)

dove t. cl è la durata dei crediti. L’ultima parte dell’anno è lunga quanto la durata dei crediti

misurata a ritroso dal 31 dicembre.

La % aumenta all’aumentare dei tempi di dilazione concessi ai clienti

Entrate totali = entrate fisse + entrate variabili totali.

Le entrate fisse sono date dai crediti iniziali e quindi rappresentano l’intercetta, mentre le entrate

variabili rappresentano la retta meno inclinata della retta dei ricavi totali e che parte dall’origine.

La retta è meno inclinata in quanto:

coeff. Angolare R tot. = P

coeff. Angolare E tot. = P (1 – t.cl / 360).

Se tempo t. cl = minore di 360.

Uscite totali =

E tot = crediti iniziali + EVU X Q.

V tot = debiti iniziali + uscite fisse + UVU X Q.

Flusso di cassa gestione tipica = crediti iniziali – debiti iniziali – uscite fisse + (EVU – UVU) X Q.

Crediti iniziali – debiti iniziali = eredità.

Se eguagliamo il flusso della gestione tipica a zero.

Uscite fisse – meno eredità = (EVU – UVU) X Q.

Q = uscite fisse – eredità / (EVU – UVU).

EVU – UVU = margine di contribuzione unitario.

Che differenza tra questa formula e la formula del pareggio economico:

- L’eredità,

- Ma soprattutto: margine di contribuzione unitario. Nella maggior parte dei casi il margine di

contribuzione unitario è maggiore di zero.

Settore della distribuzione all’ingrosso: margine basso di solito.

Ricavi 100

T. pagamento dei clienti 90

Entrata variabile unitaria 100 (1 – 90/360) = 75

Costi variabili unitari 90

T. pagamento dei fornitori 30


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Lucaf_94

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
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