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Appunti tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento (Ranieri)

Quadro storico

Nel 2007 i cellulari erano stati inizialmente banditi dalle scuole; la Ministra Fedeli invece nel 2017 ha reinserito la possibilità di utilizzare i cellulari in classe a scopo educativo.

Information and communication technology (ICT)

TI: Tecnologie dell'istruzione: designa un ambito più circoscritto che riguarda i processi di insegnamento e di apprendimento basati sull’uso intenzionale delle tecnologie.

TE: Tecnologie dell'educazione: designa un ambito più ampio che riguarda l’impiego delle tecnologie in qualsiasi aspetto dell’impresa educativa. Non sono due espressioni identiche nel significato. L’istruzione in generale è un ambito più ristretto rispetto all’educazione. Vengono spesso utilizzate in modo sinonimico.

Quando ci si riferisce all’ambito disciplinare si utilizzano questi termini al singolare: tecnologia. Il plurale si riferisce alle strumentazioni in senso stretto, le tecnologie sono i cellulari, il computer, i programmi ecc.

Singolare: designa l’ambito di ricerca, ossia quel campo di studi che indaga il ruolo delle tecnologie nei processi di insegnamento e apprendimento.

Plurale: designa le strumentazioni e le applicazioni tecnologiche utilizzate in ambito educativo (ad esempio, la lavagna interattiva multimediale, un dispositivo tecnologico usato per supportare l’attività didattica).

Il tecnologo dell'istruzione non è l’informatico programmatore di applicazioni o software educativi. Non è nemmeno una persona abile nell’utilizzare le diverse applicazioni o programmi. Non è né tecnicoinformatico.

Il tecnologo dell'istruzione è un esperto di tecnologie e processi cognitivi, ed è in grado di progettare, allestire e valutare sistemi istruttivi efficaci (in grado di garantire un risultato), efficienti (lo fa con un numero ragionevole di risorse) e appealing (deve essere interessante e coinvolgente).

Origini dell'instructional technology (IT)

L’IT nasce come scienza dell’istruzione nel 1954, cioè l’anno in cui Skinner pubblicò l’articolo “L’arte dell’insegnamento e la scienza dell’apprendimento/the art of teaching and the science of learning”.

Ai primi del '900 risale la nascita del movimento per l’istruzione visuale (Saettler, 1990). Dai primi del '900 (i primi film educativi, contenuti audiovisuali) alla metà del '900 (la tv) i media venivano già utilizzati per istruire. Non essendo ancora istituita l’IT, l’enfasi era principalmente sugli strumenti, prevaleva l’approccio strumentale. L’ET esisteva quindi come scienza dei mezzi. Mancava però un’ottica sistemica, in grado di fornire delle coordinate teorico-metodologiche.

Prima che si formasse l’ET come scienza, era necessaria la formazione delle basi teoriche e una consapevolezza scientifica sull’apprendimento.

A partire dagli anni '60 il focus si sposta dall’impiego dei media per apprendere alla progettazione, gestione, valutazione di sistemi di istruzione e apprendimento. Si ha quindi in questa fase una svolta sistemica, nella quale debutta l’approccio sistemico dell’ET come scienza dell’istruzione.

Tecnologie dell'istruzione

Le tecnologie dell'istruzione vanno intese come un modo sistematico di progettare, sviluppare e valutare l’intero processo di insegnamento e apprendimento in termini di specifici obiettivi, basandosi sulla ricerca relativa all’apprendimento e alla comunicazione umana, e utilizzando una combinazione di risorse umane e non umane per rendere più efficace l’istruzione.

Debutta così l’approccio sistematico di education technology come scienza dell’istruzione, grazie anche alle numerose teorie sull’apprendimento sviluppate in quegli anni. Sarebbe stato difficile proporre un’interpretazione sistemica di questa disciplina prima degli anni '50-'60 perché solo in questi anni le teorie dell’apprendimento e della comunicazione umana raggiungono uno sviluppo tale da poter contribuire allo sviluppo di altre discipline come le tecnologie dell’istruzione.

Ricerca sugli impieghi educativi dei media e delle ICT

Se consideriamo in chiave storica gli impieghi dei media abbiamo due filoni:

  • Ricerca sugli impieghi educativi dei media e delle ICT
  • Ricerca sulla progettazione, gestione e valutazione dei sistemi istruttivi (instructional design)

Filone 1: Focus in chiave storica

Il cinema fu il primo strumento utilizzato per educare, nella seconda metà del '900; in particolare erano utilizzati i film educativi. Iniziano ad essere proiettate inizialmente immagini fisse, in sequenza attraverso il film strip; per passare poi a quelle in movimento.

Vantaggi del cinema educativo:

  • Consentiva di avere uno sguardo diretto sul mondo, aumentando l’efficacia e l’efficienza dell’apprendimento.
  • Questo innanzitutto forniva la possibilità di portare l’educazione fuori dall’aula scolastica. Edison vedeva infatti la fine del libro come strumento per l’educazione e l’insegnamento. Credeva che il cinema rivoluzionasse la scuola sostituendo i libri di testo.
  • È un bagno di realtà. Il cinema inoltre fornisce una rappresentazione maggiormente ideale dell’oggetto conosciuto. Fornisce una riproduzione realistica del mondo.
  • È un ampliamento della capacità umana dal punto di vista della percezione. Attraverso il film educativo si possono mostrare aspetti della realtà non facilmente visibili ad occhio nudo. Es: l’ingrandimento degli oggetti al microscopio. In ambito scientifico in particolare all’inizio il cinema conobbe un enorme successo.

Tra gli anni '20/'30 del '900 venne studiato l’impatto del film educativo sull’istruzione: venne confrontato un intervento educativo basato ad esempio su un libro e interventi educativi basati sul film educativo. Veniva svolto questo confronto su due classi paralleli. Questi esperimenti vengono chiamati: media effect studies. Innanzitutto, questi studi erano orientati a mettere in luce le potenzialità di questo media.

Dopo il cinema è stata la volta della radio; negli anni '30 negli USA si diffusero le scuole dell’etere o schools of the air, che andavano a coprire tutti gli ordini scolastici e grandi vastità di territori (tipiche degli Stati Uniti). Queste scuole dell’etere erano in grado di fornire lezioni a grandi distanze e su una vastità di argomenti. Contenuti di ottima qualità potevano raggiungere zone remote del sistema scolastico.

In Italia la radio si è sviluppata molto durante il fascismo. Negli anni '30 in Italia si affermò l’ente radio rurale, dedicato agli studenti e agli agricoltori di domenica, ideato per promuovere l’acculturazione di massa. I mezzi di comunicazione di massa si sviluppano con i totalitarismi. In particolare, in Italia la radio è stata uno strumento importantissimo per la propaganda politica. Oggi questo ruolo è svolto dai social media.

Vantaggi della radio:

  • Aumento della motivazione per apprendere, grazie al grande fascino esercitato dai nuovi mezzi
  • Carattere realistico della lezione
  • Democratizzazione dell’accesso

Dagli anni '50 fu molto importante anche la televisione, sviluppatasi già dalla fine degli anni '30, ma inserita in contesti educativi solo dal 1950 in poi. In Italia celebre fu un programma di alfabetizzazione per gli adulti chiamato "Non è mai troppo tardi" (1960) gestito dal maestro Manzi. Questo programma durò 8 anni e fu molto apprezzato in particolare grazie alle doti del maestro, il quale sapeva cogliere il movimento, fondamentale per l’immagine televisiva. Questo mezzo era fruito in modo collettivo, ad esempio ad un intero quartiere. (I media negli anni hanno subito sempre più una personalizzazione, infatti siamo passati dalla fruizione collettiva ad esempio della radio in piazza, della televisione nel quartiere, alla singola famiglia, al singolo individuo con il personal computer.)

Vantaggi della televisione educativa:

  • Forniva esperienze autentiche capaci di migliorare l’apprendimento sia in termini qualitativi (aumenta l’efficacia dell’insegnamento) che in termini quantitativi (amplia le dimensioni della classe).
  • Mezzo efficace, veloce ed economico

Non può mancare poi il computer, sviluppatosi tra gli anni '70 e gli anni '80, prima in USA e poi in Europa. Nella forma del laboratorio di informatica si è quindi inserito il computer nella scuola. L’aula di informatica ha una configurazione solitamente a ferro di cavallo, la quale limita la distrazione, ponendo i ragazzi di fronte ad un computer di fronte ad un muro. Più difficile da trovare è una disposizione ad isola che agevola la cooperazione di gruppo.

Si è modificato negli anni il modo di interagire con la macchina. Inizialmente alla base dell’interazione uomo-macchina c’era la programmazione; oggi è invece prevalente l’interazione touch screen. Molto importante in questa fase è stata la creazione di interfacce grafiche come il desktop che hanno facilitato enormemente le interazioni uomo-macchina.

La funzione del computer si è evoluta negli anni:

  • Anni '70: il computer era utilizzato come tutor. Negli anni si è sempre più sviluppata l’idea del computer come possibile sostituto dell’insegnante. Si pensa prevalentemente a programmi di esercizio che forniscono feedback immediato. Questi programmi non potranno mai sostituire definitivamente la figura dell’insegnante; sono utili semplicemente per alcune tipologie di attività. Questa idea è presente anche nelle aziende con il fenomeno del loodding.
  • Anni '80: è diventato tool cognitivo. Negli anni '80 iniziano a svilupparsi programmi di general purpose, programmi che non hanno una specifica declinazione, ma che possono amplificare alcune funzioni cognitive, come Word, programma di scrittura, Excel, foglio di calcolo. Negli anni '80 per questo è stato visto il computer come amplificatore cognitivo, uno strumento capace di supportare attività di apprendimento realizzate dal soggetto: computer come ambiente di lavoro.
  • Anni '90: tool comunicativo. Negli anni '90 vi è stato uno sviluppo delle opportunità e delle funzionalità del computer come mezzo di comunicazione: della multimedialità, cioè la combinazione di più codici espressivi/linguaggi comunicativi: visivo, uditivo ecc. Questi linguaggi attraverso il pc trovano il modo di esprimersi al massimo delle loro possibilità.
  • Anni 2000: tool collaborativo. Dal 2000 in poi è soprattutto il potenziale della connettività a costituire una delle principali potenzialità del computer. Il web è stato il punto di svolta, che mette in comunicazione utenti a distanza.

Sull'impatto delle tecnologie dell'apprendimento

Cosa ci insegna la storia

1. Corsi e ricorsi

Larry Cuban fu uno storico dell’educazione americano che dedicò le sue ricerche alla riflessione critica sulle tecnologie in ambito educativo. Il rapporto tra tecnologie ed educazione venne dal lui paragonato ad una storia d’amore instabile; questo perché questo rapporto ha conosciuto momenti di grande esaltazione e momenti di grande delusione. Quando arriva una nuova tecnologia sulla scena educativa si generano tre fenomeni: entusiasmo, speranza e delusione, che si ripetono in modo ciclico.

Non appena subentrano nuove tecnologie c’è sempre grande entusiasmo e grande speranza, che però poi viene sconcertata dalle tecnologie future. Le tecnologie, tendenzialmente, modificano la vita degli esseri umani e generano grande entusiasmo; però ad un certo punto le speranze sono sempre disattese.

Nella prima fase la ricerca si concentra sugli studi delle potenzialità, ad un certo punto però la fiducia si incrina e in un secondo momento gli studi si concentrano sullo studio degli ostacoli incontrati che hanno portato al fallimento. Si cerca di capire che cosa abbia impedito il miglioramento. Una causa tipica indicata è stata quella della scarsa capacità degli insegnanti, considerati immigrati digitali.

2. Amnesia della storia

Una seconda lezione che è possibile imparare dalla storia è il fatto che spesso si guarda semplicemente al futuro, senza imparare dal passato, con il rischio di ripetere sempre gli stessi errori. L’area delle ITC in educazione, più di altre, sembra determinata a trascurare o ignorare deliberatamente la sua storia.

Alcune ricerche sulle ITC riportate nelle riviste sono prive del senso della storia. Nell’eccitazione per il nuovo sembra che non si voglia guardare indietro e imparare dalle lezioni del passato. Vi è questa tendenza a commettere sempre gli stessi errori.

3. Oltre il determinismo tecnologico duro

Un’altra idea da smontare è un’idea che ha prevalso negli ultimi 20 anni. Era l’idea secondo cui l’inserimento di nuove tecnologie avrebbe in ogni caso generato miglioramenti all’interno della scuola.

Vi era questa sorta di automatismo, una consequenzialità implicita tra tecnologie e processi di apprendimento. In molte rappresentazioni delle tecnologie in ambito educativo prevaleva la visione della tecnologia come un mezzo miracoloso.

Si era consapevoli del fatto che le ITC stessero cambiando il mondo, e che la scuola non potesse non adattarsi a questo cambiamento. Si credeva che le ITC avrebbero cambiato dunque, a prescindere, l’educazione. Dotando le scuole di tecnologie si credeva di produrre un miglioramento dell’insegnamento, e dell’istruzione in generale.

Nelle prospettive deterministiche alla tecnologia viene imputata la capacità di avere effetti, produrre cambiamenti psicologici e sociali, indipendentemente dal modo in cui viene usata e dai contesti e i processi sociali in cui interviene. Il computer viene visto come una forza autonoma, indipendente dalla società umana, come se agisse su di essa dall’esterno.

Questo non significa però che le tecnologie siano del tutto ininfluenti. Gli studi in questo settore ci fanno capire che le tecnologie non determinano alcunché, ma hanno delle proprietà che ne condizionano l’uso; quindi non sono neutre.

Questa idea è alla base del concetto di affordance, elaborato da Gibson, secondo il quale è nell’interazione tra il soggetto e l’ambiente che emergono le proprietà dell’oggetto, caratterizzate dalle peculiarità stesse dell’oggetto.

4. Innovazione tecnologico-educativa come fatto multidimensionale e complesso

Secondo Cuban ci sono delle motivazioni per le quali le tecnologie falliscono:

  • Dimensione tecnico-pratica delle strumentazioni: mancanza di supporto e formazione tecnica
  • Dimensione organizzativa: come arrivano queste tecnologie? Se i processi partono dal ministero la pratica è top-down, se i processi partono dagli insegnanti il processo è bottom-up.
  • Dimensione socioculturale: è il nodo fondamentale. Secondo Cuban la scuola aveva una sua grammatica istituzionale, delle sue regole che ne garantiscono la sopravvivenza. Tra queste regole troviamo: la mission della scuola (cioè che tutti gli studenti devono conseguire determinati obiettivi minimi di apprendimento) e il fatto che determinati obiettivi devono essere raggiunti con dei vincoli di carattere spazio-temporale (in quel determinato modo e in quei determinati spazi).

L’insegnante tende, quindi, spesso, ad utilizzare lo strumento più funzionale al raggiungimento dell’obiettivo, considerando i limiti della scuola. Spesso le tecnologie non vengono utilizzate per le maggiori possibilità che svolgono altre tipologie di strumenti. Si è studiato che nella scuola primaria, con insegnante unico prevalente, essendoci maggiore tempo da dedicare, vengono meglio sviluppati nuovi progetti maggiormente innovativi. Alla secondaria invece, essendoci meno flessibilità dei tempi, le innovazioni sono accolte con meno entusiasmo. L’insegnante per questo tende ad adottare lo strumento più facilmente utilizzabile, che crea minor problemi. Più è innovativa la tecnologia e maggiori devono essere le abilità tecniche perché le tecnologie riducono la flessibilità. Quindi a parità di obiettivi, in base ai vincoli spazio-temporali sarà sempre preferibile la scelta dello strumento più semplice.

Inoltre, ci sono anche fattori intrinsechi alla natura della figura dell’insegnante. Gli insegnanti fanno parte di un sistema che tende a riprodurre e non ad innovare, per via del background acquisito durante la propria esperienza temporale. Il mestiere dell’insegnante è l’unico al mondo nel quale prima di essere insegnanti si è stati studenti; per questo il bagaglio culturale acquisito durante la propria esperienza personale, porta spesso gli insegnanti ad essere più conservativi che innovativi.

5. La tecnologia non può essere considerata una soluzione per i problemi dell'educazione universale

La tecnologia non deve essere introdotta nella scuola per coprire problemi di carattere diverso. La retorica tecno-fobica e la realtà della storia dovrebbero quantomeno introdurci a non pensare alla tecnologia come una soluzione sempre pronta e sempre valida.

I nativi digitali

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ranieri Maria.
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