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Appunti di lezione del corso di Storia del teatro greco e latino

Prof.ssa Matelli

Università Cattolica, A.A. 2015-16

Premessa

Questo file raccoglie gli appunti di lezione della prof.ssa Matelli per il corso di storia del teatro greco e latino da 6 cfu dell’Università Cattolica di Milano. Gli appunti comprendono le spiegazioni circa l’origine della tragedia e commedia, le loro caratteristiche e partizioni. Di seguito la professoressa si è concentrata sull’archeologia dei teatri di Atene e dintorni e sulla lettura di alcune commedie e tragedie di cui ha dato alcuni spunti di riflessione. Infine, sono raccolti gli appunti sulla Poetica di Aristotele. Questi appunti sono utilissimi per la preparazione dell’esame che, sostanzialmente, si basa su quanto da lei detto.

La tragedia greca

Origine e caratteristiche

Secondo Aristotele, la tragedia deriva dall’epos, quindi dall’epica, da cui desume trame, metrica e linguaggio. Tuttavia, al contrario dell’epica, non ha il narratore. Questo porta all’inserimento del prologo e alla maggiore caratterizzazione psicologica dei personaggi. Nella tragedia ha funzione importante la catarsi. Si sono spese molte righe per capire che cosa sia; possiamo definirla sotto il profilo medico come guarigione da umori malsani, spirituale come purificazione ed emotivo-psicologico come eliminazione del surplus di emotività per un ritorno alla ragione.

Lo spettatore, messo di fronte ai drammi della tragedia, prova ribrezzo e si purifica, uscendo dal teatro diverso da come è entrato. Aristotele la vede come un prevalere del razionale su un eccesso di emotività: è il liberatorio distacco dalle passioni.

Origine della tragedia

Origine: canto ditirambo, canto in onore di Dioniso (secondo Aristotele). Il canto ditirambo aveva, dapprima, un tono semiserio, ed era caratterizzato da un elemento satirico di cui noi non abbiamo molte informazioni. Secondo alcuni, potrebbe trattarsi di un coro di satiri dai toni comici-grotteschi. Con il passare del tempo, i toni del canto diventano sempre più seri, si stabilisce il metro del trimetro giambico, e il capocoro si stacca dal coro e dialoga con l’attore. Da questo momento ha inizio la tragedia, in quanto questo è il suo nucleo essenziale.

L'eroe tragico

L’eroe tragico è un semidio, nato dall’unione tra un dio e una mortale. Nonostante abbia qualità divine, è pienamente inserito nel flusso di vita mortale e soggetto alla morte. Egli ha qualità morali sia positive che negative, commette una colpa di hybris. Le eroine sono donne che pretendono di comportarsi come uomini (hybris anche qui).

Le parti della tragedia

Prologo, prima parte della tragedia, serve per tracciare le coordinate spazio-temporali e tematiche in cui si svolge l’azione. Spesso il personaggio che recita il prologo (trimetri) non ricompare più sulla scena. A volte, quando inizia la vicenda, dobbiamo immaginare il personaggio già presente sulla scena da lungo tempo e cancellare il momento in cui l’attore entra (finzione teatrale). Euripide affida il prologo a un dio il quale espone sinteticamente la vicenda (i suoi intrecci sono complessi) in modo tale che il pubblico possa capirla e apprezzarla.

Parodo - canto di entrata del coro. Il coro entra dall’ingresso laterale accompagnato da un sottofondo musicale in anapesti che danno un ritmo di marcia, si dispone nell’orchesta e comincia a cantare in metri lirici riprendendo le tematiche del prologo. Spesso il coro è da solo sulla scena, oppure anche se c’è l’attore non interviene. A partire dalla rappresentazione della Medea di Euripide, il coro dialoga con i personaggi. A mano a mano lo spazio dedicato al coro, quindi, si restringe.

Episodi - corrispondono ai nostri atti, sono le parti recitate dall’attore. Nel teatro greco prevale di più la parola sull’azione, anche la poesia greca nasce per l’ascolto e per la recitazione, quindi il popolo è abituato ad ascoltare più che a vedere. La tragedia può avere forma chiusa (intrecci semplici e pochi personaggi) o aperta (intrecci difficili e molti personaggi). Ogni episodio inizia con l’ingresso del personaggio e termina con l’uscita.

Stasimo - canto statico del coro. Esso funge da commento al termine di un episodio, come per mettere un punto, oppure può raccontare dei fatti che non vengono rappresentati ma che sono utili per comprendere la vicenda. Il coro è costituito o da persone legate al protagonista da vincoli di affetto o servitù, oppure da esponenti notabili della comunità (es. anziani).

Esodo - la parte finale della tragedia. Inizia con l’entrata del personaggio e finisce con l’uscita di tutti gli attori e, poi, del coro. Essa è più lunga, perché qui si scioglie l’intreccio. Al termine della parte recitata, vi è l’ultimo canto del coro che chiude la vicenda. Spesso entrano nuovi personaggi che risolvono l’intrigo. In Euripide abbiamo il deus ex machina, il dio calato con una specie di gru a simulare il volo che ha il compito di risolvere il complesso intrigo dei fatti.

Tragediografi

Pochi decenni del V secolo 472-401 a.C.

  • Tespi, primo leggendario tragediografo noto per aver vinto la prima competizione per la rappresentazione di una tragedia sotto Pisistrato. Di lui si ricorda, anche Orazio lo cita, il carro di Tespi, un carro su cui si spostava con gli altri membri della sua troupe ed effettuava rappresentazioni teatrali nei vari centri.
  • Frinico, mette in scena la presa di Mileto e tutti piangono, viene multato (lo dice Erodoto) e Pratina, inventore del dramma satiresco.
  • Eschilo: il teatro delle idee. Ci permangono solo 7 tragedie e un dramma satiresco (Persiani, Sette contro Tebe, Supplici, Prometeo incatenato, trilogia Orestea di cui Agamennone, Oreste, Eumenidi). Secondo Eschilo, ad un atto di hybris segue sempre una punizione divina con funzione edificante. La punizione serve per conoscere se stessi e rendersi conto che c’è un ordine divino che regge il mondo (pathei mathos - apprendimento dal dolore). La sua concezione religiosa è definita quasi monoteista per la centralità di Zeus, dio onnipotente. Secondo attore, solo verso la fine introduce il terzo, attenzione alla danza e alle coreografie, a volte ha anche recitato.
  • Sofocle, teatro dei grandi personaggi che si confrontano con un mondo che non è a loro misura. 7 tragedie (Aiace, Antigone, Trachine, Edipo Re, Edipo a Colono, Elettra, Filottete). Introduce il terzo attore, scrive un trattato sulla coreografia, aumenta i coreuti da 12 a 15.
  • Euripide - tragedia dell’interiorità dei personaggi. 18 tragedie e un dramma satiresco. Focus sul personaggio e sulla sua psicologia, nuovi modelli musicali, intrecci complessi con colpo di scena e intervento divino.
  • Fioritura tragedia in Alessandria con i sette poeti tragici, la Pleiade, di cui ci resta l’Alessandria di Licofrone.

La commedia

Origine

Secondo Aristotele ha origine in ambito agricolo, nelle falloforie, le feste dedicate alla fertilità in cui regnava un clima carnevalesco, di sospensione del reale, della routine e tutto diventava lecito. Le feste si svolgevano in onore di Dioniso e, al centro, vi erano il cibo e il sesso. Probabilmente è in queste feste che cominciarono ad essere effettuate delle rappresentazioni comiche. La tragedia, quindi, nasce in un ambiente cittadino ed è tutta cittadina (Atene e le sue problematiche sono portate sempre in scena, in modo più o meno velato) mentre la commedia nasce in ambito rurale.

Tipi di commedia

Archia. Aristofane ne è, praticamente, l’unico esponente. Le tematiche trattate riguardano la politica intesa sia come attualità che come convivenza civile (confronto tra sessi, confronto generazionale). Gli intrecci di Aristofane rispondono tutti a uno stesso schema compositivo: il protagonista è insofferente nei confronti della polis e vorrebbe rinnovarla, oppure evadere in un mondo utopico completamente diverso. L’evasione avviene attraverso un simbolico passaggio attraverso una porta oltre la quale tutto è sovvertito (un po’ come il passaggio allo specchio). Per riuscire nella sua impresa, il protagonista deve sconfiggere un avversario, presentato con toni grotteschi. Aristofane è stato in grado di conciliare la cultura rurare con quella cittadina mettendole a confronto e inglobandole l’una nell’altra (come ad esempio nelle Nuvole). Il linguaggio è comico, colorito.

Commedia di mezzo. Comincia a venir meno il ruolo del coro, gli intrecci si standardizzano e abbandonano la tematica politica per dar spazio a quella amorosa, e i personaggi si tipizzano.

Nea, Menandro. Divisione della commedia in cinque atti, progressiva riduzione dello spazio del coro, personaggi tipizzati, intrecci standardizzati che riprendono le vicende amorose, linguaggio più attenuato. Cambia lo scenario politico; Atene è in crisi e risente dell’influsso della subordinazione ad Alessandro Magno. La città è governata da un gruppo di “borghesi” interessati, che funge da classe egemone. Viene tagliato il contributo statale per permettere a tutti di andare a teatro, quindi esso si rivolge solo ai borghesi interessati a tematiche private.

Partizioni della commedia

Prologo: in Aristofane ha valore informativo, viene esposto il progetto utopico e vi è una captatio benevolentiae nei confronti del pubblico, in esso compaiono anche battute e spiritosaggini per provocare il riso. In Menandro è un prologo informativo.

Parodo - entrata del coro e primo canto, ma non ha grande rilievo come nella tragedia.

Agone: contesa tra il personaggio e l’antagonista. In Menandro scompare, nella sua epoca il dibattito non era più così centrale come prima. Esso ha una struttura precisa di carattere responsivo: ode del coro che in metri lirici invita a esporre il progetto. Katalekeumos invito recitativo del coro, epirrema sezione in cui l’attore espone il suo punto di vista, epirrema una catena di versi tutta ad un fiato in cui si conclude. Seguono le rispettive responsive un sigillo in cui il coro decreta il vincitore.

Parabasi, parte in cui avviene la rottura della quarta parete, ovvero il dialogo con il pubblico. Il coro si toglie la maschera e entra in relazione con il pubblico. Può essere che il corifeo parli a nome del poeta, oppure che il coro si rapporti con il pubblico come personaggio. In Menandro scompare poiché non si vuole interrompere la finzione scenica. Parti: kommation - sezione introduttiva che fa da trait d’union con la sezione precedente in cui il coro si toglie la maschera e avvia il dialogo, segue la parabasi vera e propria in cui il poeta difende il suo operato e le sue virtù facendo leva sulla modestia e l’originalità e richiede la benevolenza di pubblico e giudici, abbiamo ancora una catena verbale scandita da ritmi anapestici, ode di inno al dio, aggiunta con beffe agli spettatori, altro inno, altre beffe.

La seconda parte, si conclude la recitazione, in genere o viene portata a termine l’utopia o si lascia spazio a episodi marginali.

Esodo - parte finale che insiste sul tema del cibo e del sesso.

L'eroe comico

Eroe connaturato da hybris, (non è una colpa). È un trickster cioè non ha qualità morali, ma non per questo è negativo. Grazie ai suoi imbrogli e all’astuzia realizza fatti importanti. Esso si muove a metà tra il mondo divino e quello umano senza partecipare a nessuno dei due, è un fondatore.

La maschera

Nel teatro greco la maschera ha un ruolo importante, innanzitutto permette agli attori di rappresentare più ruoli, anche femminili (visto che erano tutti uomini). La maschera ha un valore apotropaico, scaccia il malocchio, e psicologico, serve per uscire dalla propria persona e calarsi nella personalità di un certo personaggio. La maschera copre il volto, quindi l’attore doveva essere espressivo utilizzando la voce e la gestualità. Erano costruite con il lino e gli artigiani curavano bene tutti i dettagli del volto. Polluce ce ne descrive molte, ma ne abbiamo testimonianza anche dalle statue di terracotta. Non serviva per amplificare la voce perché si sentiva già bene. Le maschere, in Grecia, erano anche usate nel culto delle divinità.

Le feste

Grandi Dionisie, primavera/Atene con partecipazione anche di stranieri. Festa in onore di Dioniso Eleuterio, quando venne trasferita la sua statua sacra da Eleutene. Qualche giorno prima c’era una processione che ricordava il trasferimento e la si portava in un tempio sulla strada per Eleutere e, dopo un sacrificio, la statua era riportata nel tempio. L’arconte eponimo gestiva la festa. Nei giorni precedente avveniva il pro agone, una prova generale con anticipazione dei drammi rappresentati, i poeti presentavano la trama al pubblico. Calendario rappresentazioni. I primi tre giorni, ogni giorno, tre tragedie + un dramma satiresco dello stesso autore nel quarto cinque commedie di cinque poeti diversi. L’arconte sceglieva le tragedie e i poeti si recavano da lui qualche giorno prima a esporre e chiedevano un coro, ovvero chiedevano che l’arconte, in caso di approvazione, affibbiasse un corego, un cittadino benestante che si facesse carico di sostenere le spese della rappresentazione. Al termine degli spettacoli la giuria stabiliva il verdetto.

Lenee inverno/Atene/arconte re. La processione solenne e il sacrificio sono i momenti centrali, la processione era accompagnata da canti osceni. Solo due tragediografi che rappresentavano due tragedie, è importante per i comici.

Dionisie rurali campagna/Atene. Falloforia la processione in cui si portava in giro il fallo. Merito di diffondere il teatro tra gli strati bassi.

Antesterione. Fine di febbraio, apertura degli orci, ebrezza e competizioni tra cominci.

Il coro

Il coro, sia nella tragedia che nella commedia, funge da cassa di risonanza del punto di vista dello spettatore portato, quindi, in scena. Tuttavia, la funzione del coro in Aristofane e in Menandro è assai diversa. In Aristofane il coro svolge un ruolo importante. Egli fa il suo ingresso nella sezione denominata parodo. Nessun autore antico usa questo termine per la commedia, in quanto non è possibile stabilire una struttura netta e precisa per definire l’ingresso del coro nella commedia, tuttavia si sono riscontrate tre differenti tipologie di parodo in Aristofane:

  • Il coro entra a scena vuota accompagnato da una marcia.
  • Il coro entra sulla scena e intesse un dialogo con gli attori lì presenti.
  • Il coro è invitato da un personaggio ad entrare. Il suo ingresso è annunciato da un canto fuori scena, entra solo danzando e poi intessa il dialogo con l’attore.

Il momento più importante per il coro, però, è la parabasi; ovvero l’avanzata del coro verso lo spettatore. Essi si tolgono le maschere e, per bocca del coreufo, espongono il punto di vista dell’autore o, più raramente, di un personaggio. Egli declina le virtù dell’attore, le sue intenzioni, sollecita la giuria a votare per lui, le difficoltà e le virtù della rappresentazione.

In Menandro il coro non ha un ruolo così ampio e significativo. Il coro lo troviamo negli intermezzi, delle sorte di spezzoni musicali e coreografati tra un atto e l’altro. Menandro bandisce la parabasi, in quanto non vuole che si rompa l’illusione scenica attraverso il dialogo con il pubblico. Questo non vuol dire che per Menandro il coro non è qualcosa di importante, semplicemente privilegia i momenti recitati; la sua è una commedia borghese finalizzata al realismo, all’approfondimento psicologico dei caratteri e alla parlata vicina a quella del quotidiano con un metro che rappresenti la ritmica del normale parlato.

Cronologia, spettacoli, struttura, deco, tecniche e trasformazioni medievali

Il teatro, con un diametro di circa 98 metri, aveva una cavea distinta in due settori da una praecinctio. Il fronte curvilineo esterno era composto da più di trenta arcate che scaricavano su massicci e severi pilastri rettangolari, in ceppo d’Adda, costituiti da blocchi disposti a coppia per ciascun’assisa e lievemente profilati lungo i bordi. Le arcate si sviluppavano su due ordini ed erano verosimilmente coronate da un attico, per un’altezza totale di quasi venti metri. L’edificio scenico non è ricostruibile a causa dell’esiguità dei resti delle fondazioni e della decorazione architettonica, oltre che per via della totale mancanza dell’alzato e dell’arredo scultoreo. La frons scaenae doveva comunque accogliere due serie di colonne, diverse per tipologia, dimensione e materiale: alcune erano in calcare di Verona, altre in marmo bianco scanalato, come il frammento di sommoscapo con collarino ad astragalo, ora esposto nell’area archeologica del teatro e rinvenuto durante la demolizione della chiesa di San Vittore al Teatro. Le dimensioni ricostruibili di questa colonna (diametro cm 90) indurrebbero a ipotizzare una sua collocazione presso la valva Regia, alla quale Castelfranco riferiva anche “un segmento dell’arco superiore”, cioè un frammento di timpano arcuato pertinente ad un’edicola, anch’esso perduto. Alla scena dovrebbe appartenere infine un frammento di cornice corinzia in marmo, visibile nell’area archeologica del teatro accanto al sommoscapo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ary93msc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro greco e latino e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Matelli Elisabetta.
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