La rivoluzione Meiji e il suo aspetto sociologico
La storia e le riforme del governo Meiji
Dal 3 febbraio 1867, data di incoronazione dell’imperatore, fino al 30 luglio del 1912, data di morte, l’Imperatore Mutsuhito detto Meiji (illuminato) diede vita a un periodo di grandi cambiamenti economici, politici e sociali che venne nominato Meiji Jidai, ovvero periodo del regno illuminato.
Questo periodo di Rinnovamento (per le innovazioni apportate in tutti i campi), detto occidentalizzazione (per l’importazione sociale ed economica dall’occidente) o rivoluzione (per il forte carattere rivoluzionario dell’Imperatore e del suo governo) o restaurazione (perché l’imperatore stava appunto restaurando il suo potere a discapito dei samurai e dei daymio), non è nuovo nel contesto mondiale. Vediamo per esempio ciò che è stato fatto nell’Impero Ottomano o in Russia o in Cina, ma gli sforzi di Meiji nel cambiare anche la società fecero in modo che il processo in Giappone fu quello con più successi; il più rapido e quello che ebbe meno controrivoluzioni. Questo causò l’invidia di tutte le nazioni Asiatiche come appunto la Cina, nemica millenaria del Giappone.
Ma questa presa di potere dell’Imperatore Meiji, all’ora quindicenne, fu permessa solo dal precedente scontro tra le potenze fedeli allo Shogun e i clan Occidentali ostili allo Shogun tra cui troviamo i clan di Satsuma, Chōshū, Tosa e Hizen. Il clan Chōshū fu quello più importante in questo processo di eliminazione del potere del governo centrale (Shogun), anche se in questo clan, che possiamo considerare come un grande partito a carattere familiare dove troviamo regole militari, di obbedienza e di servitù, vi sono due correnti di pensiero i Zokuronto (Conservatori) e i Kaimeito (Radicali).
Ma il reale colpo di stato avvenne quando fu nominato Shogun Tokugawa Yoshinobu nel 10 gennaio del 1867 dopo la morte del suo predecessore, ma presentò le sue dimissioni pochi mesi dopo e la Corte Imperiale intimidì i Clan Occidentali di attaccare i Clan Fedeli al Bakufu.
Una delle prime mosse del nuovo governo Imperiale fu quella di spostare la capitale da Kyoto ad Edo, divenuta in seguito Tokyo ovvero Capitale Orientale. Da qui si vede già immediatamente la forza, anche ideologica, imperiale, voleva eliminare ogni riferimento negativo al vecchio stile di governo. Inoltre l’Imperatore abolì il sistema della Classi Sociali, quindi eliminando ogni privilegio della classe dei Samurai.
Il 1° gennaio del 1873 entrò in vigore il calendario gregoriano in sostituzione di quello Cinese, anche se in molti, soprattutto il clero e i contadini, continuarono a usare quello tradizionale. Questo fu uno dei primi segnali che il governo diede per dimostrare la determinazione di abbandonare le tradizioni in favore della modernizzazione.
Dopo l’arrivo del Commodoro Perry (1853) molti Intellettuali Giapponesi andarono a studiare in tutto l’occidente con il benestare e l’aiuto del governo, che finanziò le spese di trasporto e gli studi in occidente. Il primo campo di interesse fu l’insieme delle arti militari, sia di terra che di mare con un sostanziale interessamento verso l’artiglieria di terra e navale. Successivamente l’interesse si espanse per tutte le arti e le scienze (medicina; chimica; anatomia; etc.). Mentre altri Intellettuali rimasti in Giappone condussero la vita di imprenditori e gestori delle fabbriche Giapponesi di tipo occidentale. Loro sono, ora, la nuova classe dirigente economica, fondamentale per i piani dell’Imperatore e di tutto il Nuovo Governo.
Il governo Meiji, composto in maggioranza da militari, era spinto ad accelerare il progresso militare, per il timore di un’aggressione occidentale di stampo Inglese, Americano o Olandese. Gli oligarchi riuscirono ad essere patrioti ma, al tempo stesso magnifici politici, questo grazie allo straordinario distacco emotivo tipico del popolo Nipponico (Giapponese). Inoltre vollero esercitare un restrittivo controllo dell’economia, così da indirizzarla su quegli aspetti e su quei settori più necessari all’amministrazione di un conflitto o per le industrie militari e civili che sarebbero servite al governo in ogni evenienza (politica; economica; civile; militare).
Secondo il governo, il primo settore da rivoluzionare era quello dell’amministrazione. Infatti le prime riforme riguardarono l’abolizione del feudalesimo; la riforma finanziaria, il governo voleva incentrare la pressione fiscale su contadini e pescatori; e il miglioramento delle comunicazioni con l’acquisizione del telegrafo, ampliando il sistema ferroviario e migliorando le strade rendendole moderne (tutte le strade erano del periodo feudale o precedente). Inoltre quello fu un periodo di grandi sommosse contadine, tutte represse da un esercito di coscritti (contadini o comunque popolani addestrati) fedele all’imperatore.
L’abilità del nuovo esercito era la più sostanziale eredità del bakufu, dittatore militare che aveva il controllo del Giappone.
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