Canto VI del Purgatorio
Antipurgatorio, secondo balzo
Vi soggiornano i negligenti, morti di morte violenta che si pentirono in fin di vita; rimangono in Purgatorio tanto tempo quanto vissero.
Il gioco della zara
Dante inizia questo canto attraverso la descrizione di una scenetta della vita quotidiana, ritratta con il gioco della zara: il gioco fu oggetto di severi e vivace realismo, cioè attraverso il riferimento insistenti divieti negli stati comunali, ma rimase sempre diffusissimo anche per tutto il Trecento. Consisteva nello gettare su un tavoliere tre dadi e consisteva nell’indovinare in anticipo i numeri risultanti dalle loro possibili combinazioni. Il nome del gioco deriva dall’arabo az-zahr, che significa appunto dado (da cui l’italiano azzardo e il francese hasard).
Finito il gioco, colui che perde rimane solo (al gioco assisteva una grande folla che alla fine circondava il vincitore per approfittare della sua vincita) triste e dolente, ripensa alla sua sfortuna e si illude di imparare per la prossima volta a scegliere combinazioni migliori. Il canto si apre così con un’immagine di abbandono, di scissione; la folla se ne va dal fortunato e lascia il perdente solo con i suoi pensieri. Simile alla condizione del vincitore, verso cui si accalca la folla e che cerca di liberarsene, è quella di Dante in mezzo alla schiera fitta di anime, che si accalcano su Dante che, per liberarsi da questa situazione, prometteva loro ciò che desideravano, cioè di portare notizie della loro condizione ai loro cari sulla terra perché pregassero per loro e permettessero così di farli avanzare, accorciando il tempo della loro permanenza in purgatorio.
Personaggi celebri morti in maniera violenta
Segue poi la sintetica rassegna di alcuni personaggi celebri morti in maniera violenta, i quali hanno visto sbalzare via all’improvviso l’anima dal corpo (Benincasa di Laterina, ucciso nell’Arno durante un inseguimento; Federico Ghino di Tacco, un ghibellino di Arezzo, annegato Novello, ucciso; Orso degli Alberti, ucciso dal cugino e l’anima di Pierre dalla Broccia fatto morire per odio e invidia ingiustamente e non per una presunta pena commessa di cui fu accusato da Maria che deve pentirsi se non vuole finire all’inferno. È un condensato di cronaca nera, indi Brabante, quanto Dante attinge ai tragici eventi del suo tempo, per i quali non c’è bisogno di dilungarsi in spiegazioni).
Sono tutti morti per omicidio, spesso a tradimento. Si tratta quindi di personaggi che hanno vissuto drammaticamente la scissione dell’anima dal corpo, avvenuta in maniera cruenta e violenta.
Le preghiere
Dante, una volta liberatosi delle anime, pone una domanda a Virgilio: in seguito alle pressanti preghiere di quelle anime, coglie l’occasione per avere un chiarimento di natura teologica richiesto dal suo maestro. Dante si chiede come sia possibile che le preghiere dei viventi in grazia di Dio possano abbreviare le pene delle anime in purgatorio, modificando ciò che in tal modo Dio ha stabilito, se si tiene presente che lo stesso Virgilio, in un passo del VI canto dell’Eneide afferma il contrario.
Dante si rivolge a Virgilio come fonte di saggezza e scienza, maestro di moralità. Le sue affermazioni non possono essere ingannevoli. Il poeta latino fa semplicemente notare che la preghiera, in quel caso rivolta ad un pagano, Palinuro, nocchiero di Enea, alla Sibilla perché gli facesse attraversare l’Acheronte nonostante il suo corpo fosse rimasto insepolto, non aveva valore, perché il supplicante non e...
-
Appunti sul III Canto Purgatorio di Dante
-
Appunti sul I Canto Purgatorio di Dante
-
Appunti sul VI Canto Inferno di Dante
-
Appunti sul VIII Canto Purgatorio di Dante