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Lingua e letteratura latina – corso avanzato

Lezione 1: Il ruolo fondamentale della storia nella cultura latina

Cultura tradizionalista

Per i Romani, l'antico (antiquus) non è ciò che sta alle spalle, ma sta "ante" (davanti), quindi è un modello al quale guardare per la costruzione del presente. Il rapporto con il passato è fondamentale per comprendere la cultura latina ed è un modo per ripercorrere la storia della letteratura focalizzando l'attenzione su autori che entrano in dialogo con il loro passato.

La storia, per la cultura romana, è l'equivalente di ciò che per la cultura greca è il mito: nella letteratura latina il racconto delle origini di Roma non interessa la teogonia (come nella cultura greca), ma la nascita della città. Intorno alla leggenda delle origini si accordano diversi racconti tradizionali, cioè il 'mito' dei Romani. Questo interesse fa sì che la storia delle origini non conti per la realtà dei fatti, ma conta il valore simbolico e la valenza morale che quegli eventi assumono.

Narrazione storica

La narrazione storica per i Romani ha un carattere identitario e una funzione celebrativa: attraverso il racconto del passato prendono coscienza dei loro valori fondamentali, riuniti sotto l'etichetta di mos maiorum (il modo di vivere degli antenati), una legge non scritta e codice comportamentale della civitas romana. La storia scritta dai Romani prende forma di letteraria celebrativa o autocelebrativa della collettività, di singole famiglie o di singole personalità. Questo tipo di storiografia nasce in ambito aristocratico ed è spesso una storia "di parte". Lo storico romano si presenta come oggettivo e imparziale, ma ha alle spalle una tradizione di storiografia partigiana che racconta i fatti secondo un particolare punto di vista.

Forma e contenuto

  • Filone annalistico: esposizione della storia totale.
  • Filone monografico: singolo evento storico.
  • Stile asciutto e sintetico: brevitas.
  • Filone retorico: espressione più elaborata e distesa, con ruolo importante attribuito ai discorsi dei protagonisti. Maria Chiara Bergonzi

La storia che diventa oggetto di poesia: poesia epica di argomento storico è una specificità del mondo romano. Nell'età ellenistica greca, i generi poetici riguardano fatti storici, ma questo filone rimane minoritario dato che l'epica greca è prevalentemente mitologica. La tragedia di argomento storico (fabula praetexta, invenzione romana) ha pochi precedenti di tragedie greche di argomento storico. A Roma, la storia diventa oggetto sia di narrazione epica sia di rappresentazione tragica. È fatto di grande importanza che merita di essere riportato all'interno delle forme epiche più solenni.

Processo di osmosi

La storia non rimane allo stato "puro", ma si ibrida con A) la retorica B) la poesia, formando una combinazione di storia, retorica e poesia. Cicerone nel De legibus definisce la storia un opus oratorium maxime (opera soprattutto oratoria). Quintiliano dice che la storia è proxima poetis e quodam modo carmen solutum (molto simile alla poesia e una poesia libera dal verso), evidenziando il fatto che all'interno della narrazione storica erano presenti molti elementi 'poetici', cioè di elaborazione del dato per creare qualcosa di piacevole e accattivante per il lettore.

All'interno del racconto storico latino, l'elemento della verità dei fatti tende a non essere l'unico elemento di importanza: non importa raccontare i fatti esattamente come sono andati, ma importa scrivere un testo che sia eccellente dal punto di vista retorico. La verità non è considerata un valore assoluto, ma sono valorizzati gli aspetti estetici.

Articolazione interna della storiografia latina

  • Antiquaria, memorialistica, cronografia, biografia
  • Filone dell'etnografia che non diventa mai un genere a sé stante, con eccezione della Germania di Tacito.

I tratti specifici della storiografia romana vedono i Romani più concentrati sul significato degli eventi piuttosto che sui fatti in sé. La storia è vista come una rassegna di exempla, figure e comportamenti esemplari da prendere come modello: la storia è magistra vitae (Cic.) – guardare alla storia per poter ricavare un insegnamento per la propria vita. Vi è una stretta correlazione tra la conoscenza del passato e l'azione che avviene nel presente: non solo finalità formativa, ma funzione etica e pedagogica, poiché dalla storia si impara come vivere.

Il racconto storico latino

Il racconto storico latino è inseribile nella categoria del 'moralismo': i Romani hanno un approccio moralistico alla loro storia (moralistico – mos maiorum). Grande importanza è riconosciuta alle grandi personalità: la storia è fatta dai grandi uomini o dai grandi popoli. Vi è una visione 'umanistica' della storia, che mostra un andamento da una visione inizialmente collettiva (il popolo) a una visione sempre più individualistica degli eventi storici. Passando dalla repubblica all'impero, la storia di Roma diventa la storia dei suoi imperatori: andamento dal collettivismo all'individualismo che è la linea portante del racconto storico latino.

Maria Chiara Bergonzi: Sintesi della storiografia greca

Macrodivisione in due filoni:

  • Testi che considerano la ricerca storica come ricerca delle cause, quindi storia che è oggetto di logos (ragionamento) – storiografia di impostazione scientifica.
  • Storia intesa come mythos (racconto): interesse nel piacere del racconto, volta a suscitare l'interesse del lettore – la storia assume tratti drammatici/patetici o retorici.

Questa dicotomia si ritrova anche nel mondo latino.

Inizio della produzione storica

Il passaggio dal mito alla storia, in cui operano i logografi (scrittori in prosa), si oppone ai poeti (scrittori in versi). Mentre i poeti cantano i miti, i logografi raccontano di fatti realmente accaduti e verificabili. La nascita di una storia certa si colloca tra il VI-V secolo nell'area ionica dell'Asia Minore, con Ecateo di Mileto, autore di genealogie. L'area culturale ionica presenta una forte tradizione razionalistica – fisiologi, studiosi della natura, che provengono proprio da Mileto (Talete, Anassimene, Anassimandro), cercando l'origine e il principio fondamentale dell'universo.

I logografi si occupano di cosmogonia e delle fondazioni di città (genere delle ktiseis), di cronache locali (geografia ed etnografia), razionalizzando il mito: descrizione in termini razionali di processi che hanno avuto come protagonisti gli uomini. I Greci che abitavano nell'area ionica si trovavano di fronte a un mondo nuovo che conoscono attraverso il logos (ragionamento): si pongono domande e si danno risposte sulla provenienza di una certa città, dei legami tra i popoli, ecc., cercando di risolvere questi quesiti secondo una logica prettamente umana, lasciando da parte l'intervento divino.

Ecateo di Mileto

Nel proemio, mette al primo posto se stesso e dichiara di scrivere secondo le sue opinioni personali; sa di esprimere un punto di vista parziale, non porta una verità assoluta, ma ricostruisce secondo razionalità i fatti storici.

Erodoto

Dall'area ionica proviene anche Erodoto (V sec.), cantore delle guerre persiane. Il resoconto di questi fatti storici non è un racconto di carattere militare, ma all'interno della sua opera intervengono motivazioni di carattere non storiografico – i Persiani sono stati puniti per la loro tracotanza (ubris) e dall'invidia degli dei (fthonos ton theon). Il racconto di Erodoto diventa una 'bella narrazione', nella quale rientrano anche parti di carattere etnografico. Cicerone definisce Erodoto il pater historiae, per la sua posizione iniziale, ma l'Anonimo del Sublime lo definisce omerikòtatos (molto simile a Omero), perché la sua storia è un "bel racconto", non è scienza storica.

Tucidide

La storia di Tucidide, invece, mette al centro la ricerca scientifica delle cause: narrazione della guerra del Peloponneso, con una ricostruzione dei fatti secondo il logos (ragionamento). Il racconto non dà un insegnamento morale (come Erodoto), ma ha una funzione politica: la conoscenza del passato serve per costruire il presente. Nel proemio, si propone di dare un resoconto oggettivo, sulla base di un ragionamento, per il quale la Guerra del Peloponneso risulta la più importante combattuta nel mondo greco. Le grandi guerre non sono quelle combattute nel passato mitico, ma sono quelle recenti, perché la potenza delle parti coinvolte è andata crescendo.

Prospettiva completamente laica: tutto è estremamente materialistico, in una prospettiva scientifica tucididea. Tucidide avverte di non fidarsi dei poeti (Omero) e nemmeno dei logografi (Erodoto): polemica letteraria nei confronti di chi interpretava la storiografia come racconto avvincente. Per quanto riguarda i discorsi dei singoli personaggi, Tucidide dice di avere difficoltà a riportare con precisione quanto è stato detto, quindi li riporta attenendosi al senso generale del discorso. Presenza del discorso nelle opere storiche: fin da Tucidide il discorso è parte importante del testo storico, come discorso ricostruito in cui lo storico diventa oratore e si fa interprete del pensiero dei personaggi storici.

In Tucidide abbiamo una convergenza tra racconto storico ed esposizione retorica. Vaglio delle fonti: le fonti possono essere faziose. Tucidide scrive una storia meno piacevole da leggere, ma utile, bipartizione tra storiografia scientifica (utile) e storiografia che è racconto fantastico, che ha come scopo di attirare l'attenzione del lettore. La storia di Tucidide è qualcosa di utile per il futuro, perché i fatti si ripetono: concepita come un possesso eterno (ktema es aiei), piuttosto che qualcosa creato per competere per il presente. Polemica nei confronti di Erodoto, che aveva dato pubbliche letture della sua opera che erano state molto apprezzate. Ricostruzione della storia attraverso un'indagine delle cause e delle fonti (Tucidide) VS racconto piacevole che non ha una valenza per il futuro (Erodoto).

Età ellenistica

Nel IV sec. è attivo Senofonte: autore poligrafo e storico, che continua Tucidide con le Hellenike e inaugura il filone della memorialistica (racconto di sé) con l'Anabasi e il filone della biografia romanzata/encomiastica con la Ciropedia e la vicenda del re Agesilao.

La storiografia ellenistica è rappresentata dalla storiografia drammatica: Eforo e Teopompo, discepoli di Isocrate, storici di formazione retorica: la storia diventa un racconto avvincente capace di suscitare pathos nel lettore. Anche Aristotele e la sua scuola, il Peripato, si interessano alla storia in quanto racconto di carattere morale: storia in chiave retorica e moralistica come bel racconto che diverte/educa, storiografia drammatica.

Nel III sec. questa visione della storia è alimentata dal filone che si incentra sulla figura di Alessandro Magno, protagonista di storie romanzate. Altra novità storica è l'ascesa di Roma, protagonista dello scenario internazionale e potenza mediterranea. Il primo storico greco che si interessa di Roma è Timeo di Taormina, storico di carattere scientifico che però non fa "ricerca sul campo", ma è uno storico libresco.

Polibio

Lo storico greco di maggiore importanza dell'età ellenistica è Polibio (II sec.), che vive a Roma nella cerchia di Scipione Emiliano: autore di una storia universale che abbraccia l'intero scenario mediterraneo, abbandonando le storie particolari e riunendo tutti gli eventi in un'unica e più vasta prospettiva, nella storia universale che ha come esito lo stato romano. Il carattere solido della costituzione romana ha consentito l'ascesa di Roma.

Polibio è uno storico di carattere scientifico, indagando le cause degli eventi: storiografia pragmatica (ta pragmata), cerca il vero e punta all'utile, non all'intrattenimento del lettore (continuatore di Tucidide). Polibio, scegliendo di dedicarsi solo a una storiografia politica/pragmatica, si rivolge solo a un tipo di lettore: lo storico si pone il problema del pubblico e sarà letto solo da chi condivide il suo stesso interesse. La storia come la intende Polibio è utile perché affronta sempre problemi nuovi, con un approccio scientifico (methodikòs): mirando non tanto al piacere della lettura, quanto all'utilità, si dedica a questo aspetto specifico, cioè l'utilità. Emergono nettamente la dicotomia tra piacere della lettura VS utilità.

In sintesi…

Già in Grecia, quindi, si manifestano due filoni storici robusti e diversi tra di loro: storia come bel racconto (Erodoto ed età ellenistica, con storiografia retorica, Eforo e Teopompo) VS storiografia scientifica che punta a una ricerca storica utile soprattutto sul piano politico (Tucidide e Polibio, anche Timeo ma criticato da Polibio in quanto storico libresco).

Storici greci che sono fonti per la storia romana

  • Dionigi di Alicarnasso: Antichità romane (I sec. a.C.)
  • Plutarco: Vite parallele – mette a confronto un grande personaggio greco con un grande personaggio romano (I-II sec. d.C.)
  • Appiano: storia romana dalle origini a Traiano (II sec. d.C.)
  • Cassio Dione: storia romana dalle origini al 229 (II-III sec. d.C.)
  • Erodiano: storia dell'impero dopo Marco, fino al 238 (II-III sec. d.C.)

Maria Chiara Bergonzi: La cronaca pontificale

Cicerone, De Oratore 2 – In quest'opera Cicerone propone un modello di oratore ideale, che si intende di conoscenze enciclopediche (tesi di Crasso). Dialogo tra Crasso e Antonio, il quale ritiene che l'oratore nasca dal foro, cioè dalla competenza ottenuta sul campo. Cicerone ci dà notizie importanti per quanto riguarda la prima forma di registrazione della memoria storica a Roma: cronaca pontificale o annalistica. Il collegio sacerdotale dei pontefici è controllato dal Pontefice Massimo: determina il calendario ufficiale della comunità, distinguendo i giorni in fasti e nefasti (possibile o sconsigliato fare una data attività).

Il significato politico della durata annuale della carica è legato ai nomi dei consoli di quell'anno. I pontefici iniziarono a includere anche i nomi degli altri magistrati, e poi anche gli avvenimenti di pubblica rilevanza. Partendo dall'organizzazione del calendario, il collegio dei pontefici diventa il depositario della memoria storica: di anno in anno si viene a costituire una memoria storica che prende come unità dell'organizzazione storica il periodo dell'anno (annalistica).

Queste notizie venivano poi esposte dal Pontefice Massimo al di fuori della sua residenza (Domus Publica), al di fuori del foro romano su una tavola imbiancata, la tabula dealbata. Queste informazioni le deduciamo dalla testimonianza di Cicerone, insieme a un frammento delle Origines di Catone riportato da Gellio e da una nota di commento di Servio a un passo dell'Eneide.

Analisi De Oratore

  • Nominati tre autori: Catone il Vecchio, Fabio Pittore, Calpurnio Pisone (annalista di età graccana) – Cicerone stabilisce che anche i Greci hanno scritto come gli autori romani: volontà di confrontare cultura latina e greca per quanto riguarda la scrittura storica.
  • Termine monumenta: radice -men- del verbo memini – i monumenta sono gli strumenti del ricordo.
  • All'inizio, la storia a Roma non era altro che annalium confectio, la redazione di annali che contenevano il ricordo di fatti di pubblica rilevanza; quest'uso iniziò dall'inizio dalla vicenda di Roma, dalla fondazione della città: il Pontefice Massimo esponeva fuori dalla sua abitazione un testo che conteneva tutti i singoli fatti (Annales Maximi).

Questo ab initio rerum Romanarum non va inteso alla lettera, perché il collegio dei pontefici fu istituito da Numa Pompilio, ed esso rappresentava un centro di potere di carattere aristocratico-sacerdotale (controllavano il calendario, competenze religiose e giuridiche). È strano che fin dall'età regia il collegio avesse adottato questa misura così "democratica". L'idea di mettere in pubblico le informazioni storiche si colloca in una fase successiva, quella della lotta tra patrizie e plebei: esigenza di rendere di dominio pubblico non solo i fatti storici, ma soprattutto le leggi.

Nel 450 a.C. vengono pubblicate le Leggi delle XII Tavole, esposte al pubblico: l'uso di esporre la tavola con i fatti dell'anno risale a questo momento (V sec. a.C.), non agli inizi dell'età regia.

Alcuni studiosi pensano che il Pontefice iniziò a esporre la tavola nel 254: in quell'anno per la prima volta fu nominato Pontefice Massimo un uomo di origine plebea, Tiberio Curuncanio, probabilmente sensibile all'esigenza di rendere pubblica la storia di Roma, in un'esigenza di democrazia che in questa fase storica comincia a farsi sentire. Cicerone presenta tutta la storia romana in una logica di continuità, ma forse i testi esposti dal Pontefice avevano subito dei danni, come l'incendio gallico del 390, quando i Galli incendiano il Campidoglio: buona parte dei documenti e degli archivi dello stato romano andarono distrutti. Certamente Cicerone qui presenta, secondo una linea di continuità che comincia con la fondazione di Roma, un uso che probabilmente risale a un'età successiva, forse alla pubblicazione delle leggi delle XII Tavole.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariachiarabe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Canobbio Alberto.
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