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Appunti sul cinema popolare italiano

Eredità pericolose

Adorno critica il cinema distinguendo tra due generi di film: escape (d’evasione) e message (quelli che vorrebbero insegnare qualcosa al pubblico). Egli denuncia soprattutto il secondo genere in quanto corruttore della cultura di massa e incentivante al consumismo.

Le critiche al nuovo scenario del consumo diffuso e dell’industria culturale si basano su tre presupposti:

  • Presupposto ideologico: parlando di industrie e prodotti si parla di merci, ciò che si usa è inevitabilmente consumabile, mentre ciò che si scambia è esposto alle oscillazioni del mercato e diviene intercambiabile.
  • Presupposto strategico: più aumenta la possibilità di beni più la domanda assume un rilievo rispetto all’offerta. Il consumatore assume margini più ampi di autonomia e acquisisce una maggiore consapevolezza della funzione e del significato delle proprie scelte, ha perciò sempre meno bisogno di un mediatore per le sue decisioni, e la posizione sociale dell’intellettuale diventa così sempre più economica.
  • Presupposto teleologico: poiché la cultura di massa è espressione dell’ideologia borghese si deduce che una volta instaurata la “dittatura della borghesia” è compromessa la massa dei lavoratori necessaria a sprigionare le energie sufficienti al realizzarsi di altre rivoluzioni.

Una difficile integrazione

Negli anni '20 Panofsky formula delle considerazioni ben diverse da quelle di Adorno: il cinema è arte, e perora la causa della comunicabilità e della commerciabilità del prodotto in quanto portatrici di un valore aggiunto. Afferma inoltre che esiste una correlazione fra centralità che un determinato prodotto assume nell’ambito dell’industria culturale e sua vitalità, tanto più un oggetto è vivo quanto più è commerciabile. Su questa stessa linea si muovono tre opere:

  • “Lo spirito del tempo” di Morin: offre un modello alternativo di approccio alla cultura di massa formulando alcuni postulati. Le società occidentali sono state caratterizzate dalla presenza parallela fra due culture, quella colta e quella popolare, in mezzo alle quali c’è anche una cultura di “via di mezzo” espressione della borghesia. Questa via di mezzo rappresenta la cultura di massa, che tuttavia non ha una funzione esclusivamente omologante ma è anche il segno di un universalismo e la capacità di creare dialettiche tra ciò che già esiste e ciò che prevede il futuro, un dialogo tra la produzione culturale e i bisogni del consumatore. Morin invita così gli intellettuali a mettere in discussione il proprio ruolo e i principi su cui si era costruito.
  • In “Apocalittici e Integrati” Umberto Eco: conia la formula destinata a riassumere la diatriba di cui intendiamo dar conto: la celebre distinzione tra apocalittici e integrati viene introdotta nel segno di una contrapposizione solo apparente, dal momento che quelle attuali sono le condizioni di fatto, in quanto anche l’apocalittico è necessariamente integrato da un sistema rispetto al quale vuole astrarsi. Apocalittici e integrati, una dicotomia che diventerà uno slogan di successo. L'oggetto di analisi è la cosiddetta cultura di massa, intorno alla quale si sono sviluppati due atteggiamenti che l’autore intende criticare. Per chi concepisce la cultura in modo “aristocratico”, cioè come “gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di una interiorità che si affina e si oppone alla volgarità della folla”, la cultura di massa è anticultura. In un momento storico caratterizzato dallo sviluppo delle masse, questo fenomeno è visto da costoro in modo apocalittico. Gli “apocalittici” sostengono che i mass media, rivolgendosi a un pubblico vasto ed eterogeneo, devono livellare i propri prodotti ed evitare soluzioni originali: in questo modo sviluppano una visione conformista dei consumi, dei valori culturali, dei principi sociali e religiosi, delle tendenze politiche; i mass media incoraggiano una visione passiva e acritica del mondo, e scoraggiano lo sforzo personale verso esperienze originali; i mass media sono sottomessi a un circuito commerciale e quindi devono rispondere a criteri economici. La risposta degli “integrati” consiste nel constatare che i mezzi di comunicazione mettono i beni culturali a disposizione di tutti e questo consente un proficuo allargamento dell’area culturale. Gli “integrati” sostengono che la massa è ormai la protagonista della storia, e che la sua cultura, cultura prodotta per essa e consumata da essa, sia un fatto positivo. È vero che i mass media sviluppano soprattutto spettacoli di intrattenimento e che si produce un certo livellamento del gusto, ma questo contribuisce ad attenuare le differenze sociali. Inoltre, secondo gli “integrati”, non è vero che i mezzi di comunicazione di massa sono stilisticamente e culturalmente conservatori: usando nuovi linguaggi introducono nuovi modi di parlare, nuovi stilemi, nuovi schemi percettivi. Questa civiltà prevede che tutti gli appartenenti alla comunità diventino consumi di una produzione intensiva a getto continuo e il compito dell’intellettuale è quello di analizzare la struttura del contenuto di questi messaggi, proprio da essi infatti nasce la cultura di massa.
  • In “Consumi e società” Alberino: inaugura un vero e proprio campo di studi, introducendo nel dibattito italiano una nuova serie di elementi:
    • L’ascesa delle classi meno abbienti e la fluidificazione della stratificazione sociale rende il concetto di status quanto mai instabile, il comportamento del consumo non dipende perciò da una serie di norme ma su schemi caotici e irrazionali.
    • Il consumo è un agire dotato di senso quindi l’affermazione di nuovi beni e nuovi m...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dilettadan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Manzoli Giacomo.
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