Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

proficuo allargamento dell’area culturale. Gli “integrati” sostengono che la massa è ormai la

protagonista della storia, e che la sua cultura, cultura prodotta per essa e consumata da

essa, sia un fatto positivo. È vero che i mass media sviluppano soprattutto spettacoli di

intrattenimento e che si produce un certo livellamento del gusto, ma questo

contribuisce ad attenuare le differenze sociali. Inoltre, secondo gli “integrati” non è vero che i

mezzi di comunicazione di massa sono stilisticamente e culturalmente conservatori:

usando nuovi linguaggi introducono nuovi modi di parlare, nuovi stilemi, nuovi schemi percettivi.

Questa civiltà prevede che tutti gli appartenenti alla comunità diventino consumi di una

produzione intensiva a getto continuo e il compito dell’intellettuale è quello di analizzare la

struttura del contenuto di questi messaggi, proprio da essi infatti nasce la cultura di massa.

- In “Consumi e società” Alberino inaugura un vero e proprio campo di studi, introducendo nel

dibattito italiano una nuova serie di elementi:

• L’ascesa delle classi meno abbienti e la fluidificazione della stratificazione sociale rende il

concetto di status quanto mai instabile, il comportamento del consumo non dipende perciò

da una serie di norme ma su schemi caotici e irrazionali.

• Il consumo è un agire dotato di senso quindi l’affermazione di nuovi beni e nuovi modelli di

consumo corrisponde quasi sempre a una negazione dell’assetto sociale tradizionale,

rifiutandolo e aspirando ad entrare in un nuovo mondo, necessitando così di una revisione

dello standard package

• In questa rivolta la resistenza proclama come possibile il realizzare la felicità restando sé

stessi

• Tra il lavoratore e il capitalista in questa nuova società c’è collaborazione, poiché devono

convergere ad uno scopo comune.

• L’equazione tra società dei consumi e dello spreco viene confutata

• Queste teorie vengono formulare durante il boom economico e riviste 3-4 anni dopo

aggiungendo una differenza tra “fenomeni di aggregato” e “fenomeni di gruppo”, il boom

infatti fa desiderare ai singoli più ricchezza, inducendoli ad aggregarsi in una serie di

comportamenti implicitamente rivoluzionari. Questa situazione produrrà malesseri e crisi di

rigetto e si potrà sanare solo consuma risocializzazione.

• gli stimoli dei mass media vengono filtrati dalle relazioni interpersonali con gli altri individui

dello stesso ambiente

4- Il prodotto culturale: dal giudizio all’inchiesta

Lo storico interviene come critico nella storia del cinema quando scegli quali film devono essere

ricordati in futuro e quali no. Questo processo fa si che le opere dei maestri abbiano ampio spazio

e che quelle delle “commerciali” vengano relegate a pochi cenni. Ma guardando oggettivamente il

processo, tutti i film in realtà sono commerciali, e allo stesso tempo, tutti i film sono di genere. Il

critico infatti non si sottopone a delle leggi puramente estetiche ma intellettuali: i film spazzatura

sono quelli rivolti ad un pubblico meno intelligente, quelli seri per uno colto.

Spinazzola propone il primo studio di letteratura su ciò che è stata definita “rappresentazione

sociale del cinema”: esso può essere specchio della società solo in quanto è realtà sociale esso

stesso. Il cinema è quello che viene visto in sala dal più alto numero di componenti della società,

perciò l’analisi degli incassi può raccontare molto del contesto sociale di una nazione. Il pubblico

tuttavia non è un organismo amorfo ma un insieme di soggetti che estrinsecano un agire sociale

dotato di un senso.

Fausto Colombo traccia uno schema di funzionamento del rapporto tra produttore e destinatario:

chi produce gli oggetti in ottica commerciale lo fa in funzione di un pubblico sforzandosi di

interpretare il gusto. Tuttavia il prodotto finale non ha alcuna garanzia sulla sua riuscita, ma è

comunque necessario pubblicizzarlo nei giusti canali di distribuzione.

Hall negli anni 70 elabora uno schema che parte dal presupposto che un prodotto circola sempre

in una forma discorsiva e come tale viene distribuito a diversi tipi di pubblico, una volta messo in

opera il discorso deve essere tradotto in pratiche sociali affinché il circuito diventi completo e

efficace. Inoltre il processo di comunicazione tra produttore e consumatore non può essere ridotto

ad un anello chiuso e lineare, e il messaggio codificato deve venire decodificato ed essere tradotto

2

in pratiche sociali. Non c’è nessuna corrispondenza necessaria tra la codifica e la decodifica, la

prima cerca di orientare la seconda, è necessario oltretutto che il messaggio sia perfettamente

trasparente perché lo spettatore si trova davanti a tre opzioni:

- decodificare il messaggio in maniera aproblmeatica

- utilizzare per la decodifica un codice negoziato

- operare seguendo un codice oppositivo

5- Il cinema e la cultura popolare

Cultura d’élite e cultura popolare si muovono l’una in contrapposizione all’altra, ma dal momento

che la stratificazione sociale appare sempre più in crisi lo è anche questa distinzione. Grandi autori

hanno fatto cinema popolare e viceversa. Spinazzola distingue tra cinema popolare al quale

attingono opere destinate al consumo esclusivo delle classi subalterne e il cinema di massa,

programmato in vista di una unificazione del pubblico, sia borghese che proletario. I tre settori negli

anni tendono sempre più a diventare uno. Hall chiarisce che l’opera non è popolare per statuto

perché né il senso né la posizione nel campo culturale stanno al suo interno. La popolarità dipende

dal fatto che si sia trovata a canalizzare le dinamiche dei rapporti culturale, sono popolari perciò

sia i film d’autore che i film di massa.

6- Gli anni, il paese, il cinema

Nel 1958 il paese entra in una fase in cui l’incremento dell’occupazione, del potere d’acquisto dei

salari, della diffusione dei beni duraturi e di consumo ad un ritmo impressionante farà aumentare

incredibilmente anche l’alfabetizzazione. Il panorama industriale del cinema italiano al passaggio

dagli anni 50 ai 60 è segnato da una serie di grandi produttori: la Titans di Lombardo, De

Laurentiis, la Champion di Ponti, La Cineriz, la Vides di cristalli, la Fair Film di Cecchi Gori, la PEA

di Grimaldi. Sotto il profilo tecnologico l’Italia era il paese europeo maggiormente sviluppato per il

cinema, si assiste ad una sperimentazione continua che riesce a stare al passo con le continue

innovazioni del cinema americano, alzando gli standard spettacolari e aumentando le aspettative

del pubblico. La situazione legislativa è segnata dagli effetti della Legge del 1956 che prevedeva

limiti della diffusione del cinema americano e che regolava il contributo sulla base del doppio

meccanismo del “minimo garantito” e dei premi per i produttori, invitandoli a diversificare la natura

dei loro prodotti, impostandoli sotto un’etichetta di genere. Il cinema è sempre più concepito come

un’area a rischio dal punto di vista commerciale e il peso della censura è ancora molto forte. Con

l’arrivo del sonoro il cinema italiano tocca il massimo splendore del marketing, tuttavia a fronte del

numero in aumento delle produzioni, diminuiscono gli spettatori, nulla di ancora grave, poiché il

calo viene compensato con l’aumento dei prezzi dei biglietti. In questo periodo ci sono quattro

diverse categorie di autori che lavorano in contemporanea: i maestri del passato (Rossellini, De

Sica, Zampa, De Santis), autori affermati negli anni 50 nel pieno della maturità espressiva (Fellini,

Antonioni, Pasolini, Ferreri, Bertolucci),, figure che seguono un loro percorso altrettanto

caratterizzato e sotto il profilo autoriale ma nell’ambito dei generi (Serio Leone, Dario Argento), i

registi medi che possono essere definiti popolari (Risi, Monicelli, Comencini, Germi, Scola, Loy).

C’è poi il filone mainstream che comprende i ppplum e i western.

7- I tre sistemi

- il sistema mediale: i media hanno il compito di riflettere e indirizzare le relazioni tra i gruppi

omogenei di pubblico e i produttori e programmi, in mezzo c’è una core culture, quella di massa,

che si rivolge ad ogni strato sociale.

- il sistema cinematografico: prevede che questa core culture che rifletta una medietà ideale del

contesto di riferimento, registrando fenomeni già avvenuti e offrendoli all’interno diana cornice

rassicurante. Più un film si allontana da questo standard meno sarà commercializzatile

3


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

6

PESO

64.71 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dilettadan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Manzoli Giacomo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia del cinema italiano

Riassunto esame Storia del Cinema Italiano, prof. Altieri, libro consigliato Storia del Cinema Italiano, Brunetta
Appunto
Riassunto esame storia del cinema italiano, prof. Manzoli, libro consigliato Da Ercole a Fantozzi, Cinema popolare e società italiana dal boom economico alla neotelevisione (1958-1976), Manzoli
Appunto
Riassunto esame storia del cinema italiano, prof. Manzoli, libro consigliato Guida alla storia del cinema italiano, 1905-2003, Brunetta
Appunto
Registi e attori del cinema italiano, Storia del cinema italiano
Appunto