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Luce e vetrine  luogo della modernità, con la luce artificiale si sconfina l’idea del giorno e

della notte, la cancella.

5 fratelli maschi orfani.

Il padre nei film italiani è quasi sempre assente e se c’è è meglio se non ci fosse stato. La

madre invece è troppo ingombrante e troppo presente. Una costante.

La sig.ra Rosaria, porta con se la fotografia dell’unico fratello non presente.  la fotografia

presenta chi non è presente.

• La modernità produce conflitti di codice;

• Conflitti famigliari contro l’individualismo (esempio: da una parte la famiglia di

Vincenzo che vuole essere aiutata e messa al primo posto, dall’altra Vincenzo che

vuole l’individualità e crearsi una propria famiglia);

• Famiglia  sud  mamma

Individuale  nord  Vincenzo

2° codice:

maschile vs femminile  Vincenzo Vs Ginetta.

Famiglie che li vogliono separare. Rivendicazione del codice femminile non

subordinato con quello maschile.

I personaggi femminili sono più avanti di quelli maschili in moltissimi film italiani.

• Il paesaggio è il luogo in cui la città si espande verso l’esterno (costruzione di nuovi

edifici)

• Il pugilato era uno sporto molto popolare negli anni 60  ti faceva fare soldi, sport

del riscatto, sport popolare

3° codice:

Quando Simone, lucano, combatte per Milano contro un altro lucano che combatte

per la sua terra  per chi sta combattendo Simone? Fa infuriare i lucani a Milano.

Codice  identità?

La modernità ti pone davanti a queste cose. Simone rifiuta l’invito del manager per

andare con Nadia.

“ROCCO”

La lettera di mamma Rosaria a Rocco che è in caserma è l’unico inserto che

interrompe il realismo messo in scena. E’ l’unica parte raccontata, non si vede.

Si vede Ciro già in fabbrica non è più nel finale. 4

Rocco incontra Nadia, appena uscita di galera; Nadia indossa gli occhiali da sole e

li toglie solo alcune volte. Rocco esprime con grande trasparenza, quello è il suo

difficile rapporto con la società: “il mio problema è che non riesco a desiderare

quello che desiderano tutti”  omologazione del desiderio. Siamo tutti individui che

desiderano le stesse cose.

Rocco non ci riesce. Problema dell’integrazione. Il suo desiderio non è lo stesso

degli altri (come suo fratello Simone che invece è omologato nel desiderio, ma non

ha le possibilità per poterlo avverare). La modernità dice Pasolini è terribile perché

ci rende tutti uguali.

Campi contro campi, primi piani su Rocco e Nadia. (nel bar).

Rocco ha troppo la faccia da eroe positivo, mentre Nadia è un personaggio con

delle luci e delle ombre. I due personaggi si sfiorano, piccola carezza di Rocco a

Nadia. Vicinanza, solidarietà, una condivisione di sentimenti con la promessa di

rivedersi a Milano.

Rocco torna a casa.

La madre è sempre melodrammatica, gesti pieni di enfasi.  teatralità. Esce ed

entra dal balcone per rendere pubblico qualcosa di privato.

Tema jazz e tema folclorico sul tram, tra Rocco e Nadia  i due stili si mescolano.

I film noir per risparmiare sulla scenografia, usavano poca luce. I film erano quasi

tutti al buio. Hollywood per motivi economici, ne fece gran uso di film noir. Film

notturni, immersi nel nero. I francesi diedero il nome di “noir”. Nei film noir i

personaggi subivano delle sconfitte, come Simone che una volta perso l’incontro sul

ring, incomincia un processo di autodistruzione, colpa anche della femme fatale,

Nadia.

Scopre che Rocco ha una relazione con lei e incomincia ad autodistruggersi. Nadia

ora è una santarellina, ma nella visione di Simone è ancora una femme fatale.

Qui c’è la scena sul ponte della Ghisolfa, dove Simone rivendica il suo potere,

stuprando Nadia in gruppo.

Qui Visconti fa un gioco di luci, riferimenti ai quadri di Sironi negli anni 30/40/50,

immersi nel buio.  realtà sociale, arte, estetismo, volontà di fare del cinema un

artefatto.

Camminata animalesca di Simone, fa presagire lo stupro.

Rumori metallici stridenti della notte. (dopo lo stupro). 5

Dopo l’uso di piani molto ravvicinati, nell’ultima parte dopo lo stupro ci sono dei

campi lunghissimi per disperdere i personaggi nell’ambiente circostante.

Negli anni 60 fu considerata una sequenza scandalosa, sia per lo stupro e sia per la

messa in scena della disgregazione della famiglia (Le ostriche de: “i Malavoglia”,

quando vanno via dalla “famiglia”,rischiano di morire), i 5 figli non sono più uniti.

Conflitto violentissimo tra Rocco e Simone.

Simone esprime non solo la logica del sangue che prevale “tu sei mio fratello, non

dovevi disonorarmi prendendo una donna che era stata mia”, codici arcaici che si

scontrano con la modernità che avanza. A fronte di questa violenza di Simone,

Rocco si sacrifica pur di tenere insieme la famiglia, rinuncia al proprio amore,

rinuncia a Nadia, a ciò che più desiderava.

La scena madre della componente melodrammatica del film avviene sul Duomo di

Milano, in cui si esprime la bellezza italiana.

Simone è il personaggio noir.

(melò: termine francese che designa il melodramma, storia di un episodio di un

amore impossibile, loro vogliono amarsi, ma c’è qualcosa di più forte dei due

amanti che impedisce la storia d’amore tra i due. Tipo Giulietta e Romeo).

Su una base realistica Visconti racconta la nuova Milano e dall’altra un ibrido tra il

noir e il melodramma.

Rocco sta subentrando a Simone in quanto campione di boxe, mentre Simone si

riprende Nadia. Scambio di ruoli.

“CIRO”:

Ciro è l’opposto di Simone. E’ fidanzato con una giovane lombarda, imita il dialetto

milanese.

Crollo definitivo di Simone. Simone ha adescato il manager in una scena latente

omosessualità, dove si vede la tv (unica scena). La televisione è uno schermo

vuoto dove si vedono solo riproduzioni di arte pittoriche. (paleo televisione, si

mandavano questi intervalli quando non c’era niente da mandare in onda).

La tv in quanto medium a Visconti non interessa, la usa solo per trasmettere opere

culturali. 6

Opera lirica Carmen di Bisè  prende ispirazione nel finale.

Momento di trionfo di Rocco con la vincita nella boxe, sconfitta di Simone

nell’uccisione di Nadia.

Parallelismo nella frase “copriti” della boxe, con Simone che rincorre Nadia con il

cappotto.

Simbolismi anche cristiani, quando Nadia apre le braccia a mo di croce.

Simone nella recitazione, sta assumendo la figura del perdente. (colui che brancola,

che zoppica nella vita, aizzato sempre dal tipo del bar che lo aveva convinto a fare

lo stupro).

Quasi tragedia greca, nel momento dell’uccisione di Nadia. La tragedia racconta

generi di disintegrazione.

Comunità integrate, che ad un certo punto si spezzano, lasciando l’individuo da

solo.

Mescola il melò alla tragedia.

“Luca”

Simone torna a casa e confessa a Rocco, l’omicidio. Rocco cerca di difenderlo,

mentre Ciro scappa da casa per poterlo denunciare. Simone viene arrestato e Ciro

viene un po’ messo in disparte dalla famiglia visto come il traditore del proprio

fratello.

Inquadratura finale  Visconti rispondeva che il suo cinema era antropocentrico e

antropomorfo. L’uomo era al centro del mondo e al centro dell’inquadratura.

Centralità della figura umana!

L’ultima inquadratura non è nulla di tutto questo. Luca se ne va via, diventando

quasi un puntino. E’ la città protagonista. L’altra scena è quella quando Nadia

abbandona Rocco sul Duomo di Milano.

Luca saluta Ciro, il fratello a cui Visconti conferisce il compito di tirare la morale

finale. Luca sfiora i manifesti con l’immagine di suo fratello Rocco diventato

campione di boxe, è un’icona, un idolo. Coincidenze opposte: la famiglia Barondi

tocca il picco più alto e nello stesso tempo,uno della famiglia quello più basso. 7

Visconti, sente il bisogno di assegnare a Ciro la morale della storia, perché lui

rappresenta la fiducia sul lavoro, l’idea di trovare un posto migliore. E’ sul lavoro

che l’Italia può fondare la sua speranza di rialzarsi.

Ciro è completamente integrato.

Dalla analisi di questo primo film, l’idea di modernità che emerge è un’idea di

conflittualità. Codici che si scontrano, marca stilistica. Visconti mette in scena

conflitti, mette in scena anche i linguaggi del cinema, coincidenza dei contrasti.

Modernità in cui le prime forme di consumo generano ansia, desiderio, conflittualità.

Visconti lavora molto sulla mano di Simone (la mano di Simone che ruba la spilla

della donna della lavanderia, Simone che prende il coltello dalla tasca).

FELLINI

Per Fellini la modernità è la perdita dell’innocenza, cioè l’avvento della società dei

consumi, corrompe l’innocenza della società italiana prima della modernizzazione.

Fellini: “ho avuto la fortuna o la sventura di essere diventato un aggettivo, faccio

quello che voglio, ho un lavoro che è un gioco, mi sono inventato tutto, amo il

movimento intorno a me, e mi piace mettere le cose in movimento”

Mai trovare in Fellini la verità, ama le menzogne  è un mago, vuole fare le magie,

vuole essere un illusionista  anti-realista. Più vicino a Merlièr.

L’immagine di un clown con la lacrima e lo sguardo triste è Felliniano.

Una donna con i seni giganteschi e prosperosa è Felliniano.

Fellini era un gran inventore di parole: “Paparazzi”,  il fotografo nella Dolce Vita si

chiama Paparazzo. Da qui la nuova parola.

Il suo cinema è molto autobiografico.

Due luoghi che usa Fellini per i suoi film: Rimini (i Vitelloni, Amarcord) e Roma

I vitelloni, sono i giovani di provincia che passano il loro tempo al bar, mantenuti dai

loro genitori. Rifiuto di crescere.

Tutti i film precedenti alla Dolce Vita, erano sostanzialmente delle avventure

picaresche, in cui dei personaggi candidi, innocenti, si scontravano con un mondo

corrotto. Quando arriva alla Dolce Vita questo tema della perdita dell’innocenza si 8

scontra apertamente con la modernità.

La Dolce Vita non è riassumibile, sono solo sketch.

Più che un romanzo o un racconto il film di Fellini sembra che danza.  Orson

Welles lo descrive così.

Titolo antifrastico  il film la dolce vita è tutto meno che dolce (antifrastico significa

tutto l’opposto, va letto all’incontrario)

Voleva raccontare Via Veneto, la via della moda, dell’aperitivo, della nascita dello

spettacolo. Fellini era attratto da questa vita, per di più decide di preparare questo

film mentre stanno per arrivare le olimpiadi a Roma.

Fellini ha frequentato via veneto, ma non gli piaceva, andava solo per rubare il look.

“Sarà una scultura picassiana, in cui romperemo Roma e la ricomporremo a nostro

piacimento”.

La Dolce Vita è ispirata alla prima cantica di Dante (discesa all’inferno), immersione

nella mostruosità. Come ha fatto a diventare un paradigma della dolcezza italiana?

Fellini lo progetta da tempo, ha solo problemi il nome del protagonista, Marcello di

Cesena.

Marcello è l’alter ego di Fellini.

Prima proiezione del film a Roma: finisce nel gelo, nessun applauso. Tutti

sgattaiolano via e non vanno da Fellini a congratularsi.

Seconda proiezione del film a Milano: reazione furente contro Fellini, fischi a scena

aperta, insulti. Vanno da Fellini e lo insultano. Nessun applauso.

Tutti i giornali italiani, escono con una stroncatura ferocissima del film, l’accusa di

essere un film pessimista, disfattista. Lo accusano di dare valori negativi, non dà un

bell’esempio di Roma. Stroncatura generalizzata.

Fellini ci resta male, ma va in giro per tutta Italia e presenta al pubblico cosa voleva

fare.

Il pubblico a differenza dei giornali, lo accolgono molto bene. Inverno/primavera

1960

Viene presentato a Cannes ed è un trionfo nella stampa internazionale, vince la

palma d’oro. Il giorno dopo i giornali che lo avevano criticato, scrivono titoli

giganteschi “Il film più bello d’Italia”.

Tutti ad osannare Fellini. Quando il film viene candidato all’oscar (ma non lo vince),

di nuovo si incrementa di ossequioso rispetto. 9

A distanza di anni poi il film è cresciuto ed è uno dei film più amati.

Fellini si nasconde dietro la grande bellezza di Roma per urlare a tutti

l’insensatezza del vivere.

LA DOLCE VITA

A volte c’è un atteggiamento di disgusto in quello che riprende.

Prima sequenza  motivo di scandalo. Roma sede della cristianità, con la prima

scena, sembra tornata ad essere Pagana. Il Cristo arriva dal cielo ed emergono gli

idoli dalle viscere della terra.

Incomunicabilità tra le ragazze in bikini e i ragazzi sull’elicottero. Il rumore del

moderno (l’elicottero), ostacola la comunicazione.

Scontro tra passato e presente, mentre l’elicottero passa tra le rovine di Roma. I

bambini festosi nel vedere l’elicottero, la nuova modernità. Roma cantiere, Roma

dei grandi palazzoni che occupano le periferie.

Dal cuore della cristianità ci si sposta nel cuore della mondanità in via Veneto.

Comincia la prima notte e la prima donna, con cui Marcello si accompagna,

Maddalena, la donna ricca, sola e annoiata che non si diverte più con nulla e cerca

nuove avventure. Strategicamente Fellini assegna a Marcello ogni possibile donna.

Marcello è un dandy, non sta mai fermo, gira e circola.

“Siamo rimasti così pochi ad essere rimasti scontenti”: dice Marcello  lo accomuna

Rocco

Seconda donna di Marcello  Emma  donna casa, la donna che vorrebbe catturare

Marcello nella sua casa, col ricatto affettivo

Terza donna  Silvia, bionda, tentatrice.

Modernità e arcaicità, arriva la diva del cinema, ma per strada incontrano le pecore

e le galline. 10

Fellini prende il corpo di Silvia e lo chiude l’abito talare e il cappello che portavano i

preti. Unire sacro/profano.

Famosa la sequenza di Marcello e Silvia in piazza S. Pietro, dove Silvia dimostra la

sua ignoranza nelle opere artistiche italiane. Il vento fa volare via il cappello di lei.

Riporta Silvia al suo corpo tentatore. Sono vicini a baciarsi ma non accadrà nulla,

perché il vento distrae.

Rimangono due personaggi in scena e inizia la sequenza tra Silvia e Marcello.

(minuto 40)

Scena fontana di Trevi.

Tra Marcello e Silvia, di fatto non succede nulla, dopo la sequenza non si vedono

più. Per 3 volte si vedono, si sfiorano, ma non succede nulla. (scena S. Pietro,

scena della campagna con i cani, scena della fontana di Trevi).

Silvia battezza Marcello dentro la fontana, gli versa l’acqua sulla testa.

Sacro/profano che si mescolano. Lei è lo stato della purezza. Marcello è come se

ritornasse bambino e ritrovasse la sua purezza. Scena molto erotica e sensuale.

Che bisogno c’era di mettere il gattino bianco? Il gattino rinforza la purezza di Silvia.

Gioco bianco/nero (anche se il film è in bianco e nero), il suo vestito è nero, lei è

bionda, il gattino è bianco, il latte è bianco.

Da notte, diventa giorno pieno di colpo

Rottura provocatoria del tempo di Fellini. All’improvviso si rompe la magia, le

ombre sono scomparse, si interrompe il tempo musicale di Nino Rota, si torna nella

realtà. Si vede un tizio in bicicletta, (si vede un altro ciclista nella scena della

campagna).

Tira dentro anche noi nella messinscena. La realtà torna con la luce, Quel

momento non tornerà più.

Silvia viene sempre accompagnata da animali in tutte le scene (la gallina e le

pecore, i cani, il gattino), Silvia è natura. La naturalità si mischia con la cultura.

Marcello ha avuto l’opportunità di cogliere l’opportunità della purezza di Silvia. Da

qui c’è la “discesa” verso l’inferno.

Silvia esce di scena tornando con il suo uomo di Hollywood. Vengono schiaffeggiati

entrambi dall’uomo di lei.

Steiner incontra Marcello. Mentre suona l’organo Steiner, Marcello se ne va via.

Inquadratura dall’alto della chiesa vuota.

Marcello è risucchiato di nuovo nella sua vita da cronista. 11

Critica dei mass media e della televisione;

La fontana di Trevi, la sequenza di Steiner, il finto miracolo della Madonna  il sacro

nella sua dimensione estetica, Steiner che non crede suona in chiesa perché ama

la bellezza e nell’ultima scena, c’è una grande messinscena, con una produzione

televisiva di un miracolo falso della madonna.

Si parte con l’auto di Marcello ed Emma nel luogo del miracolo, con l’esplosione di

una folla gigantesca. Uno spettacolo che deve veicolare il finto e alla fine rimane a

terra un cadavere.  scena della “pancia italiana”, della credulità. Fellini dà loro una

forma.

Paleotelevisione che anticipa cose che poi sono accadute davvero. Caso del

Vermicino, la rai che fa una diretta di 24 ore per il bambino Alfredino caduto nel

pozzo.

La vita che imita l’arte.

Marcello incontra suo padre, decidono di andare al bar a bere qualcosa insieme a

Paparazzo. Qui entra in scena Fanny una ragazza che balla Burlesque

Dall’interno della villa si passa dalla pineta alla spiaggia.

Brusco stacco di ritmo dalla musica in casa alla pineta. Qui i personaggi danzano,

ognuno è solo. La macchina da presa si ferma, poi risegue il gruppo che si è

riunito.

L’occhio del mostro marino  il film termina all’alba, incontrano qualcosa(Immagine

di Rocco come Icona) e sono fuori all’esterno, (come Rocco e i suoi

fratelli,l’Avventura 3 storie che terminano al termine della notte).

Dal mare tirano fuori questo “mostro” e ha un occhio. Campo contro campo tra

Marcello e questo mostro. Su questo la critica ha fornito varie interpretazioni: il

mare è un simbolo molto forte dal punto di visto psicanalista, questi pescatori, pochi

personaggi popolari del film, il popolo che appare nel finale. L’inconscio di Marcello

che lo guarda in faccia, tutto ciò che c’è dentro di lui, la sua mostruosità che viene a

galla. L’acqua appare due volte come simbolo di purificazione. L’occhio

dell’inconscio guarda Marcello, ma chiama anche lo spettatore, quasi un voler dire,

che lo spettatore non si può trovare estraneo alla scena.

Il grande utero da dove viene fuori l’inconscio di Marcello, da cui lui non si

riconosce più.

La macchina da presa prende le distanze dai personaggi, per poi avvicinarsi a

Marcello. Viene chiamato dalla ragazzina bionda ad avvicinarsi, ma Marcello non

riesce a capirla  incomunicabilità come all’inizio del film.

La dolce vita finisce con il primo piano della ragazzina bionda  la ragazzina era una

via d’uscita, l’unica volta che è senza giacca è quando è con lei, informalità, è se 12

stesso. Alternativa alla dissoluzione in cui Marcello sta scivolando. Anche all’inizio

ci sono delle donne che chiamano, e Marcello le vede, ma non le sente. Nel finale

c’è il rumore del mare, non artificiale come l’elicottero, che impedisce la

comunicazione.

Comunicazione mancata, che si interrompe, un po’ perché la natura e il mare copre

il mare e un po’ perché Marcello non riconosce la ragazza, gestualità rinunciataria.

Non prende l’amo della ragazza e si allontana a seguire gli altri personaggi in un

processo di caduta. Incomunicabilità dall’inconsapevolezza di Marcello che non

coglie le alternative che la vita gli offre.

Steiner è il personaggio chiave del film  non si capiva come mai Fellini dava a

Steiner tanta importanza. Molti altri personaggi sono stati cancellati su consiglio di

quelli vicini al regista, ma Steiner no, anche se insistevano nel toglierlo. Steiner si

uccide, uccidendo anche i figli. Gesto per cui molti si accanirono contro Fellini,

perché lo trovavano un gesto moralmente riprovevole.

Steiner appare una prima volta, in chiesa, in quell’occasione è il personaggio che

fa prendere coscienza a Marcello del mancato raggiungimento dei suoi obiettivi sul

piano professionale. Marcello dice all’inizio dice a Maddalena che era insoddisfatto,

voleva fare lo scrittore, ma si ritrova a fare il gossipparo, gli fa schifo il suo lavoro,

sa che poteva diventare un grande scrittore.

Steiner lo sprona in chiesa per dargli un motivo di riscatto, Marcello accetta l’offerta

di aiuto che Steiner gli fa, gli dà un’alternativa. Dopo di che questa possibilità non

ha un esito perché Steiner si suicida e non va in porto. Il suicidio di Steiner è

l’elemento che scatena la crisi dell’eroe, l’inizio della sua deriva verso la

dissipazione di se. Il suicidio di Steiner, Marcello incomincia a lasciarsi andare,

perde ogni fiducia nel trovare un’alternativa alla vita che sta conducendo. Steiner

vive in prossimità del sacro, ha interessi mistico religioso anche se si dichiara laico

e non religioso. Ha interessi con il sacro, ma non è dentro a questa dimensione. Lo

rende molto vicino a Silvia, perché era dentro e fuori anche lei dal sacro. Steiner

assomiglia anche nel suo portamento (molto carismatico), a Magdalena, hanno

un’eleganza, una classe al di sopra di tutti gli altri personaggi. Qualcuno ha detto

che compostezza ieratica con cui si mostra e con cui si mostra il suo corpo suicida.

Sembra un protomartire, perché diverso dalla cultura di un popolo. Sensibilità

talmente alta della vita, che precipita dentro al tragico, come un martire. Il suo

contrasto con l’inautenticità della vita degli altri, gli dà la possibilità di dare un

qualcosa dentro al suicidio.

Marcello con Emma si recano nel ricevimento di Steiner e li comprare un quadro 

Steiner e Marcello si dicono: “Il pittore che amo di più, gli oggetti sono sommersi in

una luce di sogno” si parla di estetica attraverso le parole di Steiner. Quadro di

Morandi. Morandi, universalmente noto come il pittore delle bottiglie. Morandi era

più o meno co-terraneo di Fellini e pur disegnando qualcosa di cosi concreto come

le bottiglie, viene considerato un mago dell’astrattismo. Questo quadro da un lato

sembra sospeso in una dimensione magica, questi oggetti sono dipinti con uno

stacco, precisione e rigore che sembrano veri, tangibili, sono concreti. Parlando di

13

Morandi, Fellini parla di sé.  un sogno che diventa tangibile, nulla accade per caso,

tutto è rigorosamente studiato e programmato dentro un progetto.

Marcello ha un atteggiamento passivo nei confronti delle donne che incontra.

Marcello ha sempre un atteggiamento più contemplativo. Si fa picchiare dal ragazzo

di Sylvia, Robert, senza reagire. Abbandona Sylvia quasi come un’inedia.

Sembrava talmente rapito da questa donna, ma alla fine la lascia al suo uomo. Non

gliene frega niente di nessuno. Lui non sceglie mai, lui si lascia trascinare segue il

branco, non è mai un trascinatore. Le tre donne fondamentali, Magdalena, Sylvia

ed Emma  il professor Costa scrive cosi nel suo saggio: “Sylvia è della stirpe delle

ninfee moderne, belle apparizioni ornate da panneggi, venute non si sa dove,

volteggianti nel vuoto sempre con turbanti non sempre sagge, quasi sempre

erotiche, a volte inquietanti.”. Le ninfee seducono l’anima e la sovvertono, sono

terrificanti perché non seducevano solo il corpo ma ti entravano dentro. E Marcello

percepisce immediatamente Sylvia come un pericolo e infatti gli oppone resistenza,

gli sta sempre lontano anche in aeroporto. Pensa che sia una grossa bambola,

all’inizio non è così preso da questa diva. Quando cambia? A San Pietro.

Improvvisa paralisi quando la guarda e cambia atteggiamento nei suoi confronti.

Emma è la casa prigione,oppressiva.

Sylvia è inquietante, soprattutto quando si mette a ululare. Marcello è turbato. Lei

tira fuori il suo istinto animalesco.

Presenza delle statue  mineralizzazione dell’umano, ci assomigliano, sono privi di

vita, privi di speranze, sogni. Nella festa del castello, c’è la statua di un satiro.

Statue tangibili.

Fellini ha scelto un’attrice per fare Emma, molto carina, non è affatto sgradevole

alla vista. Ha un suo fascino, la bellezza dell’attrice rende ancora più evidente il

trattamento feroce che Fellini le propone. Eccesso di cura materna. Marcello si

rivolge ad un’altra donna, con lei vicino:” mi sarebbe piaciuto fare figli con donne

diverse”, lei reagisce in modo antipatico e stizzoso, Fellini non le perdona nulla.

Magdalena è una donna adulta, ad un certo momento, tra lei e Marcello c’è

intensità vera. Anche lì però la comunicazione finisce li. Tutto si ferma, si blocca, in

questa specie di scivolamento di Marcello

• Dissolvenza incrociata nel pezzo in cui Sylvia chiede a Marcello di trovare il

latte per il gattino. Segna il passaggio tra la dimensione realistica e quella

magica. Le dissolvenze incrociate ci sono anche quando Marcello incontra

Steiner. Segnano i passaggi dalla realtà ad un’altra dimensione. 14

Per Visconti la modernità era un innescamento di conflitti, conflittualità di codici, per

Fellini la modernità era la perdita dell’innocenza, l’irruzione della consapevolezza

del regno dell’apparenza, dello spettacolo

Antonioni

Per Antonioni la modernità si configura sostanzialmente come incomunicabilità,

come alienazione, come isolamento, come solitudine. Per Antonioni il primo effetto

che la modernità produce sulle relazioni tra le persone, è l’incomunicabilità.

Non è dovuta a fattore fisici, materialistici, ma è incomunicabilità dell’io delle

persone, produce isolamento, produce barriere che si ergono tra un essere umano

e l’altro e ostacolano la comunicazione.

L’incomunicabilità è tra uomo e donna, generi che fanno fatica a relazionarsi, come

entità separate, isolate, irrelate, in un universo in cui molto spesso le cose o il

luoghi diventano protagonisti. I personaggi stanno spesso persi da un paesaggio

che li sovrasta, cessano di essere il baricentro tematico e diventano un mattone fra

gli altri, e creano la struttura esterna. Non c’è nessun altro come Antonioni che

costruisce perfettamente l’inquadratura (come se disegnasse una casa), cura il

visibile con la stessa precisione di un architetto.

Rispetto alla tradizione del cinema italiano, Antonioni attua alcune trasgressioni:

E’ uno dei pochi cineasti che in Italia, hanno raccontato e messo in scena la

1) borghesia. Il cinema italiano ha sempre preferito film con pescatori, sotto-

proletari o nobili, mai i borghesi. Dal popolo  alla borghesia

Il cinema italiano ha sempre privilegiato il gruppo, mentre Antonioni è molto

2) interessato all’individuo. Dal noi  all’io

Da un cinema che mette in scena soprattutto la dimensione sociale dei

3) personaggi, Antonioni si sposta verso un cinema più interessato ad indagare

l’interiorità esistenziale.

Da un lato Antonioni è un architetto dell’immagine, ma dall’altra è anche un filosofo della

visione, nel senso che ogni sua immagine è satura di filosofia. Esistenzialismo  scuola

francese, divenne anche una moda, gli esistenzialisti si ritrovavano nei bar, vestiti nello 15

stesso modo, con uno stile di comportamento. Antonioni è molto vicino a questo

movimento.

“L’importante non è ciò che è stato fatto di te, ma ciò che tu fai di quello che è stato fatto di

te.”

Ognuno di noi è quello che ha scelto di essere. Tutto il cinema di Antonioni è un cinema in

cui un uomo è in situazione. Come reagisce davanti ad una situazione.

Il cinema di Antonioni è un cinema di rarefazioni, è un cinema in cui la dimensione

narrativa è molto rallentata. E’ un regista che usa moltissimo il piano-sequenza. Ad

esempio nel primo film di Antonioni “cronache di un amore”, ci sono 160 piani, riprese

senza stacchi, quando di solito i film medi avevano 600 inquadrature. Scene più lunghe.

Apparentemente danno un senso di rallentamento, ma in realtà producono un cinema

rarefatto, dilatato, dove spesso sembra che non accade nulla ma qualcosa accade.

Drammaturgia tradizionale.

E’ molto importante capire come si vede il film, la forma che assume il linguaggio.

Piano sequenza più lungo nel film “The passenger” con Jack Nicholson.

Spesso ciò che non si vede, conta tanto quanto a quello che si vede.

Conta molto il punto di vista quando osservi qualcosa. Cinema più vicino all’arte

contemporanea. L’avventura

E’ un’opera con un finale aperto. Siamo noi a dovergli dare un finale. E’ un’opera che

vuole produrre spiazzamento, con moltiplicazioni dei punti di vista.

Il titolo deve essere interpretato nel senso etimologico del termine. Avventura viene dal

participio futuro latino Ad Ventura. Tutto il film è proiettato sull’immediato futuro piuttosto

con il passato. Due ragazze amiche una bionda e una mora, e il fidanzato di una delle

due, vanno a fare una vacanza nelle isole Eolie, e la fidanzata di lui scompare. Di questa

ragazza non si saprà più nulla. Antonioni vuole studiare solo le reazioni dei personaggi che

le stavano attorno. Investigare come reagiscono tutti gli altri personaggi alla situazione che

si è venuta a creare.

1° Sequenza  collocazione dell’ambiente, collocazione della macchina da presa sui

personaggi, relazione dei personaggi;

Il film inizia con uno dei personaggi che esce da questa villa e la macchina da presa

l’accompagna nel movimento stringendo l’inquadratura e si ferma. “E pensare che c’era un

bosco qui”  c’è un paesaggio ibrido dell’Italia del 1960, assomiglia un po’ al paesaggio

della Dolce vita  un rudere con dei palazzoni che crescono sullo sfondo. Antonioni colloca

16

quasi come punto di fuga prospettico la cupola di una chiesa. Mentre il paesaggio è una

natura urbanizzata, è dove si genera l’ibrido tra cultura/natura. Antonioni mette tra i

personaggi, nei momenti topici della comunicazione, degli elementi scenografici, come il

palo, senza nessun motivo. Usa spesso questi elementi di separazione scenografica.

Serve per far capire la separazione della comunicazione. I personaggi quando dialogano

non si guardano mai in faccia, stanno si comunicando, ma gli sguardi si allontanano.

Il tema del padre  un padre che c’è all’inizio, ma dichiara di non volerlo più essere.

Antonioni costruisce con simmetrie, con pieni e vuoti nella scena, il padre che esce di

scena è nel mezzo tra Monica Vitti (la bionda) e Lea Massari (la mora).

Il protagonista maschile, fidanzata di Anna, la mora, appare dalla finestra, ed è sempre in

mezzo alle due donne. Discorso tra Anna e Claudia  incertezza di Anna e oscillazione. 1

E’ difficile tenere una relazione con un uomo a distanza, poi si smente dicendo che però è

comodo  tema del visibile/non visibile. Se non lo vedi te lo crei e lo plasmi come credi, se

è li è li. Conviviamo meglio con ciò che vediamo o con quello che non vediamo? Grande

interrogativo del film.

Claudia la bionda rimane fuori dall’appartamento  Claudia è destinata ad essere la

testimone di eventi affettivi di cui lei è solo una spettatrice. E’ un soggetto scopico, guarda

gli altri, ma raramente viene guardata. In più occasioni le sue amiche hanno dei momenti

affettivi in cui lei è esclusa.

Un altro ostacolo è tra lei e lui c’è una sbarra che li separa (min. 6.03 ) allontanamento.

Antonioni usa la finestra per poter giocare sulla profondità di campo e per collocarci

Claudia, che in questo momento è fuori, ma viene risucchiata dentro al rapporto dei due

fidanzati. I due si baciano e sullo sfondo fuori dalla finestra si vede Claudia. Partecipe/non

partecipe. La sua presenza incombe anche quando lui chiude un po’ la finestra.

Mentre Anna sta con il fidanzato, Claudia entra sotto al palazzo per visitare una mostra

d’arte. In tre scene, Claudia visiterà mostre d’arte.  è il suo essere esclusa da un rapporto

d’amore. Perché? …. Più avanti ne parleremo

Antonioni incrocia le linee verticali e orizzontale del palazzo. Porte e finestre sono luoghi di

connessione tra interno ed esterno che si congiungono e si separano.  facilitatori od

oppositori della comunicabilità tra i personaggi.

Stacco dell’inquadratura, lasciamo Claudia sulla soglia della porta, e siamo già in

macchina dove i personaggi si imbarcheranno sulla nave che li porterà sulle isole Eolie 

altra ellissi, siamo già sul mare.

Lisca Bianca  Anna sparisce, Anna sparisce ancora prima di sparire veramente quando si

butta dalla barca, si scambia d’abito con Claudia, quasi come se stesse preparando lo

spettacolo della sua sparizione, quasi come se Claudia stia per prendere il suo posto.

Ultimo dialogo di Anna  anticipazione. Piccoli dettagli che fanno capire che sta per

capitare qualcosa. Uno di tipo visivo e uno di tipo narrativo. 17

“Sandro un mese è troppo lungo, mi sono abituata a stare senza di te, sei persuaso del

fatto che noi non ci capiremo. Sposarci in questo caso non significherebbe niente, Guarda

Giulia e Corrado: è come se fossero già sposati. Non mi basta, vorrei provare a stare un

po’ di tempo da sola, 1 mese, 3 mesi, 1 anno. Lo so è assurdo, sto malissimo, l’idea di

perderti mi fa stare malissimo, eppure non ti sento più. Tu devi sempre sporcare tutto.”

Intervengono due cose:

L’isola diventa protagonista, i personaggi sono quasi persi, senza nessun punto di

1) riferimento; Il paesaggio sovrasta la figura umana e rimane sul bordo

dell’inquadratura. Inquadrature verticali dall’alto, che danno l’idea di come i

personaggi siano diventati vittime del luogo in cui si trovano.

La musica  la prima volta dall’inizio del film, c’è una musica extra-diegetica, che

2) non è generata dall’ambiente messo in scena, ma è al di fuori. L’ultimo dialogo tra

Anna e Sandro è all’insegna dell’incomunicabilità tra maschi e femmine, Anna è

contraddittoria in ciò che dice, e lui che segue la logica della razionalità, non riesce

a seguire la logica istintiva di Anna. Infatti l’ultimo colloquio è all’insegna

dell’incomprensione totale. L’incapacità del maschio l’esigenze della sua donna e

l’incapacità della donna a capire le aspettative dell’uomo. Poco prima, il signore con

il cappello dice: “sta cambiando il tempo”  parla con il telespettatore, dal tempo

realistico stiamo scendendo nel tempo surreale. Cambia tutto con la sparizione di

Anna.

Varie ipotesi sulla sparizione di una della protagonista:

1) Ipotesi mitologica: Anna è diventata l’isola, è stata assorbita dal paesaggio. Siamo

passati dal tempo realistico di una crociera al tempo del mito. Mito di Proserpina 

riscoperta di un grande mito della classicità, ri-raccontato in abiti moderni. Anna è

diventata natura, è li e gli altri non la vedono, ma forse non l’hanno mai guardata

davvero. E ora non la vedono benché lei sia li; l’ultimo dialogo con Sandro fa percepire

l’eruttare della natura. Anna è natura incompresa, passionale, bruciata e si pietrifica

perché nessuno l’ha saputa cogliere, il suo uomo non l’ha capita;

2) Ipotesi psicologica: Anna è diventata Claudia, Claudia infatti indossa i suoi abiti. Forse

Anna è sparita in lei, si è mimetizzata in lei. Da questo momento Claudia potrebbe

essere la fusione delle due personalità.

3) Ipotesi narratologica: Antonioni ha creato un buco testuale, una specie di McGaffin

alla Hitchoock un vuoto che crea spaesamento senza spiegarlo. Serve solo per attirare

la curiosità dello spettatore.

Lunga sequenza dei personaggi che cercano Anna  dopo la sparizione di Anna, la

natura si risveglia, sale il vento, il mare diventa più mosso. 18

Antonioni ha fatto volontariamente degli scavallamenti di campo per creare

disorientamento dai personaggi ai telespettatori. Scrittura sgrammatica.

Antonioni cineasta della modernità che non teme di assorbire nella sua scrittura anche i

tempi morti, scene in cui non accade nulla  abbandona il realismo, ma lascia il tempo

realistico del tempo che passa. Panorami e sguardi nel vuoto. Tempi dell’attesa, della

ricerca.

TEMPI VUOTI

Il padre va sul luogo in cui si sta svolgendo la vicenda. E’ stupito che Claudia stia

indossando la camicia di Anna. C’è un bacio poco motivato tra Sandro e Claudia 

anche se dal primo momento, c’è un gioco di sguardi tra di loro, preludono un po’

questa soluzione. Bacio impensabile visto che le ricerche di Anna sono ancora in corso.

Sandro ha già capito chi potrà prendere il posto della fidanzata scomparsa. L’impianto

esistenzialista del cinema di Antonioni, è la reazione dei personaggi alla scomparsa di

Anna. Mette a fuoco il modo in cui il gruppo ricuce il buco che si è aperto con la

scomparsa di uno dei membri.

Fine episodio delle Eolie con la barca che si allontana.

Ora il film inizia in Sicilia, sempre per la ricerca di Anna.

Dialogo sul treno interessante in cui Claudia assiste all’esterno la coppia sul

vagone che si sta corteggiando. Antonioni pur nell’arcaicità della Sicilia, arrivano

le nuove tecnologie, e c’è questa ragazza che chiede al proprio corteggiatore se

arriva “prima la musica o prima l’amore? Lui risponde la musica”

Anna è scomparsa da pochissimo, e tuttavia Sandro ha rimosso la presenza di

lei. Ora insegue Claudia, viene fuori l’inadeguatezza del maschile.

• Tutte le scene chiave sono all’interno di uno stipite di una porta, Antonioni incornicia

i suoi personaggi.

Scena sulla fenomenologia del maschio italiano.

Claudia indossa una parrucca nera che ricorda moltissimo Anna. Si avvicina ad una

testiera del letto uguale a quella che c’è all’inizio che richiama la scena in cui Anna

si incontra nell’appartamento con Sandro.

Seconda scena di Claudia in un atelier d’arte dove sono esposti i quadri del

ragazzo diciassettenne. Claudia assiste alla scena del ragazzo e di Giulia mentre

si baciano. Spettatrice anche qui esterna. Giulia fa uscire Claudia dall’atelier. 19

Lunga scena in cui Sandro e Claudia si baciano.

L’unica sequenza in cui Claudia, sempre soggetto scopico, diventa oggetto

guardato  gruppo di uomini che la circondano e continuano a fissarla.

Sequenza dove Sandro e Claudia salgono su una cattedrale.

Scenografia barocca della cattedrale di Noto  analogia con la scena in piazza San

Pietro e sul Duomo di Milano.

Presenza di corde  difficoltà dei personaggi a comunicare davvero.

Sandro chiede a Claudia di sposarlo, lei si rifiuta, ma poi ci ripensa e rimane

titubante.

Incominciano a far suonare le campane con le corde, notando che dagli altri

campanili gli rispondono sempre con il “dong” delle campane.

Stacco, c’è Claudia sul letto che canta e chiede a Sandro di dirle che la ama.

Sandro fa cadere dell’inchiostro su un disegno di un ragazzo di 23 anni. Il ragazzo

si blocca prima di iniziare una rissa all’uscita del sacerdote.

Sandro è un intellettuale scontento di sé. Che ha messo i sogni nel cassetto, che ha

rinunciato a fare quello che voleva fare  tema del venire a patti con la vita.

Antonioni risolve questa scissione del personaggio, con un atto esorcistico, ovvero

rovesciare la boccetta di inchiostro sul disegno, per uccidere ciò che lui sarebbe

potuto diventare.

Una delle ultime scene è compiuta dalla mano di Claudia, il film chiude con una sequenza

sulla mano di lei mentre accarezza Sandro, scoperto qualche momento prima a tradirla

con una.

Il finalequest’inquadratura, è una delle più costruite e dense che si conoscano, c’è una

linea di demarcazione verticale (c’è un palazzo) e una orizzontale (panchina, ringhiera),

c’è la verticalità della posizione di Claudia. L’inquadratura è divisa in due  da una parte

l’architettura, quindi la cultura, e dall’altra parte abbiamo l’Etna, la natura, il vulcano come

le Isole Eolie.

La loro storia è sempre stata un istinto naturale, eruttivo e la legge sulla cultura . Due cose

20

contrapposte. Due elementi che hanno segnato tutta la storia dei personaggi, nessuno dei

due li guarda. Lei fa questo gesto più da madre, volutamente un gesto polisemico, denso

di possibili significati, non è possibile definire in maniera univoca.

Tutto il finale si svolge nell’Hotel San Domenico di Taormina, uno degli hotel più eleganti di

Italia.

C’è un letto che assomiglia al letto in cui tutto è iniziato, c’è una presenza di porte che

continuano a venire aperte e chiuse. Tema dello specchio  Claudia si guarda allo

specchio, si guarda e si lascia guardare da sé stessa. Fa le smorfie. Lei resta nella

dimensione privata e lui scende nel luogo pubblico. Per la terza volta siamo davanti ad un

quadro (Uomo che bacia il seno di una, di chi è perché?). Sandro si aggira nella sala con

un fare predatorio, appoggiando gli occhi su donne che appaiono disponibili e rispondono

al suo sguardo. Ciò che cerca, forse inconsciamente, appare nella forma allegorica della

Carità Romana, in un dipinto appeso nel salone dell’Hotel di fronte al quale la cinepresa si

sofferma; vi è raffigurata, seguendo un’iconografia assai in voga fino al Settecento, una

donna giovane e bella che, volgendo il capo di lato, senza guardarlo, allatta un vecchio.

Nel suo andamento libero e continuo la macchina da presa indugia su questa figura e in

qualche modo la sottrae alla narrazione iconografica, ne registra la bruta concretezza, il

dato filmabile, scoprendone un senso altro e disturbante, innaturale: in fondo si tratta di un

uomo che succhia la linfa vitale da una donna, che la depaupera delle sue risorse più

preziose e intime. Nel percorso scomposto di Sandro, nel suo cercare appoggio prima in

Anna e poi in Claudia e anche nella blanda consolazione che trae dalla prostituta, si può

ravvisare, mi pare, un’analoga e vampiresca ricerca di nutrimento, di sostentamento.

Questa volta non è Claudia a guardare, ma Sandro, siamo di fronte ad un quadro che

prefigura qualcosa che sta per accadere. Sandro si ferma, si gira verso il quadro, c’è uno

sguardo con la donna che lo sta osservando, come se ci fosse un legame tra i due, ma

non coglie questo sguardo. La escort appare come incorniciata, con un campo-contro

campo, arrivando dal luogo dove c’erano i quadri  la presenza di quadri prelude quello

che capiterà dopo.

Prima di decidersi, Sandro per un attimo ha a che fare con un feticcio del moderno, la

televisione, che non si vede ma si sente. Massimo sfregio a non far vedere la televisione,

Antonioni lo presenta come un medium vuoto.

Macrosequenza sulla mano di Claudia che cerca invano la testa sul cuscino di Sandro 

Antonioni gioca sulla dilatazione del tempo, invece di arrivare rapidamente alla

conclusione, inventa tutti gli elementi che ritardano l’epilogo della storia, ancora una volta

c’è un feticismo degli abiti, Claudia, annusa gli abiti di Sandro, quasi come averlo li.

Soggetto che guarda e oggetto guardato (smorfie allo specchio), inganna il tempo con

l’orologio.

Sta leggendo una rivista “Farà rivivere Jean Harlow”  questa è morta giovanissima a 26

anni, avendo imposto una moda, ad esempio i capelli biondo platino (moda anni 30),

pellicce su tacchi vertiginosi, donna molto sensuale, sfortunatissima dal punto di vista

amoroso, dai rotocalchi veniva definita come “donna che non sapeva amare”. La morte è

avvenuta nel 1937, con leggende metropolitane, non si sa come è morta. (Perché??). 21

Antonioni costruisce dei quadri, delle cornici dove collocare i suoi personaggi. Claudia si è

vestita, non è più bianca, ma nera. La inquadra in fondo (profondità di campo) al corridoio.

Rimbombo dei passi.

Claudia va da Patrizia e chiede di chiedere ad Ettore se ha visto Sandro, ma non sanno

dov’è. Claudia ha paura che Anna sia tornata. “Tutto è diventato così facile e il dolore è

scomparso”  tutti i personaggi hanno impiegato ben poco per rielaborare il lutto.

Claudia continua a cercare Sandro, lo trova, la macchina da presa prende la nuca di lei

che sta guardando e l’oggetto del suo guardare. Trova Sandro insieme ad un’altra. Punto

di vista terzo di Antonioni. Sandro si nasconde, quasi in posizione fetale, vorrebbe

scomparire.

Antonioni nega l’identità della escort, togliendola dal campo dell’inquadratura, l’azzera

come personaggio. Si vedono solo le mani e i piedi. L’inquadratura rimane su Sandro 

fino allo stacco dei piedi della escort.

Claudia scappa, Antonioni voleva girare proprio in un giorno ventoso  l’albero è vivo, dà la

dimensione della natura viva che sta attorno ai personaggi.

Claudia tentenna, non sa che gesto compiere con la mano, ci possono essere più

soluzioni.

Natura/cultura

Spazio aperto/chiuso

Orizzontale/verticale

Donna aperta/uomo seduto

Contrasti  ipotesi semantica sul finale, se la domanda è “Sono ancora insieme o si

lasciano?” Sono contemporaneamente insieme e contemporaneamente soli, perché in

fondo siamo sia soli che insieme. Il film si è aperto con le domande di Anna, “ma è meglio

che lui sia qui o che non ci sia?” Le prime domande erano relative all’assenza. A

quell’assenza che poi Anna riproduce su di se, sparendo. Un po’ come Sandro che era

assente nella sua vita. Sparire per attirare l’attenzione?

Principio di annientamento? Questo finale sottolinea molto una possibile differenza tra

sguardo femminile e sguardo maschile. (Molto simile tra sguardo erotico/sguardo

pornografico  lo sguardo erotico è quello che alimenta il desiderio e lo mantiene vivo, ma

non appaga, sguardo desiderante, appena il desiderio si appaga, non c’è più. Lo sguardo

pornografico ha il momento di godimento, ma poi vive in assenza di desiderio)  Sandro è

lo sguardo pornografico, appena ha il desiderio lo appaga. Anna e Claudia sono più vicine

ad uno sguardo erotico

PIER PAOLO PASOLINI

Rifiuto totale e radicale della modernità. 22


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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cratti1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Canova Gianni.

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