Estratto del documento

Storia del design e dell'architettura

I maestri italiani del design: Giò Ponti

Giò Ponti nasce nel 1891, negli stessi anni di Le Corbusier, Van Der Rohe e Aalto. È uno fra i pochi architetti italiani che hanno costruito nel mondo. Suo scopo teorico era quello di perfezionare la cultura del progetto architettonico: di impostazione culturale classica, cresciuto nel panorama dell’eclettismo neoclassicista di fine ‘800, Ponti trasporta l’idea dell’800 nel ‘900, cercando di rendere puro il suo linguaggio, riformandolo quando necessario.

Dopo il liceo classico, nel 1913, si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, ma potrà laurearsi solo alla fine della prima guerra mondiale cui partecipa. Durante la guerra visita le architetture di Palladio. Rientrato a Milano, si avvicinerà al gruppo dei "neoclassici milanesi".

La sua carriera comincia con un impiego presso l’azienda di ceramiche Richard-Ginori, nata nel ‘700 a Firenze e oggi acquistata da Gucci. Ponti sapeva che la borghesia milanese si ritrovava al circolo del Giardino, quindi astutamente si sedeva ad un tavolino del bar, facendo finta di ricevere telefonate in cui riceveva delle commissioni lavorative, guadagnando così l’interesse dei clienti del circolo. In questo modo, crea attorno a sé un giro di conoscenze che rendono possibile l’incontro con i vertici della Richard-Ginori, che nel frattempo stava fallendo. Egli propone lo strumento del decoro e dell’illustrazione, aggiornando così il modello classico che, pur non essendo modificato, viene arricchito di una componente estetico-visiva che lo rende originale. Porcellane e maioliche, d'ispirazione classica, verranno presentate alla Prima Mostra Internazionale di Arti Decorative di Monza, nel 1923.

Nello specifico, disegna sui vasi tante piccole finestre tridimensionali che contengono ciascuna una forma geometrica diversa, come a manifestare la sua voglia di modificare anche le forme. Rimarrà direttore della Richard-Ginori dal 1923 fino al 1930. Un altro oggetto simbolo della permanenza di Ponti all’interno dell’azienda è il calamaio in ceramica, prodotto a partire dal 1925. Nel 1925, applica su una serie di tazzine, come tema decorativo, quello della città: gli obelischi sono elementi architettonici che Ponti riprenderà spesso nel corso della sua carriera, come simbolo di ricongiungimento con il cielo.

Sempre nel 1925, alla Esposizione delle Arti Decorative di Parigi, viene premiato con una medaglia d’oro per la migliore produzione in campo estero. Ancora nel 1925, realizza la sua prima opera architettonica: il Piccolo Monumento di via Randaccio, che poi diventa casa sua. Come compenso per i suoi lavori, infatti, egli faceva in modo di cambiare abitazione più o meno ogni dieci anni. In questa prima opera, si ritrovano gli elementi che avevano caratterizzato le sue ceramiche Richard-Ginori, come gli obelischi e le finestre: si parla di stile Art Decó. La pianta curvilinea dell’edificio costituisce un’innovazione rispetto all’importanza che il corridoio aveva nell’800, il quale appunto viene eliminato: per spostarsi di stanza in stanza, è necessario tornare al centro dell’appartamento. La scala, visibile dall’androne, suggerisce il percorso da seguire: questa è stata decorata anche nella parte inferiore dei gradini, cosicché gli ospiti che attendevano nella “hall” potessero apprezzare l’edificio in tutti i suoi dettagli.

A partire dal 1928 e fino al 1973, con eccezione degli anni dal 1942 al 1945, Ponti fonda e dirige la rivista Domus, il cui obiettivo è quello di mettere insieme arte, design e architettura. All’interno della rivista, l’architetto parla poco dei suoi lavori, bensì scrive molto a proposito delle opere altrui e della sua contemporaneità.

Dal 1930, prende avvio il suo coinvolgimento nelle Triennali di Milano (1930, 1936, 1940, 1951). Dal 1931, inizia la collaborazione con la "Luigi Fontana", azienda che produce inizialmente vetri per finestre, la quale l’anno successivo diventa "Fontana Arte", produttrice di oggetti di design, di cui Ponti assumerà la direzione artistica. Per Fontana Arte, nel 1931, progetta per esempio la Lampada Bilia, dalla forma geometrica e asciutta.

Nel 1933, in occasione dell’inaugurazione della V Triennale, trasferita dalla Villa Reale di Monza (nata nel 1923 come biennale) a Palazzo Muzio a Milano, nel Parco Sempione, progetta la Torre Littoria. La struttura, alta 109 metri e aperta al piano più alto per poter osservare la città, non viene demolita e permane tutt’oggi all’interno del parco, con il nome di Torre Branca.

Nel 1936, progetta Palazzo Montecatini tra via della Moscova e via Turati. La pianta ad H con le due ali leggermente convergenti dietro la facciata convessa, è di ispirazione classica, e nel particolare, palladiana. La facciata è costituita da una grande superficie piatta e da un piccolo portale che dà su via Turati. Le finestre, a filo sulla parete esterna, evitano l’ombra degli stipiti. Il riflesso delle nuvole sui vetri delle finestre tende a confondersi con il colore della pietra di cui sono edificate le pareti, una pietra particolare lavorata e tagliata dalla Montecatini, chiamata da Ponti «marmo tempesta». L’edificio è di per sé molto tecnologico: una delle caratteristiche più innovative è che tutti gli arredi sono prodotti a partire da tubolari di alluminio lavorato alla Montecatini, come per esempio la sedia, sia nella versione normale (per gli impiegati), che nella versione più complessa (per il direttore). Da qui l’idea di design democratico.

Nel 1936 a Milano ha luogo la VI Triennale; all’interno della cui mostra dell’arredamento c’è l’allestimento di Gio Ponti per un piccolo appartamento, un’abitazione dimostrativa. Una casa dalle dimensioni fuori dall’usuale, pensate in base alle diverse configurazioni che la casa potrebbe assumere, seguendo le esigenze di vita degli occupanti. Due ambienti a comporre la casa, di cui il maggiore adibito a soggiorno e zona giorno. I mobili sono formati da più pezzi (come il divano) e permettono più disposizioni. Anche lo stile d’arredamento non è ben definito: diversi colori, legni e stoffe possono essere utilizzate, a sottolineare la flessibilità del progetto. L’ultimo elemento era il terrazzo: tutti gli ambienti vi sono collegati, quasi come a sottolineare l’importanza della vita all’aperto.

Nel 1941, Ponti, abbandonata temporaneamente la direzione di "Domus”, crea per l'editore Garzanti la rivista "Stile", che dirigerà fino al 1947, portando avanti il suo programma di diffusione della cultura artistica e architettonica, per la formazione di un'inedita "cultura dell'abitare". In questi anni si verifica un progressivo allontanamento di Ponti dalla committenza pubblica ufficiale e un rinnovato interesse per le arti decorative. Per esempio, sviluppa diversi progetti che hanno a che fare con le stoviglie e il necessario per un pasto, applicando l’idea del decoro a quella della composizione della tavola.

La sedia Leggera segna l’inizio nel 1952 di un iter che comprende in un unicum tutto il percorso progettuale ed esecutivo di collaborazione tra Gio Ponti, Cesare Cassina e i suoi artigiani, che approderà nel 1957 alla Superleggera. Rispetto a quest’ultima, la Leggera ha dei montanti a sezione quadrata e, per la sua estrema resistenza e semplicità che esprime tutta la nobiltà dell’oggetto anonimo, è una sedia che ha avuto negli anni una diffusione commerciale e distributiva elevatissima. Una silhouette realizzata in legno massello di frassino e una seduta rivestita in tessuto oppure in pelle oppure in corda di carta naturale.

Nel 1954 Ponti inventa il premio Compasso d'Oro e, nello stesso anno, è partecipe della nascita, per conto di Alberto Rosselli, socio e genero, della rivista "Stile Industria".

Nel 1956, progetta il grattacielo Pirelli, uno dei primi edifici con le facciate continue e le curtain walls, vetrate continue a filo della parete. La pianta ad esagono allungato, come quella della Torre Littoria, è chiusa ai lati da due cunei, e la base dell’edificio si trova all’interno di un solco nel terreno, di modo che venga data un’idea di continuità. Il soffitto, che pare ergersi da solo sull’ultimo piano del grattacielo, è costituito da una lastra di cemento armato sospesa sulla quale si erge un obelisco: ciò non consente di aggiungere o togliere elementi senza alterarne la forma. I pilastri di cemento armato sulla facciata sono volutamente lasciati a vista.

La teoria della "forma finita", punto cardine dell'opera di Ponti, coinvolge tutti i livelli della progettazione: dagli oggetti più minuti alle grandi architetture. Temi fondamentali diventano così quelli dell'"invenzione strutturale", dell'"essenzialità", dell'"espressività" e dell'"illusività". È evidente nelle sue opere la tensione a comporre pareti staccate, non saldate alla copertura, caratteristiche che rendono la costruzione un'immagine di leggerezza e illusività. Su questi concetti si esprime nel libro "Amate l'architettura: l'architettura è un cristallo", ripubblicato nel 1957 dopo la prima edizione del '45, alludendo ad una forma finita, affascinante dal punto di vista sia estetico che formale.

Nello stesso anno progetta la casa di Via Dezza, adiacente allo studio, dove abiterà da allora in poi, in un appartamento espressione della sua “cultura dell'abitare”, delle sue passioni e dei suoi temi. Sempre nel 1957, progetta la sedia Superleggera, un pezzo da collezione che unisce solidità e leggerezza (pesa appena 1,7 kg e si solleva con un dito). La sezione della struttura è triangolare, e la sedia è disponibile in frassino naturale oppure laccato bianco o nero, con sedile in canna, in tessuto o pelle.

L’architettura di Gio Ponti è rivolta anche a edifici religiosi, per esempio la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Luca e la Chiesa di San Carlo Borromeo. Particolare è la struttura delle finestre della Chiesa di San Francesco d’Assisi, edificata nel 1964, le cui finestre verticali (sono obelischi) vuote, incorniciando il cielo rappresentano il contatto con esso e con Dio.

Negli anni settanta, Gio Ponti disegna per l’azienda di Ermes Ponti (coincidenza di omonimia) un concept abitativo (“La Casa Adatta”) e una collezione completa di arredi dedicata ad essa.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 16
Appunti sui Maestri Italiani del Design (Mendini, Sottsass, Ponti, Mari, Munari, Castiglioni) Pag. 1 Appunti sui Maestri Italiani del Design (Mendini, Sottsass, Ponti, Mari, Munari, Castiglioni) Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti sui Maestri Italiani del Design (Mendini, Sottsass, Ponti, Mari, Munari, Castiglioni) Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti sui Maestri Italiani del Design (Mendini, Sottsass, Ponti, Mari, Munari, Castiglioni) Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti sui Maestri Italiani del Design (Mendini, Sottsass, Ponti, Mari, Munari, Castiglioni) Pag. 16
1 su 16
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AngelicaRaimondi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Pirola Matteo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community