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Montale, Le occasioni

Biografia

Nasce a Genova il 12 ottobre 1896, sesto e ultimo figlio di Domenico e Giuseppina Ricci. La famiglia vive in condizioni economiche piuttosto agiate: il padre gestisce una solida ditta che importa prodotti chimici. A partire dal 1905, trascorre l'intera stagione estiva a Monterosso, nelle Cinque Terre, in una villa fatta costruire dal padre.

Dopo le elementari, frequenta l'istituto Vittorino da Feltre, istituto tecnico, probabilmente perché anche lui, come i fratelli, era destinato ad andare a lavorare nell'azienda del padre. Nel 1915 si diploma come ragioniere e comincia a prendere lezioni di canto, lavorando senza troppa convinzione nell'ufficio della ditta paterna. Essendo l'ultimo figlio, era esentato dal tenere alto l'onore della famiglia e fu lasciato libero di dedicarsi ad altro. Infatti, tra il 1914 e il 1917, comincia da autodidatta la sua formazione culturale, con letture presso la biblioteca comunale e quella universitaria, tentando di riempire le lacune che aveva a causa di una mancata formazione umanistica.

Importante per l'aspetto culturale fu la figura della sorella Marianna, unica sorella femmina, la più vicina per età a Montale e l'unica ad avere interessi culturali. Si era infatti iscritta alla facoltà di lettere e filosofia, ma dovette smettere a un passo dalla laurea per sposarsi (1925) e mettere su famiglia. I suoi interessi erano anche religiosi, vicina al modernismo cattolico, il quale tendeva a modernizzare il cattolicesimo tradizionale. Dal punto di vista religioso, Montale aveva subito i riflessi della sorella; più avanti diventerà agnostico.

Marianna fu la prima a intuire che il fratello fosse portato per la cultura, anche se incapace a livello pratico. Importanti sono le “lettere da casa Montale”, tra le quali troviamo scritti in cui Marianna ci mostra la formazione letteraria e culturale del fratello.

Esperienze militari e primi amori

Nel 1917 è dichiarato abile al servizio militare e viene arruolato. Nel gennaio del 1918 si offre volontario per essere inviato al fronte: gli verrà affidato il comando di un avamposto in prossimità del paese di Valmorbia (fronte trentino). Nel maggio del 1920 viene congedato. La guerra per lui non è stata un'esperienza così tragica come per Ungaretti; è vissuta quasi come un sogno, un'esperienza ludica.

Nel 1920 a Monterosso conosce la sedicenne Anna degli Uberti, ispiratrice con il nome di Arletta, figlia di un ammiraglio di origine romana, mentre la madre era ebrea. Così, per la prima volta nella vita di Montale entra l'elemento ebraico. Fino al 1923, Montale continuerà a vedere la donna a Monterosso, ma egli dice che tra loro non c'è mai stato niente se non un grande amore platonico. A partire dal 1924, la famiglia di lei ha cominciato ad andare in villeggiatura a Riccione e i rapporti tra i due si sono persi quasi del tutto. Anna muore nel 1959 all'età di 50 anni, ma Montale la dichiara morta ben prima, proprio per cancellare la sua figura e così il nome di Arletta dalle sue poesie.

Gli anni '20 e l'inizio dell'attività intellettuale

Negli anni '20 Montale comincia a scrivere e a intraprendere le prime attività di ricerca e di lavoro nel campo intellettuale. Nel novembre del 1920 scrive il suo primo articolo di critica letteraria sul giornale L'Azione. Conosce poi Roberto Bazlen, un giovane triestino, figura volubile, intellettuale irregolare, che si era trasferito a Genova e diventerà un grande amico di Montale. Grazie a lui ha conosciuto Italo Svevo, che si è diffuso anche in Italia dove era ancora ignoto. Gli fece conoscere anche Musil, Kafka, Altemberg e in generale lo introdurrà nel cotè mitteleuropeo.

Nel maggio del 1924 compaiono sul giornale Il Convegno cinque liriche con il titolo di Ossi di Seppia. Sempre nel 1924 a Viareggio conosce Paola Nicoli, moglie di un architetto, e se ne innamora.

Nel 1925, Gobetti pubblica a Torino Ossi di Seppia, la prima raccolta in versi. Montale firma il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce, affermando la sua posizione politica, anche se il suo essere antifascista era solo ideale.

L'arrivo a Firenze e la maturità artistica

Nel 1927 finisce la prima parte della sua vita, ovvero quella genovese. Genova è il luogo dove è nato, luogo della formazione culturale e della vocazione poetica. È una città portuale, commerciale, molto diversa dalla visione montaliana che non l'ha mai amata del tutto; dopo un po' ha sentito la necessità di andarsene.

Nel febbraio del 1927 infatti si trasferisce a Firenze. Questa città rappresenta il passato, la storia e la tradizione. Qui comincerà a frequentare circoli letterari e ad affermarsi come intellettuale e poeta di dimensione nazionale. Inizia subito a lavorare come impiegato presso la casa editrice Bemporad, sua prima occupazione stabile, trova subito un vivace scambio di relazioni culturali: collabora con diverse riviste e frequenta al caffè delle Giubbe Rosse personaggi come Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda, Quasimodo, Gianfranco Contini e altri.

Nel 1929 viene assunto come direttore del Gabinetto G.P. Viesseux, antico istituto storico-culturale fiorentino, e la sua situazione economica migliora notevolmente, così come quella sociale. Si trasferisce come ospite pagante a casa del critico d'arte Matteo Marangoni e della moglie Drusilla Tanzi. La donna verrà poi soprannominata “mosca” e diventerà la sua compagna. Viaggia in Francia, Inghilterra, Germania, Austria.

Nel 1933 conosce Irma Brandeis, giovane italianista americana, di origine ebraica, dal cui incontro nascerà una relazione che dura fino al 1938. Viene soprannominata Clizia; la loro storia però è fatta di lunghi periodi di distacco dovuti sia alle radici americane di lei, che infatti insegnava lingua e letteratura italiana presso un college di New York, sia ai conflitti di Montale che era legato a Drusilla Tanzi. La donna era venuta in Italia per conoscere Montale, di cui le avevano tanto parlato. La sua figura porta al nascere del mito americano, tanto combattuto dal fascismo che invece coltivava il nazionalismo e si comincia a studiare la cultura americana. Montale però non era mai stato in America.

Le Occasioni e il periodo bellico

Nel 1938 Irma è di nuovo a Firenze, ma le leggi razziali proibiscono la permanenza su suolo nazionale agli stranieri di origine semitica. Inoltre Montale rischia di essere licenziato dal gabinetto Viesseux poiché non era iscritto al Partito nazionale fascista. Irma tentò di convincere Montale a partire con lei per l'America, ma Montale era un eterno indeciso e inoltre era bloccato anche dalla moglie Drusilla che cercò in tutti i modi di ostacolarne la partenza, così alla fine di agosto Irma parte da sola e i due non si rivedranno più.

Nell'ottobre dello stesso anno Marianna muore in seguito a una malattia e Montale taglia del tutto i contatti con la famiglia, visto che la sorella era l'unica con cui era ancora in contatto. Fine ottobre 1939: la casa editrice Einaudi pubblica a Torino Le Occasioni, secondo libro di versi, ma Montale a causa del licenziamento dal Gabinetto Viesseux non ha un impiego stabile e si dedica a un intenso lavoro di traduzione, soprattutto dall'inglese, e va a vivere con Drusilla.

1940: seconda edizione delle Occasioni, accresciuta. 1942: la madre muore a Monterosso dove si era rifugiata per evitare i bombardamenti e la casa di Genova viene distrutta, così come i libri di Montale che si trovavano lì.

Il trasferimento a Milano

1945-46: è chiamato a far parte del Comitato per la cultura e l'arte e nominato dal Comitato di liberazione nazionale, si iscrive al Partito d'Azione, ma la stagione dell'impegno e della partecipazione politica ha breve durata, si dimette infatti già nel 1946 dal Partito d'Azione. Si apre la terza fase della sua vita, ovvero quella trascorsa a Milano, dove si trasferisce nel 1948 perché assunto come redattore al Corriere della Sera. Milano è quindi luogo di lavoro, ma quello che lui chiama secondo mestiere. Qui si monumentalizza, riceve molti onori e il premio Nobel; il Montale milanese è più che mai ufficiale e professionale.

Nel gennaio del 1949, a Torino, conosce la giovane poetessa Maria Luisa Spaziani, con la quale inizia una relazione sentimentale clandestina perché rimane sempre legato alla moglie Drusilla; l'amante verrà soprannominata “volpe”. Al lavoro di giornalista si aggiunge poi quello di critico musicale a partire dal 1954, per il Corriere d'informazione. L'impiego con il Corriere della Sera lo porterà a viaggiare molto (Ginevra, New York, Strasburgo, Spagna ecc.).

1959-1962: riceve numerosi riconoscimenti:

  • Legione d'onore;
  • Laurea in lettere honoris causa da parte dell'Università di Milano;
  • Premio internazionale Feltrinelli dell'Accademia nazionale dei Lincei;
  • Premio San Marino di poesia;
  • Premio Marzotto.

1966: Montale dedica alla moglie morta gli Xenia, poesie, che poi diventeranno la prima sezione di Satura, quarto libro in versi.

1976: pubblicazione da parte di Mondadori del Quaderno di quattro anni, sesta raccolta in versi.

1980: pubblicazione da parte di Einaudi dell'edizione critica di L'opera in versi a cura di Gianfranco Contini e Rosanna Bettarini.

Il 12 settembre 1981 muore a Milano, vengono celebrati i funerali di stato in duomo.

Ossi di Seppia

La natura di Montale negli Ossi è rappresentata da Monterosso, il paesaggio urbano non è quasi mai nominato, quando succede viene visto in modo negativo. È il resoconto di un'armonia, la vita è proiettata in un passato mitico che però può essere ripresa e rivissuta in brevi momenti detti epifanie, suggerito dal titolo stesso: gli ossi di seppia sono i resti di un passato, simulacro di vita. All'inizio Montale aveva pensato a “rottami” come titolo, ma l'ha poi scartato perché il rottame è qualcosa di inorganico, mentre lui voleva raccontare di resti organici, qualcosa che prima era vivo.

Poesie selezionate

"Quasi una fantasia"

Raggiorna, lo presento
da un albore di frusto
argento alle pareti:
lista un barlume le finestre chiuse.
Torna l’avvenimento
del sole e le diffuse
voci, i consueti strepiti non porta.
Perché? Penso ad un giorno d’incantesimo
e delle giostre d’ore troppo uguali
mi ripago. Traboccherà la forza
che mi turgeva, incosciente mago,
da grande tempo. Ora m’affaccerò,
subisserò alte case, spogli viali.
Avrò di contro un paese d’intatte nevi
ma lievi come viste in un arazzo.
Scivolerà dal cielo bioccoso un tardo raggio.
Gremite d’invisibile luce selve e colline
mi diranno l’elogio degl’ilari ritorni.
Lieto leggerò i neri
segni dei rami sul bianco
come un essenziale alfabeto.
Tutto il passato in un punto
dinanzi mi sarà comparso.
Non turberà suono alcuno
quest’allegrezza solitaria.
Filerà nell’aria
o scenderà s’un paletto
qualche galletto di marzo.

Montale dice di sperare di essere uscito da “giostre d'ore troppo uguali”, ovvero dal tempo meccanico, è ricorrente la metafora di un movimento circolare.

"Casa sul mare"

Il viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l'anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono uguali e fissi
come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d'acqua che rimbomba.
Un altro, altr'acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l'isole dell'aria migrabonda
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell'ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s'appressa
l'ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s'infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l'avara mia speranza.
A' nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l'offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m'ode
salpa già forse per l'eterno.

“Ora i minuti sono uguali e fissi come i giri di ruota di pompa”: il tempo meccanico è di nuovo paragonato a un movimento circolare, un movimento insensato. In Montale l'epifania si traduce in miracolo, un evento fortuito, raro, con cui si fuoriesce dal tempo meccanico; la parola miracolo ritorna anche in “Limoni”, “Forse un mattino” e “Crisalide”. Libertà è intesa in senso bergsoniano, ovvero fuoriuscita dal tempo meccanico, tanto che la prima poesia della raccolta voleva chiamarla proprio “libertà”.

Montale scrive a Paola Nicoli “il mio genere è tutto un'attesa del miracolo”, in un'altra lettera della fine degli anni '20 egli elenca gli argomenti degli Ossi.

Intervista immaginaria

Pubblicata nella rivista La rassegna letteraria n.1 gennaio 1946, Montale parla di sé rispondendo alle domande di un immaginario intervistatore di nome di Marforio. Gli antichi romani chiamavano Marforio una gigantesca statua che forse rappresentava il fiume Tevere; sopra a questa statua, collocata nel foro di Marte (Marforio = Martis forum), venivano affissi scritti anonimi di carattere satirico.

Nell'Intervista le domande non figurano e sono sostituite da puntini di sospensione (…) ma si possono dedurre facilmente dalle risposte di Montale. Il poeta ripercorre le tappe della sua vita di artista alla perenne ricerca di una lingua vicino alla musica e lontana da ogni retorica, fornendo anche spiegazioni e chiarimenti riguardo alle principali raccolte in versi. In questa intervista, il miracolo è qualcosa che si auspica, che succede ma molto raramente. Il mondo è visto come rappresentazione, allusione esplicita a Schopenhauer, nonostante l'aderenza al simbolismo che si può percepire si nota una presa distanza da esso per il fatto che la natura fosse un libro da leggere.

Riviera è l'ultima poesia degli Ossi che però Montale disprezza e per questo si dice che il vero finale sia “Arsenio”.

Cosa significa il titolo "Le occasioni"

Viene poi spiegato che cosa significa il titolo delle Occasioni: tirare fuori la poesia, il risultato e tacere l'occasione, cioè ciò che ha generato la scrittura della poesia produce una grande espressività ma allo stesso tempo anche oscurità. Le Occasioni infatti sono un'opera difficile, meno filosofica degli Ossi di Seppia, perché Montale ha superato la fase filosofica; le Occasioni si pone in continuità con gli Ossi, la struttura complessiva è perfettamente sovrapponibile.

Struttura delle "Occasioni"

All'inizio vi è un testo introduttivo: In limine e Il balcone, stampato in corsivo per differenziarlo dal resto, e poi ci sono quattro sezioni, il cui significato trova corrispondenza con quello degli Ossi, ogni sezione si sviluppa in parallelo all'altra, ha un suo sviluppo interno, tutte tranne la terza sezione sono ambientate in Liguria.

  • Prima sezione (senza titolo) (16 testi): è la più eterogenea (come la prima degli Ossi = Movimenti). Il filo conduttore = argomento non amoroso, ambientazione = extra italiana, tema mitteleuropeo.
  • Seconda sezione: Mottetti (20 testi): tutte poesie prive di titolo. Ambientazione = quasi mai determinata, si capisce che è Firenze. Dedicati quasi tutti a Irma.
  • Terza sezione: Tempi di Bellosguardo: è un poemetto diviso in tre parti. Ambientazione = Bellosguardo, sobborgo di Firenze. Tema = mare, unione con la natura.
  • Quarta sezione (senza titolo) (15 testi): come negli Ossi anche in questa ultima parte ci sono i componimenti migliori di Montale. Comprende 15 testi di una certa lunghezza. Tema = amoroso, ma con eventuali implicazioni politiche che però sono velate perché le Occasioni è un poema sotto censura.

Storia redazionale

L'editore torinese Giulio Einaudi, nel 1938, chiese a Montale di scrivere un libro sulla poesia del XX secolo, un saggio critico. La risposta di Montale è arrivata solo nel gennaio del 1939, quando il peggio della sua vita (annus horribilis) era passato e si sente di rispondere: declinò l'offerta ma tentando di rilanciare con la richiesta di pubblicare entro il 1939 la raccolta di poesie posteriore a Ossi di Seppia, Einaudi accettò subito e anzi pubblicò anche Ossi di Seppia.

In questo periodo era scoppiata la seconda guerra mondiale, anche se l'Italia si era dichiarata non belligerante, questa contemporaneità è un caso, ma l'opera, tradizionalmente portata nello zaino dei soldati in guerra, diventa un libro generazionale. La continuità con Ossi di Seppia si vede anche dal frontespizio: oltre al titolo vi è un'indicazione cronologica "1928-1939" che delimita l'arco temporale in cui sono state scritte le poesie e segna la linea di confine con la precedente opera, anche se in realtà nelle Occasioni ci sono delle poesie anteriori al 1928: Vecchi versi e la prima parte di Dora Markus del 1926, e Alla maniera di Filippo De Pisis nell'inviargli questo libro, Addii, Fischi nel buio, cenni, tosse, Ti libero la fronte dai ghiaccioli, Il ritorno introdotte nell'edizione del...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LauraFrosini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pacca Vinicio.
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