Montale: il più importante rappresentante della cultura italiana del 1900
Montale si presenta come una figura singolare ed offre un’immagine di coerenza e compostezza. Nasce a Genova nel 1896, appartiene ad un’agita famiglia di commercianti e comincia gli studi commerciali che però interromperà per problemi di salute. Dopo, farà lezioni di canto, diventando un baritono e iniziando una carriera che però poi interromperà. Arrivò a 30 anni senza sapere cosa voleva fare. Sono anni dove riflette, legge e si forma da autodidatta una sua ampia cultura.
La partecipazione alla guerra mondiale
Partecipa alla guerra mondiale tra il 1917 e il 1918, fu ufficiale in Trentino. L’esperienza della guerra non influenza né trapela nella sua opera. I primi componimenti sono influenzati dal paesaggio ligure, la sua famiglia possedeva una villa liberty nelle 5 Terre e passò tutta l’infanzia nella villa. Era affascinato dal paesaggio arido, aspro ed assolato che ispira Ossi di Seppia del 1925, pubblicata da Piero Goberti, grande intellettuale antifascista.
L'antifascismo e il trasferimento a Firenze
Anche Montale è un antifascista e nel 1925 sottoscrive il manifesto degli intellettuali antifascisti. Inoltre sul Baretti del Goberti, di un articolo intitolato "Stile e tradizione", egli confronta uno stile rigoroso alla cultura confusa degli ultimi anni sfociata nel fascismo. Sempre di questi anni c’è il saggio di Svevo.
Nel 1927 si trasferisce a Firenze dove trova lavoro in una casa editrice e poi viene assunto presso il Gabinetto Viesseux, antica istituzione che era stata molto prestigiosa ma che poi ridotta in una condizione di scarsa importanza. Ben presto perde il lavoro perché rifiuta di iscriversi al partito fascista e per mantenersi è costretto a lavorare come traduttore. Assume un ruolo di primo piano e diventa collaboratore della rivista Solaria. Matura la convinzione che la cultura italiana si debba aprire a quella europea.
La carriera e gli anni successivi
Nel 1939 pubblica Le Occasioni. Durante la seconda guerra mondiale collabora con la resistenza e cercò di partecipare attivamente al rinnovamento civile del tempo, iscrivendosi al Partito d’Azione, che si faceva portatore delle idee laiche. Però ben presto abbandonò il partito d’azione disgustato. Dopo questa esperienza non si avvicinerà alla vita politica e disdegnerà qualsiasi partito.
Nel 1948 si trasferisce a Milano come redattore per il Corriere della Sera, scrisse articoli di letteratura varia, fu anche critico musicale. Nel 1956 pubblica La bufera e altro, in cui raccoglie le poesie degli anni della guerra, e per circa un decennio smette di scrivere, attribuisce questa pausa al suo impegno giornalistico.
Gli ultimi anni e riconoscimenti
Nel 1964 muore la moglie e per lui è una perdita straordinaria e ritrova la sua vocazione letteraria. Nel 1971 compone Satura e successivamente Diario del '71 e Diario del '72 nel 1973, e Quaderno di 4 anni nel 1977. Questi ultimi componimenti sono innovativi per temi, innovazioni quasi sorprendenti per un poeta vecchio.
Dal 1960 riceve grandi premi, nel 1967 viene nominato senatore a vita, nel 1975 riceve il Premio Nobel. Viene venerato dai coetanei e partecipa attivamente alla vita politica italiana, ma rimane sempre un uomo ironico e distaccato, modesto ed affabile. Muore a Milano nel 1981.
L'eredità di Montale
Conserva nei confronti della propria opera un atteggiamento distaccato e riduttivo, che non è un’ostentazione ma è convinto che la poesia sia qualcosa di importante, non la considera come la missione del predicatore ma è convinto che sia più intenso e profondo. Si dimostra indifferente al regime fascista perché secondo lui il vero combattimento, le ansie e i dolori devono essere combattute attraverso l’impegno poetico. La condizione umana è importante, alla base della letteratura di Montale c’è un forte sentimento di disarmonia.