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ESTRATTO DOCUMENTO

Gli oggetti si esauriscono e tendono a dissolversi in un fluire di tinte, di colori, che a loro

o volta si dissolvono in musica.

Il destino di ogni cosa è sparire perdendosi in qualcosa di bello, di piacevole.

o La fine quindi non è intesa in senso negativo o tragico.

o

a STROFA:

3

 Ripete l’esortazione del “portami il girasole”, il girasole è giallo, ma i corpi tendono a

o dissolversi nel suo colore.

Il girasole non è una pianta ma qualcosa che si identifica in questo stesso giallo, il girasole

o diventa l’essenza stessa del colore giallo. come profumo sembra una banalizzazione. Si

L’interpretazione del commento “essenza”

o sta infatti parlando di cose che perdono la qualità e non sono più girasoli e tendono al

colore giallo, quindi all’essenza stessa della vita.

Il girasole quindi conduce all’essenza stessa della vita, siamo nella solita ora meridiana,

o anche se qui Montale dannunzieggia, perché quest’ora meridiana fa impazzire di luce il

della natura, un Montale piuttosto insolito.

girasole, una fusione panica

SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO:

Metrica: due quartine di cui la prima ha rime perfette, nella seconda invece l’ultimo verso esorbita

 ed è molto più lungo degli altri e non fa rima con niente, quindi per quanto riguarda lo schema è

ABBA CDDA.

è molto chiaro. Il male di vivere del mondo è universale, l’unico rimedio, che viene

Messaggio:

 a

annunciato nella 2 strofa, è l’indifferenza.

Il male di vivere è un’espressione Montaliana, anche se ci sono delle tracce precedenti:

 scrisse la poesia “Romanzi”, dove si accenna al “mal triste di vivere”.

Pirandello:

o In un altro romanzo francese dell’800 c’è la stessa espressione.

o

Il male di vivere, quindi, non è un’espressione inventata da Montale.

 Leopardi:

 si trova l’espressione

La sostanza dell’espressione è Leopardiana, perché nello Zibaldone

o “Tutto è male”.

Montale dice che non c’è altro bene se non “la divina indifferenza”, quindi in questo caso

o anche se il pensiero di Leopardi era un po’ più maturo.

si tratta di pessimismo cosmico,

In sostanza, non è mai esistita un’età dell’oro a cui guardare, non esisterà mai neanche con

o il progresso, non esisterà mai in alti mondi.

La matrice ideale del male di vivere di Montale è quindi Leopardiana.

o

Dante:

 Contrapposizione spaziale di:

o basso e discesa.

Male:

 Bene: innalzamento.

a

1 STROFA:

 Il male di vivere è universale.

o come in Falsetto, 3 immagini emblematiche del regno della

Sceglie, non a caso 3 immagini,

o natura, per dire che tutto è male, come in Leopardi:

Il ruscello che non riesce a scorrere riprende anche un’immagine dantesca.

 secca.

La foglia

 caduto.

Il cavallo

a

2 STROFA:

 Bene è un complemento oggetto e sta a significare che il poeta non ha trovato alcun bene

o offerto dalla divina indifferenza.

al di fuori del prodigio, ossia miracolo,

Indifferenza è con la I maiuscola perché è qualcosa di divino, qualcosa che viene donato

o agli uomini per miracolo e si concretizza in 3 immagini:

meglio descritta in “Flussi” della sezione Meriggi e Ombre ai versi 9-10. Qui

Statua:

 Montale non inventa niente, prende un’immagine dal mondo reale e la trasforma.

La statua è fatta di pietra, quindi non le interessa di aver perso il naso.

ci guarda dall’alto e non vive il male di vivere, perché lontana e

Nuvola:

 indifferente. stessa descrizione della nuvola. In “Non rifugiarti nell’ombra” c’è il

Falco levato:

 falchetto che dall’alto strapiomba nella caldura.

il male di vivere è universale e l’unica via di fuga è l’indifferenza.

Significato:

CIÒ CHE DI ME SAPESTE:

È una poesia ancora molto ingenua, in cui Montale tenda di dare al lettore un suo autoritratto.

 Non è chiaro chi sia l’interlocutore, infatti si rivolge a un VOI, ma non è chiaro se si rivolga a più di

 una persona o ad un’unica persona usando il pronome di rispetto.

Quindi, o si presenta a noi che stiamo leggendo, oppure a una persona importante e se è così,

 la dedicataria di In Limine.

questa è Paola Nicoli, richiama il finale di

La seconda ipotesi si può carpire alla fine, quando con l’immagine del DONO

 Crisalide, dedicata proprio a lei, che si conclude con una immagine di offerta, di sacrificio di sé,

c’è un’immagine simile ma blandamente cristologica.

mentre in Limine

Quindi, visto che lo è anche in limine e Crisalide, la poesia sarebbe dedicata a Paola Nicoli, anche

 se sono solo supposizioni.

Il tema dell’identità incerta e dello scambio tra ombra e corpo è un tema 900esco e Montaliano,

 riscontrato anche più volte in Pirandello. a

semplice. Solite quartine con rime perfette ABAB, tranne per la 3 , che ha schema ABBA

Metrica:

 con una rima ipermetra tra falotico e ignita.

a

1 STROFA:

 quindi sono immagini che rappresentano l’estetica.

Scialbatura significa intonaco, telo,

o In questa strofa il poeta dice che di se abbiamo conosciuto solo l’apparenza, non la vera

o sostanza.

a

2 STROFA:

 è presente il Miracolo, che FORSE c’è e se c’è è dietro il muro, dietro il

Qui, come in limine,

o telo.

Dopo il telo c’è il cielo azzurro, che rappresenta il miracolo e che siccome siamo in città è

o visto a spezzoni.

Si richiama quindi un po’ il tema negativo della città, Genova.

o Tolto il sottile e piccolo sigillo, ossia la chiusura in se stessi, sarà possibile vedere il cielo.

o

a

3 STROFA:

 Falotico è un francesismo, che significa bizzarro.

o Si ricollega all’inizio della strofa precedente, dicendo che non vedrà mai gli sviluppi dello

o svolgersi della sua vita bizzarra. vita interiore della persona, vita bizzarra.

Non vedrà mai il suo fuoco interno,

o

a

4 STROFA:

 è rimasta dentro di me, non ha effetti all’esterno.

La mia vita interiore

o Il fuoco interiore che non si spegne, si limita all’ignoranza, al non sapere.

o Rimanda a “Non chiederci la parola”, perché sa solamente ciò che non sa, ciò che non

o vuole.

La conoscenza è solo negativa, l’ignoranza.

o

a

5 STROFA:

 Come in “Non chiederci la parola”, l’ombra è la proiezione di sé.

o Questo è un paradosso, perché se il mio vero io è rimasto inespresso, allora la mia ombra

o coincide di fatto con me stesso.

Questo paradosso, richiama Bergsson per l’interiorità e l’esteriorità autentica.

o

LA FUORIESCE IL TRITONE:

Ha un carattere ideologicamente arcaico.

 Descrive una fase di armonia con la natura che però va considerata come una situazione

 dichiaratamente consapevole.

Ci troviamo a monte della crisi di disarmonia con la natura, uno dei temi tipici Montaliani.

 Ipotesto:

 Ha una parola in epigrafe, “Portovenere”, che prima era il titolo.

o Nell’edizione del ’25 c’era la dedica a Carlo Linati, sono però elementi che vanno fatti

o reagire insieme.

Carlo Linati è uno scrittore e giornalista della generazione precedente a quella di Montale e

o ha scritto un’opera chiamata “Portovenere” in cui racconta una vacanza che

nel 1910

diventa una sorta di immersione nel mondo della natura e la trasfigura in termini quasi

mitici, una parentesi della vita.

Metrica: piuttosto libera. Le strofe sono di 6 o 7 versi, con rime abbastanza libere.

 Qui Montale ripercorre in termini poetici quello che Linati ripercorre nella sua opera.

 Tritone che fuoriesce dal mare:

 È una delle leggende metropolitane più tenaci conosciute.

o Non sappiamo chi l’ha messa in giro, ma circola dagli anni ’60 e continua ad essere ripetuta.

o che scorre vicino a Portovenere.

Potrebbe essere il fiume Tritone

o

a

1 STROFA:

 Dal mare emerge un tritone, con riferimento sia alla creatura mitologica che al torrente

o Tritone che sfocia appunto a Portovenere.

è la chiesa di San Pietro, sorta sulle rovine di un tempio dedicato a

Il cristiano tempio

o Venere, da cui prende il nome Portovenere ed è lambita dal mare, perché appunto si trova

sulla costa.

Qui, abbiamo l’annullamento delle distanze temporali.

o A Portovenere i dubbi che ci perseguitano non hanno un aspetto pauroso, ma possono

o essere presi per mano con la mano tranquilla e non ci fanno paura, non ci angosciano.

a

2 STROFA:

 Nessuno ascolta se stesso e nessuno deve prendere decisioni, perché siamo nell’età

o verginale, aurorale. perché decidere significa prendere forma, mentre noi

Sarebbe stupido prendere decisioni,

o qui siamo allo stato iniziale di non forma.

Questo stato di armonia con la natura non può durare in eterno, infatti Linati parla di una

o vacanza che ha una durata limitata. la tua identità sociale.

Quando tornerai in città riassumerai il tuo volto,

o Il fatto di tornare ad essere una persona precisa, con un volto, ci fa capire il modo in cui

o Montale percepisce quest’uscita dallo stato di natura.

Questo tema del riassumere un’identità, lo rivedremo anche in “Fine dell’Infanzia”, una

o poesia di Meriggi e Ombre che descrive l’uscita dall’infanzia, da questo non eterno stato di

indifferenziazione con la natura.

SO L’ORA IN CUI LA FACCIA PIÙ IMPASSIBILE:

Metrica: torniamo all’ordine. Due quartine, con rime regolari. L’unica cosa è che qui le rime

 travalicano il confine delle strofe.

e Quasi una fantasia, si vede il mondo cittadino in modo negativo,

Anche qui, come in I Limoni

 perché è la descrizione della sua solitudine. infatti, oltre

La solitudine dell’Io in un ambiente cittadino, è un tema ispirato a Camillo Sbarbaro,

 alle due poesie che gli dedica, Montale scrive in molti altri casi delle poesie ispirate alla sua poesia.

a

1 STROFA:

 Non sempre l’indifferenza è la soluzione al male di vivere.

o una sofferenza interiore, che

A livello conscio è infatti venuta fuori una pena invisibile,

o nessuno vede, nonostante ci troviamo in un corso affollato.

a

2 STROFA:

 C’è apparentemente una soluzione.

o Tradite: rivelate. Verbo che assume però una connotazione negativa.

o Rivelare le proprie parole è una soluzione illusoria, la miglior soluzione è infatti tacere.

o Viene ribadito il concetto di “Non chiederci la parola” di io so solo ciò che non sono, quindi

o non chiedermi niente.

Solo il lamento, il canto che singhiozza, può portare un po’ di sollievo al cuore che è stato

o travolto dalla passione (vento).

La sintassi è spezzata e martellante, è un verso che corrisponde a una frase di senso

o compiuto.

GLORIA DEL DISTESO MEZZOGIORNO:

È un osso che spicca per l’apprezzamento dell’autore, infatti Montale in una lettera ad Angelo

 Barile del ’24 dice che è il componimento migliore per lui, forse l’unico che gli piaccia davvero.

che negli ossi implica il rovesciamento del tempo

Qui rispunta il tema dell’ora meridiana,

 meridiano dannunziano.

Per D’Annunzio, l’ora meridiana implica il massimo dell’ebbrezza panica, mentre per Montale

 implica l’annullamento dei sensi e l’annichilimento di sé.

Inizialmente questo osso si chiamava MERIGGIO.

 La poesia inizia con un incipit solenne che incrocia diverse suggestioni. Una in particolare rimanda a

 D’Annunzio, quindi ci potrebbe essere una doppia allusione a lui, precisamente a tema e poesia

scritta da D’Annunzio: “Gloria delle città terribili”.

“Maia”

a

1 STROFA:

 Lo splendore del mezzogiorno si spande ovunque, quindi le ombre spariscono.

o Le apparenze si mostrano sempre più falve, termine usato sia da Pascoli che da

o D’Annunzio, che significa giallo scuro.

È come se gli oggetti perdessero il loro colore per la troppa luce.

o

a

2 STROFA:

 Il primo verso è costituito da una frase nominale, tipica dell’opera ed il trattino sta per

o dividere le immagini, senza nessuna azione, nessun verbo.

Il momento più bello della giornata deve ancora arrivare ed è al di là del muretto.

o Come in limine, oltre il muro c’è la salvezza.

o Scialbato: vuol dire intonaco, ma qui significa sbiadito, le cose sono accecate dalla luce e

o dal calore del sole.

Durante l’ora meridiana, tutte le cose sono giallo scure, mentre al tramonto perdono

o colore.

a

3 STROFA:

 (Martin Pescatore) sta per scagliarsi su

C’è una presenza ornitologica e animale, il Falchetto

o una preda che rimane in attesa dell’agguato, un rimasuglio di vita che sta per finire.

Dopo l’aridità ci sarà una pioggia ristoratrice, ma la gioia più grande sta nell’attesa del

o che si verificherà solo dopo aver attraversato il muro.

fantomatico miracolo

Richiamo al “Sabato del Villaggio” di Leopardi.

o

FELICITÀ RAGGIUNTA:

Anche quando viene raggiunta, la felicità mostra una certa precarietà.

 È difficile da mantenere e da custodire, è labile e alla gioia subentra il dolore.

 Una volta ottenuta, la felicità ci dà il senso di precarietà e ci fa temere per la sua perdita.

 due strofe di 5 versi, il sistema di rime è un po’ incrociato.

Metrica:

 a

1 STROFA:

 L’immagine della felicità è arrivata, ma è instabile, come camminare sul filo del rasoio.

o È una felicità difficile da mantenere e godersi.

o Usa due immagini appartenenti a due diversi campi sensoriali:

o agli occhi la felicità è una fiamma tenue che sta per spegnersi.

VISTA:

 TATTO: per il piede la felicità è una superficie di ghiaccio che rischia di rompersi.

 da raggiungere e da godere, quindi, una volta che la

La felicità è qualcosa di difficile

o otteniamo bisogna stare attenti a non turbarla perché potrebbe rompersi.

Ci sono anche altre interpretazioni:

o Ossi di Seppia esistenziale: vita passata che ha lasciato lo scheletro.

 Poetica: vita che una volta poeticizzata diventa uno scheletro, vita che se

 trasformata in letteratura diventa sofferenza.

a

2 STROFA:

 di bene futuro, qui rappresentata dai nidi che gli

L’arrivo della felicità è una promessa

o uccelli fabbricano sui cornicioni delle case, in quanto simbolo di vita.

alle anime tristi.

La felicità è infatti in grado di dare luce e speranza

o Tuttavia, ci sono alcuni dolori assoluti per i quali non c’è alcuna consolazione possibile.

o Per un bambino la cui vita dipende dal gioco, perdere il pallone significa piangere e questo

o è rappresentativo di una tristezza inconsolabile e infinita.

e Felicità raggiunta, rappresentano un dittico, l’ultimo verso della

Gloria del disteso mezzogiorno

 e raggiungimento della

prima poesia è come se avesse suggerito e ispirato l’osso successivo, attesa

felicità.

IL CANNETO RISPUNTA I SUOI CIMELLI:

Arletta è il nome letterario che Montale ha deciso di dare ad Anna ed è un nome che compare nei

 primi anni 70, quindi usarlo è prematuro.

Ancora una volta si vede l’immagine del miracolo che sembra imminente, dove si trova un

 personaggio piuttosto riconoscibile da un confronto con altri testi ispirati a lei, ossia quello di Anna

degli Uberti. e “lontana” nell’ultima quartina, perché sin dall’inizio questo

È riconoscibile con “assente”

 ed è sempre una figura che viene rievocata, alla quale ci si

personaggio nasce assente, morto

rivolge da lontano.

invece, c’è effettivamente della distanza, infatti le si riferisce con il VOI, ma è

Con Paola Nicoli

 presente fisicamente.

Metrica: 3 quartine con rime perfette tranne che per una quasi rima tra acqua e vacua.

 a

1 STROFA:

 L’orto rappresenta la vita, mentre il canneto è il luogo chiuso.

o un termine ligure che si usa per indicare le

Il canneto fa rispuntare (transitivo) i suoi cimelli,

o cime dei nuovi germogli.

C’è nuovamente l’immagine delle nubi come ragnatele come in “Non Chiederci la Parola”.

o Abbiamo il canneto e l’orto assetato, che non è stato bagnato e che è stato seccato dall’afa

o e questo orto è all’interno di un muro, dal quale i suoi rami sporgono.

del meriggio

Siamo in due situazioni analoghe che procedono in parallelo, nel canneto e nell’orto, dove

o la vita fiorisce anche in un contesto ostile.

nell’esercitare la vita, il contesto è negativo, ma comunque la vita

L’orto è in difficoltà

o vegetale è rigogliosa.

a

2 STROFA:

 Torna il tema dell’attesa, anche se fisicamente non si capisce che cosa possa essere

o quest’ora di attesa.

E quest’attesa sale in cielo, dal mare, che va scurendosi.

o Quest’attesa è vacua, vuota, destinata a non compiersi.

o Qualsiasi cosa sia questa attesa, c’è il senso di qualcosa che sta per compiersi.

o già

“Un albero di nuvole sull’acqua cresce e poi crolla di nuovo” è una tromba marina,

o presente in corno inglese e che ritroveremo anche in arsenio, che sta a significare l’attesa

che poi finisce.

del miracolo

a

3 STROFA:

 Anna è assente e manca a questa terra che tuttavia percepisce la sua assenza come se ci

o fosse.

Senza Anna è come se niente avesse più senso e per questo motivo, visto che Anna è

o lontana, tutto divaga.

Tutto scompare nella nebbia, come Anna, che è assente e lontana.

o La caratteristica di Anna è quella di essere dapprima assente e lontana, poi perduta e poi

o morta.

FORSE UN MATTINO ANDANDO:

Dichiarazione di totale e assoluto nichilismo.

 Forse il mondo è solo apparenza, solo illusione, un’immagine che ci siamo creati noi e se ci

 voltassimo indietro, forse il mondo scomparirebbe e vedremmo le cose come stanno.

con il velo di Maia.

È uno degli ossi brevi più carichi di filosofia, soprattutto quella di Schopenhauer

 Inganno:

 In poetica traduce il velo di Maia, una volta caduto il quale vedremo gli inganni del mondo.

o si parla di Scipione che ha illustrato questa poesia e si

Nell’intervista 50 anni di Poesia,

o parla di un riferimento biblico alla Genesi.

Gli uomini che si voltano: la moglie di Lot che viene trasformata in una statua di sale. Sono

o che non si fanno dubbi, presenti invece in

una variazione degli uomini senza problemi,

“non chiederci la parola”.

questa, insieme a I Limoni e Crisalide, è una poesia chiave. Qui però, il miracolo è visto in

Miracolo:

 senso negativo, è un DISASTROSO MIRACOLO, una rivelazione terribile da conoscere, ossia quella

che il mondo non esiste ma è solo rappresentazione e apparenza.

È un osso pieno di riferimenti alla moglie di Lot, la statua di sale e la Genesi.

 Orfeo ed Euridice:

 Orfeo è l’inventore della poesia ed aveva perso la sposa, quindi per riprendersela scese

o negli inferi cercando di farli commuovere con i suoi canti.

Quando torna sulla terra, si volta indietro e Euridice è bloccata per sempre negli inferi.

o e guardare l’oggetto amato, vuol dire farlo morire.

Voltarsi indietro

 La lettura cristallizza la realtà e la vita, una volta trasformata in poesia, muore (Angela Ferraris).

 Gli ossi di seppia possono quindi essere interpretati umanamente o poeticamente.

 a

1 STROFA:

 C’è il miracolo ed il solito forse, quell’incertezza già vista in limine.

o Non è sicuro che il miracolo si compia ed il verbo è al futuro, un tempo raro negli ossi.

o Si ispira ad un brano di Tolstoj, adolescenza, tratto dalla sua auto-biografia, dicendo che

o dietro di se non vedrà più niente e perderà i suoi punti di riferimento.

Il miracolo, nonostante sia in senso negativo, capita solo a chi si volta, a chi ha il coraggio di

o vedere come stanno realmente le cose.

“Come s’uno schermo”:

o Italo Calvino lesse la poesia e affermò che questo schermo è proprio uno schermo

 cinematografico.

Ma potrebbe anche essere lo specchietto di una macchina, dato che l’uomo con

 l’invenzione dell’automobile ha imparato a guardarsi le spalle.

a

2 STROFA:

 La realtà viene colta di sorpresa e si riorganizza nei suoi singoli elementi.

o All’improvviso si riformeranno case, alberi e colli (da Sbarbaro) e c’è un asindeto, manca la

o virgola, perché vuole indicare la fretta della realtà che si ricompone.

Si riformerà quindi l’inganno completo.

o Anche se la realtà si sarà riformata, a quel punto sarà troppo tardi, perché avrò già

o scoperto che il mondo è un’apparenza e terrò per sempre il segreto dentro di me.

avrà scoperto questa angosciante verità, ma non la vorrà condividere con gli

L’io lirico

o inconsapevoli uomini che non si voltano. che riscrive questo osso breve e negli

Montale ha scritto una poesia, gli “Uomini che si voltano”

 anni l’ha riscritta più volte. Una di queste redazioni precedenti, si chiamava “gli uomini che non si

voltano”, due immagini quindi speculari.

GLI UOMINI CHE SI VOLTANO: Montale si riferisce ad un tu, Clizia, donna americana con cui ha

 avuto un breve rapporto degli anni ’30 e con la quale non si è più visto o tenuto in contatto.

VALMORBIA, DISCORREVANO IL TUO FONDO:

La poesia è datata 11 luglio 1924.

 alla quale partecipò comandando un

Qui Montale rievoca la sua esperienza della Grande guerra

 avamposto in Vallarsa. ve ne saranno due, un po’ più

È l’unica poesia del primo libro in cui affronta il tema del conflitto,

 crude nelle Occasioni. in cui si autocita e gli elementi: il Leno

Montale ne parla anche nel 1968 in “Bello sì, ma dopo?”

 roco, il razzo, le volpi, sono presenti nello stesso ordine.

sia nel ’25 che nel ’68 ha lo stesso significato, gli associa le

Quindi per Montale, il nome Valmorbia,

 stesse immagini.

Le poche volte in cui Montale parla della guerra, ne parla in modo giocoso, a differenza di Ungaretti

 in “L’allegria” di Naufragi, scritta nel 1919.

Differenze con Ungaretti:

 Montale era un ufficiale, mentre Ungaretti era un soldato semplice.

o Anche il fronte era diverso, infatti Montale si trovava sul fronte alpino, più tranquillo,

o mentre Ungaretti era sul fronte dell’Isonzo.

Montale è stato in guerra solo per un anno.

o secondo Montale, consente all’Io di sentirsi in sintonia con la natura.

La vicinanza con la morte,

 solite quartine, 3 strofe, di cui la prima e l’ultima presentano un verso visibilmente più

Metrica:

 corto.

a

1 STROFA:

 è il nome di un paese in Vallarsa, dove c’era appunto l’avamposto di Montale.

Valmorbia

o Torna l’immagine del vento, che soffia, ma non sappiamo cosa stia portando via.

o sono mescolate ai fiori degli alberi, ma non è chiaro se sono nuvole che

Le nuvole

o somigliano agli alberi o se sono alberi che somigliano alle nuvole.

Noi soldati eravamo in balia del caso, come il vento che spazza via le nuvole.

o

a

2 STROFA:

 Tacevano gli spari, quindi c’è l’immagine di questa guerra lontana, nella vallata solitaria si

o interrompe il combattimento e l’unico suono che rimane è quello del fiume che percorre la

valle.

Un razzo sbocciava sullo stelo:

o Il razzo provocava la nascita del fiore.

 che rilasciava delle luci simili a

Non un vero e proprio fiore, ma un fuoco d’artificio

 lacrime.

Paragoni che disinnescano il senso drammatico della poesia, in quanto i razzi fanno

 sbocciare dei fiori, come fossimo ad una festa.

a

3 STROFA:

 sembravano albe e portavano le volpi alla mia grotta.

Le notti

o è

La poesia si chiude anche qui con un animale, la volpe, che sta a significare che la natura

o benevola e l’animale è un suo emissario.

Una volta ridotta la vita all’essenziale, l’uomo è quindi capace di ritrovare l’armonia con la

o natura.

Valmorbia:

o Per lui è soltanto un nome.

 Richiama nella sua memoria un luogo dove albeggia sempre.

 e la memoria stancata di

Richiama la memoria grigia di “ripenso il tuo sorriso”

 “fine dell’infanzia”.

TENTAVA LA VOSTRA MANO LA TASTIERA:

Secondo osso breve dedicato a Paola Nicoli, come testimonia la dedica posta sull’autografo “to P.”,

 l’altro è “Non rifugiarti nell’ombra”.

Montale usa nuovamente il VOI, ma non è necessario che sia Paola Nicoli, perché a volte le dà del

 ma cronologicamente significa che le ha dato maggior confidenza.

TU,

Quando usa il VOI non è mai Anna degli Uberti, perché a lei da sempre del TU.

 È una poesia d’occasione e implicitamente d’amore.

 Temi di fondo: la relazione armoniosa o interrotta tra l’io e il mondo naturale. L’intesa possibile tra

 due umani. a

nella 1 strofa è al pianoforte e in un momento di difficoltà si inceppa.

La donna

 a a

Nella 2 strofa e inizio della 3 , la natura sembra aiutare la donna, si interrompe l’accordo ma poi

 a

alla fine della 3 strofa, viene fuori un accordo più alto.

Il significato è che la momentanea difficoltà della donna coincide con quella del poeta che non sa

 tra due persone.

cosa dire e si crea quindi un parallelo

a

1 STROFA:

 La mano tentava perché andava a tentoni ed aveva delle incertezze.

o Nel frattempo, gli occhi scorrevano le pagine dello spartito incapaci di interpretarne i segni.

o Di conseguenza, la musica che ne risultava era infranta ed aveva una voce come di

o cordoglio, di lamento.

a

2 STROFA:

 Inceppata, inerme, ignara: 3 parole che iniziano con la I, non separate dalla virgola, a

o che serve per porre in crescendo la difficoltà di Paola Nicoli.

formare un asindeto

Tutto ciò che la donna ha intorno, ignaro del fatto che lei sapesse leggere lo spartito, si

o sembrava partecipare a questa

inteneriva e dalle finestre socchiuse, anche il mare

difficoltà.

a

3 STROFA:

 Continua con l’immagine che si vede dalla finestra socchiusa.

o Sono anche qui presenti 3 immagini del regno della natura: c’è il mare che è inanimato, la

o che è un animale e la fronda che è un vegetale, un ramo d’albero.

farfalla

Anche la natura non trovava le parole e l’ignoranza era sia tua che mia, perché tu eri afflitta

o nell’esprimere la musica, mentre io nell’esprimere le mie

da una momentanea incertezza

parole.

LA FARANDOLA DEI FANCIULLI SUL GRETO:

Ha una connessione con “Là fuoriesce il tritone”, poesia che rappresenta lo stato libero e la

 condizione dell’io precedente alla crisi con la natura.

Qui abbiamo la raffigurazione dei bambini che hanno vita ignara ed innocente, poi c’è anche la

 che osserva i bambini e si sente diverso da

consapevolezza dell’uomo, interpretato dal passante

loro perché adulto, cresciuto. a a

nettamente dipartite: la 1 rappresenta i bambini, la 2 l’adulto.

Ci sono due strofe

 con la natura.

La vita dei bambini si identifica con la vita in armonia

 a

1 STROFA:

 Raffigurazione della vita dei bambini e delle difficoltà dell’esistenza.

o ballo provenzale che si balla in girotondo.

Farandola:

o Il girotondo dei fanciulli sulla riva del mare o del fiume, rappresenta la vita che erompe

o dalla calura. rimanda al canneto presente in “Il canneto rispunta i suoi cimelli”, che

Tra le poche canne:

o rappresenta il luogo chiuso, circoscritto, così come la crescita dei bambini che avviene in un

luogo difficile.

Cespo umano: i bambini crescono come fossero dei vegetali. Unica volta in cui il mondo

o vegetale assume un carattere positivo.

a

2 STROFA:

 Il passante che guarda e osserva i bambini che giocano li sente come un supplizio alle

o antiche radici.

Anche qui continua con le immagini vegetali e dice che i bambini sono un cespo umano,

o mentre l’uomo si sente un cespo sradicato.

Prima, anche l’uomo era un cespo, adesso ha perso le sue radici.

o

DEBOLE SISTRO AL VENTO:

Versi particolarmente brevi. Le strofe sono 4 e le rime non hanno nessuna particolarità, tranne

 a

nella 3 strofa in cui c’è aria/vestigia che è una rima per l’occhio, ossia una rima che si scrive in

rima ma si pronuncia differentemente.

a

1 STROFA:

 che serve ad isolare il singolo elemento.

Frase nominale

o C’è una cicala che canta isolata.

o

a

2 STROFA – ha due diverse interpretazioni:

 proveniente dal profondo.

Dentro di me si allarga la venatura

o La prima fa una allusione a una forza interna segreta che però non è adeguata a vincere

o l’inerzia del mondo e c’è la figura della minaccia di distruzione dell’io che si allarga

progressivamente. come venatura o incrinatura e si lega meglio al

La seconda invece chiede di leggere vena

o seguito della strofa.

a

3 STROFA:

 Montale usa un linguaggio difficile.

o circostante si scontra con la sua labilità e gli

Ogni tentativo di fissare i tratti della realtà

o aspetti delle cose o si annullano o si mostrano frammentati ed evanescenti.

Della realtà vengono mostrati solo gli indizi minimi e precari, proprio come il breve suono

o che apre la poesia.

della cicala

Il TU impersonale sta come a dire: se TU provi a fissare la realtà, se provi a indicarla, se ne

o vuoi parlare, veicola quindi la riflessione sulle possibilità di dare conto della realtà naturale

circostante.

a

4 STROFA:

 Perciò, constatata la propria inutilità, vengono qui collegati 3 oggetti:

o si ferma.

Il gesto:

 tace.

La voce:

 La vita: si annulla.

 il punto in cui il fiume si getta nel mare, indica la fine della vita che

L’immagine della foce,

o tornerà più avanti in senso complesso, mentre qui è solo in senso metaforico.

CIGOLA LA CARRUCOLA DEL POZZO:

Immagine del secchio che viene tirato su dal pozzo e nell’acqua si definisce una vaga immagine

 identificata in un ricordo, ma quando si cerca di guardarla, questa scompare.

In generale, un ricordo del passato può essere fugacemente rivisto, non toccato e quando lo si

 lascia andare, si perde per sempre.

Proust:

 Il concetto di questa poesia richiama un po’ il “Lago di Swann” di Proust, che all’epoca degli

o ossi non era ancora stato tradotto in italiano, ma se ne iniziava già a parlare.

e ottiene nuovamente dei ricordi che

In quel romanzo, il protagonista mangia un biscotto

o aveva perso.

Tuttavia, il biscotto da solo l’input, quindi mangiare tanti biscotti non aiuta la memoria.

o Il ricordo per Proust è una riemersione in superficie della coscienza, così come l’immagine

o del secchio che viene tirato su.

Bergsson:

 La memoria volontaria si instaura nel tempo meccanico, è un recupero volontario di

o elementi che so di avere dentro me stesso.

La memoria involontaria si instaura nel tempo interiore, è una illuminazione che ci prende

o all’improvviso e ci lascia senza fiato. c’è uno scalino metrico usato per marcare uno stacco,

È composta da un’unica strofa e nel 7° verso

 il passaggio da un momento all’altro, è lì che si perde il ricordo.

UNICA STROFA:

 sale in superficie e il poeta vede riflesso il volto di una

L’acqua che ha riempito il secchio

o un personaggio ideologicamente

persona che si pensa sia una donna, Anna degli Uberti,

morto e si esclude che Montale veda se stesso da giovane.

Quindi l’immagine del secchio che sale dal pozzo è l’immagine di una donna morta che

o torna alla memoria. questo volto, ma all’improvviso sparisce per natura della memoria

Il poeta tenta di baciare

o involontaria.

Il passato si deforma, perde i lineamenti di donna, invecchia e appartiene ad un altro,

o diventa quindi irraggiungibile.

Alla fine, dopo lo scalino metrico, c’è la carrucola che stride (non cigola) per riportare il

o per sempre il ricordo.

secchio in fondo al pozzo facendo così scomparire

ARREMBA SU LA STRINATA PRODA:

La data di quest’osso è 24 agosto 1924 e ci conferma il legame con la zona critica di passaggio dal

 mondo regressivo e panico dell’infanzia a quello della disarmonia adulta che si manifesta anche in

Mediterraneo e Fine dell’Infanzia.

Descrive una situazione di minaccia non chiarita, di quando non ci sentiamo al sicuro ma non

 sappiamo perché, sensazione che Montale rievoca attraverso immagini che non spiega.

a riva, ossia ridurre la vitalità e la

L’unico rimedio a questa imminente rovina è portare le barche

 scelta della terra.

Questo somiglia un po’ all’indifferenza di “Spesso il male di vivere ho incontrato”, opposta

 all’esposizione dannunziana.

Cencetti:

 Pensa che ci sia un’altra interpretazione meta letteraria, della letteratura che ha

o cristallizzato la vita.

Bisogna mettere al sicuro le proprie poesie dando loro una forma, una raccolta.

o marinaresco e regionale ligure, come per esempio Arremba, che

Si usa qui un linguaggio settoriale

 vuol dire tirare in secco sulla riva.

a

1 STROFA:

 come quelle che abbiamo trovato in

Accosta le navi di cartone e portale alla riva:

o Epigramma, poesia dedicata a Camillo Sbarbaro, che rappresentavano le sue poesie.

è un piccolo lupo di mare, che non si avventura negli oceani

Riposati fanciulletto padrone:

o ma naviga su piccole distanze. che qui non definisce, ma che dopo definisce

Questo per non udire il senso della minaccia

o con due immagini emblematiche.

a

2 STROFA:

 Al di sopra dell’orto chiuso, simbolo della vita, svolazza il gufo, tipico uccello del malaugurio

o e il fumo dai comignoli fa fatica ad uscire perché l’aria è troppo pesante.

Forse arriva il momento della rovina che distrugge l’opera, il lavoro di molti mesi e

o quest’attimo può lavorare in due modi:

In segreto;

 In modo aperto e rovinoso.

 visto come distruttore, immagine che chiuderà

C’è ancora una volta l’immagine del vento,

o poi anche Arsenio.

a

3 STROFA:

 che forse opta per l’opzione di lavorare in segreto.

Arriva la rottura

o Chi ha costruito per modo incauto ed imprudente per mesi, sente la condanna.

o L’unica che si salva è la barca rimasta immobile.

o espressione ligure che significa ormeggia. Quindi ormeggia la tua flotta tra le siepi.

Amarra:

o

UPUPA, ILARE UCCELLO:

Troviamo l’upupa anche nel finale di “Quasi una Fantasia”.

 L’upupa è un uccello che gode di cattiva fama, infatti anche nella Bibbia è considerato un animale

 immondo. capace di

Qui Montale cerca di ribaltare la situazione, chiamandolo aligero folletto incantatore,

 il flusso del tempo.

fermare come per magia

L’upupa agisce in modo coerente al galletto di marzo, il nome ligure dell’upupa, di “Quasi una

 Fantasia”.

Anche questa poesia, come “Cigola la carrucola”, è formata da una strofa unica e da un unico

 periodo sintattico come “Corno Inglese”.

UNICA STROFA:

 L’upupa è un uccello glorioso che però è calunniato da molti poeti tra cui:

o Parini: sostiene che gufi e upupe sono dei mostri avversi al sole che svolazzano

 nella notte ed il loro verso porta malauguri.

vede l’upupa svolazzare sul cimitero.

Foscolo:

 Carducci: l’upupa è considerata funebre, portatrice di morte.

 Benedetto Croce: “Anticarduccianesimo” pubblicato postumo, sostiene ciò che

 dice Montale, ossia che l’upupa è stata calunniata da molti poeti.

“Che ruoti la tua cresta sopra l'aereo stollo del pollaio”:

o presente nella raccolta Miricae di

È una citazione che proviene da “Dialogo”,

 Pascoli.

Qui però è decontestualizzata, ossia non comprende il senso dell’originale.

 è riferito a quei galli di metallo che vengono posti sopra i tetti delle case

Qui il finto gallo

o per segnalare la direzione del vento.

L’upupa annuncia e provoca la nascita della primavera, grazie a lei il tempo si ferma e

o avviene il miracolo, il passaggio dal tempo meccanico a quello interiore come in “Quasi

una fantasia”.

La primavera non può tornare se non tornano le upupe, Febbraio non passa più, perché

o l’upupa è un piccolo folletto, un mago inconsapevole che provoca il miracolo, ma tu lo

ignori.

SUL MURO GRAFITO:

Poesia finale degli ossi che riepiloga i temi della sezione.

 Lascia un po’ un senso di incompiutezza ma lascia aperta la possibilità del miracolo.

 Spesso gli ossi brevi sono ambientati nell’ora meridiana, con la ripresa rovesciata dell’ora

 immagine che serve a dare un senso

dannunziana, mentre questa poesia è ambientata al tramonto,

di conclusione alla poesia e alla sezione.

degli ossi brevi, che tendono ad avere versi sempre più lunghi

Sono presenti le tipiche 3 quartine

 come se la voce si allargasse verso la fine.

a

1 STROFA:

 È composta da una sola frase.

o appaiono dei segni incisi e questo fa ombra sulle panchine in cui è seduto l’io

Oltre il muro

o e si vede solo un breve spicchio di cielo.

Il muro ha la stessa funzione della siepe leopardiana che occulta ciò che c’è dietro e stimola

o l’immaginazione.

a

2 STROFA:

 con risposta sottintesa.

Viene formulata una domanda retorica,

o Nessuno si ricorda più del fuoco che scorreva nelle vene del mondo, ossia la vitalità delle

o persone, che sono le vene del mondo. sembra già trascorsa, è diventata

Questo perché adesso che il sole sta tramontando, la vita

o solo un ricordo.

a STROFA:

3

 Domattina rivedrò le banchine, che Cencetti dice siano le panchine, in modo da riprendere

o l’immagine della prima strofa ed indicare che c’è circolarità, che la vita si ripete e continua.

Domani rivedrò le stesse cose che vedo oggi, ma i giorni del futuro, le mattine dove ancora

o tutto può succedere, sono ancorate come barche in rada.

Bisogna comunque riportare le barche a riva, attenuare la vitalità, scegliere la terra, non

o avventurarsi al largo.

Cencetti:

o Da una interpretazione meta letteraria.

 Esiste la desolazione delle cose note e la fiducia nel domani, ma questa fiducia è

 che comunque ha cristallizzato la poesia uccidendola,

verso la poesia del domani,

ma l’ha salvata dalla distruzione del tempo.

L’immagine delle barche ancorate alla riva, ma che comunque sono pronte a ripartire da

o l’idea che sia possibile un nuovo inizio.

MEDITERRANEO

del libro che è da considerarsi più un testo unitario che una serie, infatti si parla di

È la a sezione

3

 e le porzioni che lo compongono sono chiamati come se tutti insieme

poemetto movimenti,

costituissero una poesia unica.

La composizione risale al anno decisivo della storia di Montale.

1924,

 che nella prima edizione degli ossi è indicato con “a

Il poemetto è dedicato a Bobi B.”,

Bobi Bazlen,

 mentre nelle due successive resta “a un triestino che voleva gemellare il Tirreno e

Bobi”,

l’Adriatico.

È diviso in 2 parti:

 mette in scena i due personaggi, l’io ed il mare.

PRIMA:

o L’io si rivolge sempre al mare dandogli del tu.

SECONDA:

o l’io che si rivolge al mar Mediterraneo.

Ci sono due personaggi:

 C’è un’evoluzione, perché prima Montale è amato dal mare (padre),

Cos’è il mare per Montale?

 poi si ribella e quindi c’è un percorso di crescita doloroso ma necessario, il distacco dalle radici.

che per Montale è

C’era un periodo in cui l’uomo è immerso nel grembo della natura, l’età dell’oro

 l’infanzia (immagine idilliaca).

significa definirsi, assumere un ruolo sociale, un’identità, mentre nell’età dell’oro non

Crescere

 serviva. e l’ingresso dell’età e parallelamente c’è una

Montale racconta la adulta

fine dell’infanzia

 evoluzione sul piano poetico, il rifiuto del come immersione panica e l’accettazione

simbolismo

della propria limitazione poetica, come in “Non chiederci la parola”.

Infatti, non parla di se stesso solo come individuo ma anche come poeta, soprattutto nelle ultime

 sezioni.

Questo poemetto è colmo di influenze filosofiche e religiose (es. esistenzialismo di Schopenhauer,

 contingentismo di Boutroux).

poco significativa. Sono presenti di cui nessuna è divisa in strofe. Le rime sono

Metrica: 9 parti

 poche e libere oltre ad essere poco significative.

I - A VORTICE S’ABBATTE:

Primo movimento che presenta i della vicenda: il e il

protagonisti soggetto mare.

 Il è inserito in un paesaggio estivo già noto negli ossi brevi, mentre l’io è ritratto in una

mare

 posizione pensosa e raccolta, con il capo basso nel gesto di alzare lo sguardo dando inizio al

confronto che si svolgerà poi nei momenti successivi.

che prendono in giro il poeta quasi a segnalare la sua

Nel frattempo, appaiono due ghiandaie

 estraneità rispetto all’armonia naturale.

L’io crede quindi di poter essere un elemento della natura, ma non lo è e le ghiandaie sottolineano

 questa diversità.

II – ANTICO, SONO UBRIACATO DALLA VOCE:

Si avvia un confronto tra due situazioni temporali diverse:

 le difficoltà esistenziali sono per ora soltanto suggerite.

Presente:

o serena intesa con la natura.

Passato:

o

Il con il è lo specchio e la figura di questa condizione dell’io.

rapporto mare

 Nel (tempo imperfetto), la agiva sul soggetto coinvolgendolo in una

passato legge del mare

 dimensione panica, mentre nel è intervenuta una rottura che fa sentire l’io indegno di

presente

quella legge. che dovranno fare i conti i movimenti successivi.

È con questa crisi

 UNICA STROFA:

 si rivolge al mare, dicendo che è antico, anziano, un patriarca biblico.

Antico:

o È un personaggio antropomorfizzato al quale vengono assegnati attributi da essere umano

o come la voce e più avanti viene anche considerato un padre.

Parla della delle sue bocche, ossia le sue onde che hanno un movimento pendolare

voce

o come quello delle campane e c’è quindi un senso di un po’ come il movimento

ripetitività,

circolare.

Montale parla di se stesso, di casa sua, di poi dice che di fronte al mare l’io si

Monterosso,

o sente piccolo, impietrisce.

L’io non si sente più degno di ricevere il solenne ammonimento perché è è

cresciuto,

o diventato diverso da quel che era e si è distaccato dal mare, dalla natura.

Il piccolo movimento del era solo un momento del tuo, del perché durante

cuore mare,

o l’infanzia, il periodo idilliaco, l’io era una piccola parte della natura, aveva ancora un’unione

panica con essa.

cambia, è vasto e diverso, ma comunque rimane fisso.

Il mare

o Il è una perché se l’io applicasse la solita legge,

solenne ammonimento legge rischiosa,

o dovrebbe anch’esso svuotarsi dalla lordura, come il mare si svuota dalle scorie marine,

svuotarsi di ciò che appartiene al passato, non dobbiamo rimanerci abbracciati come ad un

cadavere.

La legge è molto rischiosa, perché si può essere espulsi dal mare e fare la fine dei sugheri,

o delle alghe e delle inutili macerie.

III – SCENDENDO QUALCHE VOLTA:

Approfondimento del componimento precedente.

 Prosegue ed approfondisce la rievocazione del con il mare quale identità cosmica e

rapporto felice

 la mette a confronto con un presente diverso e opposto.

C’è un in cui l’io rievoca la propria adolescenza a Monterosso, nei primi anni ’20, durante

flashback

 la quale sognava di compenetrarsi nella vita della natura.

Gli sembrava una cosa realizzabile perché era a portata di mano.

 Il punto più importante sono i versi da 21 a 24:

 L’immensità del mare redime anche la sofferenza dei sassi.

o Per la mobile armonia del mare si giustifica l’immobilità delle cose limitate, come la pietra e

o le canne. espressa nel movimento precedente, coincidente sul piano

Si parla anche qui della legge

o esistenziale con la non distinzione infantile dell’io e sul piano culturale con il simbolismo

quale riscatto dei particolari in nome della loro redenzione nel significato universale che li

trascende.

consisteva nella possibilità di armonizzare la sofferenza dei viventi in nome della

Allora, la gioia

 vastità marina.

Questo testo, denuncia il secondo modi incontrati negli ossi brevi ma al tempo

male di vivere

 stesso il risarcimento e la redenzione di quel male in nome dell’universalità raffigurata nel mare.

Una condizione simile annullava anche il tempo quale dispersione inesorabile e ciclo di produzione

 e distruzione.

Tuttavia, quel è finito e all’estate dell’infanzia è seguito l’autunno e quella che un

tempo gioia

 tempo era nell’io, adesso è riservata alla della conclusione (piccolo volatile verde che

pavoncella

nel primo movimento).

assolve la funzione delle ghiandaie

Per la è riservato l’unico verbo al presente del testo dopo la serie di imperfetti riservati

pavoncella

 all’io.

IV – HO SOSTATO TALVOLTA NELLE GROTTE:

Collocazione di quella anche all’interno delle coordinate sociali e civili.

armonia naturale

 Il diviene l’emblema di una e della patria sognata.

mare città utopica

 Sull’etica che la legge del mare fonda per la natura può reggersi anche la prospettiva della civiltà.

 Tuttavia, i segni della intervenuti tra l’io e quella legge si ritrovano anche qui ma in modo

rottura

 diviene un il cui disfrenamento travolge le esistenze individuali

intensificato: il padre severo

mare

costringendole alla sofferenza e alla mancanza di identità.

Il poeta ora si riconosce in questi frammenti senza redenzione e si annuncia la crisi che esploderà

 nel movimento successivo, dove la distanza e l’inconciliabilità tra io e mare sarà in primo piano.

UNICA STROFA:

 Viene fatta l’ultima del nel momento in cui c’era l’armonia.

rievocazione passato

o Il è sempre rivolto al

tu mare.

o È dentro una alza lo sguardo verso l’alto e dice che gli sbocchi e le aperture della

grotta,

o grotta costituivano delle bellissime architetture.

Dal grembo del mare, si alzavano metaforicamente le guglie di chiese enormi, ma non

o soltanto c’erano le chiese, era una che pian piano si scopriva.

città di vetro

La voce del mare rappresentava un sussurro e qui probabilmente Montale si riferiva a un

o del dal titolo “La

brano di 1910 Cattedrale Inghiottita”.

Debussy

Parla di patria, che qui può significare patria dell’infanzia ma più avanti, dopo l’esilio, viene

o percepito come rimpianto.

Esilio:

o senza corruzioni.

Chi stava in esilio poteva poi rientrare in un

 paese perfetto,

Qui allude alla presente nel 2° movimento, che richiede l’eliminazione dei

 legge

rifiuti e delle scorie.

Richiama anche la figura del un titolo scelto da Montale per una raccolta

 Rottame,

di poesie che poi sono state incluse negli ossi.

condivide il di questo rottame che il fluire del mare e della

L’io

 senso di condanna

vita ha espulso come fosse spazzatura.

L’io si riconosce nelle scorie che il mare aveva espulso e a questa legge

 si ribella

severa del mare perché trova che sia ingiusta e non la accetta.

Nel nel destino che incombe, l’unica è l’immobilità, che si contrappone al

futuro, minaccia

o movimento continuo del mare, quindi il mio destino sarà diverso.

V – GIUNGE A VOLTE, REPENTE:

Movimento che occupa il del poemetto.

centro

 Qui si l’armonia tra l’io e il tutto, il soggetto non si riconosce più nel mare.

rompe

 C’è il tra Montale ed il

distacco mare.

 Nasce contro il mare un simile a quello che il ha verso il e alla scelta del mare si

rancore figlio padre

 sostituisce quella della terra.

La vita non è più un fine ma un mezzo ed è priva di ogni garanzia di significato.

 l’uomo può rivendicare la propria dignità,

Solo in questa sfida, che consiste nella differenziazione,

 come per la ginestra leopardiana.

UNICA STROFA:

 A volte arriva un momento in cui il tuo ci spaventa e ci separa dal nostro,

cuore disumano

o si riconosce l’ingiustizia della sua legge.

in quanto essere non umano ma anche spietato (disumano).

Il poeta si rivolge al mare,

o Confronto tra il cuore dell’uomo e del mare in senso metaforico.

o ormai la mia voce è diversa dalla tua, l’eterno movimento delle

La tua musica sconcorda:

o onde adesso per me è un nemico, al contrario di come lo percepivo durante l’adolescenza.

si sviluppa l’immagine della costa scoscesa a strapiombo a ridosso del mare, in cui

In clivo:

o affiora il tema del conflitto tra mare e terra.

Margherita:

o Immagine vegetale che serve ad indicare le che ha la margherita nel

 difficoltà

perché il terreno si è spaccato.

nascere,

Indica le difficoltà di nascere delle cose allo stato di natura.

 Immedesimandosi nella margherita, condivido la sua preoccupazione di essere

 spazzata via dal mare.

Il è così splendente da abbagliare la vista.

sole

o Cresce la forza oscura del mare mentre dentro di me cresce l’ostilità che ogni figlio ha per il

o padre.

Il mare appunto viene definito padre e l’ostilità è quella del senso di dolorosa necessità

o della crescita che significa doversi distaccare dalle proprie radici.

NOI NON SAPPIAMO QUALE SORTIREMO:

Si apre lo spazio del futuro.

 dal mare e dalla sua legge, il soggetto immagina il futuro come un rischioso

Avvenuto il distacco

 passaggio dalla favola alla storia, cioè dalla dimensione dell’armonia con la natura a quella

dell’identità individuale con le sue difficoltà.

dal mare non implichi un distacco completo dalla sua

Però resta anche la speranza che l’esilio voce,

 ma che se ne possa sentire un eco.

Le potranno risarcire la perdita nell’intesa fraterna con un possibile lettore.

parole senza rumore

 C’è il dubbio, non so che futuro avremo e vengono enunciate due possibilità estreme: totale

 successo, totale sconfitta.

Se il nostro cammino andrà bene, ci porterà in spazi aperti dove nessuno è mai stato, in una terra

 come per esempio l’eden, dove potremo godere di un’eterna beatitudine.

vergine

Se invece il nostro cammino andrà male, ci condurrà a scendere fino al punto più basso nel buio e ci

 (immagine del un ricordo lontano

dimenticheremo della nostra mattino dimenticato,

vita passata

di cui non avremo più nessuna memoria).

Tema dell’esilio:

 Si ritrova nuovamente qui.

o Essere espulsi dal mare significa essere allontanati dalla propria andare in una

patria, terra

o e

straniera sconosciuta.

Ci smarriremo e dimenticheremo il perderemo non solo il ricordo della

colore del sole,

o felicità passata, ma anche la capacità di costruire rime, di fare poesie.

Questo favoloso passo si trasformerà in una inutile da rievocare.

storia triste,

o

Queste sono però due successo ed insuccesso.

alternative estreme:

 Montale spera in una via di mezzo, che gli resti qualcosa.

DISSIPA TU SE LO VUOI:

È la poesia che conclude il poemetto.

 Qui riprende e congiunge i del rapporto con il da una parte è il originario

due aspetti mare: mito

 l’indifferenziato naturale dal quale l’individuo si è dovuto distaccare, dall’altra è la

perduto, dell’io, il di una possibilità di

memoria profonda modello armonia.

L’uomo si separa dal mare, ma continua comunque a portare dentro di sé l’eco del suo

 insegnamento.

Qui il si è distaccato dal mare, ma sa che potrebbe comunque essere annullato da esso,

soggetto

 così come sa che solo dal confronto con il mare può derivare un significato.

La vita dell’individuo non ha senso al di fuori del suo consumarsi all’interno di tutto ciò che il mare

 continua comunque a rappresentare.

Mi aspetto quindi di tornare nel circolo della natura, con la della mia

conclusione vita.

 Credevo invano nella possibilità di un miracolo.

 La conclusione è di tipo nichilistica.

 Montale caratterizza Mediterraneo con la parola che significa

disintegrazione, bruciare.

 MERIGGI E OMBRE

 a

È la 4 sezione degli ossi di seppia.

 Nell'edizione del '25 il suo nome era unicamente ed era dedicata a

MERIGGI Solmi.

 Nell'edizione del '26 invece c'è stata l'aggiunta delle seguenti poesie: "I "Delta",

morti",

"Incontro", "Arsenio", che hanno tutte una connotazione funebre, quindi Montale le ha

volute connotare aggiungendo "ombre" al titolo della sezione.

 I testi introduttivi delle prime sezioni sono programmati e hanno una dichiarazione

programmatica, qui invece no.

 Nell'edizione del '25, Meriggi non era divisa in 3 e si concludeva con 3 poesie:

sottosezioni

Fine dell'Infanzia;

o Marezzo;

o Crisalide.

o

 a

Nella 3 edizione invece aprono la ma in ordine inverso, inoltre, ci sono

terza sottosezione,

altre 3 vecchie per 3 nuove per

poesie nuove: Paola Nicoli, Anna degli Uberti.

FINE DELL'INFANZIA:

 È un'introduzione non programmatica, ma con tema esistenziale.

 È il più lungo componimento degli ossi, infatti è composto da 109 versi.

 È stato scritto nello stesso anno di il ed entrambi affrontano lo stesso

Mediterraneo, 1924

tema, solo che qui in modo autobiografico mentre in Mediterraneo in modo mitico.

 Quindi, fine dell'infanzia significa rottura dell'armonia con la natura (mare) e lui racconta di

questa rottura.

 Metrica: a schema libero.

8 strofe

o C'è un'unità tra le prime 6 strofe e un'altra unità tra le ultime due.

o Nelle prime 6 prevale l'imperfetto, quindi il passato, un presente dell'infanzia che

o sembra durare in eterno.

Nelle ultime 2 strofe si identifica lo stacco dall'età dell'infanzia all'età adulta che è

o segnalato con l'imperfetto ma in modo puntuale.

C'è un in cui ci si sente diversi e cresciuti rispetto al giorno prima.

momento preciso

o

 a

1 STROFA:

Si inizia dal che da un collegamento strutturale con un mare

mare Mediterraneo,

o pulsante perché vi sono dei momenti bassi tra un'onda e l'altra, un mare un po'

non ancora in tempesta ma che comunque sta arrivando.

agitato,

Quindi già all'inizio il mare si presenta abbastanza e richiama ancora una

torbido

o volta dicendo che il mare entrava nell'insenatura di questa spiaggia

Monterosso

fatta come un piccolo golfo.

Alla foce del torrente, le onde del mare ingiallivano per effetto dei detriti.

o Quindi anche nell'età (infanzia), la natura non è idilliaca, perché il mare è un

dell'oro

o che tratta male i suoi figli per farli crescere, una concezione

padre severo

leopardiana.

Questi detriti che sono grovigli di alghe e tronchi d'albero non sono ancora stati

o espulsi dal mare, ma sono già delle scorie inservibili.

 a

2 STROFA:

Viene descritta la ed i dintorni.

spiaggia

o La spiaggia è una conca semicircolare, ospitale, che circoscrive un luogo chiuso,

o quello dell'infanzia dal quale nessuno vorrebbe mai uscire perché troppo comodo.

In quel luogo ospitale si riunivano Montale ed i suoi compagni di infanzia e intorno

o ad esso c'erano case vecchie e fatte di mattoni rossi.

Poi c'erano le termine che fa riferimento ai poeti laureati e le utilizza come

tamerici,

o rappresentazione del male di vivere:

 di Pascoli.

Myricae

 di D'Annunzio.

La pioggia nel pineto

Guardando le tamerici, l'io già sa che lo stato di natura finirà, le definisce infatti

o "stente creature".

c'è un'oscillazione tra e di crescere, perché il bambino

Decide: paura desiderio

o vorrebbe per sempre restare nel suo bozzolo, però vede gli altri crescere e sa che la

sua felicità non rimarrà per sempre tale, quindi questo si tramuterà in desiderio di

crescere.

Quindi ha due significati possibili: desiderio di crescere, paura di crescere.

decidere

o

 a

3 STROFA:

La si allarga, come una visione cinematografica e oltre al mare e la spiaggia

visione

o vediamo anche l'entroterra.

Con il pure si segnala il passaggio dal mondo confinato della all'orizzonte più

conca,

o ampio del paesaggio circostante.

Quindi il mare e le case erano delimitate da una cerchia di che possedevano

colline

o una non molto rigogliosa ma sparsa come pecore di un gregge.

vegetazione

Con le colline fa riferimento ad un componimento di Leopardi intitolato "Le

o Ricordanze".

a

Nella 2 parte della poesia torna poi a dire che la è aspra e c'è una presenza

natura

o rara e casuale di un sul dorso di un mulo (presenza mitica).

passante

Le colline chiudono lo spazio dell'infanzia e alimentano l'immaginazione e preparano

o all'illusione.

 a

4 STROFA:

Le sono l'orizzonte massimo in cui vagava l'infanzia.

colline

o Le colline erano quindi un non si andava oltre le di esse e anche

confine, cime

o adesso, la memoria stanca non osa varcarle, come se anche in età adulta non si

osasse infrangere quel tabù.

La non è idilliaca, infatti c'erano che correvano tra cespugli di rovi e

natura strade

o portavano a considerati quindi chiusi, remoti e misteriosi, dove si è

luoghi recessi,

immersi nell'ombra e nel (non ci sono grotte, Montale ha fuso due

silenzio

immagini).

Questo recesso ombroso, sembra un luogo incantato.

o Ogni tanto qualche debole e rara brezza soffia dall'alto fino a lambire quel luogo che

o ci sembrava incantato.

 a

5 STROFA:

Il discorso sulle di Monterosso si chiude.

colline

o Intuivamo come può intuire un bambino, senza razionalità e con immaginazione, che

o questi sentieri sui monti portavano a qualcosa di misterioso, ignoto.

Non sapevamo dove ci avrebbe condotto la nostra infanzia, ma lo immaginavamo.

o La era un continuo flusso di momenti in cui succedeva sempre qualcosa di

vita

o nuovo e si viveva un eterno presente.

Il non lasciava residui per gli attimi futuri, i bambini vivevano in questo

passato

o presente incantevole e la vita era per loro una continua ogni giorno c'era

avventura,

una nuova scoperta.

Non c'erano precise a cui attenersi, non c'erano proibizioni.

regole

o Non si distingueva tra non sapevamo quando eravamo felici e non

gioia e tristezza,

o provavamo neanche invidia per la felicità degli altri.

Poi, tornati nella nostra (titolo di una delle ultime poesie degli ossi),

casa sul mare

o nella nostra stupita fanciullezza (continuo stupirsi), il nostro mondo aveva un centro.

La nostra trovava una immediata con il ogni

interiorità corrispondenza mondo,

o attimo corrispondeva a qualcosa del con il quale eravamo in

mondo esterno,

armonia.

Attribuivamo il un gesto spontaneo dell'infanzia che però segna

nome alle cose,

o l'inizio della dell'ingenuità infantile, in quanto quest'azione è già intellettuale

rottura

e quindi segna una specie di preparazione alla

inconsapevole fine dell'infanzia.

 a

6 STROFA:

Eravamo nell'età vicina alle origini, tema presente anche in "La

verginale, fuoriesce

o il tritone".

Le sono personaggi mitici, di una favola, sono belle sorelle che possiamo

nuvole

o guardare viaggiare.

Questa è una visione tipica dell'infanzia a cui subentra un che

mondo di simboli

o vanno interpretati, quindi subentra la visione della perché nell'infanzia le

maturità,

sono mentre nella maturità diventano che sono difficili da

nuvole sorelle, cifre,

capire.

La nel periodo dell'infanzia sembrava nata da un seme diverso rispetto a

natura

o quello che ci aveva generati, sembrava fatta da una sostanza diversa dalla nostra.

Potevamo ammirare la natura come stupiti ed estasiati, perché era il

modello,

o che la nostra anima confusa non poteva neanche sognare di raggiungere

miracolo

ed imitare, un modello quindi irraggiungibile.

La natura è vista come un'entità potente, universale, che sovrasta

grande,

o chiaramente l'individuo.

È un ma un padre.

padre severo,

o Eravamo in quest'età che credevamo sarebbe durata per sempre.

illusa,

o

 a

7 STROFA:

Si passa dall'imperfetto al passato.

o Volarono anni, quindi il tempo si mette a correre e l'infanzia sta per finire.

o Troviamo la il mare è molto potente e vorace come un padre

prima incrinatura,

o severo che scatena la sua rabbia e travolge ogni nostra sicurezza.

Ormai anche il somiglia alle

mare tamerici.

o C'è l'immagine dell'implacabile che che è preannunciata da un

alba deve sorgere,

o rigo di luce che filtra sotto la porta.

Montale ha sempre usato il ma qui invece usa il come ad indicare

forse, CERTO,

o l'inesorabilità di cose che accadranno di lì a poco.

Quindi dopo aver aperto la porta scoprimmo l'inganno che avevamo vissuto fino ad

o ora e davanti a noi si prospettò l'immagine della che stava scoppiando sul

tempesta

mare.

Il nuovo giorno porta il mare in tempesta.

o Ora le non sono più le belle sorelle ma sono nuvole gonfie di

nubi temporalesche,

o pioggia.

La si addensa così come lo spazio dell'infanzia, che si riduce ad un cortile.

tempesta

o Gli ultimi due versi sono due frasi e come in c'è il passaggio d'età.

Mediterraneo

o

 a

8 STROFA:

Nostalgico dalla crisi precedente, Montale torna a rievocare i che nei

giochi infantili

o primi 3 versi sono elencati per mezzo di una struttura nominale.

Parla quindi del e rimanda all'immagine di pienezza gioiosa e insieme di

passato

o distacco.

Gli ultimi 5 versi riprendono la narrazione interrotta nella strofa precedente e la

o completano dicendo che le vite dei bambini vengono raggiunte dal vento della vita.

Questa conclusione è colma di mistero.

o Qui ritroviamo la figura del luogo canonico del paesaggio degli ossi.

canneto,

o Dice che la loro trascorreva felicemente e rapidamente e nuovamente

infanzia

o usando la dice che rimasero muti ad aspettare il momento in cui si

CERTEZZA,

sarebbe scatenata la burrasca, quella che avrebbe segnato il passaggio dall'infanzia

all'età adulta.

Non è chiaro se il porterà vita o distruzione ma sicuramente porterà un

vento

o cambiamento.

L'AGAVE SULLO SCOGLIO:

 L'agave viene citata in Mediterraneo.

 È presente il tema della persistenza della vita in un contesto ostile, perché l'agave cresce su

uno scoglio.

 C'è anche il tema del l'immagine conclusiva di "Fine

vento, dell'Infanzia".

riprende gli stessi temi di "Cigola è un po' una sua copia.

VASCA: la carrucola nel pozzo",

CLIVO:

 Viene citata in Mediterraneo.

 C'è l'immagine della il senso di frammento che in Mediterraneo significava lo scorrere

frana,

della vita e il senso di disfacimento presente nella natura.

CRISALIDE:

 a

Poesia dedicata a che apre la 3 e ultima sezione di e sempre

Paola Nicoli, Meriggi e Ombre

a lei saranno dedicate anche le due poesie successive, mentre le ultime 3 spettano ad

Arletta.

 Si comincia con l'arrivo della che dovrebbe portare novità e è appunto

primavera Crisalide

Paola Nicoli.

 Montale accenna ai della donna usando termini vaghi e la prima parte della poesia

problemi

è stranamente sentimentale, mentre il finale è più legato al sottofondo filosofico di "In

Limine".

 Qui il che ti salva, presente in è identificato in una di cui si

fantasma limine, barchetta

aspetta inutilmente l'arrivo, perché non arriverà mai e quindi il non accadrà.

miracolo

 Dato che il miracolo non accade, nel finale subentra una che sta nella

situazione cristologica

speranza di poter offrire la propria felicità in cambio dell'infelicità di lei.

 Paola Nicoli non è una donna portatrice di è lei ad aver bisogno di essere salvata a

salvezza,

differenza degli altri personaggi femminili di Montale che sono tutte donne salvifiche.

 La è un momento di passaggio, lo stadio intermedio tra bruco e farfalla, ma quella

crisalide

di Montale è una crisalide che non diventa farfalla, la donna ha il destino di rimanere

incompiuta.

 La è insolitamente mentre la ha un senso un po' più

prima parte romantica, seconda

filosofico e religioso.

 Concetti presenti in "In Limine":

Immagine della che corrisponde al che ti salva,

scialuppa di salvataggio fantasma

o ma è solamente un non vedremo mai sorgere il miracolo.

miraggio,

Contrapposizione tra che è il circolo di cui siamo prigionieri e

bergsoniana necessità

o ossia rottura di questo circolo.

libertà,

L'io narrativo vuole per così come un brucia facendo si che il

sacrificarsi VOI, paletto

o fuoco possa continuare a bruciare.

c'è più un concetto di mentre qui è più un'immagine cristologica

In limine preghiera,

o del sacrificarsi per la salvezza altrui.

 Mediterraneo:

Anch'essa si chiude con l'immagine di un che però è prevede

fuoco, fine a se stesso,

o solo di bruciarsi.

Qui invece è un fuoco che mostra l'immagine di un che produce la

sacrificio,

o distruzione dell'io ma anche la salvezza del TU.

 a

1 STROFA:

È dedicata interamente alla descrizione della primavera.

o Sono presenti ancora i segni dell'autunno, anche se ormai la primavera è arrivata.

o L'albero di colore verde scuro si sta ricoprendo di venature gialline, che sono i nuovi

o germogli e sta mostrando il risorgere del rinascere della come ogni

nuova vita,

primavera.

Queste piante somigliano a Paola Nicoli, alla quale si rivolge con il piante che

VOI,

o stanno rinascendo adesso, che hanno ancora poche foglie.

L'io si fa avanti solo alla fine della strofa, stessa struttura che avremo anche nella

o strofa seguente.

 a

2 STROFA:

Le aumentano sempre di più e la gioia di scoprirne di nuove supera tutte le

fronde

o altre.

Sono presenti dei punti di contatto con "In infatti parla di e che

Limine", orto lembo

o viene investito dal vento vivificante.

Avviene la stessa cosa di prima, l'io si sente in disparte, cosa che già prepara il finale,

o il senso di personaggio come creatura cristologica.

sacrificio,

 a

3 STROFA:

I non sono chiarissimi, ma si capisce che la donna ignora i veri

primi 3 versi

o sentimenti dell'uomo.

Quella che voglio siete voi, che mi offrite un po' del vostro che

calore umano

o provoca turbamento e tenerezza.

Non vorrei perdere neanche un momento del vostro calore umano, perché è questa

o la parte di che mi spetta, tutto il resto non mi interessa.

felicità

Tutto ciò che voglio è questo turbamento del cuore che entra nel vostro cuore e vi fa

o volgere il viso verso l'alto.

La mia è questo lento giro d'occhi che adesso sono in grado di vedere

ricchezza

o dentro voi stessa.

Montale sperava che con la donna si fosse creata una sorta di complicità.

o

 a

4 STROFA:

Il senso di sembra essere assecondato dal vento che sbatte le bandiere

complicità

o tra le case.

Si crea un perché la donna sembra appartenere come l'io al limbo, una

contatto

o condizione sospesa delle esistenze incompiute e si riferisce al nome dato

Crisalide

alla donna, che non diventa farfalla.

Anche questa questo legato alla primavera, è uno sterile segreto,

rinascita, rifiorire

o che non serve a nulla, non migliora la situazione, è un prodigio fallito, senso di

miracolo mancato.

 a

5 STROFA: a

La parte si con la 4 strofa.

sentimentale conclude

o Le onde del mare si possono intravedere al di là della ma Montale usa il

finestra,

o termine quindi è una finestra che da un senso di

sbarre, prigionia esistenziale.

Le ci parlano di ma ci illudono e questa astratta si

onde del mare salvezza, illusione

o concretizza con i fumi che poi diventano navi.

Tutta questa strofa ci da un senso di quasi magico.

miracoloso,

o Una di queste spicca un volo senza rombo, si muove agile e silenziosamente,

navi

o senza fare rumore.

L'alcione è il termine con il quale si riferisce al Martin Pescatore.

o Il viene nascosto dalle nubi, il momento caldo termina e nel meriggio afoso

sole

o spunta la come se fosse un essere magico, dal nulla spunta e si

barca di salvezza,

dirige verso la riva dove ci attende.

Quest'illusione diventa fumo che si trasforma in golette, una di queste si muove

o mandando una scialuppa di salvataggio che si ferma davanti alla riva.

 a

6 STROFA:

Si rivolge alla quindi a Paola Nicoli e le dice che la sofferenza che non ha un

Crisalide,

o nome è molto amara e fa in modo che veniamo dimenticati, che di noi non restino

neanche le impronte sulla polvere.

Tuttavia, continueremo a camminare senza smuovere un sasso solo dal grande

o muro, oltre il muro c'è il della salvezza che in questo caso è la (in

fantasma barca

limine).

a

Per la 3 volta negli Ossi viene nominata la parola e si pone la condizione

miracolo

o tra e perché la libertà è vista non solo come possibile

libertà necessità, in limine

liberazione dal muro ma come tutto ciò che avviene al di fuori della catena delle

necessità.

 a

7 STROFA:

Questa che viene verso la riva non c'è, è stata solo un

barchetta di salvataggio

o sogno.

Anche la sembra ma in peggio, soprattutto l'aspetto della riva che

natura cambiata,

o prima era un luogo ospitale.

Siamo dal silenzio che ci chiude in un lembo, in un piccolo spazio

imprigionati

o ristretto e io non sono neanche capace di parlare per dire il patto che vorrei

suggellare con il destino, ossia scontare con la mia condanna la vostra gioia.

Questo è il mio poi non dovrò chiedere altro alla vita.

ultimo desiderio,

o Il finale è molto delicato, Montale è molto discreto nell'accennare ai della

problemi

o Nicoli, vuole lasciare intuire ma non dice niente di preciso.

Parla dei sacrifici che fa una di mantenere una famiglia senza farsi un'amante,

donna

o rinuncia ad una avventura amorosa per non turbare i propri figli.

Decisione di troncare i rapporti.

o

 Crisalide rappresenta l'idea del destino incompiuto, perché la Crisalide non diventerà mai

una farfalla e la donna sarà sempre una donna a metà.

MAREZZO:

 Idea del che sembra compiersi, ma l'ora del miracolo passa senza che esso

miracolo

avvenga.

 La poesia di Montale è del genere "Attesa una lettera a Paola Nicoli.

del Miracolo",

 L'attesa del miracolo rimane sempre delusa.

CASA SUL MARE:

 Terzo elemento del trittico di poesie dedicate a Paola Nicoli che chiudeva la sezione Meriggi

nell'edizione del 1925.

 È uno dei vertici degli ossi del '25 ed il componimento è stato scritto nel 1924.

 Descrive un che poi diventa un'avventura

episodio realistico metafisica.

 Racconta il suo nella sua come suggerisce il titolo,

ritorno a casa, casa al mare,

un'espressione già incontrata in "Fine parliamo quindi della casa di

dell'Infanzia",

Monterosso, anche se negli ultimi anni sono stati avanzati dei dubbi.

 Si pensa infatti che siccome la poesia è stata dedicata a Paola Nicoli allora la casa potrebbe

essere la sua (Paolo e in tal caso saremmo sul un quartiere

De Caro) lido d'Albaro,

residenziale che si trova nella zona balneare est di Genova.

 Sappiamo con certezza che Montale fu ospite a casa della Nicoli per alcuni giorni, quindi

questa "casa rispecchierebbe questa situazione di e ce lo fa pensare il

sul mare" ospitalità

fatto che la poesia sia stata pubblicata nei primi mesi del '25, dopo questo avvenimento.

 Tuttavia, un conto è la verità biografica, un conto è quella poetica, perché la casa sul mare è

un che segna il confine tra terra e mare, perciò non ci importa sapere dove

luogo simbolico

ci troviamo, quello che conta è la verità poetica.

 Quindi l'io torna a questa casa sul mare dopo un periodo di lontananza e viene mostrato il

delle cose che si ripetono, dopo questo ritorno si innesca una realtà

senso del ritorno,

metafisica.

 Metrica e Struttura:

È molto significativa, c'è un parallelo nel contenuto.

o 4 strofe di metro libero che sono tutte collegate tra di loro da un'anafora

o tendenziale.

L'anafora è la ripetizione iniziale di blocchi testuali, qui non c'è una ripetizione vera e

o propria, letterale, ma è tendenziale, infatti tutti gli inizi delle strofe danno un senso

insensata.

di ripetizione

Siamo inseriti in un che si identifica anche a livello

movimento circolare

o contenutistico, non solo a livello di metrica e anafore.

Quindi, movimenti circolari, insensatamente e solo alla fine c'è un

ripetitivi

o che rappresenta l'uscita dal circolo delle necessità, il senso di

movimento lineare

verso l'esterno.

fuga

 a

1 STROFA:

Il finisce qui, ma qual è questo viaggio?

viaggio

o  A un primo livello è un viaggio un viaggio di

materiale, ritorno.

 Ad un livello può essere banalmente considerato il

metaforico viaggio della

vita.

 Forse, più specificatamente, si riferisce ad un'avventura che lui e la Nicoli

hanno condiviso, perché tra loro due non c'era una relazione, ma i loro

destini erano accomunati e adesso l'incanto si è chiuso.

 Sul piano è il viaggio del attraverso il libro.

meta letterario lettore

Comunque vogliamo intendere il loro è certo che si sia senza

viaggio, interrotto

o arrivare ad una conclusione perché l'io non era più capace di andare avanti.

La è un punto di non possiamo più andare oltre perché c'è il

casa sul mare confine,

o mare. senso di un destino incompiuto, proprio come questo viaggio.

Crisalide:

o Il tra le preoccupazioni meschine che inaridiscono l'anima ormai

viaggio termina

o incapace di reagire, dominata dalla totale arrivata al punto in cui non

indifferenza,

riesce più a provare niente.

Adesso i sono tutti si ripetono in circolazione (prima immagine

minuti uguali e fissi,

o del tempo circolare).

Richiamo a "Cigola un giro e tira su un po' d'acqua.

la carrucola nel pozzo":

o

 a

2 STROFA:

Siamo arrivati alla ed il viaggio finisce qui, in questa spiaggia che viene

casa sul mare

o colpita dagli incessanti e lenti flussi di onde.

Le richiamano l'immagine di una inesorabile, senza alcuna fretta.

onde ripetizione

o Sono oppure perché più avanti si parla delle maree, ma

flussi delle maree onde,

o comunque sono entrambi ripetitivi.

Il su cui i soffi di vento disegnano leggere increspature, non ci fa vedere niente

mare

o se non pigri fumi ed in quest'aria tranquilla, raramente riusciamo ad intravedere tra

le nuvole che si spostano nell'aria e formano che sembrano isole, la Corsica

disegni

con i suoi monti e la Capraia.

Qui Montale imita un brano di D'Annunzio, "Meriggio", che a sua volta si rifaceva a

o Dante.

 a

3 STROFA:

Entra in scena il al quale viene concessa la parola.

TU,

o Tu mi chiedi se se tutto svanisce in questa nebbia di memoria,

tutto termina qui,

o tutto scompare come i fumi che il vento non ha ancora disperso.

Così come lasciano intendere gli elementi naturali, si tratta di una natura

o non fissa.

evanescente,

Vuole sapere se il nostro destino comune si identifica nelle nel senso

ore immobili,

o che non vuole andare avanti.

Prima c'era il delle lancette, adesso il tempo che quasi

movimento ripetitivo

o si rifiuta di andare avanti.

assonnato

Vuoi sapere se la vita è tutta qui, se il nostro si identifica con la stasi, con

destino

o l'immobilità, sparire nel nulla senza lasciare traccia.

Mi piacerebbe dirti di ossia che per te si avvicina il in cui passerai al di

no, momento

o là del tempo, un che interrompe la circolarità del tempo.

movimento lineare

forse potrai passare, forse potrai superare la logica del tempo meccanico di

TU TU

o Bergsson, dal tempo ripetitivo.

uscire

Montale vuole credere alla ma è una troppo e remota alla

salvezza, possibilità vaga

o quale sotto sotto non crede nemmeno lui, vuole farlo solo per rassicurare la donna.

C'è la solita sulla possibilità di salvezza, si usa sempre il perché

incertezza FORSE,

o solo chi lo vuole supera il tempo diventando infinito.

La maggior parte delle persone non si salva, ma forse questa salvezza riguarda te,

o sicuramente non me, perché l'io può pregare unicamente per la salvezza altrui.

Per i più, non è ma qualcuno può sovvertire i segni del destino e passare

salvezza,

o attraverso il varco che in "In è rappresentato dalla nella rete.

Limine" maglia rotta

Qualcuno riuscirà a trovare una e la salvezza consiste nel ritrovare se

via di fuga

o stessi, realizzarsi in modo compiuto, perché la vita è al di là del muro.

VERA

Prima di arrendermi vorrei indicarti questa che è non è una strada

via di fuga, labile,

o maestra ed è come una schiuma prodotta dalle onde o l'increspatura

quasi invisibile

prodotta dal vento, una salvezza così che Montale la chiama

rara MIRACOLO.

Ti affido anche la mia sono incapace non solo di salvarmi ma anche solo di

speranza,

o sperare di salvarmi, siccome non la so alimentare in vista di una possibilità futura,

allora la a te, in modo che tu possa farne buon uso e la offro al tuo

dono destino

come pegno di che possa salvarti.

salvezza,

 a

4 STROFA:

È composta da soli 4 versi.

o Viene ribadito nuovamente il concetto di che finisce tramite le che

cammino maree

o si alzano e si abbassano, altra immagine di tempo circolare.

Inoltre il tempo oltre ad essere ripetitivo ci consuma così come le maree consumano

o la superficie del mare.

Qui arriva anche il in quanto il poeta si riferisce alla

movimento lineare donna

o dicendole che non è ancora troppo lontana fisicamente ma che spiritualmente è già

tanto che il suo cuore non può più sentirlo.

lontanissima,

il della donna sta salpando verso l'eterno, lascia il tempo circolare per

FORSE cuore

o andare verso l'eternità.

RIVIERE:

 Poesia pubblicata nel anche all'interno della rivista "Primo di e

1922 Tempo" Solmi De

Benedetti.

 Montale non amava questa poesia, infatti era considerata da lui inadeguata a concludere gli

ossi di seppia.

 Secondo le dichiarazioni di Montale, la poesia risale al quindi è considerata una delle

1920,

poesie dell'opera.

più antiche

 Qui vediamo il Montale apertamente come in "Accordi" dove tenta di far si che la

simbolista

poesia appaia come musica.

 Ha voluto concludere con un la sua opera negativa producendo una conclusione

lieto fine

molto strana.

 Qui sembra essere superata la crisi di e sembra che segni la crisi

Mediterraneo Riviere

esistenziale, invece, se guardiamo la cronologia, questa fase si colloca a monte, perché

Riviere è più antica ma comunque Montale ha deciso di metterla alla fine.

 Angelo Barile:

Poeta ligure un po' più grande di Montale al quale è dedicata questa poesia.

o Montale e Barile erano in contatto dal e gli ha dedicato questa poesia per

1920

o comunanza poetica.

Riviere rappresenta le due riviere della liguria, quella del e quella del

ponente

o levante.

Mediterraneo è dedicata a Bazlen in quanto alla fratellanza con il mar mediterraneo,

o mentre questa è dedicata a Barile per le due riviere liguri.

 Metrica:

4 strofe a schema libero.

o Sono presenti molti versi che Montale spezza in due per dare il senso

scalini metrici,

o di una divisione sintattica ma che a livello metrico non ci sarebbe.

 Montale si rivolge direttamente alle riviere dandogli del come fa in

tu, Mediterraneo.

 a

1 STROFA:

Parla del che si vede dalle Riviere accennando unicamente a immagini di

panorama

o tipo vegetale:

 espressione ligure che sta per che pendono da

Erbaspada: foglie di agave,

un ciglione che si affaccia sul mare agitato, in tempesta.

 Due pallide sui giardini deserti.

camelie

 Un chiaro che si innalza verso la luce del sole, che si tuffi

eucalipto giallo

verso l'alto, al contrario.

Vengo catturato da questo spettacolo e gli invisibili fili della memoria (infanzia) si

o a me.

asserpano verbo inventato da Montale che significa produrre spire circolari come

Asserpano:

o serpenti.

Mi sento preso da questo spettacolo come se fossi una presa da una

farfalla

o ragnatela formata da ulivi e girasoli.

 a

2 STROFA:

Mi sento ma in senso buono, è una prigionia piacevole quella di

prigioniero

o abbandonarsi ancora una volta a rivivere i di un tempo, quelli mai

giochi infantili

dimenticati.

C'è sempre il vocativo all'elemento della natura a cui si rivolge.

o Ricordo il che mi avete fatto bere quando ero ancora incerto su come

filtro

o muovermi nella natura.

È come se avessi bevuto un per vedere la natura in modo diverso.

filtro magico

o I aprono un elenco in cui parla della vista in questo modo magico:

due punti natura

o  Le ed il cielo sembravano un tutt'uno.

colline

 Nella entravano le onde e sulla sabbia venivano risucchiate.

spiaggia

 In tutte le cose c'era un "fremer uguale, tutto il mondo sembra

di vivere"

ammalato da questa volontà di vivere.

 Tutto sembrava esaurirsi in se stesso, non c'erano cose da capire.

le erano persone magiche, belle sorelle che si guardano

Fine dell'Infanzia: nuvole

o viaggiare, non c'era l'indagine razionale, non erano cifre o sigle. Ogni cosa era solo se

stessa, non c'erano significati nascosti da interpretare con razionalità.

 a

3 STROFA:

Serie di in cui Montale si abbandona alla bellezza della natura ed unica volta in

frasi

o tutta la raccolta in cui compare l'osso di seppia.

Osso di seppia:

o  Può sembrare come le inutili macerie che il mare cerca di tirare fuori da sé.

 In c'è la del mare, ossia la possibilità di non

Mediterraneo, legge severa

essere considerati come individui della natura.

 In realtà qui l'osso di seppia viene non rappresenta un'entità

reintegrato,

inutile, non viene espulso dalla natura ma può e quindi far

galleggiare parte

del tutto.

 L'uso di questo termine è in questo caso un sottile dell'opera

tradimento

intera.

Parla di con la natura, scomparire come essere umano e diventare l'acqua

fondersi

o di una sorgente che fuoriesce da una roccia, morire come uomo e come

rinascere

sorgente.

la propria e diventare parte del tutto, desideri che avevo

Perdere identità umana

o nella mia età fanciullesca e che lentamente morivano sorridendo.

Anche qui c'è una sorta di perché lo stato di natura non è mai

fine dell'infanzia

o idilliaca.

Subito dopo, c'è una che viene riassorbita nei versi successivi.

crisi

o

 a

4 STROFA: marine e terre ha lo stesso significato, in sostanza sono

Un giorno o terre: paesaggi

o bagnati dal mare. Potevo considerarvi bellezze funebri.

Il non esclude i dello stato di che non è mai

paesaggio naturale toni crudi natura,

o totalmente felice, perché c'è la del mare che prevede l'espulsione del

legge severa

singolo purché si salvaguardi la natura.

Oggi torno a voi perché con le esperienze della vita mi sono rafforzato, ma

più forte

o forse mi sbaglio, è un inganno.

Le comprendono ricordi e due aggettivi divisi dal

cose passate lieti atroci, trattino

o nel testo, ma forse è giunto il momento di unire questi due elementi in una sintesi di

serena saggezza.

Montale non nega nessuno dei due aspetti, ma fa una dicendo che forse

sintesi

o riuscirà a racchiuderli in un porto di serena saggezza.

Tutta la parte finale è al quindi c'è un senso di

futuro, auspicio.

o Quindi, in questo quando la mia anima non sarà più divisa tra questi

giorno futuro,

o sentimenti di passata tristezza e nuova forza, potrò ascoltare le voci della natura e

metterle nella pagina, così come le sue lusinghe.

Potrò fare tutto questo una volta che avrò ottenuto la della mia

sintesi anima.

o Potrò cambiare in inno l'elegia della triste passata.

o Questi prima erano mentre sono e pieni di linfa

alberi secchi e nudi, oggi gonfi

o vitale, probabilmente per l'arrivo della primavera.

Anche io, come quegli alberi, potrò sentire il riemergere dei sogni passati, un

o fremere frenetico, folle, di voci che spingono verso la scrittura poetica.

Anche potrò rifiorire come quegli alberi in

io rivivere, primavera.

o

EDIZIONE DEL 1928:

 Montale sentì il bisogno di e di modificare la sua opera.

cambiare

 Nel '26, morì assassinato da una squadra di fascisti, quindi l'edizione del '28 fu

Gobetti

pubblicata da un editore torinese, fratelli Ribet.

 Oltre alla poesie in aggiunta, c'era una scritta da legata all'idea

prefazione Alfredo Gargiulo

accademica della poesia.

 L'aggiunta è di 6 poesie:

2 poesie poste in una sottosezione chiamata "Altri alla fine

Prima sezione: Versi",

o dei Movimenti.

Ultima sezione:

o  Vengono aggiunte 4 poesie.

 Il nome diventa "Meriggi e non più solo "Meriggi".

e Ombre"

 a

Viene diviso in di cui la è costituita da sola da e poi

3 sottosezioni 2 Arsenio

l'ultima da: "I "Delta" e "Incontro", che spiegano le ombre del titolo.

Morti",

 Sono poesie di dedicate ad un personaggio donna

tono cupo, Arletta,

morta.

 Il nome di Arletta corrisponde a quello di un nome

Anna degli Uberti,

evanescente quanto il suo personaggio.

 Le poesie d'amore sono pochissime, solo Crisalide, che è dedicata a Paola Nicoli ha un tono

sentimentale.

 Arletta: Persona che Montale ha conosciuto nel primo dopoguerra.

o Ragazza di Roma che frequentava durante le vacanze a Monterosso, a partire dal

o 1919.

I rapporti con lei cessano nel quando la sua famiglia decide di trascorrere le

1924,

o estati in vacanza a Riccione e non più a Monterosso.

Personaggio poetico che nasce nel e che occupa tutta la vita poetica di

1926

o Montale.

Ad un certo punto viene chiamata perché sapeva interpretare benissimo il

Capinera,

o verso delle capinere, il cui nome scientifico è quindi ci fa pensare a

Silvia, Leopardi.

 L'episodio di è più circoscritto, nel

Paola Nicoli 1924.

ALTRI VERSI

VENTO E BANDIERE:

 è ma si comincia a sviluppare questo aspetto.

Arletta assente,

 persistenza del ricordo e impossibilità di far rivivere il passato.

Tema:

 Vengono rievocati alcuni in cui Anna era ancora lì, ma adesso questo tempo è

episodi

passato, non c'è più e ne rimane solo il

Anna ricordo.

 L'io rimane in sospeso tra il rimpianto e l'accettazione riluttante del presente.

 Metrica:

Solite degli ossi.

quartine

o Forme non aperte e libere.

metriche chiuse,

o I sono tutti composti da

versi endecasillabi.

o Le strofe sono con uno quasi e hanno sempre le rime incrociate tranne

schema fisso

o l'ultima, il cui schema metrico è ABBA.

 prime 3 strofe, parte commemorativa e descrittiva.

Prima parte:

 ultime 3 strofe, riflessione para filosofica che nasce dalla constatazione di un

Seconda parte:

episodio, Bergsson.

 a

1 STROFA:

È presente un che continua ad essere tale anche nella strofa successiva.

soggetto

o Una folata di scompiglio a i capelli e sollevò il profumo del mare verso le

vento TE

o valli percorse da sentieri.

Notare l'utilizzo del TU.

o

 a

2 STROFA:

Quella stessa folata, schiacciò il vestito e ti modellò a sua immagine.

TUO

o Il poeta pensa a come è possibile che il sia tornato ora che non ci sei più,

vento TU

o ora che sei lontana.

Non fa una domanda, ma una constatazione.

o

 a

3 STROFA:

Qui la è perché il poeta pensa a come questo vento abbia

constatazione attonita,

o osato a tornare.

Una volta calmata la sua furia, il si è placato, anche le tempeste della passione

vento

o si sono calmate e ora posso con un po' di calma questi

rievocare momenti.

Come è possibile che adesso il giardino abbia riaccolto questo che

sommesso alito

o prima era un vento forte.

 a

4 STROFA:

Inizia la e dice che il tempo non fa mai si che gli eventi si configurino allo

riflessione

o stesso modo.

I possono essere:

grani

o  Quelli del rosario;

 Quelli della di una clessidra;

sabbia

 I seminati nei solchi dei campi.

chicchi di grano

Meno male che il non si ripete, altrimenti la nostra esistenza e il mondo

tempo

o intero si esaurirebbero subito insieme alla natura.

Il è tornato, ma lei non c'è più, quindi le cose non si ripetono sempre allo

vento

o stesso modo.

 a

5 STROFA:

Il è una non sgorga più di una volta e adesso da vita a questo

tempo sorgente unica,

o spettacolo.

Il vento è tornato e lei non c'è più, però vedo un gruppo di che sta

abitanti

o preparando gli addobbi per una festa paesana, quindi il mondo continua.

Pare incredibile ma nonostante Anna non ci sia più, gli uomini festeggiano, quindi la

o è alla tristezza dell'io.

natura indifferente

Sottintende un considerava Anna già morta, scomparsa da

ricordo leopardiano,

o questa vita.

 a

6 STROFA:

Il anche se lei non c'è più, una constatazione implacabile.

mondo esiste

o Il è sospeso tra e tra il ricordo di cose passate non troppo

tono passato presente,

o lontane e la constatazione della diversità della vita attuale.

FUSCELLO TESO DAL MURO:

 Indaga la possibilità che un irrompa nella trama dei giorni, che spezzi il ritmo del

miracolo

di tutti i giorni.

tempo meccanico

 passaggio dal tempo meccanico al tempo interiore.

Miracolo:

 Quello che Montale chiama miracolo è spesso un evento minimo, insignificante.

 Questo teso dal muro è semplicemente un che sporge da un muro che

fuscello ramoscello

Montale assimila a una che sembra segnare il tempo, quindi rappresenta il

meridiana tempo

che scorre.

 Montale immagina che il fuscello senta la prigionia del tempo meccanico.

 a

Nella si verifica l'evento che segna lo questo fuscello non è più solo ma c'è

2 strofa stacco,

un che si è impigliato ad esso, uno straccio, qualcosa di solido, oppure una semplice

velo

ragnatela.

 Comunque sia, qualcosa è successo, si è aggiunto il velo e questo basta per il

liberare

fuscello dalla schiavitù del tempo meccanico.

MERIGGI E OMBRE

I MORTI:

 Mette in scena i i quali prendono la parola e rievocano la propria

pensieri dei morti,

esistenza.

 I morti non sono veramente morti, non sanno staccarsi per intero dalla propria vita, quindi

continuano a vagare sulla terra e restano in una situazione di incompiutezza.

sospesi

DELTA:

 Andrebbe letta insieme ad incontro perché sono legate dal titolo, infatti il titolo originale di

è "La che non è altro che la generalizzazione di

Incontro Foce", Delta.

 In "I Montale parlava in infatti non è presente Arletta.

Morti", termini generici,

 Delta tratta un tema complementare ma è rivolto a un ossia ad il cui alias è

TU, Anna

Arletta.

 È una poesia che concretizza l'idea dei morti.

 elemento fisico che assume subito un significato metafisico che avevamo già visto in

Delta:

"Debole La foce è considerata la fine di qualcosa.

sistro al vento".

 Cambia il che non è quello dei morti ma del che constata la difficile

punto di vista vivo

persistenza dei morti nella memoria dei vivi.

 La è quindi i vivi devono cercare degli espedienti per farli rimanere nel

memoria labile,

ricordo, usare delle per poterli ricordare.

immagini

 Il Delta ha un ed in ogni strofa sono presenti

titolo valore funebre immagini acquatiche.

 piuttosto regolare. Ci sono simmetriche di cui la prima e l'ultima sono

Metrica: 4 strofe

quartine con mentre quelle centrali sono composte da 6 versi e le rime sono

rime regolari,

piuttosto libere.

 a

1 STROFA:

A te ho collegato una che si esprime a quindi non una vita piena ma

vita sussulti,

o una vita nei (immagine acquatica), quella delle emozioni

interrotta travasi secreti

profonde.

Questa vita è quella che si getta nel mare come un delta, che si in mille rivoli

spezza

o e canali nascosti, una vita frammentata.

Questa vita non sa chi sei e sei una (si riferisce alla donna).

TU presenza soffocata

o Il della donna è così che rischia di essere dimenticato.

ricordo labile

o

 a

2 STROFA:

Richiamo a "Quasi e "Upupa" in cui c'è il del tempo che si

una fantasia" miracolo

o arresta, viene paragonato ad un che si ingorga (immagine acquatica).

fiume

Non c'è differenza tra l'infinità del tempo e la brevità della tua vita.

o Quando avviene il miracolo del superamento del il ricordo di te

tempo meccanico,

o può riemergere in modo nitido, come adesso che ha smesso di piovere.

La lava le cose e tutto sembra rifatto a nuovo.

pioggia

o Ai muri si riaddensa il cinabrese, colorante che da il colore rosso ai muri, mentre ai

o rami si riaddensa il verde.

 a

3 STROFA:

La donna è ma ha lasciato qualcosa, un che lo aiuta a continuare

lontana messaggio

o il suo cammino.

Non so niente di te, se esisti realmente o se sei solo un sogno nato da un miraggio

o alimentato da questo fiume che si getta incontro al mare, dove sta crescendo la

marea.

C'è uno fiume e marea.

scontro tra forze:

o È in questo scontro di forze che Montale ritrova il ricordo di Arletta.

o

 a

4 STROFA:

Nelle ore del nel mio mondo, non c'è nessun segno della tua

tempo meccanico,

o presenza, devo sforzarmi per trovare un ricordo.

Il segno del miracolo è dato da un un fischio, il sibilo del

elemento sonoro,

o rimorchiatore che uscendo approda al golfo, unica presenza di Arletta (rimando allo

zibaldone, colpo di cannone).

La poesia si conclude quindi con un rumore acustico.

o

INCONTRO:

 a

È quasi una degli Ossi, che chiude la del '28.

conclusione 4 sezione

 Racconta di una solitario che l'io fa in un ambiente urbano,

passeggiata Genova.

 La passeggiata viene da uno scatto che provoca il alla donna, il

interrotta ricongiungimento

cui solo pure se doloroso, gli dona la forza di andare avanti.

incontro,

 contesto piuttosto regolare, sono presenti 6 strofe di lunghezza fissa, composte

Metrica:

tutte da 9 versi, ma all'interno di questa regolarità c'è molta libertà.

 Montale in precedenza aveva scelto molti titoli:

LA FOCE:

o  Titolo scelto nell'agosto del 1926.

 È una foce del che Montale specifica nella ad

torrente Bisagno, lettera

Annetta tratta dai diari del '71 e '72.

 Sempre da quella lettera intuiamo che il luogo è la rupe dei doganieri e

allude quindi a "La poesia presente nelle

Casa dei Doganieri", Occasioni.

 Con "La foce del Bisagno dove ti trasformasti in allude invece a

Dafne"

ed è una foce reale che trapassa quasi subito nel metaforico.

Incontro

ARLETTA:

o  Titolo scelto alla quando la pubblicò in rivista.

fine del 1926,

 È l'unica volta in cui il è arrivato alle stampe, ma non l'unica volta in

nome

cui Montale l'ha usato.

 Ci sono altre che poi sono state da Montale, non tanto le

3 poesie occultate

poesie, quanto il nome di Arletta.

 Le 3 poesie in cui viene nominata sono:

1. poesia del 1926 che poi viene pubblicata in

DUE NEL CREPUSCOLO:

"Bufera e Altro" nel 1956 ma senza il nome di Arletta.

2. è dispersa e fu pubblicata in una versione non a

IL SOLE D'AGOSTO:

stampa, un facsimile.

3. dispersa, mai raccolta in volume da Montale.

DESTINO DI ARLETTA:

titolo che entra in vigore con gli Ossi del '28.

INCONTRO:

o

 È presente un elemento del paesaggio che diventa un elemento immaginario.

 La viene vista come conclusione della vita.

foce

 a

1 STROFA:

Chiede alla di non abbandonarlo perché anch'essa è un

tristezza segno di vitalità,

o inoltre, è l'unica cosa che gli resta della donna.

Non vuole che lo lasci su questa strada in cui il che proviene dal mare soffia e

vento

o poi sparisce, pian piano si placa.

Il soffio del vento genera una nel mentre che il

nebbia giorno muore.

o Siamo quindi nell'ora del dopo tante ore meridiane, arriva il tramonto

crepuscolo,

o che avevamo già incontrato anche nell'ultimo osso breve.

C'è un tra le sezioni degli ossi brevi e meriggi e ombre.

parallelo

o

 a

2 STROFA:

Vicino alla strada c'è la del torrente che è secca perché siamo in quindi

foce estate,

o la è tornata ma Arletta no, dato che aveva scelto un altro posto per le

stagione

vacanze.

Qui c'è la dove non c'è acqua ma ci sono i

foce del Bisagno detriti.

o La foce assume un senso metaforico di foce di atti umani consunti, una conclusione

o di vite insensate che tramontano, terminano al di là del confine, dell'orizzonte.

Due punti:

o  Vengono descritte queste vite insensate.

 C'è la descrizione del visto come un paesaggio

paesaggio cittadino,

spettrale.

 Le vite insensate sono quelle dei che non sono vite, ma

personaggi urbani,

"dell'altro mare che sovrasta il flutto".

vegetazioni

 Il è un mare che sta sopra al vero mare.

mare metaforico,

 L'esistenza è vegetale e c'è un richiamo a "Farandola in cui la

sul greto"

vegetazione vita era mentre qui e non è degna

positiva, non è autentica

degli esseri umani.

 a

3 STROFA:

L'io cammina su una fatta per i carri ed è fatta di fango, quindi una stradina di

strada

o periferia.

La strada è tutta non ci sono svolte, quindi è come se il destino fosse segnato.

dritta,

o Siamo sul sentiero delle non della libertà.

necessità,

o DANTE:

o  Troviamo un riscontro in lui.

 Montale parla di quindi rimanda al canto degli ipocriti costretti a

incappati,

camminare con cappe pesantissime.

 Quello di Genova è un paesaggio infernale.

Il è duro perché avviene sotto ad un cielo in cui le nubi si sono spaccate,

cammino

o l'aria è pesante, talmente opprimente che avvolge i passi e fa sembrare gli uomini

ridotti allo stato vegetale delle cortine di bambù mormoranti.

 a

4 STROFA:

Riprende la e continua a rivolgersi al sentimento lasciato da Arletta, alla

prima strofa

o nata dalla sua assenza.

tristezza

La tristezza è il mio unico segno di vitalità in quest'atmosfera di tempesta, aura fitta,

o aria densa e pesante, quindi se mi lascia attorno a me si spargerà un ronzio di sfere

che stanno per segnare l'ora.

le pendole prima di segnare l'ora fanno un piccolo ronzio.

Ronzio:

o Quando sento la sento l'ora che sta per cambiare, c'è quindi il solito senso

tristezza,

o di qualcosa che sta per arrivare, anche se non sappiamo cosa sia.

C'è l'attesa di un e dopo 3 strofe cupe iniziamo a intravedere qualcosa che

miracolo

o sta cambiando.

Tuttavia, cado per terra incapace di reagire perché l'attesa è come quella di

inutile

o chi aspetta qualcosa pur sapendo che non arriverà mai.

Non sono più capace di sperare o temere, non so più provare sentimenti.

o Mi su questa riva che è stata battuta da un'onda improvvisa, della quale

accascio

o non mi sono accorto, che da il senso di che sta per cambiare.

qualcosa

 a

5 STROFA:

Forse avrò nuovamente un aspetto, recupererò la mia ed eviterò la fine

autenticità

o di questa forse diventerò un ipocrita forse tornerò ad

gente vegetale, incappato,

essere io.

Siamo nella luce del quella che batte obliqua e un moto mi conduce

tramonto,

o accanto ad una una pianta che cresce in modo difficile in un vaso di

misera fronda,

fronte alla porta di un osteria, come se non c'entrasse la mia libera scelta.

Qui c'è un richiamo ai di in cui era presente un vaso di fronte alla

Trucioli Sbarbaro

o porta di una trattoria.

Tendo la mano per accarezzare questa pianta e improvvisamente avviene il

o mi sento pieno di un'altra vita, riempito dall'identità che mi fu tolta.

miracolo,

Quando accarezzo la pianta, alle dita non mi si attorcono foglie ma capelli ricciuti.

o Nella ad Annetta del '71, si riferisce al mito di una donna

lettera Dafne e Apollo,

o trasformata in alloro, simbolo della poesia, mentre in questa strofa avviene il

contrario.

Momento in cui Montale supera la corrente simbolista:

o  Prima accetta la come un fatto positivo, derivante da "La

vegetalizzazione

mentre qui c'è un rovesciamento.

Pioggia nel Pineto",

 Qui non c'è una donna che si trasforma in Dafne, Arletta infatti è l'anti-

Dafne.

 C'è una che si trasforma in un gesto anti-dannunziano, ma

pianta donna,

questo restituisce anche all'io la sua vitalità.

 a

6 STROFA:

Poi più niente, nessuna tua notizia, è stato un incontro fugace.

o Sei una la tua vita è tornata ad appartenere solo a te

sommersa, presenza soffocata,

o e si è sparsa tra i giudizi rari, posso solo immaginare la tua esistenza.

alla di pregare per lui quando invecchierà e la sua vita declinerà

Chiede donna

o quindi verso la morte, quando scenderà in una discesa diversa, nell'aria persa, in

mezzo alla folla indistinta, un brulichio di vivi come fossero formiche.

affinché io ti senta vicina e non perda il coraggio contro questo essere

Prega per me

o tutti uguali.

CONCLUSIONE:

o  Molto importante.

 "In si concludeva con la preghiera dell'io dove sia che

Limine" IO TU

condividevano la stessa sconfitta esistenziale, quindi l'IO poteva pregare per

lei.

 Adesso la donna si è salvata, è riuscita a passare il varco, augurio che si trova

nella fine di "Casa Sul Mare".

 Adesso può essere la donna a proteggere l'uomo, quindi è lui che le chiede

di pregare per lui.

DONNA:

o  Inizia ad avere un ruolo salvifico.

 era presente il fantasma che ti salva, mentre adesso è lei questo

In Limine

fantasma.

 È diventata una specie di concetto molto importante per il

santa laica,

Montale successivo.

La coincide con la infatti è sommersa,

salvezza morte, Arletta morta.

o

ARSENIO:

 Cronologicamente è l'ultima degli Ossi ed è l'unica che è stata scritta dopo il

poesia

trasferimento a Firenze.

 Montale infatti si trasferì nel e la poesia venne pubblicata lo stesso anno dopo pochi

1927

mesi all'interno della rivista fiorentina "Solaria".

 È la prima poesia di Montale che fu anche in un'altra lingua.

tradotta

 Il personaggio di è il tipico personaggio anti-eroe.

Arsenio Eliotiano,

 È ambientata in una imprecisata.

località balneare

 Montale sosteneva che fosse la per gli Ossi e si pose il problema, ma non

conclusione ideale

sapeva dove mettere Riviere, quindi alla fine non ebbe il coraggio di stravolgere la struttura

del libro e lasciò tutto così.

 Scrisse una lettera sia a che a in cui spiegava il suo

Sergio Solmi Bonaventura Tecchi

problema.

 C'è una e una in un nella testa di Arsenio, quindi c'è un

tempesta reale cranio,

rispecchiamento tra il e quello dell'io, la prima prepara l'altra.

mondo naturale

 IL TITOLO: è il quale si firmava spesso Arsenio, sia nelle lettere private che

Arsenio Montale,

o addirittura in una poesia di Satura.

La poesia "Arsenio", nel 1927 su Solaria aveva una dedica a un

G.B. Angioletti,

o giornalista che aveva vinto anche il premo Strega, che usava lo pseudonimo Arsenio.

È un nome che si presta bene per far coppia con dato che cominciano

Arletta

o entrambi con e doveva essere il protagonista maschile del "Ciclo

AR di Arletta".

fa rima con ma un Eugenio bruciato, inaridito spiritualmente,

Arsenio Eugenio, arso,

o oppure con una che rimanda all'immagine finale di

valenza positiva Crisalide

(paletto che brucia).

suona con

Arsenio Amleto.

o

 a

1 STROFA:

Il solleva la a mulinelli sui tetti e le vie cittadine di una località

mare polvere

o balneare e abitata della Liguria.

I sono e stanno annusando la terra perché presagiscono una

cavalli incappucciati

o imminente tempesta.

Si riferisce ad con il ancora non lo chiama per nome e dice che

Arsenio TU, sta

o verso il mare in questo giorno piovoso che però ora è acceso, si rischiara

scendendo

ossia c'è una tra la tempesta si sta formando ma non

opposizione pioggia e sereno,

è esplosa, i tuoni non ci sono ancora.

Il in questo caso è perché sta effettivamente scendendo

TU DISCENDI indicativo,

o verso il mare, mentre più avanti sarà imperativo, Arsenio sarà esortato dal narratore

a scendere.

Il sta per compiersi ed è preannunciato dal "ritornello i

miracolo di castagnette",

o suoni secchi delle castagnette possono essere oppure un tipo di

petardi nacchere.

Il è inteso in di uscire dal tempo meccanico ed entrare

miracolo senso bergsoniano

o in quello interiore.

 a

2 STROFA:

Forse quel implica l'esistenza di un'altra orbita, la possibilità di un nuovo

suono

o ordine esistenziale, quindi seguilo.

Ora il è usato in quindi dice al che sarebbe Arsenio,

DISCENDI tono imperativo, TU,

o di discendere verso l'orizzonte sovrastato da una e come

tromba d'aria oscuro,

fosse un vortice salato che il vento innalza dal mare fino alle nubi.

La tromba d'aria segna la possibilità di un come in "Corno

cambiamento Inglese".

o Il è tumultuoso, segno di un elemento

mare ribelle.

o Quindi esci dalla strada e fai si che il tuo produca lo scricchiolio di chi

cammino

o cammina sulla ghiaia, una che procede verso il suo obiettivo.

persona sicura

Fai in modo di indirizzare il tuo cammino alle superare il loro intrico significa

alghe,

o superare le difficoltà della vita.

sei arrivato alla fine del viaggio, all'istante della salvezza, come in "Casa

FORSE sul

o quando dice che il viaggio finisce qui.

Mare"

Ma questo non è altro che l'anello immagine presente già in

viaggio di una catena,

o "I dove però l'anello non tiene e dalle necessità, mentre qui è

Limoni", si libera

ancora all'interno di quella catena.

è un movimento immobile, un delirio di mobilità e gli ultimi due

Immoto andare

o versi sono un la vita è qualcosa che si muove ma non va da nessuna parte.

ossimoro:

 a

3 STROFA:

Usa un'altra volta l'imperativo dicendo il suono dei tra le palme di

ASCOLTA violini

o un'orchestra Tzigana che per quanto alto sia, non sovrasta i rumori della natura

(tuoni).

Tutto sembrava andare bene fino a che si è insinuata una che si

bellezza artificiale

o a quella che sta per vanificare il tentativo di Arsenio.

sovrappone naturale,

sta andando verso la si sta per districare dalle alghe quando

Arsenio natura,

o all'improvviso si insinua l'orchestra.

La tempesta è dolce perché è un le giornate in estate sono lunghe

temporale estivo,

o e sembra che la sera sia sempre lontana, ma è pur sempre un temporale.

Ad un certo punto sembra che il dell'orchestra, inizialmente debole, si sia

suono

o a quello del tuono, quindi da adesso in poi

sovrapposto si va declinando.

 a

4 STROFA:

Dice ad di scendere verso il mare mentre cala il buio all'improvviso e

Arsenio

o quest'aria chiara si trasforma in una notte illuminata.

ILLUMINAZIONE:

o  Lanterne di carta;

 Nel mare ci sono le imbarcazioni dei pescatori che fanno luce intermittente

con le lampade ad acetilene.

Siamo quindi passati dall'elemento a quello

uditivo visivo.

o Sembra che ci siano altri ma sono le lampade dei

elementi di salvezza, incerti,

o pescatori non riescono a fare luce nell'oscurità.

Dice ad di finché piove, che tutto intorno a lui sembra agitarsi

Arsenio discendere

o come fosse ossia agitato all'interno di un liquido.

sciabordato,

Le tende dei locali sbattono, un fruscio immenso percorre la terra, le lanterne di

o carta sulle strade vengono staccate dai supporti e sbattute stridendo al suolo.

 a

5 STROFA:

Ha iniziato a piovere all'improvviso, quindi sei sperso tra le poltrone di vimini e le

o stuoie (tendaggi vegetali) e stesso sei un che porta con se le sue viscide

tu vegetale

radici grondanti di pioggia.

Ha staccato le radici dal suolo ma non riesce a liberarsene, quindi c'è un richiamo

o all'immagine dell'uomo vegetale.

In si era liberata ed aveva raggiunto la mentre

Incontro, Arletta salvezza, Arsenio

o non si è liberato e continua ad essere un vegetale.

Ti muovi trascinandoti dietro le tue senti fremere la vita dentro di te e ti

radici,

o protendi verso di essa che è un vuoto che risuona lamenti umani.

si protende verso questa fatta di e viene ripreso dal

Arsenio vita lamenti tempo

o meccanico.

La della consuetudine, ti riprende a sé, così come il tuo passato.

distesa del mare,

o Arsenio dalla pioggia e dalla vitalità che rappresenta.

scappa

o L'ora che si scioglie:

o  È difficile dire che cosa sia precisamente, ma il senso generale è un parallelo

tra temporale esterno e interiore.

 Quindi il e il sembrano identificarsi.

paesaggio personaggio

 L'ora in cui la volontà di vivere.

cessa

 Il tempo sembra aver mollato tutto, perché piove, ma anche Arsenio ha

mollato tutto.

Viene usato l'ultimo FORSE.

o RIASSUMENDO:

o  presenza soffocata.

Delta:

 vita sommersa.

Incontro:

 vita strozzata.

Arsenio:

Tutti e 3 gli aggettivi danno esistenza a una quella di

vita finita prematuramente,

o Arletta.

Una vita strozzata ha cercato di aiutarti, ma il vento l'ha trascinata in una polvere di

o stelle.

Qualcuno si è per la salvezza di Arsenio, ma come al solito l'attesa del

sacrificato

o miracolo è vana.

Questa volta, tuttavia, la che si è tirato indietro perché appartiene

colpa è di Arsenio

o alla razza di chi rimane a terra e non sa abbandonarsi alla vita.

PERSONAGGIO MASCHILE E FEMMINILE:

o  In "Casa il è finalmente riuscito a a passare

sul Mare" tu femminile salvarsi,

il varco.

 In "Incontro" è diventata la che potrebbe a sua volta

Arletta santa laica

procurare la salvezza dell'io, il quale la prega.

 In invece, l'io si dimostra di approfittare

Arsenio maschile incapace

dell'aiuto ricevuto.

 si conclude con l'immagine di un mentre gli si con un

Arsenio vento negativo, Ossi aprono

vento positivo. DESCRIZIONE BREVE POESIE E CONCETTI PRINCIPALI

IN LIMINE:

È il testo introduttivo degli Ossi di Seppia, lasciato in corsivo proprio per questo motivo. Il significato

letterale di In Limine è "sulla soglia", che oltre a rappresentare quella del libro è quella che segna il

confine tra libertà e prigionia, infatti il titolo originale del libro era "Libertà".

La metrica sfrutta la tradizione ma trova anche degli spazi di novità, infatti abbiamo 4 strofe tra pari

e dispari di cui quelle pari hanno rime perfette, mentre quelle dispari hanno il primo verso che rima

con l'ultimo e non sono presenti rime interne.

In questa poesia è presente un vento di tipo vivificante, che si pensa provenga dal "Cimitero Marino"

di Paul Valery, anche se Montale non ha mai affermato di avere delle parentele con la sua poesia.

L'irruzione di questo vento felice è rappresentata come un'eventualità, quindi non sappiamo se

questo arriverà, ma comunque, prima che soffiasse c'era un reliquiario e non un orto.

L'orto è simbolo della vita per eccellenza, nonché caratterizzante del paesaggio ligure, composto da

orto, muro e canneti. Mentre il reliquiario è un contenitore di reliquie, oggetti che rimandano a dei

ricordi. Ma le memorie sono un groviglio di cose morte, non dobbiamo restarci attaccati, bisogna

staccarcisi perché non sono più cose vive. Un tempo lo erano, ma adesso sono morte.

Se il vento soffierà, il crogiuolo trasformerà il reliquiario in un orto che è all'interno del muro,

prigionia esistenziale all'interno del quale ci si tormenta. Oltre il muro forse si può trovare il

fantasma che ci salva, presentato come un'eventualità perché non sappiamo se il crogiuolo avrà

un'azione costruttiva o distruttiva.

Tuttavia, la vera salvezza viene presentata alla fine, ma non è per l'io. Nella rete c'è una maglia rotta,

che permette al tu di scappare ed andare aldilà del muro. Il tu è Paola Nicoli, la dedicataria di questa

poesia. Quindi, l'io assume l'atteggiamento tipico del rinunciatario, di chi non intende agire ed

immischiarsi. Ma anche solo la salvezza del tu, da all'io la speranza, nonostante resti dietro il muro

non salvo.

I LIMONI:

È una dichiarazione di intenti ed è una poesia molto rappresentativa per Montale. In questa poesia

prende distanza dai poeti laureati, ossia quelli coronati d'alloro, quelli classici, accademici e della

tradizione, che si muovono su piante ornamentali come i bossi, ligustri ed acanti. In particolare, i

primi 3 versi della poesia descrivono i suoi obiettivi polemici. Non ha in mente qualcuno in

particolare ma si riferisce a Pascoli, Carducci e D'Annunzio, con il quale si confronta in modo sottile,

poi nel 1971 scrive una poesia, intitolata "Piove" che è una parodia della "Pioggia nel Pineto" di

D'Annunzio.

Qui l'unico elemento che prende da D'Annunzio è "ascolta", parola che lui ripete in continuazione e

che in origine era presente anche qui nella solita forma, poi ha deciso di usare "ascoltami" per

distanziarsi dai poeti laureati e dare un tono confidenziale. Il tu infatti, in "I Limoni" è il pubblico o

comunque non è importante saperlo.

Usa quindi la pianta del limone perché non è caratterizzata per la sua bellezza ma per la sua

funzionalità. È una pianta che troviamo nelle campagne, sulla strada che porta ai laghetti dove si

pescano le anguille, primo animale del bestiario montaliano che ha il significato di chi cerca di

sopravvivere nonostante le difficoltà. Rimanda anche ad un racconto del 1950, intitolato "Il Bello

viene dopo" in cui racconta una serata al ristorante tra un uomo e una donna in cui la donna ordina

una bevanda che ha la funzione di far dimenticare le cose, mentre l'uomo ordina il capitone alla

livornese, quindi per la donna bere significa dimenticare, mentre per l'uomo mangiare significa

ricordare e questo mette in prosa l'immagine poetica dei limoni.

Siamo in città, vista in modo negativo, però non propriamente perché c'è la rottura del circolo del

determinismo e c'è uno scherzo della natura, il miracolo, un punto in cui non valgono le leggi della

natura, l'anello che non tiene e permette alla catena di rompersi. La vista dei limoni aumenta

l'aspettativa del miracolo e ogni uomo che si allontana da esso sembra un Dio che viene disturbato.

Qui c'è un richiamo al mito del dio Pan secondo cui alle 12 gli dei scendevano sulla terra e bisognava

stare attenti a non disturbarli.

Comunque, alla fine dell'estate si deve tornare a Genova, un posto in cui l'azzurro del cielo si vede a

spezzoni, il miracolo non esiste ma se ne può cogliere un'idea quando una porta lasciata socchiusa

lascia intravedere una pianta di limoni. Quindi anche nella realtà grigia si può avere un'idea di quello

che è il miracolo, che comunque non avviene.

CORNO INGLESE:

Poesia che prende distanza da D'Annunzio in quanto lui con "La Pioggia nel Pineto" descriveva la

fusione panica con la natura di due amanti, mentre qui è proprio il contrario e l'io rimane estraneo

alla natura.

Faceva parte della serie "Accordi", poesie che nel 1922 pubblico sulla rivista "Primo Tempo" di Solmi

e De Benedetti e di esse l'unica poesia che entrò a far parte degli ossi è proprio questa, perché

credeva che fosse piuttosto autosufficiente e perché anticipava la poesia successiva, "Falsetto",

perché qui erano presenti l'immagine dell'impeto del vento che rappresenta l'impeto della natura,

contrastato dal cuore che non risponde, è uno strumento scordato che rimane estraneo alla natura.

Qui l'immagine si apre con un vento vivificante che è anche soggetto e genera una tromba marina

che porta con se l'acqua del mare, immagine che ritroveremo anche in "Il Canneto Rispunta i suoi

Cimelli", che vuole mostrare l'immagine della speranza del miracolo che si forma e poi scompare,

quindi è una speranza di tipo illusorio.

Oltre a soffiare, questo vento fa rumore e suona gli strumenti degli alberi, analogia con "La Pioggia

nel Pineto" di D'Annunzio, inoltre sono presenti dei fasci di luce, dei lampi, che richiamano l'arrivo

della pioggia. Quindi siamo in una sorta di regno mitico, come Eldorado.

Il tu viene dichiarato alla fine e lì capiamo che è il suo cuore, al quale parla come se fosse un'altra

persona (tema leopardiano).

FALSETTO:

Uno dei titoli musicali dei Movimenti insieme a "Quasi una Fantasia" e "Corno Inglese". La

definizione della parola falsetto è letteralmente un innalzamento innaturale della voce con effetti

quasi ironici. Quello che fa Montale qui è effettivamente fare la voce alta e scrivere come pensa che

scriva D'Annunzio, un poeta laureato. Il risultato di questa imitazione è un componimento con il

linguaggio più alto tra gli ossi.

La poesia è dedicata ad Esterina Rossi, una giovane sportiva che Montale frequentò nel 1923, che è

una delle ispiratrici minori, con la quale non ha avuto nessun legame amoroso. Infatti qui fa un

ritratto di Esterina che si immerge nel mare e quindi nel grembo della natura.

Esterina ha 20 anni, ma non si sente minacciata dall'età che avanza, non ha paura. Esterina non ha

paura del domani incerto, quindi si immerge nella natura, si espone al sole e lascia che questo

l'abbronzi.

Esterina è paragonata a 3 immagini del mondo della natura: lucertola che è minacciata dal laccio

d'erba del bambino anche se essa è una minaccia blanda, il sasso levigato dal mare, l'alga marina.

Sono 3 immagini caratterizzanti la fusione con la natura, ma sono elementi tenuti bassi. Quindi

Esterina è un personaggio dannunziano ma tenuto in tono più basso.

Quindi immergersi nella natura è giusto perché in questo modo si perde l'identità individuale e se ne

assume una collettiva. L'indifferenza fa crollare le possibili minacce del futuro, quindi Esterina fa

bene a non turbarsi, perché in questo modo si assicura il futuro. Infatti c'è l'immagine di lei che va

fino in fondo al trampolino, esita un attimo, poi ride e si tuffa, fondendosi con il mare, come in un

abbraccio.

Negli ultimi due versi poi c'è il rovesciamento dell'immagine impiegata fino ad ora, perché l'io non è

capace di seguire la donna, è di una razza diversa, quella che rimane a terra. Qui, infatti c'è una sorta

di invidia nei confronti della donna che può immergersi nella natura, mentre l'io può solo guardarla

da lontano. Nel 1° degli ossi, "Non chiederci la parola" questa invidia si trasformerà in un orgoglio

della propria diversità.

MINSTRELS:

È una poesia che è sempre stata dopo "Falsetto" ed in precedenza il suo titolo era "Musica Sognata",

a

ma poi venne cambiato nella 2 edizione degli Ossi. È inoltre una delle poche poesie che venne citata

nell'intervista immaginaria del '46, nella quale non cita molte delle sue poesie.

Il tema principale è quello della musica senza rumore eseguita da un'orchestra nuova e prende in

esame la musica di Debussy, che mette in epigrafe.

POESIE PER CAMILLO SBARBARO:

Camillo Sbarbaro è un poeta ligure amico di Montale di cui recensì l'opera "Trucioli" scritta nel 1920

e che fu la prima pubblicazione in prosa di Montale. È anche importante perché aiutò Montale a

scegliere il titolo dell'opera insieme all'opera "Frantumi" di Boine.

Montale sceglie di creare qui una sottosezione per pagare i propri debiti, perché sarebbe stato

inopportuno trovarle più avanti. In questo modo, afferma la propria identità.

Le poesie che Montale scrive per lui sono "Caffè a Rapallo" ed "Epigramma", che sono una specie di

sintesi dei tempi principali di "Pianissimo", principale componimento di Sbarbaro. Questo è un titolo

che ha parentele con la musica in quanto pianissimo da l'idea di qualcosa che viene suonato molto

piano ed è rappresentativo dell'autoriduzione dell'autore.

"Caffè a Rapallo" è una sorta di sintesi di "Pianissimo" e dei suoi temi principali, inoltre contiene uno

dei pochi toponimi presenti negli Ossi di Seppia, infatti gli altri li troviamo in "La fuoriesce il Tritone"

e "Valmorbia, discorrevano il tuo fondo". Ci sono due scene che pare non abbiano niente a che fare

tra di loro: all'interno abbiamo le prostitute, tema di vagabondaggi notturni presente in Sbarbaro

perché lui è molto legato alla sua genovesità ed è molto più moderno di Montale, poi all'esterno

abbiamo i bambini che suonano un'orchestrina, tema dell'infanzia perduta per sempre.

"Epigramma" è un titolo ispirato ad un genere poetico della letteratura classica anche alla lunghezza

dei versi, infatti c'è un andamento esametrico, tipico della metrica latina. Rispetto alla poesia

precedente, qui resta unicamente il momento infantile e si parla della produzione poetica di

Sbarbaro, il quale piega tanti foglietti colorati e fa delle barchette che mette su un piccolo ruscello,

limitandosi a questo perché anche lui non è un poeta laureato. Poi il passante, che sarebbe il

pubblico delle poesie di Sbarbaro deve curarsi di indirizzare queste barchette verso un porticello di

sassi.

QUASI UNA FANTASIA:

È una parentesi isolata all'interno degli Ossi in quanto Montale qui non è mai stato così ottimista.

Qui si ha sempre a che fare con la musica perché fantasia è una composizione libera ed è anche il

titolo della sonata n°12 di Beethoven, la cui parentela però è solo con il titolo.

Qui racconta l'improvviso cambiamento del paesaggio cittadino dopo una nevicata, perché quando

c'è la neve, la città si trasforma e ci sono più silenzi, cosa che per Montale innesca il miracolo. Qui fa

infatti riferimento alla teoria del tempo meccanico ed interiore di Bergsson, secondo cui il primo è

quello delle ore tutte uguali, mentre il secondo è scandito dagli avvenimenti che per noi hanno un

significato. Inoltre accenna a due generi medioevali: plazer che è un genere poetico caratterizzato da

sensazioni piacevoli realmente esistenti e souhait che è un augurio di cose piacevoli e per questo più

vicino a "Quasi una Fantasia" per il fatto che il miracolo è possibile solo a livello del sogno e non della

realtà.

Quindi qui si fa giorno, vediamo filtrare la luce dalla finestra ma non sentiamo i rumori tipici della

città, quindi si spera che il miracolo sia avvenuto per riscattare le giostre d'ore tutte uguali. Quindi

inizia la fantasticheria e si vede l'immagine della città ricoperta di neve che sembra un quadro intatto

perché ancora nessuna orma si è poggiata sulla neve. Quindi qui il tempo ripetitivo della condanna si

trasformerà in libertà e non sarà più necessità.

La poesia poi si conclude con due immagini della natura ossia il galletto di marzo, ossia l'upupa che

avrà anche un osso dedicato, "Upupa, ilare uccello", che richiama l'immagine della primavera.

Un'altra particolarità di questa poesia è che ha i tempi quasi tutti al futuro, che sono rari all'interno

degli Ossi. Questo perché il miracolo è possibile immaginarlo solo al futuro.

SARCOFAGHI:

I Movimenti del '25 si chiudevano con 4 poesie dedicate a Francesco Messina, presenti nella

sottosezione intitolata "Sarcofaghi" che letteralmente sono monumenti funebri, infatti Montale

nelle prime poesie descrive delle strutture tombali in modo oggettivo, mentre nell'ultima lo fa ma in

modo non più oggettivo.

Queste poesie riprendono il tema neoclassico della poesia sepolcrale e lo svolge secondo la

concezione che la vita una volta diventata arte si è cristallizzata. Inoltre si riferisce a Pascoli citandolo

nel primo dei Sarcofaghi, perché per lui la tomba possiede un'identità nazionale, mentre Foscolo

aveva scritto "I Sepolcri" e per lui le tombe hanno significato per i vivi come corrispondenza

d'amorosi sensi.

Quindi, le prime 3 poesie si distinguono dall'ultima perché parlano della sepoltura di uomini ricchi e

potenti, mentre l'ultima parla delle tombe che non si vedono, quelle degli umili, che non hanno soldi

per pagarsi le grandi sculture. Quindi c'è una sorta di invito a cercare queste tombe abbandonate

dove si trova il fregio primordiale.

L'artigiano che passa tra le tombe è triste e inizia a provare una sorta di istinto vitale che non vede,

qualcosa che lo spinge a restare in vita. Questo fregio può essere nulla oppure può essere un

girasole che si schiude in una danza di conigli.

Comunque, nella sua poesia c'è anche una dichiarazione di democraticità, perché la morte ci rende

tutti uguali, quindi anche le tombe degli umili hanno dei valori.

NON CHIEDERCI LA PAROLA: a

Questa poesia apre gli Ossi brevi, ossia la 2 sezione dell'opera ed è un manifesto poetico vero e

proprio, anche se in passato venne interpretata in senso politico dato che l'edizione del '25 era stata

pubblicata da Gobetti editore, il quale era conosciuto per essere un antifascista radicale. Ma le

motivazioni per questa interpretazione sono da ricercare nel fatto che Montale usa il NOI, dando

modo di pensare che stia parlando a nome di una comunità, quindi era tutto stato inteso in modo di:

non chiederci la parola perché oggi non abbiamo la libertà, non possiamo parlare. Tuttavia, Montale

si autointerpretò in "A vent'anni sapevo soltanto ciò che non sapevo", spiegando che i suoi obiettivi

erano puramente poetici ed è una presa di distanza dai poeti laureati.

Quindi qui parla di non chiederci la parola nel senso che non posso più dirtela, perché non siamo più

ai tempi di Carducci, del poeta vate. Adesso posso dirti solamente ciò che non sono, parole vuote

quindi, nulla di positivo. Questa poesia è colma di parole scarne e vuote, parole che nascono in un

contesto arido, non dalla pienezza del cuore. La poesia è come un fiore che cresce nel deserto

(Leopardi) e qui cresce in un prato polveroso, unico elemento che collega questa strofa con quella

successiva.

La strofa di mezzo, sembra distaccarsi dalle altre 2 e fa un riferimento agli uomini che non si voltano

o comunque quegli uomini che vivono la vita con indifferenza, che camminano senza preoccuparsi di

niente. Infatti, qui gli uomini camminano senza pensieri, noncuranti dell'ombra che viene proiettata

sul muro scalcinato. Tutto questo si ricollega al finale di Falsetto, ma qui non c'è solamente

un'invidia, bensì una commiserazione.

MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO:

Poesia più antica degli Ossi che risale al 1916. Qui ritroviamo uno dei temi tipici degli Ossi, ossia l'ora

meridiana, un meriggio che provoca l'annichilimento dei sensi, contrapposto al significato

dannunziano di fusione panica con la natura.

Qui sono presenti gli elementi tipici del paesaggio ligure: l'orto, simbolo della vita ed il muro che

nell'ultima strofa diventerà una muraglia insormontabile e oltre all'altezza del muro verrà posto un

altro ostacolo, ossia i cocci di bottiglia rotti.

Quindi nelle prime 3 strofe vengono descritti gli elementi del paesaggio ligure come se fossero delle

immagini distinte, dei quadretti. Infatti si parla di questo orto circondato da un muro, poi di una

schiera di formiche rosse in fila su un terreno arido sia per l'ora meridiana che per la stagione estiva

e poi del mare che si vede a pezzi, che è lontano e sentiamo il rumore delle cicale provenire da alberi

calvi, senza chioma.

Poi nell'ultima strofa vengono tirate le fila e si prende conoscenza del fatto che la vita si riduce nel

camminare su questo muro, che è una muraglia insormontabile e sopra di esso vi sono i cocci di

bottiglia rotti.

NON RIFUGIARTI NELL'OMBRA:

Ha una metrica vaga e irregolare per far parte degli ossi, infatti sono presenti molte quasi rime e c'è

una consonanza che ha l'idea della rima ipermetra. In realtà, è proprio tutta la poesia ad essere vaga,

infatti, sembra non toccare mai il punto ma suggerire delle immagini.

È indirizzata ad un tu che però non è specificato. Sembra che si rivolga ad una interlocutrice, ma

Cencetti pensa che in realtà stia parlando proprio alla poesia e sarebbe una sorta di invito ad essere

audace come il falchetto che dall'alto si getta nella calura estiva per catturare la sua preda e non


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in informatica umanistica (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roberta.voleri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Pacca Vinicio.

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