Estratto del documento

Storia dell'educazione

Introduzione

Le fonti possono essere:

  • Primarie (di prima mano come i manoscritti, le autobiografie) o secondarie (di seconda mano: tipo appunti)
  • Materiali (fonti iconografiche, oggetti, monumenti, scritte: manoscritti, racconti) o immateriali (fonti orali, video: documentari e film)
  • Intenzionali (documenti ufficiali) o non intenzionali (tracce che lasciamo, fossili)

Non tutti i documenti ufficiali (tipo atto notarile o carta d’identità) sono affidabili. Le fonti si considerano affidabili nel caso in cui vengano intrecciate con altre fonti, criticate e poi riconosciute dalla comunità scientifica o non affidabili (testimonianza orale di una persona).

Il lavoro dello storico-ricercatore

  • Ricerca le fonti
  • Le critica
  • Le incrocia
  • Ricostruisce la storia
  • La narra
  • Richiede il riconoscimento da parte della comunità scientifica dove c’è l’uomo c’è la storia, dove non c’è l’uomo non ci può essere la storia secondo March Bloch.

1° supermercato: 1955 Esselunga.

I consumi

L’ottica del bisogno è totalmente diversa da quella dei consumi, che prevede l’acquisto e il possesso di quanti più oggetti possibili. Il consumo eccessivo è stato considerato in maniera negativa negli anni '60; vi era un clima di sfiducia e di paura che ha portato i pedagogisti ad insegnare a “non consumare”.

Vi era l’usanza dei salvadanai, che spesso erano regalati dalla banca. Servivano per creare l’idea di “risparmio” anche nei più piccoli. Il fatto che poi il salvadanaio andava rotto per poter utilizzare i soldi all’interno invogliava molto meno all’utilizzo dei soldi.

Il culto del risparmio è comunque un culto contadino che è presente particolarmente in Italia e in Toscana. L’arrivo della logica del consumo e dell’usa e getta ha profondamente cambiato i valori etici e formativi della nostra società.

I supermercati hanno fatto, insieme alla pubblicità in TV, da agenzia formativa alla logica dei consumi. Nasce negli anni '30 in USA e nei primi anni '60 in Italia il mercato indirizzato direttamente ai bambini. I bambini infatti vedevano prima i prodotti in TV, poi nei supermercati, dove erano liberi di osservare e toccare, a differenza di quanto avveniva nelle piccole botteghe.

Il mercato della scuola (astucci, diari ecc.) si è evoluto tanto che ha condizionato il modo di fare didattica degli insegnanti. C’è quindi un intervento del mercato nella didattica.

A scuola ci sono due momenti: momento formale e informale. Molto spesso si fraintende il fatto che i momenti informali (fila per il bagno, mensa ecc.) non siano educativi, ma in realtà lo sono tanto quanto gli altri.

I consumi hanno sempre caratterizzato l’essere umano. Dalla prima rivoluzione industriale in poi il lavoro aveva un ruolo importante nella caratterizzazione dell’uomo. Il culto del lavoro forma in maniera etico sociale, tanto che nasce la borghesia, la prima classe sociale fondata sul valore del lavoro.

Nasce quindi l’idea di self-help (o self-made-man), cioè dell’uomo che deve lavorare per costruire il proprio destino. C’è una contrapposizione tra consumare (compiuto/completo) e consummare (terminato/finito). C’era infatti una visione negativa del consumo che rovinava quanto era stato fatto prima con il lavoro (guadagno).

Inizialmente vi era una brutta visione della pubblicità, che doveva essere combattuta; successivamente si era soliti insegnare al consumo critico.

Storia della scuola

La legge Casati (1859)

La scuola italiana è nata nel 1859, con la legge di Gabrio-Casati creata nel regno sabaudo dei Savoia che verrà poi estesa (con l’unità d’Italia) a tutto il paese. La legge Casati crea un vero e proprio sistema di scuole del regno che iniziavano con la prima elementare. Le scuole dell’infanzia non erano previste nell’ordinamento. Oggi esiste un sistema scolastico che collega in maniera stretta i vari cicli di istruzione. Le scuole elementari duravano 4 anni ed erano divise in 2 bienni. L’obbligo era previsto solo per i primi 2 anni (gran parte dei bambini erano necessari nelle campagne per lavorare i campi; l’Italia era infatti un paese prevalentemente rurale). Vi era un obbligo di istruzione (era possibile anche istruirsi per conto proprio), ma non scolastico (presenza in classe). C’erano inoltre delle deroghe per le scuole rurali legate al calendario stagionale; erano seguite le necessità di lavoro del bambino. Molto spesso, quando i bambini erano figli di mezzadri, era il padrone a decidere se e quali bambini della famiglia potevano studiare. Le condizioni economiche dei bambini erano molto sfavorevoli, a volte andavano a scuola senza aver mangiato, senza scarpe, ecc. e la scuola non rappresentava una priorità per loro.

La legge Casati istituisce una scuola professionale per diventare insegnanti chiamata “scuola normale”, figlia della scuola di metodo che c’era in precedenza. La scuola normale durava 3 anni e vi si accedeva dopo aver fatto le elementari e dopo aver raggiunto l’età di 15/16 anni. Nel periodo di pausa che intercorreva tra la fine delle elementari e l’inizio della scuola normale vi era la scuola complementare (istituita negli anni '80 del 1800). Due anni di scuola normale erano necessari per l’insegnamento elementare. Prevalentemente gli insegnanti erano uomini: sacerdoti ed ex militari (garibaldini). La scuola popolare elementare secondo la legge Casati doveva essere gestita dai comuni. I comuni erano molto poveri, in particolare quelli rurali, e questo incideva molto sulla qualità dell’insegnamento. La ricerca e lo stipendio degli insegnanti erano quindi gestiti dai comuni e questo portava ad una forte differenziazione delle scuole italiane.

La legge Casati stabiliva due importanti differenze:

  • La scuola urbana dava stipendi più alti rispetto alla scuola rurale;
  • Differenza di stipendio tra insegnanti maschi e femmine: uomini guadagnavano quasi il doppio delle donne.

Il fatto che i comuni fossero poveri e che le donne costassero di meno provoca un’inversione di tendenza: prima gli insegnanti erano prevalentemente uomini, poi donne. Inoltre c’era un altro fattore: il fatto che le donne per legge non avevano alcun tipo di diritti e per questo erano maggiormente controllabili. Non avevano diritto di voto (lo ottennero solo nel 1946), erano ricattabili socialmente che politicamente (così come lo sono oggi gli immigrati). C’era la credenza che la donna fosse predisposta ai lavori di cura, che aveva sempre fatto nella realtà contadina. Inoltre erano più versatili perché potevano insegnare ad entrambi i sessi (gli uomini invece potevano insegnare solo ai maschi).

La legge Casati istituisce dopo la scuola elementare un altro percorso di studi: il ginnasio, che sarebbe oggi il liceo classico, il quale durava 5 anni. Era un’istruzione classica, dedicata alla classe dirigente (medici in particolare). Successivamente al ginnasio c’era il liceo classico che durava 3 anni. Un’altra opportunità dopo le elementari era la scuola tecnica triennale, al cui termine veniva data una licenza. Il livello superiore era l’istituto tecnico. Il livello più alto era l’università, sulla quale puntava molto la legge Casati. Lo scopo principale era infatti quello di creare una classe dirigente ben formata per la guida del paese. All’università vi si accedeva dopo aver fatto il liceo classico; c’era un’eccezione per coloro che avevano frequentato l’istituto tecnico matematico, i quali potevano accedere a scienze naturali.

Legge Coppino (1877)

Istituisce l’obbligo scolastico per 3 anni ed una multa per i genitori che non mandavano i figli a scuola. Nello stesso anno ci sarà una legge che istituirà il divieto del lavoro minorile al di sotto dei 9 anni. Questa legge coinvolgeva però solo una parte dei lavori minorili, i più duri. Cresce così sempre di più la cultura dell’obbligo. Solo dopo la seconda metà degli anni '50 del 1900 si inizia a concepire la scuola come un’istituzione utile, sulla quale i genitori credevano.

Legge Orlando (1904)

Viene istituita la 5ª e 6ª elementare. L’obbligo sale fino ai 12 anni di età. Il lavoro nel centro Italia e al nord era caratterizzato dal contratto di mezzadria. Nella famiglia mezzadra c’era il pater familia, che era solitamente il più anziano, la moglie: la massaia e i figli, mogli e nipoti. Più era numerosa la famiglia e meglio era. La famiglia mezzadra dava la manodopera e prendeva “teoricamente” la metà del raccolto. Il mezzadro dava la proprietà e prendeva l’altra metà del raccolto. Da questo modello deriva poi la convinzione che i lavori di cura debbano essere affidati alle donne. Questo modello è andato avanti fino agli anni '60 del 1900; in questo modello ogni decisione passava per il pater familia (matrimoni, educazione ecc.), la scuola quindi contava molto poco e vi era riposta poca fiducia.

Con il censimento del 1861 si scoprì che la maggior parte della popolazione era contadina. L’istituto che in Italia si occupa dei censimenti è l’Istat, che ne fa uno ogni 10 anni. L’istruzione è bassa, altalenante, non c’erano classi omogenee fatte da soli bambini di 6 anni.

Legge Daneo-Credaro (1911)

Tale legge sancisce l’avocazione delle scuole elementari allo stato; in precedenza la gestione della scuola era affidata ai comuni. I grandi comuni avevano la possibilità di rifiutare l’avocazione allo stato; ma comunque per gli insegnanti il fatto di dipendere lavorativamente dallo stato e non dal comune era un gran vantaggio. La legge Daneo-Credaro venne fatta successivamente a numerose proteste avvenute a fine secolo. Nel 1901 nasce anche la prima associazione nazionale dei maestri e delle maestre; chiamata Unione Magistrale Nazionale, il presidente di questa associazione era Credaro, che poi divenne ministro. Nel 1922, dopo la Marcia su Roma, Mussolini organizza il suo governo, come ministro dell’istruzione scelse Gentile, che rimase tale fino al giugno del 1924. La figura di Gentile faceva comodo all’epoca per mantenere la stabilità e la solidità al governo. Per far questo il partito nazional fascista inserì all’interno del suo governo alcuni liberali come Gentile, il quale non aveva la tessera del PNF. A Mussolini faceva comodo perché conferiva stabilità al suo governo e al rapporto con la chiesa. L’interesse di Mussolini per la chiesa cattolica aveva un secondo fine: cercava approvazione e riconoscimento. Tale finalità venne raggiunta con i patti lateranensi del 1929, il cui concordato venne modificato nel 1984 e ratificato nel 1985. La sua riforma venne fortemente criticata sia all’interno del partito che dal popolo, perché non era una legge fascista, era una riforma conservatrice. Egli si dimetterà poi nel 1924 successivamente all’omicidio di Matteotti, che stava mettendo in crisi il fascismo.

Riforma Gentile (1923)

La legge Gentile venne fatta dal primo ministro Mussolini, che sale al potere dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922; successivamente alla quale il Re gli conferisce l’incarico di formare un governo. Come ministro dell’istruzione viene scelto il filosofo Giovanni Gentile, il quale dagli anni prima aveva iniziato a propagandare la propria idea di scuola in giornali, libri e conferenze. Fu ministro solo dall’ottobre del '22 fino a luglio del 1924, ma la sua riforma fu profondamente duratura e stravolse completamente il sistema scolastico. Tale riforma rientra tra quelle emanate durante il regime di pieni poteri: cioè una delega del parlamento per il governo per legiferare. Il consiglio dei ministri emana così dei decreti ministeriali. Egli modificò la cultura anche grazie alla forte influenza che aveva sulla stampa (in particolare di libri di testo).

Vennero aboliti manuali e sussidiari. Diverse case editrici che non rispettavano gli standard previsti da Gentile chiusero. Fece una vera e propria riforma neo-liberista. Egli era aiutato dai suoi collaboratori e dai suoi studenti: Giuseppe Lombardo Radice, il quale si occupò dell’istruzione elementare ed Ernesto Codignola. Visto che Gentile e i propri collaboratori volevano controllare l’editoria; Ernesto Codignola divenne proprietario della casa editrice La Nuova Italia, tramite la quale Codignola diffuse le traduzioni dei testi di Dewey. Ernesto Codignola fu uno dei padri fondatori della scuola pedagogica fiorentina, il quale fino agli anni '30 era organico al regime fascista.

Del decreto con il quale si inserì l’istituto magistrale di 7 anni, al posto della scuola normale, se ne occupò proprio lui. Dopo essersi staccato dal fascismo, si occupa della traduzione delle opere di Dewey e della diffusione dell’attivismo; nel 1945 fonda a Firenze Scuola Città Pestalozzi. Gentile credeva che chi sapeva poteva anche insegnare; proprio per questo non era prevista alcuna formazione per gli insegnanti delle scuole secondarie. Mussolini per controllare ogni momento della vita degli italiani organizzò il tempo libero con l’istituzione dell’Opera Nazionale Balilla (per i bambini) e l’Opera Nazionale Dopo-lavoro (per gli adulti).

Il contenuto della riforma

L’obbligo scolastico sale a 14 anni, lo estese solo per rispettare un trattato internazionale sui diritti dell’infanzia, ma in realtà non esisteva il modo per attuarlo. Gentile fece di tutto affinché le scuole si sfoltissero. Secondo Gentile l’istruzione di qualità era un’istruzione per pochi; lui preferiva poche scuole ma buone; non dovevano essere affollate da persone che non ci dovevano stare. Le elementari diventano di 5 anni. Gentile ritorna alla forma classista della legge Casati. Dopo la scuola elementare era possibile fare il ginnasio (che durava 5 anni, diviso in inferiore: 3 anni e superiore: 2 anni), successivamente al quale vi era il liceo classico o il liceo scientifico entrambi triennali. Vi erano numerosi test di ingresso, in itinere, in uscita. In alternativa al ginnasio c’era la scuola complementare; la quale venne soppressa pochi anni dopo. Sostituiva la scuola tecnica di Casati. Era una scuola triennale a vicolo cieco. Un’altra alternativa era l’istituto tecnico inferiore e superiore, che in tutto durava 8 anni (4+4). Un’ulteriore alternativa era l’istituto magistrale, rimasto tale fino al 1996/97, il quale durava 7 anni (corso inferiore: 4 anni e corso superiore: 3 anni). È una scuola nella quale le discipline umanistiche erano prevalenti; non vi era più il tirocinio, ma il latino, filosofia dell’educazione ecc. Il principio alla base di questo sistema era il sapere: chi sapeva era anche in grado di insegnare. Gentile voleva inserire il latino e la filosofia in ogni ordine di scuola, anche negli istituti tecnici. Nella scuola elementare inserì la religione (filosofia inferiore), materia che lo fece ben vedere anche dalla chiesa. Gentile trasformò a fondo la scuola; inserendo come modalità di insegnamento prevalente la lezione frontale. Chi imparava bene, altrimenti non vi erano altre possibilità.

Inserì inoltre il liceo femminile, che fu un fallimento totale; ed era dedicato soltanto alle figlie di buona famiglia. Molti bambini partivano svantaggiati in quanto non c’era la cultura della scuola nelle famiglie contadine; le quali non apprezzavano l'importanza dell'istruzione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

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