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Alice Mezzani: Storia dell'arte contemporanea

Prof. Silvia Graziella Bignami

Testi

- G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, A. Nova, I luoghi dell'arte. Storia opere percorsi, voll. V-VI, Electa-Bruno Mondadori, Milano, 2003; oppure voll. IV-V dell'edizione Electa Scuola 2010.

- Rivista «L'uomo nero. Materiali per una storia delle arti della modernità», n. 17-18, Mimesis Edizioni, Milano, febbraio 2021.

Programma

  • Parte A: Ottima conoscenza dei principali autori e dei principali sviluppi dell'arte dal Neoclassicismo fino a oggi (esclusa l'architettura). Si consiglia lo studio del manuale di Storia dell'arte per la scuola superiore.
  • Parte B: Appunti ed ottima conoscenza delle opere d'arte contemporanea esposte in tre dei seguenti Musei di Milano, a scelta tra:
    • Pinacoteca Nazionale di Brera (solo opere 800-900).
    • GAM.
    • Museo del Novecento.
    • Fondazione Boschi-Di Stefano (via Jan 15).
  • Parte C: Argomenti trattati durante le lezioni nell'unità didattica C e 5 film a scelta tra:
    • Emilio Vedova, Non dove (2021).
    • Michelangelo Pistoletto (2021).
    • Tutto su mio padre (2003).
    • Il gesto delle mani (2015).
    • Giuseppe Penone, Memoria dei Fluidi (2012).
    • La rivoluzione siamo noi (Arte in Italia 1967-1977), 2021.
    • Giosetta Fioroni, Pop sentimentale (2018).
    • Fortunato Depero, Rovereto New York, altre storie (2015).
    • Cy Dear (Twombly), 2018.
    • Piero Manzoni, Ritratto (2013).
    • Fabio Mauri, Ritratto a luce solida (2017).

Modalità d'esame

L'esame è orale e consiste in un colloquio sugli argomenti del programma, a partire dal riconoscimento di riproduzioni di opere d'arte dell'Età contemporanea.

  • Domanda sui musei (sceglie lei quale chiedere tra i 3 visitati).
  • Domanda sui manuali: un'opera dell'800 e una del '900.
  • Lezione a scelta e/o Uomo Nero (saggio a scelta).

Ogni lezione si tratta un'opera diversa.

Orari

  • Lunedì 10:30-12:30 (k02).
  • Martedì 10:30-12:30 (k11).
  • Mercoledì 12:30-14:30 (k02).

Parte A: L'arte contemporanea

L'arte contemporanea comprende un arco cronologico molto ampio, partendo dal Neoclassicismo per arrivare ai giorni nostri, con il passaggio da modernità e postmodernità e le diverse correnti (impressionismo, puntinismo, art nouveau, fauves, espressionismo, futurismo, ecc.).

Arte contemporanea = labilità + contaminazione di mezzi, figure, materiali. Nel 1874 si tiene la prima mostra impressionista, che vide gli esponenti di questo movimento incompresi. Il problema della comprensione dell'arte va risolto relazionandosi con opere del passato. L'arte infatti dialoga sempre con ciò che c'è stato prima.

Nel ciclo di affreschi di Bernardino Luini (1530, Pinacoteca di Brera), è riprodotto il diluvio universale e gli animali mentre salgono sull'arca. Nell'installazione per la biennale di Instanbul The most beautiful of all mothers, Adrián Villar Rojas riproduce l'iconografia del diluvio universale, dove però gli animali sembrano fuoriuscire dall'acqua. Sono utilizzati svariati materiali, dal cemento, al vetro, alla sabbia, sottoposti alle intemperie. L'opera dimostra la fragilità e il conseguente collasso della società contemporanea.

Mostre VS musei

Le mostre hanno un ordine dettato da un curatore e sono importanti per varietà, mezzi e metodi, a differenza dei musei, che seguono un ordine cronologico fissato. Documenta di Kassel, mostra tenutasi dal 1955 ogni 5 anni in Germania, ha presentato nel 2017 l'installazione The Parthenon of books di Marta Minujín. L'opera si componeva di una riproduzione del Partenone tramite l'assemblaggio di libri che sono stati censurati, vietati o bruciati nella storia, scelti dagli studenti dell'università di Kassel. Obiettivo del progetto, restituire la libertà d'espressione. Marta Minujín aveva realizzato un'opera simile nel 1983, The Parthenon of forbidden books, esposta in Argentina, dove in quegli anni veniva attuata ancora la censura su numerosi libri.

La Biennale di Venezia, mostra tenuta ogni 2 anni dal 1895 ad oggi, presenta Sun and Sea (2019) di 3 artiste diverse:

  • Rugilė Barzdžiukaitė, film maker e regista teatrale.
  • Vaiva Grainytė, scrittrice, drammaturga e poetessa.
  • Lina Lapelyte, musicista e compositrice.

L'opera, esposta nel padiglione della Lituania, rappresenta il tema classico delle Bagnanti, spesso ripreso nell'arte contemporanea (Cèzanne, Picasso, Matisse, ecc.). Il pubblico si trova sopraelevato e al buio, e osserva bagnanti veri, con i vari oggetti da spiaggia. A mancare sono però il sole e il mare, in quanto ci troviamo in uno spazio chiuso. L'ambiente cerca di ricreare gli elementi tipici della spiaggia ma si deve confrontare con le costrizioni di una mostra.

Definizione dell'opera

Come può essere definita quest'opera? Si può parlare di tableau vivant o di opera performance, anche definita performance espansa o post-performance da Marie de Brugerolle, in quanto è una mostra estesa ad una lunga durata e che va oltre ciò che conoscevamo come performance fino a quel momento.

Quando si inizia a parlare di performance?

Dal 1960 si inizia a parlare di performance con l'introduzione della temporalità nell'arte, il tempo diventa centro delle azioni. La principale artista di performance è Marina Abramović, la quale utilizza il suo corpo come forma d'arte.

  • Imponderabilia (1977) con Ulay, realizzata a Bologna durante la settimana internazionale delle performance. Marina ed Ulay erano posti uno di fronte all'altro nudi, contro gli stipiti di una porta. Le persone che volevano accedere alla sala oltre la porta, erano costrette a passare attraverso il piccolo spazio lasciato dai due performer, scegliendo se affrontare la nudità di Marina o quella di Ulay. La performance, che doveva durare 3 ore, fu interrotta a causa dello scandalo creato.

Conoscere l'arte del passato

Per conoscere l'arte del presente bisogna prima conoscere l'arte del passato. Spesso infatti l'arte contemporanea (e non solo) dialoga con gli artisti del passato:

  • Olympia (1863), Manet.
  • Venere di Urbino (1538), Tiziano Vecellio.

Bill Viola e l'arte rinascimentale

L'artista Bill Viola, grande appassionato e conoscitore dell'arte rinascimentale, si è cimentato nella ripresa di grandi classici di quest'epoca, tramite video con attori veri e propri. Attua cioè una messa in movimento di un tema iconografico, definisce un PRIMA e un DOPO alla staticità delle tavole:

  • Visitazione, Pontormo / The Greeting, Bill Viola (1995). Si tratta di un video in slowmotion, che mostra attrici in abiti moderni avvicinarsi lentamente, fino a ricomporre l'iconografia del Pontormo. La staticità dell'opera iniziale prende vita attraverso la visione di Bill Viola, che si concentra sulla brevità del gesto rallentandolo e rendendolo eterno. In occasione della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico (2017), a Palazzo Strozzi furono esposti i lavori di Viola proprio accanto alle opere che lo avevano ispirato, a creare un dialogo tra opere rinascimentali e opere contemporanee.
  • Cristo in Pietà, Masolino da Panicale (1423) / Emergence, Bill Viola (2002). Ancora una volta, ad ispirare Bill Viola è il soggetto della tavola, che egli mantiene seppur trasponendolo in video. Gli attori, ancora vestiti in abiti moderni, sono raffigurati nell'atto di sorreggere il Cristo e deporlo per terra, prima di ricoprirlo con un telo. Anche in questo caso, c'è la volontà di raccontare un ante ed un post al momento impresso sulla tavola dagli artisti rinascimentali.
  • Incoronazione di spine, Bosch (1485) / Quintet, Bill Viola (2002). Ad essere ripreso, in questo caso, è solo il numero dei personaggi: 5 tra attori e attrici, si dispongono di fronte alla camera, esprimendo svariati sentimenti. Il racconto delle passioni umane attraverso minimi scarti del volto e del corpo, è ciò che interessa mostrare a Bill Viola. Il video è stato esposto alla mostra londinese ENCOUNTERS, in cui vari artisti contemporanei avevano ragionato partendo da un'opera del passato.

Non solo Bill Viola ha affrontato artisti del passato per creare un'opera nuova! Altri artisti, quale Vik Muniz, hanno trattato opere precedenti per riadattarle al presente. Il dipinto preso in analisi da Vik Muniz è La morte di Marat, commissionato a Jacques-Louis David il 14 luglio 1793, il giorno dopo l'assassinio del politico francese Marat. L'uomo è raffigurato immerso nella vasca da bagno, come era solito fare per alleviare i dolori di una malattia della pelle. Sul foglio che tiene nella mano sinistra, il nome dell'assassina Charlotte Corday, che lo aveva pugnalato al petto causandogli una lenta morte per dissanguamento. Sul foglietto in primo piano, invece, una scritta che dice di “dare questo assegno a vostra madre”, forse inserimento dell'artista per rimarcare l'umanità di Marat e l'ingiustizia del suo assassinio. A livello cromatico, la luce fredda fa risaltare il sangue che cola dalla ferita aperta sul petto. Il quadro de La morte di Marat, che ha ispirato numerosi artisti, a sua volta prende spunto da un altro dipinto, la Deposizione di Cristo di Caravaggio (1602). La posizione del braccio e il corpo accasciato, ma anche la definizione dei volumi muscolari rimandano immediatamente al lavoro di Caravaggio.

Analogamente, Vik Muniz ha realizzato una reinterpretazione de La morte di Marat. Il suo lavoro parla della sua terra natale, il Brasile, e in particolare del suo spaccato povero, delle favelas, dove egli trascorse l'infanzia. I protagonisti del suo racconto sono proprio i catadores, i raccoglitori di rifiuti, a cui si vuole dare una dignità artistica. Ad ispirare la realizzazione dell'opera vera e propria è Sebastião, il quale impersona un moderno Marat: lo vediamo adagiato in una vasca trovata tra i rifiuti, con un sacchetto al posto di un asciugamano in testa e sullo sfondo, una discarica a cielo aperto. Il lavoro di Muniz ha ispirato il film Waste Land (2010).

Altro richiamo a Marat, il lavoro di Robert Wilson, che vede protagonista Lady Gaga (2013) nella stessa posizione del Marat di David. Il progetto è tradotto anche in video.

Ultima lezione introduttiva

Nel Museo del 900, la sala dedicata al futurismo è stata di recente riallestita, anche per accogliere la collezione Marioli prestata al museo. I quadri ora non sono posti solo in ordine cronologico ma anche in ordine tematico, conclusi dalla statua Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni (1913). Alcuni dipinti della collezione Marioli testimoniano la tendenza degli anni '90 del '900 di intervenire direttamente sulla tela: abbiamo visto Fontana con i suoi tagli, ma citiamo anche Burri o Schifano. Mario Schifano, artista, pittore e regista, rappresenta un punto fondamentale della pop art italiana ed europea. È uno tra i primi a cogliere questa nuova corrente americana arrivata nel '64 a Venezia. Tra il 1968 e il 1969 realizza Festa cinese, punto di arrivo di una ricerca che però pone le basi qualche anno prima. Risale al 1968 la serie Compagni, compagni, che riflette il clima politico del momento, con le celebri rivolte studentesche del '68. In questi quadri, la fonte primaria è una fotografia di una manifestazione politica. Anche Schifano si avvicina ai movimenti politici della sinistra rivoluzionaria. L'immagine dei tre operai è proiettata con l'episcopio sulla tela, dove Schifano lavora con lo spray, dando l'idea di un manifesto murale. A volte l'artista aggiunge al dipinto delle scritte, come “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno alla società”, citazione tratta dal libretto di Mao Zedong nel 1957. Schifano infatti diventerà poi pittore maoista, cosa molto comune in quegli anni. Festa cinese si inserisce in questa fase “politica del pittore”

Il quadro viene commissionato a Schifano da Gianni Agnelli, collezionista attento. Il contatto tra i due era già avvenuto attraverso Ettore Rosboch, giovane produttore cinematografico e musicale. Schifano, il quale non aveva accordato il soggetto del grande quadro con Agnelli, forse con sfrontatezza e provocazione, incentra il dipinto sulla celebrazione della Cina maoista.

  • Bandiere rosse
  • Sfondo rosso
  • Cinesi esaltati

Parte anche in questo caso da una fotografia della Repubblica popolare cinese, in cui cinesi avanzano festanti sollevando immagini di Mao, poi rimosse. Schifano abbandona qua la tecnica dell'aerografo per tornare al pennello, con stesure ora campite, ora trasparenti, colate, o non-finite. Il quadro verrà rifiutato avendo creato imbarazzo nei coniugi Agnelli, che spesso ricevevano anche ospiti americani. Schifano realizza allora per i coniugi uno dei suoi soliti paesaggi su 3 pareti, con i motivi classici delle stelle, delle palme e delle case. L'opera di Schifano influenzò diversi artisti, tra i quali si può forse ricordare Renato Guttuso, con I funerali di Togliatti (1972), in cui rappresenta l'identità profonda del comunismo italiano. Campeggiano bandiere rosse tra i corpi lasciati bianchi.

Il Museo del 900 era l'ex arengario, balcone da cui Mussolini teneva i suoi comizi. Arturo Martini fu incaricato dal comune di Milano tra il 1940 e il 1942, di realizzare i 5 altorilievi dell'arengario, raffiguranti momenti salienti della vita (spirituale e civica) milanese:

  • Il sogno di Costantino (e il successivo editto di Milano).
  • Ingresso di Sant'Ambrogio a Milano (S. Ambrogio compare spesso a Milano -> statue).
  • Gli Sforza.
  • San Carlo Borromeo e gli appestati.
  • Il carroccio.

In cambio dei fregi, Martini aveva chiesto non una ricompensa in denaro, ma un terreno di 400 m in via Cimarosa, per poter ampliare il suo studio, che richiedeva ora di poter contenere statue monumentali (cambio di stile). La concessione dello spazio avverrà però solo nel '49, quando Martini era già morto da due anni. Tuttavia, questa fu per Martini una commissione fondamentale, anche perché si tratta di un'opera di “arte pubblica”, visibile da tutti perché collocata in Piazza Duomo. Come Martini realizzò un'opera di arte pubblica per l'attuale museo del 900, molti artisti si sono cimentati nella creazione di monumenti esterni:

  • New Times for Other Ideas – New Ideas for Other Times, Maurizio Nannucci, City Life. Nannucci lavora spesso con i neon, come avevamo visto fare a Fontana nel museo del 900. Il progetto è stato ideato per essere posto sulla facciata del Padiglione 3, l'unico padiglione superstite della struttura espositiva storica della Fiera di Milano.
  • Iniziativa Muri Liberi, Milano cede vari muri liberi sui quali gli artisti possono esprimersi.
  • Minerva, Lucio Fontana. Si tratta di una statua in bronzo definita barocca dallo stesso Fontana. Notiamo una continuità tra contenitore (Università degli Studi di Milano) e contenuto (Minerva, sapienza).
  • Questions (2008), Alfredo Jarr, artista cileno che realizza vari manifesti che espone in vari punti della città (sui tram, sulle cabine del telefono), come manifesti pubblicitari. Sono caratterizzati da domande sulla cultura, con un punto di domanda rosso alla fine. L'obiettivo, forse non del tutto colto dalla Milano frenetica, era far ragionare sull'utilità e sul significato della cultura.
  • The dustbin of history, Kendell Geers. In occasione di una manifestazione in Toscana (ARTE all'ARTE), Kendell Geers realizza due copie del David, per criticare il fatto che la gente non sappia riconoscere le opere. I suoi David sono fatti di polistirolo (caducità) e sono posti a Volterra, uno in Piazza dei Priori, uno in Piazza S. Giovanni. Crea un vero-falso di polistirolo, raccontando del consumo di una società veloce.
  • Two Suns, Adrián Villar Rojas. Artista già incontrato per The most beautiful of all mothers, richiama anch'egli il David, raffigurandolo non più eretto, ma sdraiato, quasi dormiente.
  • Wim Delvoye nella chiesa sconsacrata di San Francesco a Montalcino, realizza un'opera che parla della caducità della vita e delle cose. Ricostruisce il pavimento della chiesa in materiali deperibili, in particolare prosciutto, mortadella e salame, contro la vocazione dell'arte che vuole eternare cose mortali.
  • 7000 querce (1982), Joseph Beuys. Lavoro per Documenta di Kassel. Nel parco espone una barriera di 7000 pietre di basalto raggruppate a forma di triangolo a partire da una quercia. Le 7000 pietre rappresentavano in realtà le 7000 querce che sarebbero state piantate se i cittadini avessero aderito all'iniziativa.
  • Personnes (2010), Christian Boltanski. Installazione monumentale che parla di un'ansia “catalogatoria”, in cui Boltanski cerca di arginare lo scorrere del tempo. Nell'installazione, si passava attraverso 69 campi coperti di abiti usati distesi a terra, illuminati da luci al neon e sonorizzati da battiti cardiaci. Il tutto culminava in un mucchio di 15 tonnellate di vestiti alto più di 10 m, in cima al quale stava una gru che prendeva gli abiti e li rigirava. La gru in questo caso rappresentava il Fato, e l'intero progetto una metafora sul destino.

22/02

Francisco Goya, 2 maggio 1808: lotta contro i mamelucchi (1814)

  • Museo del Prado, Madrid
  • 2,5x3 m ca.

2 maggio 1808 e 3 maggio 1808 (dittico), rappresentano e celebrano l'insurrezione spagnola contro le truppe napoleoniche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alicemezzani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bignami Silvia.
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