Francesco Borromini
Francesco Borromini (Bissone 1599 - Roma 1667) collabora dal 1624 al 1627 al baldacchino; lavora a Roma dal 1619. Dal 1627 Borromini lavora a Palazzo Barberini, dal 1628 insieme a Carlo Maderno, e nel 1631 lascia il cantiere. La Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane (Roma 1638) è progettata nel 1634, realizzata tra il 1638 e il 1641, e consacrata nel 1646.
Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane
La via Pia va fino a Porta Pia di Michelangelo. È un piccolo lotto in cui i committenti sono spagnoli e vogliono una chiesa con chiostro, un convento con giardino. Ai lati refrettorio e sopra il dormitorio. Dimensioni ridotte. Il minuscolo chiostro è a pianta mistilinea derivata da un ottagono: gli ambienti si suddividono su due ordini di loggiati. Quello inferiore è composto da serliane, che diventano convesse agli angoli, mentre quello superiore, ornato da semplici colonne, è abbellito da una balaustra, con eleganti pilastrini triangolari dritti e rovesci, realizzata nel 1644.
In questo modo, con grande raffinatezza nelle linee, Borromini riesce a dare, come poi nella chiesa, un senso di accoglienza, togliendo la sensazione di oppressione che deriverebbe dalle esigue dimensioni dell'ambiente. Il tema dell'ottagono è presente anche nei capitelli del secondo ordine di colonne e nella vera del pozzo che completa la visione del chiostro. Scompare l'angolo (Borromini è soprannominato lo smussacantone o tagliacantone perché ha un'idea fluida dell'architettura).
Sequenza di serliane con angoli concavi. Architettura sobria quasi spoglia con poche invenzioni straordinarie, i fusi della balaustra rovesciati, capacità inventiva, sviluppa e varia l'architettura. Il capitello è ottagonale quasi medievale. La chiesa è a pianta mistilinea e le parti corrispondenti ai vertici sull'asse maggiore sono concluse da absidi semicircolari, come una sovrapposizione di una pianta a croce greca allungata e di un'ellisse, costruita geometricamente a partire dalla forma di due triangoli equilateri con la base comune sull'asse trasversale dell'edificio.
È un ovale costruito con due cerchi, due triangoli equilateri che si incontrano e sviluppano lo spazio. Le increspature ai lati e semicerchi. Le colonne permeano lo spazio in movimento, due ritmi trionfali incrociati. Sui quattro angoli si impostano i pennacchi che creano una croce greca e la cupola ovale. Le colonne hanno forte consistenza plastica, non sono addossate al muro ma collocate in uno scavo nel muro. All'interno gli elementi cassettoni in prospettiva. La cupola è costruita in laterizio. Un semplice ovale, scavato a nido d'ape da forme svariate: croci, esagoni, ottagoni, illuminato da due finestre poste alla base e dalla lanterna superiore.
In quest'opera la diversità delle linee si incontra ancora una volta in un'armonia delle forme. Al centro della decorazione della cupola a lacunari c'è una raffigurazione dello Spirito Santo entro il triangolo della Trinità. La cupola unisce croci agli ottagoni e sopra la Lanterna dello S. Santo. Il raccordo tra la cupola e il corpo dell'edificio è realizzato grazie alla presenza di quattro pennacchi che poggiano sulla trabeazione. Il movimento ondulatorio dei muri e il ritmico alternarsi a forme sporgenti e rientranti danno luogo a un palpitante organismo plastico, la cui forma viene sottolineata dall'assenza di sontuose decorazioni.
Una particolarità riguarda la presenza ricorrente di elementi riuniti a tre a tre: questo numero ricorda la Trinità, cui i Trinitari erano devoti (si notino gli angeli nei pennacchi, le nicchie per pilastri, le file dei cassettoni nelle nicchie sopra gli altari, le decorazioni delle foglie ed i fiori dalle finestre). Le croci dei Trinitari compaiono anche nelle decorazioni della cupola (come i cassettoni stessi). Spazio complesso rivoluzionario. Modelli da cui ricava le colonne.
Nella facciata Borromini utilizza due ordini, uno superiore ed uno inferiore. La parte inferiore è caratterizzata da una successione di superfici concava - convessa - concava; mentre la superiore presenta tre parti concave di cui la centrale ospita un'edicola convessa. Egli gioca con la concavità e la convessità delle pareti creando una facciata dinamica e piena di movimento, ma anche con le fantasiose decorazioni come la nicchia posta sopra al portale d'ingresso. Nel disegno rapporto tra semicerchio d'ingresso e quello delle facciate, concava-convessa.
La facciata culmina con un medaglione ovale a superficie concava sorretto da angeli in volo, un tempo ospitante l'immagine di San Carlo. Borromini lavorerà alla facciata fino all'ultimo dei suoi giorni, ma riuscirà a completare solamente la metà inferiore. Muore prima che la facciata sia finita. Due parti concave ed una convessa. Andatura sinusoidale. Chiese figliate da Borromini. Il figlio Filippo. Gli ordini incorniciano la statua del santo. Il fastigio sulla statua è fatto con le ali degli angeli. Architettura pensata con la scultura.
Oratorio e Convento dei Filippini
L'Oratorio e Convento dei Filippini alla Chiesa Nuova (1637 Roma) segna la rinascita della chiesa con il Barocco. Borromini concepì la distribuzione dei vari ambienti, oratorio, sacrestia, biblioteca. A Borromini viene chiesto un edificio che non superasse la chiesa accanto. Borromini incorporò la sacrestia tra un cortile e un giardino, creando una successione di spazi principali affiancati da due lunghi corridoi. L'artista stesso definì l'oratorio "un corpo umano con le braccia aperte, come che abbracci ogni uno che entri".
L'oratorio, in stile barocco, ha una disposizione biassiale, determinata dall'altare sull'asse longitudinale e dall'entrata progettata sull'asse trasversale. La facciata riassume le novità dello stile austero e tecnicamente rigoroso del Borromini. Il corpo principale è suddiviso in cinque settori da paraste (lesene) disposte su pianta concava; vivace è il gioco dialettico fra la parte centrale del primo ordine, curva verso l'esterno, e la profondità della nicchia con catino a finti cassetti dell'ordine superiore.
La forma del timpano, realizzata per la prima volta con una sagoma mistilinea, genera un movimento curvilineo e angolare. Costruita in mattoni su richiesta della congregazione, questa facciata consentì a Borromini, particolarmente propenso all'uso di materiali semplici, quali anche lo stucco e l'intonaco, di realizzare la sua rivalutazione integrale di questa tecnica che prevedeva una "fodera" di laterizio sulla muratura mista, con successiva arrotatura dei mattoni, stuccatura e stilatura dei giunti.
Borromini ricerca anche effetti di policromia attraverso l'uso di mattoni e tessiture diverse, riducendo i valori di profondità chiaroscurale, ma esaltando l'espressività dell'intera struttura. La zona centrale della facciata e le sue paraste sono in mattoni sottili, a giunti finissimi (2–3 mm) e di colore giallo paglierino, risaltando rispetto alle parti restanti della facciata, di mattoni normali di colore rosato, con giunti stilati di 1 cm circa, scandite da paraste realizzate anch'esse di laterizio con riquadri a imitazione del bugnato. La soluzione d'angolo dispone le paraste giganti fatte invece di mattoni sottili, in modo da annullare l'angolo, sostituito da una porzione muraria concava.
Con un virtuosismo derivato dalla grande competenza tecnica di Borromini e dalla pratica del cantiere. Il laterizio, accuratamente levigato in opera mediante la tecnica della sagramatura diventa una materia da plasmare come risulta evidente anche dai particolari costruttivi delle cornici e delle aperture.
Chiesa di San Ivo alla Sapienza
La Chiesa di San Ivo alla Sapienza (1642 Roma) ha una storia complicata della costruzione, cappella in un'università, e doveva sorgere all'interno del complesso universitario. In quel momento l'impianto del cortile su cui doveva affacciare era già stato definito da Giacomo della Porta compresa l'esedra terminale, ed era stata anche prevista una chiesa a pianta circolare con piccole cappelle. Borromini, invece, progetta un organismo certo a pianta centrale, ma dalla geometria complessa.
La Sapienza di Giacomo della Porta, palazzo con solo tre lati con cortile e portico dentro e d'ingresso. Giacomo della Porta vuole una chiesa alla fine e Borromini fa un edificio diverso, particolare, esagono, 6 lati, l'esagono è difficile in architettura, triangolo equilatero con angoli smussati e semicirconferenze ai lati. Unione di due triangoli equilateri di cui uno con angoli convessi.
Sant'Ivo alla Sapienza fu tema difficilissimo per Borromini, condizionato dalla preesistenza del palazzo e del cortile già realizzati che lasciavano uno spazio quadrangolare molto limitato per far costruire la chiesa. Da questi vincoli egli ricaverà un'occasione di grande libertà. È una pianta triangolare che gli consente di creare un corpo organizzato sulle linee; raddoppia il triangolo per creare una stella a sei punte che occupi tutta la superficie a disposizione, ed a questa forma sottrae ed aggiunge spazi circolari secondo un rigoroso schema logico.
L'esigenza di sfruttare il più possibile un lotto di forma quadrata, l'interesse per un involucro mistilineo (che gli permettesse di continuare l'esperienza di San Carlino alle Quattro Fontane) e l'idea di trarre spunto da forme simboliche (capaci di legare l'origine e lo schema a dei significati primari) saranno i motivi ispiratori del progetto. Il risultato è ottenuto con estrema purezza ed apparente semplicità: la pianta centralizzata, mistilinea, disegna una sorta di stella a sei punte, e le mura ne ricalcano il perimetro.
Alla fine occupa tutto lo spazio possibile con nettezza spaziale, chiude il portico con elemento concavo, poi spazio unitario, cortile con facciata incurvata su due livelli. Sopra tamburo esagonale con lobi che escono e sopra costoloni che individuano la cupola gradonata. Elemento ripreso da Porta Pia michelangiolesco. La fascia della parete, caratterizzata da lesene scanalate e cornici orizzontali, è sormontata da una cornice non eccessivamente aggettante, con funzioni di trabeazione, in cui ritroviamo il motivo del soffitto leggermente concavo, già visto nel San Carlino; sulla trabeazione poggia infine la cupola con sottili costolature che convergono verso la lanterna.
All'esterno la cupola presenta un tamburo articolato su linee convesse e si conclude su un'alta lanterna con un coronamento a spirale. La Lanterna è ripresa da un'edicola romana e sopra la spirale che sale fino a una corona, palle e croce. La spirale è per spingere verso l'alto, la solita della conoscenza, fatica della salita, Torre di Babele. Interpretazioni esoteriche. Piccole teste. Cuscino con sopra una palla. Disegno della Lanterna. All'interno spazio alternato concavo-convesso con pilastri che si piegano, ritmo ternario, si fondano insieme.
Unità visiva che si ferma sulla trabeazione su cui si imposta la cupola fatta di vari pezzi, mistilinea. Spicchi di cupola, curvati diversamente su modello di Villa Adriana. Finestra sugli elementi più lunghi. Schema recente. Chiesa bianca con stucchi, Stemma dei Chigi. Continuità ed organicità si raggruppano comprendendo che si deve creare un ordine nuovo, perciò la cupola non è più sorretta da arconi strutturali che creano delle unità secondarie confluenti a crearne una sola primaria, ma va a poggiare direttamente sul contorno mistilineo della Cappella, trasformando in modo lento e graduale la complessa forma di partenza in un cerchio perfetto, rappresentante Dio.
A coronamento della chiesa, infine, è posta una lanterna spiraliforme che rimanda al Faro di Alessandria, come se la chiesa dovesse appunto fungere da faro per i fedeli: sul colmo della lanterna sono presenti delle "fiamme" in pietra che indicano il fuoco che illumina il percorso dei cristiani. La Trinità, simboleggiata dal triangolo, è la figura di partenza che, combinata con un altro triangolo rovesciato e con parti di cerchio concave e convesse, formerà la figura stilizzata di tre api, simbolo a sua volta di carità, prudenza e laboriosità, nonché nello stesso tempo elemento araldico nello stemma della famiglia Barberini, il cui esponente papa Urbano VIII commissionò la chiesa.
Piazza Navona con la Chiesa di Sant'Agnese in Agone
Piazza Navona diventa un foro pontificio, Fontana dei Fiumi davanti alla chiesa. Costruita per volere di Papa Innocenzo X con forma dell'antico Stadio di Domiziano, usato per le gare di atletica. Gli elementi architettonici e scultorei sono di Bernini. Chiesa di Sant'Agnese in Agone (Roma 1653-57) in Piazza Navona. Il committente fu Innocenzo X Pamphili, è iniziata da Carlo Rainaldi, poi Francesco Borromini la stravolge, cambiò in parte il progetto originale. Aumentò la distanza tra le due torri integrate nel prospetto ed ideò l'impostazione della facciata concava per dare più risalto alla cupola. Arretra la facciata e scava concavo-convesso con gradinata, ai lati due campanili.
Facciata curva, parte centrale che si sporge. Abbraccio della facciata. Cinque campate ma non simmetriche, accanto oratorio. L'ingresso principale è quello centrale, non quello che sembra. Rinuncia alla pietra, è completamente in mattoni, tranne le modanature. Mattoni sottili, era attento al cantiere, mattoni quasi privi di malta nella parte centrale. Il timpano unisce i due soliti uniti, semicircolare e triangolare, cioè mistilineo. Ai lati grandi ambienti, due cortili senza angolo retto. L'oratorio è un rettangolo con angoli smussati. Nel cortile la colonna si piega. Trabeazione sull'ordine gigante, in angolo si curva. Invenzioni architettoniche. Sezione sopra l'oratorio c'è la Biblioteca.
Il camino rende convesso l'elemento centrale. Ogni decorazione è personalizzata. Portoni incorniciati, due modelli insieme con volute, ricchezza decorativa. La facciata della chiesa, caratterizzata dal suo arretramento nella parte centrale e dalle parti laterali curve, è in mezzo ai due campanili, entrambi culminanti con una copertura conica recante delle croci. Nella facciata, priva di decorazioni all'infuori delle ghirlande fra le lesene, si aprono tre portali, con il centrale più grande rispetto agli altri.
La cupola è decorata alla base da coppie di pilastri corinzi alternate ai finestroni rettangolari. All'interno la chiesa presenta una pianta a croce greca; i quattro corti bracci della navata, dell'abside e dei transetti, riccamente decorati con stucchi dorati nelle volte si incontrano nell'ottagono centrale. Nell'oratorio pare gotico in alcuni elementi, sviluppo della verticalità, linee di forza con pilastri, ritmo ternario, sull'ordine portano delle fasce che vanno al soffitto, linee statiche.
Spazio unitario e fluido senza separazioni nette tra copertura e parete, parete che si trasforma nella volta. Disegno della facciata, ricchi fastigi non realizzati, decorazioni libere. L'incorniciatura delle finestre è fluida, catturano la luce, dettagli nuovi. La trabeazione si interrompe. Nicchia che cattura la luce. Smusso dell'angolo. Il frontone non è suo, litiga con il Papa e viene sostituito. La pianta a croce greca con angoli fortemente incavati. Croce di S. Andrea inscritta all'interno. Finestrone del palazzo Panfili di Borromini (Diocleziano è il modello). Cupola con campanili solo qui. Le cupole barocche hanno tamburi alti e grandi per illuminare all'interno.
Interno Basilica di San Giovanni in Laterano
Interno Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma 1660) Papa Innocenzo X decise la radicale riedificazione della basilica, affidandone l'opera al Borromini. Il progetto era ambizioso e si protrasse a lungo. Grande opera rifare l'interno, il pontefice impone di lasciare il soffitto cassettonato. Egli ingloba le colonne in un ritmo diverso trionfale. Edicole concave. Sopra apre grandi finestre. Egli inflette la conclusione dello spazio, angolo smussato.
Disegno della possibile conclusione di Borromini a fasce. Cinque navate, volte a vela nella seconda sequenza di cherubini, l'ultima con voltine ribassate con cherubini che reggono la trabeazione. Creò qui uno dei suoi più alti capolavori, specie nella fuga di spazi delle navate minori, caratterizzate da un uso estroso e intellettuale delle fonti luminose, dette camere di luce, espediente che permette l'illuminazione diffusa degli spazi architettonici e dallo stucco bianco.
Francesco Borromini racchiuse le colonne dell'antica navata centrale in nuovi pilastri, alternati ad archi e caratterizzati da un ordine colossale di paraste. Sui pilastri collocò delle nicchie dalla forma di tabernacolo, riutilizzando parte delle splendide colonne in marmo verde antico che sostenevano le volte delle navate laterali. Nel secondo ordine fece in modo di alternare ai finestroni delle cornici ovali adornate dai motivi vegetali della palma, dell'alloro, della quercia e di essenze floreali, al cui interno lasciò visibili, quali reliquie, lacerti dell'antica muratura costantiniana.
Monumenti Funebri e Opere Varie
Monumenti Funebri Collegiata di San Tommaso da Villanova (Roma 1658) architettura antica rivalutata in modo nuovo. Edicola di San Giacomo Maggiore e edicole di Borromini con sculture di Camillo Rusconi.
Palazzo Carpegna
Palazzo Carpegna (1638-43 Roma) contiguo alla Fontana di Trevi, la famiglia affidò l'ampliamento dell'edificio e parte della ristrutturazione a Francesco Borromini, cortile ovale mai costruito. La facciata del palazzo non subisce importanti variazioni, ad eccezione di qualche ritocco visibile sul portone ad arco; il portone è bugnato, fiancheggiato da due lesene, poste a sorreggere il balcone del primo piano.
Sono da attribuire all'intervento di Borromini il porticato, il cortile e soprattutto il portale d'ingresso interno; quest'ultimo costituisce uno degli elementi indubbiamente più caratteristici dell'intera struttura. Nonostante sia posto internamente al palazzo, la sua immagine appare proiettata verso l'ambiente esterno, in particolare sulla piazza. In cima al portale si trova il volto di Medusa, posto tra due ali.
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