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ANDREA PALLADIO (Padova 1508- Maser 1580) contemporaneo di Michelangelo è Andrea Palladio. Origini

umili, figlio di un commerciante di grano. Tramite intercessione entra in una bottega di scalpellini poi va a

Vicenza e va nella bottega di Pedemuro. Il ruolo dello scalpellino: da sotto gli operai preparano l’argilla,

vediamo tutte le maestranze, lo scalpellino ha il berretto rosso, classi medie, era simbolo di un livello

sociale. Lo scalpellino deve saper anche disegnare. Da scalpellino diventa l’architetto più conosciuto al

mondo grazie all’incontro di Daniele Barbaro, Trissino, un erudito che si progetta la sua casa e conosce

Palladio, gli dà il nome in riferimento alla dea Pallade Atena, lo inizia alla lettura dei classici e quindi il De

Architectura di Vitruvio, non ancora tradotto, e probabilmente Trissino lo istruisce.

Villa Trissino (Vicenza 1534) l’architettura di Palladio viene assimilata ad una composizione grammaticale,

ci sono alcune regole ed alcuni elementi. Progetta una tipologia particolare di villa con torri laterali, in un

appezzamento di terra, in una zona sperduta, torri difensive e porzione architettonica, due livelli, logge su

uno stilobate, che oggi sono chiuse con vetrate e sopra camere. Pianta: stanze ad infilario, senza corridoio,

ingresso, sala.

Villa Piovene (1539 Vicenza) Questo tipo è il modello che Palladio inizia a modellare, mette un tempio

avanti ad una abitazione, eleva la casa a un tempio. Da una forma classica ad una costruzione moderna.

Vitruvio l’avrebbe trovato sbagliato.

Villa Pisani (Veneto 1542) Finestra termale per illuminare grandi spazi, elemento molto riconoscibile che

Palladio cita per rendere più classica un’architettura moderna. Questo progetto rende famoso Palladio.

Dimora di campagna, le necessità pratiche della vita agricola sono tradotte in forme inedite, in un nuovo

linguaggio ispirato all'architettura antica. Come un tempio romano, la villa sorge su un alto basamento che

dà slancio all'edificio e accoglie gli ambienti di servizio. La grande sala centrale a “T” è coperta a botte come

gli edifici termali antichi, riccamente decorata e illuminata da un'ampia finestra termale.

Villa Saraceno (Veneto 1548) timpano e ingresso con 3 arcate. Le ali “Barchesse” ospitavano materie prime,

animali, erano masserie, al centro c’era la residenza e ai lati spazi di servizio. Complesso edificatorio che

comprende una decina di strutture sorte attorno ad una corte. Di straordinaria semplicità, quasi ascetico,

l'edificio è un puro volume costruito in mattoni e intonaco, dove ogni elemento decorativo è bandito e il

raro impiego di pietra lavorata è limitato agli elementi architettonici più significativi (come finestre e

portoni) e alle parti strutturali. È solamente il disegno dell'architettura a infondere magnificenza all'edificio,

a dispetto delle dimensioni ridotte, derivando i propri elementi dal tempio romano antico. Il piano nobile

poggia su una piattaforma rialzata di quasi due metri rispetto al piano della corte, fulcro dell'impianto è la

Sala (a forma di T) con vista sulle Dolomiti che nel lato nord si collega al brolo mediante due piccole rampe

di scale (non risultanti dal progetto), mentre nel lato sud si collega alla loggia. La loggia in facciata è

coronata da un timpano triangolare e funge da elemento di raccordo tra il salone e la corte antistante.

Anche in pianta la villa è di una semplicità disarmante: due ambienti minori destinati ad accogliere le scale

determinano la forma a “T” della sala, ai cui lati sono disposte due coppie di stanze legate da rapporti

proporzionali.

Villa Pojana (Pojana Maggiore in Veneto 1549) di ispirazione militare, il proprietario è un generale in

pensione. Palladio inserisce la serliana, si riferisce al Ninfeo di Genazzano progettato da Bramante con quei

fori, vicino Roma, perché lui viaggia, prende le misure per rifarle uguali. Intanto fa 20 soluzioni alternative

della villa, ha variabili dipendenti ed indipendenti. Usa la proporzione 1:1, 1:2, 1:3, usa solo queste

dimensioni per dimensionare gli ambienti. L’unica cosa che cambia è la forma ed il posizionamento delle

scale, come fossero dei lego. È posta all'interno di una profonda corte delimitata da mura in mattoni e

fiancheggiata da giardini e campi. La villa si innalza su un basso basamento destinato agli ambienti di

servizio (alloggi della servitù, cantine e magazzini per le derrate alimentari). Il piano principale, o piano

nobile, è dominato da una grande sala rettangolare con volta a botte, ai cui lati si distribuiscono

simmetricamente le sale minori coperte con volte sempre diverse. Evidentemente la fonte di ispirazione

palladiana sono gli ambienti termali antichi, scoperti durante il suo viaggio a Roma. In questa villa Andrea

Palladio rinuncia quasi totalmente ai particolari decorativi: la facciata non è articolata in un loggiato o in un

pronao sporgente, ma è chiusa, crea una architettura sobria, misurata, di grande armonia. Privo di capitelli

e trabeazioni, l'ordine architettonico è appena accennato nell'articolazione essenziale delle basi dei pilastri.

L'assenza di ordini e di parti in pietra lavorata (se non nei portali della loggia) deve avere assicurato una

globale economicità nella realizzazione dell'opera, confermata dall'uso del mattone intonacato e del cotto

sagomato.

Villa Almerico Capra (1567 Vicenza) il Conte Paolo Almerico decide di farsi una villa, una casa dell’ozio in

campagna, senza funzione, casa ideale, è doppiamente simmetrica, ha 4 prospetti identici, è un tempio

della sapienza, il timpano è avanzato, è un pronao. Il riferimento è il Pantheon con 4 facciate uguali.

Diventa un archetipo anche in America. Si pensa subito al classicismo ma è moderno. A pianta centrale

senza dubbio ispirata al Pantheon di Roma, Con l'uso della cupola, applicata per la prima volta a un edificio

di abitazione, Palladio affrontò il tema della pianta centrale, riservata fino a quel momento all'architettura

religiosa. Consisteva in un edificio quadrato, completamente simmetrico e inscrivibile in un cerchio

perfetto, la pianta dell'edificio non è circolare ma rappresenta piuttosto l'intersezione di un quadrato con

una croce greca. Ognuna delle quattro facciate era dotata di un avancorpo con una loggia che si poteva

raggiungere salendo una gradinata; ciascuno dei quattro ingressi principali conduceva, attraverso un breve

vestibolo o corridoio, alla sala centrale sormontata da una cupola. L'aula centrale e tutte le altre stanze

erano proporzionate con precisione matematica in base alle regole proprie dell'architettura di Palladio, che

egli elaborò nei suoi Quattro libri. Per consentire ad ogni stanza un'analoga esposizione al sole, la pianta fu

ruotata di 45 gradi rispetto ai punti cardinali. Ognuna delle quattro logge presentava un pronao con il

frontone ornato di statue di divinità dell'antichità classica. Ciascuno dei frontoni era sorretto da sei colonne

ioniche (esastilo ionico). Ogni loggia era fiancheggiata da una singola finestra. Tutte le stanze principali

erano poste sul piano nobile.

Washington per la Casa Bianca residenza del presidente degli Stati Uniti d'America, è progettata in stile

palladiano, pensa a Palladio perché deve far pensare all’antico pur essendo moderno. Palladio ha scritto un

trattato “Quattro Libri dell’Architettura”.

Palazzo Valmarana (Vicenza 1565) Nei palazzi lui riprende Palazzo Farnese, bugnato e ordine, serliane. Usa

l’ordine gigante di Michelangelo.

Rifacimento del Palazzo della Ragione (Vicenza 1549), aperture irregolari, botteghe, Palladio rifodera per

problemi statici. Usa la serliana per risolvere il prospetto. Nessuna delle serliane ha lo stesso interasse ma

sembra regolare. Riprogettò il Palazzo della Ragione aggiungendo alla preesistente costruzione gotica le

celebri logge in marmo bianco a serliane. Il sistema si basa sull'iterazione della cosiddetta “serliana”, vale a

dire una struttura composta da un arco a luce costante affiancato da due aperture laterali rettangolari

architravate, di larghezza variabile e quindi in grado di assorbire le differenze di ampiezza delle campate. Il

funzionamento è evidente nelle arcate angolari, dove le aperture architravate sono ridotte quasi a zero, ma

è presente in tutte le campate, la cui larghezza varia sempre, seppure di poco.

Nei Quattro Libri scrive tutte le sue opere in scala, con le misure. In tarda età arriva a Venezia e progetta un

Ponte di Rialto (Venezia 1560). L’aristocrazia veneziana vuole mostrare di essere discendente di quella

romana. L’edificio non è realizzato, ma Palladio viene apprezzato anche dai veneziani, nonostante la rivalità

tra Vicenza e Venezia. Canaletto fa dei fotomontaggi con edifici, mette nel Canal Grande il progetto di

Palladio, è una provocazione. Andrea Palladio realizzò il suo progetto per il ponte di Rialto degli anni ’60

sulla base del ponte di Augusto a Rimini. Questa idea non poteva essere applicata sul Canal Grande, poiché

si rischiava di ostacolare la navigazione, ma anche la circolazione dell’acqua. Questo progetto utopico

avrebbe richiesto continue ristrutturazioni su entrambi i lati.

Chiesa di S. Francesco della Vigna (Venezia 1534) Palladio progetta il prospetto, lui usa il timpano, ne usa

due per le diverse altezze di navate, mette un ordine gigante nella navata principale ed immagina un ordine

più piccolo che sorreggano un timpano che sta dietro. Ci sono delle incongruenze non risolte, il timpano

sbatte su una colonna. Finestra termale al posto del rosone. Proiettate su un unico piano la navata

maggiore, coperta da un grande timpano, e le due laterali coperte da due semitimpani, il problema

compositivo era costituito dal collegamento organico dei due sistemi e dal rapporto modulare dei due

ordini, il maggiore chiamato a reggere il timpano principale e il minore i due semitimpani. La soluzione

realizzata da Palladio è brillante, anche se lo costringe a impostare entrambi gli ordini su uno stesso alto

basamento

Basilica di S. Giorgio Maggiore (Venezia 1566) di Palladio, sta su un’isola, si affaccia sul Bacino di San

Marco. Egli realizza due facciate una sull’altra, ordine gigante ed inferiore, mette un altissimo basamento,

dando un insieme più armonico. Nel frattempo c’è il Concilio di Trento, che riforma la Liturgia, l’ostia è Dio

che si fa carne, quindi il celebrante è il mezzo tra Dio e i fedeli e deve stare al centro, l’altare deve stare al

centro, il coro con i catecumeni che non possono dire messa ora fanno parte della liturgia, il coro è aperto

con una transenna di colonne. La facciata ha un unico accesso con ordine gigante di quattro colonne

composite su alti plinti, sormontate da trabeazione reggente un classico timpano, come un tempio prostilo

tetrastilo. Ciò si intreccia con un retrostante schema templare il cui frontone poggia su un architrave poco

aggettante, retto da paraste. Uno dei problemi più sentiti dagli architetti rinascimentali, era quello di

trovare il modo di dotare di un prospetto ispirato al tempio classico un edificio tripartito come la chiesa

cristiana a tre navate. Palladio mette assieme disinvoltamente due prospetti templari, uno per la navata

centrale e uno minore spezzato per le due navate laterali.

Basilica del Redentore (Venezia 1577) di Palladio, fa due facciate, una navata con nicchie scavate collegate,

seconde navate. La parte absidale è un triforio, il terzo abside è di colonne. Le colonne sorreggono la

trabeazione che regge la cupola. Navata unica, con imponenti e decorate cappelle laterali. Grande

importanza ha la luce, come in tutte le opere palladiane, vera protagonista dell'interno, che valorizza

volumi e decorazioni. L'edificio ha pianta rettangolare, con un singolare quanto splendido transetto

costituito da tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. Dall'intersecazione di essi partono due

sottili campanili cilindrici, con tetto a cono, simili a minareti. Facciata in marmo bianco, quattro timpani

triangolari e un attico rettangolare si intersecano tra loro, in un contrapporsi di superfici lisce, di lesene e di

lunette con statue, ostentando stabilità e rigore classico. Un grandioso portale del 1688 è sovrastato da un

timpano sostenuto da due altre semicolonne.

Teatro Olimpico di Vicenza (1580) di Palladio, viene terminato dal figlio Silla (antichità romana), fa un

teatro alla romana, con cavea che si rivolge verso la facciata di un palazzo rinascimentale con aperture con

strade (finta prospettiva). Nei quadrati ci sono tutti i generali romani con le facce dei nobili Vicentini che

sono eredi dei romani. La realizzazione del teatro, all'interno di un preesistente complesso medievale,

venne commissionata a Palladio dall'Accademia Olimpica per la messa in scena di commedie classiche.

Costituisce l'ultima opera dell'architetto. L'interno del teatro è decorato con novantacinque statue,

realizzate in pietra oppure stucco e rappresentanti i personaggi legati alla fondazione dell'Accademia

Olimpica o del teatro stesso. La grandiosa frons scenae d'ordine corinzio è ispirata allo schema degli archi

trionfali romani a tre fornici. La struttura è rinascimentale, di impronta manieristica. La cavea ellittica è

recinta da una balaustra con statue paludate all'eroica.

Frontespizio I Quattro Libri dell’Architettura anche post mortem i libri di Palladio sono il suo successo.

MICHELE SANMICHELI (Verona 1484- 1559) con lui ci occupiamo di architettura romana extra moenia, fuori

dalle mura romane. Dopo i Lanzichenecchi c’è la diaspora degli architetti romani. Michele quindi rientra nel

Veneto, è della cerchia di Bramante, porta l’architettura antica nel Veneto.

Porte difensive di Verona (Verona 1532) Sanmicheli costruisce le porte difensive della città, Porta Nuova e

Porta Palio, sono a tre fornici come fossero archi trionfali, con ordine architettonico e frontone, colonne

binate e bugnato.

Palazzo Canossa (Verona 1527) di Sanmicheli, commissione della famiglia dei marchesi di Canossa. Di

chiaro impianto manierista, non presenta l'entrata direttamente sulla strada, ma leggermente spostata in

dentro, sotto un meraviglioso porticato. Bugnato, logge, ed al primo piano colonne binate a formare

serliane.

Palazzo Bevilacqua (Verona, 1530) bugnato con triplice arco e paraste binate. Balaustra in alto. Facciata

realizzata in due ordini, quello inferiore più massiccio, e quello superiore maggiormente slanciato ed

elegante. Entrando da un grande portone di ingresso si accede ad un cortile interno che conduceva

direttamente a piano nobile, dove vivevano i componenti della famiglia.

Cappella Petrucci (1516 Orvieto) di Sanmicheli, cappella sepolcrale della famiglia Petrucci, situata sotto la

tribuna dell'altare maggiore della chiesa di San Domenico a Orvieto. Costituita da tre vani cui si accede

scendendo due scale simmetriche, un armonioso esempio di architettura a pianta centrale. Per il suo

progetto, Sanmicheli, si ispirò ai musolei dell'antica Roma, come testimonia il disegno delle nicchie sugli assi

diagonali.

Cappella Pellegrini (Verona 1529) di Sanmicheli, cappella funebre per contenere le spoglie della

committente e dei suoi familiari. Monumentale ingresso, attraversato il quale si accede ad un vestibolo da

cui si può finalmente entrare nella cappella. La cappella ha pianta centrale ed è costituita da due livelli

sovrapposti e sormontati da una cupola. Il diametro della parte inferiore è più stretto di quello della parte

superiore; questa particolarità distingue questa cappella da altre, in cui la cupola parte direttamente dal

primo livello. Il primo livello, di ordine corinzio, presenta quattro portali ad arco, tre dei quali occupati da

altari mentre uno ospita l'ampia porta d'ingresso. Gli archi sono delimitati da colonne scanalate che

sostengono una trabeazione con frontoni triangolari sopra agli altari. Interposte agli altari ci sono nicchie

vuote, che avrebbero dovuto ospitare delle statue, ornate ai lati con candelabre scolpite raffiguranti

conchiglie e ghirlande. Sopra al primo ordine è presente un ballatoio, all'altezza del quale inizia il secondo

livello, anch'esso con colonne corinzie, in cui si aprono quattro grandi finestre tripartite da colonne ioniche

con capitelli corinzi e che si trovano in corrispondenza dei timpani del livello inferiore. La cupola a

cassettoni con rosoni su sfondo azzurro, chiusa da una lanterna, copre la cappella. La cupola con tamburo,

presente qui per la prima volta, diventò una cifra stilistica sanmicheliana.

Chiesa della Madonna di Campagna (Verona 1559) di Sanmicheli, pianta circolare, non presenta una

facciata principale. L'accesso alla chiesa avviene da tre ingressi coperti dal porticato che circonda l'edificio,

contraddistinto da colonne di ordine tuscanico: non solo per fornire un riparo, ma anche per richiamare i

templi romani. L'interno ha, inaspettatamente, pianta ottagonale. L'impianto centrale presenta però un

asse principale determinato dalla pres

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Consoli Gian Paolo.
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