Storia dell'architettura 1
Docente Mariacristina Loi
Introduzione
La più antica definizione dell’architettura giunta fino a noi è un antico trattato di Vitruvio del I secolo a.C., il “De Architettura”, con la quale l’architetto e scrittore romano diede una prima definizione della disciplina e delineò la figura dell’architetto e le sue conoscenze. Vitruvio definisce l’architettura in questo modo: “Scienza che si compone da più scienze”. Nel corso del tempo tale definizione si è evoluta fino ad indicare l’architettura con l’espressione “arte del costruire”.
La distinzione di due ruoli precisi, quello del progettista e quello del costruttore, avvenne durante il rinascimento. Fino al medioevo infatti questi due ruoli coincidevano; la fase di progettazione si delineava nella mente del costruttore nel momento stesso in cui l’opera da realizzare prendeva forma. Nel medioevo dunque la realizzazione dell’opera non si basava su di un progetto prestabilito fatto prima dell’inizio dei lavori bensì sull’esperienza dei costruttori che, man mano che la costruzione procedeva, decidevano come l’opera doveva esser realizzata, le tecniche da adottare etc.
Bisogna precisare tuttavia che l’architettura è un processo che inizia da uno studio approfondito poiché ogni opera realizzata è frutto di conoscenze apprese grazie allo studio di diverse fonti.
San Pietro a Roma (333 c./1506-1526)
L’attuale basilica è frutto di una ricostruzione della basilica risalente al IV sec., fatta costruire dall’imperatore romano Costantino. La costruzione della basilica fu voluta da papa Giulio II che commissionò l’opera dando l’incarico alla progettazione a Bramante. Per questa Bramante prevederà, in fase progettuale, una pianta a croce greca con quattro absidi semicircolari, quattro campanili angolari, quattro cupole minori ed una più grande al di sopra dello spazio centrale a pianta quadrata. Questo progetto sarà ampiamente osteggiato dalla chiesa, abituata alla più canonica forma longitudinale, che assicurava la centralità assoluta della figura del sacerdote. Sta di fatto che il progetto non vedrà mai la luce, anche a causa della morte dell’artista. Verrà in seguito rivoluzionato da Maderno e poi maggiormente riconsiderato da Michelangelo.
Bramante non lasciò un unico progetto definitivo della basilica, ma è opinione comune che le sue idee originarie prevedessero un rivoluzionario impianto a croce greca (ideale richiamo ai primi della cristianità), caratterizzato da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso. Tale configurazione si può desumere, in parte, dall'immagine impressa su una medaglia del Caradosso del 1506 raffigurante l’alzata della pianta, coniata per commemorare la posa della prima pietra della basilica.
L'architettura greca
Il tempio è la tipologia costruttiva che incarna a pieno la civiltà greca ed è conseguenza di una serie di continue migliorie fatte nel corso del tempo. I primi templi erano dei sacrari di piccole dimensioni, con un portico a due colonne che conduceva alla sala interna detta cella, ove era posta la statua della divinità a cui essi erano dedicati. I primi esempi di quelli che si possono definire dei piccoli templi risalgono al VI – V sec. a.C. e sono le edicole votive, cioè dei “tempietti” molto semplici la cui funzione era quella di ospitare e proteggere l’elemento che vi era collocato all’interno. Erano espressione già di un chiaro tentativo di ricerca estetica e decorazione.
La forma dell’edificio era molto simile a quella di una casa con tetto a due falde, distinguendosi dai templi micenei a copertura piana, costruito con mattoni essiccati al sole e elementi lignei e con il tetto in paglia, a falde molto inclinate. Dall’evolversi di questa tipologia scaturirà il tempio vero e proprio che in seguito influenzerà tutte le altre civiltà italiche, dove la paglia del tetto venne sostituita dalle tegole, e le colonne di legno da colonne di pietra, più adatte a sorreggere il peso più eccessivo delle tegole, con la trabeazione che tuttavia rimase sempre in legno, con aggiunte in terracotta. Questo processo si indica con il termine “pietrificazione”.
Il tempio di Apollo a Thermos (630 a.C) è uno dei primi esempi di edifici templari con tetto in tegole. Il tempio era solitamente di forma rettangolare e basato sulla tipologia trilitica costituita da elementi verticali (colonne) che sorreggono un elemento orizzontale. Era quindi solitamente perimetrato da colonne e a seconda del numero di colonne presenti sul fronte si poteva classificare in “distilo” se composto da sole due colonne; “tetrastilo” da quattro, “esastilo” da sei, “ottastilo” da otto e addirittura “dedacastilo” se composto da dodici colonne. All’interno del tempio vi era una cella (“naos”) ove era collocata la statua del Dio a cui il tempio era dedicato e alla quale aveva accesso solo il sacerdote.
A seconda della conformazione del tempio si può distinguere il tempio “in antis” caratterizzato dal prolungamento delle pareti della cella sul fronte anteriore, delimitando lateralmente il pronao, “prostilo” caratterizzato da un colonnato anteriore, “periptero” in cui il perimetro è costituito da un colonnato, “diptero” in cui il perimetro è costituito da una doppia serie di colonne. Vi sono poi i templi “pseudoperipteri” o “pseudodipteri” ossia templi in cui è presente una serie di semicolonne addossate alle pareti laterali della cella.
L’elemento fondamentale del tempio greco è la colonna, essenzialmente per due motivi: primo perché il sistema utilizzato nella tipologia architettonica del tempio è quello trilitico e secondo perché è l’elemento caratterizzante del tempio, con la quale si definiscono gli ordini architettonici. In particolare, si può affermare che il sistema degli ordini architettonici nasca con il tempio greco. Inoltre il diametro della base della colonna definisce il modello base che comanda tutta la composizione.
La tipologia di tempio più antica è quella della Tholos, risalente all’epoca micenea e caratterizzata dalla forma circolare. I templi più antichi presentavano un numero dispari di colonne disposte sul fronte del tempio e dunque presentavano un elemento che ostruiva l’asse centrale del tempio, cosa che venne poi eliminata.
Un esempio delle caratteristiche del tempio e dell’unione di elementi sia strutturali che decorativi è il tempio di Artemide a Corfù (580 a.C.), primo tempio costruito interamente in pietre, dove per la prima volta viene definito l’ordine dorico. Le decorazioni nei templi sono motivate dal fatto che il tempio rappresentava un tipo di architettura da vivere dall’esterno. Tutte le celebrazioni religiose ed i rituali venivano infatti eseguiti all’esterno, dove i fedeli potevano assistere alle celebrazioni. L’ingresso al tempio era concesso solamente ai sacerdoti.
Gli ordini architettonici
Gli ordini architettonici si possono definire come un sistema di elementi tendenzialmente fissi e morfologicamente determinati, legati sintatticamente e uniti a formare un insieme organico. Sono elementi caratterizzati da simmetrie, proporzioni, al fine di ricercare l’equilibrio, l’armonia e la perfezione. Bisogna precisare però che le regole degli ordini e la loro definizione come oggi noi le conosciamo sono un’astrazione definita nel rinascimento per porvi delle regole precise nonché una definizione vincolante che tuttavia al tempo dei greci mancava.
Gli ordini architettonici utilizzati dai greci sono 3:
- Ordine dorico
- Ordine ionico
- Ordine corinzio
Il tempio di Apollo a Corinto è un chiaro esempio di stile dorico. Realizzato nella metà del VI sec. a.C. è un tempio esastilo, cioè con sei colonne disposte sul fronte, rappresenta un modello caratterizzante le proporzioni dei templi dorici del periodo classico, rivelando le direzioni verso cui si muoveranno gli architetti futuri.
La Magna Grecia
Gli stili utilizzati nelle colonie greche presentavano delle differenze rispetto a quelli della Grecia continentale, come ad esempio i materiali. Ad esempio ad Atene veniva utilizzato il marmo mentre in Sicilia tufo e roccia calcarea. Di seguito una serie di templi greci sorti nelle colonie:
- Basilica di Paestum a Salerno (530 a.C) - Si tratta di un tempio dorico, con colonne molto tozze, non monolitiche ma composte da più blocchi fatti accuratamente coincidere uno sopra l’altro. I profili incurvati delle colonne conferiscono al fusto l’effetto di un rigonfiamento detto “entasi” e sono i più vistosi di tutti i templi antichi. Questo permette di esprimere l’effetto di grande carico sull’elemento portante ed è quindi da considerare una correzione estetica, a differenza di quanto accade nel Partenone dove l’entasi è quasi impercettibile e serve per ridurre il senso di affossamento che avrebbero avuto delle colonne perfettamente rettilinee.
- Tempio di Hera, o Nettuno, a Paestum, Salerno (450 a.C.) - È un tempio che mostrava già dei dettagli e degli elementi riconoscibili nei tempi costruiti in madrepatria. Il numero pari di colonne sui fianchi, quattordici invece che tredici, rappresenta un'anomalia rispetto alla canonica pianta dei templi greci, sebbene si tratti di un'interpretazione ricorrente in ambiente magnogreco (si pensi al tempio di Segesta, con lo stesso numero di colonne). Le colonne sono massicce e presentano una rastremazione verso l’altro, inoltre non presentano la tipica entasi delle colonne doriche.
- Tempio della Concordia ad Agrigento (430 a.C.) - Costruito su di un massiccio basamento destinato a superare i dislivelli del terreno roccioso, per lo stato di conservazione è considerato uno degli edifici sacri d'epoca classica più notevoli del mondo greco. Si tratta di un tempio esastilo.
- Tempio di Zeus Olimpo a Siracusa (480 a.C) - Il tempio di Zeus Olimpio detto anche Olympeion costruito nei primi decenni del VI secolo a.C. Sorge su un poggio elevato rispetto alla pianura sottostante. Esso è il secondo tempio più antico di Siracusa dopo quello di Apollo in Ortigia e viene anche chiamato comunemente dai siracusani il tempio "re' du culonne", per la presenza di sole due colonne superstiti.
- Tempio di Segesta a Trapani (V sec. a.C.) - Si tratta di un grande tempio periptero esastilo, con 36 colonne alte 10 metri, non scanalate. L'attuale stato di conservazione presenta l'intero colonnato della peristasi completo di tutta la trabeazione. Nonostante gli elementi costruttivi e le proporzioni della costruzione si riferiscano con chiarezza al periodo classico dell'architettura greca, il tempio presenta aspetti peculiari sui quali la storiografia non esprime pareri unanimi.
Il Partenone (447 – 432 a.C.)
Il Partenone sintetizza perfettamente la monumentalità e la delicatezza, di astrazione e sensualità del mondo greco. Il Partenone, i Propilei e l’Eretteo, raggruppati sull’acropoli di Atene, sono considerati il punto più elevato dello sviluppo degli ordini dorico e ionico. Il primo tempio di Atena sull’acropoli era stato probabilmente costruito intorno al VI sec. a.C. ma per quanto riguarda ciò che rimaneva del “vecchio” Partenone prima del 447 a.C., anno in cui Ictino fu incaricato di provvedere a dare dimora alla statua di Atena commissionata a Fidia, si sa ben poco.
Il Partenone comunque non rappresenta la visione di un unico progettista bensì di una serie di compromessi e adattamenti avvenuti nel corso del tempo, i cui artefici si può ritenere furono Ictino, Callicrate e Fidia. Il progetto per il “nuovo” Partenone fu iniziato intorno al 490 a.C. e poi interrotto per motivi bellici (guerra contro i persiani). Pericle, capo politico e militare di Atene dal 450 a.C. fino alla sua morte nel 429 a.C., voleva unificare tutti i popoli greci con un’architettura magnifica, per combattere la minaccia persiana, creando una nuova Atene che tutto il mondo antico avrebbe invidiato. Per sottolineare il predominio politico di Atene, Pericle fece costruire una serie d’imponenti edifici pubblici e ordinò la ricostruzione del Partenone. Infatti nel 490 a.C. Pericle aveva in mente un edificio ben più ambizioso. Si pensa che inizialmente sia stato Cimone a commissionare il completamento dell’opera a Callicrate e che dopo la morte di Cimone, Pericle licenziato Callicrate ordinò a Ictino il proseguimento del tempio, con dimensioni maggiori, che venne terminato nel 438 a.C.
Il tempio è in stile dorico e le 32 metope del fregio della trabeazione che lo componeva sono oggi conservate al British Museum.
Correzioni ottiche del Partenone
- Il rapporto tra base e colonne non è quello solito di 5,5/6 ma sale a 7
- Viene adottata la soluzione ad angolo che permetteva di risolvere il conflitto dorico del triglifo, il capitello in tal caso è ad angolo
- Le linea della trabeazione curvano verso l’alto per evitare l’effetto sprofondamento.
- Il dorico delle colonne si presenta molto più slanciato rispetto al classico stile dorico tozzo, ad esempio della Basilica di Paestum.
- Fregio decorato con continuità, caratteristica dello stile ionico.
Il Partenone presenta una serie di variazioni rispetto allo stile canonico degli ordini e per questo identifica a pieno quel periodo chiamato “Sperimentalismo”. Dopo l’esperienza del Partenone l’ordine dorico, che fino a quel momento era lo stile predominante, venne usato sempre meno.
L'Acropoli di Atene
Propilei di Pericle (500 a.C.)
I Propilei sono l'ingresso monumentale dell'acropoli di Atene. La loro costruzione ebbe inizio nel 437 a.C., ma non furono completati. Per estensione sono stati chiamati propilei anche altri monumenti basati sulla stessa tipologia. All'esterno la struttura si presenta inequivocabilmente di stile dorico mentre all'interno vi sono colonne ed elementi di stile ionico. L'armonizzazione di questi due stili in un solo edificio necessita di grande abilità, e la perfetta integrazione in questo edificio va a tutto merito dell'architetto. Il progetto dovette superare notevoli difficoltà tecniche, dovute soprattutto al forte dislivello del passaggio. Il corpo centrale costituiva il vero e proprio ingresso, chiuso fra due facciate doriche con sei colonne. Dei quattro ambienti che dovevano occupare le due ali venne realizzato solo quello di nord-ovest, la Pinacoteca, dove erano raccolti quadri di soggetto mitologico. L’asse centrale d’ingresso presenta sia lo stile dorico che lo stile ionico. Essendo un ingresso l’ordine caratterizzante doveva essere il dorico tuttavia si optò all’utilizzo anche dell’ordine ionico per poter bilanciare i punti di dislivello.
Tempietto di Atena Nike (425 a.C.)
È uno dei principali monumenti dell'acropoli di Atene. Si trova sul lato ovest dell'acropoli, presso i Propilei, a pochi metri dall'orlo delle rocce a strapiombo che caratterizzano l'Acropoli. È un tempietto anfiprostilo tetrastilo (con quattro colonne libere sulla fronte e sul retro) ornato nei fregi di preziosi bassorilievi che narrano vicende di una battaglia fra greci e persiani (probabilmente Maratona). Lo stile che lo caratterizza è lo ionico, che presenta dimensioni contenute con colonne con proporzioni molto slanciate, un architrave liscio ed un fregio decorato con continuità, che perde però l’armonia con il capitello che appare fuori scala. Il naos presenta la forma abbastanza inusuale quadrata.
L’Eretteo (421-405 a.C.)
È un tempio ionico prostilo (ovvero con colonne solo nella parte anteriore), esastilo, che sorge nell’acropoli di Atene. Presenta una pianta articolata. Sul fronte a Est sorgono le sei colonne di ordine ionico, con la distanza tra gli assi leggermente più distante e con l’elemento decorativo maggiormente esaltato. A ovest gli intercolumni (spazi tra le colonne) sono chiusi da setti murari dotati di ampie finestre e le colonne si presentano all'esterno come semicolonne sopraelevate sul muro di 3 metri costruito per superare il dislivello del terreno. L'interno era suddiviso in due celle a livello diverso e non comunicanti tra loro: quella orientale, più alta, alla quale si accedeva dal pronao esastilo, che ospitava il Palladio, e quella occidentale più in basso, suddivisa in tre vani: un vestibolo comune dava accesso a due vani gemelli. Al corpo centrale si addossano la loggia con le Cariatidi a sud, e un portico a nord, più sporgente del corpo centrale verso ovest. Il portico è costituito da quattro colonne in fronte e due di lato. In quest’opera si esalta la qualità del tempio nella sua molteplicità di punti vista e anche in questo caso gli ordini sono usati ad arte per dare omogeneità all’opera. La luce viene esaltata dai diversi punti di vista divenendo un elemento fondamentale e caratterizzante.
Lezione del 27/10/2016 – Architettura greca parte II
Le acquisizioni del IV secolo
- Ordine corinzio
- Perfezionamento della “Tholos”
- Adozione della forma del tempio nei mausolei
- Definizione del tempio ionico
L’ordine corinzio era costituito da colonne con un fusto molto esile rispetto a quello delle colonne di ordine dorico o ionico e caratterizzato da un capitello finemente decorato. Il primo esempio di utilizzo dell’ordine corinzio è il tempio di Apollo a Bassae, tempio in doppio antis/periptero, esastilo, con un proporzionamento della pianta abbastanza arcaico.
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