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La realtà dell'idealismo

Filosofi idealisti e la realtà

Le domande che ci poniamo sono: “Chi sono i filosofi che si definiscono idealisti e come hanno trattato la realtà?” Kant e Cartesio sono due filosofi idealisti, pensano che la questione della realtà possa essere stabilita filosoficamente solo da quelle che loro chiamano idee. L’idea è la condizione di possibilità della realtà. Tale condizione è la relazione tra l’esperienza empirica della realtà e l’idea in sé. Come si può spiegare quest’esperienza? Basta che io veda le cose per far “credere” alla realtà?

Platone e l'idealismo antico

Platone è un’idealista differente da Kant. Qual è la differenza tra idealismo antico (rappresentato da Platone) e l’idealismo moderno (rappresentato da Cartesio, che è considerato il padre dell’idealismo moderno)? Le idee di Platone sono oggetti intellegibili: non si vedono con gli occhi, non sono oggetti sensibili (che si possono percepire con i nostri sensi) ma le idee sono le vedo attraverso l’intelletto. L’intuizione dell’idea è ciò che ci permette di “conoscere” le idee; ad esempio, se ho una maglia rossa, posso definirla tale, solo dall’intuizione che io ho dell’idea del rosso. L’idea del rosso, è la condizione di possibilità della realtà.

Il primo aspetto dell’idealismo antico è questa concezione dell’idea e dell’intuizione dell’idea. Gli oggetti sensibili partecipano dell’idee intellegibili; una cosa empirica partecipa all’idea, es: il tavolo è un tavolo perché partecipa dell’idea di tavolo. C’è un passaggio dall’idea all’essere. Le idee sono i veri soggetti (ciò che sta sotto) e fondono le nostre esperienze empiriche.

Idealismo moderno

L’idealismo moderno è "nato" nel 1641 con le meditazioni metafisiche di Cartesio. Cartesio ha spedito le sue meditazioni a un amico, per permettere a quest’ultimo di condividerle con altri intellettuali che hanno fornito a Cartesio varie obiezioni. Esse sono state accolte da Cartesio e ha ognuno ha dato una risposta. Quali sono le differenze tra idealismo antico e idealismo moderno?

La prima differenza sta nella concezione della condizione di possibilità dell’esperienza: per l’idealismo moderno non sono più oggetti intellegibili ma sono delle idee elaborate dalla mente umana. Il soggetto diventa oggetto e l’oggetto diventa soggetto. La mente non è più “passiva” ma pensa e ragiona, le idee non vivono nell’iperuranio. C’è un primato del pensiero sugli oggetti. L’idealismo moderno è ancora considerato metafisico, perché si parla ancora di cose che vanno al di là della realtà empirica, anche se è metafisico in maniera diversa rispetto all’idealismo antico. L’idealismo moderno non è ontologico se si prende in considerazione la posizione ontologica di Platone.

Cartesio

Tutto il sistema della conoscenza umana è rappresentata da un albero: la metafisica sono le radici, il tronco è la fisica, i rami le varie scienze (meccanica, medicina, ecc.). Se non ci fosse la metafisica, non ci sarebbero le scienze (niente radici, niente albero). Ci sono conoscenze che sembrano vere, ma sono false; per Cartesio, queste conoscenze sono i pregiudizi, le nozioni comuni. Cartesio vuole trovare un criterio per stabilire ciò che è vero, ciò che è falso e ciò che è verosimile. Questo criterio viene definito Criterio di indubitabilità; tale criterio, indubitabile in senso normativo, non psicologico: non è soltanto un fatto ma è una questione di diritto, che è, appunto, indubitabile. L’indubitabilità di diritto non può essere messa in discussione da nessuno. L’indubitabilità psicologica si basa sui nostri sensi, sulla mente di un singolo individuo, è un indubitabile fattuale. Cartesio vuole considerare tutto ciò che può essere dubitabile e verificare che sia falso; toglie ogni cosa che può essere dubitabile per cercare l’indubitabile. Bisogna dubitare di tutto ciò che può essere dubitabile, ed ciò che è dubitabile è per forza falso perché è dubitabile.

Prima meditazione

  • Distruzione e messa in dubbio di ciò che ci dicono i sensi: I sensi sono ingannatori, non fidarsi mai di quelli che una volta ci hanno ingannato. I sensi potrebbero essere considerati nell’indubitabile fattuale.
  • L’ipotesi del sogno: È un’ipotesi che distrugge ciò che noi crediamo siano cose indubitabili: “Noi siamo veramente in un luogo? Noi siamo veramente in quest’aula?”. Questa ipotesi toglie la certezza su ciò che noi sentiamo (mediante i nostri sensi). Non è chiaro quando noi sogniamo e quando in realtà siamo svegli, in qualche modo la nostra certezza è basata sul fatto che quando siamo svegli tutto ci appare più nitido e le nostre sensazioni sembrano più vere, ma è veramente così?
  • Le verità geometriche-matematiche: Le cose assolutamente vere, dalla quale possiamo costruire i nostri sogni, le nostre sensazioni, sono costruite dalle verità geometriche-matematiche. La realtà è costruita su tale verità. Le verità sensitive si sono verificate false; nel sogno è vero che 2+2=4 tanto quanto nella realtà.
  • L’ipotesi di un Dio ingannatore: Ma possiamo dubitare anche delle verità geometriche-matematiche: chi ci dice che 2+2=4 e non è =7? L’ipotesi di un Dio ingannatore è una ragione plausibile per mettere in dubbio le verità geometriche-matematiche. Questo Dio ci ha creato “così come siamo” ma non è detto che la nostra logica sia vera, forse Dio ci ha creato ingannandoci.
  • L’ipotesi del genio maligno: Il genio maligno è astuto e ingannatore, questo genio però può farmi credere in qualcosa ma non può impormi di dare l’assenso a quello che mi sembra dubitabile: pur essendo capace di sbagliare, l’essere umano ha la forza.

Dubbio iperbolico: si spinge a negare non soltanto ciò che è falso, ma anche ciò che sembra falso ma che potrebbe essere vero (verosimile). C’è una sospensione del giudizio su ciò che è verosimile, non diciamo che è vero, ma lo consideriamo falso. Tutto quello che io penso, posso dubitarlo, ma non posso dubitare del fatto che sto pensando. “Non posso dubitare di star dubitando”. “Non c’è dubbio che io esista”, “io sono, io esisto” è necessariamente vera tutte le volte che la pronuncio o che la concepisco nel mio spirito. L’esistenza del soggetto passa nel pensiero, io posso dire di esserci perché penso. Posso pensare di essere ingannato da un Dio ingannatore che mi sta facendo pensare una determinata cosa ma comunque sto pensando e il pensiero non può essere fermato. → “Cogito, ergo sum". L’essere deriva dal pensare, indipendentemente da ciò che sto pensando.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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