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Storia dell'architettura moderna

9 ottobre 2019

Indicazioni per il corso

Le revisioni obbligatorie dell’esercitazione sono collettive, mostrate a tutti e avvengono sia a metà novembre che dopo Natale. È da consegnare il giorno della prova scritta (giorno dell’appello). La prova scritta ha domande aperte. Successivamente c'è la prova orale pubblica con presentazione PowerPoint (circa 20 slides) di gruppo dove spiegare in circa 20 minuti l’esercitazione. Importante è indicare sempre la bibliografia da cui prendiamo le informazioni per la ricerca, anche se è stato un percorso invano (es. archivio storico di Torino). Organizzare la ricerca in ordine cronologico (linea del tempo), inserendo anche eventi storici (es date di uscite di catasti). L’analisi storico critica rappresenta la sintesi della nostra ricerca, una relazione (non sono “cenni storici”!!!, no “evoluzione” dei fenomeni urbani, ma “trasformazione”).

La rappresentazione della città

“Ritratti di città dal Rinascimento al XVIII secolo” è un libro di Cesare de Seta che illustra l’iconografia della città, con descrizioni a volte associate a documenti iconografici. La città in Età Moderna ha uno sviluppo molto forte, grazie all’aumento della popolazione. Si consolidano diverse forme di città in relazione alle esigenze del periodo. L’autore si centralizza sul tema della celebrazione, ad esempio la Veduta di Firenze del 1495 di Rosselli dove si vede la città circondata da mura e caratterizzata da un fitto tessuto urbano su cui emergono gli edifici più importanti (Palazzo della Signoria, Chiesa di Santa Maria del Fiore, Spedale degli Innocenti). Questa immagine ci fa capire come la città si svilupperà in futuro, si notano infatti delle direzioni verso le quali alcuni edifici si stavano disponendo ed in corrispondenza delle quali si stavano aprendo delle porte di accesso. Queste direzioni indicheranno gli assi che diventeranno fulcri delle future espansioni.

Cesare de Seta mette in relazione la Veduta di Firenze con la Tavola Strozzi del 1472 che rappresenta la struttura urbana di Napoli vista dal mare anche qui con edifici emergenti e tessuto minore. Questa tavola probabilmente era di provenienza fiorentina e legandoli tra loro, de Seta spiega come le committenze vogliano affermare la propria volontà di incentivare opere artistiche attraverso una scelta di rappresentazione urbana. Sceglie il tema della città come uno dei temi attraverso il quale si possa testimoniare come il potere delle famiglie si affermi sul territorio stesso. Altra tavola che Cesare de Seta confronta è la Veduta di Roma dove ancora una volta vengono segnate le emergenze architettoniche antiche in una città con un tessuto urbano molto fitto, un po’ meno distinto di quello fiorentino. Il filo conduttore di queste tre tavole è rappresentato sicuramente dalla testimonianza degli edifici antichi che emergono sulla città che definiscono la tradizione delle città stesse.

Lo studio dell’iconografia ha subito negli ultimi anni un’accelerazione importante, diventando uno strumento comune di informazione e divulgazione. A noi interessa l’iconografia per lo studio delle trasformazioni, dei momenti salienti di una città. Tra le iconografie più importanti c’è quella di Jacopo de’ Barbari, un’incisione molto grande in rame del 1500, rappresentante Venezia. Si nota l’ansa del Canal Grande che fornisce un punto di partenza per la sua interpretazione.

Il linguaggio iconografico è sempre stato fondamentale per la diffusione dell’architettura, di progetti architettonici fin dalle corti europee. Sono stati dei mezzi per comprendere i punti salienti, i caratteri fondamentali di una certa committenza e di un certo momento storico, oltre che assumere il ruolo di spunti per ulteriori studi sulla storia urbana. La diffusione del linguaggio iconografico è stata garantita anche dall’utilizzo di Atlanti, focalizzati su ambiti territoriali e legislativi diversi.

Parlando di rappresentazioni iconografiche all’avanguardia è sicuramente la Pianta di Imola di Leonardo da Vinci del 1502 (primo rinascimento), che ci permette di ottenere una rappresentazione precisa che ci fa comprendere la struttura urbana della città attraversata dalla Via Emilia da est a ovest, la disposizione degli spazi ad uso collettivo (piazze civili o di mercato...). Spostandoci più ad est, abbiamo la Veduta di Costantinopoli del 1420, quella del 1520 e quella del 1559 (rotolo di 11m).

Altri temi trattati da Cesare de Seta sono le piante, ad esempio la Pianta di Roma del 1551 ma rappresentante il territorio riferito ad un’epoca precedente.

15 ottobre 2019

Libro: “Alle origini della città moderna: una fase di sperimentazione”

La città moderna ha subito un’accentuazione degli eventi, trasformazioni al suo interno, ha scoperto nuove sperimentazioni, grazie alle quali la città ha assunto dalla seconda metà del Cinquecento una forma ben definita. Trasformazioni quali l’uniformità di facciata, la regolarizzazione degli spazi urbani che porta una ridefinizione di tracciati rettilinei. Il linguaggio sviluppato da questa nuova architettura è nuovo, che unisce la tradizione, l’antico con l’avanguardia, l’innovazione.

Esempi di prima innovazione di questo momento è sicuramente la nuova architettura fiorentina, sviluppata da Brunelleschi (Cupola di Santa Maria del Fiore, San Lorenzo, Cappella Pazzi). L’attenzione su cui si basa la nuova arte vede anche da un lato la pittura (Masaccio, “La Trinità”), dall’altro la scultura (bassorilievi padovani). Si approfondiscono temi come la prospettiva, che vengono anche teorizzati nel corso stesso del Quattrocento, tramite trattati che ne spiegano le regole (ad esempio il De re Aedificatoria di Alberti). In questo modo si arriva non solo alla definizione di opere artistiche, ma anche al controllo dello spazio.

Questa esigenza di trattare nuovi temi è sicuramente supportata dall’incontro tra nuove figure professionali con committenti che sostengono la cultura, che individuano in essa la possibilità di riscatto e che investono sia in denaro che in energie nella cultura. Questo diventa lo strumento affinché la comunità possa riconoscere il potere della committenza stessa.

L’Inghilterra diventa una potenza insulare, la Spagna si libera dall’assedio arabo (nel 1492 decreto di espulsione degli ebrei dai regni spagnoli, insediandosi soprattutto a Ferrara). Il 1454 è l’anno della Pace di Lodi, con lo scopo di evitare di perdere le proprie risorse e di salvaguardare i propri confini, proteggendosi da possibili invasioni da est (dai Turchi). Successivamente si assiste ad una relativa pace che permette un momento economico più florido, dove si decide di investire all’interno dei propri stati in strutture urbane e in generale sulla città.

Dopo la Pace di Lodi l’Italia è molto frammentata a nord con la Repubblica di Firenze, il Ducato di Milano, il Ducato di Savoia, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, mentre meno a sud, dove troviamo il Regno di Napoli, il Regno di Sicilia e lo Stato della Chiesa. È il momento in cui alcuni signori si impongono all’interno delle proprie comunità come i punti di riferimento (esempio la famiglia dei Medici), cercando la conferma del proprio potere tramite le opere artistiche. Tutto ciò sempre tramite un linguaggio all’avanguardia. Un linguaggio che, insieme ai temi, è declinato in ciascuna realtà territoriale in modo differente, dovuto al fatto che si utilizzano materiali diversi (pietra d’Istria in ambito adriatico diversa dalla pietra forte e pietra serena fiorentine).

Pienza

Il tema dei Pienza è basato su una ridefinizione della piazza, con uno sguardo anche al paesaggio. Il committente è Papa Pio II (1458-1464) guidato da una profonda cultura umanistica e architettonica prende spunto da Settimio Severo e trasforma la propria città di origine (Corsignano). L’intervento non è solo leggibile dal punto di vista architettonico, ma da molti altri aspetti. Ha profondi radici culturali, ha un modello antico. Papa Pio II ha una necessità di risposta ai concittadini che chiedono trasformazioni e ha motivi politici, elevando la città di Pienza a città sede vescovile. Il papa aveva come obiettivo quello di elevare il suo potere per farlo capire e ricordare anche dai posteri.

Il progetto prende avvio nel 1459 e viene terminato pochi anni dopo, è un intervento eseguito in breve tempo, probabilmente anche grazie alla grande disponibilità di risorse economiche di Pio II. Lungo l’asse viario principale della città si affacciavano edifici simbolo di grandi personaggi di corte, legati da vincoli istituzionali ed economici al principe. È da qui che la corte incomincia a diventare luogo di sperimentazione.

Il disegno della nuova piazza trapezoidale prevede l’affaccio su di essa di tre edifici principali:

  • Palazzo Piccolomini
  • Chiesa: rifondata con una modifica di orientamento rispetto a quella originaria, grazie all’intervento di Rossellino
  • Palazzo Vescovile
  • Palazzo Comunale

Tutti e quattro vengono creati su delle preesistenze, senza demolire ciò che poteva essere utile per la nuova architettura. Il tema di Pienza è quindi quello di un rinnovo all’avanguardia ma che comunque fa i conti con una realtà esistente. Importante è anche la definizione delle funzioni all’interno della piazza che caratterizzano logiche di potere su piani diversi, che fanno sì che la piazza non sia solo definita dal potere principale (Palazzo Piccolomini), ma anche da quelli al di sotto, minori. È comunque presente un’affermazione di potere del Palazzo Piccolomini rispetto a quello Vescovile, come si nota dalla facciata. La chiesa funge da divisione tra la piazza civile e la piazza del mercato, con lo scopo di separare dove possibile le due funzioni.

Per ultimo l’intervento di Pio II per abitazioni per persone che a causa degli espropri erano state cacciate dalle loro case, il gruppo delle “dodici case”. Attualmente in parte sono andate perdute, in parte ancora ravvisabili all’interno della struttura urbana, facendo notare la loro regolarità anche per quanto riguarda le aperture con una griglia abbastanza precisa. Papa Pio II è stato quindi molto importante per il finanziamento di tantissime opere, strutture, botteghe anche secondarie al servizio della popolazione pientina.

Urbino

Si vede una signoria (il Ducato di Montefeltro) che cerca l’affermazione in ambito professionale più vasto (tra Regno di Napoli e Papato). Federico da Montefeltro chiede la riorganizzazione e la costruzione del suo palazzo, il Palazzo Ducale, che riprende l’idea di Pienza di distinguere la zona mercatale da quella signorile, comunque collegate sia tra loro che con l’esterno. Si individua il collegamento visivo tra il palazzo ducale di Montefeltro e la città di Roma, grazie all’affaccio della facciata dei torricini sulla strada che porta a Roma.

Prima Urbino veniva rappresentata da un lato in particolare (?), dopo la trasformazione del Duca, la città viene rappresentata in modo ribaltato, prevalentemente da sud, facendo notare anche il rapporto tra la città con il contesto esterno, tra l’emergenza architettonica del nuovo palazzo rispetto al contesto circostante.

Vigevano

L’intervento si basa sulla nuova impostazione della Piazza Ducale di Vigevano voluta da Ludovico Sforza (Il Moro), con l’intento di riproporre un foro, di ripresa in modo molto diretto ed esplicito il modello antico in un contesto contemporaneo. La città era entrata a far parte dei domini ducali, perdendo il carattere di comune autonomo. Questo progetto ha anche l’intento di affermare la preponderanza del potere ducale rispetto a quello dei cittadini. La sede del potere comunale, cittadino fa parte del progetto, ma viene nascosto da un portico continuo, riducendo la sua importanza all’interno della stessa piazza.

16 ottobre 2019

Papa Niccolò V

Papa Niccolò V (1447-1455) si trova in un momento dove potere temporale pontificio e programma urbano si legano. Niccolò V affida il suo “programma grandioso” (piano di urbanizzazione) a Manetti. La sua idea è quella di ricostruzione e potenziamento delle mura, inizia a diventare importante il tema della fortificazione, la cui forma definisce la forma stessa della città, ciò che sta dentro e ciò che sta fuori. Altri punti che affronta Manetti sono la ristrutturazione di ponti sul Tevere, il controllo e la gestione dell’acqua tramite la costruzione di acquedotti.

Il programma di Niccolò V prevede anche la ristrutturazione di 40 chiese, oltre che alla riorganizzazione del colle Vaticano, che sarebbe diventato il luogo di utilizzo della corte (sede pontificia), comprendendo la basilica, la biblioteca, abitazioni per i personaggi che lavorano nella corte, stalle, un giardino, un orto botanico e un primo accenno della Cappella Sistina. Il piano di Niccolò V prevedeva anche la ristrutturazione del borgo vaticano, la spina di accesso al colle del Vaticano, prevedendo una rete di tre strade porticate. Porticate perché da un lato serviva a dare un’immagine uniforme e continua ad un tessuto che non rispondeva a regole e esigenze contemporanee di ordine, dall’altro serviva per rispondere ad un’esigenza ideologica, per collegarsi con quei grandi percorsi porticati della città antica. Il Borgo univa città Sant’Angelo con l’attuale Piazza San Pietro, in quel momento non del tutto ordinato, luogo di sovrapposizioni di stratigrafie antiche.

Un altro aspetto dell’importanza del portico è di carattere funzionale, perché viene utilizzato preferibilmente per l’inserimento al piano terreno di botteghe, che in questo modo ottengono una parte di suolo pubblico, di passaggio per i cittadini. Ciò ci fa capire come anche l’idea di commercio sia incentivato per la riorganizzazione della città. La base di questo progetto risiede quindi nell’idea di Niccolò V di legittimazione dell’autorità pontificia agli occhi del popolo, degli ignoranti, considerando le opere come una mediazione.

Ferrara

Ferrara viene definita la prima città moderna d’Europa, principale capitale della Corte Estense. Al contrario di Pienza, il tema dell’addizione estense può essere definito come un parziale successo, non vedendo degli esiti concreti nella breve durata. Il primo ingrandimento è l’addizione di Borso d’Este verso il Po, mentre il secondo è l’addizione (1470-92) di Ercole II d’Este, verso la parte opposta. Importante è che il palazzo del signore, per il controllo della città rimane e rimarrà al centro delle due addizioni.

Prima di queste espansioni, la città era prevalentemente una fascia stretta e allungata, circondata sempre da una cinta muraria indicativamente parallela al corso del fiume. La prima addizione, si basa su una iniziale bonifica dei terreni adiacenti al fiume, sui quali inserire un edificato molto più regolare con vie rettilinee ortogonali che si contrappongono alla stratificazione, al disordine e la frammentarietà del costruito antico. Con questo ingrandimento si procede ad un cambiamento di posizione delle mura di protezione su quel fronte, prima costruendo una fortificazione nuova sulle sponde del Po, andando anche in parte a deviare l’alveo, e successivamente a demolire quella vecchia, più interna. Questo determina anche una lottizzazione dei lotti con un conseguente ritorno economico (prima eri fuori dalle mura, ora sei dentro → paga di più).

La seconda addizione settentrionale (seconda metà ‘400), verso il confine veneziano del Ducato Estense, comporta un rafforzamento delle cinta murarie, sia per proteggersi dalla possibile minaccia di Venezia che stava sempre più puntando all’interno della terraferma, che per controllare meglio i propri confini. Ercole I sentiva la necessità di inglobare all’interno del proprio dominio dei suoi possedimenti, che entrano a far parte della cosiddetta “terra nuova”.

Perciò progetta insieme al suo architetto di corte (Biagio Rossetti) e ai suoi collaboratori un andamento della fortificazione arrivando a comprendere alcune strutture già di proprietà degli Este, sia utilizzate per la caccia (es. Villa del Belvedere, Villa Belfiore...), che utilizzate dal punto di vista agrario (Certosa...) che permettono un ritorno economico. Si assiste quindi su un tracciato regolare alla costruzione di palazzi nobiliari che caratterizzano l’avvio delle costruzioni nella zona di addizione.

Si limita il numero delle porte sul lato dell’espansione, da un lato perché costituisce un punto debole della fortificazione, dall’altro per dare più importanza alle porte principali della città che le conferiscono un’immagine forte e permettono di confermare l’identità della città stessa. Prende avvio il nuovo disegno della lottizzazione interna, rappresentato da strade rettilinee a sezione ampie, che partono dal centro antico e portano alle porte e alle strutture già esistenti. Strade su cui si affacciano palazzi familiari importanti che chiedono di essere facilmente visibili (es. Palazzo dei Diamanti).

Queste strade creano un grande vuoto urbano, un grande spazio aperto pubblico di affermazione e rappresentanza del potere, una nuova piazza progettata in modo che si affacciassero imponenti facciate e con al centro una statua. Essendo in presenza di un’impostazione di un progetto che solo in parte verrà realizzato, perché verrà bloccato da particolari eventi, rimarranno molti di questi spazi vuoti, non costruiti, come si vede da numerose piante e cartografie.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucaIAIA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Cuneo Cristina.
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