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Storia dell'architettura in Francia: dalla crisi del barocco alla rivoluzione

Volontà di ritorno alla classicità e di recupero della regola architettonica. Classicismo: “Riesumazione, imitazione o riapplicazione dei principi dell’arte e dell’architettura greca o, più spesso romana”. Non è una questione stilistica, ma di metodo; il ritorno al classicismo è un tentativo di ritornare a una norma canonica di legge e ordine nella composizione. Il primo tentativo di questo tipo è il Neo-Palladianesimo, ma il vero ritorno al classicismo avviene in Francia tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII secolo.

Il linguaggio barocco

Il linguaggio barocco è un linguaggio organico, di continuità tra le parti. Dalla fine del ‘600 questo linguaggio non viene più ritenuto accettabile. C’è una ricerca di maggior chiarezza, rigore e ordine dell’edificio e la necessità di fondare l’attività artistica su principi fissi, basati sulle leggi della natura e della ragione. Il principio organico barocco, in base al quale una facciata viene unificata interconnettendone le diverse parti, viene respinto e le masse vengono definite rigidamente e giustapposte, si cerca una chiarezza volumetrica e si arriva a una quasi assenza di decorazione.

Questa necessità di superamento del linguaggio barocco si verifica soprattutto in Francia, perché il barocco, che aveva avuto origine in Italia, viene portato alla compiutezza in questa nazione e proprio in questo contesto c’è una reazione a questo contesto. L’esempio più emblematico del barocco francese è la reggia di Versailles e il rappresentante principale è Jacques Lemercier. Il castello di Richelieu (1631) divenne il modello per le residenze barocche di campagna e la chiesa della Sorbonne (1635-53) quello per gli edifici religiosi. In questi esempi non c’è un singolo elemento che non sia in relazione con le altre parti e con l’insieme.

La reazione è stata determinata dal progetto di Bernini per l’ala est del Louvre, che viene rifiutato dall’Accademia Reale di Architettura, istituita dal ministro Colbert nel 1671, in cui c’è la volontà di stabile un percorso di insegnamenti per formare i giovani architetti ed è stata la prima istituzione per insegnamento sistematico dell’architettura; c’è anche il desiderio di creare un ordine architettonico nazionale.

La raison, che si esprime con la matematica e la geometria, viene scelta come principio di base per gli insegnamenti dell’accademia. L’architettura medievale, che aveva una sua complessità, e l’architettura michelangiolesca vengono rifiutate, perché non sono viste in maniera razionale e viene osteggiata; Michelangelo viene considerato il responsabile degli eccessi del Barocco. L’obiettivo dichiarato dell’accademia è quello di arrivare all’elaborazione di un ordine generale, nel 1671 Colbert promuove un concorso per promuovere l’ordine francese e doveva identificare il nuovo stile francese.

Francois Blondel e l'accademia

Il primo docente dell’accademia è Francois Blondel (1617-86), che è direttore generale dei lavori di Parigi, ha una formazione di matematico e ingegnere. Propone uno dei primi manuali di architettura intitolato Cours d’Architecture (1675-83). In realtà, realizzerà una sola opera nella sua vita, ossia la porta di S. Denis (1672), che si ispira agli archi di trionfo con due obelischi, chiaramente ispirata all’architettura classica.

Claude Perrault e il trattato di Vitruvio

Uno dei primi temi di ripensamento è una rilettura e una rianalisi approfondita di Vitruvio e del suo trattato. Claude Perrault (1613-88) realizza una traduzione del trattato di Vitruvio nel 1673. In essa scardina il concetto di proporzione vitruviano, poiché le proporzioni non sono indicate dalla natura o dal corpo umano come nelle teorie precedenti, ma sono determinate da un accordo tra architetti scaturito dalle usanze e dalla tradizione. La proporzione viene relativizzata come concetto empirico, mettendo in discussione l’autorità canonica sino ad allora adottata. L’architettura si fonda su due principi: positivo, ossia uso e necessità dell’edificio (solidità, salubrità e comodità) e arbitrario, ossia la bellezza, dipendente dalla consuetudine e modelli, ma anche dalla conformità delle parti all’uso.

La simmetria, che nel testo vitruviano corrispondeva al moderno concetto di proporzione, viene da Perrault definita in chiave moderna: la moderna simmetria in senso di assialità è fissata dal punto di vista teorico come criterio della bellezza positiva e diventa il dogma del Classicismo. Nel 1664 viene chiamato a presentare un progetto per la facciata est del Louvre, completata nel 1674, risultano progettisti anche Louis Le Vau e Charles Le Brun, gli stessi che operarono a Vaux le Vicomte.

Il corpo centrale individua l’asse di simmetria da cui si sviluppano speculari le due ali laterali. Viene scelta la colonna binata, che è un elemento cinquecentesco, mutuate dalla casa di Raffaello di Bramante, a indicare la bellezza positiva fondata sulla rispondenza ai legami statici: composizione simmetrica, costituita da due padiglioni che hanno una composizione conclusa in sé, ma che si integrano in una composizione generale. La centralità è sottolineata dall’uso del frontone e dall’uso dell’ordine. C’è un atteggiamento tecnico verso la storia, che è utilizzata in una logica costruttiva e compositiva. Abbiamo un’articolazione differente dell’ordine, che va da lesena all’estremità, poi diventa un pilastro e infine diventa una colonna addossata alla parete al centro. L’elaborazione dell’ordine non è solo indicata da una scelta semplicemente estetica, ma anche in rapporto alla funzionalità dell’edificio.

Il colonnato del Louvre è molto equilibrato, nessuna delle parti rivela un’accentuazione particolare. Perrault sosteneva che i contrasti appartenessero alla pittura e alla scultura, non all’architettura. Fu proprio questo equilibrio a determinare la vittoria del suo progetto rispetto agli altri, che erano pieni di disparità tra le parti. Perrault era intento a riconciliare le antinomie formali, non poneva in dubbio la validità del sistema, il ruolo dell’architetto era quello di risolvere esigenze contrastanti.

Il ripensamento teorico e le realizzazioni

Inizia a esserci una corrispondenza biunivoca tra ripensamento teorico e prime realizzazioni. J.L de Cordemoy scrive, nel 1706, Nouveau Traité de toute l’architecture, in cui articola la sua teoria partendo dai concetti vitruviani di ordine (ordonnance), disposizione (distribution) e bellezza. Mentre i primi due coincidono, la bellezza assume un altro senso. La beinséance (decoro) dipende dalla consuetudine e dalla funzione, così come dalla rispondenza alla posizione sociale dei committenti. È interessato alla purezza geometrica degli edifici, come reazione alle soluzioni barocche e molti edifici potevano anche non avere ornamenti.

G. Boffrand (1667-1754) scrive il Livre d’architecture (1745) in cui introduce il concetto di carattere dell’edificio, per cui ogni edificio deve esprimere chiaramente, in maniera quasi immediata, la funzione per cui è stato realizzato e il carattere del suo ideatore. Per lui la qualità dell’edificio è data dal buon gusto, che è basato sui principi basilari dell’architettura (belle proporzioni, decoro, comodità, sicurezza, salubrità, buon senso). I principi architettonici non sono fissi, ma derivano dall’evoluzione, scaturiscono dalla natura, dalla riflessione teorica e dall’esperienza. Boffrand getta le basi dell’architettura parlante e dell’architettura rivoluzionaria. Realizza il padiglione di caccia a Bouchefort (1705) per Massimiliano di Baviera e sarà il modello per Chaux di Ledoux.

Jacques-Francois Blondel

Jacques-Francois Blondel (1705-74), all’inizio, si oppone all’accademia e aprì una scuola privata con studenti come Boullee, Ledoux, ma successivamente passa all’accademia e diventa il successore del primo Blondel. Scrive il suo Cours d’architecture (1771) in cui tratta il concetto di carattere e quello di stile ed è la più ampia e completa opera teorica del XVIII secolo. Le proporzioni, per lui, sono desunte dalla natura, ha quindi un’interpretazione antropomorfa desunta dal rinascimento. Riprende la teoria di Boffrand sul carattere, ossia la funzione espressiva di un edificio. Lo stile, invece, è il risultato dell’opera (sublime, nobile ed elevato).

Blondel supera Boffrand, che era rimasto nella sfera dell’unità estetica con la concezione dell’unità di carattere, con la tripla unità di utilitas, firmitas, venustas. Secondo lui trascurare la funzione aveva portato al limite dell’esagerazione gli architetti barocchi e rococò; la forma perfetta di un edificio deve dipendere da un’elaborazione formale e la funzionalità dello stesso edificio. Avanza anche dei suggerimenti concreti: la forma per l’esterno, la praticità all’interno, la forma per gli edifici pubblici e la praticità per quelli privati. I suoi allievi recepirono certi aspetti della tipologia dei suoi edifici: i monumenti per la magnificenza (archi e porte di trionfo), i monumenti sulle piazze reali, obelischi e teatri.

Il pensiero di Marc-Antoine Laugier

Insieme a questa tendenza verso il classicismo c’è una tendenza a ritornare alle forme originarie in senso razionale. È un pensiero teorico che viene elaborato dall’abate Marc-Antoine Laugier nel saggio Essai sur l’architecture (1753 e 1765). La bellezza viene ritrovata nella semplice natura da cui provengono tutte le regole. Bisogna ripartire dalla capanna primigenia, partiamo dalla natura che genera forme verticali (tronchi) e dalla copertura (rami). In questa teorizzazione non abbiamo dei tronchi messi lì per andare a costituire la capanna, ma è una struttura viva e vegeta, sono dei tronchi che germogliano e nel loro interagire costituiscono questa struttura protetta. È qualcosa che non è statico, ma in continua crescita che genera uno spazio interno vivibile. La capanna originaria è il principio e la misura di ogni forma architettonica -> colonna, architrave e timpano. La verità dell’architettura sta nella sua logica costruttiva, è un concetto di funzionalismo che sostituisce quello di destinazione d’uso.

Due strade diverse in Francia

In Francia abbiamo, quindi, due strade diverse in questo periodo: uno recupera il classicismo nella sua funzione nel suo razionalismo e abbiamo la voce isolata dell’abate Laugier, che ritiene che l’architettura debba basarsi sulla struttura naturale.

Jacques Germain Soufflot e la chiesa di Sainte Genevieve

I concetti di carattere, di purismo geometrico delle forme, del “vero strutturale ed estetico”, possono essere riscontrati in un edificio: Chiesa di Sainte Genevieve di Jacques Germain Soufflot dal 1756 e poi portata avanti da Quatremere de Quincy sino al 1791, diventa un santuario laico: Pantheon.

Jacques Germain Soufflot (1713-80) si interessa all’architettura antica sin dalla giovinezza, studia all’Accademia delle Arti di Lione, dove presenta un confronto tra le chiese gotiche e quelle moderne. Nel 1731 compie il suo primo viaggio in Italia. Progetta l’Hotel Dieu di Lione (1741) che gli diede notorietà, mentre altri edifici, realizzati sempre a Lione, riprendono esempi italiani (ad esempio la Loggia di Brescia).

Il primo progetto (1756) appare ancora di carattere barocco: i piedistalli erano stati posti alla base del tamburo per raccordare il corpo con la cupola, la trabeazione del tamburo era alternatamente aggettante e rientrante. Vennero aggiunte due torri sul lato orientale, che era una tipica aggiunta barocca. Nel 1777 Soufflot disegnò il colonnato circolare intorno al tamburo che separava la cupola dal corpo edilizio. Fu definito così da Quatremere che Quincy: Il peristilio tende a diminuire l’effetto dell’insieme che si trova suddiviso non in due parti bensì in due unità ciascuna delle quali nuoce all’altra, il che fa pensare a due edifici indipendenti. Gli intenti di Soufflot erano quelli di unire la leggerezza strutturale degli edifici gotici con la purezza e la magnificenza dell’architettura greca. Quanto nel 1791, dopo la Rivoluzione, la chiesa divenne il santuario laico e si chiamò Pantheon, furono modificati molti elementi.

Nella seconda fase vengono designati una serie di elementi dal secondo progettista. Quatremere de Quincy rinunciò alle due torri e fece murare le finestre perché tutta la luce potesse entrare e illuminare gli ambienti interni solo dall’alto, alla maniera degli antichi. Oggi mantiene ancora l’aspetto austero che aveva al tempo.

L’impianto ecclesiastico impostato su determinati principi; l’atteggiamento delle composizioni barocche era l’estroversione e la forma che ne risultava era centrifuga, l’atteggiamento mentale che creò la Place du Pantheon era l’introversione e ne derivò una forma centripeta. Nell’analisi della pianta non c’è una denominazione di croce greca o latina, ma l’impianto di questo edificio ha l’obiettivo di unire quattro vani quadrati tra di loro, giustapponendo quattro volumi a pianta quadrata convergenti verso un punto centrale, focale. C’è la volontà di semplificazione formale che porta alla convergenza dei volumi parallelepipedi verso un punto centrale. Vengono eliminate le aperture laterali per garantire un’apertura dall’alto, da ciò consegue una semplificazione e una convergenza dei quattro volumi che si sviluppa verticalmente a partire da un tamburo con peristilio. A chiusura c’è una cupola a pianta circolare, caratterizzazione di serena tranquillità plastica con ripresa di quattro lati su cui si imposta la cupola.

La differenza tra questo edificio, che caratterizza per primo questo approccio progettuale, e il passato: prima si aveva una convergenza centrifuga, esploso verso l’esterno, adesso si ha una composizione razionale, geometrica di blocchi che convergono verso l’interno, un punto focale e planimetrico con uno sviluppo verticale. In questo modo è sancito il passaggio dal progetto di Bernini con questo nuovo approccio di cultura architettonica.

L'eredità del pensiero architettonico francese

L’eredità del pensiero architettonico francese del XVIII secolo è il Traitè theorique et pratique de l’art de batir del J.B. Rondelet scritto nel 1802. Rondelet (1743-1829), che era allievo di Soufflot, non propone temi di carattere generale, ma si basa sul principio che architettura=arte del costruire. Il trattato è composto da 5 volumi dedicati alla descrizione dei materiali, delle loro proprietà e delle tecniche di costruzione. “La teoria è una scienza che guida tutte le operazioni pratiche. Questa scienza è il risultato dell’esperienza e del ragionamento, fondato sui principi della matematica e della fisica applicati alle operazioni dell’arte. È per mezzo della teoria che un abile costruttore giunge a determinare le forme e le giuste dimensioni per ciascuna parte dell’edificio”. Per Rondelet l’architettura non è arte della fantasia, ma scienza le cui leggi sono dettate dal bisogno e della necessità. Si fanno delle teorizzazioni nobili dei manuali pratici -> istruzioni pratiche per le attività di cantiere.

Gli architetti rivoluzionari

Gli architetti di questa fase sono ancora degli artisti a tutto tondo. Questa formazione artistica porta a una valutazione dell’effetto di percezione che il fruitore ha rispetto a questi edifici. Non parliamo di architetti rivoluzionari, perché hanno partecipato alla rivoluzione francese, ma perché hanno rivoluzionato il linguaggio architettonico e contestualmente vivono e lavorano in un periodo vicino a quello della rivoluzione.

La rivoluzione architettonica è definita da:

  • Dissociazione da schemi secolari
  • Mutato atteggiamento nei riguardi dei materiali
  • Intento di esercitare un effetto diverso sullo spettatore
  • Riorganizzazione dell’insieme architettonico, forme nuove, schemi della geometria elementare

Gli architetti rivoluzionari sono essenzialmente tre: Boullee, Ledoux e Lequeu. Sono stati riscoperti sono agli inizi del ‘900 e avviene grazie a Emil Kaufmann (1891-1953), uno storico dell’arte viennese, che scrive il testo Von Ledoux bis Le Corbusier. Origine e sviluppo di un’architettura autonoma nel 1934, ma i primi saggi sono stati scritti già nel 1924. Secondo lui c’è una linea costante che parte da Ledoux e arriva fino a Le Corbusier. Il principio che lega questi due architetti è il fatto che questa geometrizzazione e razionalizzazione dell’elemento architettonico di Ledoux diventa il principio alla base della tecnica di Le Corbusier. Nel 1964 c’è stata a Parigi un’esposizione dedicata ai tre architetti. Kaufmann scopre un’epoca rivoluzionaria ricca di soluzioni innovatrici, l’architettura abbandona il superfluo basandosi sulla vitalità della struttura. I volumi geometrici sono spesso dotati di valore simbolico, sovrapponendoli e accostandoli, contro l’armonica organizzazione barocca.

La semplificazione di questa architettura è la scelta da parte di questi architetti di soluzioni geometriche e volumetriche semplificate, ma che non perdono un valore simbolico, che significa trasmettere un valore aggiunto, rimandi di significato.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale_polimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Iacobone Damiano Cosimo.
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