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triclinio imperiale. Caratterizzato da una facciata a polifora, l'ambiente era preceduto da un portico

chiuso. L’interno era mosaicato, per rimangono frammenti.

Abbazia di Fulda (Fulda, Germania, 747)

La chiesa, che prendeva ispirazione da S. Pietro costantiniana, presenta un corpo longitudinale di tre

navate con copertura lignea a capriate. La novità principale è la presenza di un secondo abside

contrapposto a quello principale, che era una sorta di cappella in cui erano conservate le reliquie di

San Bonifacio; è inoltre presente una cripta situata sotto la zona presbiteriale. Presentava un grande

transetto continuo posto sul lato ovest, sporgente rispetto alle navi minori, dotato di intercolumni

divisori. Con l’aggiunta del secondo abside l’accesso fu spostato lateralmente delle porte d’accesso

e cambia radicalmente il concetto di percorso longitudinale monodirezionale che si aveva fin’ora.

Cappella Palatina (Aquisgrana, 792-805)

È il nucleo più antico della Cattedrale di Aquisgrana, costruita da Oddone

di Metz come parte del palazzo imperiale. È una costruzione ottagonale

sostenuta da forti pilastri, anticamente preceduta da un quadriportico,

come nelle basiliche paleocristiane, con un Westwerk tra due torri scalari.

In questo ingresso trionfale era presente una nicchia rivolta verso l’esterno

con una tribuna imperiale. All’interno si accede ad un deambulatorio a sedici lati coperto da basse

volte a crociera. Al di sopra del primo ordine di arcate a tutto sesto un matroneo si apre sul vano

centrale tra archi sorretti da colonne di spoglio provenienti da Roma, Ravenna e Treviri. Il ritmo

ascensionale è coronato dalla cupola centrale, poggiante su un tamburo ottagonale finestrato.

Possiamo quindi dire che in questo edificio, elementi desunti da modelli bizantini e tardoantichi

vengono riletti in chiave più verticalizzante e ciò avrà vasta eco nell'arte romanica.

Torhalle dell’Abbazia di Lorsch (Lorsch, 724)

Questa porta trionfale, che da accesso all’abbazia reale, prese come

modello di base l'Arco di Costantino, con tre fornici divisi da

semicolonne composite che emergono dalla muratura (in vivaci

motivi geometrici rossi e bianchi), al piano di superiore si trovava

una sala del trono: sopra una cornice marcapiano paraste ioniche

sorreggono una cornice a zig-zag che sintetizza la forma del

timpano. Da questa porta si accedeva al chiostro e da li alla chiesa

(circolare, fa riferimento all’Anastasis).

Chiesa di San Michele (Hildesheim, Sassonia, 1010-1186

e ristrutturazioni 124, 1354)

È uno dei migliori esempi di passaggio tra l'arte ottoniana e

l'arte romanica. Presenta un corpo centrale a tre navate, due

transetti simmetrici e due cori, con una torre quadrata in

ognuno dei punti d'intersezione. Il coro occidentale è

enfatizzato da un deambulatorio e dalla cripta (che da

questo periodo in poi determina un rialzamento del

presbiterio). Vi sono due ingressi in ogni abside e quattro

per lato longitudinale. La navata centrale è divisa dalle laterali da un alternanza

di pilastri e colonne, che rappresenta un motivo caratteristico dell’architettura

ottoniana. La chiesa segue il modulo quadrato dell’intersezione tra navata

centrale e transetto, che determina le proporzioni. 33

Cattedrale di Spira (Speyer, 1029-1106)

Fondata da Corrado II, per divenire luogo di sepoltura dinastica, accolse le salme di

nove imperatori. Le dimensioni monumentali, una complessa articolazione del

presbiterio, una cripta molto ampia e la particolare scansione delle pareti della

navata con la particolarità di altissime semicolonne che raggiungevano quasi il

soffitto (allora coperto in maniera piana) ne facevano un importante esempio di

architettura ottoniana. Ricostruita appena vent’anni più tardi sostanzialmente sulle

forme precedenti:le pareti della navata vennero decorate non solo da semicolonne,

ma da un triplo strato di pilastri e semicolonne che andranno a generare i pilastri a

fascio tipici del romanico e ripresi ampiamente dal gotico. La chiesa, in realtà, è

priva di una vera e propria facciata, poiché, il corpo delle tre navate è preceduto dal

tipico westwerk. Esso è costituito da tre campate, ognuna abbinata ad uno dei tre

portali. Si può dividere in tre ordini: un nartece inferiore, una finestratura a rosone

centrale e una galleria di archetti ciechi superiore. Al di sopra del westwerk si erge

un tiburio ottagonale e dietro due campanili. L’abside è composta dal coro a pianta

quadrangolare e coperto da tetto a spioventi, da due campanili coperti da guglie che

si trovano ai suoi lati e, logicamente, dalla grande abside semicircolare. Essa è decorata, nella parte

superiore, subito sotto il tetto, da una galleria di archetti a tutto sesto sorretti da esili colonnine con

capitelli romanici. All'intersezione fra la navata centrale, il transetto e l'abside, che qui appare molto

profonda, vi è una semplice cupola ottagonale coperta da una volta ad ombrello in cui si aprono

delle monofore con arco a tutto sesto. La cripta della cattedrale di Spira si articola al disotto

del transetto e dell'abside della chiesa.

Basilica di Sant’Ambrogio (Milano, 1088-1099)

Fu edifica sopra un Martyrium precedente. Rispetto alla chiesa originale, la nuova ereditò

scrupolosamente la pianta: tre navate absidate con quadriportico antistante. Corpo centrale

e portico hanno la stessa dimensione. La facciata a capanna è bassa e presenta due logge

sovrapposte. Quella inferiore ha tre arcate uguali e si ricongiunge con il perimetro interno

del portico, mentre quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza assecondando il

profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili sotto gli spioventi della

‘capanna’. Assieme alle paraste e alle nicchie a fornice sono caratteristiche delle tendenze

romaniche lombarde. La facciata è affiancata da due campanili. Le volte delle navate

laterali, con campate di dimensioni pari alla metà del lato di una campata centrale,

poggiano su pilastri minori e reggono i matronei. Questi ultimi occupano tutto lo spazio

eventualmente disponibile per il cleristorio, rendendo la luce rara e spezzata, non diffusa. Un tiburio

ottagonale precede l’abside.

Basilica di San Michele Maggiore (Pavia, 1004-1155)

Ha tre navate, la centrale larga il doppio delle laterali. Il transetto è molto

sporgente e presenta una propria facciata con tanto di portale d'accesso, sul

lato nord. Le volte a crociera della navata centrale sono a costoloni. Sul

transetto si eleva una cupola e sopra le navate laterali dei matronei. La facciata

presenta un profilo a capanna, impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta

ad arcatelle. Un tempo era impreziosita da numerose sculture in tema sacro e

profano, oggi rovinate.

Basilica di S. Marco (Venezia, prima chiesa 832 e attuale 1063-94)

Il primo edificio aveva forma di croce greca, era la tomba dell’evangelista e

faceva riferimento all’Apostoleion di Costantinopoli. Le forme riprendono

quelle bizantine, grazie al legame privilegiato che questa città, mai conquistata

da Carlo Magno, mantenne con Costantinopoli. Preceduta da un nartece che circonda uno dei 34

bracci, in cui filtra poca luce smorzata, la basilica ha pianta a croce

greca, con cinque cupole distribuite sulle braccia e al centro,

raccordate da arconi come nell’Apostoleion, che poggiano su grandi

pilastri. Le navate, tre per braccio, sono divise da colonnati. Le pareti

sono sottili per alleggerire il peso dell’edificio sul molle suolo

veneziano. La collocazione dell’altare nel presbiterio è un elemento

occidentale: l’asse est-ovest della chiesa ha la navata centrale più

ampia e nonostante la croce greca, crea un asse longitudinale

principale. Un altro elemento romanico è il metodo costruttivo, lo

schema del presbiterio innalzato e la cripta che ha impianto

basilicale a tre navate. L’interno è riccamente decorato con marmi

negli ordini inferiori e mosaici dorati nelle parti superiori.

Probabilmente aggiuntisi in tempi diversi seguono però uno stesso

sistema narrativo. L’esterno è molto articolato con timpani curvilinei, archi ciechi, semicolonne e

nicchie. Sebbene sia la chiesa più importante (era chiesa palatina fino alla caduta della Serenissima)

non è cattedrale: il duomo è San Pietro in Castello.

San Miniato al Monte (Firenze, 1070-1207)

La facciata di San Miniato è uno dei capolavori dell'architettura romanica fiorentina, ispirata a un

classicismo solido e geometrico ripreso dalle tarsie marmoree degli edifici monumentali romani.

Venne iniziata nell'XI secolo ed è divisa in due fasce principali: quella inferiore è caratterizzata da

cinque archi a tutto sesto sorretti da colonne corinzie, richiamo alle prime basiliche paleocristiane a

cinque navate. In realtà la chiesa fiorentina di navate ne ha solo tre, come si legge nella parte

superiore con le due falde simmetriche delle navate laterali. [È interessante notare il collegamento

con l'arte Romana dei primi templi pagani, infatti il primo strato è costituito da archi che sorreggono

un pronao (inteso come tempio) la chiesa di San Miniato a Monte infatti si può ricondurre al

Tempio di Giove a Terracina.] Gli elementi classici sono utilizzati puramente per scopi ornamentali

e non strutturali.

Il presbiterio e il coro sono rialzati su una piattaforma sopra la grande cripta, vi si accede da due

scalinate laterali in collegamento con le due navate. Un arcone decorato da tarsie marmoree si erge

al centro della navata (all'altezza delle scalinate) e richiama quello retrostante dell'abside. Il catino

dell'abside è decorato da un grande mosaico che riprende quello più piccolo in facciata ed è

posteriore.

La cappella del cardinale del Portogallo

Una delle opere più significative dei decenni centrali del Quattrocento a Firenze, si apre

lateralmente alla navata sinistra di S. Miniato. Giacomo di Lusitania (famiglia reale) desiderò essere

tumulato in questa chiesa e fu eseguita da tal Antonio Manetti, seguace di Brunelleschi oppure da

Antonio e Bernardo Rossellino (come testimonierebbe una ricevuta). È concepita come una

struttura a sé stante dalla chiesa, messa in comunicazione con la navata da un grande arco a

lacunari, incorniciato da paraste con capitelli corinzi. La pianta presenta un'aula a base quadrata,

coperta da volta a vela decorata da Luca della Robbia con medaglioni a bassorilievo che

rappresentano le 4 virtù cardinali. I quattro bracci poco profondi, che creano una pianta a croce

greca, sono inquadrate da arconi con l'intradosso a lacunari (cassettoni). Gli spigoli sono occupati

da paraste scanalate con semicapitelli corinzi, oltre i quali corre un fregio con stemmi araldici

dipinti. Tutte le membrature architettoniche sono in pietra serena, in stile di Brunelleschi, ma le

pareti sono colorate e non esistono vuoti decorativi. Ciascun braccio ha una decorazione diversa, ma

l'insieme è unificato dal fregio continuo con le armi dei reli del Portogallo e dal ricorrere del

rivestimento in porfido e serpentino.

Battistero di San Giovanni (Firenze, rivestimento XII sec., cupola XIII) 35

Sorge sulle rovine di una domus romana. Il richiamo all’antico, che pervade questo edificio, ha a

che fare con la creazione dell’identità cittadina in un periodo in cui Firenze stava assumendo un

ruolo sempre più internazionale. Ha pianta ottagonale, con un diametro quasi la metà di quello della

cupola del Duomo. La necessità di un edificio di vaste dimensioni si spiega con l'esigenza di

accogliere la folla che riceveva il battesimo solo in due date prestabilite all'anno. L'edificio è

coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all'esterno dall'attico e coperta da un tetto a

piramide schiacciata. L'ornamento esterno è scandito da tre fasce orizzontali e ricopre anche i

pilastri angolari originariamente in pietra serena. La cupola fu a lungo la più grande della Toscana.

La scarsella (piccolo abside) è la cappella maggiore e anticamente aveva forma semicircolare.

All’interno, oltre ai pilastri, ci sono delle colonne che tripartiscono ogni lato, forse riprendendo la

peristasi degenerata del Pantheon con le sue celle distili. Sempre all’interno si registrano due ordini

sovrapposti che testimoniano due epoche di costruzione diverse.

Duomo di Santa Maria (Pisa, 1064-1389)

La chiesa fu eretta dall’architetto Buscheto in un'area esterna alla cinta muraria,

a simboleggiare il potere di Pisa che non necessitava protezioni. Vi si fondono

elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emiliani, bizantini ed in particolare

islamici, a riprova della presenza internazionale dei mercanti pisani a quei

tempi. In origine era a croce greca con all'incrocio dei bracci una grossa cupola,

oggi è a croce latina a cinque navate con abside e transetto a tre navate,

all'interno suggerisce un effetto spaziale simile a quello delle grandi moschee

islamiche, grazie all'uso di archi a sesto rialzato o a sesto acuto, all'alternanza di

fasce in marmo bianco e nero e all'insolita cupola ellittica. La presenza dei due

matronei rialzati nelle navate è un chiaro segno di influenza bizantina. Gli absidi alle

estremità del transetto richiamano S. Pietro. L’esterno è decorato in marmi policromi,

mosaici e ordini di pilastri e paraste. Le arcate cieche con losanghe richiamano le

analoghe strutture delle chiese dell'Armenia e furono successivamente un modello per

il romanico toscano. Sopra le tre porte ci sono quattro file di gallerie aperte.

Campanile (Pisa, 1174-1300)

Riprendendo il tema delle loggette della facciata del duomo la torre si erge dietro

l’abside di questo, isolata. L’ordine inferiore è composto da arcate cieche su

semicolonne, al di sopra ci sono sette anelli, uno per piano, di loggette colonnate

separate da cornici. L’ultimo anello è a cielo aperto, di coronamento, il sesto è invece

la cella campanaria vera e propria. L’interno della torre è cavo fino al soffitto.

Battistero di S. Giovanni (Pisa, 1152-1384)

Sostituisce un precedente battistero, più piccolo. Costruito da Diotisalvi in

asse con il duomo, ne riprende la cadenza del rivestimento esterno.

L’impianto è circolare, con un deambulatorio creato dall’alternanza di

pilastri e coppie di colonne. Sopra al deambulatorio è posto un matroneo. Il

progetto di Diotisalvi voleva essere quello di citare architettonicamente sia

la Moschea della Roccia (ritenuto il Tempio di Salomone) sia la Basilica del

Santo Sepolcro (Anastasis), entrambi a Gerusalemme. La cupola

troncoconica copre solo il giro interno di pilastri e originariamente

presentava un’apertura superiore. Nel ‘200 venne coperta da una cupola

emisferica che la nasconde quasi del tutto. Nell’ambito di queste

ristrutturazioni, eseguite da Nicola Pisano, l’esterno subì l’influsso gotico,

con la creazione delle logge superiori e l’apporto di statue. La cupola è

coperta da tegoli rossi verso il mare e da lastre di piombo verso levante

(probabilmente a causa di mancanza di denaro, così come nell'assenza di 36

affreschi nel soffitto che erano stati pianificati). Il cupolino sulla sommità fu aggiunto

successivamente.

San Cataldo (Palermo, 1160)

L'esterno presenta un compatto paramento murario in arenaria con arcate cieche e ghiere

traforate, di influenza islamica. In alto s'impongono tre cupole rosse (con calotta liscia,

emisferica e rialzata) in contrasto cromatico con la severa monocromia delle pareti.

L'interno presenta tre corte navate - di cui quella centrale è scandita dalla sequenza

ritmica delle tre cupolette - separate da colonne.

Palazzo dei Normanni (Palermo, IX sec. in epoca araba, trasformato sotto i Normanni)

La prima costruzione è attribuita alla dominazione araba della Sicilia (IX secolo). I sovrani

Normanni trasformarono il precedente edificio in un centro complesso e polifunzionale che doveva

esprimere tutta la potenza della monarchia. Venne così realizzata una struttura di edifici turriformi

collegati tra di loro con un sistema di portici alternati a giardini, che ospitava anche laboratori di

oreficeria e di produzione di tessuti. Il complesso era inoltre collegato direttamente alla cattedrale

tramite una via coperta. Nel 1132 sotto il regno di Ruggero II venne costruita la

Cappella Palatina, che divenne il baricentro delle varie strutture in cui il palazzo era

articolato.

Cappella Palatina (Palazzo dei Normanni, Palermo, 1132)

È una basilica a tre navate che fungeva da cappella reale. Le tre navate sono separate

da colonne a capitelli compositi che sorreggono una struttura di archi ad ogiva. Il

campanile e la cupola, eretta davanti all’abside centrale, originariamente erano visibili

dall'esterno prima di venire inglobate nel Palazzo Reale in seguito alle costruzioni

successive.

La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da

mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia. Il soffitto in legno della navata

centrale e le travature delle altre navate sono decorate con intagli e dipinti di stile

arabo, con rappresentazioni paradisiache di paesaggi naturali e animali. I re normanni

erano rappresentati alla maniera degli imperatori bizantini, come signori dell’Eden.

Cattedrale di Cefalù (Cefalù, fondazione 1131)

La facciata è inquadrata da due possenti torri, alleggerite da eleganti

bifore e monofore e sormontate da cuspidi piramidali aggiunte nel

Quattrocento. Il portico quattrocentesco precede la facciata, con tre

archi (due ogivali ed uno a tutto sesto) sorretti da quattro colonne e

con volte a costoloni. L’interno è "a croce latina", diviso in tre navate

da due file di colonne antiche riutilizzate. Due grandi capitelli

figurati reggono l’arco trionfale che precede l’abside (un tempo

finestrato ora mosaicato) e il transetto, rialzato.

Padiglione della Zisa (Palermo, 1165-1170)

Era un palazzo che sorgeva fuori Palermo, all’interno del parco reale normanno, contornato da

giardini. Pensato come residenza estiva esso è un progetto unitario. Esso è orizzontalmente

distribuito in tre ordini, il primo dei quali al piano terra è completamente chiuso all’esterno, fatta

eccezione per i tre grandi fornici d’accesso, affiancati da colonne libere di ispirazione classica. Il

secondo ordine è segnato da una cornice marcapiano che delinea anche i vani delle finestre, mentre

il terzo, quello più alto, presenta una serie continua di arcate cieche. Il primo piano si presenta di

dimensioni più piccole del pian terreno, poiché buona parte della sua superficie è occupata dalla 37

Sala della Fontana e dal vestibolo d’ingresso, che con la loro altezza raggiungono il livello del

piano superiore. Faceva parte del complesso anche una cappella palatina e delle terme. L’edificio è

stato costruito con grande maestria per evitarne il surriscaldamento: flussi di aria e fontane

rinfrescano l’ambiente.

Duomo di Monreale (Monreale, 1172)

La facciata si presenta con un portico a trifora e due massicce torri fortificate. Nella parte posteriore

conserva intatta l'impronta normanna ed è ornato a vari disegni formanti una serie di archi di pietre

bianche e nere con cerchi al di sotto, combinati e disposti tra loro. Le absidi, col fitto intreccio

d’archi acuti, evocano atmosfere arabeggianti. Le navate sono divise da colonne antiche con

pulvino e capitelli sormontati da archi acuti. Le pareti delle absidi del santuario e delle navate sono,

superiormente rivestiti da mosaici di scuola bizantina a fondo oro. Il chiostro è una costruzione

prettamente romanica, a pianta quadrata di con portico ad archi ogivali a doppia ghiera sostenuti da

colonne binate, di ornamentazioni alterne.

Castello Maniace (Siracusa, 1232-1240)

Raggiungibile attraverso un ponte levatoio questo castello poderoso non ha diverse zone di difesa,

ma è permeato di simmetria. A base quadrata, con torri quadranolari ai vertici, si presenta solido e

massiccio, ma non è solo una costruzione difensiva. La grazia decorativa del portale, la cui

profondità della strombatura è sfruttata dai costruttori per realizzarvi decorazioni che per opere

militari non si sprecano (figure zoomorfe).

Castello della Porta di Capua sul ponte(circa 1220-1230)

Da un punto di vista politico, avulsa da ogni occasione celebrativa e trionfale, l'opera esprime

programmaticamente la visione imperiale dello Svevo, ponendosi come atto diretto di sfida nei

confronti del vicino Stato Pontificio, verso cui è rivolta, con una programma iconografico

intenzionalmente basato sul tema simbolico della Giustizia. Notevole fu anche la fortuna dell'opera

che si pose come punto di riferimento stilistico della monumentalità trionfale successiva. L’edificio

valorizza le tecniche classicheggianti: il bugnato richiama un concetto di potenza basata

sull’antichità. Le statue che la decoravano erano sormontate da una merlatura ghibellina. Due torri

fiancheggiavano il ponte. Grazie ai disegni rinascimentali di Francesco di Giorgio Martini si

conosce la forma dell’opera.

Castel del Monte (Puglia, 1240)

Come in tutte le fortezze di Federico II ha un impianto geometrizzante

molto forte, ottagonale. Non necessariamente è stato una fortezza, forse

una semplice residenza di caccia. Gli ambienti sono disposti su due piani

ognuno con otto ambienti uguali tra loro. Il problema della copertura

delle stanze trapezoidali è risolto scomponendo il trapezio iniziale in un

quadrato centrale e due triangoli laterali (volta a crociera con costoloni

decorativi e volte a botte). L'ingresso principale è decorato con due

colonne scanalate che sorreggono un finto architrave su cui si imposta un

frontone di forma cuspidale. Ogni parete presenta due finestre: una

monofora in corrispondenza del primo piano ed una bifora per il secondo

piano, non sempre in asse tra loro, tranne a est e a ovest, dove ci sono le porte. Le mura tra le torri si

ergano direttamente dal terreno, mentre le torri presentano uno zoccolo. Il cortile interno è decorato

da arcate cieche a sesto acuto. Le decorazioni dell’edificio erano molto ricche ma non ne rimangono

quasi: le chiavi di volta sono decorate con motivi mitologici e fitomorfi.

Castello di Prato (Prato, circa1250) 38

I comuni ghibellini attorno a Firenze costruirono un castello e furono chiamati i costruttori di

Federico II. Sono presenti elementi decorativi che riprendono, come in Castel del Monte,

i motivi romani. Pur utilizzando impianti preesistenti (torri degli Alberti, una delle quali

fiancheggia l’ingresso) la pianta resta regolare e geometrizzata. Il grande cortile interno

era porticato e in epoca fiorentina il castello era collegato alle mura cittadine. Una delle

torri presenta bugne, forse per demarcarla dalle altre perché più importante, ma la tecnica

non era ancora ben conosciuta nella regione ed è dissimile da quelle di Capua.

Abbazia di Cluny (Borgogna, Cluny II 981, Cluny III 1088-1118)

Costruita su una piccola chiesa precedente, Cluny II era a pianta basilicale a tre navate,

mostrava un ampio presbiterio, con absidi anche sul transetto, e un coro allungato,

tripartito e con deambulatorio.

Il modello di Cluny II venne per esempio replicato nella chiesa di Santa Reparata a

Firenze, dove fu vescovo Gerardo di Borgogna, che aveva avuto modo di vedere il

modello nella sua terra di origine.

Cluny III era dotata di un particolare tipo di nartece a sviluppo longitudinale, chiamato

«galilea», che in molte chiese conventuali cluniacensi precedeva l'ingresso all'area

liturgica vera e propria, con funzione di filtro tra interno ed esterno. Aveva ben cinque

navate, un coro allungato diviso sempre in cinque navate con deambulatorio e cappelle

radiali, un doppio transetto e sette torri. La luce illuminava tutta la chiesa, creando

contrasti tra parti molto illuminate e parti mediamente illuminate, grazie alla notevole

altezza della navata centrale. Un carattere pre-gotico è dato dagli archi acuti delle navate

laterali (che permise di costruire tanto in alto). I riferimenti all’antico sono da cercare

negli arredi classicheggianti con paraste, cornici, semicolonne, basi di tipo attico. Fu a

lungo il più grande edificio religioso d’Europa prima della costruzione di S. Pietro. Molte

chiese della famiglia cluniacense riproducono gli stessi modelli decorativi (altare

circondato da cappelle, portale con sculture del giudizio universale, le suddette

decorazioni classicheggianti).

Abbazia di Sant’Antimo (Montalcino, Toscana, VIII sec. ampliamento

1181)

La prima chiesa fu costruita dai longobardi come luogo di ristoro per i

pellegrini. Con Carlo Magno diviene Abbazia Imperiale e viene arricchita di

doni e privilegi, tanto che l’abate era consigliere del Sacro Romano Impero

(conte palatino). La cappella costruita in periodo carolingio costituisce adesso la

sagrestia della chiesa attuale. Il punto di riferimento più importante per il

progetto del 1181 per la nuova chiesa è la grande abbazia benedettina di Cluny:

l'abate richiede l'intervento degli architetti francesi per progettare il nuovo 39

edificio. La torre campanaria è preesistente rispetto alla chiesa attuale (infatti era del tempio degli

inizi del XI secolo) e, per questo motivo, caso pressoché unico in Toscana, è attaccata alla chiesa.

L’abside presenta un deambulatorio e tre cappelle radiali che hanno, come sostegni del tetto, delle

mensole scolpite con vari soggetti. La facciata è a salienti e al centro della fascia centrale, sotto la

bifora e la monofora ad arco a sesto acuto, si trova il portale leggermente strombato. L’interno è un

grande spazio in stile romanico suddiviso in tre navate. La centrale è coperta a capriate, le laterali

da volte a crociera che sostengono dei matronei. La navata centrale è separata dalle due laterali da

due serie di quattro archi a tutto sesto sorretti da colonne, intervallate da un pilastro cruciforme.

L'abside semicircolare con deambulatorio è un caso pressoché unico in Italia poiché di origine

francese.

Abbazia cistercense reale di Notre Dame (Borgogna, Fontenay, fondazione

1118)

Essa ha una pianta a croce latina ed è affiancata da un chiostro. L’elemento base

della chiesa è la campata della navata laterale, che determina le dimensioni

dell’edificio e delle altre strutture dell’abbazia (chiostro e refettorio). A differenza

dei cluniacensi i cistercensi ritenevano cha complessità delle forme non dava

ricchezza all’edificio e quindi si attennero ad un modulo. L’altezza della facciata, e

quindi dell’intera chiesa, è modesta e senza decorazioni, che mancano anche

internamente (neanche i capitelli sono decorati). La volta è a botte con sezione

ogivale (acuta). L’attenzione verso il ritmo determina la posizione delle finestre

nella facciata (su due livelli). La luce determina la gerarchia interna: le finestre sono

concentrate nella zona dell’altare maggiore. La cappella maggiore è rettangolare ed

è affiancata da simili cappelle più piccole. Il chiostro segue il modulo interno e

anche il dormitorio, che ha quindi una facciata simile a quella della chiesa.

Abbazia di San Galgano (Toscana, 1218)

Alla metà del XIII secolo l'abbazia di San Galgano era la più potente fondazione cistercense in

Toscana, protetta e generosamente beneficiata dagli imperatori (persino Federico II) e papi. La

ricchezza della comunità ne fece un importante centro politico toscano. La costruzione iniziò

dall’abside: specialmente il coro e il braccio meridionale del transetto mostrano caratteri cistercensi

con finestre piccole e l’uso di alabastro. Nel braccio settentrionale e nelle ultime campate della

chiesa le aperture sono più grandi, di fatto preannunciano il gotico. Nella parte inferiore della

facciata vi sono quattro semicolonne addossate a lesene che avevano il compito di sostenere un

portico, mai realizzato; l'ingresso all'aula liturgica è affidato a tre portali con arco a tutto sesto ed

estradosso a sesto acuto. Il portale maggiore è decorato con un fregio in cui sono scolpite delle

figure fitomorfe a foglie di acanto. Nella parte superiore della facciata, forse rimasta incompiuta,

sono collocate due finestre a sesto acuto. Sui fianchi vi sono aperture realizzare con monofore

strombate con arco a tutto sesto nella parte inferiore, superiormente in corrispondenza alle pareti

della navata centrale, sono presenti delle grandi bifore, tranne che nelle due ultime campate vicino

al transetto, dove sono sostituite da monofore a tutto sesto sovrastate da un oculo. Questo motivo è

ripreso dall’abside: racchiusa tra due contrafforti e mostra due ordini di aperture di tre monofore ad

arco a sesto acuto; in alto è conclusa da un grande oculo sopra il quale ve ne è uno più piccolo;

entrambe le cornici di questi oculi sono riccamente decorate. Internamente le tre campate sono

scandite da pilastri cruciformi. Il transetto è anch’esso a tre navate con cappelle.

Il Gotico

Questo stile ha inizio nel XII sec. come ricerca d’identità francese da contrapporsi a quella del

Sacro Romano Impero. Si creò quindi uno stile diverso dal romanico, che era caratterizzato da

grandi spessori, adottando un nuovo modello basato su un’ossatura che concentra il peso in modo

puntiforme (il romanico lo fa in modo continuo, con setti murari, non con uno scheletro/telaio). 40

Un carattere tipico era il grande slancio verticale (rapporto

altezza-larghezza è 1:2, 1:3.5). Questo modello sottolinea l’importanza

che aveva l’elemento non-materiale all’interno delle chiese gotiche: la

luce, che eleva lo spettatore al livello divino.

Abbazia di Saint Denis (Saint Denis, Parigi, fondata VII sec.,

struttura gotica 1136)

Nella cripta, accanto al santo, erano sepolti quasi tutti i re francesi e

nella chiesa vi venivano incoronati. Sotto l’abate Suger si ebbero le

modifiche principali. La facciata fu smantellata e ricostruita più a ovest,

allungando di quattro campate le navate, preceduta da un profondo

nartece con tre portali. La facciata è tripartita grazie a quattro grandi

contrafforti che dividono i due ingressi laterali da quello centrale, più

grande. La tripartizione avviene anche in senso orizzontale, grazie ai marcapiani che pongono due

arcate cieche inframmezzate da una finestra sopra le porte sul primo ordine (che non è

complanare tra ali e parte centrale). Lateralmente al secondo ordine ci sono due

finestre e un arcata cieca, mentre centralmente c’è il grande rosone. La chiara

differenziazione delle parti della facciata è una caratteristica del gotico e segna un

punto di svolta col romanico. Le arcate dei portali erano decorati da sculture e

mosaici (andati persi) che richiamano le basiliche paleocristiane. Il coro, voluto da

Suger ma costruito dopo la facciata, fu il primo esempio di concentrazione di pesi e

spinte in punti isolati. Innovativo è il confluire di vari elementi che finirono per

diventare caratteristici dello stile: l’arco acuto, le volte costolonate, il deambulatorio

con cappelle radiali, i pilastri a grappolo e gli archi rampanti (assorbono le spinte

laterali ma fanno passare la luce). Nel 1231 furono ricostruite le navate, in stile gotico

fiammeggiante. Costretto tra la facciata e il coro già edificati, il corpo centrale a tre

navate fu ingrandito soprattutto nei transetti, molto ampli e coronati da rosoni. Le

mura romaniche dalle strette finestre furono sostituite da finestrature che ridussero al

minimo la superficie muraria, sia nel cleristorio che in basso, nelle navate laterali,

forse per la prima volta.

Cattedrale di Notre Dame di Chartres (Chartres, 1194-1220)

Ricostruita più volte sulle rovine di chiese precedenti, ci resta

praticamente intatta la versione cominciata nel 1194. Questa ingloba la

facciata Ovest precedente (1134) che essendo stata costruita con volte non

è stata distrutta dall’incendio. La chiesa attuale ricalca quindi la forma

delle precedenti, essendone limitata dalle fondamenta. La facciata è

composta da due torri che contengono un nartece a due campate.

L’accesso avviene attraverso tre portali riccamente scolpiti, seguendo lo

schema di tripartizione orizzontale e verticale di Saint Denis. La

ricostruzione, molto rapida, di navate e coro ha permesso di mantenere

uno stile quasi unitario. Ogni braccio del transetto era stato concepito

inizialmente per sostenere due torri, altre due si sarebbero dovute

affiancare al coro e una sarebbe dovuta sorgere centralmente, per un totale

di nove torri. Il progetto della torre centrale fu abbandonato nel 1221 e

successivamente fu deciso di non coronare le restanti torri. Ognuno dei

transetti ha una facciata con tre portali. Il coro è circondato da un doppio

deambulatorio con tre cappelle semicircolari maggiori che sporgono a est,

inframmezzate da quattro minori, semplici bombature del perimetro del

coro. La navata centrale è divisa in tre ordini: le arcate inferiori e il

cleristorio sono quasi di uguale altezza, inframmezzati da un triforio 41

piuttosto basso, componendo la navata più alta di Francia, allora. È stata la prima ad adottare con

successo questo schema, che permetteva ampie vetrate grazie al sistema esterno di archi rampanti.

Innovativo fu anche l’utilizzo delle campate rettangolari invece che quadrate e della soluzione dei

pilastri a grappolo che dovevano svolgere funzioni diverse: sono costituiti alternativamente da

pilastri circolari affiancati da semicolonne poligonali e viceversa. Due semicolonne reggono le

arcate, una divide le campate laterali e l’ultima si erge fino alla sommità della navata centrale per

reggerne la volta. Questo sistema di pilastri a grappolo innovativo fu largamente imitato

successivamente.

Gotico inglese

In Inghilterra il gotico si sviluppò rapidamente: il romanico, esportato dalla dominazione normanna,

aveva infatti assunto caratteri locali già predisposti allo slancio verticale con l’uso di volte ogivali

costolonate. Le caratteristiche locali del gotico inglese erano: un’attenzione particolare per la

decorazione, specie in facciata (Exeter, Salisbury, con statue), facciate con sviluppo particolarmente

orizzontale, coro estremamente allungato (talvolta quanto la navata, quindi il transetto finisce

centrale), mancanza di deambulatorio absidale e cappelle radiali e la presenza di triforio o matronei.

La caratteristica più innovativa del gotico inglese è l’invenzione della volta a ventaglio e delle volte

a raggiera (puramente decorativo, nessuna funzione strutturale).

Duomo di Milano (1386-1813)

Lo stile del Duomo, essendo frutto di lavori secolari, non risponde a un preciso

movimento, ma segue piuttosto un'idea di "gotico" via via reinterpretata. Il

duomo ha una pianta a croce latina, con piedicroce a cinque navate e transetto a

tre, con un profondo presbiterio circondato da deambulatorio con abside

poligonale. All'incrocio dei bracci si alza, come di consueto, il tiburio. L'insieme

ha un notevole slancio verticale, caratteristica più transalpina che italiana, ma

questo viene in parte attenuato dalla dilatazione in orizzontale dello spazio e

dalla scarsa differenza di altezza tra le navate, tipico del gotico lombardo. La

struttura portante è composta dai piloni e dai muri perimetrali rinforzati da

contrafforti. Questa è una caratteristica che lo differenzia dalle cattedrali

transalpine, limitando, rispetto al gotico tradizionale,lo slancio verso l’alto dato

dall'apertura dei finestroni e dando una forma prevalentemente "chiusa”,

sottolineata anche dall'alto zoccolo di tradizione lombarda. Guglie e pinnacoli

non hanno funzione portante, infatti vennero sporadicamente aggiunti nel corso

dei secoli. La parte completata per prima è quella dell’abside poligonale e

inquadrata dai corpi delle due sagrestie coronate dalla guglie più antiche, ed è

traforata da grandi finestroni.

San Francesco d’Assisi (Assisi, 1230 ca.)

È il primo esempio di gotico italiano. Come altri ordini mendicanti stanziati

nel Nord Italia anche i francescani predicavano un assetto di vita povero,

che doveva riflettersi anche nelle chiese, attraverso costruzioni semplici, ad

aula unica, prive di decorazioni, spesso con coperture a capriate lignee.

Luogo di sepoltura del Santo fu edificata due anni dopo la morte per ordine

papale che vedeva nei francescani la strada per rinsaldare la chiesa con i ceti

più umili (si vede dalla costruzione la volontà e i fondi del papa). È

composta da due chiese sovrapposte ad aula unica(come la Saint Chapelle),

a causa della morfologia del terreno. L’intero complesso aveva anche un

controllo sulle strade umbre verso Roma e in asse con la Rocca Maggiore,

residenza del legato imperiale, sull’altro lato della città (all’epoca Federico 42

II era l’avversario principale del papa). La basilica inferiore ha un accesso

monumentale laterale. Inizialmente si trattava di uno spazio rettangolare molto

semplice a tre campate (1230) sorretto da volte a crociera. Nel 1271 fu ampliata

con una campata allungata che funge da nartece (e si conclude con un’abside) e

un transetto con volta a botte che conferisce alla basilica inferiore un impianto a

croce commissa (a T). Le modifiche apportarono anche le cappelle laterali che

occuparono lo spazio precedentemente finestrato oscurando l’ambiente. Al centro

della navata centrale si scende nella cripta, priva di decorazioni, dove ha sede la

tomba del santo.

La basilica superiore, che fu importante nella diffusione del gotico in Italia, venne

predisposta per diventare una meta di pellegrinaggio e devozione popolare. La

struttura abbastanza semplice che si intendeva dare all'inizio venne quindi

modificata quasi subito secondo linee più maestose, ispirandosi in parte

all'architettura romanica lombarda, con nuove suggestioni gotiche legate agli

edifici costruiti dall'ordine cistercense (divenne una sorta di chiesa palatina

papale).

L'esterno, dalla relativa semplicità romanica con qualche elemento gotico quale il

portale gemino a sesto acuto e gli archi rampanti, era diverso dall'interno, dove

prevale la vivace policromia e le slanciate forme gotiche. La navata è divisa in

quattro campate con transetto e abside poligonale, presenta una copertura con volte a crociera. Uno

stretto ballatoio corre tutto intorno alle pareti. È illuminata da

grandi finestroni gotici che corrono lungo tutta la fascia alta

della navata e dell'abside, a cui si aggiunge la luce che entra

dal rosone della facciata.

Quest'ultima ha forme di pura semplicità, tripartita

orizzontalmente tra tre cornici con mensole e coronata da

timpano triangolare. Entrambe le basiliche sono riccamente

decorate di affreschi che servivano ad educare il popolo, ma

che al contempo sono decorazioni in contrasto con la regola

francescana. Il collegamento tra le due avviene attraverso i

contrafforti semicircolari nei luoghi di spinta delle volte. Due

torri scalari affiancano l’abside.

Basilica di Santa Maria Novella (Firenze, 1246-1279)

La chiesa fu la prima basilica dove vennero usati elementi dell'architettura gotica a Firenze, in

particolare i caratteri tipici dell'architettura gotica cistercense. L'interpretazione

del nuovo stile fu molto originale e fece da esempio ad un gran numero di edifici

religiosi successivi. Presenta una pianta a croce latina commissa (cioè a T),

suddivisa in tre navate con sei ampie campate che si rimpiccioliscono verso

l'altare (come a S. Antimo), dando la sensazione di una lunghezza maggiore di

quella reale. La copertura è affidata alle volte a crociera (le prime in una navata

centrale a Firenze) a costoloni con archi a sesto acuto, decorati da pitture parietali

bicrome bianco-verdi, sostenute da pilastri polistili, cioè a sezione mista.

L'ampiezza della navata centrale e la sua altezza al limite delle possibilità statiche

per un edificio del genere (senza contrafforti) fanno sì che le navate laterali

sembrino ariosamente fuse in un'unica amplissima aula. Questo effetto è

accentuato dagli ampli archi a tutto sesto che sormontano i pilastri tra le navate,

sormontati da un ridotto claristerium. La facciata presentava una decorazione

policroma in stile gotico con sei avelli tombali e tre ingressi, forse già sormontati dagli archetti a

tutto sesto che imitano quelli del battistero. Tra il 1458-1478 Leon Battista Alberti completò la

facciata. 43

Basilica di Santa Croce (Firenze, 1294-1442)

Posta dal lato opposto della città rispetto alla basilica domenicana di S. M.

N., sorse al posto di un edificio più piccolo precedente. Opera di Arnolfo di

Cambio, l’interno con tre navate divise da due file di grandi pilastri a base

ottagonale, ha uno schema a croce commissa, con un transetto

particolarmente esteso e un abside poligonale. I sottili muri della navata

centrale richiamano lo schema paleocristiano, ma in una scala tanto più

ampia da porre problemi strutturali che costituirono una vera e propria sfida

alle capacità tecniche del tempo. Come anche per S. M. N. queste

sperimentazioni furono essenziali per la successiva costruzione del duomo

di Santa Maria del Fiore. Il ballatoio che corona le arcate non ha solo

funzione estetica di frenare la verticalità gotica allora poco apprezzata, ma

serve come legante tra le esili membrature e i sottili muri superiori. La

copertura è a capriate, secondo la tradizione francescana. Per questo

Arnolfo disegnò una chiesa con una pianta volutamente spoglia, con ampie

aperture destinate all'illuminazione delle pareti sulle quali dovevano essere affrescati grandi cicli

figurativi. Costruita con i contributi delle principali famiglie fiorentine, non dispone delle consuete

tre cappelle al capocroce, ma ne allinea ben undici, più altre cinque dislocate alle estremità del

transetto, destinate alle sepolture dei donatori con ricchissime decorazioni murali per mano dei

maggiori maestri dell'epoca.

Palazzo della Signoria (Firenze, 1299-1314, ampliamenti fino al XVI sec)

Il palazzo è attribuito a Arnolfo di Cambio, architetto del Duomo e della Basilica di Santa Croce,

che iniziò a costruirlo nel 1299, su incarico della Repubblica di Firenze, sia per esaltarne la potenza,

che per difenderne il governo da colpi di stato (I magistrati vivevano nel palazzo). Incorporò l'antica

torre della Vacca utilizzandola come parte bassa della torre nella facciata. Questa è la ragione per

cui la torre rettangolare non è nel centro dell'edificio; si appoggia solo in parte alle murature

sottostanti, presentando il lato frontale costruito completamente in falso (cioè sporgente rispetto alle

strutture sottostanti). La facciata principale inizialmente era quella a Nord.

Orsanmichele (1290, trasformazione in chiesa ca. 1350)

La loggia attuale sostituisce la precedente, ad opera di Arnolfo di

Cambio, che andò distrutta durante un incendio e già aveva funzioni

di mercato delle granaglie. Fu trasformata in chiesa dopo alcuni

avvenimenti ritenuti miracolosi per i quali avrebbe interceduto

un’immagine della Madonna. Caratteristica di Orsanmichele è il

trattamento raffinato e curatissimo delle superfici, a partire dalle

grandi trifore gotiche decorate da fini trafori e da statuette collocate

al livello della linea d'imposta degli archi. I piani superiori hanno un

paramento liscio in pietraforte, sul quale si aprono grandi bifore

marmoree, decorate, tra l'altro, da stemmi della Repubblica fiorentina e delle Arti. Il coronamento è

composto da archetti trilobi poggianti su mensole. I pilatri tra le trifore ospitano le celebri nicchie

con le statue dei santi patroni delle corporazioni di mestieri, con

opere dei più importanti scultori fiorentini dell'epoca.

L'interno ha una conformazione inusuale data dal suo precedente

utulizzo: è a due navate, con due grandi pilastri quadrati al centro,

che reggono, assieme ai semipilastri addossati alle pareti, le sei volte

a crociera a tutto sesto, che sostengono i saloni superiori. 44

Santa Maria del Fiore (Duomo arnolfiano 1296-1300, duomo talentiano 1350 ca-1370, cupola

1368-1436)

Fu incaricato del cantiere Arnolfo di Cambio, l'architetto già impegnato in un vasto programma

unitario di rinnovo degli edifici religiosi e civili della città. I lavori iniziarono con lo scavo delle

fondazioni, poi con l'elevazione dei muri delle navate laterali; si procedette così per lasciare il più a

lungo possibile la chiesa di Santa Reparata in grado di funzionare come cattedrale. Arnolfo doveva

aver già pensato a una chiesa dotata di una grande cupola, ispirata al modello romano di Santa

Maria della Rotonda (il Pantheon), e con l'intento di superare le dimensioni del Battistero. La

facciata fu subito iniziata, nonostante secondo la prassi fosse un elemento generalmente posposto

rispetto alla costruzione di altre parti della chiesa, perché con la demolizione della prima campata di

Santa Reparata, decisa per lasciare maggiore spazio al Battistero, si rese necessario chiudere l'antica

chiesa in modo da garantirne un uso provvisorio più lungo possibile. Dopo la morte di Arnolfo

(1302) i lavori si arrestarono finchè nel 1334 non furono affidati a Giotto e a Nicola Pisano. Il

primo si occupò del progetto del campanile, di cui soprintese la costruzione della base. Dopo la

morte di entrambi il progetto passò a Francesco Talenti che ingrandì il progetto, mantenendo la

larghezza della navata, rendendo le campate praticamente quadrate, più grandi e alte. Entro il 1421

erano state completate le navate, transetto, abside e tamburo, mancava la cupola. Il concorso indetto

dall’Opera del Duomo per la costruzione di cupola o alternativamente dei macchinari per la sua

realizzazione non vide vincitori, ma fu assegnato ai due “rivali” che si erano dibattuti anche la

vittoria sull’assegnazione della realizzazione della Porta del Paradiso del Battistero: Filippo

Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti, in qualità di capomastri. Dal 1420 al 1436 si procedette alla

costruzione della cupola, ma il Ghiberti vi prese parte solo fino al 1425. Anche il concorso per la

costruzione della lanterna fu vinto da Brunelleschi, che morì però poco dopo, lasciando ad altri il

compito di supervisionare il lavoro.

Campanile di Giotto (1334-1359)

Giotto fornì un progetto originale del campanile, con una terminazione a cuspide piramidale che

avrebbe reso il campanile molto più alto di com’è adesso. Alla morte di Giotto era stato completato

solo il primo dado, ricco di cicli scultorei e tarsie di marmo policromo. Il progetto fu proseguito da

Andrea Pisano e poi da Francesco Talanti. A causa di alcuni errori riguardanti la stabilità

dell’edificio, si dovette procedere a modifiche: due lesene accompagnano il primo piano, che

poggia in falso sulla volta del piano inferiore. Inoltre per costruire le due rampe di scale previste

(una per la cella campanaria, l’altra per raggiungere i vani di rappresentanza ai piani inferiori) e fare

in modo che esse non si incrociassero, fu necessario rinunciare alla monofora prevista tra le lesene

del primo piano. Quando Talanti prese il posto di Pisano non aveva più da preoccuparsi di problemi

statici e costruì gli ultimi tre piani, due con bifore, l’ultimo con una grande trifora, che contiene la

cella campanaria. Il campanile culmina con una piattaforma aggettante e non con la cuspide

inizialmente concepita, forse per una precoce reazione contro il gusto gotico.

Il ‘400

Inquadramento storico

Il XV secolo fu un'epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici, religiosi e sociali, infatti

viene assunto come epoca di confine tra basso medioevo e evo moderno. Tra gli eventi di maggior

rottura in ambito politico ci furono la questione orientale, segnata dall'espansione dell'Impero

Ottomano (il quale, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 giunge a minacciare l'Ungheria e il

territorio austriaco) e un'altra occidentale, caratterizzata dalla nascita degli Stati moderni, tra cui le

monarchie nazionali di Francia, Inghilterra e Spagna, così come l'impero di Carlo V, che a

differenza degli imperi medievali presenta un progetto di accentramento del potere, tipico delle

istituzioni politiche moderne, per quanto la rinascita dell'impero di Carlo V può essere vista anche

come un ritorno alla dimensione sovranazionale che caratterizzava il Medioevo. 45

Con la conquista ottomana (e conseguente diaspora di intellettuali) e il concilio di “Basilea, Ferrara

e Firenze”, i contatti con il mondo orientale e la cultura greca dettero maggior vigore agli studi

umanistici già iniziati da letterati come Petrarca e Boccaccio (l’uomo diventa argomento centrale,

accanto a Dio).

In ambito economico e sociale, con la scoperta del Nuovo Mondo, avvengono espansioni coloniali

che allargano a dismisura l'orizzonte del mondo europeo. Iniziano enormi trasformazioni in Europa,

accompagnate da squilibri e contraddizioni: se da una parte si fa spazio l'economia mercantile su

scala mondiale, dall'altra le campagne restano legate a realtà tipiche dell'economia feudale. Il fulcro

del commercio si sposta inoltre dal Mar Mediterraneo verso il Nord Europa e l'Oceano Atlantico.

In ambito religioso avvenne la Riforma protestante, ovvero lo scisma fra Chiesa cattolica e

protestante. La Riforma intendeva rinnovare la Chiesa romana, stigmatizzandone le rilassatezze e le

corruzioni come già in precedenza era accaduto in occasioni di vari tentativi di rinnovamento sia

all'interno che all'esterno della Chiesa stessa, ma finì per costituire una realtà indipendente non solo

per l'intransigenza delle rispettive posizioni ideologiche, ma anche a causa dei risvolti politici con

cui essa si intrecciò.

L'arte del Rinascimento vede lo studio e la riscoperta dei modelli antichi, sia in architettura che in

scultura. Vengono riscoperti e riutilizzati elementi architettonici dell'arte classica, e lo studio

architettonico si concentra prevalentemente sull'organizzazione armonica dei volumi, degli spazi,

della luce all'interno dell'edificio.

Brunelleschi (1377-1446)

La sua architettura si caratterizzò per la realizzazione di opere monumentali di ritmata chiarezza,

costruite partendo da una misura di base (modulo) corrispondenti a numeri interi, espressi in braccia

fiorentine, da cui ricava multipli e sottomultipli per proporzionare un intero edificio. Riprese gli

ordini architettonici classici (basato sul corinzio, con trabeazione tripartita, fusto liscio e colonne

sempre portanti) e l'uso dell'arco a tutto sesto, indispensabili per la razionalizzazione

geometrico-matematica delle piante e degli alzati. Un tratto distintivo della sua opera è anche la

purezza di forme, ottenuta con un ricorso essenziale e rigoroso agli elementi decorativi. Tipico in

questo senso fu l'uso della grigia pietra serena per le membrature architettoniche, che risaltava

sull'intonaco chiaro delle pareti.

Santa Maria del Fiore (cupola 1416-1434, lanterna 1445-1461)

A partire da un tamburo ottagonale la Cupola si erge su otto spicchi, le vele, organizzati su due

calotte separate da uno spazio vuoto (infatti non è propriamente una cupola, ma una volta

ottagonale). Il motivo di questa scelta è senz’altro da attribuire ad un alleggerimento della struttura

che altrimenti sarebbe stata troppo pesante, probabilmente, per essere sostenuta dai quattro pilastri

sottostanti. Fra gli elementi che compongono la Cupola esistono proporzioni auree com'era in uso a

quel tempo. L’autoportanza della cupola deriva dalle facce dei mattoni che non sono disposte

parallele, ma sistemate lungo rette originate da un punto situato al centro dell'ottagono di base della

cupola. La cupola interna regge il peso della lanterna, quella esterna protegge dalla dilatazione

termica.

La lanterna è una commistione di linguaggi: ottagonale, forma un tempietto con paraste agli spigoli,

una trabeazione ricchissima e archi sostenuti da semicolonne. Le forme gotiche degli archi rampanti

sono mascherate da volute.

Le tribune morte della cupola sono dei tempietti a base semicircolare (o la metà di un dodecagono)

addossati alle pareti esterne del tamburo, nei punti sgombri tra le tribune delle absidi. La loro

superficie è articolata da cinque nicchie marmoree alternate a coppie di semicolonne corinzie, in

modo da accentuare i volumi con il chiaroscuro dei vuoti e pieni.

Le funzioni delle tribune sono essenzialmente quella di dilatare ulteriormente lo spazio radiale delle

absidi creando una sorta di corona, armonizzare la superfici facendo da mediazione con il tamburo

46

che emerge, e anticipare la mole della cupola. Inoltre vennero costruite anche per ragioni statiche,

quali corpi spingenti alla base della cupola: infatti sezionando queste strutture otteniamo degli archi

rampanti, simili ai contrafforti delle chiese gotiche.

La parte inferiore della ricca trabeazione di questi elementi non tocca i capitelli che la sorreggono,

di modo da avere l’illusione che sia così dal punto di vista della piazza.

Spedale degli Innocenti (1419-24)

Su commissione dell'Arte della Seta cominciò a lavorare allo Spedale degli Innocenti, il primo

edificio costruito secondo canoni classici. L’orfanotrofio prevedeva un porticato esterno in facciata,

che dà accesso a un cortile quadrato dove si affacciano due edifici a base rettangolare di uguali

dimensioni, rispettivamente la chiesa e l'abituro, cioè il dormitorio. Il portico esterno funge da

cerniera fra lo Spedale e la piazza ed è composto da nove campate con volte a

vela e archi a tutto sesto poggianti su colonne in pietra serena dai capitelli

corinzi con pulvino. Essendo un edificio pubblico le finanze esigue portarono

ad alcune soluzioni stilistiche che divennero successivamente fulcri del nuovo

modo di costruire: materiali poveri come la pietra serena e l’intonaco,

proporzioni semplici ordinate da un modulo ripetuto. Sui lati dell’edificio la

ripetizione di archi si conclude con due paraste e la dimensione maggiore

delle campate laterali. Il portale principale è trabeato, come le due finestre che

lo affiancano.

Cappella Barbadori o Capponi (chiesa di Santa Felicita, 1420)

Nonostante i pesanti rimaneggiamenti successivi, ed una delle prime tappe del

percorso di riflessione del grande architetto sul tema degli edifici a pianta

centrale. La cappella venne costruita da Brunelleschi negli anni in cui era

attivo al portico dello Spedale degli Innocenti e mentre stava dimostrando la

fattibilità della cupola di Santa Maria del Fiore senza bisogno di armatura. In

tal senso la cappella Barbadori fu una conferma di quanto già dimostrato nel

perduto saggio della cupoletta della cappella Ridolfi in San Jacopo Sopr'Arno,

anche se neanche la copertura quattrocentesca della Cappella Barbadori ci è

giunta. La cupola emisferica, poi distrutta e rifatta, poggiava su un ambiente

cubico, raccordandosi con quattro pennacchi tra gli archi a tutto sesto delle

pareti; in ciascuno di essi si trovava un oculo cieco, dove oggi si trovano gli

affreschi degli Evangelisti di Pontormo e Bronzino. Innovativo era l'uso agli

angoli di doppie semicolonne ioniche, invece dei tradizionali pilastri gotici;

esse, sui lati esterni, si appoggiano su pilastri angolari corinzi. Lo schema, che

ripropone, isolandolo, il modello della campata del portico dello Spedale degli

Innocenti, venne poi riproposto con poche varianti nella Sagrestia Vecchia e

nella Cappella de' Pazzi.

Palagio di Parte Guelfa (1420)

Brunelleschi progettò una nuova sala di riunione al primo piano con alcuni

locali annessi per uffici, al di sopra di una trecentesca struttura voltata al piano

terra. Anche in questo caso Brunelleschi si ispirò a edifici della tradizione

architettonica medievale fiorentina, come Orsanmichele, rielaborandoli però

fino ad arrivare a soluzioni inedite La parete esterna, in pietraforte, è levigata

e scandita da arcate a tutto sesto sormontate da grandi oculi ciechi, forse nei

progetti originali aperti sulla sala. Le cornici attorno a questi elementi sono

graduate prospetticamente, studiate per una vista inclinata per via della strada

angusta. 47

Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo (1421-28)

Si tratta dell'unica opera architettonica che sia stata portata integralmente a compimento

dal grande architetto. La sagrestia, concepita come un ambiente indipendente, sebbene

comunicante con la chiesa, è composta da un vano principale a pianta quadrata, con una

scarsella pure a base quadrata sul lato sud, il cui lato misura 1/3 del vano principale ed è

affiancata da due piccoli ambienti di servizio, con volta a botte, una delle più antiche

applicazioni di questo tipo di copertura nell'architettura rinascimentale. La copertura è

una cupola a ombrello, cioè divisa in spicchi costolonati, alla base di ciascuno dei quali si

trova un oculo che, insieme alla lanterna, garantisce l'illuminazione interna. La scarsella è

composta nella stessa maniera, con una propria cupoletta, che però è emisferica e cieca,

con decorazione ad affresco, mentre i suoi lati sono dilatati da nicchie. Le pareti sono

scandite da grandi archi a tutto sesto, che nelle zone al di sotto della cupola formano agli

angoli quattro vele, dove vennero poi inseriti i medaglioni di Donatello e gli stemmi

Medici. All'altezza della linea d'imposta degli archi corre una trabeazione in pietra serena

con la parte centrale policroma e decorata; essa corre senza soluzione di continuità per

tutto il perimetro, compresa la scarsella. Agli angoli si trovano paraste scanalate di ordine

corinzio. La volta costolonata era già presente nell'architettura gotica, ma è innovativo

l'uso dell'arco a tutto sesto, così come la commistione tra linee dritte e cerchi è tipica del romanico

toscano (S. Miniato), ma Brunelleschi applica un metodo più razionale e rigoroso, studiando il

modulo del cerchio inscritto nel quadrato, che si ripete nella planimetria e nell'alzato.

Basilica di S. Lorenzo (1421-1461)

L'impianto della chiesa, come in altre opere di Brunelleschi, si ispira ad

altri edifici della tradizione medievale fiorentina, come Santa Croce,

Santa Maria Novella o Santa Trinita, ma a partire da questi modelli

Brunelleschi creò qualcosa di più rigoroso, con esiti rivoluzionari.

L'innovazione fondamentale sta nell'organizzazione degli spazi lungo

l'asse mediano applicando un modulo (sia in pianta che in alzato),

corrispondente alla dimensione di una campata quadrata. Le pareti

laterali sono decorate da paraste che inquadrano gli archi a tutto sesto

delle cappelle. Queste ultime però non sono proporzionate al modulo e

si pensa che siano una manomissione al progetto originale (erano state pensate

quadrate sormontate da volte a vela e con absidi verso l’esterno). L'interno è

estremamente luminoso, grazie alla serie di finestre ad arco che corre lungo il

cleristorio. I pulvini di S. Lorenzo sono i cosiddetti “dadi brunelleschiani”, nei quali

sopra il capitello vi è un tratto di trabeazione, che poi si divide a formare i due archi

laterali. Cappella Pazzi (S. Croce, 1433)

L'interno è molto essenziale e si basa, come a San Lorenzo, sul

modulo di 20 braccia fiorentine, che è la misura della larghezza

dell'area centrale, dell'altezza dei muri interni e del diametro

della cupola, in modo da avere un cubo immaginario sormontato

da una semisfera. A questa struttura vanno aggiunte le due

braccia laterali (coperte da volta a botte), un quinto ciascuno

rispetto al lato del cubo centrale, e la scarsella dell'altare (con

cupoletta). La principale differenza con la pianta della sagrestia

Vecchia è quindi la base rettangolare, che fu forse influenzata

dall'assetto dei preesistenti edifici circostanti. Una panca in

pietra serena corre sul perimetro per permettere l'uso della cappella come luogo di

riunione per i monaci. Dalla panca si dipartono le paraste corinzie che scandiscono 48

l'ambiente e si collegano alle membrature superiori; grazie alla panca che fa

da zoccolo, esse sono alla stessa altezza di quelle della scarsella, rialzata di

alcuni gradini. L'apertura ad arco sopra il vano dell'altare è riprodotta anche

sulle altri pareti. La cupola a ombrello è segnata dai sottili costoloni a rilievo

e la luce inonda la cappella dalla lanterna e dalle finestrelle disposte sul

tamburo.

Rotonda degli Angeli o di Brunelleschi (1434)

È l'unico edificio a pianta centrale progettato da Brunelleschi senza doversi

misurare con strutture continue. Il progetto si rifaceva ai modelli classici a

pianta centrale (simile al Pantheon) e prevedeva una pianta ottagonale

all'interno, circondata da una corona di cappelle comunicanti tra loro.

L'altare doveva trovarsi probabilmente al centro, coperto da una cupola.

Ciascuna cappella, di forma quadrata con due nicchie ai lati che la fanno sembrare ellittica, aveva

una parete piana verso l'esterno, mentre negli spazi dei pilastri erano tagliate nicchie esterne forse

destinate ad essere decorate da statue. Il tema della superficie esterna introflessa è il negativo di ciò

che doveva essere realizzato in S. Spirito. Le nicchie interne dovevano essere in comunicazione

l'una con l'altra, in modo da generare un andamento circolare dello spazio. Fu completata solo nel

1940.

Basilica di Santo Spirito (1444-1487)

Nonostante le modifiche al progetto originario apportate dai continuatori, la chiesa

rappresenta il capolavoro delle ultime meditazioni di Brunelleschi sul modulo e

sulla combinazione tra croce latina e pianta centrale, con un'articolazione degli

spazi molto più ricca e complessa di San Lorenzo. Da Brunelleschi pensata con la

facciata rivolta a Nord, verso l’Arno, l’idea fu accantonata poiché sarebbe stato

necessario abbattere molti edifici nobiliari. Un colonnato continuo di campate

quadrate con volta a vela circonda tutta la chiesa compreso il transetto e il

capocroce, creando un camminamento dove si aprono quaranta cappellette a nicchia

alte quanto le navate laterali. Le colonne monolitiche sono sovrastate da tronchi di

trabeazione che sorreggono le arcate. I profili delle nicchie dovevano essere nei

progetti visibili dall'esterno, creando un rivoluzionario effetto di forte chiaroscuro e

movimento delle masse murarie, che fu sostituito in fase costruttiva con un più

tradizionale muro rettilineo. All'incrocio dei bracci si trova la cupola,

originariamente pensata da Brunelleschi senza tamburo, come nella Sagrestia Vecchia, in modo da

illuminare con maggiore intensità la mensa dell'altare centrale, rendendo più esplicita l'allusione alla

luce divina dello Spirito Santo, al quale è dedicata la chiesa. Anche la copertura della navata

centrale sarebbe dovuta essere con volta a botte invece che con controsoffitto piano, così da

accentuare l'effetto di dilatazione dello spazio interno verso l'esterno, come se la chiesa "gonfiasse".

Le campate dovevano continuare anche in controfacciata, con l'originale creazione di quattro

portali, a fronte di sole tre navate. Entrando nella chiesa e camminando verso il capocroce si può

cogliere l'estremo dinamismo del variare continuo del punto di vista attraverso la sequenza ritmica

degli archi e delle colonne, che creano filari prospettici anche trasversalmente, verso le nicchie e i

portali. Le cappelle all’incrocio tra navata e transetto hanno profili interni irregolari, visto che si

intersecano.

Michelozzo (1396-1472)

Il linguaggio in cui si formò fu sia quello brunelleschiano, da cui riprese sia l'accordo dei volumi

che il contrasto coloristico tra strutture portanti in pietra serena e pareti bianche, sia quello gotico, in

special modo dei grandi ordini mendicanti, da cui riprese l'utilizzo dell'unica navata e la sobria 49

decorazione. Il linguaggio rinascimentale veniva così depurato dalle sue punte più innovative e

smussato secondo anche un certo gusto della committenza. Fu il costruttore dei Medici, per i quali

costruì più ville e Palazzo Medici a Firenze.

San Francesco al Bosco ai Frati (Mugello, 1430)

È una piccola chiesa di un convento francescano, ad una navata sola scandita da pilastri sorretti da

peducci (capitelli pensili) tronco-piramidali decorate con le palle medicee, con la cappella maggiore

poligonale, è coperta da volte a crociera nervate in pietra serena.

Ospedale di San Paolo (Piazza S. M. N., 1451)

L’ospedale, che era anche rifugio per pellegrini, si ispira chiaramente allo Spedale degli Innocenti,

ma senza il rigore brunelleschiano: le lesene che lo cingono sui lati non si concludono con un

capitello.

Chiesa di Sant’Agostino (Montepulciano 1424-1439)

La facciata, realizzata sotto Michelozzo, è scandita da lesene scanalate che ricordano quelle interne

al portico della Cappella Pazzi (S. Croce), sovrastate da nicchie che inquadrano il portale. Unisce

elementi del Tardo Gotico come le guglie e i pinnacoli, il gusto per la mistilineità del portale

(Confraternita dei laici di Arezzo, Bernardo Rossellino nel 1432-33), le ogive, con elementi

Rinascimentali come la scansione orizzontale dei piani e la razionalità con cui si raccordano le parti.

Rotonda della S.S. Annunziata (Firenze, 1444-1460)

Michelozzo fu messo a capo dei lavori di ristrutturazione di varie parti dell’edificio. Il coro fu

inizialmente pensato da Michelozzo come una rotonda di meditazione per i frati, con sette cappelle

estroflesse che ricordava il ninfeo di Minerva Medica, una specie di deambulatorio coperto da

cupola su pilastri e colonne. Il progetto di Michelozzo fu alterato da Leon Battista Alberti.

Palazzo Medici Riccardi (Firenze, 1445-1460)

Incaricato da Cosimo I de’Medici, Michelozzo costruì questo imponente palazzo dalle forme sobrie

e austere, situato tra le chiese di protezione dei Medici (S. Lorenzo e S. Marco) e il Duomo. Si

sviluppa intorno ad un cortile centrale quadrato con colonne corinzie, ispirandosi in parte al

recupero di elementi classici operato da Leon Battista Alberti nella quasi contemporanea

realizzazione di Palazzo Rucellai.

L'esterno è quindi diviso in tre ordini di bugnato (solitamente riservato ai palazzi pubblici), separati

da cornici con dentelli dalla sporgenza crescente verso i piani superiori. Al contrario il bugnato è

graduato in modo da essere molto sporgente al pian terreno, più appiattito al primo piano e liscio al

secondo, mettendo così in rilievo l'alleggerimento dei volumi verso l'alto. All’ultimo piano era

presente una loggia (oggi murata) e al posto del cornicione una merlatura.

La finestratura sottolinea l’importanza del piano nobile, essendo più ampia; qui si trovava una delle

prime cappelle interne ai palazzi. Il loggiato al pian terreno era inizialmente aperto sul cortile

interno e occupato dagli ambienti della banca e le abitazioni dei componenti della famiglia di più

lontano parentado.

Villa del Trebbio (Mugello, metà1427-33)

L'impianto della villa è ancora legato alla maniera di

fortificazione medievale, piuttosto che di luogo ameno e ordinato

di spirito umanistico-rinascimentale. Non è facile distinguere le

strutture originarie da quelle dell’intervento di Michelozzo,

anche se sembra probabile che quanto meno a livello

planimetrico le preesistenze hanno influito sulle strutture

importanti.[3] Michelozzo mantenne o ricostruì la torretta di guardia, dalla struttura solida e priva di

50

finestre, aggiungendovi il camminamento con beccatelli (come nel perimetro esterno), e

conservando anche altri elementi tipicamente "castellani" come il fossato e il ponte levatoio. Al

centro vi si trova un cortile con pozzo. Vi introdusse però delle novità dettate dalla necessità di

anche svago del committente, come il giardino murato, veramente insolito per l'epoca e forse il

primo esempio in una zona suburbana, che segna il rifiorire della tipologia della villa tanto cara agli

antichi romani.

Villa Medicea di Cafaggiolo (Mugello, 1452)

Attorno al perimetro murario esterno c’è un camminatoio sostenuto da beccatelli, tipico delle

residenze medicee di quell'epoca, come il Trebbio e Careggi, che ne mantiene il carattere

difensivo-militare. Di impianto più rinascimentale è invece l'ordinazione originaria dei giardini, i

poderi, le strade, le fontane e i boschi attorno alla villa. La struttura aveva quindi triplice funzione:

strategica (sulla bolognese), amministrativa (fattorie) e di svago (residenza).

Villa medicea di Fiesole (Fiesole, 1450)

Si ritiene che Giovanni de’Medici, padre di Lorenzo, stesso avesse scelto il

luogo di costruzione dell'edificio fiesolano, in posizione panoramica su un

declivio molto scosceso, andando contro tutti i princìpi del periodo. Fu

necessario realizzare un grande terrazzamento, per sostenere l’edificio e il

giardino sul declivio collinare. Michelozzo non fu vincolato da preesistenze e

costruì con criteri stilistici innovativi un sobrio edificio a pianta quadrangolare

intonacato di bianco con finestre riquadrate da cornici in pietra serena e con

ampie logge aperte sul panorama su entrambi i lati del salone centrale al piano nobile.

L'aspetto della villa fu molto diverso dalle ville medicee precedenti e costituisce in qualche modo

un prototipo di costruzione del primo rinascimento, fortemente geometrizzata, anche nel giardino,

aperta verso l’esterno e senza cortile centrale. Nell'edificio è scomparsa la componente

difensivo-militare, quindi mancano le torrette, i camminatoi sopraelevati sostenuti da beccatelli, il

fossato. Le logge poi sono un chiaro segno di apertura verso l'esterno, a differenza delle

fortificazioni "chiuse" per esigenze difensive. Fu la prima volta che una residenza agreste si dotava

di giardino invece che essere circondata da una tenuta agricola: unito alla mancanza di strutture

militari, queste caratteristiche rendono la villa come uno dei più chiari prototipi di villa

rinascimentale.

Leon Battista Alberti (1404-1472)

Come architetto Alberti viene considerato, accanto a Brunelleschi, il fondatore dell'architettura

rinascimentale. La differenza essenziale tra i due si colloca soprattutto sul piano geometrico: dove

Brunelleschi ideava sempre spazi tridimensionali, Alberti organizzava geometricamente le superfici

bidimensionali. Un punto in comune è invece la valorizzazione della tradizione locale, attingendo

nella storia del singolo edificio e razionalizzando gli elementi preesistenti, in modo da ottenere

qualcosa di estremamente moderno ma radicato nello specifico. Egli esaltava la commistione tra

antico e moderno (inteso come opera di Brunelleschi) e figura l’artista come un intellettuale colto su

tutti i campi. Viaggiò molto, era colto e scrive diversi trattati,

tra i quali il “De re aedificatoria”, concepito secondo il

modello del “De Architectura” di Vitruvio in dieci libri che

trattavano diversi argomenti e che faceva capo ai tre concetti

di Utilitas (funzione), Firmitas (struttura) e Venustas

(bellezza).

Palazzo Rucellai (Firenze 1450-1460) 51

Il suo intervento si concentrò sulla facciata, posta su un basamento che imita l'opus reticulatum

romano, è formata da tre piani sovrapposti, separati orizzontalmente da cornici marcapiano e ritmati

verticalmente da lesene di ordine diverso; la sovrapposizione degli ordini è di origine classica come

nel Colosseo o nel Teatro di Marcello, ed è quella teorizzata da Vitruvio: al piano terreno lesene

doriche, al piano nobile ioniche e corinzie al secondo. Esse inquadrano porzioni di muro bugnato a

conci levigati (non sporgenti forse per non entrare in competizione con palazzo Medici), in cui si

aprono finestre in forma di bifora nei piani alti. Le lesene decrescono progressivamente verso i piani

superiori, in modo da creare nell'osservatore l'illusione che il palazzo sia più alto di quanto non sia

in realtà. Al di sopra di un forte cornicione aggettante si trova un attico, caratteristicamente arretrato

rispetto al piano della facciata. Il palazzo creò un modello per tutte le successive dimore signorili

del Rinascimento (Palazzo Piccolomini a Pienza).

Facciata di Santa Maria Novella (1458-78)

Alberti progettò il completamento della facciata della basilica di Santa

Maria Novella, lasciata incompiuta dal 1365 al primo ordine di

arcatelle, caratterizzate dall'alternarsi di fasce di marmo bianco e di

marmo verde, secondo la secolare tradizione fiorentina. Si presentava

il problema di integrare, in un disegno generale e classicheggiante, i

nuovi interventi con gli elementi esistenti di epoca precedente. Inserì

al centro della facciata inferiore un portale di proporzioni classiche,

inquadrato da semicolonne, in cui inserì incrostazioni in marmo rosso

per rompere la dicromia. Per terminare la fascia inferiore pose una

serie di archetti a tutto sesto a conclusione delle lesene. Inserì una

fascia di separazione a tarsie marmoree che recano una teoria di vele gonfie al vento, l'insegna

personale di Giovanni Rucellai, tra l’ordine inferiore e quello superiore; il livello superiore,

scandito da un secondo ordine di lesene che non hanno corrispondenza in quella inferiore, sorregge

un timpano triangolare. Ai lati, due doppie volute raccordano l'ordine inferiore, più largo, all'ordine

superiore più alto e stretto, conferendo alla facciata un moto ascendente conforme

alle proporzioni.

Tempietto del Santo Sepolcro (Cappella Rucellai, S. Pancrazio, 1457-67)

La forma del tempietto è ispirata, in scala, al Santo Sepolcro di Gerusalemme,

reinterpretato in una struttura rigorosamente classica. Su una pianta rettangolare,

impostata sul rapporto aureo, si alzano le pareti scandite da paraste corinzie

scanalate e rivestite da pannelli quadrati decorati da tersie marmoree. Sulla

trabeazione corre l'iscrizione, in eleganti caratteri lapidari romani ripresi dai

monumenti antichi, di un versetto di Matteo. Il coronamento è composto da una

merlatura gigliata (in onore probabilmente all'Annunziata a cui la cappella era

dedicata) e una lanterna, composta come un tempietto a base circolare, che oggi non si trova nella

posizione originale e che venne spostata in avanti dal centro durante dei restauri ottocenteschi, per

migliorarne la visibilità.

L'interno è accessibile da una porta molto bassa, ed è decorato da due affreschi.

Chiesa di San Francesco o Tempio Malatestiano (Rimini,

1450)

L'esterno dell'edificio venne progettato da Leon Battista

Alberti alcuni anni dopo l'avvio dei lavori all'interno. Egli

ideò un involucro marmoreo che lasciasse intatto l'edificio

preesistente. L'opera, incompiuta, prevedeva nella parte bassa

della facciata una tripartizione con archi inquadrati da

semicolonne con capitello composito, mentre nella parte 52

superiore era previsto un specie di frontone con arco al centro affiancato da paraste che rimanda alla

porta urbica di Rimini (Arco di Augusto). Punto focale era il portale centrale, con timpano

triangolare al centro di un fornice riccamente ornato da lastre marmoree policrome di spoglio. La

mancanza dell'arco superiore permette di vedere, ancora oggi, un pezzo della semplice facciata

medievale a capanna di San Francesco.

Le fiancate invece sono composte da una sequenza di archi su pilastri il cui modello è stato

rintracciato nei pilastri interni del Colosseo. Le arcate cieche erano destinate ad accogliere i

sarcofagi dei più alti dignitari della corte di Pandolfo Malatesta. Il signore di Rimini

fece costruire questa chiesa come mausoleo familiare, ma a causa dei tesi rapporti

col papa fu scomunicato e il tempio non finito.

Chiesa di San Sebastiano (Mantova, 1460-1475)

Alberti progettò un edificio austero e solenne, che fece da fondamento per le

riflessioni rinascimentali sugli edifici a croce greca. La chiesa è divisa su due piani,

con quello inferiore seminterrato, che ricorda un podio classico. Si accede al piano

superiore oggi dalle due rampe di scale laterali novecentesche, mentre

originariamente esisteva una scala laterale a sinistra. Anche le cinque aperture del

portico in facciata sono frutto del restauro. La parte superiore della facciata, spartita

da lesene di ordine gigante, è originale e ricorda un'elaborazione del tempio classico,

con architrave spezzata, timpano e un arco siriaco, a testimonianza dell'estrema

libertà con cui l'architetto disponeva gli elementi. All'interno l'impianto è centrico, a

croce greca, articolato su un vano centrale, pressoché cubico e coperto da volta a

crociera (originariamente forse era progettata una cupole), da cui si dipartono tre corti

bracci absidati di uguale misura. Prende ispirazione dagli edifici fiorentini (Cappella

Pazzi, Sagrestia Vecchia, cappella del cardinale del Portogallo).

Basilica di Sant’Andrea (Mantova, 1471)

Ispirandosi al modello del tempio etrusco descritto da Vitruvio, un edificio

cioè con pronao anteriore a colonne ben distaccate e senza peristasi, Alberti

progettò per conto dei Gonzaga questa importante chiesa cittadina, sulle

preesistenze medioevali (resta il campanile). La facciata è concepita sullo

schema di un arco trionfale romano a un solo fornice tra setti murari, ispirato

a modelli antichi come l'arco di Traiano ad Ancona e ancora più

monumentale del precedente lavoro albertiano sulla facciata del Tempio

Malatestiano. Lo schema dell'arco di trionfo è inserito o soprapposto al tema

formale del tempio classico che forma una sorta di avancorpo avanzato,

rispetto al resto dell'edificio. Sotto l'arco venne a formarsi uno spesso atrio,

diventato il punto di filtraggio tra interno ed esterno. L'ampio arco centrale è

inquadrato da paraste corinzie che estendendosi per tutta l'altezza della

facciata, che costituisce uno dei primi monumenti rinascimentali per

cui venne adottata questa soluzione che sarà denominata ordine

gigante. Sui setti murari si trovano archetti sovrapposti tra lesene

corinzie sopra i due portali laterali. La facciata è inscrivibile in un

quadrato e tutte le misure della navata, sia in pianta che in alzato, si

conformano ad un preciso modulo metrico.

Grande enfasi è poi data da un secondo arco superiore, oltre il

timpano, e arretrato rispetto all'avancorpo della facciata. Tale elemento

architettonico definito "ombrellone", è in realtà un tratto di volta a

botte, segna l'altezza della navata, enfatizza la solennità dell'arco di

trionfo e il suo moto ascensionale e permette l'illuminazione della

navata, grazie ad un'apertura posta verso l'interno della controfacciata. 53

L'interno è a croce latina, con navata unica coperta a botte (già sperimentata nella cappella Rucellai)

con lacunari, e con cappelle laterali a base rettangolare, inquadrate negli ingressi da un arco a tutto

sesto, che riprende quello della facciata. I muri sono assai spessi e le cappelle laterali hanno

funzione di contrafforte. Poiché a causa della volta a botte non era possibile costruire un

claristerium si dovette sfruttare al massimo la luce proveniente dalla facciata e

dalle cappelle laterali. L’interno è scandito dal doppio ordine: lesene che

reggono la volta a botte e semicolonne che reggono gli archi delle cappelle.

Bernardo Rossellino (1409-1464)

Palazzo della Fraternità dei Laici (Arezzo, 1446)

Ha avuto varie fasi di costruzione, partendo da quella gotica (1375-1377); il

secondo momento è quello rinascimentale (1433-1460), documentato dalla

lunetta del portale con la Madonna della Misericordia di Bernardo Rossellino

(1435). Il coronamento della facciata fu realizzato su progetto di Giorgio Vasari

nel 1552; cinquecentesco è anche l'orologio. Mentre inferiormente gli archi

acuti, le colonne tortili e il portale hanno uno schema gotico, il piano superiore

presenta caratteri rinascimentali caratteristici: paraste binate, nicchie,

trabeazione completa, terminazione con mensole.

Monumento a Leonardo Bruni (Firenze, Santa Croce, 1450)

Il monumento a Leonardo Bruni riprese la tipologia classica delle tombe ad

arcosolio, arricchita da un ricco apparato decorativo classicheggiante,

reinterpretato però in chiave cristiana. Su una cornice decorata con putti e una

testa di leone si erge il sarcofago, classicheggiante, sorretto da due zampe leonine,

decorato da modanature e da due vittorie alate (o angeli) che reggono l’iscrizione.

Al di sopra sta il catafalco, retto da due aquile, sul quale è poggiata la statua del

cancelliere morto. La cornice architettonica è composta da due pilastri scanalati

con capitelli corinzi che reggono una trabeazione con fregio, che corre lungo la

parete della nicchia, e un arco a tutto sesto, decorato da varie cornici scolpite. Il

tema di fondo è quello della glorificazione laica del defunto.

Monumento del Cardinale del Portogallo (Firenze, S. Miniato, 1466)

Vedi S. Miniato, pagina 35.

Progetto per la Basilica di S. Pietro a Roma ( realizzato coro e transetto,

1451-55)

Con la fine della ‘cattività avignonese’ (1377, ma ultimo antipapa avignonese

1423) e la fine dello scisma d’Occidente (Concilio di Costanza 1417 ed elezione

di Martino V), si decise di rinnovare l’immagine del potere papale a Roma.

Rossellino fu chiamato a ristrutturare l’antica basilica di S. Pietro. Il progetto

prevedeva il mantenimento del corpo longitudinale a cinque navate coprendolo

con volte a crocera su pilastri che dovevano inglobare le vecchie colonne,

l'ampliamento del transetto, l'aggiunta di un coro, che fosse la prosecuzione logica

della navata e di un vano coperto a cupola senza tamburo all'incrocio tra transetto

e coro. L’esterno sarebbe dovuto essere dominato da linee verticali con

semipilastri poligonali che ricordano lo stile gotico.

Palazzo Pontificio (Roma, 1451-1455)

Sotto Niccolò V furono realizzate poche parti del palazzo. Esso si adattava alle

irregolarità del terreno e vi si accedeva attraverso un portale con lo schema tipico

di un arco di trionfo posto tra due torri. Secondo Niccolò V solo la dignità 54

dell’architettura poteva convincere i fedeli della grandezza della

chiesa: il palazzo aveva molte funzioni, cappella magna, sala del

conclave, un teatro, una biblioteca, stalle, appartamenti, uffici,

giardini.

Pienza

Patria di Enea Silvio Piccolomini, divenuto Papa col nome di Pio II,

il piccolo villaggio di Corsignano prese il nome del papa grazie alle

radicali trasformazioni che questo colto personaggio attuò secondo i

principi dell'urbanistica e dell'architettura rinascimentale. In Pienza

Bernardo Rossellino deve lavorare su un territorio relativamente

piccolo ed è quindi costretto a trovare diversi accorgimenti: in primo

luogo la piazza su cui si costruisce la città è a forma di trapezio con

il lato minore che da sulla strada principale e fa sembrare la piazza più grande. In secondo luogo le

strade sono in leggera curva in modo che chi le percorre non veda la fine di esse e quindi abbia la

sensazione che siano più lunghe.

Duomo (Pienza, 1459-1462)

Pur essendo uno dei monumenti più importanti del Rinascimento italiano, per

alcuni particolari come il tetto a due spioventi e l'occhio centrale ricorda le

chiese gotiche francescane, ma anche le Hallenkirchen tedesche che Pio II

aveva visto nei suoi numerosi viaggi (soprattutto per l'estrema luminosità delle

vetrate); [le Hallenkirchen sono chiese in cui la navata centrale non è più alta

delle laterali, rinunciando così al cleristorio e a un’illuminazione diretta e dando

alla struttura maggior spazialità]. Quattro paraste dividono la facciata in tre zone

corrispondenti alle navate interne. Una cornice marcapiano crea due ordini; in

quello inferiore ci sono le tre porte d'ingresso, in quello superiore tre arconi

sorretti da colonne. Sotto gli archi laterali sono state create nicchie di reminiscenza classica, in

quello centrale si apre un oculo. L'interno, ancora strutturalmente legato allo stile gotico, è diviso in

tre navate tutte della stessa altezza, la centrale è più larga.

L’abside è divisa in tre cappelle, di cui la maggiore forma il coro

e le minori formano il transetto (entrambe finestrate).

Palazzo Piccolomini (Pienza, 1459-1462)

Per la sua realizzazione il Rossellino si ispirò al Palazzo Rucellai

di Firenze, a pianta quadrata, sviluppato su tre piani, realizzato in

pietra con leggero bugnato, dal basso fino alla sommità. Al primo

e secondo piano presenta due ordini di finestre di notevole

ampiezza, equidistanti l’una dall’altra, con lesene e profilature

con i conci sporgenti. Al di sotto delle finestre una cornice corre tutt'intorno al palazzo ed evidenzia

i solai. Sulla facciata nord si trova il grandissimo portale che costituisce l’entrata principale del

palazzo. All'interno il palazzo racchiude una corte rettangolare con un loggiato sostenuto da colonne

di pietra. Il giardino, sul lato sud dell'edificio, è piccolo, ma rappresenta una parte integrante del

progetto: domina l'intera Val d'Orcia ed ha le caratteristiche proprie dei giardini del Rinascimento.

Francesco Di Giorgio Martini (1439-1501)

Artista senese, conserva le memorie medievali e fu un importante personaggio

nel panorama rinascimentale. Alcune forme da lui usate furono l’impianto a

croce greca e la realizzazione dei pilastri senza base, citati anche da Bramante.

Santa Maria delle Grazie (Cortona, 1484-1515) 55

La struttura della chiesa consiste in una navata affiancata da due cappelle laterali con un transetto e

una cupola all'intersezione dei bracci uguali del presbiterio. Martini la progettò applicando

rigorosamente i principi architettonici della proporzione e della prospettiva cari all'architettura

rinascimentale. Gli esterni, seppur gravemente danneggiati per l'erosione della pietra, danno al

visitatore l'impressione di un blocco imponente che preannuncia con le sue sobrie decorazioni la

razionalità geometrica così evidente negli interni. Le ampie superfici sono divise in linee orizzontali

e verticali da modanature e pilastri e sono movimentate da finestre con timpani, il tutto è sovrastato

da una volta a botte.

Palazzo Ducale (Urbino, 1460-1472 sotto Laurana e 1472-1482 sotto

Francesco di Giorgio)

Fulcro della costruzione sta nel vasto cortile porticato, che raccordava gli edifici

precedenti. Il cortile ha forme armoniose e classiche, con un portico con archi a

tutto sesto, oculi e colonne corinzie al pian terreno, mentre il piano nobile è

scandito da lesene e finestre architravate. Lungo i primi due marcapiani corrono

iscrizioni in capitali romane; classici, per la precisione copiati da esemplari

flavi, sono anche i capitelli. Inoltre Laurana fortificò il palazzo e la città, usando

mura oblique, in modo che i cannoni non le potessero abbattere, e altri

stratagemmi militari. Da questo fulcro il palazzo venne poi ampliato verso la

città. La facciata verso la città ebbe una forma "a libro aperto" (a "L") su

piazzale antistante, sottomettendo con la sua presenza anche la facciata del

duomo. Il fronte opposto venne invece completato con la cosiddetta "facciata

dei Torricini", leggermente ruotata verso ovest rispetto agli assi ortogonali del

palazzo. Deve il suo nome alle due torri che affiancano la

facciata alta e stretta, ma ingentilita al centro dal ritmo

ascensionale di tre logge sovrapposte, che ripetono ciascuna lo

schema dell'arco di trionfo. La facciata dei Torricini non guarda

verso la città ma verso l'esterno, per questo fu possibile una

maggiore libertà stilistica, senza doversi curare dell'integrazione

con edifici antecedenti, inoltre la sua presenza imponente è ben

visibile anche da lontano, come simbolo del prestigio ducale (è

rivolta verso la porta urbica che veniva da Roma).

Negli spazi interni curati da Francesco di Giorgio, si nota un

cambiamento di gusto, improntato a una decorazione più sontuosa e più astratta. L'intervento

dell'artista senese si caratterizzò soprattutto per lo spiccato senso pittorico e scultoreo delle

decorazioni, unito a una forte capacità di sintesi e di adattamento pratico, come dimostra il riutilizzo

degli ordini classici e delle forme all'antica nelle nuove parti in maniera abbreviata. Terminò la

facciata a "L" sulla piazza e l’assetto della piazza stessa, curò gli spazi privati (decorazioni di

finestre, camini, architravi, capitelli), gli impianti idrici, le logge, la Terrazza del Gallo, il Bagno del

Duca, il giardino pensile e forse il secondo piano del cortile, oltre al raccordo con le strutture

sottostanti fuori le mura Ai piedi del dirupo si trovava infatti un ampio spiazzo, detto "Mercatale"

poiché sede di mercato, dove Francesco di Giorgio creò la rampa elicoidale, che permetteva a carri

e cavalli di raggiungere il palazzo e la "Data" (o "Orto dell'Abbondanza"), nonché le grandi

scuderie e stalle poste a metà altezza, nel seminterrato.

La soluzione d’angolo del cortile riprende lo schema adoperato da Brunelleschi nello Spedale degli

Innocenti: l’ultima campata finisce in una semicolonna, affiancata da una parasta (che si ripete

nell’ordine superiore).

Duomo di Urbino (XV sec)

Il duomo di Urbino fu edificato su una chiesa del ‘200, secondo un progetto semplicissimo e

spoglio, a tre navate su bianchi piloni, attribuito al senese Francesco di Giorgio Martini. Le navate

56

sono divise da pilastri senza base e coperte da una volta a botte centrale e a crociera laterali.

Predominano le linee verticali e si vede l’influenza di Alberti nei pilastri (come quelli del tempio

Malatestiano) e nella volta a botte (S. Andrea). La facciata riprende lo schema dell’arco trionfale e

del duomo di Pienza: paraste inframmezzate da cornicione. La chiesa attuale è del ‘700.

Chiesa di S. Bernardino (Urbino, 1482)

Mausoleo dei Duchi di Montefeltro. L'esterno della chiesa, in laterizio, è compatto e quasi

privo di decorazioni, fatte salve le cornici marcapiano che proseguono su tutto il perimetro, le

finestre e l'incorniciatura del portale. La facciata è alta e stretta, culminata da un piccolo

frontone. Il tiburio della cupola è cilindrico, con un lanternino. Agli angoli dei bracci si

trovano dei contrafforti. Il severo stile esterno, contrasta con il classicismo dell'interno. Esso

è infatti luminoso, essenziale e monumentale allo stesso tempo, con una pianta a croce latina

e navata unica coperta con volta a botte. Il presbiterio è presso che quadrato, con tre cappelle:

una forma l’abside e le altre due il transetto. La cupola è retta, oltre che dalle pareti, da quattro

colonne ioniche a fusto liscio su alti plinti, che rendono leggibile lo scarico del peso a terra. Fu

danneggiata nel ‘700 da un terremoto.

Convento di Santa Chiara (Urbino, 1457)

Si trovano i concetti di corrispondenza tra interno ed esterno. Il convento sostituì il precedente. Una

facciata è rivolta verso il paesaggio con due livelli di porticati e un attico con oculi che sembra

riprendere lo schema del teatro antico. Gli archi del porticato sono inquadrati da paraste (stessa

soluzione del cortile centrale del Palazzo Ducale). Il cortile è fuori asse rispetto alla facciata,

lasciando spazio alla chiesa.

Palazzi fiorentini del Rinascimento

Palazzo Pazzi (Firenze, 1458-1469)

La facciata è dominata dal contrasto fra il bugnato rustico del pian terreno e

l'intonaco bianco dei due piani superiori, abbelliti da eleganti bifore sottolineate

da cornici marcapiano dentellate. Può darsi che originariamente l'intonaco fosse

dipinto con graffiti o con un finto bugnato; in ogni caso la scelta dell'intonacatura

era molto originale nel Quattrocento, se confrontata con i palazzi coevi, ed alleggeriva l'austerità

della facciata. Il cortile ha un portico a tre arcate su tre lati ed è tra i più raffinati di Firenze, simile a

quelli di Palazzo Medici o Palazzo Strozzi, ma dal ritmo più lieve, leggero. I capitelli delle colonne,

che sorreggono le nove arcate, sono decorati con delfini e linguette di fuoco sacro (Pazzi aveva

portato dalla terra santa la pietra focaia con cui si accende il Carro). Alcuni suppongono la

compartecipazione di Brunelleschi e Giuliano da Maiano.

Palazzo Strozzi (Firenze, 1450-51, 1469-79)

Come nelle spianate davanti alle chiese

medioevali, Piazza Strozzi fu creata comprando e

abbattendo gli edifici, per creare uno slargo

monumentale al palazzo. Fu volontariamente

costruito di grandezza superiore del Palazzo

Medici, dal quale copiò la forma cubica

sviluppata su tre piani attorno ad un cortile

centrale. Anche la facciata si presenta pressoché

identica. Al pian terreno si aprono delle finestre

rettangolari, mentre ai piani superiori sono

presenti due ordini di eleganti bifore, poggianti su

cornici marcapiano dentellate. Su ciascuno dei tre 57

lati che danno sulla strada si aprono tre portali ad arco, di solenne classicismo. Il cortile ha tre logge

sovrapposte, una soluzione sconosciuta al tempo. Le volte a botte, eseguite per la prima volta in un

palazzo fiorentino, permisero l’altezza maggiore dei piani.

Palazzo Pitti (dal 1461)

Voluto da Luca Pitti, rivale dei Medici, doveva essere più grande e sfarzoso di quello progettato da

Michelozzo, con finestre più grandi dei portali di questo e un cortile che lo contenesse per intero.

Leggenda vuole che fosse opera di Brunelleschi (fra l'altro morto 12 anni prima), ma l'effettiva

realizzazione ha a che spartire con la sobrietà di Brunelleschi e sembra più simile alle indicazioni

del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, si rifà più alla solennità romana classica.

Originariamente, il palazzo aveva sette finestre sia al primo che al secondo piano e consentiva

l'entrata non da uno ma da tre portoni (tra i quali quelli laterali furono convertiti in finestre

"inginocchiate" durante la ristrutturazione di Ammannati) . La facciata è composta secondo un

modulo fisso. Ampliamenti furono fatti nel ‘600 e le ali nel ‘700.

Giuliano da Sangallo (1445-1516)

Tra i migliori continuatori di Brunelleschi ed Alberti nella seconda metà del XV secolo, fu architetto

prediletto di Lorenzo il Magnifico.

Villa di Poggio a Caiano (1480)

Sono presenti elementi che fecero poi da modello

per gli sviluppi futuri della tipologia delle ville:

compenetrazione tra interno ed esterno mediante

filtri come le logge, distribuzione simmetrica degli

ambienti attorno a una salone centrale (spazio

"centrifugo"), posizione dominante nel paesaggio,

recupero consapevole di elementi architettonici

classici (come la volta a botte e il frontone di tempio ionico in facciata). Tra le innovazioni originali

per l'epoca, si registrarono il porticato al pian terreno (quasi una zona di interconfine tra il

paesaggio circostanze e la villa), il portico e il frontone classicheggiante al piano nobile e la

mancanza di un cortile centrale. Le due scalinate gemelle che conducono al terrazzo furono erette

nei primi del 1800 in sostituzione di quelle originarie diritte e perpendicolari al

corpo della Villa.

Sagrestia di Santo Spirito (Firenze, 1488-1489)

È preceduta da un vestibolo rettangolare ispirato al Pantheon di Roma coperto

da una volta a botte, decorata da ricchissimi lacunari e sostenuta da dodici

colonne corinzie in pietra serena. La sagrestia è a pianta ottagonale (è una

reinterpretazione del Battistero), con paraste corinzie scanalate in pietra serena

che all’angolo sono raddoppiate. Nel tamburo si aprono finestre rettangolari

con frontoni triangolari; nelle lunette si trovano finestre circolari. La sagrestia è

sormontata da una cupola a costoloni con lanterna. Le pareti sono quasi nude,

salvo le membrature in pietra serena. Quattro nicchie escono dallo schema

ottagonale e rimandano allo schema del mausoleo antico.

Basilica di Santa Maria alle Carceri (Prato, 1485-1490)

Viene considerata un capolavoro architettonico del primo Rinascimento, tappa cruciale della

riflessione sugli edifici a croce greca. Ispirata alla Cappella dei Pazzi di Filippo Brunelleschi fu

completata esternamente solo nel 1506. Sangallo riprese questo modello come base per il proprio

progetto della nuova basilica di San Pietro a Roma. La struttura è a quattro bracci uguali della croce

grecai - mezzi cubi sormontati da semicilindri - lasciano al centro un vano cubico, sul quale si 58

imposta la cupola emisferica. Il rivestimento adotta la bicromia tipica

dell'architettura pratese e del romanico fiorentino, in forme però originali:

l'ordine inferiore suggerisce un classico telaio sorretto da slanciate lesene

binate sugli spigoli, che doveva essere riprodotto nell'ordine superiore per

concludersi con un timpano. Tutti gli spigoli sono segnati da una serie di

membrature in pietra serena (lesene angolari con preziosi capitelli, sormontate

da trabeazione e cornici a sottolineare la volta) che formano (come all'esterno)

un telaio autonomo.

Palazzo Gondi (Firenze, 1490)

Fu edificato in Piazza San Firenze da Giuliano da Sangallo nel 1490 prendendo come esempio altri

importanti capolavori di edilizia signorile in città. Tra gli elementi mutuati da queste opere

precedenti c'è la forma cubica impostata attorno a un cortile centrale, il bugnato digradante su

ciascuno dei tre piani verso l'alto, finestre centinate sulle cornici marcapiano, il cornicione.

L'elemento più innovativo è il disegno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera.

Le finestre del secondo piano inoltre vennero realizzate impercettibilmente più alte, per compensare

otticamente lo scorcio prospettico.

Simone del Pollaiolo, detto Il Cronaca (1457-1508)

Capomastro degli scalpellini di palazzo Strozzi, seguì la copertura della sagrestia di Santo Spirito, la

Sala del Consiglio Maggiore (salone dei cinquecento) in Palazzo Vecchio e lavortava all’Opera del

Duomo. Secondo Vasari costruì anche San Salvatore al Monte (alcuni dicono che sia opera di

Giuliano da Sangallo).

San Salvatore al Monte (Firenze, 1475-1498)

La facciata della chiesa, molto semplice e incorniciata dai tipici cipressi toscani, presenta superfici

intonacate interrotte solo dal portale e dalle finestre a timpano. Queste presentano l'innovazione

rappresentata dall'alternarsi di timpani semicircolari e triangolari, fin tutta la lunghezza della navata,

caratteristica che sarà in seguito ripresa in molte chiese e palazzi italiani e non solo (per esempio

nella corte degli Uffizi dal Vasari), ma già visibili nel secondo ordine del Battistero. L'interno, di

elegante e raffinata semplicità, risente delle influenze classicheggianti dell'Alberti e di Giuliano da

Sangallo: la bicromia dell'intonaco e della pietra forte rende più marcati gli elementi architettonici

con una sobrietà in linea con i dettami francescani, come il tetto, a capriate. Sull'unica navata si

aprono cinque cappelle per parte coperte da volte a botte, scandite da un doppio ordine di lesene in

pietra forte di stile dorico. È l’unico esempio a Firenze di profilo basilicale contemporaneo alla

monosala con cappelle laterali.

Salone dei Cinquecento (Palazzo Vecchio, 1495-1560)

Savonarola dispose che fosse creato il Consiglio dei Cinquecento o Maggior Consiglio che dopo la

cacciata dei Medici avrebbe offerto sede per il governo della Repubblica di Firenze. In linea con i

principi di rigore savonaroliani, la sala era molto spartana e quasi priva di decorazioni, ma lo sforzo

ingegneristico per la sua costruzione fu grande. Nel ‘500 poi, per volere del gonfalone Pier

Soderini, il salone fu affrescato da Michelangelo e Leonardo, rispettivamente con la battaglia di

Cascina e la battaglia di Anghiari, entrambi capolavori andati distrutti. Con l’ascesa del Granducato

di Cosimo I il Salone dei Cinquecento, da luogo di celebrazione della potenza della Repubblica,

divenne allora il salone di rappresentanza del duca. Per accentuare l'imponenza della sala, il Vasari,

che vi lavorò dal 1555 al 1572, innalzò il soffitto di ben 7 metri, coprendo il sistema di capriate con

cassettoni decorati. Alle pareti Giorgio Vasari dipinse con aiuti sei scene di battaglia che

rappresentano i successi militari di Cosimo I su Pisa e Siena. 59

Donato Bramante (1444-1514)

Formatosi a Urbino, fu attivo dapprima a Milano, sotto Ludovico Sforza assieme a Leonardo,

quindi a Roma, dove progettò la Basilica di San Pietro, la sua opera è confrontata dai

contemporanei all'architettura delle vestigia romane. È massiccia l’influenza di Vitruvio (ordini

vitruviani), Alberti (elaborazione plastica dello spazio), Brunelleschi (impiego dell’arco su colonne)

e Francesco di Giorgio Martini (pilastri senza base).

Santa Maria presso San Satiro (Milano, 1482-1486)

A causa di una profanazione l’antico sacello di San Satiro fu ristrutturato. Era

una piccola costruzione a pianta centrale di origine carolingia con varie nicchie

e colonnine articolato. Pur avendo a disposizione un'area di piccole dimensioni,

costruì un edificio di respiro veramente monumentale: un corpo longitudinale a

tre navate, sorrette da colonne di spoglio di altezze diverse, con uguale

ampiezza tra navata centrale e bracci del transetto, entrambi coperti da poderose volte a botte con

cassettoni dipinti che evocavano il modello di Sant'Andrea dell'Alberti. L'incrocio dei bracci

presenta una cupola, immancabile motivo bramantesco, ma l'armonia dell'insieme era messa a

rischio dall'insufficiente ampiezza del capocroce che, nell'impossibilità di estenderlo (per la

presenza di una strada assai frequentata), venne "allungato" illusionisticamente, costruendo una

finta fuga prospettica in stucco in uno spazio profondo appena 97 cm, con tanto di volta

cassettonata illusoria. La soluzione, considerata

antesignana di tutti gli esempi di trompe l'oeil

successivi, a dire il vero non si trattò che di un

esempio di "stiacciato" trasferito dalla scultura

all'architettura. Le cappelle laterali mostrano

l’influenza di Brunelleschi (S. Spirito).

S. Ambrogio (modifiche alla basilica, Milano

1492-1500)

La Canonica fu progettata intorno ad un portico

quadrato con quattro archi trionfali a doppia altezza

sugli assi, in cui è stato visto un richiamo vitruviano ad un foro romano antico.

Bramante riuscì a costruire, tra il 1492 e il 1499, solo uno dei quattro lati previsti e ad

impostare le colonne per il secondo, che non verrà mai completato. Il portico rivela

influenze brunelleschiane e si presenta come una successione di archi in cotto su

colonne, capitelli compositi e pulvino ed è interrotto dall'arco di ingresso.

Tribuna di Santa Maria delle Grazie (Milano, 1463-1490)

L'architetto impostò due nuovi absidi laterali grandi il doppio rispetto alle cappelle

preesistenti e un coro molto allungato terminante con un'altra abside. La differenza di

scala la si può notare anche in sezione: infatti il progetto bramantesco è alto il doppio

rispetto a quello di precedente e termina con una cupola semisferica che è la più alta

costruita dopo quella di Santa Maria del Fiore. La tribuna venne completata dopo la

partenza di Bramante; questo si può notare dalla contrapposizione tra l'ordine

geometrico tipicamente rinascimentale e l'eccesso di decorazioni tipicamente

lombardo.

Duomo di Pavia (dal 1488)

Il progetto prevedeva un corpo con tre navate, affiancate da nicchie

semicircolari, nell'asse longitudinale, innestato su un corpo centrale triabsidato, 60

con transetto a tre navate, e dominato da una grande cupola, raccordata mediante pennacchi

triangolari all'ottagono irregolare dei pilastri. Completavano l'impianto vani ottagonali absidati posti

tra i bracci della croce e destinati a sagrestie. La pianta è costituita da una croce greca imperfetta, in

quanto il braccio d'ingresso, a ovest, risulta più lungo degli altri in quanto ha una campata in più dei

due bracci del transetto, a nord ed a sud, e di quello del presbiterio. Al di sotto della chiesa si trova

un livello interrato con una cripta voltata attribuita a Bramante, oltre a resti medioevali.

Piazza Ducale (Vigevano, 1492-1494)

La sua costruzione iniziò nel 1492 per volere Ludovico il Moro come anticamera del castello ormai

trasformato in palazzo ducale, e fu ultimata nel 1494. È edificata su tre lati (il quarto è occupato

dalla Chiesa Cattedrale di Sant'Ambrogio) con edifici omogenei con facciata e portici uniformi a

contorno di un foro che ricalca il modello romano descritto da Vitruvio. I prospetti sopra il porticato

sono tutti allineati e hanno gronda continua.

Chiostro di Santa Maria della Pace (Roma, 1500-1504)

L'architettura presenta un linguaggio severo e privo di decorazione;

in questo Bramante si distacca dal periodo milanese, durante il quale,

forse per influenza delle maestranze locali, realizzava opere con un

ricco repertorio decorativo.

Il chiostro, su pianta quadrata, è realizzato utilizzando elementi

architettonici e compositivi ripresi dall'architettura romana. Il primo

ordine presenta archi a tutto sesto poggianti su pilastri ed inquadrati

da paraste e dalla soprastante trabeazione: si tratta di una delle prime

applicazioni seriali di tale soluzione architettonica. L'ordine superiore è altrettanto innovativo nel

mancato uso di strutture ad arco: infatti è costituito da pilastrini e colonne alternati che sostengono

la trabeazione.

Lo schema del chiostro mostra la sovrapposizione degli ordini classici: il dorico per i pilastri del

piano terreno, lo ionico per le paraste, l'composito nel loggiato superiore, secondo una caratteristica

ripresa dall'osservazione di monumenti classici come il Colosseo.

Cortile del Belvedere (Roma, 1506)

I lavori iniziarono tra il 1504 ed il 1505 ed erano inizialmente finalizzati

alla sistemazione dell'area a giardino e alla realizzazione di uno spazio

adeguato per la collezione di sculture antiche di Giulio II. Il progetto ebbe

un'evoluzione a causa del desiderio del papa di raggiungere il Belvedere

dai suoi appartamenti. Bramante propose due corridori paralleli. Il grande

spazio che risultò tra i due corpi di fabbrica, fu diviso in tre terrazzamenti

a quote differenti, destinati ad accogliere giardini e collegati da scale

e rampe. Si formò così un grandioso cortile rettangolare organizzato

su tre livelli; in seguito lo spazio unitario fu interrotto da corpi di

fabbrica trasversali, alterando il progetto bramantesco e creando tre

cortili separati.

Evidenti nel progetto di Bramante erano le citazioni dell'antica,

come il santuario prenestino della Fortuna Primigenia, anch'essa

caratterizzata da uno schema a terrazze degradanti, e le antiche

descrizioni di ville romane.

Nonostante abbia prevalso la denominazione di "Cortile del Belvedere", a causa della prevalenza

visiva delle forme architettoniche, originariamente il carattere di giardino era maggiormente

evidente e per indicare il luogo è stato utilizzato a lungo anche il nome di "Giardini del Belvedere".

Nel cortile più basso che oggi è quello più frequentemente chiamato "cortile del Belvedere", furono

posti da Bramante, tre ordini di loggiati differenti: dorico, ionico e corinzio. Gli ordini sovrapposti

61

che inquadrano archi, ripropongono l'esempio del Colosseo. Il cortile superiore, al quale si accedeva

per mezzo di una doppia scalinata a farfalla, presentava una scansione delle pareti con paraste

binate a formare una "travata ritmica" con interassi alternati, in cui quello più ampio inquadra un

arco. Tale motivo è derivata forse dagli archi di trionfo romani, ma più probabilmente dalla diretta

osservazione dell'opera albertiana Si pensa che l'addensamento dei sostegni nel cortile superiore

servisse come accorgimento ottico per esaltare la lunghezza dello spazio. La prospettiva del cortile

era conclusa nel progetto di Bramante da una esedra posta come punto di fuga della prospettiva del

grande invaso architettonico e nascondere gli edifici retrostanti. Dietro alla successione degli spazi

terrazzati, conclusi poi dal nicchione, fu realizzato da Bramante un altro cortile, di forma ottagonale

a lati simmetricamente disuguali, progettato per accogliere la raccolta di statue antiche del papa. Il

cortile ospitava tornei e naumachie ed era la prima costruzione a

Roma paragonabile a quelle degli imperatori dalla caduta

dell’impero romano.

Palazzo Caprini (Roma, 1510)

Andato distrutto definitivamente nel XVII sec., l'edificio

rappresentò una nuova tipologia di palazzo, ripresa nei decenni

successivi. Era caratterizzato da una facciata su due livelli e

cinque campate, trattata con un possente bugnato al piano

inferiore che diviene così basamento per il resto; il piano

superiore era infatti scandito da un ordine gigante di colonne

binate doriche sormontate da una trabeazione completa (prima tutti usavano capitelli dorici e

trabeazione ionica. Il piano terreno era destinato a botteghe, il un piano nobile a un grande

appartamento illuminato da finestre a timpano con balaustra, poste nelle campate dell'ordine

colonnato. Nel sottotetto c’era un piano di servizio le cui finestrelle si aprivano nel fregio dorico

della trabeazione. Dalle tecniche costruttive antiche Bramante recupera la tecnica della

realizzazione del finto bugnato mediante il getto di malta in casse forme di legno facendole

assumere la consistenza visiva della pietra bugnata, una tecnica che avrà un rapido successo a

Roma. Tempietto di San Pietro in Montorio (Roma, 1510)

Viene considerato uno degli esempi più significativi d'architettura rinascimentale,

di cui esemplifica alcuni dei temi fondamentali, come la pianta centrale, la ripresa

dell'architettura romana antica e la ricerca proporzionale e geometrica nel rapporto

tra le parti. Il corpo cilindrico costituisce la cella del tempio, la cui muratura è

scavata da nicchie insolitamente profonde e circondata da paraste in

corrispondenza delle colonne del peristilio. Il colonnato dorico esterno è

sormontato da trabeazione con metope e triglifi. L’interno, scavato dalle nicchie

in cui risiedono statue degli evangelisti, perde la forma cilindrica ed è coperto con

una cupola, progettata in conglomerato cementizio (alla maniera degli antichi)

posta su di un tamburo ornato da lesene che continuano quelle inferiori, ma prive

degli attributi dell'ordine architettonico. Secondo i progetti iniziali, il tempietto

avrebbe dovuto inserirsi al centro di un cortile circolare non realizzato (l'attuale è

di forma quadrangolare), così da evidenziare la perfetta simmetria dell'impianto.

Poiché lo spazio era esiguo la cornice della porta si sovrappone alle lesene e

l’interno presenta meno lesene dell’esterno. Palladio considerò il tempietto come

modello dell’architettura pari a quella antica. Come in altri edifici di Bramante

c’è un punto di vista privilegiato per l’osservazione della struttura.

Basilica di San Pietro in Vaticano

Vedi dopo, Cantiere di S. Pietro 62

Raffaello Sanzio

Quando Raffaello decise di accettare l'incarico di soprintendente ai lavori nella basilica vaticana, il

più importante cantiere romano, egli aveva già alle spalle alcune esperienze in questo campo. Le

stesse architetture dipinte, sfondo di tante celebri opere, mostrano una bagaglio di conoscenze che

va al di là del consueto apprendistato di un pittore.

Villa Madama (1518-1527)

Villa Madama fu la prima delle ville suburbane sul modello delle ville

romane; fu commissionata da Leone X (de’ Medici) per conto del

cugino, futuro papa Clemente VII. Anche se il progetto non fu portato

completamente a termine, con la sua loggia di sicura matrice raffaelliana

e il giardino pensile, la villa fu una delle più famose ed imitate del

Rinascimento.

La loggia di Raffaello è costituita da tre arcate a tutto sesto che affacciano sul giardino all'italiana.

All'interno, le alte campate, che emulano ed esaltano l'architettura delle terme romane, sono

rappresentate ai due lati da volte a crociera e quella centrale da una cupola circolare.

La villa stessa è disposta su tre piani che seguono le pendic i le colle. La facciata principale è

esposta verso la città, ma il carattere di villa fortificata rimaneva (cortile affiancato da torre: di

rappresentanza doveva proteggere ospiti importanti). Gli appartamenti erano specializzati per

diverse stagioni, c’era un teatro, un ippodromo, un cortile centrale rotondo e diversi giardini.

L’esperienza delle ville fiorentine, precedenti, sono importanti: bugnato al piano inferiore e paraste

al primo piano.

Palazzo Branconio dell’Aquila (Roma, 1520)

L'edificio esibiva un ricco repertorio ornamentale ed una sintassi

compositiva estremamente libera, che si allontana dal modello

bramantesco di Palazzo Caprini e che possiamo considerare come uno

dei punti di partenza dell'architettura manierista e degli sviluppi futuri

dell'architettura romana. Il modello del tempo prevedeva un basamento

bugnato e l'ordine di colonne al piano nobile, ma nel Palazzo Braconio

Raffaello pone il colonnato al pian terreno. Qui si aprivano alcune

botteghe, alternate da colonne tuscaniche addossate alla parete e che

erano sovrastate da una trabeazione continua; il piano nobile invece era caratterizzato

dall'alternanza, ripresa dai Mercati di Traiano, di nicchie e finestre, quest'ultime incorniciate in una

serie di edicole sormontate da timpani ricurvi e triangolari, oltre le quali correva una fascia decorata

con festoni che conteneva un piano mezzanino. L'edificio era poi completato da un piano attico con

un cornicione e triglifi, nella quale scompaiono gli ordini (già meno visibili nel piano primo che nel

pian terreno). Fu distrutto nel 1660.

Cappella Chigi (S. Maria del Popolo, Roma, 1513)

Raffaello creò un piccolo complesso a pianta centrale ispirandosi a

Bramante, spoglio all'esterno e ricco di sculture e pitture all'interno. Si

tratta di un cubo sormontato da cupola emisferica, poggiante su un

tamburo abbastanza alto dal quale penetra la luce tramite aperture.

Alla cappella si accede attraverso un arco aperto alla navata laterale

della Basilica di Santa Maria del Popolo; l'interno è uno spazio

semplice, scandito da tre arcate cieche che completano, con quello

dell'ingresso, lo schema quadrato ed arricchito da nicchie. Al contrario

degli edifici bramanteschi, nella cappella lo spettatore deve guardare da

più punti di vista per cogliere tutto lo splendore, entrando nello spazio 63


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TheLibrarian di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Pacciani Riccardo.

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