Abitazioni
Anche i preistili possono moltiplicarsi nelle case più ricche, mentre sul fondo c’è il giardino porticato. Ricostruzione assonometrica della casa (slide): attico, atrio con impluvium, tablinio con l’attico di accesso ai peristili e il peristilio sul quale si distribuiscono gli ambienti del giorno. La casa si distribuisce su un solo piano, mentre quelle più ricche su piano terra + piano mezzato. I piani superiori di solito destinati alla servitù.
Case di Pompei
Le case di Pompei (distrutta nel 79 d.C. dal Vesuvio e conservate perfettamente con le murature della città, riportate alla luce con scavi dell’800) costituiscono un esempio di casa ad atrio (casa del chirurgo IV sec a.C.). Qui si perde la regolarità all’interno della città a causa dell’andamento delle strade e della loro definizione. Esistono due differenti tipologie di case a peristilio, entrambe risalenti tra fine I sec a.C. e fine I sec d.C., che presentano caratteristiche analizzate prima (accesso, atrio, peristilio, tablino, giardino, ecc.):
- Casa dei Vezi: Atrio signorile + atrio di servizio, senza ambienti che dividano atrio e peristilio, ma con un muro che funge da porticato, con diverse scelte in base alle esigenze della famiglia.
- Casa delle nozze d’argento: Si sviluppa sul lato sinistro il giardino.
Gli atri
Tipologia classica, grande ambiente di muro continuo sul quale si aprivano le porte di accesso ai vari ambienti, sul fondo il tablino, copertura lignea generalmente appoggiata su muri portanti struttura con apertura dalla quale le acque confluivano nell’impluvium. Tipologia più complessa di atri di derivazione ellenistica, nominati da Vitruvio (es. quello delle nozze d’argento, il tetto al centro è sorretto da 4 colonne ai 4 angoli ed è nominato da Vitruvio come atrio tetrastilo. Per il resto simile a quello di prima), atrio più ornato o complesso in case dove le colonne si moltiplicano formando una sorta di peristilio continuo anche nell’atrio. Vitruvio lo definisce atrio corinzio in questo caso. Atrio rustico (casa del Meandro), più piccolo e meno decorato.
Triclinio
Il triclinio della casa di Caio, era una specie di sala da pranzo. C’era, a seconda dell’orientamento, l'uso per l’estate e l’inverno. Triclinio estivo aperto da grandi finestre e ornato dal seggio “triclinio” appunto, sorta di letto sul quale i romani mangiavano e poteva essere in muratura con al centro la mensa (appoggio per cibo), mentre i più ricchi lo possedevano in legno.
Giardini
I giardini accompagnavano sempre le case romane, caratterizzate da colonne a peristilio che si sviluppavano su 4 lati, ma in base ai casi poteva mancare su uno o più lati. All’interno c’erano aiuole, sempre presente l'elemento dell’acqua (fontane, ecc.). Più facilmente la fonte si trovava al centro del giardino, mentre a casa dei Vezi ci sono 4 fontane ai 4 lati del giardino. C’erano anche statue a tutto tondo, sedute e le pareti sia sotto i portici, sia quelle di confine erano ornate da affreschi che rimandavano al tema del giardino, per dare una sorta di uniformità alla realtà e a quello dipinto (il nome alle case viene dato dalla rappresentazione principale a volte). Per giardini di dimensioni molto ampie poteva mancare il portico tutto intorno, casa di Ottavio Quarzo, 50m di lunghezza, ma racchiuso da un muro di confine e caratterizzato da due canali d’acqua (uno che si apriva in vicinanza degli ambienti di abitazione e uno perpendicolare) affiancavano i canali d’acqua due pergolati rivestiti di elementi vegetali. Tutti questi elementi del giardino vengono ripresi nel Rinascimento per la definizione del giardino rinascimentale.
Anche le case più povere erano riccamente decorate (non quanto quelle imperiali). Alcuni affreschi e mosaici caratterizzavano le case romane. I mosaici erano spesso usati per pavimentazioni (cave canem, casa del poeta tragico), pitture parietali (“secondo stile” o “architettura in prospettiva” sulla parete venivano dipinte delle strutture architettoniche con colonne, porticati che riprendevano l’architettura tipica della Roma dell’epoca; e all’interno venivano raffigurate figure umane, ecc. casa di Livia) (“stile compendiario” casa dei Vezi, pitture che risalgono al 62 d.C., caratterizzate da grandi pannelli monocromi con riquadrature nere nelle quali vengono inserite figure che svolgevano diversi lavori).
Insula
Dal II sec d.C. le città, soprattutto Roma e grandi città, cominciano a essere molto congestionate: viene messa a punto una nuova tipologia abitativa che è la INSULA: casa a più piani che ospitava classi sociali diverse. Erano sempre spazi raccolti attorno a un atrio porticato (modello formale della domus), si sviluppavano molto in altezza grazie all’opus caementitium raggiungevano sette/otto piani poi ordinanze per ridurre l'altezza a 5 metri per salubrità nella strutturazione della città.
Come si distribuivano le funzioni:
- Piano terra: botteghe che si aprivano verso le strade dai portici (inizialmente negli spazi più interni c’erano delle domus).
- Piano ammezzato: dove abitavano i proprietari delle botteghe.
- Piani superiori: nei piani più bassi grandi appartamenti per classi medie e man mano che si saliva appartamenti sempre più piccoli per popolazione di artigiani, mentre parte più alta singole stanze per servitù.
La distribuzione è molto simile ai condomini moderni: vari appartamenti distribuiti da corridoi orizzontalmente, mentre verticalmente serviti da corpi scala comuni. Acqua solo al piano terra (per questo nel piano terra stavano i più ricchi). Non c’erano né servizi (solo comuni al piano terra) né canne fumarie.
NB! Le 3 tipologie di case coesistono.
Ville romane
Esistono due tipi di ville romane (non imperiali):
- Villa suburbana: Quella vicina all’abitato, villa costruita presso la città ma fuori delle mura nei sobborghi panoramici della città. Si configura come una domus urbana, semplicemente che essendo meno denso l’abitato, generalmente è una zona più ampia con più locali e spazi verdi tutti attorno (giardini più grandi, terrazze e elementi che consentono di godere il panorama all’aperto). Funzione prevalentemente abitativa. Esempio: villa dei misteri, villa suburbana di Pompei.
- Villa rustica: Sorta di recinto dove si chiudevano gli animali selvatici per praticare la caccia (divertimento tipico romano e ripreso nel Rinascimento).
- Villa di sette finestre: Risale al I sec d.C. e ristrutturata nel II sec d.C. con ampliamenti nella pars fructuaria, posta al centro della villa sopraelevata posta per metà su terreno e per metà su un terrazzamento con un criptoportico che dà su in grande giardino racchiuso da mura di confine. La villa si configura come una domus (atrio accesso, atrio impluvium, tablino e peristilio e sul retro esedra che apre vista su giardino e tenuta che circonda villa e tutto intorno gli altri ambienti di abitazione). Il giardino non si trovava solo su un lato ma 2 di cui uno coltivato a frutteto. Sul terzo lato pars rustica con grande cortile sul quale si aprivano i vari ambienti che erano ambienti di abitazione servi e schiavitù. La pars fructuaria era in parte sempre ricavata attorno a questa grande corte coi magazzini legati all’utilizzo della famiglia e del fattore (ambienti circondati dalla corte rustica), poi aggiunto porcile e magazzino per i grani, ecc. Viene anche aggiunta una struttura termale (elemento spesso presente anche nelle ville suburbane e rustiche).
Infrastrutture
Prende capacità dagli etruschi e quindi particolarmente affermato. La conquista dell’impero romano era avvenuta grazie alla sua strutturazione (grazie a strade, ponti e acquedotti che permettevano facili spostamenti o rifornimenti d’acqua alle varie città essenziali all’espansione). Interventi a grande scala, quella territoriale, e consentono di tenere stretti rapporti di abitare con le varie province. Uno scrittore del ‘700 Goethe paragona queste strutture a una seconda natura che opera a fini civili, confronto suggerito dalla grandiosità e dalla semplicità dell’elemento strutturale che si ripete (arco su pilastro) e sull’utilizzo di ordini elementari che si ripetono.
Strade
Infrastruttura più importante. Articolata rete stradale fondamentale per movimento esercito (più veloce), facilitavano traffici commerciali, comunicazione amministrativa tramite corrieri. Struttura abbastanza standardizzata: basso sorta di pasticciola di pietre battute per creare un appoggio piano sicuro e stabile per la parte sovrastante, sul quale si sovrapponevano strati di ghiaia sempre più sottili andando verso l’alto e sopra pietre poligonali per manto stradale. Si cercava di ottenere il più possibile percorsi rettilinei e regolari ed erano stati in grado di costruire grandi gallerie (galleria di Posillipo, Napoli), tagliando i massi. La larghezza andava da 4 a 6 metri per garantire il passaggio di cavalli e carri e a piedi. La prima strada consolare ad essere stata costruita era la via Appia nel 312 a.C. che collegava Roma con Napoli e le due successive la Via Emilia e la Via Flaminia direttrici che collegavano Roma con il nord Italia. E da lì si dirama tutto il tessuto viario. Anche le strade urbane costruite con attenzione. Il piano della strada più basso rispetto al marciapiede ai lati, passaggi pedonali con sassi più alti. Necessario per far confluire le acque sulla strada dove c’erano dei fori che la portavano in canali di scorrimento sotto il livello della strada (dato che non esisteva ancora un sistema fognario a Pompei).
Ponti
Elementi per dare continuità alla strada e permettere il passaggio sopra i fiumi. Sempre costruiti con la stessa tecnica archi su pilastri. Tecniche costruttive con muro opus quadratum, opus caementitium (calce idraulica che fa presa anche a contatto con acqua e spesso rivestita con pietra o mattoni). Ponte Milvio a Roma con 6 arcate a sesto e Ponte Tiberio a Rimini 14-21 d.C. commissionato da Augusto e terminato dal successore Tiberio e ha rivestimento in pietra dell’opus caementitum. Piloni spesso dotati di speroni per ridurre il rischio di ottusioni. Nella parte più alta dei piloni venivano aperti oculi che in caso di piena permettevano comunque al flusso dell’acqua di scorrere.
Acquedotti
Servizio dello stato quello di garantire acqua alle città (solitamente quella di fiumi o sorgenti). Composti da un canale in pietra rivestito da intonaco di mattone pestato che rivestiva l’interno del canale e lo rendeva impermeabile e la copertura che proteggeva l’acqua ma poteva essere rimovibile. All’interno dello stesso acquedotto potevano esserci più canali ad altezze diverse. Cercavano di dare una pendenza costante all’acquedotto per impedire che l’acqua ristagnasse e per permettere questo innalzavano l’acquedotto su solide strutture ad archi e pilastri. Potevano essere su unico livello (acquedotto Flavio) o se necessario più arcate e più ordini sovrapposti (come acquedotto di Segovia). L’acqua arrivata in città era incanalata in serbatoi poi passava alle basse distribuzioni e poi alle condutture cittadine realizzate con canali in piombo (velenoso!). Cisterne di raccolta delle acque (cisterna di Chieti II sec d.C. 13 ambienti) composte da vari ambienti collegati formati da arcate su pilastri.
Fognature
In alcune città, come Roma, esisteva anche un sistema fognario per far scorrere acque nere. La fogna di Roma era la Cloaca Maxima fondata dai primi re etruschi VI sec a.C. e sviluppata nel IV sec a.C. e poi per tutto il periodo imperiale (ancora usata oggi!!). le acque defluiscono all’interno del Tevere, canalizzazioni formate da gallerie ad arco realizzate con blocchetti di pietra locale (tufi resistente ma lavorabile).
Opera di colonizzazione dei vari territori
Viene descritto molto bene l’opera di colonizzazione dei vari territori conquistati dallo scrittore latino nel Bella Civilia. Alla conquista del territorio (messo a coltura) seguiva la fondazione della nuova città e nuove colonie, atto ufficiale per l’impero romano e prevedeva una serie di interventi per rendere possibile la vita comunitaria all’interno dei territori e per lo svolgimento della vita politico-amministrativa. Operazioni che comportavano una ristrutturazione generale del territorio (canali idraulici, acquedotti, strade, messa a coltura del territorio per renderlo produttivo e costruzione ex novo o riqualificazione di strutture urbane). La colonizzazione passa attraverso alla messa a coltura che viene definita Centuriazione: suddivisione geometrica del territorio in più centurie, che erano delle aree (appezzamenti) di forma quasi quadrata che avevano una dimensione standardizzata di circa 200 iugeri, quindi circa 50 ettari. Erano definite da una serie di strade di confine che erano dette limites (avevano uno stretto rapporto con le strade consolari). Elementi naturali integrati perfettamente con la centuriazione e a volte potevano diventare dei veri e propri confini seppur non regolari. La centuria poteva essere destinata a più coloni, nell’età imperiale o a un solo colono o suddivisa in 4 per 4 coloni diversi. Nelle colonizzazioni più antiche come quella di Terracina ogni centuria era suddivisa tra 100 coloni. Centuriazione era un modo per controllare la proprietà privata da parte dello stato (sorta di mappa catastale) era lo stato ad assegnare le centurie. Veniva eseguita da tecnici chiamati romatisti (nome che deriva dallo strumento utilizzato per creare la griglia perfetta). Segni territoriali sono segni che si sono dimostrati molto persistenti tanto che sono ancora riconoscibili oggi con delle viste zenitali. Colonizzazione legata a fondazione di nuove città o ristrutturazione di complessi già esistenti. Nuove città avevano origine civile oppure che nasce a partire da funzione bellica (castra che diventa città). Città di nuova fondazione si struttura a partire dalla disposizione degli assi (cardi e decumani perpendicolari tra loro) che individuavano e disposizioni tra le insulae (quartieri) generalmente di forma quadrata o rettangolare (70x70 o 150x150m). Cardi assi nord-sud, decumani est-ovest. Entrambe le città erano circondate da mura difensive regolari. Le porte urbane si aprivano (erano 4) in corrispondenza del cardo e decumano max. all’incrocio tra i due si trovava il foro (grande spazio urbano su cui si sviluppavano attività commerciali, mercantili e politico-mercantili). Le città di impostazione romana di solito sono rimaste tali anche tutt’oggi (es Pavia). Relazione tra assi principali e assi della città: sovrapposizione del cardo e decumano massimo della città e quelli del territorio, dovevano avere lo stesso orientamento (secondo i trattati), ma questa cosa non è quasi mai seguita, al più erano paralleli! (città di Parma). In molti casi quando centuriazione e fondazione della città non erano contemporanee a volte non c’era coincidenza tra i due assi.
Architettura paleocristiana
IV secolo d.C. quando ormai la religione cristiana era già sviluppata nelle città. Cultura antica legata allo svilupparsi al rito cristiano.
Accenno storico
Epoca di Costantino IV d.C. 325 circa. La data più importante per la religione 313 d.C. con editto di Milano di Costantino che equipara la religione cristiana al paganesimo e sancisce la libera professione nell’impero romano: fine persecuzioni diventa la religione predominante all’interno dell’impero anche Costantino cristiano. Teodosio 391 editto di Costantinopoli quando cristianesimo religione di stato.
Forme architettoniche
Le forme architettoniche delle architetture paleocristiane prima del 313: incontri avvenivano in case private di famiglie cristiane che mettevano a disposizione le proprie case con sacerdoti per pasto comune. Più spazio con la liturgia: uno per il bagno comune, uno per i catecumeni, per la cresima e per i battesimi. Questo bisogno di nuovi spazi porta al formarsi delle cosiddette Domus Ecclesiae, case romane (struttura della domus ad atrio) che con meno suddivisioni davano la possibilità di ospitare i vari riti. Le domus ecclesiae all’esterno erano uguali a delle normali domus per la necessità di non farsi riconoscere. All’interno cortile centrale, pochi ambienti di ampie dimensioni distribuite dal cortile. Affrescate spesso scene dell’antico testamento. Dopo la cristianizzazione la chiesa si affiancherà all’impero richiedendo strutture più grandi (sempre più fedeli) e monumentali (rito ufficiale dell’impero). Lo stesso vale per tutti gli edifici della gerarchia ecclesiastica. Viene meno la necessità di nascondersi. Il modello per la chiesa o basilica cristiana viene preso edifici per adunanze pubbliche come le Basiliche Romane (non il tempio perché era legato al paganesimo e tipologia sbagliata perché lo spazio sacralizzato doveva essere accessibile ai fedeli, mentre il tempio aveva nella cella solo il dio tipologia non adatta al rito). La basilica grande edificio pubblico per le attività commerciale ospitava il tribunale e dove si stipulavano gli atti notarili: aveva la funzione di accogliere grandi quantità di gente. Esempio di basilica romana è la basilica Ulpia nel foro di Traiano nel 131 d.C. Strutture ricorrenti delle basiliche con grande ambiente interno libero di forma rettangolare circondato da colonne che lo scandiscono in navate e possono essere in filari paralleli o, come per la basilica Ulpia, dei veri e propri peristili. Copertura a capriata lignea a vista o coperta con una controsoffittatura lignea piana. Colonnato su unico ordine o su ordini sovrapposti creando una galleria superiore percorribile. Era completata da altri ambienti con diverse funzioni e da una o due absidi (esedre) semicircolari o rettangolari che ospitavano i seggi dei senatori o giudici.
Altro esempio è la basilica di Massenzio o di Costantino viene iniziata nel 306 d.C. e terminata nel 312. Il modello di riferimento è diverso e si rifà alle strutture termali con coperture voltate. Tripartita con grande navata centrale 35m di altezza 80 di lunghezza e 25 di profondità. Volte a crociera. Si accedeva da un portico sul lato corto della basilica. C’era anche un abside sul lato opposto per la celebrazione di funzioni religiose.
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