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Storia del diritto medievale e moderno

Le radici comuni delle esperienze di civil law

“Il diritto è l’insieme delle leggi emanate dallo Stato”. Tale definizione lascia il tempo che trova, poiché la situazione è più complessa. Tale definizione, prima del XIX secolo, era una definizione restrittiva. Quindi le fonti normative, nel passato più remoto, appaiono più complesse e articolate di quelle emanate dallo Stato. Lo Stato è una costruzione giuridica moderna e si afferma gradualmente con la concomitanza di alcuni fattori, cioè figure come un Principe od un Sovrano, che riescono a concentrare il potere nelle loro mani, governando sul territorio e sulle persone che vivono in quel territorio. L’Imperatore, tuttavia, non ha avuto alcun merito nel perfezionamento del diritto. È infatti la metamorfosi dell’insegnamento accademico, che sfocia poi nell’ordinamento giuridico.

Lo Stato ha una struttura complessa, con le seguenti caratteristiche:

  • Elemento territoriale.
  • Elemento soggettivo.
  • Superamento dei particolarismi: insieme di norme che caratterizzano un territorio senza dare unità.

Questa prospettiva non è valida per i Paesi di common law che vedono alla loro base esperienze rivoluzionarie per la conquista della libertà. La figura dello Stato si realizza prima con l’Impero Romano, si interrompe con il Medioevo (dove i popoli si univano solo per combattere) e poi si riforma e si riaccredita con l’età moderna, ovvero con l’Umanesimo giuridico, attorno al 1500.

È il Cristianesimo il collante che tiene uniti tutti i Paesi di civil law. L’Imperatore medievale, come accennato poc’anzi, non ha alcun merito nella rinascita e nel perfezionamento del diritto, ma dà solo una copertura di immagine. Il diritto gli viene accreditato come normativa legittima e come fonte autoritativa. Personaggi come Barbarossa hanno un peso bassissimo nel diritto. Le norme sono quelle del diritto romano che sono state trasfuse nel Medioevo e grazie ai Glossatori le norme romane persistono nel Medioevo, cioè per almeno 500 anni.

La società medievale ha una struttura piramidale. Ci troviamo di fronte ad una società europea la cui unità è garantita dall’omogeneità dei valori etico-religiosi (Cristianesimo) e dall’omogeneità delle strutture economiche. L’uomo medievale è timoroso e senza fiducia in sé stesso. È costantemente inginocchiato davanti all’Imperatore e davanti a Dio. Tutto il suo mondo sono i credenti. Chi non è cristiano, infatti, è tagliato fuori dal mondo. Gli infedeli non sono considerati veri uomini.

L'Europa come res publica cristiana

Nella società medievale c’è chi prega, chi lavora e chi combatte. La costituzione sociale è la piramide sociale elaborata da Adalberone di Laon. L’umanità è un corpo mistico dove operano due dignitates:

  • Anima: che si esprime nella Chiesa e nell’Impero.
  • Dualismo: La vita dell’uomo medievale è segnata dal dualismo: egli è allo stesso tempo credente e suddito.

Pontefice ed Imperatore, entrambi al vertice della piramide sociale, si contrappongono e garantiscono l’unità del mondo.

Dottrina delle tre funzioni di Adalberone di Laon

Secondo la tripartizione formulata dal vescovo Adalberone di Laon (947-1030), la società è costituita da tre gruppi organizzati dalla provvidenza in precise forme (ordines):

  • Oratores: coloro che pregano e che hanno il compito di diffondere la parola di Dio.
  • Bellatores: coloro che combattono.
  • Laboratores: coloro che lavorano e faticano.

Ognuno di questi gruppi svolge una funzione specifica e una società ben “ordinata” non può essere costituita dal loro armonico interagire. Ognuno dei tre settori svolge i propri compiti per il bene proprio e per quello della società. Al vertice di questa struttura c’è il Re, il cui potere sacro è garanzia dell’equilibrio della società. Al di sotto del Re, i tre ordini sono disposti in scala gerarchica discendente: sacerdoti, guerrieri e lavoratori. Questa ideologia si presenta come una legittima della funzione regolatrice del potere regale e allo stesso tempo come una teoria della disuguaglianza necessaria.

Glossatori

I Glossatori arrivano dopo l’anno mille. La scuola dei Glossatori nasce per caso quando Irnerio, avvocato o notaio, riceve un ordine da parte di Matilde di Canossa, rappresentante in Italia dell’Imperatore, di recuperare i testi di Giustiniano e di rimetterli assieme. La scuola prende il nome dal genere eponimo, ovvero dal lavoro che compievano. L’obiettivo era rimettere assieme i testi del Digesto, che erano stati perduti dal 34esimo all’84esimo libro. Irnerio aveva dunque il compito di leggerli, comprenderli e ricercarli.

I Glossatori iniziano dunque a riorganizzare la materia e la scrivono a mano, in 5 volumi diversi. Da quel momento in avanti tutta la cultura medievale e successiva studierà l’opera giustinianea suddivisa in 5 volumina:

  • Primo, secondo e terzo volume: 50 libri del Digesto. Novum, Inforzato e Vetus.
  • Quarto volume: Codice.
  • Quinto volume: Compostabile, formato da Istituzioni, Novelle Imperiali e Libri Feudali.

Lo ius comune lavorerà su questi 5 volumi. I Glossatori copieranno fino al 250. Accursio scriverà e radunerà tutto il materiale dei suoi predecessori, cancellando tutte le sigle e riunendo tutto in una glossa, denominata glossa ordinaria. La glossa ordinaria comprendeva tutto il testo giustinianeo, ed era formata da 96 titoli. Con i Glossatori si conosce tutta la norma giustinianea secondo l’interpretazione letterale, fino al 1250. Il parametro che guida tutti i Glossatori è l’equitas.

Irnerio

È stato un avvocato o notaio. In alcuni placiti appare addirittura come giudice. Quando Enrico si scontrerà con la Chiesa, Irnerio verrà scomunicato dal Papa. È quasi certo che sia nato a Bologna e che sia morto sicuramente dopo il concordato di Worms. Ha studiato con ogni probabilità con Lanfranco di Beck e con Sant’Anselmo da Osta. Incaricato da Matilde di Canossa di rinnovare l’opera giustinianea, fonda a Bologna la Scuola dei Glossatori, lavorando assieme ai suoi allievi. Gli studenti venivano divisi in base alla provenienza geografica ed erano gestiti dal Rettore.

I professori leggevano solo ed esclusivamente i testi giustinianei, organizzati nella versione medievale in 5 volumi. Su questi testi gli studenti sostenevano l’esame finale. L’esame consisteva nella discussione di una legge civile. Gli allievi più autorevoli di Irnerio furono:

  • Bulgaro: processualista per eccellenza e stretto seguace dell’interpretazione giuridica priva di sbavature.
  • Martino: seguace dell’equità.
  • Ugo: la mente del gruppo.
  • Giacomo: successore di Irnerio.

I quattro allievi erano appoggiati da Federico Barbarossa, poiché essi lo avevano appoggiato durante la Dieta di Roncaglia. Grazie a Barbarossa stesso, essi erano remunerati mediante la Costituzione Habita e godevano di numerosi riconoscimenti e agevolazioni.

Commentatori

I Commentatori sono personaggi carismatici che danno il via ad una scuola che ricerca la ratio all’interno delle norme giustinianee. Con i Commentatori non si cerca più la comprensione letterale. È l’età del trionfo del sistema. Bartolo e Baldo degli Ubaldi furono i Commentatori più importanti ed autorevoli. I Commentatori presentano le seguenti caratteristiche:

  • Dogmatica giuridica volta specificatamente ad esiti pratici.
  • Principio di autorità.
  • Senso di antistoricità.
  • Focalizzazione sulla conoscenza della ratio.

Nel 1400 emergono altri Commentatori. Essi guadagnano con il loro lavoro, sono ricchi e compiono anche attività di corredo politico. Il giurista diventa un consulente del mondo politico grazie all’avvento dei Comuni, dei Principati e dei Ducati, che necessitano di appoggio da parte dei giuristi. La scuola del commento inizia alla fine del 1250 fino al 1400 con la morte di Baldo degli Ubaldi. Ci troviamo di fronte ad un atteggiamento del tutto diverso. I Glossatori non si presentano mai come personaggi singoli, poiché non avevano alcuna intenzione di emergere individualmente, ma sempre come gruppo.

Dopo la Pace di Costanza le cose cambiano. Nascono i Comuni che pretendono il riconoscimento e i corpi intermedi iniziano ad esistere. Occorre che il diritto li inserisca nel sistema. Il giurista deve colmare il vuoto. I Commentatori sono giuristi di fama e si affermano come personalità singole. Il diritto comune, con l’avvento degli iura propria, diventa un sistema complesso. Il mediatore della comprensione delle fonti è proprio il Commentatore. Spesso ha così tanta fama da ricoprire ruoli politici nei Comuni (Podestà).

Se prima i giuristi guardavano la littera del testo per capirla, ora i Commentatori vanno a ricercare la ratio. Si penetra la norma giuridica al fine di esporre e conoscere meglio il testo di Giustiniano. Già le ultime generazioni dei Glossatori si erano interrogati sulla causa legis e un frammento di Celso aveva detto che un buon giurista doveva conoscere la forza e la capacità di penetrazione delle norme. Ma i Glossatori erano troppo impegnati a comporre e ristrutturare la norma. Il Commentatore invece è attivo e anziché leggere e spiegare le fonti, cerca di comprenderle e di trovarne di nuove.

Baldo degli Ubaldi è il maestro per il quale il criterio di verità prevale su quello di autorità. L’atteggiamento fideistico dei Glossatori è ancora valido ma con dei limiti. Il genere letterario preferito di questo periodo sono le summe e le letture, ovvero esposizioni sistematiche per particolari punti di ragionamento che soppiantano la glossa. La scuola di riferimento è la Scuola di Orleans, centro di studi del 1235 che cerca di penetrare la ratio dei testi.

In particolare, due studiosi diventano famosi: Jack de Revigny e Pierre de Belleperche. Essi piegano le norme romane alle soluzioni che si trovano davanti e se non ci riescono, inseriscono dei loro commenti. Tra gli allievi c’è anche un italiano: Concino da Pistoia, che apre la strada al commento in Italia. Non studia a Bologna, ma in Toscana e in Umbria (Siena e Perugia). Proprio a Perugia incontra tra i suoi allievi un quattordicenne geniale che si chiama Bartolo da Sassoferrato. Egli diventerà professore e politico. Morì a 43 anni, ma nonostante la giovane età, scrisse tantissimi testi giuridici. Bartolo è il tipico esempio di Commentatore. Fu Podestà a Todi, assessore a Pisa, avvocato e professore a Perugia fino alla sua morte. Bartolo scrisse 9 volumi, che comprendono summe, letture, commenti e trattati. Da questo momento in avanti verrà sancito il detto che: “non sei un buon giurista se non sei un bartolista”.

A Perugia Bartolo ha come allievo Baldo degli Ubaldi. Baldo degli Ubaldi inserisce nel suo curriculum non solo il diritto civile, ma anche quello canonico. È il primo infatti a laurearsi in entrambe le materie. Era nato nel 1327 e il padre era professore medico. Si addottora e riesce ad avere tra i suoi allievi Gregorio XV, divenuto poi Papa. Baldo è anche conoscitore del diritto feudale. È dunque un giurista a tutto tondo. Fu grande autore di consiglia (pareri dati alle parti) che lo fecero arricchire e fu autore dell’unione delle opere di Bartolo. Ebbe un fratello noto anch’egli per i consiglia, che si chiamava Angelo.

Alberico da Rosciate fu importante perché scrisse nel 1300 il primo Dictionario Iuris. Organizzato come un moderno dizionario, dava la spiegazione di ogni concetto giuridico dell’epoca. Prima di lui si poteva contare un'opera del sesto secolo, chiamata Aetimologie. La scuola del commento non si concluse con Bartolo nel 1401 ma ci fu successore di opere chiamato Giason de Maino, maestro di Andrea Alciato. Trovatosi però in disaccordo con i suoi colleghi, se ne andò da Pavia e divenne il giurista più famoso di Francia, sotto il regno di Francesco I. Prenderà la medaglia d’oro giuridica. Scrisse un'opera di 8 volumi più ricca di quella dei Tartagni. Fu famoso per il suo stile brillante e vivace.

Umanesimo

Con l’Umanesimo cambiano le carte in tavola. L’uomo non è più inginocchiato né timoroso e non si delinea più una società piramidale. L’uomo può tutto. Egli ha una visione centrale, ha acquisito la sua forza e la sua dignità, ed è al centro dell’universo tra cielo e terra. Il Cristianesimo adesso non è più un collante. Lutero ha infatti, attraverso le sue tesi, spaccato in modo irreversibile la cristianità. La guerra non si combatte più tra fedeli e infedeli, ma tra cristiani e cattolici, tendenzialmente tra Nord e Sud.

Infine, gli scienziati con le loro verità, fanno dubitare delle conoscenze acquisite. Inizia il periodo degli umanisti con i loro testi in greco e con la loro critica interpolazionistica, che parlano la lingua “imperio rationis” e non “rationes imperii”. Il Digesto viene dunque trascritto in greco. Le caratteristiche dell’Umanesimo sono:

  • Criticità verso i testi.
  • Ricerca delle conoscenze nuove.
  • Nascita della critica interpolazionistica.

Scuola di Salamanca

La Scuola di Salamanca nasce nel corso del 500’ con l’affermarsi di Stati come Francia e Spagna. Essa affronta problemi come l’economia e la guerra giusta. I salamantini studiano i testi giustinianei e sono tutti domenicani. Le caratteristiche della scuola di Salamanca sono:

  • Divisione tra religione e diritto.
  • Teoria del contrattualismo: delega del potere al Re da parte del popolo.

Si afferma la crisi del diritto comune. Ogni Stato crea una propria corte con giuristi esperti che non chiedono più aiuto ai professori, ma che cercano con le loro pronunce di creare dei precedenti. Solo con il 1600 abbiamo un cambio di rotta. Nasce con Ugo Grozio, maggiore esponente delle scuola di Salamanca, l’idea che il diritto debba essere laico, staccato dalla chiesa e dalla visione ontologica di Dio. Deve appartenere all’uomo in quanto tale. Questo perché il diritto è naturale. Il diritto come fenomeno laico è una visione completamente moderna. Da qui nasce l’Illuminismo.

Illuminismo

L’Illuminismo nasce nel corso del 700’ e:

  • Enfatizza il ruolo della ragione come strumento autonomo di giudizio e di scelta. La ragione diventa maggiorenne.
  • È alla base delle grandi rivoluzioni di fine Settecento (Stati Uniti e Francia).

È la mente dei giovani che si contrappone alla mente conservatrice dei loro genitori. Sono i giovani che studiando nelle università, rappresentano gli intellettuali del 700 con la mentalità ordinaria. L’Illuminismo chiama in prima linea il diritto con un processo di incivilimento che deve essere portato ad un livello superiore rispetto a quello precedente. Il diritto è il veicolo migliore per far sviluppare la società ed è il principale strumento della riflessione illuministica. Politica e arte della legislazione sono i mezzi utilizzati maggiormente. Secondo gli illuministi è la cultura la sola che porta alla felicità.

Non si pensa, tuttavia, la stessa cosa in tutti i Paesi. In Italia abbiamo come grande illuminista Cesare Beccaria con “Dei delitti e delle pene”. L’Illuminismo è ancipite, si spinge verso la felicità e porta alla cultura della libertà. Nascono così le grandi rivoluzioni (americana e francese prime fra tutte) e si sviluppano le prime carte delle libertà (costituzioni: l’uomo è l’unico soggetto di diritto). Parliamo infatti di un movimento preparatorio in totale rottura con il mondo antecedente al 700. La Francia è il paese guida per eccellenza. La rivoluzione americana ha un costituzionalismo diverso, basato sulla contestazione del Sovrano inglese e sul desiderio di poter scegliere liberamente il proprio governo (“No taxation without representation”).

Nascita dell’Illuminismo:

  • Inghilterra: nasce in condizione di libertà politica.
  • Francia: Voltaire e Montesquieu contro l’assolutismo.
  • Germania: connotazione filosofica con Kant (sapere aude).

Epoca tardo antica

Dall’epoca romana, il Medioevo ripesca strumenti giuridici. Ci troviamo nell’ultima fase dell’Impero Romano, il cosiddetto tardo dominato. In questo contesto, l’omogeneità è data da valori religiosi e da un assetto economico. Inizia a svilupparsi il Cristianesimo, dalle catacombe emerge la cultura cristiana fino a quando il Cristianesimo non diverrà la religione di Stato, caratterizzando la cultura del Medioevo. Ai margini di questa cultura ci sono la civiltà bizantina, ebraica e islamica. Il tardo antico vede un Impero Romano abbastanza fiacco ma esistente. Era costituito così:

  • Imperatore.
  • 4 Prefetture (2 orientali e 2 occidentali).
  • 12 Vicari a capo delle Diocesi.
  • 114 governatori a capo delle Province (che erano le sottostrutture più piccole).
  • Defensor civitatum a capo delle singole città.

Con Diocleziano si dividono definitivamente la struttura e le cancellerie. Gli imperi occidentali e orientali iniziano ad emanare provvedimenti ciascuno per conto proprio. L’aspetto militare, come quello finanziario, per Roma erano molto importanti.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrestrigaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Parini Sara Veronica.
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