Prima guerra mondiale
Importanza storica
Perché la Prima guerra mondiale è così importante ed è ritenuta come punto di svolta dagli storici nella storia del Novecento e dei giorni nostri, tanto da essere l’argomento più studiato tra i vari eventi storici? Il motivo è che essa è stata la prima guerra di massa e moderna nella storia dell’umanità.
Caratteristiche della guerra
Di massa perché nel periodo bellico viene coinvolta anche la popolazione civile (anche se non agli stessi livelli della Seconda guerra mondiale, che infatti viene definita come una “guerra ai civili” perché i civili saranno soggetto dei combattimenti), che è coinvolta non solo nel senso di coloro che vanno al fronte per combattere, ma anche nelle retrovie, i civili sono coinvolti nello sforzo bellico per sostituire chi è chiamato al fronte per combattere (le donne vedono incrementare la propria partecipazione nelle industrie per sostituire gli uomini che sono andati a combattere la guerra).
Moderna perché le nuove scoperte e tecnologie della Seconda rivoluzione industriale sono usate come strumento bellico (sommergibili, carrarmati, aerei). È la prima guerra moderna anche perché vengono usate tutte le tecniche e gli strumenti della propaganda per sostenere il morale di coloro che combattono nelle trincee (si vede in questo periodo la creazione di giornali appositi per sostenere il morale dei soldati al fronte nelle trincee).
Coinvolgimento degli Stati Uniti
Per la prima volta è una guerra che coinvolge sul territorio europeo una potenza extra-europea, gli Stati Uniti, che nel 1917 entrarono in guerra rompendo quello stallo tra i contendenti che ormai durava da circa 3 anni e che risolse la guerra a favore delle potenze della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia e Italia, che aveva cambiato fazione a seguito del “Patto di Londra” del 1915), riducendo però l’autonomia della vecchia Europa e portando al superamento delle gerarchie e degli equilibri internazionali.
Contrapposizione USA-Unione Sovietica
Possiamo dire che la contrapposizione USA-Unione Sovietica che caratterizzerà poi la guerra fredda inizierà per certi versi nella Prima Guerra Mondiale.
Processo storico e cause
La guerra arriva al termine di un processo abbastanza duro che si era aperto nella seconda metà del Novecento e che aveva dietro di sé contrasti tra le varie potenze europee sul territorio europeo, ma anche in Africa e in Asia. È un processo che vede la corsa agli armamenti tra le varie potenze europee, innescando così il dilemma della sicurezza (e che fu poi evidente nella corsa del riarmo navale che si instaura tra Gran Bretagna e Germania).
Dilemma della sicurezza
Il dilemma della sicurezza consisteva: per sentirsi più sicura, una nazione è portata ad armarsi, ma questo rende insicura un’altra nazione avversaria, a sua volta spinta ad armarsi. Questo innescarsi di fenomeni nazionalistici ed espansionistici di corsa agli armamenti fa sì che le potenze europee tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sfiorino il conflitto in diversi casi: nel contrasto Francia-Germania per il controllo del Marocco (le due crisi marocchine del 1906 e del 1911), oppure nelle guerre balcaniche del 1912/13.
Scoppio della guerra
Tutte le volte la guerra sembra sfiorata, ma non ci fu mai quella scintilla definitiva che invece ci fu il 28 giugno 1914 con l’attentato di Sarajevo, che portò allo scoppio della guerra. La Prima guerra mondiale non scoppiò sugli esotici confini in qualche regione dell’Africa o dell’Asia, come si pensava, ma a Sarajevo, una delle periferie della vecchia Europa e capitale della Bosnia che era stata affidata in protettorato all’Impero austro-ungarico e che dal 1878 era diventata parte integrante dell’Impero stesso. A Sarajevo le spinte espansionistiche ed egemoniche di tutte le potenze europee si sovrapponevano alle micce del nazionalismo di popoli come quelli balcanici, bosniaci e serbi, desiderosi di emanciparsi non solo dall’Impero turco e ottomano, ma anche da quello asburgico, magari con l’aiuto della Russia tradizionale, considerata come “protettrice dei popoli slavi”.
Conflitti nazionalistici
Oltre ai nazionalismi sovrapposti vi era anche l’impatto di nazionalismi più antichi, come quello francese e tedesco, le cui nazioni erano desiderose di concludere un conflitto secolare che si era aperto agli inizi dell’Ottocento con la resistenza prussiana all’invasione napoleonica e che si era poi riproposto nella Guerra franco-prussiana del 1870, che aveva visto la vittoria della Prussia, l’unificazione tedesca e il passaggio dell’Alsazia dalla Francia alla Germania.
Motivazioni degli stati
Vi sono dunque tutta una serie di questioni sul territorio europeo, ma nel momento dello scoppio della guerra, tutti gli Stati dichiarano di agire per uno stato di necessità (ossia per difendersi dall’accerchiamento nemico). Nessuno vuole dunque prendersi la responsabilità dello scoppio della guerra, temendo ripercussioni successive. Così l’Austria, che sarà la nazione che dichiarerà guerra alla Serbia, dirà di aver agito per dare una lezione ai terroristi serbi, la Russia dirà di essere entrata in guerra accanto ai paesi slavi, la Francia dirà di essere intervenuta poiché legata da trattati che assicurano il contenimento dell’Austria, la Gran Bretagna invece dirà di essere intervenuta a seguito della sua tradizionale politica di equilibrio tesa ad arginare qualsiasi potenza che avrebbe potuto minacciare il suo dominio sui mari, e anche per difendere la neutralità del Belgio, che era stata violata dalla Germania per attaccare la Francia. La Germania dirà poi di aver agito per calmare l’assedio che la circondava.
Propaganda e percezione del nemico
Nessuno vuole addossarsi la colpa: e anche per questo motivo la responsabilità della guerra diventerà materia di propaganda e contro-propaganda nel periodo successivo alla guerra, al punto da deformare le fattezze del nemico. In questa guerra totale è importante far nascere nell’opinione pubblica l’immagine del nemico come un mostro, per incitare i soldati a difendere la patria da questo nemico e rassicurare i sentimenti di nobiltà e giustizia del suo fronte interno, convincendo l’opinione pubblica di essere dalla parte del giusto. Di questa situazione propagandistica ne faranno le spese soprattutto i tedeschi, il cui ingresso nel Belgio neutrale verrà usato per aumentare la fama tedesca della “nazione brutale”. Mark Bloch nel libro “La guerra e le false notizie” sostenne che i tedeschi vennero accusati di massacri di bambini nel neutrale Belgio, una accusa ingiusta e totalmente falsa.
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