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Che cos’è un fatto storico?

In generale dobbiamo distinguere tra fatto storico, notizia, vicenda personale, e anche come poi questi vengono

trattati da parte di uno storico, di un giornalista… Non tutti i fatti del passato sono storici o vengono trattati

dallo storico. Ci sono dei tratti fondamentali, che non dipendono solo perché sono stati importanti o perché

hanno avuto delle conseguenze importanti per il futuro, ma anche perché è lo storico che decide quali fatti

sono da considerare importanti o meno in base al suo lavoro di ricerca.

La distinzione tra fatti storici e non storici non è sempre stata rigida o costante: per duemila anni (da Erodoto,

ossia uno dei primi storici, fino alla fine del XIX secolo), i fatti storici erano sempre quelli, erano i grandi

eventi della storia (azioni dei re, guerre, battaglie), tutto il resto non era degno della considerazione dello

storico.

Le cose cambiano ancora una volta a seguito della Prima Guerra Mondiale, che spiega l’importanza di questo

evento anche come cambiamento della mentalità storica e storiografica. Coinvolgerà migliaia di persone ed è

la Prima guerra di massa nella storia della contemporaneità.

Pochi anni dopo la fine della Guerra due storici (Marc Bloch e Lucien Febvre) condurranno una grande

polemica contro “Les Annales historie baitaille”, ossia contro la storia dei grandi avvenimenti storici; e

sostengono invece la necessità di fare una “Storia del profondo”, cioè un’analisi di quella storia che accade

sotto la superficie di grandi avvenimenti.

Bloch difatti si dedicò alla storia dei contadini francesi del Medioevo, dove studiò la mentalità di questi

contadini e in particolare in relazione alla loro visione della figura del re, che essi ritenevano essere una figura

così alta da riuscire a curare le malattie della pelle al suo volere (“I re taumaturghi”).

Sulla Prima Guerra Mondiale Bloch scriverà “La guerra e le false notizie”, dove studia il diffondersi di false

notizie con obiettivi di propaganda durante la Prima Guerra Mondiale. Durante la Seconda Guerra Mondiale

Bloch si sentì in pericolo in quanto ebreo; poteva scegliere di scappare negli Stati Uniti (così come anche altri

autori ebrei durante il secondo conflitto mondiale), ma non lo fece (poiché, già sessantenne, con sei figli, si

ritiene quindi alla fine della sua vita), decise invece di entrare a far parte della Resistenza Francese, per poi

essere trovato dall’esercito tedesco ed essere fucilato.

Nella produzione “Apologia della storia” o “Il mestiere storico”, Bloch scrisse che lo storico è un po’ come

l’orco buono delle favole: laddove sente carne umana, lì è l’oggetto del suo lavoro, ribadendo in questo modo

che si può fare storia di tutto.

Lo storico è colui che sceglie, in base alla ricerca che vuole condurre, i fatti da analizzare. Lo storico sceglie

l’oggetto della sua ricerca, che può essere qualunque cosa, e dopo si dedica a cercare le fonti necessarie per

l’oggetto della propria ricerca, utilizzando alcuni fatti che sono uguali per tutti gli storici, ma che alcuni

decidono di utilizzare perché li considerano di importanza, altri invece non li considerano importanti per la

propria ricerca.

Nonostante questo, per tutti gli storici (che utilizzino o no questo fatto nella loro opera di ricerca) la Prima

Guerra Mondiale è un fatto storico, considerato tale da tutti.

Studiare la storia vuol dire studiare le origini di un fatto storico. Dovremmo dire “le origini” e non “le cause”

perché il termine “causa” e il rapporto “causa-effetto” è tipico delle scienze dure (il rapporto causa-effetto si

basa sulla ripetizione degli esperimenti per ottenere risultati uguali se sposto la matita, mi aspetto che essa

si sposti), mentre la storia non è legata a questo rapporto, perché non si ripeteranno mai le stesse condizioni e

quindi non si ripeterà mai uno stesso evento storico. Ciò che caratterizza l’atteggiamento dello storico è il fatto

che lo storico cerca la pluralità di origini di un fatto storico stesso.

 Nel 1916 Lenin (che è ancora in Svizzera, ma che con l’aiuto delle forze segrete tedesche sta per

tornare in Russia) scrive il libro propagandistico “L’imperialismo fase suprema del capitalismo”,

dove egli parte dal 1873, anno di inizio di una delle cicliche grandi crisi del capitalismo, che porta ad

una concentrazione industriale dove i piccoli chiudono per essere “mangiati” dai grandi.

Nel periodo della Seconda Rivoluzione Industriale, assumono una maggiore importanza la borsa e le

banche e, in più, nei settori industriali, tra i quali quelli dell’industria elettrica, chimica e siderurgica,

le industrie hanno possibilità di svilupparsi. Questi grandi apparati industriali a partire dal 1873, e che

si sviluppano con un forte ruolo sia della finanza che dello Stato, necessitano sempre di più nuovi

mercati per la vendita dei prodotti.

Secondo Lenin la corsa imperialistica alla spartizione di due continenti (Asia e Africa) che avviene tra

1870 e 1874 è secondo lui una conseguenza di questo sviluppo del capitalismo. Questo inasprimento

tra Stati prende parte allo scoppio nella Prima Guerra Mondiale.

Secondo Lenin lo scoppio della Prima Guerra Mondiale era il derivato di imperialismo, guerra e

capitalismo. Questa spiegazione è una spiegazione mono causale delle origini della Guerra, che le

rintraccia in motivi di caratter

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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