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Storia contemporanea

La storia contemporanea inizia con la rivoluzione francese (1789). Sono stati individuati alcuni spartiacque tra la storia moderna e la storia contemporanea: per alcuni è la Restaurazione, per altri la Rivoluzione Industriale, per altri ancora l’inizio del Novecento e le Avanguardie. La storia contemporanea non riguarda l’attualità.

L'ottocento e i suoi cambiamenti

L’Ottocento è un secolo molto veloce, caratterizzato da molti cambiamenti. 5 esempi di accelerazione e cambiamento:

  • Romanticismo: deriva dall’Illuminismo. Quadro estremamente variegato a seconda dell’area geografica, può essere considerato sia conservatorismo sia avanzamento. È un movimento ambiguo, una reazione all’eccesso di razionalità e al predominio francese culturale, politico e che si sviluppa in seguito alla Rivoluzione Francese (paura della Rivoluzione caratterizza l’800, nonostante sia finita). La storia non viene più concepita in maniera lineare come nel periodo dell’Illuminismo ma vi è un recupero del valore del passato e del mito fondamentale per la nuova scena politica (es: nascita dei totalitarismi, basati su una forte ideologia miticizzata). Il romanticismo nella sua ambiguità sposa l’idea di nazione (nonostante rimandi alla rivoluzione → Seyes). Gli individui difendono la propria nazione.
  • Progressivo aumento della circolazione di idee e di notizie: sviluppo di editoria, libri, giornali, nuove vie e mezzi di comunicazione. Circola tutto molto velocemente. La ferrovia è il simbolo dell’800. Scoppia la forma letteraria dei romanzi storici e popolari. Forma di acculturamento che non si era mai sviluppata prima di quel momento.
  • Movimenti nazionali: nascono come reazione a Napoleone; consolidamento delle nazioni per contrapporsi a Napoleone. Scompaiono gli stati plurinazionali (es: impero austro-ungarico). Muoiono i regni basati sul principio dinastico.
  • Capitalismo: sviluppo di grandi mercati. Lo stato nazionale mette a disposizione un mercato nazionale, abbattendo dazi e frontiere. Rivoluzione Industriale inizia da una rivoluzione agraria → in Inghilterra iniziano a recintare territori che prima erano di uso pubblico, vendendoli, diventando così terre private in cui si sviluppa una piccola economia agraria. Si produce per vendere, non solo per consumare. L’aumento di produzione porta allo sviluppo di nuove macchine per cui diminuisce la necessità di forza lavoro. Serve sempre meno per produrre sempre di più. I contadini perdono lavoro per cui vanno a cercarlo nelle città → industrializzazione. Nuove fonti di energia. Inghilterra sviluppa un’economia di mercato.
  • Rivoluzione demografica: la popolazione continua a crescere lungo tutto il secolo. Per la prima volta non ci sono più cali demografici, la gente muore meno. Miglioramento delle condizioni di vita. Proletarizzazione: le famiglie vivono del lavoro dei figli, più figli faccio più redditi percepisco. Questo caratterizza principalmente le periferie, i ceti bassi. Sviluppo delle città. Nascono nuove teorie sull’organizzazione della società.

Ruolo lavorativo delle donne nell'ottocento

Durante la Rivoluzione Industriale le donne iniziano a lavorare. Trasferimento della produzione dal nucleo domestico (casa) alla fabbrica → origine del problema del lavoro femminile. Nell’ottocento si riteneva che le donne potessero lavorare solo per periodi limitati, per cui venivano assunte solo per lavori sottopagati. Si sviluppa, così, la dottrina delle sfere separate. La Rivoluzione Industriale migliora le condizioni lavorative delle donne che, lavorando in fabbrica, a fine giornata possono tornare a casa dalla propria famiglia. Precedentemente, invece, le donne svolgevano principalmente lavori come cameriera, domestica per cui vivevano presso le famiglie per cui lavoravano. Con la Rivoluzione, i datori di lavoro decidono di risparmiare sui costi del lavoro per cui preferivano assumere le donne per poterle pagare di meno rispetto agli uomini. Concetto di salario di famiglia: salario che viene dato all’uomo per provvedere e mantenere la famiglia. L’uomo produce e riproduce → dà valore alle cose. Nessuna donna poteva vivere senza un maschio.

I sindacati non tutelano il soggetto femminile perché ha un salario più basso. La legislazione protettiva implica l’idea che le donne non sono cittadini, non godono di diritti pieni per cui devono essere protette. Intere aree sono totalmente escluse dalla legislazione protettiva, come quella agricola, dei lavori casalinghi ecc.

Origini del fenomeno mafioso e sue connessioni con la storia dell’unificazione

L’unificazione italiana è contraddistinta da marcata rapidità e discontinuità storica. È un’unificazione centralizzata, autoritaria (a grandi linee è il Piemonte ad avanzare l’unificazione) e militare. Avviene grazie all’aiuto straniero. Lo stato italiano è modellato sullo stato Piemontese (sabaudo). Lo stato Piemontese è accentrato, non vi è praticamente delega dei poteri a livello locale. Vi è un governo centrale che dirama ordini ai vari livelli locali. Il parlamento post-unitario è formato da gruppi regionali. I deputati si riuniscono per origine territoriale. Questo non facilita l’affermarsi di un interesse comune perché i lombardi stanno con i lombardi, i siciliani con i siciliani etc. Si dovranno costruire alleanze trasversali tra questi diversi gruppi.

Il sistema elettorale alla base dello stato italiano è quello piemontese. Poteva votare circa solo il 2% della popolazione. Si evidenzia da subito una forbice tra le aree meridionali e quelle settentrionali, che erano più abituate all’ambiente sabaudo rispetto ai meridionali.

Gli elementi che portano all’affermazione del fenomeno del brigantaggio sono: leva militare obbligatoria e tassazione (il nord sfrutta le tasse imposte al meridione). Nella seconda metà dell'Ottocento, in Italia sta succedendo qualcosa di importante: tutti i processi che stanno dietro all'unificazione italiana, nello specifico nel sud Italia, soprattutto in Sicilia. L'origine del fenomeno mafioso si pensa sia araba: esistono termini come "sfacciato, prepotente, cava di pietra, adunanza e rifiutato". Parole come "mafia" o simili ci sono un po' in tutti i dialetti italiani e possiamo quindi notare una diffusione non solo nel meridione. Le differenti origini si ricollegano comunque all'influenza araba (indica una tribù che dominò Palermo).

Nel 1868 "mafia" è definita come un neologismo per indicare azione, parole o altro di chi vuol fare il bravo: fare il "bravo" in senso manzoniano del termine! Successivamente "mafioso" viene usato per indicare "valente, bello, gentile" → all'origine c'è quindi un'accezione positiva del termine mafia! Esiste però anche un'eccezione negativa, probabilmente derivante da un dramma teatrale in cui viene rappresentata la vita dell'alta società siciliana e dove il mafioso è il "bullo". Filippo Gualterio, prefetto piemontese a Palermo, definisce la mafia come un complesso di piccole associazioni rette dall'omertà, dalla segretezza e dalla solidarietà e che vogliono sostituirsi ai pubblici poteri → fenomeno che risulta già essere un problema in uno stato fortemente centralizzato come quello piemontese. Il Sud è sempre stato oggetto di conquiste da parte di popoli stranieri in assenza di uno sviluppo autonomo: diffuso sentimento di sfiducia nei confronti di un potere imposto, percepito come lontano e disinteressato delle questioni locali. La situazione non cambia molto con un re di Torino! Molta fiducia in Garibaldi, che combatteva in prima persona, ma che poi consegna tutti i territori conquistati al re sabaudo.

Il governo del post-unità così come i precedenti non tenta di comprendere la realtà antropologica dei territori conquistati, ma prevale il pregiudizio antropologico sulla natura dei siciliani: la situazione si spiega semplicemente "perché loro sono fatti così". Il problema è dato anche da fattori economici: tutto l'Ottocento è un mondo sostanzialmente agricolo e specialmente nel sud Italia, perché l'agricoltura è la principale fonte di sostentamento e soprattutto perché in Sicilia sopravvive la forma del latifondo, con poche grandissime famiglie nobili del Medioevo che hanno messo insieme moltissime terre (no vento rivoluzionario che ha scardinato questo sistema) e le hanno conservate, insieme a dei poteri/ concessioni/autonomie/diritti svincolati dalle autorità. Queste famiglie si insediano nelle città e vivono una qualità della vita molto alta e di certo non vogliono recarsi sul latifondo dove la situazione è notevolmente peggiore: vivono così di rendita → si ripete così la situazione del potere straniero imposto.

Che rapporto instaura il bracciante con il territorio che coltiva? Non accade come nel centro Europa dove si sviluppa un'etica del contadino europeo secondo cui quella è la sua terra, con la quale si mantiene e magari si arricchisce anche un po'. In Italia questa cosa non esiste, la terra è vista come luogo che toglie tutto al contadino (genera sfruttamento e povertà) e gli permette a malapena di sopravvivere. Il barone, proprietario delle terre, delega a degli intermediari, cosiddetti gabellotti, grazie a dei contratti attraverso i quali affida le sue terre per farle produrre e permettendo di trattenere parte delle rendite per potersi mantenere → stratificazione sociale! Barone-notabili-artigiani-cittadini. La classe media si va formando grazie alle figure dei gabellotti (inizialmente non ricchi!) disposti a fare il lavoro che il barone dalla città gli delega. Il contadino vede quindi questa figura come il vero padrone! Essi operano sostanzialmente con metodi violenti (si parla di costrizione, obbligatorietà, sfruttamento), convincendo i contadini che è giusto dare quanto prodotto al padrone anche se lontano → la mafia quindi inizialmente è un fenomeno sociale! Chi finisce col mantenere l'ordine sul territorio sono i gabellotti, con alcuni loro aiutanti e in caso di contrasti è il gabellotto a sistemare la situazione. Si diffonde l’idea che il potere deriva da un ceto medio che garantisce sicurezza. I contadini sono, ovviamente, insoddisfatti della loro condizione e moltissimi sono i tumulti e le insurrezioni da parte loro → gente portata all'esasperazione finisce con l'insorgere.

La posizione intermedia del gabellotto visto però come figura di potere da parte del contadino, fa di lui il borghese che mancava in Sicilia e il futuro mafioso. Due sono gli elementi da considerare nell'origine della mafia: ruolo mediatore del gabellotto e questione della doppia morale. L'origine del fenomeno mafioso la si ritrova nel momento in cui si sovrappone il sistema statale, basato sul monopolio della forza legittima, ad una realtà ancora basata sulla logica del sistema feudale. Si sviluppa un codice di valori feudalistico, basato sull'onore e sulla fiducia → legami personali basati sui valori feudali caratterizzati dal clientelismo e dal rifiuto della statalità. La promessa di protezione e di fedeltà risulta essere il valore fondante dei rapporti interni alla comunità! Al momento dell'Unificazione si crea un forte attrito fra le due strutture: la mafia entra nello spazio creato dalle due morali e quando viene a mancare il sistema feudale, che entra in crisi, e il sistema statale risulta ancora debole, si presenta come garante dell'ordine perché lo stato non riesce a farlo. Si sviluppa così una tendenza a non interpellare la giustizia formale per risolvere questioni di contrasto e addirittura di ordine pubblico: è una giustizia di tipo vendicativo (come la faida!).

Viene introdotta la leva obbligatoria dallo stato sabaudo, novità che in Sicilia non funziona perché i contadini devono coltivare la terra e mantenere la famiglia: la legge però è uguale per tutti e va rispettata, quindi i maschi in età da lavoro vengono portati via per andare a combattere. Lo stato nazionale poi inizia a chiedere le tasse, assolutamente inconcepibili all'interno di un sistema feudale come quello che vige al sud. Chi è coscritto e viene portato via, si nasconde e scappa nelle bande dei briganti (i mafiosi) → ecco che ritorna la cultura dell'omertà e della segretezza! Nessuno rivela dove si trovano coloro che sono scappati. Legge Pica del 1863: l'esercito viene mandato sul territorio per reprimere dei movimenti che per natura si contrappongono all'autorità formale. Nel 1865 il problema del brigantaggio si dà per risolto e l'esercito si ritira: ma è proprio in questo momento che i giovani continuano a scappare dalla leva obbligatoria e vanno ad ingrossare le fila dei mafiosi. Sullo sfondo di tutto ciò c'è la vicenda di Garibaldi, che propone un'organizzazione più repubblicana e popolare, con una redistribuzione delle terre e promette un migliore stile di vita: egli però poi consegna tutto nelle mani del re sabaudo e rappresenta agli occhi dei siciliani l'ennesima delusione. La Sicilia politica si contrappone alla forza militare dello stato: si rafforzano così quei legami di fedeltà e clientelismo che sono giunti fino al giorno d'oggi.

Il notabilato gioca su queste dinamiche cercando di trarne vantaggio. Potere politico e potere mafioso cominciano in questo momento a coincidere. Due sono i casi significativi: tra 62-66 a Palermo si succedono cinque diversi questori → instabilità, che si riflette sull'opinione pubblica: le cose non funzionano. Negli anni ‘70 Palermo vede il caso di Giuseppe Albanese (questore), che viene processato perché il procuratore generale dello stato italiano è insospettito dal suo metodo di mantenere l'ordine: collabora dei mafiosi con metodi mafiosi. La mafia che esiste in Sicilia non è pericolosa né invincibile, perché è uno strumento di governo locale. La cosa complicata è il conflitto politico che si verifica su queste dinamiche a livello centrale: sono gli anni del problema destra/sinistra storica. Nel ‘75 la destra storica propone una legge che decide la facoltà di applicare provvedimenti straordinari di pubblica sicurezza nei territori dove dilaga il brigantaggio. Si crea anche una commissione parlamentare per verificare quello che succede in Sicilia. La sinistra (capeggiata da DePretis) si oppone al provvedimento, perché in parte non d'accordo e in parte per poter ottenere vantaggi politici. La legge passa e l'élite politica siciliana è del tutto scontenta: si crea così un fronte unico che include briganti, notabili, borghesi e allineato alla sinistra di DePretis. Nelle elezioni del ‘74 si vede già che su 48 deputati uscenti si mandano 20 nuovi deputati della sinistra, la cosa fa salire i numeri dell'opposizione e consente a DePretis di ottenere la maggioranza e ottenere il potere. La sinistra rimarrà al potere fino all'ascesa di Crispi (siciliano).

Dalla commissione nasce un'inchiesta in cui ci sono due deputati (destra e sinistra): Sonnino, che concentra la sua analisi sul fattore economico; Franchetti, che fa emergere di più l'elemento politico e sostiene che la mafia è rivelatrice di un contesto sociale adatto a quel sistema. È un contesto che funziona bene perché la mafia ben si adatta ai legami clientelari. Le connessioni tra politica e mafia cominciano a essere evidenti perché Manusardi ha ormai capito come funziona: vuole colpire il sistema mafioso, ma come si fa a capire chi è mafioso e chi no? Verifica chi si muove sul territorio! Contadini, baroni e artigiani non si muovono, sono i gabellotti! Comincia così ad annotare e fare statistiche e sulla base di ciò riesce a ricostruire i movimenti di determinate persone. Individua anche chi si arricchisce (in poco tempo) e scala la stratificazione sociale.

Il fenomeno mafioso così cala e nel ‘77 si dice che il brigantaggio classico potrebbe essere quasi scomparso. Ma la mafia non sparisce! Perché è un fenomeno pluridimensionale. Nel ‘93 il parlamentare Notarbartolo, che sembra un gentiluomo ma che stava mettendo i bastoni fra le ruote in questioni finanziarie sporche, viene assassinato: i mandanti vengono processati, ma ciò significa che la mafia sta alzando il tiro → nel ‘99 alcuni circoli socialisti e radicali organizzano un corteo classificato come manifestazione contro i soprusi impuniti della mafia.

*Breve storia sull’uccisione di Notarbartolo: mentre viaggia viene assassinato a coltellate, ucciso da mandanti politici (era un galantuomo, direttore del Banco di Sicilia nel 76, protagonista virtuoso dello scandalo della Banca di Roma). Promette di mettere a disposizione documenti accusatori per provare responsabilità siciliane in questo gioco di spedizione.

Fasci siciliani

Momento storico molto importante, si tratta di un periodo limitato 1891-1894 e collegabile alla nascita del movimento operaio italiano. Sono organizzazioni proletarie con un numero piuttosto elevato di partecipanti e sono un moto spontaneo di protesta, contro le condizioni economiche dei livelli più bassi e contro la tirannia dei cosiddetti "galantuomini".

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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