Alessia Di Leo – Prof. Colombo – A.A. 2017-2018
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STORIA CONTEMPORANEA 4/10
La storia contemporanea inizia con la rivoluzione francese (1789). Sono stati
individuati alcuni spartiacque tra la storia moderna e la storia contemporanea: per
alcuni è la Restaurazione, per altri la Rivoluzione Industriale, per altri ancora l’inizio del
Novecento e le Avanguardie.
La storia contemporanea non riguarda l’attualità. 6/10
L’Ottocento è un secolo molto veloce, caratterizzato da molti cambiamenti.
5 esempi di accelerazione e cambiamento:
1. Romanticismo: deriva dall’Illuminismo. Quadro estremamente variegato a
seconda dell’area geografica, può essere considerato sia conservatorismo sia
avanzamento. È un movimento ambiguo, una reazione all’eccesso di razionalità e
al predominio francese culturale, politico e che i sviluppa in seguito alla Rivoluzione
Francese (paura della Rivoluzione caratterizza l’800, nonostante sia finita). La
storia non viene più concepita in maniera lineare come nel periodo dell’Illuminismo
ma vi è un recupero del valore del passato e del mito fondamentale per la nuova
scena politica (es: nascita dei totalitarismi, basati su una forte ideologia
miticizzata). Il romanticismo nella sua ambiguità sposa l’idea di nazione
(nonostante rimandi alla rivoluzione -> Seyes). Gli individui difendono la propria
nazione
2. Progressivo aumento della circolazione di idee e di notizie: sviluppo di
editoria, libri, giornali, nuove vie e mezzi di comunicazione. Circola tutto molto
velocemente. La ferrovia è il simbolo dell’800. Scoppia la forma letteraria dei
romanzi storici e popolari. Forma di acculturamento che non si era mai sviluppata
prima di quel momento.
3. Movimenti nazionali: nascono come reazione a Napoleone; consolidamento delle
nazioni per contrapporsi a Napoleone. Scompaiono gli stati plurinazionali (es:
impero austro-ungarico). Muoiono i regni basati sul principio dinastico
4. Capitalismo: sviluppo di grandi mercati. Lo stato nazionale mette a disposizione
un mercato nazionale, abbattendo dazi e frontiere. Rivoluzione Industriale inizia da
una rivoluzione agraria -> in Inghilterra iniziano a recintare territori che prima
erano di uso pubblico, vendendoli, diventando così terre private in cui si sviluppa
una piccola economia agraria. Si produce per vendere, non solo per consumare.
L’aumento di produzione porta allo sviluppo di nuove macchine per cui diminuisce
la necessità di forza lavoro. Serve sempre meno per produrre sempre di più. I
contadini perdono lavoro per cui vanno a cercarlo nelle città -> industrializzazione.
Nuove fonti di energia. Inghilterra sviluppa un’economia di mercato
5. Rivoluzione demografica: la popolazione continua a crescere lungo tutto il
secolo. Per la prima volta non ci sono più cali demografici, la gente muore meno.
Miglioramento delle condizioni di vita. Proletarizzazione: le famiglie vivono del
lavoro dei figli, più figli faccio più redditi percepisco. Questo caratterizza
principalmente le periferie, i ceti bassi. Sviluppo delle città. Nascono nuove teorie
sull’organizzazione della società.
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2 RUOLO LAVORATIVO DELLE DONNE NELL’OTTOCENTO
Durante la Rivoluzione Industriale le donne iniziano a lavorare. Trasferimento della
produzione dal nucleo domestico (casa) alla fabbrica -> origine del problema del
lavoro femminile.
Nell’ottocento si riteneva che le donne potessero lavorare solo per periodi limitati, per
cui venivano assunte solo per lavori sottopagati. Si sviluppa, così, la dottrina delle
sfere separate.
La Rivoluzione Industriale migliora le condizioni lavorative delle donne che, lavorando
in fabbrica, a fine giornata possono tornare a casa dalla propria famiglia.
Precedentemente, invece, le donne svolgevano principalmente lavori come cameriera,
domestica per cui vivevano presso le famiglie per cui lavoravano.
Con la Rivoluzione, i datori di lavoro decidono di risparmiare sui costi del lavoro per cui
preferivano assumere le donne per poterle pagare di meno rispetto agli uomini.
Concetto di salario di famiglia: salario che viene dato all’uomo per provvedere e
mantenere la famiglia. L’uomo produce e riproduce -> dà valore alle cose. Nessuna
donna poteva vivere senza un maschio 11/10/17
I sindacati non tutelano il soggetto femminile perché ha un salario più basso.
La legislazione protettiva implica l’idea che le donne non sono cittadini, non godono di
diritti pieni per cui devono essere protette. Intere aree sono totalmente escluse dalla
legislazione protettiva, come quella agricola, dei lavori casalinghi ecc
ORIGINI DEL FENOMENO MAFIOSO E SUE CONNESSIONI CON LA STORIA
DELL’UNIFICAZIONE
L’unificazione italiana è contraddistinta da marcata rapidità e discontinuità storica. È
un’unificazione centralizzata, autoritaria (a grandi linee è il Piemonte ad avanzare
l’unificazione) e militare. Avviene grazie all’aiuto straniero.
Lo stato italiano è modellato sullo stato Piemontese (sabaudo). Lo stato Piemontese è
accentrato, non vi è praticamente delega dei poteri a livello locale. Vi è un governo
centrale che dirama ordini ai vari livelli locali.
Il parlamento post-unitario è formato da gruppi regionali. I deputati si riuniscono per
origine territoriale. Questo non facilita l’affermarsi di un interesse comune perché i
lombardi stanno con i lombardi, i siciliani con i siciliani etc. Si dovranno costruire
alleanze trasversali tra questi diversi gruppi.
Il sistema elettorale alla base dello stato italiano è quello piemontese. Poteva votare
circa solo il 2% della popolazione. Si evidenzia da subito una forbice tra le aree
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meridionali e quelle settentrionali, che erano più abituate all’ambiente sabaudo
rispetto ai meridionali.
Gli elementi che portano all’affermazione del fenomeno del brigantaggio sono: leva
militare obbligatoria e tassazione (il nord sfrutta le tasse imposte al meridione).
Nella seconda metà dell'Ottocento, in Italia sta succedendo qualcosa di importante:
tutti i processi che stanno dietro all'unificazione italiana, nello specifico nel sud Italia,
soprattutto in Sicilia. L'origine del fenomeno mafioso si pensa sia araba: esistono
termini come "sfacciato, prepotente, cava di pietra, adunanza e rifiutato". Parole come
"mafia" o simili ci sono un po' in tutti i dialetti italiani e possiamo quindi notare una
diffusione non solo nel meridione. Le differenti origini si ricollegano comunque
all'influenza araba (indica una tribù che dominò Palermo).
Nel 1868 "mafia" è definita come un neologismo per indicare azione, parole o altro di
chi vuol fare il bravo: fare il "bravo" in senso manzoniano del termine!
Successivamente "mafioso" viene usato per indicare "valente, bello,
gentile"all'origine c'è quindi un'accezione positiva del termine mafia! Esiste però
anche un'eccezione negativa, probabilmente derivante da un dramma teatrale in cui
viene rappresentata la vita dell'alta società siciliana e dove il mafioso è il "bullo".
Filippo Gualterio, prefetto piemontese a Palermo, definisce la mafia come un
complesso di piccole associazioni rette dall'omertà, dalla segretezza e dalla solidarietà
e che vogliono sostituirsi ai pubblici poteri fenomeno che risulta già essere un
problema in uno stato fortemente centralizzato come quello piemontese. Il Sud è
sempre stato oggetto di conquiste da parte di popoli stranieri in assenza di uno
sviluppo autonomo: diffuso sentimento di sfiducia nei confronti di un potere imposto,
percepito come lontano e disinteressato delle questioni locali.
La situazione non cambia molto con un re di Torino! Molta fiducia in Garibaldi, che
combatteva in prima persona, ma che poi consegna tutti i territori conquistati al re
sabaudo.
Il governo del post-unità così come i precedenti non tenta di comprendere la realtà
antropologica dei territori conquistati, ma prevale il pregiudizio antropologico sulla
natura dei siciliani: la situazione si spiega semplicemente "perché loro sono fatti così".
Il problema è dato anche da fattori economici: tutto l'Ottocento è un mondo
sostanzialmente agricolo e specialmente nel sud Italia, perché l'agricoltura è la
principale fonte di sostentamento e soprattutto perché in Sicilia sopravvive la forma
del latifondo, con poche grandissime famiglie nobili del Medioevo che hanno messo
insieme moltissime terre (no vento rivoluzionario che ha scardinato questo sistema) e
le hanno conservate, insieme a dei poteri/ concessioni/autonomie/diritti svincolati dalle
autorità. Queste famiglie si insediano nelle città e vivono una qualità della vita molto
alta e di certo non vogliono recarsi sul latifondo dove la situazione è notevolmente
peggiore: vivono così di rendita si ripete così la situazione del potere straniero
imposto.
Che rapporto instaura il bracciante con il territorio che coltiva? Non accade come nel
centro Europa dove si sviluppa un'etica del contadino europeo secondo cui quella è la
sua terra, con la quale si mantiene e magari si arricchisce anche un po'. In Italia
questa cosa non esiste, la terra è vista come luogo che toglie tutto al contadino
(genera sfruttamento e povertà) e gli permette a malapena di sopravvivere.
Il barone, proprietario delle terre, delega a degli intermediari, cosiddetti gabellotti,
grazie a dei contratti attraverso i quali affida le sue terre per farle produrre e
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permettendo di trattenere parte delle rendite per potersi mantenere stratificazione
sociale! Barone-notabili-artigiani-cittadini. La classe media si va formando grazie alle
figure dei gabellotti (inizialmente non ricchi!) disposti a fare il lavoro che il barone
dalla città gli delega. Il contadino vede quindi questa figura come il vero padrone! Essi
operano sostanzialmente con metodi violenti (si parla di costrizione, obbligatorietà,
sfruttamento), convincendo i contadini che è giusto dare quanto prodotto al padrone
anche se lontano la mafia quindi inizialmente è un fenomeno sociale! Chi finisce col
mantenere l'ordine sul territorio sono i gabellotti, con alcuni loro aiutanti e in caso di
contrasti è il gabellotto a sistemare la situazione.
Si diffonde l’idea che il potere deriva da un ceto medio che garantisce sicurezza. I
contadini sono, ovviamente, insoddisfatti della loro condizione e moltissimi sono i
tumulti e le insurrezione da parte loro gente portata all'esasperazione finisce con
l'insorgere.
La posizione intermedia del gabellotto visto però come figura di potere da parte del
contadino, fa di lui il borghese che mancava in Sicilia e il futuro mafioso. Due sono gli
elementi da considerare nell'origine della mafia: ruolo mediatore del gabellotto e
questione della doppia morale.
L'origine del fenomeno mafioso la si ritrova nel momento in cui si sovrappone il
sistema statale, basato sul monopolio della forza legittima, ad una realtà ancora
basata sulla logica del sistema feudale. Si sviluppa un codice di valori feudalistico,
basato sull'onore e sulla fiducia legami personali basati sui valori feudali
caratterizzati dal clientelismo e dal rifiuto della statalità. La promessa di protezione e
di fedeltà risulta essere il valore fondante dei rapporti interni alla comunità!
Al momento dell'Unificazione si crea un forte attrito fra le due strutture: la mafia entra
nello spazio creato dalle due morali e quando viene a mancare il sistema feudale, che
entra in crisi, e il sistema statale risulta ancora debole, si presenta come garante
dell'ordine perché lo stato non riesce a farlo. Si sviluppa così una tendenza a non
interpellare la giustizia formale per risolvere questioni di contrasto e addirittura di
ordine pubblico: è una giustizia di tipo vendicativo (come la faida!).
Viene introdotta la leva obbligatoria dallo stato sabaudo, novità che in Sicilia non
funziona perché i contadini devono coltivare la terra e mantenere la famiglia: la legge
però è uguale per tutti e va rispettata, quindi i maschi in età da lavoro vengono portati
via per andare a combattere. Lo stato nazionale poi inizia a chiedere le tasse,
assolutamente inconcepibili all'interno di un sistema feudale come quello che vige al
sud. Chi è coscritto e viene portato via, si nasconde e scappa nelle bande dei briganti
(i mafiosi) ecco che ritorna la cultura dell'omertà e della segretezza! Nessuno rivela
dove si trovano coloro che sono scappati.
Legge Pica del 1863: l'esercito viene mandato sul territorio per reprimere dei
movimenti che per natura si contrappongono all'autorità formale. Nel 1865 il problema
del brigantaggio si dà per risolto e l'esercito si ritira: ma è proprio in questo momento
che i giovani continuano a scappare dalla leva obbligatoria e vanno ad ingrossare le
fila dei mafiosi.
Sullo sfondo di tutto ciò c'è la vicenda di Garibaldi, che propone un'organizzazione più
repubblicana e popolare, con una redistribuzione delle terre e promette un migliore
stile di vita: egli però poi consegna tutto nelle mani del re sabaudo e rappresenta agli
occhi dei siciliani l'ennesima delusione. La Sicilia politica si contrappone alla forza
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militare dello stato: si rafforzano così quei legami di fedeltà e clientelismo che sono
giunti fino al giorno d'oggi. 18/10
Il notabilato gioca su queste dinamiche cercando di trarne vantaggio. Potere politico e
potere mafioso cominciano in questo momento a coincidere. Due sono i casi
significativi: tra 62-66 a Palermo si succedono cinque diversi questori instabilità,
che si riflette sull'opinione pubblica: le cose non funzionano.
Negli anni ‘70 Palermo vede il caso di Giuseppe Albanese (questore), che viene
processato perché il procuratore generale dello stato italiano è insospettito dal suo
metodo di mantenere l'ordine: collabora dei mafiosi con metodi mafiosi.
La mafia che esiste in Sicilia non è pericolosa né invincibile, perché è uno strumento di
governo locale.
La cosa complicata è il conflitto politico che si verifica su queste dinamiche a livello
centrale: sono gli anni del problema destra/sinistra storica. Nel ‘75 la destra storica
propone una legge che decide la facoltà di applicare provvedimenti straordinari di
pubblica sicurezza nei territori dove dilaga il brigantaggio. Si crea anche una
commissione parlamentare per verificare quello che succede in Sicilia. La sinistra
(capeggiata da DePretis) si oppone al provvedimento, perché in parte non d'accordo
e in parte per poter ottenere vantaggi politici. La legge passa e l'élite politica siciliana
è del tutto scontenta: si crea così un fronte unico che include briganti, notabili,
borghesi e allineato alla sinistra di DePretis. Nelle elezioni del ‘74 si vede già che su 48
deputati uscenti si mandano 20 nuovi deputati della sinistra, la cosa fa salire i numeri
dell'opposizione e consente a DePretis di ottenere la maggioranza e ottenere il potere.
La sinistra rimarrà al potere fino all'ascesa di Crispi (siciliano).
Dalla commissione nasce un'inchiesta in cui ci sono due deputati (destra e sinistra):
Sonnino, che concentra la sua analisi sul fattore economico; Franchetti, che fa
emergere di più l'elemento politico e sostiene che la mafia è rivelatrice di un contesto
sociale adatto a quel sistema. È un contesto che funziona bene perché la mafia ben si
adatta ai legami clientelari. Le connessioni tra politica e mafia cominciano a essere
evidenti perché Manusardi ha ormai capito come funziona: vuole colpire il sistema
mafioso, ma come si fa a capire chi è mafioso e chi no? Verifica chi si muove sul
territorio! Contadini, baroni e artigiani non si muovono, sono i gabellotti! Comincia così
ad annotare e fare statistiche e sulla base di ciò riesce a ricostruire i movimenti di
determinate persone. Individua anche chi si arricchisce (in poco tempo) e scala la
stratificazione sociale.
Il fenomeno mafioso così cala e nel ‘77 si dice che il brigantaggio classico potrebbe
essere quasi scomparso. Ma la mafia non sparisce! Perché è un fenomeno
pluridimensionale. Nel ‘93 il parlamentare Notarbartolo, che sembra un gentiluomo
ma che stava mettendo i bastoni fra le ruote in questioni finanziarie sporche, viene
assassinato: i mandanti vengono processati, ma ciò significa che la mafia sta alzando
il tiro nel ‘99 alcuni circoli socialisti e radicali organizzano un corteo classificato
come manifestazione contro i soprusi impuniti della mafia.
*breve storia sull’uccisione di Notarbartolo: mentre viaggia viene assassinato a
coltellate, ucciso da mandanti politici (era un galantuomo, direttore del Banco di Sicilia
nel 76, protagonista virtuoso dello scandalo della Banca di Roma). Promette di mettere
a disposizione documenti accusatori per provare responsabilità siciliane in questo
gioco di spedizione.
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Fasci Siciliani: momento storico molto importante, si tratta di un periodo limitato
1891-1894 e collegabile alla nascita del movimento operaio italiano. Sono
organizzazioni proletarie con un numero piuttosto elevato di partecipanti e sono un
moto spontaneo di protesta, contro le condizioni economiche dei livelli più bassi e
contro la tirannia dei cosiddetti "galantuomini&
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