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La storia è una scienza o un'arte?

La storia, secondo Droysen, è l'unica scienza che gode dell'ambiguo privilegio di essere allo stesso tempo un'arte. Secondo Legoff, la storia è una scienza ma anche un'arte perché fa ricorso a una narrazione, tipica delle forme artistiche. La vera distinzione è fra una storia di descrizione e una storia con problemi, che ponga delle questioni. Secondo Hunzinga, la storia è una scienza inesatta.

Il problema della verità nella storia

Il problema della storia è quello di approssimarsi il più possibile a quello della verità. Qui si pone un problema: quello della soggettività e oggettività. La storia deve sempre più avvicinarsi all'oggettività, ma studiando gli esseri umani, entra in gioco la questione del soggettivo. La storia è una scienza nella coerenza concettuale e nel rigore con il quale si dovrebbero raccogliere i dati e fatti; è invece arte nella ricerca di un modello espressivo durante la descrizione, narrazione e spiegazione.

Legoff sottolinea che a partire dal 900 la storia ha subito cambiamenti, si è tecnicizzata ed è diventata più specialistica. Lo storico, fino alla fine del '900, era abituato a parlare con l'economista e il giurista perché avevano una funzione e formazione molto simile. Il diritto agisce secondo la logica dell'out out, cioè, letteralmente, "o o" (innocente o colpevole), mentre lo storico lavora secondo la logica del et et, cioè "e e". Hanno tutti e due lo stesso problema: il raggiungimento della verità. Il diritto quindi si può considerare oggettivo, lo storico lo si può considerare come soggettivo.

Il linguaggio della storia

Ciò che differisce una scienza dall'arte è il linguaggio che è formalizzato. La storia non ha un linguaggio formalizzato ma, anzi, ha un linguaggio narrativo. Questo è il motivo per cui ci si sente abilitati a parlare di storia rispetto alla fisica in televisione o bar, perché è più difficile parlare in formule matematiche, essendo meno discorsive.

L'uso pubblico della storia

La definizione di uso pubblico della storia risale alla fine degli anni '80. Nolte scrisse un libro nel 1987 chiamato "La guerra civile europea". Secondo Nolte, l'affermarsi del comunismo aveva preceduto l'affermarsi del nazismo non solamente dal punto di vista cronologico, ma secondo Nolte Hitler aveva copiato l'uso scientifico della violenza. L'affermazione più forte era che il gulag aveva preceduto i lager.

Il carattere di questa discussione così accesa portò Habermas a parlare di uso pubblico della storia. Secondo lui, si può intraprendere qualsiasi dibattito sul passato con forti caratteri etici e politici al punto che questo tipo di dibattito va ad incidere anche sul presente perché punta a rafforzare o a indebolire, a seconda dei casi, consensi su determinati valori. In tutti i processi di costrizione di un'entità nazionale si innescano prima o poi degli ambiti tipici dell'uso pubblico della storia. L'invenzione della tradizione è un meccanismo di comunicazione, usata molte volte per scopi propagandistici ma non solo.

Che cos'è un fatto storico?

Anche questo è un fatto soggettivo ma allo stesso tempo oggettivo.

Rapporto fra libertà, causalità e casualità

Nella storia il rapporto causa/effetto non si pone come nelle scienze dure, quindi non si può parlare di causa ma di origini. Di fronte a un fatto storico i giornalisti e gli uomini politici tendono a semplificare e dare interpretazioni mono-causali, mentre lo storico tende a moltiplicarli.

  • ES: Nel 1916 Lenin scrisse un libro di poche pagine chiamato "Imperialismo fase suprema del capitalismo", dove le origini della prima guerra economica erano solo dovute a un fatto economico (mono-causa).
  • James John affianca al fatto economico una serie di interpretazioni, aggiungendo il peso della triplice alleanza e intesa, analizza i fattori culturali, le decisioni politiche, dei contrasti coloniali (moltiplicazione cause).

Se non c'è nella storia un rapporto causa effetto così come nelle scienze dure, quanto un politico è libero di dare la sua interpretazione e quanto è vincolato nella scelta? Esistono quindi due concezioni della storia: concezione ciclica della storia e concezione progressiva della storia.

Concezioni della storia

  • Nella concezione ciclica della storia fanno parte Virgilio e Vico. Secondo loro la storia è fatta di fasi che si ripetono in alternanza, quindi la storia è un interrotto ripetersi di fasi di sviluppo e di declino.
  • Le concezioni progressive si distinguono dalle concezioni cicliche perché sono molto più ottimistiche e teleologiche perché la storia progredisce ed ha sempre un "telos" cioè uno scopo. Nell'ambito delle concezioni progressive della storia possiamo citare il cristianesimo. Altrimenti, in ambito laico possiamo citare lo storicismo, che si collega con la dialettica. Da qui si ha l'idealismo di Hegel e materialismo di Marx. Secondo questi si genera un momento di prosperità e di crisi, che però non regredisce, a differenza della concezione ciclica della storia ma anzi, creerà un secondo momento di prosperità; secondo Marx è la lotta di classe, fra sfruttato e sfruttatore con la teoria del plusvalore.

Il caso nella storia

Il caso ha un peso nella storia? Secondo Carr il caso ha un peso nella storia e va nell'analisi delle cause ma ha un peso non molto eccessivo. Il caso serve poco per dare interpretazioni. Lo si considera come elemento secondario.

Problema della responsabilità

La responsabilità è personale, anche se in alcuni casi si è tentato di dare una responsabilità collettiva. Memoria e storia si intrecciano ma sono due cose completamente diverse ma sono destinate a coesistere. Attenzione però ai due rischi: che la storia diventi memoria e che la memoria diventi un oblio.

Le fonti

Esistono fonti primarie e fonti secondarie. Le fonti della storia contemporanea sono le più numerose perché studiando argomenti recenti c'è un'abbondante letteratura scritta e oltre a essa si sono aggiunte nuovi tipi di fonti, tutte quelle che provengono dai media, le cosiddette fonti di nuovo genere. Questo fa un'enorme differenza fra le fonti della storia vecchia e la storia contemporanea.

Queste due caratteristiche (fonti di nuovo genere e abbondanza di fonti) portano a due effetti: il primo è quello di voler vedere tutte le fonti, questo porta a non scrivere mai una tesi perché non ci sono mai abbastanza fonti. Il secondo effetto è quello di ridurre il numero delle fonti. L'abbondanza di fonti, non vuol dire che le fonti siano tutte disponibili. Le fonti principali sono le fonti scritte, presenti negli archivi pubblici e negli archivi privati. Gli archivi di stato, che sono pubblici, dovrebbero conservare tutta la documentazione prodotta dall'amministrazione centrale dello stato. Esistono poi gli archivi di stato locali che tengono i documenti statali locali (es. Prefettura di Bergamo).

Un documento dopo 40 anni dalla creazione dovrebbe diventare consultabile. Però nascono due problemi: il segreto di stato e la tutela della privacy. A causa di questi, da 40 anni la pubblicazione potrebbe essere aumentata a 70 anni o più. Gli avvenimenti e la letteratura sono molto vicini fra di loro nella storia contemporanea. Si scrive su cose avvenute poco tempo fa. Secondo Benedetto Croce, ogni storia è storia contemporanea. Secondo lui la storia contemporanea poteva essere equilibrata e legittimata quanto la vecchia storia. Visto che si agisce su cose recenti lo storico ha maggiore responsabilità.

Periodizzazione

In una concezione ciclica non ci sono problemi, ma la periodizzazione è un problema per la concezione progressiva, perché ci sono cambiamenti. Questi cambiamenti sono periodizzati con delle date, principalmente per comodità. Nessun evento, neanche una rivoluzione, inizia e finisce con una data. Bisogna considerarli come processi di transizione, più o meno lunghi. Questi cambiamenti sono diversi a seconda del tipo di analisi che utilizzo e dal punto di vista geografico. Le date da me importanti sono diverse da chi abita in Cina o di chi si occupa di altri ambiti.

Invece di parlare di periodizzazione sarebbe meglio parlare di evoluzione o transizione multilineare. Se prendiamo in considerazione invece la storia economica e sociale i passaggi sono più chiari, come ad esempio la rivoluzione industriale. Nel 1894 il termine rivoluzione industriale comincia ad essere usato con costanza nella letteratura quando la prima rivoluzione industriale era terminata e iniziava la seconda. In Inghilterra ci sono le condizioni per far partire la rivoluzione industriale. L'Inghilterra pur non avendo una costituzione scritta è la prima ad avere una monarchia parlamentare europea; mentre negli altri stati d'Europa si trovano delle monarchie assolute, dove il re è assoluto in Inghilterra il monarca e i ministri devono rispondere al parlamento. Da questo discende anche l'aristocrazia inglese che è un'aristocrazia mercantile che investe i propri profitti nei commerci coloniali e mercantili, fra cui anche il tessile. La rendita delle terre aumenta perché in Inghilterra si passa dai sistemi di campi aperti a sistemi di campi chiusi, dove alcune terre erano lasciate all'uso comune, dove si capì la possibilità di intensificare la produzione delle terre.

Con l'invenzione della macchina a vapore, la rivoluzione industriale fa partire anche la rivoluzione dei trasporti. Tutti questi cambiamenti fanno capire l'evoluzione. Durante il periodo della rivoluzione industriale in India crolla l'impero Mughal, permettendo all'Inghilterra di effettuare commerci coloniali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filipix95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Scirocco Giovanni.
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