Introduzione storiografica
I caratteri di fondo
Il sapere storico è frutto di un’interazione tra fatti e interpretazione. Il sapere storico non è un insieme di dati assoluti, ma prevede necessariamente la messa in gioco delle capacità interpretative. A cosa serve la storia? La storia non è una scienza, al massimo è un divertissement. Ma lo studio della storia non è anaffettivo, non è estraneo alle passioni di chi la studia, soprattutto non è neutra per la comunità. Eppure è scienza, non perché dice cose assolute, oggettive, immutabili, ma è scienza perché utilizza e affina un metodo condiviso e condivisibile. Il sapere storico studia i fatti, ma lo studio della storia non può limitarsi a raccoglierli, ci vuole la vis interpretativa.
Utilità della storia
Concentrarsi unicamente sull’utilità materiale oscura la struttura euristica, umana, valoriate e scientifica che lo studio della storia sviluppa. Questo versante più strutturale dello studio della storia ha poca circolazione. Quindi, in che modo è utile la storia? La storia serve, ma non per la sua spendibilità immediata, bensì perché aiuta ad essere più consapevoli, anche umanamente più completi. È utile per comprendere le dinamiche generali. Lo storico non può mai accontentarsi di descrivere, ma deve sempre sforzarsi di capire e di spiegare. E nel fare questo assume un ruolo fondamentale la capacità di vedere e rivedere. Perché “il nostro modo di pensare cambia e così anche il modo di vedere. Rivedere è quindi corretto. È possibile che poi i nostri occhi vedano nell’origine qualcosa che altri con ben altra vista non ha colto o ritenuto ininfluente.
Introduzione storiografica 2 - La foto come traccia
La fotografia nasce ufficialmente nel 1839. (1888 viene messo sul mercato il primo apparecchio Kodak), aprendo sul tema di cosa indichi esattamente il termine fotografia, si può scegliere una data precedente, partendo per esempio da una eliografia di J. N. Niepce. La fotografia mantiene la tradizionale distinzione tra immagine e realtà, ma in modo inedito si propone come la vera immagine della realtà là dove fino a quel momento esisteva la falsa immagine della realtà. Si tratta di trasformazioni che non eliminano ma rimodulano in maniera del tutto inedita elementi della tradizione. Però si pensi alla possibilità, quasi assente in un dipinto, che vi sia uno falso tra ciò che viene volontariamente inquadrato ed il risultato finale: dal particolare “nascosto” sullo sfondo, all’azione imprevista che irrompe nell’inquadratura, all’inquadratura involontaria.
Ben presto, specie da parte degli storici, si sviluppò una crescente diffidenza su cui ha inciso una pluralità di motivi, di natura anche profondamente diversa. Con la foto infatti nasce anche il falso-fotografico: la facilità con cui una fotografia può ordinare una visione falsa, così come la difficoltà a venirne a capo, ha quindi contribuito pesantemente a generare questa diffidenza storiografica. Il recupero della foto nel fare-storia deve fondarsi prima di tutto sul confronto esplicito con la natura al tempo stesso vera e falsa che connota intrinsecamente ogni immagine fotografica. Le fotografie si propongono alla ricerca storica al tempo stesso come un vincolo e uno stimolo: offrono una serie specifica di indizi, ma non costituiscono mai da sole una spiegazione. (Fare parte approfondimento pag 15).
L'età delle rivoluzioni 1
Rivoluzione industriale e americana
La rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale consiste in una serie di cambiamenti nella modalità di produzione dei beni in grado di modificare in maniera radicale e irreversibile tutte le dinamiche economiche, sociali, politiche delle società coinvolte. Ha inizio in Inghilterra a metà del 18º secolo. È un paese caratterizzato da un’agricoltura intensiva e capitalistica, volta al commercio e gestita da una borghesia capace di accumulare i capitali necessari agli investimenti in campo industriale. L’Inghilterra può contare su efficaci vie di comunicazione interne (strade, fiumi e canali navigabili) ed esterne (ha la più forte marina commerciale del mondo). Per le materie prime non reperibili in patria può far affidamento ad un vasto impero coloniale. Avendo un settore finanziario già sviluppato (notevoli investimenti nelle imprese commerciali), questo non fa fatica a convertirsi in favore dell’imprenditoria industriale. Molto importante è anche la stabilità politica della monarchia costituzionale inglese ed il clima di libertà intellettuale favorevole alla sperimentazione e all’iniziativa privata.
Il processo di industrializzazione è graduale e prende il via dal settore tessile. In particolare è il cotone (+ resistente, adatto ai trattamenti meccanizzati e meno costoso) a favorire il decollo dell’industrializzazione. Così a inizio ‘800 un singolo operaio è in grado di produrre il filo di duecento operai di inizio ‘700. Decisiva è poi l’introduzione della forza vapore applicata alla meccanizzazione, in sostituzione a quella idraulica o animale. 1769: James Watt inventa una macchina con condensatore separato dal cilindro (più semplice da utilizzare e molto più efficiente). Questo macchinario trova subito applicazione in tutti i campi (settore tessile, minerario…).
Il carbone (facile da trovare in Inghilterra) diventa una materia prima fondamentale soprattutto in campo siderurgico (necessarie elevate temperature negli altiforni). L’introduzione della raffinazione del carbone e il perfezionamento dei processi produttivi ad opera di Henry Cort nel 1783, permettono il decollo della produzione siderurgica che quadruplica tra il 1790 e il 1806. La rivoluzione industriale cambia il volto dell’Inghilterra: la popolazione urbana aumenta drasticamente, nelle periferie delle città (cresciute troppo in fretta) sorgono le abitazioni fatiscenti degli operai, sfruttamento manodopera femminile e minorile. Le condizioni di lavoro sono assai pesanti e l’assenza di leggi a tutela delle categorie più deboli risulta impossibile coordinare le rivendicazioni dei lavoratori attraverso la creazione di associazioni sindacali.
La rivoluzione americana
La colonizzazione dell’America del Nord avviene a partire dal 17º secolo ad opera di inglesi e francesi. Vi sono varie modalità di fondazione delle colonie: concessione della corona alle compagnie commerciali o minoranze religiose in fuga dall’Europa. Ad inizio ‘700 le colonie britanniche sono 12, diventano 13 nel 1732 con la fondazione della Georgia. La popolazione aumenta con una progressione rapidissima: ad inizio del 18º secolo gli abitanti sono appena 250.000, a metà del secolo si raggiungono quasi 1.2 milioni di abitanti, per arrivare a 2.5 milioni nel 1775. Questo aumento ha diverse cause: i coloni sono giovani (favorisce un alto tasso di natalità), vi sono continui arrivi dall’Europa. Inoltre, sul territorio delle 13 colonie, già nel 1775 si trovano circa 500.000 schiavi neri.
Nelle colonie del nord possiamo trovare piccoli-medi proprietari agricoli, artigiani, pescatori e mercanti. Società sobria, poco differenziata socialmente, che commercializza soprattutto con le Indie occidentali e limitatamente con la madrepatria. Le colonie del sud invece sono più legate commercialmente con l’Inghilterra (vengono esportati tabacco, riso, indaco, cotone - importano beni di lusso). Tutte le colonie hanno proprie istituzioni politico-giudiziarie in cui il potere legislativo è demandato ad assemblee elette con un suffragio maschile abbastanza ampio.
I rapporti con l’Inghilterra arrivano ad un punto di svolta con la guerra dei 7 anni (1756-1763) dove i coloni combattono al fianco degli inglesi contro le colonie francesi dell’attuale Canada. Questo conflitto porta i coloni a rendersi conto della loro forza e della loro diversità rispetto alle truppe mandate dall’Inghilterra. Altro evento decisivo si ha quando, per sanare il bilancio reale gravemente provato dalla guerra, la corona decide di aumentare la tassazione sulle colonie. Revenue Act 1764: mira a colpire il contrabbando con cui i coloni tentano di sottrarsi al monopolio che gli inglesi detengono sui commerci con l’America. Stamp Act 1765: impone appositi bolli per tutti i documenti ufficiali (compravendite, rogiti, pubblicazioni).
Di conseguenza si avranno delle violente proteste dei parlamenti locali, che si appellano al famoso slogan “NO TAXATION WITHOUT REPRESENTATION”. Nel 1773 una decisione particolarmente odiosa impone il monopolio di una compagnia inglese sulle importazioni di tè nelle colonie e porta la situazione ad un punto di non ritorno. Il 16 dicembre 1773 nel porto di Boston un gruppo di coloni getta in mare il carico di tè di alcune navi della compagnia, revocando tutte le autonomie del Massachusetts e imponendo un risarcimento per la merce perduta.
Di fronte alla reazione inglese, i delegati delle colonie americane cominciano a riunirsi in appositi congressi. 1774 primo tentativo di mediazione del congresso, il secondo congresso di Filadelfia del 1775 prende atto dell’impossibilità di sanare la situazione e motiva l’opposizione armata dei coloni alle pretese inglesi. Si moltiplicano gli scontri con le truppe inglesi e inizia a farsi strada l’idea di staccarsi dalla madrepatria ed il 4 luglio 1776 i delegati nuovamente riuniti a Filadelfia rendono pubblica la “Dichiarazione di indipendenza” in cui vengono esplicitati alcuni principi inalienabili come la vita, la libertà ed il diritto dell’uomo a perseguire le proprie aspirazioni (“ricerca della felicità”). Questo dimostra quanto l’Inghilterra abbia sottovalutato lo sviluppo non solo economico ma anche culturale della classe dirigente americana (cresciuta in ambienti dove la libertà di stampa e di pensiero sono considerati patrimonio comune). Questo clima di conflittualità sfocia nello scontro armato.
I coloni affidano il comando delle operazioni militari ad un ricco possidente della Virginia, George Washington. L’esercito inglese, più organizzato, all’inizio ottiene importanti vittorie, ma sul lungo periodo le truppe dei coloni riescono a mettere in difficoltà il nemico grazie a degli attacchi a sorpresa. Risultano fondamentali anche gli aiuti europei: Olanda, Spagna e Francia concedono prestiti, vendono armi e rompono l’accerchiamento navale che gli inglesi hanno operato nei confronti dei porti americani. A partire dal 1780 gli inglesi incontrano crescenti sconfitte e nel 1781 a Yorktown vengono sconfitti dalle forze congiunte americane e francesi. Date le enormi spese che la guerra sta portando all’Inghilterra, questa decide di cominciare le trattative per la pace, firmata poi il 3 settembre 1783 a Parigi. Essa riconoscerà l’indipendenza delle colonie che hanno preso a definirsi Stati Uniti d’America.
L'età delle rivoluzioni 2
Rivoluzione francese
La rivoluzione francese
La Francia di Luigi XVI si trova ad affrontare una serie di problemi economici che rendono la situazione sociale molto instabile. La crisi finanziaria della monarchia, resa irreversibile dalla decisione di sostenere l’America nella guerra d’indipendenza, rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso in una situazione di per sé potenzialmente esplosiva. Lo stato francese è fortemente indebitato e il peso fiscale finisce per colpire solo i contadini. Lo stato ora ha due opzioni: 1 distribuire le tasse anche tra coloro che ne erano stati fino a quel momento esclusi 2 ridurre drasticamente le spese. La prima ovviamente va contro gli interessi dei proprietari terrieri, la seconda (messa in campo dal ministro Necker) ha dei successi iniziali ma non riesce a colmare le ingenti spese belliche. Necker pubblica il bilancio dello stato, rendendo così note le enormi spese della corte, questo porta il suo licenziamento ma allo stesso tempo riscuote l’opinione pubblica.
Per evitare che venga accolta la richiesta di assemblea comune e voto per testa (fatta dalla maggioranza dei delegati) Luigi XVI ordina la chiusura della sala delle riunioni e per tutta risposta i delegati del Terzo Stato (con alcuni rappresentanti del clero e la frazione “illuminata” della nobiltà) spostano la riunione nella “Sala della Pallacorda” giurando di non interrompere i lavori fino al varo di una nuova costituzione (20 giugno 1789). Questo ovviamente è l’atto politico che dà il via alla Rivoluzione. Il 14 luglio il popolo parigino prende d’assalto la fortezza della Bastiglia (prigione dei detenuti politici), questo atto viene considerato l’inizio della rivoluzione. Nel mentre vengono emessi i primi decreti dall’assemblea che prevedono l’abolizione di ogni privilegio e l’eguaglianza dei diritti. Il 26 agosto 1789 viene approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei cittadini”. Il Re, non molto propenso a firmare i decreti, deve far fronte alla protesta del popolo parigino e alla fine cede dopo aver subito l’invasione del proprio palazzo di Versailles.
La Francia sta passando un periodo economicamente difficile, si cerca di risollevare la situazione con vari provvedimenti quali un’importante riforma della tassazione fondiaria e l’incameramento di buona parte dei beni ecclesiastici. Approvata la Costituzione nel 1791, nel settembre dello stesso anno si elegge l’assemblea legislativa con una legge elettorale censitaria. La maggioranza è in mano al centro formato dai Foglianti (destra moderata) ed i Giacobini (esponenti della sinistra). Questi ultimi diventeranno in poco tempo la guida del paese. Nell’aprile del 1792 la Francia rivoluzionaria scende in guerra contro l’Austria (che voleva intervenire per porre fine all’esperienza parigina).
La proclamazione della repubblica e il terrore
Il pessimo andamento della guerra contro l’Austria, la conseguente carestia e la minaccia delle truppe straniere portano all’assalto del palazzo reale delle Tuileries e il Re viene deposto dall’assemblea legislativa. Il 21 settembre 1792 la monarchia viene formalmente abolita dalla nuova “convenzione” eletta a suffragio universale. Il re viene processato e poi ghigliottinato il 21 gennaio 1793. I rovesci militare, la difficilissima situazione economica e le rivolte interne suggeriscono l’adozione di misure eccezionali. Vengono sospese le libertà costituzionali, viene creato il Tribunale rivoluzionario per perseguire i nemici della rivoluzione e si forma il Comitato di Salute Pubblica che controlla il potere esecutivo esercitando di fatto un governo. Viene modificato il calendario. Si attua anche una spietata repressione di ogni forma di dissenso politico attraverso processi sommari: si parla di Terrore. È in questo periodo che emerge la figura di Robespierre che farà giustiziare i suoi principali concorrenti politici. Nel luglio 1794 lo stesso Robespierre cade vittima di complotto e finisce per essere giustiziato.
Il termidoro e il direttorio
Si ha una svolta a luglio (chiamata Termidoro nel nuovo calendario) con la forte limitazione del potere del Comitato di Salute Pubblica e la soppressione del Tribunale Speciale. Nel 1795 viene varata una nuova costituzione che prevede un sistema elettorale a doppio grado (due camere e un governo “Direttorio” di 5 membri). Questa impronta moderata all’impianto costituzionale fa temere un ritorno della monarchia (repressa con l’esercito ogni tentazione in tale senso). Non si tratta di un evento privo di conseguenze: mentre la situazione economica si fa disastrosa per il collasso del sistema monetario e l’enorme potere dei banchieri e appaltatori delle tasse, il potere militare si impone lentamente come unico baluardo di stabilità fino ad imporsi sul potere politico vero e proprio. L’inarrestabile ascesa di Napoleone si colloca proprio in questo contesto. Napoleone è occupato in campagne militari in Italia e poi in Egitto, la situazione in Francia non migliora. Il nuovo zar Paolo I (zar di Russia) promuove nel dicembre 1798 una nuova coalizione antifrancese che in poco tempo finisce per occupare tutti i territori da poco conquistati da Napoleone. Quest’ultimo torna in Francia dall’Egitto alla fine del 1799. Trova il proprio paese travagliato da scandali, corruzione e il malgoverno del Direttorio, tutte cose che hanno creato un clima favorevole al riaccendersi dei Giacobini. Il 9 settembre 1799, con un colpo di mano aiutato dall’esercito, Napoleone fa trasferire gli organi parlamentari a Saint Cloud e nomina 3 consoli. Il giorno di natale dello stesso anno viene approvata una nuova costituzione che limita fortemente le prerogative degli organi legislativi. È il primo passo verso una concentrazione totale del potere nelle sue mani (plebiscito 2 agosto 1802 con cui Napoleone assume la carica di console a vita).
Napoleone Bonaparte
Nasce in Corsica nel 1769 da una famiglia della piccola nobiltà. Entra nell’esercito al servizio del governo repubblicano che fornisce maggiori possibilità di fare carriera. Si mette in luce durante l’assedio di Tolone e stringe amicizia con Robespierre (fratello di quello famoso). Nel frattempo Bonaparte si è legato a Giuseppina Tascher (estremamente influente a Parigi) e lo introduce negli ambienti della politica. Viene poi incaricato di condurre una campagna diversiva nel nord Italia (per distrarre una parte delle truppe austriache). Dopo diverse vittorie costringe l’Austria a firmare il Trattato di Campoformio 1797 con cui, pur cedendole i territori della Repubblica di Venezia, garantisce alla Francia i Paesi Bassi, la riva sinistra del Reno e parte dell’Italia settentrionale.
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