Concetto di contemporaneità
La contemporaneità è solo il momento che si vive quindi è un paradosso, cioè di per se non esiste. Ci sono numerosi filosofi che hanno detto che la contemporaneità si riferisce solo al momento in cui si riferisce. Obiezione: nella contemporaneità si porta memoria quindi passato, ragionando in termini di storia contemporanea, dove inizia la storia contemporanea?
Versione tradizionale
Rivoluzione francese 1789, più il tempo passa più la distanza diventa troppa rispetto alla nostra epoca. Quando cambia quel qualcosa che cambia quel qualcosa da moderno a contemporaneo, cioè la rivoluzione francese.
Alcuni spartiacque
- Restaurazione (quando si riforma l’Europa)
- Rivoluzione industriale
- Inizio del '900 (avanguardisti sposano ciò che ha prodotto la rivoluzione industriale e lo trasformano in un nuovo modo di vivere: consumo di massa, industrie di massa, ecc.)
- Prima guerra mondiale (morte di massa)
- Totalitarismi
- Dopoguerra (cioè welfare state, alfabetizzazione, ecc. ed è quello che noi riusciamo ad immaginare meglio)
Tutti questi esempi indicano dei cambiamenti, cercheremo di mettere a fuoco dei cambiamenti. La storia contemporanea non è sinonimo di attualità, ma va alla ricerca del passato.
Qual è il senso della storia?
La storia non insegna niente. Allora perché si fa storia?
- Si fa è storia perché è bella
- Ci dà ragione dei cambiamenti e delle trasformazioni, confrontarsi con il comportamento di esseri umani che si scontrano e interagiscono dentro un’universalità massificata ('900). Gli storici non sanno mai qual è il loro oggetto d’indagine finché non è accaduto, partiamo da ciò che esiste fino a capire perché esiste quella cosa.
- Non è competenza dello storico fare predizione e nemmeno formulare leggi generali, nella ricostruzione del passato non c’è mai una sola verità. Ci sono tante verità della storia.
Quello che può darci la storia è la consapevolezza delle possibilità aperte al nostro pensiero presente (libero arbitrio) altissimo grado di responsabilità.
Il XIX secolo
Il 1800 è un secolo velocissimo, secolo di enormi cambiamenti, lo shock che la popolazione ha vissuto nell’800 è quasi mondiale.
Temi di accelerazione e cambiamento dell'800
Romanticismo
Reazione all’illuminismo, quadro estremamente variegato a seconda delle aree geografiche e può essere considerato sia come elemento di conservatorismo sia come elemento di avanzamento e innovazione (es. temi politici innovativi). L’illuminismo indirizzato in una certa direzione porta verso un recupero del passato e della tradizione. È una reazione all’eccesso della razionalità e al predominio francese, cioè è una reazione alla Francia.
La rivoluzione francese è una presenza costante per tutto l’800, cioè la paura della rivoluzione condiziona tutto l’800 e alla fine dell’800 comincia ad aleggiare una nuova rivoluzione che poi si verificherà nel 1917 in Russia. La paura della rivoluzione è un elemento di tensione continua nel corso del secolo.
Nasce un’idea di storia particolare propria dell’800 storia con uno sviluppo lungo, tormentato, difficile quindi non lineare verso il progresso come aveva pensato l’illuminismo. Valore del passato, la storia è l’essenza dei popoli e delle nazioni, si recupera come fondamentale il passato storico, il mito evoca emozioni, sentimenti, passione, non è razionale e da quel momento larga parte della politica si basa sul mito.
Il romanticismo sposa l’idea di nazione, idea fortemente connotata dalla rivoluzione francese, assieme alla tradizione e al passato lo trasforma in nazionalismo che è un concetto diverso dall’uso che si fece durante la rivoluzione francese. La nazione attraverso il romanticismo si sposa con un’idea di patria, patriottismo.
Progressi
Accelerazione di circolazione di idee e notizie scoppia con la rivoluzione francese e poi ha un boom nell’800, es. poste, editoria, giornali, nuove vie di comunicazione, nuovi mezzi di comunicazione. Tutto circola più velocemente. Ferrovie, trafori, le persone, le merci, ecc. si muovono più velocemente. Si cominciano ad eliminare i dazi doganali all’interno dell’Italia perché le merci devono circolare velocemente necessità di uno stato nazionale.
Scoppia la forma di espressione letteraria contemporanea: romanzo storico (i francesi raccontano la storia in diritta) e romanzo popolare (venivano pubblicati sui giornali popolari a puntate, costano poco e la gente comincia a leggerli); si diffondono usi popolari nuovi, es. uno sa leggere e gli altri ascoltano. Cambia la cultura, l’alfabetizzazione.
Movimenti nazionali
La nazione arriva dalla rivoluzione francese, ma il suo concetto viene sviluppato come reazione alla stessa Francia, in particolare come reazione a Napoleone. Si scontrano le nazioni. Esempio italiano: con l’idea di nazione muore la geopolitica che ha retto il mondo fino a quel momento.
Finiscono gli stati plurinazionali (es. impero austroungarico). In Italia muore nella metà dell’800 risorgimento italiano, cambia la forma politica, muore la forma politica dei regni basati sul principio dinastico (si era sudditi di un re e basta) nascita dello stato nazionale con una sola dinastia nazionale, i Savoia perché si rendono credibili.
Capitalismo
Collegato con il nazionalismo, affinché si sviluppi il capitalismo ho bisogno di mercati grandi. Lo Stato nazionale mette a disposizione un mercato nazionale eliminazione dazi e frontiere. Sotto al capitalismo rivoluzione industriale che inizia nel momento in cui le terre diventano private si sviluppa una piccola imprenditoria agraria dove si sviluppano nuove tecniche agrarie, sfruttamento intensivo della terra, a quel punto la produzione aumenta, ma si riesce a produrre di più utilizzando sempre meno risorse (si assumono meno lavoratori) esuberanza di forza lavoro, i contadini muoiono di fame, quindi si trasferiscono nelle città: urbanizzazione, i contadini si trasformano in salariati.
Modello ad esempio Gran Bretagna con il settore tessile (pecore e cotone dall’America), anche settore metallurgico grazie al carbone e al ferro partono le nuove industrie, nuove fonti di energia, nascita delle ferrovie grazie alla produzione di acciaio e al carbone che permette la macchina a vapore. Parte quindi l’economia di mercato, la merce circola più velocemente. Gli Stati possono specializzarsi in quando non c’è più la necessità di produrre tutto quello che serve per vivere in quanto alcuni prodotti possono essere presi da altri stati nascita della legge della domanda e dell’offerta.
Compare la figura dell’imprenditore e si creano grandi capitali per grandi investimenti, società per azioni, banche nazionali, transazioni che i privati non possono essere fatte da soli (es. il privato non riesce a costruire rete ferroviaria, energia elettrica nazionale) premesse di uno Stato totalitario. Si manifestano crisi economiche e finanziarie con modalità che non si erano mai vista e che risultano incomprensibili a chiunque, crisi di sovrapproduzione.
Rivoluzione demografica
Boom demografico, la popolazione cresce, per la prima volta non ci sono più cali nella curva demografica, la gente muore di meno (es. non ci sono pesti, siccità, ecc.), migliorano le condizioni di vita, cresce enormemente la popolazione di basso ceto proletarizzazione: quelli che vivono del lavoro della prole, più figli faccio più guadagno. Milioni di persone che si concentrano delle città nelle periferie: urbanesimo. 1848 rivoluzioni che scoppiano in tutta Europa nelle città. Marx e Hengel “manifesto del partito comunista”. Rivoluzione russa nel 1917 rivoluzione proletaria. Paura della rivoluzione “rossa” cioè comunista. Nascono nuove, mai viste, teorie sull’organizzazione sulla società, es. società socialista.
Il ruolo lavorativo delle donne nell’800
La donna lavoratrice è percepita come un problema, esiste una versione implicita e causale della rivoluzione industriale data per certa che pone l’origine della produzione dal nucleo domestico alla fabbrica. È compatibile la femminilità con la percezione del salario? La donna può lavorare solo per periodi brevi e quindi viene assunta in lavori sottopagati.
La differenza di sesso è l’unica differenza del problema del genere nel mondo del lavoro, non si fa riferimento alle aspettative del mercato, ecc. “dottrina delle sfere separate”, le donne fino alla rivoluzione industriale non lavoravano, questo mette in crisi la prestazione delle sfere, sfera domestica e sfera lavorativa.
La donna prima della rivoluzione faceva la cameriera, infermiera, balia, ecc. lavorava fuori casa ma in una condizione peggiore di quella creata dalla rivoluzione industriale perché andavano a lavorare ma non tornavano mai a casa, vivevano a casa di chi li stipendiava, quindi un assunto di base di questa teoria è già sbagliato.
Dopo la rivoluzione industriale le donne lavoravano dalle 5 del mattino fino alle 10 di sera, quindi la donna non faceva più tanto bene il suo ruolo di mamma e moglie, quindi non si riusciva più a svolgere quel ruolo tipicamente femminile. Quando le donne vengono inserite nel mondo del lavoro industriale i datori di lavoro hanno deciso sul costo del lavoro e quindi assumono le donne perché vengono sottopagate, quindi i datori risparmiano e guadagnano di più.
In questa logica l’associazione delle donne a certi tipi di lavori viene formalizzata e istituzionalizzata mediante il discorso sociale politico al punto da diventare assiomatica, le donne vengono quindi associate a certi lavori e non ad altri, lavori bassi nella scala sociale e sottopagati.
Differenti teorie di politica economica teorizzano il salario di famiglia, Smith teorizza il salario di famiglia e dice che se non ci fosse la razza umana non potrebbe continuare dopo la prima generazione, questo salario viene corrisposto al maschio di famiglia e si suppone che debba servire al mantenimento della famiglia, c’è sempre un maschio capofamiglia che deve mantenere le donne e i figli che non lavorano. L’uomo produce e riproduce, fa l’attività che trasforma la merce in qualcosa che si vende di più e si riproduce facendo figli, che acquistano valore grazie al fatto che un giorno lavoreranno anche loro (teoria marxista sui figli come merce). La donna crea quindi la materia primi: i figli che diventeranno lavoratori.
I salari bassi delle donne presumono la loro minore produttività “ti pago di meno perché produci di meno, ma se produci di meno ti pago di meno”. Raggruppamento delle donne in determinati lavori sempre alla fine della scala occupazionale con salari sotto la soglia di sopravvivenza in quando una quota parte è percepita dal maschio. Non può esistere una donna non legata al maschio. Divisione sessuale del lavoro. I datori del lavoro contribuiscono in vari modi alla divisione del lavoro. I modelli scendono sempre dall’altro, quindi i modelli di formazioni delle donne scendevano dalle donne borghesi.
I sindacati non tutelavano il soggetto femminile sulla base di un’interpretazione molto rigida della divisione salariale sono considerate concorrenti sleali dell’uomo. La donna non può combattere per un salario più alto. I sindacati fanno del salario di famiglia una “bandiera”, in molti casi sono poco consapevoli degli svantaggi che porta. La donna che occupa un ruolo dentro la casa è vista come un modello di rispettabilità e vale per le classi agiate, ma a cascata vale anche per la classe lavoratrice e quindi questo aumenta a segregare la donna in casa. Tutto il discorso sociale parte dal presupposto che la donna sia tutelata da parte di un marito, di un padre, di un fratello, ecc.
La legislazione protettiva a partire dell’800 implica l’idea che le donne non godono di pieni diritti e quindi devono essere protette, associa le donne ai bambini ai minori sul posto del lavoro. Anche laddove a partire dall’800 si cerca di proteggere donne e bambini con la legislazione protettiva intere aree vanno completamente escluse (es. area agricola, laboratori familiari casalinghi, oggi diremmo “zone nere”) aree considerate prive di valore economiche e quindi ignorate dai censimenti quindi il risultato più sorprendente degli orari standard diversificati (cioè le donne hanno fasce d’orario diverse da quelle degli uomini) fu che il sesso, il genere contribuirono al rafforzamento della divisione del lavoro: la premessa della legge diventa il suo effetto (es. la legge sulla protezione della madre penalizza le donne nella loro assunzione). Rafforza lo status secondario dell’attività produttiva femminile, cioè le donne sono svantaggiate perché se decidono di aderire a certe forme di protezione legale vengono penalizzate.
Unificazione italiana e mafia
Punti essenziali dell'unificazione italiana
- Unificazione contraddistinta dalla rapidità avviene in modo molto rapido, breve periodo del Risorgimento, poi guerra nel 1859-1861. La rapidità manca di preparazione alla popolazione alla nuova realtà politica, manca l’elaborazione delle ragioni su questa trasformazioni, c’è una marcata discontinuità storica.
- Unificazione centralizzata e autoritaria, lo Stato piemontese, grazie alle performance dell’esercito riesce ad annettere gran parte dei territori. Manca quasi sempre un convincente dibattito all’interno delle sedi istituzionali, nella storia politica italiana non ci sarà mai spazio per il dibattito all’interno delle sedi istituzionali neanche oggi.
- Avviene con l’aiuto straniero: la seconda guerra di indipendenza viene vinta grazie all’alleanza della Francia e alla diplomazia inglese. Cavour porta sul piano della diplomazia internazionale la questione italiana.
- Ambiguità politica vicenda di Garibaldi dei Mille era repubblicano anche se poi consegna tutto al re, aspettative meridionali nei confronti di Garibaldi che lascia intendere che ci sarà la distribuzione delle terre, ma poi Garibaldi consegna tutto allo stato piemontese che si comporterà in altro modo.
- Il nuovo Stato italiano si modella sullo stato sabaudo problema delle autonomie locali, regno Piemonte è centralizzato e quindi non lascia spazio alle autonomie locali. Lo statuto piemontese viene spalmato su tutto lo stato italiano.
- Non vi sono alternative possibili al Piemonte ha fatto la prima guerra di indipendenza, i Savoia passano per una dinastia italiana liberale.
Conseguenze durature di tali dinamiche: è noto che gli italiani passano per essere un popolo poco saldo della propria identità costitutiva, deficit istituzionale.
Modello di Stato piemontese
Sistema accentrato, cioè i poteri sono controllati dal centro, non vi è delega di potere a livello periferico. L’arma istituzionale è il prefetto, che dipende dal ministro e governa la periferia. Gli alti gradi della burocrazia e dell’esercito sono monopolizzati dai piemontesi o in subordine dai nordici. Modello di Stato razional-legale. Il Parlamento è impari, è formato da gruppi regionali, i deputati si accorpano per origine territoriale (non ci sono i partiti ancora), e questo non facilita il formarsi di un interesse comune in quanto ciascun parlamentare tutela gli interessi dei propri mandanti.
Si dovranno costruire alleanze trasversali tra gruppi basate su leader carismatici per riuscire ad unire gruppi non uniformi tra loro (Cavour, Giolitti, Rattazzi, ecc.). Il sistema elettorale vigente è quello piemontese del 1948, vota circa il 2% della popolazione, i rappresentanti che vengono selezionati sono omogenei in quanti i votanti presentano le stesse caratteristiche economiche-sociali in completa contrapposizione con la gran parte della popolazione. Risultato eclatante è l’evidenziarsi di una forbice tra aree meridionali e aree settentrionali brigantaggio, risposta all’unificazione autoritaria del nord.
Nord e sud erano completamente distanti: leva obbligatoria imposta dallo Stato sabaudo (porta via la forza lavoro alla mano agricola) e la tassazione generano il brigantaggio. I prefetti piemontesi mandati ad amministrare i territori meridionali e hanno una sensazione brutta. Difficoltà d’incontro tra i due mondi, problema di una burocrazia del nord mandato ad amministrare il sud. 15 agosto 1863 legge marziale e Stato d’assedio al Sud risposta al brigantaggio, infrazione del monopolio alla forza legittima del governo, esercito stanziato al sud per reprimere con la violenza il brigantaggio è proprio dentro questo quadro che si intreccia la forza della mafia come alternativa alla forza dello Stato.
Storia della mafia seconda metà dell'800
Unificazione d’Italia, succede qualcosa attorno alla parola mafia. La parola mafia ha origine araba, significa in un caso “chi è sfacciato” o “tribù islamica che dominò Palermo” o “grotte cave di pietra dove si rifugiavano i banditi ai tempi dei saraceni”, “mu” salvezza e “afa” salute. Nel 1868 definizione di mafia: neologismo per indicare azione, parole o altro di chi vuol fare il bravo (bravo inteso come quello coraggioso). Nel 1903 viene data un’altra definizione: chi è valente, eccellente.
Origine del problema mafioso: si incontra una definizione positiva. 1894 Capuana disse: mafioso è un aggettivo che indica qualcosa di grazioso, squisito, viene indicato per indicare una bella ragazza, quello che i francesi indicherebbero con chic.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Storia contemporanea
-
Appunti Storia
-
Storia contemporanea - Appunti
-
Storia contemporanea - Appunti