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Storia contemporanea

La storia va considerata una scienza o un'arte?

La storia può essere considerata sia una disciplina scientifica sia artistico/letteraria. Secondo Droysen, politico di fine 800, si tratta dell’“unica scienza a godere dell’ambiguo privilegio di essere allo stesso tempo come un’arte”. Secondo Le Goff “qualunque storico, qualunque sia la sua concezione della storia, l’oggetto del suo campo di studi... fa una narrazione partendo da fatti realmente accaduti.” La vera contrapposizione non è tanto tra approccio scientifico o artistico, ma tra chi descrive gli eventi e chi ritiene che la storia-storico debba porsi dei problemi. Secondo Huizinga, definisce la storia come scienza inesatta. Ci sono correnti filosofiche (pensiero postmoderno) che sostengono che la storia è solo narrazione e che non vi sia dunque il problema della ricerca dell’oggettività. Oggi invece si pensa che essa sia una descrizione ma che lo storico si debba comunque porre il problema della ricerca, dell’approssimazione a una forma di oggettività, dopo aver scelto il campo d’indagine.

Inizio della ricerca – punto di partenza

Rapporto tra oggettivo (ricerca della verità) e soggettivo (confronto personaggi-vicende narrate).

  • Serie di fatti: lo storico ha un approccio scientifico in questa fase. Prende in esame dei fatti che sono oggetto della sua ricerca. Ha anche bisogno di cercare delle fonti.
  • Analisi dei risultati: lo storico dovrebbe ragionare con rigore filologico tipico degli scienziati.
  • Esposizione dei risultati: tuttavia lo storico quando espone i fatti fa ricorso alla narrazione e gli oggetti della sua ricerca sono opera dell’uomo. Non può non tener conto dell’elemento soggettivo (opinioni, emozioni dei protagonisti delle vicende che narra, delle contraddizioni, delle sfumature e del suo coinvolgimento personale tanto più gli eventi sono vicini a lui).

È anche vero però che le varie discipline e scienze sociali hanno subito un progressivo ricorso alla tecnologia, allo specialismo, poiché i relativi campi d’indagine si sono ampliati. All’inizio del 900 la figura del medico era connotata in senso umanistico; si rifletteva nel fatto che il medico conosceva a 360 gradi il corpo umano. La tecnica e la specializzazione erano limitate all’epoca. Non c’erano le odierne scoperte tecnologiche. Ora il problema è quello dell’eccessiva specializzazione. Lo stesso vale per le scienze sociali. All’inizio del 900 la storia aveva un legame con il diritto e l’economia. Le figure dello storico-giurista-economista si confondevano (si occupava anche di storia economica lo storico). Max Weber, famoso sociologo, ha scritto opere a cavallo tra tutte e tre le discipline. In esse si possono trovare considerazioni sulla storia e sulla società.

Tuttavia, nei rapporti tra le 3 discipline ci sono state molte variazioni in 50 anni. Nell’economia sono subentrate considerazioni matematiche. Si richiedeva quindi una preparazione sempre più statistica e matematica e ci si allontanava dalla figura dello storico per avvicinarsi a quella dello statistico-matematico. Quindi il rapporto tra discorso storico e discorso giuridico è diverso. La logica è diversa. Alla fine, il diritto, il giurista opera secondo la logica dell’aut-aut. Non è possibile essere colpevoli e innocenti allo stesso tempo. Nella definizione della pena si tengono conto di considerazioni che la quantificano (attenuanti e aggravanti). Prima risolve l’oggettività. Lo storico è diverso dal giudice proprio perché si confronta con la soggettività e l’oggettività nello stesso momento (logica dell’et-et). Pur avendo anch’egli il problema dell’avvicinamento alla verità, può permettersi di dire di non arrivare mai a conclusioni definitive. Mentre il giudice giudica, lo storico non giudica; quindi sullo stesso quesito arriveranno a conclusioni diverse.

Per lo storico c’è sempre la possibilità che si riapra il dibattito, che si trovino nuove fonti... la conseguenza logica di uno storico è diversa da quella di un giurista. Attenzione! Questo non significa che si arriva alla relatività e che si deve solo narrare (come dicevano i post moderni). L’analisi del contesto storico per il giudice non è un dato primario come lo è invece per lo storico. Le contraddizioni sono parte integrante del lavoro dello storico. Esistono vite di individui con svolgimento diverso (et-et). Deve tenere conto anche le soggettività diverse dalla sua, soprattutto se si tratta di emozioni provate dagli sconfitti. C’è comunque nella storia il momento dell’aut-aut. È possibile esprimere un giudizio tenendo conto anche di quello di chi ha perso (la storia scritta dai vincitori è la storia politica) e di coloro che la pensano diversamente dal cronista.

Il linguaggio dello storico è dato dal rapporto con la narrazione. Non ha raggiunto un grado di formalizzazione pari a quello delle scienze in generale, delle scienze sociali e di quelle “hard”. Le scienze matematiche hanno un linguaggio molto specialistico. Anche quelle sociali (diritto, sociologia, l’economia in parte) ne hanno uno fortemente specializzato e tecnico ma non come quelle “hard”. La storia ha un codice comune anche se ha delle regole proprie. La specializzazione ha toccato anche la storia. Ci sono vari rami che hanno subito processi di specializzazione e si sono avvicinati alle discipline scientifiche (statistica ed economia) ad esempio la storia demografica, economica e militare (che risente molto dell’influenza della tecnologia). Nel dibattito storico tutti si sentono legittimati a intervenire dato che non è sufficientemente specialistico.

L'uso pubblico della storia

Questo termine è stato coniato da Jürgen Habermas. Negli anni 80-90 è nata una disputa tra gli storici in Germania, sviluppatasi dopo la riunificazione tedesca. Ci fu un’enorme riflessione, da parte degli storici tedeschi e dell’opinione pubblica, sul significato della storia tedesca del XX secolo (l’evento del nazismo e le sue conseguenze). Il dibattito fu avviato dall’uscita del libro di Ernst Nolte “nazionalsocialismo e bolscevismo: la guerra civile europea 1917-1945”. Secondo quest’autore il bolscevismo, il timore per la diffusione del comunismo nell’Europa dell’est, ha preceduto l’avvento del nazismo e del fascismo ed è la principale spiegazione per la comprensione del fenomeno fascista e nazista. Spiegazione: le classi medie avevano paura della diffusione del comunismo e il bolscevismo inoltre precede i regimi di destra nell’uso della violenza. Il gulag ha preceduto il lager.

Questa disputa è un caso tipico di “uso pubblico della storia” = qualsiasi dibattito di carattere storico, che abbia delle ricadute sull’opinione pubblica, che cerchi di rafforzare alcuni valori condivisi da quest’ultima o di cambiarli. Non tutti i dibattiti tra gli storici sono di uso pubblico. In qualsiasi nazione ci sono dei dibattiti che toccano di più il pubblico e variano da nazione a nazione. Es: il nazismo, il governo di Vichy, la rivoluzione francese, la guerra in Vietnam… All’uso pubblico della storia appartengono e partecipano i dibattiti di carattere accademico e anche i mezzi di comunicazione di massa, per la loro stessa natura (le discussioni si spostano dagli studi televisivi alle pagine dei giornali). Essi hanno anche delle ricadute sull’istruzione. I musei, i monumenti storici, le istituzioni... tutti quei soggetti che, con obiettivi più o meno dichiarati, si battono per affermare una propria lettura del passato.

La storia contemporanea è più toccata dall’uso pubblico rispetto a quella medievale o greca. Ciò non vuol dire che essi sono ignorati, ma sono meno eclatanti. Quella contemporanea riguarda fatti più vicini e che hanno uno stretto rapporto con la politica. Non è un caso che in tutti i processi di nation building (costruzione dell’identità nazionale) la storia abbia un ruolo di centrale importanza. Basti pensare al significato simbolico della battaglia di Kosovo Polje del 1389, fondamento dell’identità nazionale serba.

Fatto storico, notizia, vicenda personale

Metodo storico - Giornalista - Autobiografia

Il fatto storico

Si effettuano:

  • Analisi di breve o brevissimo periodo: es quella che analizza il periodo tra il 28 giugno e il 3 agosto.
  • Analisi di medio-lungo periodo: es quella di Schumpeter.

È la materia di studio degli storici. Un fatto è storico perché riconosciuto da tutti gli storici tale e per questo viene studiato. I fatti sono importanti per le conseguenze che hanno avuto. Si pensi all’attentato di Sarajevo. Altri diventano storici non per una qualità intrinseca, ma perché lo storico li fa diventare tali. Sono importanti per il suo campo di studi. L’oggettività incontra la soggettività dello studioso che lo innalza a fatto storico. I fatti storici diventano tali grazie al significato che lo storico gli attribuisce. Per un buon periodo dai greci fino all’800 quello che gli storici ritenevano fatti storici era limitato. Da Tucidide a Ranke i fatti erano sempre uguali: le grandi battaglie, che riguardano un limitato numero di persone (re, generali, papi, diplomatici..).

Per Marc Bloch si chiamano histoire-bataille o storia evenemenziale (riguarda pochi grandi avvenimenti). Bloch era un francese, ebreo, figlio di un insegnante di storia romana ed era un uomo di frontiera (Alsazia Lorena 1870). Concluse la sua vita negli anni 40 quando si rifiutò di andare negli USA. Entrò nella resistenza sotto falso nome. Fu catturato e fucilato dai nazisti. Negli anni 20 scrisse dei libri sull’immagine del re nella Francia medievale. Scrive anche della storia agraria del medioevo, della divisione delle terre. Pubblica il libro “I re taumaturghi” riferendosi a Luigi IX in particolare. Si credeva che con l’imposizione delle mani del re si potesse guarire dalle malattie della pelle. È un ampliamento della riflessione dello studioso. Si vede l’immagine che i sudditi hanno del re (visione dal basso) Insieme a Lucien Febvre fonda la rivista “Les Annales”. Cambia il modo di fare storia.

Secondo Bloch l’histoire-bataille è soltanto la superficie. Lo storico deve imparare a scavare e analizzare le forze profonde (o di lungo periodo) che portano poi allo sviluppo d’altri eventi. In quello che è considerato il suo testamento spirituale, intitolato “Apologia della storia o mestiere di storico”, Bloch usa un’immagine per cui lo storico è come l’orco delle favole che mangia tutto quello che gli capita. Deve interessarsi di tutto. Non solo di re, generali, la classe dirigente ma di tutto ciò che è legato alle forze profonde, alla struttura della vita privata e materiale (storia delle città, dei giovani, dei contadini..).

La rivoluzione des annales ---> all’inizio del 900 i libri di storia riguardavano la politica, la diplomazia e i militari. Dopo gli anni 70 si è fatta strada anche la storia sociale, materiale, degli usi e dei costumi, dei gruppi sociali (i giovani, le donne, le minoranze). Si amplia il campo dello storico. La storia è soprattutto un problema d’interpretazione in cui i fatti storici (fonte del lavoro dello storico) e lo storico (colui che li fa diventare storici e li fa oggetto della sua ricerca) sono legati da un rapporto di reciproca dipendenza.

Come agisce in concreto uno storico?

  1. Sceglie l’oggetto della sua ricerca. Dovrebbe essere una scelta libera ma molto spesso si fa guidare da elementi di convenienza accademica.
  2. Sceglie e cerca le sue fonti. Esse possono essere inedite (documenti di carattere archivistico) o edite (bibliografia).
  3. Si selezionano gli snodi, i punti, i fatti che rivestono una certa importanza nell’analisi della ricerca. Si attua la separazione tra fatti storici che non si riferiscono all’oggetto della ricerca e fatti che invece si riferiscono ad essa. È un lavoro di gerarchia.
  4. Si esaminano le cause (rimanda ad un certo determinismo tipico delle scienze hard come la fisica), le origini (È impossibile il ripetersi identico di determinate circostanze. Lo stesso attore in circostanze apparentemente simili per una serie di fatti può comportarsi diversamente.) di un determinato fatto storico. Uno dei problemi è quello dell’“eterogenesi dei fini.” Un attore può avere determinati obiettivi e alla fine si ritrova con obiettivi diversi.
  5. Anche per quanto riguarda le origini del fatto, il problema stesso, lo storico deve alla fine dell’analisi fare una gerarchia. Perché quello che caratterizza l’atteggiamento dello storico è di non semplificare le cause ma di moltiplicarle. Non pesano allo stesso modo ma sono molteplici. Le origini della 1 GM sono il fatto più studiato. Emblematico è il testo di Lenin “L’imperialismo fase suprema del capitalismo”.

In questo periodo l'autore aveva interessi politici forti, era in esilio, la Russia era in guerra ed egli si muoveva tra Svizzera e Finlandia. Stava preparando dei testi rivoluzionari contro il regime zarista, il cui esito non era ancora certo. Il problema, non dichiarato, è l'evento della 1 GM. Egli ricerca le origini a partire dal 1873 (è un'analisi di carattere economico e di medio periodo). Nell'Europa occidentale prese l'avvio una grave crisi economica che ebbe, come conseguenze gravi: il fallimento di molte imprese, che sparirono dal mercato per unirsi ad altre (specialmente nel settore dell'elettricità). Il ruolo sempre più importante della finanza, delle banche (è il periodo della II rivoluzione industriale; i settori trainanti della chimica, della siderurgia e dell'elettricità, implicano l'utilizzo di macchinari, che invece non erano richiesti nell'industria tessile) nelle decisioni imprenditoriali (forniscono capitali e ricevono quote dell'azienda). Il ruolo sempre più stretto tra impresa, finanza e politica.

La politica si pone al loro servizio in 2 modi: fornendo commesse al settore degli armamenti (sviluppo delle flotte) siamo nell'epoca dell'imperialismo quindi si spartiscono i territori africani e asiatici utilizzati come mercati per l'esportazione. Inoltre si sfruttano questi terreni ricchi di materie prime. Secondo Lenin, sono queste le cause della 1 GM ma è una spiegazione monocausale criticata da una serie di storici (che ne riconoscono le motivazioni economiche ma alle quali ne affiancano altre) tra cui: Fieldhouse (storico neozelandese). Ha avanzato, nell'analisi del fenomeno dell'imperialismo, un particolare tipo di spiegazione: “la tesi periferica dell'imperialismo”. È un tipico caso di spiegazione eurocentrica. Secondo questo storico, le decisioni si prendono al centro, quindi in Europa, mentre le conseguenze cadono in periferia (Asia e Africa). Es l'impero inglese in Africa seguì una linea nord-sud (Egitto-->il Cairo, Sud Africa..). Questo tipo di espansione avvenne in risposta ad una serie di eventi capitati in periferia in Africa. Dopo l'Egitto l'Inghilterra mirava al Sudan. Lo scoppio della rivolta religiosa del Madhi ha fornito il pretesto per un intervento anglo-egiziano. Non si tratta dunque di una decisione presa a tavolino a Londra bensì di una risposta ad un evento periferico---> spiegazione di tipo periferica.

Ne “Le origini della 1 GM” Joll affianca alla spiegazione economica altri chiarimenti:

  • Le rivalità imperialistiche tra gli stati
  • Il sistema delle alleanze

a) 1873 Dreikaiserbund

b) 1879 Trattato di controassicurazione

c) 1882 Triplice Alleanza 1881---> la Francia instaura il protettorato sulla Tunisia

d) 1894 Francia-Russia

e) 1897 Francia-Gran Bretagna

f) 1905 Piano Schlieffen

g) 1907 Russia-Gran Bretagna

a) Per stabilire le sfere d’influenza nei Balcani di Austria e Russia, Bismarck comincia ad intessere una serie di alleanze in cui il primo passaggio è “il patto dei 3 imperatori o lega dei tre imperatori”, che vede come protagonisti lo zar russo, l'imperatore austriaco e quello tedesco. Un contrasto di interessi esplode al Congresso di Berlino.

Al congresso di Berlino l'Austria, contro il parere russo, proclama il protettorato sulla Bosnia. Bismarck comincia a pensare ad un altro sistema mantenendo un rapporto privilegiato con l'Austria ed allo stesso tempo uno con la Russia.

b) Vedi il primo approfondimento pag 315-316 libro di storia.

c) All'alleanza austro-tedesca si unì l'Italia, uscita dalla crisi balcanica senza acquisizioni e desiderosa di rompere un isolamento diplomatico fattosi pesante dopo che la Francia aveva occupato la Tunisia (che dal 1830 aveva già ottenuto l'Algeria) a dispetto delle mire di Roma. (In seguito ci fu una guerra doganale tra Francia e Italia). Fu così stipulato questo patto difensivo che impegnava i tre (Austria, Germania e Italia) stati a darsi aiuto reciproco in caso di attacco da parte di un'altra potenza. 1882---> triplice alleanza con la Germania e l'Austria, nonostante il problema delle terre irredente (Trentino e Friuli Venezia Giulia) che appartenevano all'Austria. È un'alleanza di carattere difensivo rinnovata ogni 5 anni. Sono importanti i primi 2 rinnovi perché l'Italia ottiene che, in caso di un'espansione austriaca, essa ottenesse compensi e un aiuto nelle colonie.

d) Fu un patto militare difensivo. Si definì fra il 1891 e il 1894 in tre.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giada.giada. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Scirocco Giovanni.
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