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Filippo Brunelleschi (1377-1446)

Brunelleschi può essere considerato l’apripista del Rinascimento. Infatti, secondo Bruschi, non è solo una convenzione storiografica quella di far iniziare da lui la nuova architettura dell’Umanesimo. Secondo i ragionamenti di Arnaldo Bruschi, Brunelleschi è il maestro che riuscì a creare in rapide tappe un nuovo stile cittadino, poi toscano, quindi italiano ed europeo, da cui per secoli non si è potuto evadere. Si potrebbe pensare che, diversamente da Alberti, egli non è il radicale innovatore dell’architettura di una nuova epoca, ma l’uomo modello di salda tradizione fiorentina e toscana. L’utilizzo degli elementi classici, infatti, grazie a Brunelleschi diventa un elemento fondamentale per l’architettura fino al ‘900.

Firenze nel '400

Firenze nel '400 era la città sede di un grande fervore artistico di cui Brunelleschi ne faceva parte, tant’è che si potrebbe affermare che il Rinascimento non è stato fin dai suoi albori espressione di una monarchia ma una tendenza nata dall’ambiente artistico fiorentino dell’epoca. Firenze è una città di origine romana costruita su un impianto urbano latino e Brunelleschi ha la consapevolezza di questa discendenza antica della sua città. Inoltre, durante i suoi numerosi viaggi a Roma riuscì ad analizzare in maniera puntuale le architetture classiche.

Esempio dell’origine romana di Firenze è il Battistero di S. Giovanni: divenne ufficialmente battistero solo nel 1128 ma era chiamato dai fiorentini Tempio di Marte perché nella percezione degli abitanti veniva visto come residuo dell’antica città romana. Il battistero, inoltre, non era fatto secondo il modo greco o etrusco ma chiaramente secondo il modo romano. Inoltre, antica e diffusa era l’idea che, cacciati i barbari longobardi, Carlo Magno avesse ricostruito la città e fondato la chiesa di Santi Apostoli. Questo spirito mostra come a Firenze già in età romanica si erano sviluppati modi architettonici particolari, singolarmente caratterizzati dalla presenza di elementi di origine antica.

Le opere umanistiche di Brunelleschi

Le opere che iniziano la nuova fase umanistica dell’architettura sono iniziate da Filippo nel breve periodo di pace (1418-23) quando Firenze è al colmo della prosperità economica e dell’attività edilizia. Dopo il 1423 e fino al 1433, vari oneri fiscali imposti dalla guerra con Milano che opprimono le fasce sociali più alte interrompono i lavori e rallentano le iniziative.

Tutte le opere di Brunelleschi sono frutto di una straordinaria genialità inventiva ma anche il risultato coerente di un programma basato su principi razionali. Da questi principi nascono le singole opere, tutte tra loro differenti non solo perché tappe di un percorso di ricerca ma anche proprio perché dimostrazione e attuazione di un metodo rigoroso. Egli, quindi, crea un nuovo codice dell’architettura, non soggettivo ma comunicabile e diffondibile, più capace di quello fino a quel momento corrente di esprimere con efficacia i nuovi contenuti di una cultura cittadina in avanzata trasformazione. Filippo, ovviamente, ha come punto di riferimento la visione e gli orientamenti, anche culturali, della intraprendente media e grande borghesia mercantile.

Seguendo la cultura del tempo, per Brunelleschi la base di ogni scelta è lo studio scientifico della Natura, ma anche lo studio del passato, che può essere visto come consapevole prospettiva storica e anche ripreso per parlare, con una nuova attenzione filologica, la lingua architettonica degli antichi. Altro elemento cardine dello studio di Brunelleschi è lo spazio, visto come entità omogenea, continua e infinita ma fruibile, misurabile e rappresentabile dall’uomo.

Architettura e prospettiva

Fondate su queste chiare premesse, le tendenze verso un’architettura prospettica, sintattica, attenta all’antichità e allo stesso tempo moderna, che si profilano sporadicamente da Arnolfo di Cambio, Giotto fino a Taddeo Gaddi, con Filippo passano dall’approssimazione della sperimentazione intuitiva e personale (citando Federico Zeri) all’organicità di un codice architettonico razionalmente costruito sulle scienze e la cultura. Proprio in questo codice la prospettiva, non solo è uno strumento di rappresentazione scientifica del reale ma si fa principio e mezzo di organizzazione antropocentrica dell’edificio e delle sue parti, della città e dell’intero spazio, secondo una struttura artificiale geometrico-matematica razionalmente comprensibile e ricostruibile. L’organismo dello spazio, quindi, risulta scomponibile in moduli spaziali ripetibili e di diverse dimensioni; e si struttura, sia in pianta che in alzato, secondo un impianto regolato da semplici rapporti proporzionali, che coordinano le diverse parti e ne consentono, in prospettiva, una chiara comprensibilità e una unificante lettura. Le singole parti sono, inoltre, tra loro legate da legami sintattici mediante precise relazioni geometriche-proporzionali che assicurano l’unità organica di tutto l’edificio.

Elementi base dell'architettura di Brunelleschi

I due elementi base dell’architettura di Brunelleschi sono l’ordine architettonico e l’arco a tutto sesto segnato da una ghiera modanata. Ordine e arco formano a loro volta un sistema di elementi che costituisce la matrice di moduli spaziali geometricamente e proporzionalmente determinati. L’ordine architettonico, però, non è ripreso per moda antiquaria ma è un elemento funzionale al sistema di questa nuova architettura. È, inoltre, significativo che Filippo usi in tutti i suoi edifici capitelli corinzi e con una completa trabeazione tripartita e che le colonne, sempre portanti, siano con il fusto liscio e le paraste sempre con 6 scanalature sul fronte. Sembra quasi, attraverso l’osservazione di questi accorgimenti, che Brunelleschi stabilisca una propria teoria architettonica, fissando una gerarchia di generi: ogni dettaglio è legato al posto in cui si colloca l’edificio nella sua gerarchia di progetto più o meno nobili.

Ispirazioni gotiche

Basilica di San Miniato al Monte (Firenze, facciata del XI-XII Sec.)

Nella facciata e negli interni romanico-fiorentini attraverso la facciata e le decorazioni interne in marmo si suggerisce l’articolazione strutturale apparente dell’edificio. Le decorazioni, quindi, sono una sorta di elementi sintattici dell’impianto strutturale della chiesa. Inoltre, le arcate su colonne delle navate e quelle su semicolonne dell’abside sono tangenti ad un’unica trabeazione idealmente classica che perimetra il vano e vuole apparire portata dalle grandi semicolonne dei pilastri polistili che scandiscono la navata e sostengono le grandi arcate trasversali. Con questa sintesi tra due sistemi analoghi ma con diverse dimensioni si crea una correlazione visiva attraverso la mediazione della trabeazione, che è di un ordine architettonico tendenzialmente all’antica privo di una vera funzionalità costruttiva ma essenziale per il sistema visivo.

Ciborio di San Paolo fuori le mura (Roma, A. Di Cambio, 1285)

Il Ciborio di Arnolfo di Cambio è una sorta di baldacchino che funge da modulo spaziale reiterabile che mette in relazione l’arco con tutti gli altri elementi e crea un sistema compiuto e serrato di elementi, nessuno dei quali è dagli altri visivamente indipendente e mutabile se non mutandone tutto l’insieme. Arnolfo di Cambio, quindi, tende a stabilire un disegno architettonico idealmente coerente con le esigenze costruttive ma valido anche in se stesso, un sistema autonomo e invariabile rispetto alle dimensioni fisiche. Da questo esempio gotico Brunelleschi trarrà il suo modus operandi in cui gli elementi sono unificati sintatticamente, cioè i sistemi sintattici e l’invarianza dimensionale degli elementi saranno due punti essenziali del programma di Brunelleschi.

Taddeo Gaddi, Presentazione della Vergine, 1332 (Firenze, Cappella Baroncelli presso la chiesa di Santa Croce)

Nella lunetta con l’Espulsione di Gioacchino della scena più vasta della Presentazione della Vergine, Taddeo Gaddi costruisce pittoricamente una semplice chiesa a tre navate, concluse da absidi semicircolari, spartiti da sottili colonne sormontate dal diffuso pulvino a dado corniciato (che vuole sicuramente interpretare la trabeazione classica) e che sorreggono archi a tutto sesto. Ogni campata minore, quadrata e a crociera, è pensata come modulo spaziale elementare di base, così come farà Brunelleschi, e si presenta in elevazione, su ciascuno dei quattro lati e all’interno e all’esterno, con un arco a tutto sesto fiancheggiato da lesene sorreggenti una trabeazione tangente il vertice dell’arco, cioè secondo il sintagma già visto nel ciborio arnolfiano che funge da mezzo di coordinamento sintattico tra gli elementi. Il risultato finale, sia pure solo dipinto, costituisce un punto di arrivo come indicazione di un’architettura prospettica misurabile e sintattica, in un modo che, più di ogni altra architettura costruita del tempo, percorre concettualmente l’opera di Brunelleschi.

Biografia

Filippo Brunelleschi nasce nel 1377 (e morirà nel 1446) da una famiglia agiata fiorentina attiva nelle professioni liberali e non priva di tradizioni di cultura. Portato al disegno e alla pittura in giovane età, nel 1398 chiese l’immatricolazione come orafo all’Arte della seta, cioè si avvicina all’arte orafa.

Nel 1401 partecipa al concorso per la formella del Battistero di San Giovanni ma, nonostante la sua maestria nel delineare già nuove linee stilistiche vicine allo stile rinascimentale, vince la formella di Ghiberti. Nella forbella di Brunelleschi, la scena è organizzata tridimensionalmente in profondità e controllata secondo un meditato schema geometrico, unitario e accentrato sull’asse centrale, che regola liberamente i movimenti delle figure e conferisce alla rappresentazione una concentrata intensità espressiva. Dopo la delusione per il risultato del concorso per la porta, Brunelleschi si recò una o più volte a Roma, talvolta anche con Donatello per studiare l’antica città.

Brunelleschi era, inoltre, un conoscitore della scienza e della matematica e, proprio a partire da queste sue passioni, maturò il problema della rappresentazione prospettica in rigorosi termini scientifici la cui invenzione gli è esplicitamente riconosciuta dal Filarete. Purtroppo non ci sono, però, pervenute le due tavolette che Filippo aveva redatto come dimostrazioni scientifiche.

La descrizione della Roma del '400

  • Descriptio Urbis Romae di Nicolò Signorili (1432-34): dedicata a Martino V, rientrato a Roma nel 1420 (solo nel 1377 Roma era tornata sede papale, ma si verificò uno scisma, l’elezione fino a tre papi in contemporanea con conseguente instabilità). Si invita il papa ad assumere il governo di Roma in qualità di legittimo successore degli imperatori.
  • De Varietate Fortunae, Poggio Bracciolini (1431): descrive le rovine di Roma nell’introduzione del primo libro. Le descrizioni sono basate su elementi tratti dalla letteratura classica e sulle iscrizioni presenti sugli edifici. Con questa introduzione sottolinea l’inconsistenza della fortuna guardando alle condizioni del Campidoglio e della Domus Aurea.
  • Descriptio Urbis, Leon Battista Alberti (1432-34): priva di ogni gusto archeologico, è per lo più descrizione di uno strumento di misurazione topografica, non contiene descrizioni di edifici, molto più povera dell’Iter Romanum di Giovanni Dondi del 1375. Fondatori della nuova archeologia furono due umanisti, Flavio Biondo e Poggio Bracciolini, che però non dichiaravano lo stesso interesse per l’architettura come Alberti.
  • Roma Instaurata, Flavio Biondo (1443-46): dedicata a Eugenio IV, il cui papato è giunto appena in tempo, secondo l’autore, a salvare l’integrità di monumenti pagani e cristiani in rovina. Per Biondo il restauro dei monumenti è un dovere morale. Si basa su tutte le fonti classiche a lui note, comprese monete e iscrizioni, in una prospettiva scientifica e archeologica, come un umanista di professione. 1446: morte di Brunelleschi, inizio di carriera di Alberti con Palazzo Rucellai. Molto spazio è dedicato alla vita e alle istituzioni di Roma, con meno descrizioni di Poggio. Sottolinea la continuità del dominio di Roma, dalla sottomissione dei popoli manu militari alla “dolce sottomissione” alla religione.

Basilica di Santa Maria del Fiore (1404-1446)

Nel 1404 (solo 3 anni dopo il concorso per la formella del battistero), Brunelleschi è chiamato all’opera con Ghiberti e altri a dare un parere sugli speroni e sul rialzo delle tribune; nel 1405 però egli viene rimosso da tale ufficio ma nel settembre 1410 figura ancora in rapporto con l’opera attorno al periodo di costruzione del tamburo, alla cui aggiunta, secondo il Vasari, egli non sarebbe estraneo. Nel medesimo periodo inizia ad occuparsi di architettura e partecipa, per esempio, alla costruzione della torre della villa della Petraia, che viene iniziata (ma non finita) con suo parere. La villa viene venduta dai Brunelleschi agli Strozzi nel 1422; inoltre nello stesso periodo lavora anche al Palazzo della Signoria.

Nel 1417 viene pagato per disegnare ed esercitarsi intorno alla cupola. Il problema che sussiste è essenzialmente tecnico: è quasi impossibile realizzare una struttura di supporto per la cupola. Infatti, il problema della cupola non era tanto di immagine, sostanzialmente stabilita nel modello del 1367 e condizionata dal già costruito, quanto un problema di struttura e di esecuzione, reso difficile dalla grande dimensione, dall’altezza da terra e dalla quasi impossibilità pratica di mettere in costruzione un’armatura lignea massiccia, capace di sostenere durante l’esecuzione il peso delle strutture.

Secondo Bruschi l’intervento di Brunelleschi è:

  • Frutto di un pensiero razionale
  • Con una soluzione impostata ex-novo
  • Alimentato da meditate intuizioni
  • Derivante dalla comprensione di esempi precedenti
  • Verificato con prove ed esperienze preliminari
  • Comunicato con parole, disegni, dimostrazioni e modelli in scala
  • Seguito personalmente in cantiere

L’idea di fondo è quella di costruire una cupola autoportante senza armature ad anelli chiusi sovrapposti “come se fosse” una cupola circolare nonostante la struttura ottagona e l’apparenza gotica dei costoloni radiali, con due calotte indipendenti ma collegate (una portante più spessa, una di copertura minore, con vuoto intermedio).

Espedienti aggiuntivi per l'efficienza statica

  • Muratura a spinapesce (diversamente dal Pantheon)
  • Nervature secondarie
  • Anelli arcuati di mattoni
  • Armature limitate alla funzione di sostegno dei ponteggi e forse di guida geometrica del sesto acuto delle nervature angolari
  • Uso di corda ruotante o di altro dispositivo di mira da una serie di centri disposti sull’asse della cupola e variabili via via che si procedeva in altezza
  • Regolazione delle murature secondo le tecniche delle cupole circolari, ovvero di rotazione

In sintesi, è come fossero due cupole: una interna e una esterna con un passaggio interno. Nel 1420 partono i lavori che, nonostante le critiche, terminano nel 1432 e nel 1436 si concludono anche i lavori della lanterna sommitale. La loggia invece venne aggiunta successivamente e non terminata: è presente solo in una delle 8 “parti” della cupola.

La prospettiva, oltre che strumento di rappresentazione del reale, si fa principio e mezzo di organizzazione antropocentrica dell’edificio e delle sue parti, della città e dello spazio, secondo una struttura artificiale geometrico-matematica razionalmente comprensibile e ricostruibile. Una serie di punti di stazione preordinati (gerarchizzati e coordinati fra loro) stabilisce vedute preferenziali che consentono la percezione della realtà tridimensionale unitaria dell’organismo.

L’organismo è scomponibile in moduli spaziali ripetibili e di diversa dimensione, strutturato in pianta e alzato secondo rapporti proporzionali esprimibili in numeri. Le singole parti, tramite le membrature dei diversi spazi, sono legate da legami sintattici con regole geometriche e proporzionali. Le membrature derivano dal lessico romano ma sono selezionati e standardizzati, e ripetibili. L’esibizione dei segni dell’antichità è promossa dall’oligarchia al potere, simbolo di una rinnovata respublica fiorentina. Non a caso le fonti romane sono selezionate in senso fiorentino.

I due elementi base sono l’ordine e l’arco, segnato da una ghiera modanata. Ordine e arco (inquadrato o sostenuto dall’ordine) formano un sistema di elementi matrice dei moduli spaziali. Si guarda a Roma e a Vitruvio, ma non si scorda il Battistero. L’ordine è ripreso non in senso antiquario ma come elemento funzionale del sistema. Brunelleschi usa sempre il corinzio con trabeazione tripartita mai con modiglioni e colonne con fusto liscio (come nel battistero e nel pronao del Pantheon), le paraste (sempre pensate come pilastri) hanno sempre 6 scanalature sul fronte, come columnae quadrangulae (v. Alberti) a 24 scanalature come la colonna ionico-corinzia vitruviana. Le rare colonne ioniche non sostengono trabeazione. Le strutture sono non tanto romane quanto geometricamente determinate: archi a semicerchio, volte a vela e semisferiche, a botte...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gian.luca.mazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Cornaglia Paolo.
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