Sociologia dell'educazione e dei processi di socializzazione
I docenti e le riforme nella scuola
Assunta Viteritti
1 dicembre 2008
Le riforme
Emergono nuove forme di regolazione istituzionale orientate a gestire non più centralismi o catene di controllo burocratico, bensì policentrismi sotto la forma di processi di decentramento e di riconoscimento della diversità, cioè di apertura alle varietà culturali, professionali, cognitive e territoriali. Il cambiamento delle istituzioni educative presenta comunque tratti ambivalenti e contraddittori. Se da un lato vi è la tendenza alla deburocratizzazione, che comporta anche una degerarchizzazione, dall’altro si registrano tendenze alla razionalizzazione e proceduralizzazione dei processi gestionali e degli stessi processi educativi.
Assistiamo a quello che Dubet chiama il declino del programma istituzionale: quella struttura grazie alla quale la scuola era capace di trasformare l’eterogeneità del mondo in un ordine consacrato, dove gli insegnanti erano mossi dalla vocazione e si percepivano come in un santuario, e dove vi era una forte continuità tra i processi di socializzazione e quelli di soggettivazione.
Le spinte che agiscono nella scuola
- La politica scritta (normative e decreti…)
- I saperi esperti (università, consulenti…)
- Le retoriche istituzionali (quasi-mercato, scelta delle famiglie, scuola pubblica e scuola privata…)
- Le trasformazioni culturali (la società, la famiglia, i consumi, i media…)
L'innovazione scolastica a diverse velocità
I richiami all’innovazione nella scuola italiana sono stati numerosi nel corso dell’ultimo decennio, un decennio che si inaugura nel 1997 con le quattro linee dell’Autonomia:
- Quella organizzativa
- Quella didattica
- Quella finanziaria
- Quella di ricerca
Autonomia organizzativa
Nella prima fase di sperimentazione dell’Autonomia c’è stata la corsa ai temi dell’organizzazione. Le scuole si sono dotate di modalità e strumenti organizzativi nuovi e tra questi i più importanti sono stati:
- La nuova dirigenza, che ha assunto peso in termini decisionali e di management delle risorse economiche e umane.
- Le funzioni obiettivo, ora funzioni strumentali, che hanno rappresentato la messa in azione di ruoli professionali di coordinamento specifici per le diverse aree di lavoro (la didattica, gli studenti, i docenti, etc.).
- Lo staff della dirigenza, che ha rappresentato la nascita di un autentico nuovo tessuto organizzativo intermedio che, in modo non più tacito, supervisiona e coordina le attività scolastiche (dalla formazione delle classi, alla comunicazione interna, ai rapporti con le famiglie, ai rapporti con enti esterni, etc.).
- La segreteria amministrativa che svolge funzioni importantissime di supporto nei processi di decentramento economico-finanziario.
- Gli strumenti di lavoro per la programmazione e la comunicazione quali il POF che rappresenta, in tutte le scuole italiane, uno strumento di identità istituzionale e allo stesso tempo un progetto di azione didattica e organizzativa.
Autonomia didattica
La terza direttrice dell’innovazione è quella dell’Autonomia didattica:
- La programmazione della parte autonoma del curriculum
- La modularizzazione
- La didattica per progetti
- La formazione per competenze
- La valutazione dell’offerta (uso del testing)
- La sperimentazione di forme di didattica interdisciplinare
- Il proliferare dell’offerta nell’extracurricolare
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