Capitolo 1 "La grande guerra"
Rischio 1914
La guerra del 1914-18 ebbe proporzioni ed effetti tali da segnare uno spartiacque fra due epoche storiche. Benché fosse combattuta in massima parte in Europa, coinvolse diversi attori extraeuropei quali Giappone e Stati Uniti, assumendo così una dimensione mondiale. Non fu solo questa la ragione per cui il conflitto passò alla storia come "grande guerra", ma anche l'utilizzo di armamenti fortemente distruttivi che provocarono un gran numero di morti. Andranno poi a scomparire quattro grandi imperi: quello turco, quello russo (a causa della rivoluzione del 1917), quello asburgico e quello tedesco (nasce la repubblica democratica). Inoltre, molto presto, l'America sostituirà la Gran Bretagna nel ruolo di superpotenza e in Europa terminerà l'ancien regime, instaurandosi una nuova società di massa a seguito di contrasti economici e sociali.
Della portata di questi avvenimenti, però, i contemporanei non potevano essere consapevoli: nessuno aveva previsto una guerra che avesse durata e conseguenze simili. A maggior ragione, dunque, nessuno avrebbe immaginato quale reazione a catena avrebbe innescato il fatto che scatenò la guerra: l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria-Ungheria, che il 28 giugno 1914 rimase vittima di un attentato terroristico mentre era in visita a Sarajevo, capitale della Bosnia. Il gesto può essere stato opera di un gruppo irredentista slavo e l'Austria reagì dando per certa la corresponsabilità (peraltro mai dimostrata) della Serbia. L'attentato fu preso come pretesto per dare una lezione alla Serbia e ridimensionarne l'influenza in quell'area. Ottenuto l'appoggio del potente alleato tedesco, il 23 luglio l'Austria consegnò a Belgrado un ultimatum con la richiesta di una serie di misure per far cessare ogni attività anti-austriaca. L'ultimatum aveva però un carattere provocatorio in quanto esigeva una firma entro 48 ore e che i rappresentanti austriaci partecipassero all'inchiesta sull'attentato. Accettando, la Serbia avrebbe rinunciato alla propria sovranità e infatti su questo punto la replica fu negativa. Così il 28 luglio l'Austria le dichiarò guerra. La Russia, che sosteneva la Serbia in nome della comune religione ortodossa, reagì subito mobilitando il suo esercito. Addirittura fulmineo fu il contrattacco della Germania: prima chiese alla Russia di smobilitare e alla Francia di impegnarsi alla neutralità; non avendo ottenuto risposte positive dichiarò guerra ad entrambe. Il 4 agosto invase infine il neutrale Belgio. A questo punto, a fianco del Belgio e della Francia, scese in campo l'Inghilterra. Benché si fosse proclamata neutrale anche l'Italia, il conflitto era generalizzato. Il 23 agosto il Giappone dichiarò guerra alla Germania per scalzarne le posizioni in estremo Oriente.
Il trattato di Pace del 1919 individua nell'aggressione tedesca la causa della guerra e le analisi successive hanno attribuito maggiori responsabilità all'Austria. La storiografia si è concentrata anche sulla condotta dei singoli stati. Ogni ceto dirigente politico compie le sue scelte di politica estera in un quadro teorico e pratico dominato dal dilemma della sicurezza. Accrescere la propria significa spesso diminuire quella degli altri e indurli a fare altrettanto, innescando una spirale di tensioni e corsa agli armamenti. Quel meccanismo fece sì che l'Austria percepisse come un pericolo il rafforzamento della Serbia e che la sua iniziativa incutesse alla Russia un timore uguale e contrario. Esemplare di tali antagonismi è la vicenda della flotta militare tedesca, la cui costruzione aveva stimolato il riarmo navale della Gran Bretagna favorendo l'avvicinamento alla Francia e alla Russia. La politica di potenza perseguita dalla Germania, anche per alleggerire il suo contrasto interno fra autoritarismo statale e spinte alla democratizzazione, postulava la conquista di un'egemonia continentale inaccettabile per l'Inghilterra, la cui leadership poggiava sulla conservazione di un ruolo arbitrale in Europa e quindi su un sostanziale equilibrio tra Francia e Germania. D'altra parte la politica francese si consumava attorno al tema della revanche, della rivincita sulla sconfitta del 1870. Rivalità imperialiste, corsa agli armamenti e tensioni tra le potenze furono i fattori che contribuirono a provocare il conflitto. Abituati a conflitti brevi, i governanti europei agirono come sonnambuli (M. Clark, 2014) presto tutte le aspettative basate sulle esperienze del passato, andranno deluse.
Appellativi della Prima Guerra Mondiale
Quando si parla della Prima Guerra mondiale si utilizzano generalmente diversi appellativi:
- Guerra di massa: in Italia hanno combattuto circa 5 milioni e mezzo di uomini (di cui 650 mila furono morti o feriti).
- Guerra totale: in quanto vi è stato il coinvolgimento sia di soldati che di civili.
- Grande guerra: in riferimento alla sua maestosità. I contemporanei non avevano mai assistito a un conflitto di tale portata.
- Conflitto con la modernità: vi è la compilazione di armamenti moderni a tecniche molto antiquate.
Una guerra nuova
Piano Schlieffen, 1905: Era stato concepito in previsione di una guerra su due fronti: ad est contro la Russia, ad ovest contro la Francia e la Gran Bretagna. Tuttavia, non furono ottenuti gli effetti sperati in quanto l'avanzata tedesca venne arrestata dagli anglo-francesi.
Battaglia della Marna, 1914: Est di Parigi verso il fiume Marna. L'esercito tedesco, impegnato nell'offensiva prevista dal piano Schlieffen, venne inaspettatamente contrattaccato dall'esercito francese. Agli scontri parteciparono anche i soldati del corpo di spedizione britannico. La battaglia si concluse con la vittoria anglo-francese grazie a una serie di errori strategici tedeschi. I tedeschi dovettero ripiegare sull'Aisne. La prima battaglia della Marna trasformò la guerra in una lotta di logoramento nelle trincee.
Obiettivi della guerra di logoramento: ridurre l'avversario e l'economia del suo paese allo stremo. Esempio: Guerra per mare, GB impone un blocco navale alla Germania in modo tale che non ricevesse materie prime e alimenti dall'estero.
Battaglia degli altipiani, 1916: Confine tra Veneto e Trentino; Esercito austro-ungarico vs esercito italiano.
Battaglia di Caporetto, 1917: Esercito austro-ungarico vs esercito italiano; La più grande disfatta nella storia dell'esercito italiano: ripiegamento dell'Esercito Italiano fino al fiume Piave.
Genocidio armeno: Popolazione armena accusata di disfattismo, usata come capro espiatorio delle sconfitte belliche da parte dei turchi. Si approfitta delle tensioni religiose preesistenti: cristiani armeni vs musulmani turchi; 1915, inizio deportazioni.
Battaglia di Amiens, 1918: Fu la fase di apertura dell'azione alleata nota come offensiva dei cento giorni, che pose fine alla prima guerra mondiale. La battaglia è altresì degna di nota per i suoi effetti sul morale di ambo le parti, e per l'alto numero di soldati tedeschi fatti prigionieri.
Stato, industria e società nella guerra
La guerra del 1914-18, oltre a comportare per le nazioni in essa coinvolte gravissime perdite di vite umane, fu generatrice di profondi turbamenti in ambito economico. Le relazioni commerciali tra l'Europa centro-orientale e occidentale erano crollate. Invece, negli Stati Uniti la guerra e il dopoguerra furono motivo di straordinario progresso economico, il dollaro divenne la valuta di riferimento nei commerci internazionali riuscendo a spodestare in parte la sterlina. Nel periodo seguente la guerra, la stabilità monetaria di tutti i paesi europei, Inghilterra esclusa, era totalmente distrutta. I paesi più colpiti furono quelli sconfitti, in particolar modo la Germania.
Per ciò che concerne l'industria, il settore più sviluppato fu quello della produzione di armi. All'inizio della guerra nessun esercito intuiva ancora che la mitragliatrice leggera sarebbe diventata la principale arma della fanteria e che gli aeroplani, utilizzati esclusivamente per l'osservazione aerea, sarebbero diventati mezzi veloci e ben armati in grado di fornire appoggio tattico. Nel 1918 i soldati indossavano elmetti d'acciaio, erano dotati di maschere antigas, si proteggevano usando sbarramenti di filo spinato, combattevano muniti di una vasta gamma di armi. Le armi simbolo del conflitto bellico sono state: la mitragliatrice e i cannoni. Vennero anche utilizzati fucili dotati di una canna rigida, in grado di imprimere un moto rotatorio al proiettile così da aumentare gittata e potenza. Inevitabile sarà poi lo scontro fra la limitata disponibilità numerica umana e la modernità tecnologica, che produrrà gravi danni mentali e fisici ai soldati. L'infermità mentale veniva considerata un'onta per la famiglia della vittima: era più dignitoso morire in battaglia che convivere con tale malattia. Questa concezione era anche rafforzata al seguito del consolidamento delle teorie del dottor Lombroso che affermava che i soldati che finivano in manicomio non era a causa degli orrori vissuti, bensì per propria personale predisposizione allo sviluppo di tale infermità. Inoltre, le condizioni di guerra erano talmente tragiche che molti soldati praticavano dell'autolesionismo al fine di poter evadere momentaneamente dalla triste realtà. Una forma di trauma molto ricorrente era lo "shock da bomba", disturbo da stress post-traumatico riportato da molti soldati ed ufficiali durante la prima guerra mondiale. Lo shell shock in inglese poteva manifestarsi in modalità ed intensità differenti, nelle cartelle cliniche i sintomi potevano essere descritti come «esaltamento maniaco», «eccitamento psicomotorio», «accesso confusionale», «confusione allucinatoria», «confusione mentale» e «delirio sensoriale», «tremori irrefrenabili», «ipersensibilità al rumore», «uomini inespressivi, che volgono intorno a sé lo sguardo come uccelli chiusi in gabbia» o che «mangiano quello che capita, cenere, immondizia, terra» e variavano inoltre dalla diarrea incontrollabile all'ansia implacabile, da tic isterici a crampi allo stomaco.
Fortunatamente, non tutti gli psichiatri la pensavano come Lombroso: una figura rilevante fu quella del neurologo Gaetano Boschi. Questi durante il primo conflitto mondiale studiò la sintomatologia della nevrosi traumatica causata dalla guerra distinguendola dalla nevrosi traumatica generica. Con il termine nevrosi si indicano tutte le malattie organiche traumatiche del sistema nervoso, in conseguenza di un trauma fisico o dell'avvertimento di questo. Inoltre, riteneva che l'ospedalizzazione degli individui con lievi disturbi nei manicomi non li aiutasse nella guarigione: anzi, ciò li portava a peggiorare. Decise quindi di istituire strutture specializzate (lontane dai luoghi di guerra) per la cura di questi soggetti. Per curare i pazienti, si avvaleva spesso di elettroterapia e psicofarmaci.
La figura femminile nel periodo di guerra
Si è da sempre studiato in passato il periodo fra le due guerre, esaltando figure-simbolo maschili quali i soldati che partivano in battaglia in onore della propria patria. La donna è invece sempre stata esclusa, benché abbia avuto un ruolo di grande importanza. Le uniche figure femminili che venivano ricordate erano quelle impiegate nel mondo dell'arte come simboli della vittoria in guerra (ad esempio, "La libertà che guida il popolo" di Delacroix) oppure nella classica stereotipizzazione della donna triste che aspetta il rientro del marito a casa dal conflitto. Ci sono voluti parecchi decenni prima di venire a conoscenza dell'importanza che la donna ha avuto durante il periodo di guerra. Il miglioramento della qualità della vita registrato negli anni '60 accompagna alcune evoluzioni di pensiero: le donne, con una nuova consapevolezza di sé, chiedono maggiore libertà e riconoscimenti adeguati al ruolo che svolgono nella società. I cambiamenti però, sono lenti, ostacolati da una società molto tradizionalista e non ancora pronta ad accettare alcune radicali trasformazioni, soprattutto quelle di genere. Gli anni '80 invece furono il decennio della caduta delle ideologie e dell'affermazione delle idee che avevano imparato dal '68 in poi, a favore di una visione concreta e utilitaristica della vita. Il panorama internazionale storico-sociale fu caratterizzato da una serie di eventi importanti, che ebbero un influsso determinante nel settore della moda, specchio sociale per antonomasia.
Si è inoltre sviluppata la storia di genere, che si afferma come materia autonoma della ricerca storica negli anni settanta del Novecento, seguito alla diffusione delle tematiche nate nel movimento femminista. I primissimi studi riguardano le vite di donne celebri nella storia del femminismo. Attualmente la ricerca è molto più generalizzata e riguarda l'impianto culturale sociale dei generi maschile e femminile e i loro mutamenti nella storia. La disciplina nacque dalla volontà di non disperdere le esperienze femminili, spesso condannate all'oblio dalla storiografia ufficiale. Si sviluppa anche la storia culturale, ossia uno specifico metodo di ricerca storica sviluppatosi nel corso del diciannovesimo e ventesimo secolo. Rappresenta uno dei filoni più importanti della storia tradizionale. La storia culturale si caratterizza per un'attenzione particolare verso fattori culturali quali la mentalità, le credenze, le pratiche e le usanze.
Gli aspetti più importanti da tenere in considerazione per ciò che riguarda la donna nel periodo di guerra sono i seguenti:
- Mobilitazione: con l'accendersi del conflitto e richiamo della popolazione maschile in età da lavoro a doveri di guerra, le esigenze di fabbriche e uffici, ma anche le necessità delle famiglie, portarono ad un incremento del numero delle donne nelle attività lavorative al di fuori delle mura domestiche. In particolar modo, nei territori della Francia, dell'Inghilterra (in cui i sindacati gestiscono l'entrata delle donne nelle fabbriche, vengono fatti firmare a queste ultime delle clausole in cui viene detto che una volta finita la guerra gli uomini avrebbero ripreso il loro posto e sarebbero ritornate alla vita solita) e della Germania (in questo caso, l'entrata in fabbrica delle donne è gestita dal governo stesso).
- Importanti inoltre da citare, sono i cosiddetti "battaglioni della morte": locuzione generica utilizzata per designare una serie di unità militari da combattimento, erano state create dal governo provvisorio Russo con personale interamente femminile. Una delle figure più importanti in questo battaglione, fu M. Bockarëva (una contadina che ricevette diverse onorificenze venendo anche promossa poi come sottufficiale nel suo battaglione).
- Quotidiano in guerra (condizione della donna nel periodo di guerra): La condizione più prevalente nelle donne in questo periodo è la solitudine e la preoccupazione per i propri figli o per il proprio marito, che si trovano al fronte. Tuttavia, in questo periodo la donna acquista maggiori libertà: ad esempio, col fatto che andasse a lavorare in fabbrica ciò comportava il rientrare tardi dal lavoro da sola (cosa per i tempi impensabile). Inoltre, quest'ultima iniziò a utilizzare la bicicletta che offriva una inedita libertà di movimento (ritenuta inizialmente una cosa quasi scandalosa).
- Impegno politico: le organizzazioni femminili con l'entrata in guerra si sfaldano perché avevano una trama internazionalistica e quindi durante questo periodo, questa tipologia di legami viene meno. La parola d'ordine che in quel periodo assumeva il movimento femminile era quella di sostenere il paese in guerra. Si mettono così da parte quelle richieste fondamentali per le quali erano nati i movimenti femministi. Importante figura femminista del tempo fu senza dubbio Clara Zetkin. Fu esponente socialista e combattente per i diritti delle donne. Visse battendosi per l'emancipazione femminile e teorizzò la liberazione delle donne dalla sudditanza maschile come parte fondamentale dell'emancipazione del proletariato.
- Ricadute della guerra:
- Aspetti positivi: si introducono vestiti maggiormente comodi e pratici quali il reggiseno e i pantaloni. Visto e considerato che la donna ormai non stava più semplicemente in casa ad occuparsi della famiglia.
- Aspetti negativi: si verifica una forte diminuzione della natalità, tanto che in Francia e Italia si applicano delle dottrine pro natalità. Vi sono state poi grandi perdite umane.
Il fronte interno
I popoli europei accolsero il conflitto con grande entusiasmo in quanto l'ondata di contrasti internazionali aveva fatto sì che l'opinione pubblica concepisse la guerra come un fattore quasi liberatorio. L'idea della guerra come impresa rigeneratrice era stata coltivata da diversi settori europei influenzati dalla filosofia di Nietzsche. L'interesse per la guerra era particolarmente evidente nel ceto dirigente medio, poco sviluppato invece nella popolazione contadina. Ma a cosa si deve tutto questo interesse per la guerra? Intanto per il fatto che la popolazione aveva vissuto conflitti di breve durata e non mo...
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