TEORIA, STORIA E TECNICA DEL RESTAURO
“I romani ricostruivano, non restauravano, e la prova è che il latino non ha una parola
corrispondente alla nostra parola restauro, con il suo significato che le si attribuisce oggi.
Instaurare, reficere, renovare, non significano restaurare, ma ripristinare, fare di nuovo”
(Viollet-Le-Duc, Dictionnaire)
Instaurare in latino significa rinnovare, ripetere, riprendere o anche fabbricare e questo
darebbe ragione a Le-Duc, però in alcuni autori latini si chiarisce meglio il valore del termine
e così possiamo affermare che la teoria del restauro esisteva anche nella classicità.
La pratica del restauro si concretizza soprattutto in età greca (durante l’età di Pericle)
durante la quale si interviene su alcune preesistenze.
DIVISIONE DELLE EPOCHE
- Età classica Le fonti possono essere letterarie (Vitruvio, Plinio e Pausania) o
– Durante l’età classica si tratta più di conservazione
dirette che di restauro vero e
proprio.
Medioevo (in storia dalla Caduta dell’impero romano d’occidente del 472 d.C. –
- Romo
– alla scoperta dell’America del 1492)
augustolo destitutio in restauro si pone come
data d’inizio l’editto di Milano del 311-313 in cui Costantino, per l’impero
d.C.
d’occidente, e Licinio, per quello d’oriente, introducono il culto cristiano nel Pantheon,
e come data di fine il 1420 in cui inizia il rinascimento architettonico di Brunelleschi.
- Età Barocca (dal 1545, data del Concilio di Trento e inizio della controriforma, fino ai
primi decenni del XVIII Secolo)
Il restauro moderno parte con la rivoluzione francese perché la distruzione della rivoluzione
porta alla nascita della tutela del patrimonio artistico e lo stato avvia le prime forme di tutela
e restauro del territorio. Durante la I metà dell’800 in Francia nascono, quindi, le prime forme
di tutela stata stata che, conseguentemente, portano alla nascita delle prime figure di spicco
del restauro come Viollet-Le-Duc o Quartremère de Quincy. Dalla Francia il dibattito si
estende in tutta Europa, ma soprattutto in Inghilterra con le teorie contro la conservazione
di Ruskin, in Italia nel periodo post-unità e in Austria con Riegel.
Grande evento portatore di cambiamento, è stata la fine dei due conflitti mondiali che hanno
portato a un forte dibattito sulla ricostruzione delle città europee (soprattutto il dibattito nasce
in Italia, uno dei paesi più bombardato).
DIZIONARIO DEL RESTAURO
MONUMENTO: deriva da MONERE, cioè ricordare, ammonire. Il monumento è un oggetto
che si configura come testimonianza storica, artistica e architettonico-archeologica.
BENE CULTURALE: è un termine introdotto negli anni ’60 dopo che si capisce che la
definizione di monumento non è totalmente soddisfacente. Il bene culturale è infatti un bene
(con valore culturale, non economico) che costituisce testimonianza avente valore di civiltà
(Commisione Franceschini, 1964). il bene culturale è tutto ciò che rappresenta il
paesaggio. Questa definizione tutta italiana di Francesco Franceschini venne nel 1972
presa dall’ICOMOS, un organismo internazionale interno all’UNESCO, come definizione
internazione di bene culturale, cioè “quanto corrisponde all’idea di utilità e vantaggio dal
punto di vista relativo alla cultura”.
TUTELA: è l’insieme di quelle misure-normative di salvaguardia che hanno lo scopo di
salvaguardare i beni culturali. È un vero e proprio atto giurifico atto a proteggere
dall’eventualità di danni a oggetti o beni collettivi che, senza di esso, sarebbero esposti a
rischi.
CONSERVAZIONE: è il fine della tutela; cioè il mantenimento di un edificio in stato di
efficienza, ovvero in condizioni di essere usato e valorizzato culturalmente. La
conservazione è il risultato delle azioni impiegate nella ricerca delle funzioni appropriate e
compatibili con una struttura architettonica e/o urbana.
MANUTENZIONE: significa mantenere l’efficienza di un oggetto affinché l’oggetto si
conservi intatto; sono, cioè, tutte le operazioni che si fanno nelle parti NON strutturali
dell’edificio, cioè le finiture (non è il consolidamento).
CONSOLIDAMENTO: è la manutenzione delle parti strutturali dell’organismo architettonico;
cioè l’insieme di operazioni atte a migliorare le condizioni di consistenza (miglioramento e
non sostituzione).
RESTAURO: è un’operazione che si cerca di fare il meno possibile perché è la più
traumatico per l’oggetto, cioè si fa se si è proprio in una situazione critica. È l’atto
finalizzato a garantire la continuità temporale dell’opera d’arte.
VALORIZZAZIONE: è termine che indica quella serie di operazioni non necessariamente
materiali che hanno lo scopo di valorizzare un bene; cioè conferiscono valore all’oggetto in
maniera generalmente intesa come riconoscimento di pregi spesso non sufficientemente
considerati.
RIANIMAZIONE: in presenza di ruderi, di patrimonio archeologico, non sempre si può
rifunzionalizzare un luogo. L’operazione di rianimazione di un oggetto è la prima operazione
finalizzata a non far morire lo stesso; è un’operazione tendente alla conservazione con
l’utilizzazione di edifici o parti di essi come memoria di testimonianza storica.
RIFUNZIONALIZZAZIONE: è l’operazione finalizzata al trovare una funzione a un luogo per
lo svolgimento di funzioni originarie o altre compatibili con esso.
Altri termini:
- RIUSO
- RIVITALIZZAZIONE
- RIABILITAZIONE STRUTTURALE
- REINTEGRAZIONE
- INNOVAZIONE
Le operazioni CONTRO la conservazione:
- RIPRISTINO
- RISANAMENTO
- RISTRUTTURAZIONE (ha il solo fine di aumentare il valore di mercato)
- RECUPERO ETA’ CLASSICA
“I romani ricostruivano, non restauravano, e la prova è che il latino non ha una parola corrispondente alla
nostra parola restauro, con il suo significato che le si attribuisce oggi. Instaurare, reficere, renovare, non
restaurare, ma ripristinare, fare di nuovo”
significano
(Viollet-Le-Duc, Dictionnaire)
Instaurare in latino significa rinnovare, ripetere, riprendere o anche fabbricare e questo darebbe ragione a Le-
Duc, però in alcuni autori latini si chiarisce meglio il valore del termine e così possiamo affermare che la teoria
del restauro esisteva anche nella classicità.
La pratica del restauro si concretizza soprattutto in età greca (durante l’età di Pericle) durante la quale si
interviene su alcune preesistenze.
“Sibi monumenta instaurare” significa ricostruire un monumento per il proprio ricorco, così
Il alcuni casi
attribuendo all’opera d’arte già valore di monumento (in contraddizione con la teoria del Le-Duc). Analizzando
l’atto di rifare, ricostruire, rifabbricare, significa anche
invece il verbo Reficere si nota che oltre ad indicare
riparare, completare o restaurare, come testimoniato da Sallustio parlando delle mura di Atene: “Demosthenes
curator muris reficiendis fuit” e Cicerone che, a proposito di Cesare, afferma “eadem Iovis reficiendam curavit”.
Inoltre reficere può assumere anche il valore di rianimare, ristabilire nel senso moderno nostro di rivitalizzare,
valorizzare, ecc. Anche il verbo Renovare acquista il significato di rinnovare, restaurare come quello di far
rivivere, rievocare, come testimoniato da Virgilio che usa il verbo per indicare soprattutto la volontà di Renovare
memoriam della propria stirpe e dei luoghi legati al culto, cioè dei monumenti.
Per l’età classica le nostri fonti letterarie principali sono:
- VITRUVIO, DE ARCHITECTURA: in questo testo il riferimento al restauro non è molto chiaro perché
parla soprattutto di architettura nuova ma tratta anche il tema dell’aggiunta di un volume nuovo su una
preesistenza antica. Questo tema lo tratta nel caso eclatante del santuario di Demetra a Eleusi in cui
si rispetta l’antico naos e Vitruvio riconosce in questo caso un intervento di ampliamento e
ricostruzione rispettoso dei segni del passato.
- PLINIO, NATURALIS HISTORIA: in questo libro Plinio affronta varie questioni sui fenomeni naturali
tra cui quelli che possono intaccare l’architettura e le opere d’arte; lo stesso scienziato ci dà anche le
soluzioni per risolvere questi problemi, come, per esempio, individua varie tecniche per prevenire
come quella utilizzata da Apelle che, dopo aver finito le sue opere, le ricopriva con delle resine e
dell’acquaragia 1
e degli oli che aumentavano la durabilità.
- PAUSANIA, PERIEGESI: dopo un viaggio in Grecia descrive i monumenti, il loro stato di
di manutenzione fatti. Mette in luce anche l’aspetto per cui la pura
conservazione e gli interventi
conservazione, cioè senza intervento, è quella più usata per mantenere il grande valore di memoria
del rudere che connota il paesaggio in maniera molto distinta. Bisogna però sapere anche che
Pausania si concentra soprattutto sulle opere più antiche, come ad esempio per l’agorà di Atene
segnala la Tholos (monumento funebre) e il portico del re, tralasciando invece la stoà di Attalo(portici
e l’edificio ellenistico presso il tempio di Efesto.
pubblici che di solito circondavano le agorà)
Concezione di opera d’arte: mentre per noi l’opera d’arte è un’opera che assume valore per autenticità (oltre
che per valore artistico e per essere un documento), in epoca classica l’operà d’arte era individuata nella
1 Plinio sostiene che le invenzioni in fatto di prevenzione delle opere di Apelle giovarono anche tanti altri artisti ma
nessuno potè imitare la sua tecnica di porre dell’atramentum così leggero sulle opere finite che provocava un bianco
così luminoso che custodiva l’opera dalla polvere e dal sudiciume. Inoltre si hanno tracce di questi interventi di
manutenzione anche per Prassitele, che usava delle cere per la manutenzione di decorazioni ed edifici. Questa prassi
di Prassitele è confermata anche dall’uso che ne facevano i chalkurgoi (cioè i manutentori) per le opere del santuario
di Delo e per il tempio di Giove capitolino ad Arsinoe. Riguardo invece i restauri del tempio di Artemide ad Efeso,
Plinio fa notare che anche per il simulacro della dea si fecero dei restauri manutentivi.
technè (come individuato da BandinellI) per la rigorosa osservanza di alcune regole tecniche che diventavano
connotati dell’opera d’arte stessa, cioè:
La scelta dei migliori materiali dell’epoca
- La perfezione nell’esecuzione
-
- La durabilità nel tempo: proprio per questo requisito, nel caso in cui
l’opera si deteriorase si poteva attivare un procedimento manutentivo
o, nel caso in cui non fosse possibile, si sostituiva con una copia.
Questo succedeva per una questione puramente filosofica perché,
seguendo la filosofia di Platone e Aristotele, la vera opera d’arte era
imitativa poiché copia della natura e, quindi, sia l’originale che la
copia erano entrambe opere d’arte perché entrambe copie della Copia marmorea romana del Galata
natura. Ne sono esempio le copie rinvenute negli orti sallustiani del morente bronzeo di Epigono (230-
Galata morente e del Galata suicida che rappresentano le originali 220 a.C.) oggi conservata ai Musei
bronzee collocate a Pergamo nel tempio di Athena Polìas o le statue Capitolini.
di villa Adriana (Tivoli) e le numerose versioni del gruppo scultoreo di
Polifemo e Ulisse delle ville imperiali di Albano, Baia, Sperlonga e
Tivoli.
In architettura le esigenze, anche di tipo funzionale, portano a dei cambiamento; anche i templi in origine erano
imitazione della natura e dell’archetipo di casa ma pian piano vengono sostituiti con materiali migliori
con lo stile dell’epoca.
(il legno in marmo per esempio) e cambiano
In base per esempio a un aumento della popolazione si poteva modificare il tempo e/o persino radere al suolo
il vecchio edificio però conservandone la parte fondamentale, cioè il naos, che era la casa del dio in cui
risiedeva il simulacro.
La memoria storica non era invece sempre rispettata in epoca romana, perché i romani non si facevano
problemi a distruggere per imporre la propria cultura (DAMNATIO MEMORIAE) e accettavano la cultura degli
farlo. I romani optavano per il saccheggio dell’opera o la copia della stessa
altri popoli solo se faceva comodo
(che aveva lo stesso valore dell’originale), così come facevano per l’architettura. In epoca lcassica dopo la
distruzione si riutilizzavano i materiali (di solito come parti strutturali) e, a volte, gli edifici più antichi bisognava
ampliarli e ingrandirli utilizzando sia la copia dell’antico che aggiungendo parti con uno stile contemporaneo
(soprattutto nell’opus operandi; vedi l’utilizzo prima dell’opus incertum e poi dell’opus lateritium).
anche il restuaro urbano, ne è esempio l’intervento del Largo
I romani si approcciarono al restauro attraverso
sacro di torre argentina a Roma, o il consolidamento strutturale, il cui esempio più eclatante è quello di
consolidamento e restauro di Pompei negli anni successivi al terremoto del 62-63 d.C. che non venne
terminato per l’erusione del vesuvio del 79 d.C.
LA CONSERVAZIONE DELLA MEMORIA STORICA
(cioè l’ingresso all’acropoli): l’età di Pericle si
- Atene, i Propilei dopo la distruzione persiana, durante
decide di ricostruire l’acropoli e si ingaggiano
Ictino e Callicrate per la ricostruzione del
Partenone (mentre a Fidia si dà la parte
decorativa). Per i propilei invece il progetto viene
affidato a Mnesicles che, con un progetto
totalmente nuovo, mantiene la memoria storia
della preesistenza e aggiunge a ciò che è antico
due locali laterali in cui stanzia la nuova
biblioteca e la nuova pinacoteca. (figura a lato)
- Eleusi (20 km da Atene), Santuario di Demetra
– Telesterio (ne parla anche Vitruvio): in pianta ci sono le sei versioni del santuario che venne
ricostruito varie volte per un aumento della popolazione locale però mantenendo la cella che è sempre
la stessa in tutte le versioni e conservando sempre la stessa statua della dea. La penultima versione
è stata fatta da Ictino.
-
“A Eleusi la grandiosa cella di Demetra e Kora fu allargata da
Iktinos per le cerimonie dei misteri e coperta su un colonnato
interno di ordine dorico e senza pteron esterno”
Vitruvio
- Didima (Turchia, vicino a Mileto), tempio di Apollo:
già in età arcaica c’era un tempio dedicato ad Apollo che
era in antis e inserito in un contesto particolare, cioè nei
pressi di una fonte sacra e circondato da un bosco di
alloro. Quando la comunità di Didima aumentò, si
ingrandì il tempio e per farlo si chiamo Dafni da Mileto
(concittadino di Ippodamo) che costruì un grande
tempio decastilo diptero e all’interno della cella c’era un
altro piccolo tempio che era quello arcaico. Dafni inoltre
costruisce attorno al tempio primitivo il nuovo tempio per
palesare la memoria storica, tant’è che crea una pseudo
cella senza tetto per non costruire sopra il bosco, quest’ultimo che rimane dentro il tempio. Così Dafni
conserva la memoria storica ma inventando una nuova architettura.
questo tempio presenta diversi interventi di restauro e un’ultima
- Locri Epizefiri, Tempio di Marasà:
fase costruttiva prima della distruzione per la costruzione ex novo. Inizialmente era un edificio arcaico
a pianta allungata con un filare di sostegni al centro della cella lungo l’asse maggiore e il tetto piano
con epistilio in legno. Nella seconda fase fu aggiunto l’adyton modificando così il fondo del naos e
consolidando però l’edificio. Nella terza fase di ampliamento e modifica invece si aggiunge la peristasi
ingrandendo l’edificio con lo scopo di proteggere racchiundendo in sé il
(in un tempio a sola cella)
naos, così palesando ancora di più l’importanza del naos come fulcro di tutto l’edificio.
- Sardis (Turchia), tempio ellenistico alla divinità autoctona: quando i romani conquistano Sardis
(vicino Pergamo) attuano una sorta di damnatio memoriae contro i culti locali, cioè conservano
l’architettura ma la dedicano a una divinità romana. In questo caso, ancora più eclatante, dedicano il
tempio al culto dell’imperatore Antonino e dell’imperatrice Faustina dividendo il tempio in due parti. In
questo caso la damnatio memoriae è solo dal punto di vista concettuale e simbolico.
- Baalbek, ricostruzione romana sotto Adriano: Con la conquista della Siria, Adriano per far vedere
la presenza romana costruisce monumenti nuovi a sostituzione degli antichi e in parte così conserva
la memoria storica del luogo, come per esempio per gli altari del santuario di Giove Eliopolitano in cui
conserva la originaria forma del nucleo liturgico costituita da un paio di altari sacrificali a forma di torre
nel centro di una grande corte coperta all’interno di un complesso ricostruito su linee classiche.
IL RIUSO DEI MATERIALI E DEGLI EDIFICI PIÙ ANTICHI
- Efeso, Teatro: con questo esempio si
confermano le fonti letterarie che ci dicono che
quando i romani conquistarono Efeso, la
popolazione aumentò e si iniziarono ad ampliare
gli edifici tra cui il teatro. Nel vecchio teatro la
pedana scenica non aveva uno sfondo come da
tradizione greca che era, inoltre, scavato
all’interno della collina; con la ricostruzione
romana si lascia la cavea antica ma si
aggiungono altre due cavee (la media e la
summa) e in più adeguano il gusto greco a quello<
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