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Appunti relativi alla materia di pianificazione fiscali, da me elaborati, integrati anche agli esempi fatti in classe dal professore, incluso anche l'esempio della Bosh basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Cremona dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Pianificazione fiscale docente Prof. M. Cremona

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ESTRATTO DOCUMENTO

ai sensi dell'articolo 86, commi 1, 2 e 3, relativamente ad azioni o quote di

partecipazioni in societa' ed enti…

2. Dividendi = esclusi per il 95%

TUIR. 3 blocchi: 1. Componenti positivi (85-91) 2.Rimanenze(92-93-94) 3.Componenti

negativi(95-104)

 Titolo II, Cap II, Art 95 = intendo dare un bonus ai miei dipendenti.

 Art.92 = decido di valutare le RIM=0, dal punto di vista fiscale non lo posso fare: la

valutazione delle rimanenze finali dei beni e' effettuata secondo il metodo della media

ponderata o del "primo entrato primo uscito". Se valuto le RIM=0, devo fare una

variazione in aumento.

 Amministratore di una società che vuole sponsorizzare una squadra= titolo II, art 108.

Faccio un contratto quinquennale, dove il primo anno do alla squadra 1 milione e negli

altri anni 100mila. Il costo è deducibile. Ma quando? Dipende. Se è un contratto

singolo(ripartisco il costo su 5 esercizi, competenza), se ho un contratto annuale con

rinnovo(il costo è deducibile per l’importo annuale). Il costo concorrerà quando si

verificherà l’esistenza e la determinabilità del costo, certezza dell’anno e del quantum.

 Una società ha una perdita e fa un accontonamento,questa non è deducibile, perché

non è certo né l’ammontare né il quantum. Cosa dovrò fare? Devo fare una variazione in

aumento e siccome ho una differenza temporale avrò imposte differite(pago in via

anticipata). La società potrebbe essere in perdita civilistica e avere un imponibile fiscale

alto? Civilisticamente avrà una perdita a causa dell’accontonamento molto alto ma dal

punto di vista fiscale, la perdita non viene considerata. Io, accantono all’ anno N la

perdita a la inserisco in CE, ma questa viene accertata all’ anno N+5. È deducibilie? Si,

perché la perdita anche se nell’anno N+5 non è in C.E, è già transitata (in C.E)nell’ anno

N.  3 oggettivi: competenza, certezza e determinabilità.

Art. 109=Norme generali sui componenti del reddito d'impresa=i ricavi, le spese e gli altri

componenti positivi e negativi, per i quali le precedenti norme della presente Sezione non

dispongono diversamente, concorrono a formare il reddito nell'esercizio di competenza; tuttavia

i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell'esercizio di competenza non sia ancora certa

l'esistenza o determinabile in modo obiettivo l'ammontare concorrono a formarlo nell'esercizio

in cui si verificano tali condizioni.

 Un costo o una spesa devo essere imputati al C.E per essere dedotti, quindi se ho dei

ricavi e dei costi in nero, i ricavi saranno sempre imponibili e costi non possono essere

dedotti perché non imputati al C.E.

Lezione

Bosch produce e vende in diversi paesi che possono essere gli stessi paesi in cui produce, o

paesi differenti rispetto a quelli di produzione e rispetto a quelli in cui vi è il centro decisionale.

Master file(compete alla capogruppo) e local documentation(competono a tutte le altre società

appartanenti al gruppo),sono dei documenti, e il vantaggio ad averli è quello di evitare le

sanzioni amministrative perché rappresentano un onere che rimane a carico del gruppo(è un

costo aggiuntivo). Art.110.comma.7= l’amministrazione finanziaria può rettificare il valore

normale in aumento del reddito. La rettifica in diminuizione del reddito può avvenire solo se

passa tramite le autorità compenti (tramite l’applicazione dei trattati internazionali o della

direttiva UE dei prezzi di trasferimento) ->Il contribuente che sbaglia può amentare il reddito

ma non può abbassarlo, perché tale procedimento deve passare tramite tramite l’applicazione

dei trattati internazionali o della direttiva. Esp: immaginiamo un bene che viene prodotto in

Polonia e viene venduto in Italia. Abbiamo 2 flussi: flusso fisico (Polonia->camion->Italia) e

flusso di fatturazione. Dal punto di vista della proprietà: il bene che viene prodotto in Polonia

viene fatturato alla società tedesca(bosh) che lo fattura alla stabile organizzazione

italiana(bosh) e poi questa lo vende alla Fiat. Il prodotto costa 100 e viene venduto a 200 alla

Fiat. Questo 100 di magine a chi viene attribuito? Il bene costa 100 e viene venduto dalla bosh

polonia alla bosh tedesca, useranno il metodo del costo maggiorato applicando un mark up del

10%. Viene venduto a 110 alla società tedesca. Viene riconosciuto un margine di 10 alla società

polacca. Successivamente viene venduto dalla bosh(tedesca) alla società italiana(bosh) che

vende alla Fiat per 200. Quanto la società tedesca(bosh) fattura alla società italiana(bosh)?

Prende 200 e lascia un margine di guadagno(alla bosh italia) del 10%= 180. La maggior fetta del

margine viene presa dalla casa madre tedesca. Viene riconosciuto un margine di 70 alla società

tedesca e 20 alla società italiana. Esp: ipotizziamo il costo di produzione(bosh polonia) 100 +

mark up 10%->prezzo di vendita alla (bosh)germania 110-> vendita dal distributore (bosh italia)

alla Fiat 200 e mark up attribuito al distributore del 10%(di 200= 20). Da 110 a 180 è il margine

che si tiene la germania per remunerare la propria attività di sviluppo, tecnologia, ecc.. Esp2: l'

attività di produzione svolta in polonia pur essendo coordinata dalla germania, è poco efficiente

e ha un costo di 180. La società polacca produce a 180 e le viene riconosciuto un mark up

10%(di 180=18) e vende a 198 alla società tedesca,la quale poi vende alla società italiana(bosh)

che vende alla Fiat a 200(prezzo finale).-> A che prezzo dovrà vendere la società tedesca alla

società italiana ? 200-20% di margine =180. La società tedesca vende ciò che ha pagato 198 a

180(=perchè 200 è il prezzo finale meno il mark up del 10% riconosciuto al distributore) alla

società italiana, ci perde 18. → Chi deve sopportare la perdita? La Germania perchè il processo

decisionale (l'attività principale) viene decisa interamente dalla casa madre (non perde né il

produttore nè il consumatore). --->Come facciamo a confrontare la redditività della società che

distribuisce prodotti in Italia (in questo caso la società bosh italiana che distribuisce alla Fiat)?

Andiamo a prendere un settore e una società di distribuzione che sia una società non

competitors ma comparabile[pricipio della comparabilità] e andiamo ad analizzare quanto devo

remunerarla. La remunerazione data al nostro produttore è anche correlata ai rischi che

assume. Parto dal prezzo di vendita e tolgo lo sconto. Quanto è questo sconto ? Prendo la

redditività media di una società che fa le stesse cose in Italia.

1. Faccio un'analisi funzionale: analizzo chi fa che cosa, quali rischi vado a correre e quindi

saprò chi andare a remunerare.

2. Determinabilità del mark up: analisi di comparabilità

3. Costo maggiorato: tot costi + mark up

4. Metodo del prezzo di vendita: al contrario, parto dalle vendite e tolgo lo sconto

Metodo reddituale- ripartizione dei profitti globali: parto da un profitto globale di 20, fatto da

tutte le transazione del gruppo e poi lo ripartisco in base alle attività svolte dalle diverse società

(ad esempio, bosh lascia tutti i profitti in germania non per una questione fiscale ). Ma ad

esempio se le funzioni chiave fossero localizzatre in un paradiso fiscale, per lasciare i profitti li,

devo dimostrarlo tramite un'analisi funzionale(se non lo dimostro posso avere sanzioni che

vanno dal 100 al 200%).

METODO DEL CUP=è il metodo concettualmente preferibile per verificare l’adeguatezza dei

prezzi intercompany applicati. Il metodo CUP (confronto del prezzo), confronta infatti il prezzo

dei beni o servizi(che siano allo stesso grado di commercializzazione(art9) che avvengano nell

stesso lugo) in una transazione fra imprese del Gruppo con il prezzo degli stessi beni o servizi in

una transazione fra imprese indipendenti. Il problema è che difficile da confrontare.

Il metodo perde la sua validità come sostituto delle transazioni di libera concorrenza nel caso in

cui non sia possibile confrontare tutte le caratteristiche di queste transazioni sul libero mercato,

caratteristiche che incidono in modo significativo sul prezzo stabilito tra le imprese

indipendenti. Una transazione comparabile indipendente si definisce ESTERNA quando avviene

tra due imprese del tutto estranee al Gruppo, oppure INTERNA quando interessa un’impresa

del Gruppo ed un’impresa indipendente. Un CUP interno in vendita implica che il prezzo

applicato su vendite effettuate a società del Gruppo è uguale al prezzo applicato nei confronti

di acquirenti terzi indipendenti. Un CUP esterno implica che il prezzo applicato su vendite

effettuate tra soggetti indipendenti è uguale al prezzo applicato infragruppo:

Un CUP interno in acquisto implica che il prezzo pagato su acquisti effettuati presso società del

Gruppo è uguale al prezzo pagato nei confronti di fornitori terzi indipendenti.

Lezione

Il problema è: devo rispettare tutte le norme ma anche lo spirito della norma? Tutto ciò che

non è scritto è lecito? Devo rispettare solo ciò che la norma disciplina? Se scopro un boco nella

norma, il mio comportamento è lecito?

L’art. 37 bis del DPR 600/1973(ormai superato)= “disposizioni antielusive”,paradolssamente,

faceva riferimento a norme che tutelavano il contribuente perché disciplinavano i casi in cui

l’amministrazione poteva contestare un’eventuale elusione; in modo tale da evitare che l’

amministrazione utilizzasse l’oggetto dell’elusione in modo scorretto contro il contribuente.

 Comma.1.sono inopponibili all'amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi

,anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o

divieti previsti dall'ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi,

altrimenti indebiti. = l’amm finanziari può disconoscere quelle che sono le conseguenze

fiscali di taluni atti, fatti e negozi(usa il plurale perché per essere considerato

antielusivo, dovevi porre in essere tante operazioni collegate tra loro in modo da

ottenere un vantaggio fiscale). Esp: una fusione è eluisiva, se posta in essere non per un

vantaggio economico ma per uno fiscale. Ai fini fiscali il contratto è nullo. L’operazione

mantiene la sua validità(ambito civile,) è solo nell’ambito tributario che l’ operazione

non ha valore. Esempio, se pongo in essere una fusione per dimezzare il costo del

colleggio sindacale, questo è considerato un vantaggio ai fini economici,però lo devo

dimostrare. L’amm finanziari disconosce i vantaggi tributari, ovvero quell’eccedenza che

ha portato a un risparmio. Risparmio(inteso)= se avessi utilizzato un’altra alternativa

avrei pagato 1 milione d’imposte, seguendo queste altre alternative ne pago 800. Il

vantaggio tributario è di 200.

 Comma.3.Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano a condizione che, nell'ambito del

comportamento di cui al comma 2, siano utilizzate una o più operazioni ivi elecate=

abbiamo una lista delle operazioni che possono essere considerate elusive. Tuttavia

pongo in essere un’operazione elusiva che non rientra nell’elenco, se non ci fosse

questo comma l’operazione non rientrerebbe nell’art37. L’applicazione del comma 3

restringe l’ambito di applicazione solo in presenza di alcuni casi.

Bisogna individuare il soggetto che compie l’operazione elusiva = società che possiede un

immobile, costiuita da persona fisica. Vi è un soggetto che vuole comprare l’immobile; se la

cessione dell’immobile avviene tramite la società ci sarà un capital gain, si pagheranno le

imposte, poi ci sarà la distribuzione dei dividendi(imponibile) e poi la persona fisica pagherà

ulteriolmente le imposte in base al reddito percepito. Ma se la persona fisica cede la società

pagherà le imposte sul capital gain delle partecipazioni che potranno essere inferiori rispetto al

doppio pagamento d’imposte. L’immobile è all’interno della società, faccio una scissione(scindo

la parte industriale da quella immob) e poi vendo la società. È elusivo. Io sono l’amministratore

della società e mio zio è l’azionista e vuole la scissione. Mio zio vende le azioni della società

scissa anche se è l’amministratore ad effettuare la scissione. L’elusore è l’azionista perché è

l’architetto di tutta l’operazione e ha un risparmio d’imposta; mentre l’amministratore ha solo

eseguito gli ordini.

 Art.37-bis.Disposizioni antielusive=nella norma italiana, il contribuente deve attenersi a

un principo generale antielusivo anche se è non è scritto in nessuna norma (Cassazione).

Il contribuente non può porre in essere operazioni finalizzate a un conseguimento di

vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna

specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un

risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino

l’operazione = cioè se il contribuente pone in essere un’operazione che ha come

obiettivo quello di ottenere un vantaggio fiscale e non economico, saremmo di fronte

non ad una operazione di elusione (disciplinata art37bis) ma di fronte all’abuso di

diritto(violi l’art 53 della Cost).

Lezione C

 Art.10-bis dello statuto del contribuenti(sostituisce il 37bis)= Abuso del dirtitto= onfigurano

abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto

formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali

operazioni non sono opponibili all'amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi

determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto

versato dal contribuente per effetto di dette operazioni. Ai fini del comma 1 si considerano,

operazioni prive di sostanza economica: i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati,

inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. Sono indici di mancanza di

sostanza economica, in particolare, la non coerenza della qualificazione delle singole

operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e la non conformità dell'utilizzo degli

strumenti giuridici a normali logiche di mercato. Si considerano : vantaggi fiscali indebiti i

benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i

principi dell'ordinamento tributario. Comma 3: Non si considerano abusive, in ogni caso, le

operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine

organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o

funzionale dell'impresa ovvero dell'attività professionale del contribuente. (Nb: l’art 37 bis al

comma 3 si applicava ad una lista di operazioni). Comm4.Resta ferma la libertà di scelta del

contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge e tra operazioni comportanti un

diverso carico fiscale.

1.Differenza: lo statutto del contribuente si applica a tutte le imposte (quindi anche all’art10bis)

mentre l’art 37bis poiché era collocato nelle disposizioni relative all’accertamento, si applicava

prevalentemente alle imposte dirette (reddito d’impresa) però vi era il dubbio che si applicasse

anche alle imposte di registro, di donazione, l’IVA.

2. All’art 10-bis(a differenza dell’art37-bis) vi è una fusione tra le norme antielusive e abuso del

diritto.

3.A differenza dell’art37 che vi è un elenco di operazioni, l’art 10-bis si applica a tutto(vi è

un’applicabilità più ampia).

4.L’art 10bis si applica anche alla singola operazione (elusiva o abuso del diritto) però rimane la

libertà imprenditoriale(riferito al comma4). Ad esempio, il contribuente può scegliere se

utilizzare o il consolidato mondiale o nazionale. Scegliere tra operazioni che hanno un diverso

carico fiscale, ad esempio scegliere se emettere o un’ aumento di cap sociale o conferimento o

prestito obbligazionario.

5. Le operazioni sono elusive o sono un abuso del diritto se sono prive di sostanza economica=

rispetto formale delle norme fiscali però realizzate essenzialmete vantaggi fiscali.

Essenzialmente= singole o complesse operazioni il cui scopo principale è quello di ottenere

vantaggi fiscali e non un vantaggio economico. Tali operazioni non sono opponibili

all'amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base

delle norme e dei principi elusi. In questo caso vengono messe in discussione le conseguenze

tributarie ma non quelle societarie (definizione presa dall’art37bis). Il vantaggio è differenziale

tra quello che ho pagato e quello che avrei dovuto pagare. Il 37bis poggia sull’esistenza

dell’aggiramento delle norme e dei vantaggi fiscali che il contribuente vuole ottenere.

6. Si considerano, operazioni prive di sostanza economica: i fatti, gli atti e i contratti, anche tra

loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali=operazione o

serie di operazioni che hanno come obiettivo quello di ottenere vantaggi fiscali; perché se

producessero effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali, l’operzione assume sostanza

economica.

7. Sono indici di mancanza di sostanza economica, la non coerenza della qualificazione delle

singole operazioni con il fondamento giuridico-> vuol dire che non c’è corenza tra quelli che

sono gli obiettivi e le singole operazioni. <Hai utilizzato degli strumenti giuridici in modo distorto

da quella che è una normale logica di mercato>.

8. VANTAGGI FISCALI=indebiti i benefici, anche non immediati[non sono immediatamente

percepibili e misurabili->l’amm ha un vantaggio rispetto al contribuente quello di fare una

verifica a distanza di anni, quindi è in grado di capire se certi benefici si sono verificati(l’amm si

pone di analizzare la situazione in un momento diverso rispetto a quello del contribuente)],

realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell'ordinamento

tributario.

9. Non si considerano abusive, le operazioni giustificate da valide ragioni[valide motivazioni]

extrafiscali e non marginali(esp:faccio un’operazione che mi comporta un vantaggio

tributario di 200 e la motivazione extrafiscale mi comporta un vantaggio di 50), anche di

ordine organizzativo o gestionale(esp:non vado d’accordo con il mio socio e faccio una scissione),

che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell'impresa ovvero

dell'attività professionale del contribuente.

->il problema è che l’amm e contribuente si pongono su due piani temporali diversi. Se il

contribuente fa un’operazione che comporta un cambiamento nell’asset gestionale-

organizzativo dell’azienda e ciò comporta anche dei benefici fiscali; se successivamente il

mercato muta e la modifica organizzativa si rivela un flop, il contribuente otterebbe solo un

vantaggio tributario, la verifica ex post dell’amm potrebbe andare contro il contribuente[nelle

altre giurisdizioni, amm e contribuente si pongono sullo stesso piano temporale]

10. Prima di emettere un’avviso di accertamento(che deve contenere, a pena di nullita, le

situazioni di fatto e le ragioni giuridiche su cui poggia la pretesa tributaria. L'amministrazione

rimane, inoltre, vincolata alla motivazione indicata nell'atto, ossia non puo modificare tale

motivazione in corso di causa) vi deve essere un preventivo contradditorio con l’amm

finanziaria(Cassazione). Prima di un’ eventuale fase pre- contenzioso, al contribuente è dato

l’opportunità di porre in essere un interpello in cui descrive la propria operazione e chiede se

tale operazione può costituire abuso di diritto.

11. È l’amm finan che ha l’onere di dimostrare la sussistenza della condotta abusiva che non è

rilevabile d’ufficio. Deve essere contestata dall’inizio prima dei gradi di giudizio , deve indicare il

motivo e quale sarebbe stata l’operazione da porre in essere che necessariamente doveva

portare agli stessi risultati. Viceversa, tocca al contribuente dimostrare le ragioni extra fiscali.

12. Quando si pone un disegno elusivo, vi possono essere più soggetti coninvolti. Il soggetto

destinatario delle norme antielusive che è chiamato a pagare le imposte, qualora altri soggetti

hanno già pagato in parte le imposte relative alla stessa operazione, può chiederne il rimborso.

Esp: Ho un immobile che appartiene alla società.Voglio venderlo. Faccio una scissione e vendo le

partecipazioni. Il disegno elusivo è stato posto in essere dalla persona fisica mentre la società

avrebbe dovuto pagare le imposte. L’ amm va a colpire, di solito, la società perché sostiene che

avrebbe dovuto pagare le imposte a seguito della vendita delle partecipazioni(non considero la

scissione). Ma se l’operazione è stata posta dal contribuente che ha pagato più imposte rispetto

a quante doveva pagarne sul capital gain e viene riclassificata come elusiva, l’avviso di

accertamento arriva sulla società che vengono pagate dalla società e il contribuente può

chiederne il rimborso.

Si era posto il problema di come si rapportasse la norma generale antielusiva rispetto le norme

antielusive specifiche.Esp: nella scissione della società abbiamo una limitazione del riporto delle

perdite. Il problema è andare a capire come si rapporta la norma antielusiva specifica del

riporto delle perdite con la norma generale. Abbiamo una società solida, l’imprenditore decide

di fare una holding(indebitata vs le banche) e poi dopo 2 anni le fonde. Alla fine, tutti i soldi

nella società target fluiscono nella holding che ripaga tutti i debiti. L’operazione è stata fatta

per non pagare le imposte sui dividendi e per dedurre gli interessi passivi che sono deducibili per

la norma specifica antielusiva ma che secondo la la norma generale non lo sono. L’ amm

finanziaria sostiene che dopo aver superato le norme antielusive specifiche rimane comunque la

norma generale.

Lezione

Nella precedente normativa, le operazioni straordaniarie costituivano eventi tassabili; ciò

limitava gli imprenditori nei loro progetti di ristrutturazione e riorganizzazione. Il legislatore è

intervenuto tramite 2 principi: il Principio della Neutralità= qualsiasi operazione straordinaria

dal punto di vista fiscale è neutra, quindi l’ operazione straordinaria non costituisce presupposto

impositivo e il Princio della Continuità dei Valori Fiscali= le operazioni fiscali non danno nessun

vantaggio fiscale all’imprenditore che li pone in essere. Il legislatore non le penalizza e non le

aggevola. Parliamo di 4 operazioni: trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimento di azienda.

Rimane fuori dall’elenco la cessione d’azienda perché è un’operazione realizzativa.

NEUTRALITÀ= l’operazione non costituisce matera imponibile. CONTINUITÀ DI VALORE= esp:

società A possiede un immobile che cede alla società B = l’ immob è iscritto nel suo bilancio. Per

determinare il valore, vedo il suo costo storico= 100. Vedo gli ammortamenti fatti negli anni e il

loro valore complessivo raffigurato nel F.do Amm=30 -> Valore netto contabile=100-30=70.( Il

valore netto contabile potrebbe non coincidere con il valore fiscale quando ad esempio

potremmo avere una svalutazione). Svaluto l’immobile di 50. Il valore fiscalmente riconosciuto è

70 mentre il valore netto contabile è 20. La svalutazione non andrà nel C.E perché devo fare un

bilancio secondo i corretti principi contabili; inoltre la svalutazione(costo) non è fiscalmente

riconosciuta e farò una variazione di aumento. Se ammortizzo ogni anno a un valore di 5,

contabilmente posso ammortizzare per altri 4 anni mentre fiscalmente per altri 10 anni ->A che

prezzo vendo l’immobile? Lo vendo a 30. Contabilmente ho una plusvalenza di 30-20=10.

Fiscalmente ho una minusvalenza 70-30=40. -> Chi compra questo immobile che prezzo paga?

30. ->Gli ammortamenti su che valore li effettuerà? Su 30 sia contabilmente che fiscalmente. Chi

acquista iscrive per 30 e incomincerà ad ammortizzare su quel valore.

Cessione d’azienda: Macchinari=100 con F.do Ammortamento= 30 [valore netto fiscale e

contabile =70];Brevetti= 40 ammortizzati per 10 [valore netto fiscale e contabile =30];

Crediti=70 e svalutati per 5-> [Netto= 65] e Debiti = 80. Valore Netto dell’ Azienda= Att-Pass=

85. ->A che prezzo vende l’azienda? Ad prezzo che tenga conto anche del valore

dell’avviamento, ad esempio di 100. Art 86. Plusvalenze patrimoniali= Concorrono alla

formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso il valore di avviamento,

realizzate unitariamente (vado a prendere l’ultimo valore fiscalmete riconosciuto che è di 85 e

lo confronto con il prezzo 100. Quando cedo l’azienda ho una plusvalenza di 15. La determino

unitariamente perché non vado a vedere se questa plusvalenza deriva o meno da un maggiore

o minore valore dei macchinari, brevetti, crediti e debiti. ->Per me, acquirente, quando riapro i

libri contabili che valori prendo? Prendo 70, 30, 65 e debiti per 80 e iscrivo un avviamento(non

contabilizzato) per 15 e utilizzerò questi valori come base per nuovi ammortamenti) mediante

cessione a titolo oneroso. –Assimila la cessione d’azienza alla cessione di un immobile qualsiasi-

Pago le imposte sul valore di 15. È un’operazione che produce un carico fiscale su chi cede

perché realizza una plusvalenza mentre èun vantaggio per l’acquirente perché potrà

ammortizzare in futuro l’avviamento. Ha un costo deducibile. OPERAZIONE REALIZZATIVA.

Dal punto di vista contabile l’avviamento ce l’ho iscritto e lo posso ammortizzare ma non pago

le imposte perché ho la neutralità. Dal punto di vista fiscale non sarà riconosciuto perché ho la

continuità dei valori (prima non ce l’avevo iscritto), quindi non te lo tasso ma neanche te lo

riconosco.

Macchinari=100 con F.do Ammortamento=20. Netto=80. Chiamo il perito che mi dice che il bene

vale 90. Nella società B iscrivocontabilmete il bene a 90. Fiscalmente quando faccio gli

ammortamenti parto da 100 perché è come se il conferimento non fosse mai avvenuto ma

posso ancora ammortizzare 80 ma non 90 perché ho continuità.

I macchinari verranno iscritti nella società conferitaria, contabilmente al valore di 70 mentre

fiscalmente l’ultimo valore riconosciuto=70. Se dopo il conferimento voglio vendere a 72, avrei

una plusvalenza di 2. Gli ammortamenti li farò sempre sul valore di 100 perché è come se il

conferimento non fosse mai avvenuta.

Sono 2 principi. 1)neutralità= questo bene è passato da 80 a 90, non è imponibile questa

operazione, non posso fare gli ammortamenti fiscalmente riconosciuti per 90 perché otterrei un

vantaggio, quindi farò gli ammortamenti su 100 (valore storico) fino al limite di 80.

Nel caso in cui viene valutato per 70, avrei una minusvalenza contabile di 10 ma fiscalmente

faccio tutto come prima (farò gli ammortamenti su 100 (valore storico) fino al limite di 80).

In futuro la società B farà gli ammortamenti sul valore di 100, per un valore di 80 e quindi in

futuro B avrà costi deducibili per 80. -> Se io passo tramite un conferimento da 80 a 90, non

pago le imposte sul maggiore valore attribuito e posso fare ammortamenti su 90, avrò costi

(rappresentati da ammort) non di 80 ma di 90 e avrò guadagnato 10 di costo. L’ammortamento

lo faccio dopo. Prima potevo ammortizzare e quindi avere costi per 80 ma se faccio

un’operazione straordinaria, neutra, non ci pago le imposte, alzo il valore che sarà fiscalmete

riconosciuto avrò non più 80 di ammort (fisc ricono) ma 90 e ci guadagno.

 Per un’ acquirente è meglio cessione o conferimento? Cessione perché può

ammortizzare l’avviamento mentre nel conferimento non c’è.

 Per un venditore è meglio cessione o conferimento? Se faccio una cessione pago le

imposte mentre il conferimento è neutro, non paga le imposte. La neutralità si applica

nel caso di conferimento alla conferente e la continuità di valore si applica alla

conferitaria.

 Cosa succede se faccio il conferimento di azienda e poi cedo le azioni? Faccio un

conferimento neutrale e nessuno prende vantaggi per la continuità dei valori(no materia

imponibie e no materia deducibile), cedo le azioni e poi pago le imposte sul capital gain

Lezione 30 – 10

Il vantaggio del consolidato nazionale sta nel fatto che la finanza necessaria per il pagamento

delle imposte viene trattenuta all’interno del gruppo qualora vi sia la possibilità di compensare

gli utili con le perdite fiscali delle società, aderenti al consolidato. Se compenso le utili con le

perdite, l’imponibile fiscale si riduce e quindi, avrò meno imposte da pagare e quindi dal gruppo

escono minori imposte, minore finanza. -> Chi ne trae vantaggio ? le società in perdità.

Esempio = Società capogruppo H, controlla per il 70% la società A, per l’ 80% B e per il 100% C.

La società A controlla per il 70% A e la società C per il 70% C L’imponibile fiscale di H sia +100,

2 2.

di A +30 e di A -10, di B -20, di C +80, di C -50. 1° ipotesi, non faccio il consolidato= tutte

2 2

queste società del gruppo, pageranno 57,5 d’imposte. 2°ipotesi, faccio il consolidato = ognuno

si fa la propria dichiarazione dei redditi e poi vengono aggregati. -> Chi può fare parte del

consolidato? A non può far parte del consolidato di H, perché 70%*70% la partecipazione

2

indiretta è del 49%, quindi il primo requisito non è soddisfatto. C , invece, può far parte del

2

consolidato di H, perché la partecipazione indiretta è del 70%= 100%*70%. Regola : chi esercita

la facoltà di consolidata, non può essere consolidante. Se A decide di essere nel consolidato di

H, non può consolidare A . Nel consolidato nazionale posso fare n consolidati, H con A,B,C/ H

2

con B,C/ H con A e B…la differenza rispetto al consolidato mondiale è che non m’impone un

perimetro. Nel consolidato nazionale c’è il cherry picking, ovvero scegliere selettivamente le

società che voglio inserire nel consolidato. In base a questo esempio, tiro dentro le società in

perdita = faccio un consolidato H, con B, C e C e un altro consolidato di A con A Le perdite

2 2.

possono essere dedotte indipendentemente dalla quota di partecipazione.

Nel consolidato civilisto A sarebbe rientra mentre nel consolidato fiscale, no. -> Reale

2

vantaggio nella monetizzazione delle perdite: la società poteva portarsi questo diritto di usare

le perdite in futuro qualora fosse in Utile e invece, le monettizza subito.

 Ma se B cede le perdite alla controllante, questa cessione è tassabile? Si ha una

irrilevanza reddituale.

 Il perimetro del consolidato si può variare? Si, posso aggregare e portare dentro altre

società che prima non c’erano, però, non deve essere né consolidante né consolidata.

 Vi è la possibilità di trasferire all’interno dell’gruppo: o ROL eccedente o interessi passivi,

in modo tale da rendere maggiormente deducibili gli interessi passivi che altrimenti

sarebbero indeducibili sul singolo soggetto giuridico, (interessi che sono riportati anche

dagli esercizi precedenti).

Lezione 18 - 12

L’azienda è un complesso organico di beni e organizzato per il raggiungimento dell’obiettivo e questo

viene raggiunto tramite l’ esercizio dell’ attività d’impresa.

Imposte dirette-> nessuna differenza tre cessione di un bene o di un ramo Imposte indirette->

Cessione di beni =soggetto all’IVA e Conferimento= imposta di registro

CESSIONE D’AZIENDA=

 Se tiro fuori tutta l’azienda rimane la società? Si, rimane. -> Se la società aveva perdite riportate,

queste passano con la cessione d’azienda? No, in quanto le perdite pregresse competono alla

società. Esempio: ->Se la società ha optato per un consolidato fiscale e c’è una cessione

d’azienda, il consolidato fiscale rimane o passa alla cessonaria? L’opzione poichè è stata fatta

dalla società non passa.

PLUSVALENZA =

è un valore differenziale tra il corrispettivo (quanto è il mio prezzo) rispetto al costo non ammortizzato=

(è l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto ai singoli beni aziendali). ->Perché è un valore fiscalmente

riconosciuto? Devo andare a vedere se ho una differenza tra valori fiscali e valori contabili. Se ho una

differenza (contabile≠fiscal -> AVRÒ IMPOSTE DIFFERITE), devo utilizzare il valore fiscale perché

parliamo di una plus realizzata ai fini fiscali.

Quando parliamo d’azienda la plusvalenza viene determinata in modo UNITARIO, includendo ancheil

valore di avviamento. UNITARIAMENTE= perché in caso di cessione determino UNA SOLA

PLUSVALENZA, cioè posso avere più plusvalenze su diversi beni e minusvalenze su altri beni, e tengo

conto della differenza.

NB: Se vi è una permuta, plusvalenza è considerato plusvalenza solo il guanguaglio in denaro.

La plusvalenza concorre alla formazione del reddito imponibile e può essere ripartita su più esercizi

(ad uno o fino a max di 5 esercizi). Se ad esempio, determino una plus di 100 a cui corrisponde un

debito tributario di 27,5, farò una variazione in diminuizione per 80 e la plus concorrerà per 1/5 nel

nel primo esercizio.

 Perché uno potrebbe aveva la convenienza a far concorrere la plus in 1 esercizio e non in 5

esercizi? La società potrebbe aver avuto perdite pregresse in scadenza oppure aver realizzato in

un certo esercizio un grosso reddito. Quindi la società avrebbe interesse a far si che la plus

ricada nell’ esercizio in cui ho una perdita pregressa o una perdita perché così posso

compensare le perdite.

Pag 8: La società cedente trasferisce: l’attivo di 160 – e il debito 20 =140(netto trasfrito) e viene

incassato 200, avremmo una plus di 60 e avremo un debito tributario di(60*0,275=16,5) che è composto

da 2 componenti : debito effettivo e imposte differite passive perché non sono ancora certe. Il punto

fondamentale è che un’operazione realizzativa.

Sulla società cedente abbiamo una plusvalenza, perché siamo in una operazione realizzativa. La società

acquirente acquista beni + avviamento, potrà fare l’ammortamento sull’avviamento. L’avviamento (il

maggior prezzo pagato) costituirà futuro ammortamento sulla società acquirente e quello che è il debito

tributario che sorge in capo alla cedente (=16,5) sarà un costo indeducibile mentre per la società

acquirente sarà un costo deducibile. L’avviamento per l’acquirente è ammortizzabile per la quota parte

di 60 e il benificio fiscale derivante dall’ammortamento sarà 60 * 27,5%. Sulla società cedente si crea

una tassazione sulla plusvalenza di 16, 5 mentre sulla società acquirente si genera un potenziale

beneficio derivante dall’ammortamento dell’avviamento di pari importo(16,5).

Esempio : Immaginiamo un bene acquistato acquistato a 1600 (ammort al 10%) e l’ho già ammortizzato

a 1440. Manca l’ultimo anno di ammortizzare di 160 e poi sparisce. Ma l’ultimo anno la società cedende,

lo cede a 160. ->Chi lo compra in quanti fa l’ammortamento? Quel bene che era al 9° anno di

ammortamento, ha ripreso vita e rimane in ammortamento per 10 anni (allungo la vita residua del

bene)ma non ha cambiato l’ammontare dell’ammortamento del bene. Min 28:00

Lato acquirente = risparmio di 16,5

 Da un punto di vista temporale posso avere dei vantaggi a fare una cessione d’azienda? Esistono

beni ammortizzabili per un periodo inferiore ai 5 anni = esp attrezzature (ammortizabili in 3

anni). Se ho un debito tributario che assolvo in 5 anni e un risparmio tributario di pari importo

ma che lo ammortizzo su 3 anni. Quindi ho un debito su 5 e un risparmio su 3. L’ammontare è

uguale ma da un punto di vista finanziario è diverso.

 Se ad esempio il maggior prezzo lo pago sugli immobili, pago le imposte sulla plus su 5 anni e un

risparmio di pari importo derivante dall’ammort di 33 anni.

È un debito certo? 16,5 è certo? Se negli anni successivi ho delle perdite,questo debito rimane in vita? È

conseguente alle variazioni(min31) perché se ho una plus di 60 non mi genera un debito tributario di

16,5 perché posso fare varazioni in diminuizioni di 4/5 e quindi rimane solo 1/5 su cui calcolo le imposte,

le altre sono imposte differite passive. Se negli anni successivi ho una una perdità, non ho più il debito

perché compenso la variazione in aumento con quella in diminuizione. Non ho più debiti

Nel lato dell’ acquirente: pago un avviamento, ho un risparmio certo? L’ avviamento lo posso

ammortizzare e quindi gli ammortamenti saranno deducibili ma il presupposto è avere un reddito

positivo, dell’utile.

NB: (non pago a rate le imposte)

Tassazione in 5 esercizi. Ripartisco (non il deb tributario) la plusvalenza in più esercizi: 20 il primo anno,

20 il secondo anno ma nel secondo esercizio ho anche una perdita. -> Pago le imposte? Non è un

debito.[Se avessimo parlato di debito, avremmo detto che c’era un plus di 60 che genera debito

d’imposte di 16,5 che divido per 5, quindi l’anno successivo ho una perdita e devo pagare il debito? se

fosse stato un debito tributario lo devo pagare perché avrei avuto perdita e debito tributario.] Ma

invece no perché si compensano le due cose perché una ripartizione della plus e non è una dilazione del

debito. PLUS E PERDITA SI COMPENSANO

La plusvalenza ripartita su più anni genera imposte certe o imposte differite passive o attive? Non

genera imposte certe ma imposte differite

La plus può essere ripartita su più esercizi quindi il debito non si genera perché negli esercizi è

necessario andare a controllare se c’è un utile o una perdita. Se c’è una perdita si compenza con la

variazione (37:00)in aumento e quindi neutralizza NON il debito ma le imposte differite passive perché

è una POSTA STIMATA.

 Quando decido di ripartire la plus in un periodo più corto o più lungo? Quando presumo che

negli esercizi successivi si manifestano perdite. Se ad esempio nel 3°esercizio ho una perdita mi

conviene tassare la plus in 5 esercizi.

Se ho una perdita e debito, dovrei pagare ma siccome ho una perdita e una ripartizione della plusvalenza

non devo pagare perché si compensano le due cose. Quindi se io ho una perdita non pago le imposte

perché ciò che ripartisco non è il debito triburio di 16,5 ma ciò che ripartisco è la plusvalenza di 60 e ciò

mi porta a compensare la perdita con la ∆ in aumento della stessa plus che neutralizza le imposte

differite

CONFERIMENTO D’AZIENDA=

Nella cessione svuoto la società e ricevo un corrispettivo in denaro mantre nel conferimento d’azienda

svuoto la società cedendo l’azienda e ricevo partecipazioni e quindi solitamente è un’ operazione

infragruppo.

Nel conferimento abbiamo questi Principio della neutralità + Continuità dei valori. ->Si hanno questi

principi perché con il conferimento passo l’azienda a una mia controllata e rimane all’interno dello

stesso soggetto economico, perché conferisco l’azienda e ricevo azioni in sostituzione.

ART 176: i conferimenti non costituiscono plus o minus. Il valore delle partecipazioni è uguale all’ultimo

valore riconosciuto dell’azienda conferita. = principio della continuità dei valori (chi riceve l’azienda

subentra nella stessa posizione della società conferente trascinandosi tutta la sua storia fiscale.

Sostituisco l’azienda con partecipazioni)= si applica alla conferente e alla conferitaria.

Il PN della conferente non è influenzato dall’operazione. L’azienda esce e va alla conferitaria, che

aumenta il PN, emette azioni. La società conferente registra le azioni allo stesso valore della società

conferita e il PN rimane invariato. PRINCIPIO DI CONTINUITÀ DA PARTE CONFERENTE E CONFERITARIO.

Esempio:

La società B aumenta il PN mediante l’emissione di azioni di 140, registro attivo 160 e passivo 20. La

società conferente A avrà partecipazioni per 140 e non registro utile.

Quando la società B, il primo anno farà gli ammortamenti sul bene che vale 160, il cui costo storico è

1600 e f.do ammort 1440. L’ammortamento su quanto lo farà? Su 1600.

 Quando trasferisco l’attivo di 160 e deb 20, può la società conferitaria iscrivere un aumento del

Cap Soc di 200 a valore di mercato? Si, perché la norma si riferisce solo alla conferente, infatti

iscrive le partecipazioni a un valore di 140. L’avviamento può essere iscritto dalla conferitaria:

contabilmete lo riconosco ma fiscalmente l’avviamento di 60 non esiste e non è

parte

ammortizabile. Dal punto di vista fiscale vale 140 conferitaria.

Se vendo la plus successivamente a 200, dal punto di vista contabile non avrò plus perché l’avevo iscritto

a 200 mentre dal punto di vista fiscale, si perché il valore fiscalmente riconosciuto è 140.

CONFERIMENTO CON CESSIONE DI PARTECIPAZIONI:

Soggetto “C” vuole acquistare l’azienda o il ramo d’azienda all’interno di A pagando una certa cifra. Il

soggetto A vuole, invece, un conferimento d’azienda e poi cedere le partecipazioni.

-Se A porrà in essere un’ operazione di cessione d’azienda (realizzativa) A dovrà paghare le imposte-

-A prende la sua azienda, la mette dentro B tramite un conferimento d’azienda, riceve partecipazioni e

le cede a B. Quindi il soggeto C acquisterà una partecipazione nella società B che ha dentro l’azienda di

A-  Meglio una cessione diretta d’azienda o meglio un conferimento d’azienda , ricevere le

partecipazioni e poi cederle?

 Se faccio una cessione è meglio per A o per C ? È conveniente per C perché si iscrive

l’avviamento, effettua l’ammortamento e di DEDUCE il costo. Viceversa per A, NON È

CONVENIENTE la cessione perché si genera un plusvalenza tassabile.

Conferimento=

Se invece vado nell’altra alternativa (conferimento d’azienda da A in B, ricevere le partecipazioni e poi

cederle) conviene ad A perché la cessione di partecipazione può beneficinare della Pex ed avere un’

esenzione del 95%. La partecipazione può anche non soddisfare uno dei requisiti della Pex, cioè la

partecipazione deve essere iscritta nel bilacio da più di 12 mesi, tuttavia, quando l’iscrizione della

partecipazione è conseguente un conferimento d’azienda il periodo di possesso viene fatto risalire al

periodo di possesso dell’azienda. -> Conviene a “C” questa soluzione? Non conviene perché non ha

avviamento fiscale. Posso avere avviamento contabile ma non fiscale e quindi avrò CONTABILMENTE un

disiallinamento (contabile e fiscale) che genera imposte differite passive(27,5%della plus).

La società B, conferitaria aumenta il PN ed emette azioni che vanno alla società A. Può essere che la

società A valga 140 e B faccia un aumento di CS di 200. 60 di avviamento in B lo posso iscrive ma

fiscalmente non ha rilevanza. Disiallineamento, imposte differite che vanno a rettificare il PN di B. Se ho

ridotto il PN di Bquando andrò a vendere la partecipazione andrò a chiedere un valore inferiore a 200

perché contabilemente vale 200- le imposte 16,5 perché iscrivo le imposte. Quindi il debito tributario è

passato alla società conferitaria sottoforma di differite passive. Quindi A quando vende a C, dovrebbe

chiedere un prezzo più basso.

Quindi se io faccio il conferimento da A in B, con una differenza tra valori contabili e fiscali, ho un

disiallineamento. Iscrivo contabilemente l’avviamento in B che fiscalmente non è rilevante quindi ho un’

imposta differita che va a rettificare il PN della società conferitaria. IMPOSTE DIFFERITE PASSIVE

=POSSO FARE L’AMMORTAMENTO DELL’ AVVIAMENTO perché nel CE degli esercizi successivi avrò

dentro dei costi che è l’ammortamento dell’avviamento che fiscalmente non ha rilevanza e che i 2 valori

si riassorbono nel tempo. Sono variazioni temporanee.

La società conferente, conferisce il bene di 140 e lo conferisce per 220 – il debito di 20 e rimane 200. C’è

continuità di valori contabili ma NON c’è continuità di valori fiscali. Sull’avvimanto posso fare l’ammort?

Si contabile, no fiscale. Lo recupero nel tempo? Imposte differite? Dove le iscrivo? Rettifico il PN. E

quando iscrivo? 60*27,5=16,5. Il PN della B sarà 200-16,5 e in più imposte sulla cessione della

partecipazione.

La società conferitaria B iscrive all’attivo 160 + avviamento che fiscalmente non è riconoscituto e

generale imposte differete passive che le iscrive al passivo che vanno a rettificare il PN (att-pass). Se ho

ridotto il PN quando andrò a vendere la partecipazione andrò a chiedere un valore inferiore a 200

perché contabilemente vale 200- le imposte 16,5 perché iscrivo le imposte. Quindi il debito tributario è

passato alla società conferitaria sottoforma di differite passive. Quindi A quando vende a C, dovrebbe

chiedere un prezzo più basso.

Il debito tributario l’ho passato dal cedente all’acquirente(ALLA CONFERITARIA).

OPERAZIONI STRAORDINARIE=

Continuità dei valori: operazioni fiscali non danno nessun vantaggio fiscale all’imprenditore che li pone

in essere. Il legislatore non le penalizza e non le aggevola. Parliamo di 4 operazioni: trasformazioni,

fusioni, scissioni e conferimento di azienda. Rimane fuori dall’elenco la cessione d’azienda perché è

un’operazione realizzativa.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filippo1908 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pianificazione fiscale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Cremona Massimo.

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