BREVI APPUNTI SU ANALISI II
Francesco Di Leo
21/06/2022
Indice
1 MASSIMI E MINIMI IN 3
n
R
1.1 DERIVATE PARZIALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.1.1 Derivate parziali di funzioni a 2 variabili . . . . . . . . 5
1.1.2 Derivate parziali di funzioni a 3 variabili . . . . . . . . 5
1.1.3 Derivate parziali seconde . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.1.4 Gradiente di una funzione . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.2 MASSIMI E MINIMI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.2.1 Matrice Hessiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.2.2 Ricerca di massimi e minimi . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.2.3 Massimi e minimi vincolati . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.2.4 Parametrizzare la frontiera . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.2.5 Moltiplicatori di Lagrange . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2 EQUAZIONI DIFFERENZIALI 13
2.1 EQUAZIONI DIFFERENZIALI DEL PRIMO ORDINE . . . 14
2.1.1 Equazioni dierenziali a variabili separabili . . . . . . . 14
2.1.2 Equazioni dierenziali lineari . . . . . . . . . . . . . . 15
2.1.3 Equazioni dierenziali di Bernoulli . . . . . . . . . . . 15
2.1.4 Equazioni dierenziali omogenee . . . . . . . . . . . . . 16
2.2 EQUAZIONI DIFFERENZIALI DEL SECONDO ORDINE . 17
2.2.1 Equazioni dierenziali lineari . . . . . . . . . . . . . . 17
2.2.2 Equazioni dierenziali lineari non omogenee . . . . . . 19
2.2.3 Metodo di Lagrange o della variazione delle costanti . . 19
2.2.4 Metodo di somiglianza . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
2.2.5 Equazioni dierenziali non lineari . . . . . . . . . . . . 20
3 INTEGRALI MULTIPLI 22
3.1 INTEGRALI DOPPI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
3.1.1 Integrali doppi su domini normali . . . . . . . . . . . . 23
3.1.2 Matrice Jacobiana e Jacobiano . . . . . . . . . . . . . . 24
3.1.3 Integrali doppi per sostituzione . . . . . . . . . . . . . 25
1
3.1.4 Sostituzione in coordinate polari . . . . . . . . . . . . . 26
3.1.5 Sostituzione in coordinate polari ellittiche . . . . . . . 27
3.1.6 Area di insiemi con gli integrali doppi . . . . . . . . . . 27
3.2 INTEGRALI TRIPLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
3.2.1 Integrali doppi su domini normali . . . . . . . . . . . . 28
3.2.2 Sostituzione in coordinate cilindriche . . . . . . . . . . 29
3.2.3 Sostituzioni in coordinate sferiche . . . . . . . . . . . . 30
3.2.4 Sostituzioni in coordinate sferiche ellittiche . . . . . . . 31
3.2.5 Integrazione per li . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
3.2.6 Integrazione per strati . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
3.2.7 Volume di insiemi con gli integrali tripli . . . . . . . . 32
3.3 INTEGRALI CURVILINEI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.3.1 Curve . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.3.2 Parametrizzazione di curve fondamentali . . . . . . . . 34
3.3.3 Lunghezza di una curva . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
3.3.4 Integrali curvilinei (di prima specie) . . . . . . . . . . . 35
3.3.5 Integrali curvilinei (di seconda specie) . . . . . . . . . . 36
3.4 CAMPI VETTORIALI CONSERVATIVI E IRROTAZIONALI 38
3.4.1 Campi vettoriali conservativi . . . . . . . . . . . . . . . 38
3.4.2 Campi vettoriali irrotazionali . . . . . . . . . . . . . . 39
3.5 INTEGRALI DI SUPERFICIE . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
3.5.1 Area di una supercie . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
3.5.2 Integrali di supercie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
3.5.3 Flusso attraverso una supercie . . . . . . . . . . . . . 44
3.6 FORMULE UTILI PER IL CALCOLO INTEGRALE . . . . . 45
2
Capitolo 1
MASSIMI E MINIMI IN n
R
1.1 DERIVATE PARZIALI
Nei corsi di analisi 1 abbiamo studiato le funzioni di una variabile
→
f : I R
e abbiamo denito i principali operatori quali e .
derivate integrali
Deniamo ora il concetto di funzioni a più variabili, esse sono del tipo:
→
f :Ω R
ove è un sottoinsieme di .
n
Ω R
Dunque la funzione denita sopra è a variabili: .
n f (x , x , . . . , x )
1 2 n
Ci concentreremo a studiare principalmente le funzioni a 2 e 3 variabili
che sono rispettivamente: tale che
2
⊂ →
f : Ω f = f (x, y)
R R
e tale che
3
⊂ →
f : Ω f = f (x, y, z)
R R
Da ciò si deduce che il graco di una funzione a 2 variabili è rappresentato
in mentre il graco di una funzione a 3 variabili è rappresentato in .
3 4
R R
Osserviamo che in tutti i casi non è altro che il dominio della funzione a
Ω
più variabili (proprio come accadeva in una variabile).
Deniamo ora il concetto di .
derivata parziale
Ricordiamo che una funzione di una variabile è derivabile in un
→
f : I R
punto se
∈
x I
0 −
f (x + h) f (x )
0 0 ∈
∃ lim R
h
h→0 3
oppure equivalentemente se −
f (x) f (x )
0 ∈
∃ lim R
−
x x
x→x 0 0
In modo analogo possiamo denire il concetto di per funzioni a più
derivata
variabili, però sorge un problema: rispetto a quale variabile deriviamo se la
funzione presenta più di una variabile?
Per questo, per le funzioni in più variabili, si denisce il concetto di de-
, ossia la derivata rispetto ad una sola variabile e trattando le
rivata parziale
altre come costanti.
Formalizziamo il tutto dando alcune denizioni.
Sia con sottoinsieme
Denizione. →
f : Ω f = f (x , x , . . . , x ) Ω
R, 1 2 n
di una funzioni in più variabili e sia .
n ∈
y Ω
R
Diremo che è derivabile parzialmente in rispetto alla variabile
f y x i
(con ) se:
i = 1, . . . , n −
f (y + h) f (y) (1.1)
∈
∃ lim R
h
h→0
Ove è il vettore nullo tranne nell'i-esima componente
h = (0, . . . , h , . . . , 0)
i
(quella in base al quale si deriva) e .
∈
y = (y , y , . . . , y ) Ω
1 2 n
Dunque mettendo insieme queste informazioni nella 1.1 si ottiene che è
f
derivabile parzialmente in un punto rispetto alla variabile se:
y x i
−
f (y , . . . , y + h , . . . , y ) f (y , . . . , y , . . . , y ) (1.2)
1 i i n 1 i n ∈
∃ lim R
h
→0
h i
i
Se il limite nella 1.2 esiste ed è un numero reale si pone:
−
∂f f (y , . . . , y + h , . . . , y ) f (y , . . . , y , . . . , y )
1 i i n 1 i n
(y) := lim
∂x h
→0
h
i i
i
e dicesi di in rispetto ad .
derivata parziale f y x i
Diremo che è derivabile in un punto se f è derivabile parzialmente
∈
f y Ω
in rispetto a tutte le variabili .
y x i
Diremo che è derivabile parzialmente in se è derivabile parzialmente
f x i
rispetto alla variabile .
∀y ∈ Ω x i
Diremo che è derivabile in se è derivabile parzialmente ∀y ∈
f Ω f Ω
rispetto a tutte le variabili .
x i
In particolare studiamo le derivabilità delle funzioni in 2 ( ) e 3 ( )
x, y x, y, z
variabili. 4
1.1.1 Derivate parziali di funzioni a 2 variabili
Una funzione di due variabili è del tipo
tale che
2
⊂ →
f : Ω f = f (x, y)
R R
In questo caso possiamo derivare rispetto alla variabile e rispetto alla
x
variabile .
y
Per quanto detto nella 1.2, è derivabile in un punto rispetto
∈
f (x , y ) Ω
0 0
alla variabile se:
x −
f (x + h, y ) f (x , y )
0 0 0 0
∃ ∈
lim R
h
h→0
mentre è derivabile in rispetto a se:
(x , y ) y
0 0 −
f (x , y + h) f (x , y )
0 0 0 0
∃ ∈
lim R
h
h→0
E in tal caso porremo ∂f
∂f (x , y ), (x , y )
0 0 0 0
∂x ∂y
le derivate parziali rispetto a e nel punto .
x y (x , y )
0 0
1.1.2 Derivate parziali di funzioni a 3 variabili
Una funzione di due variabili è del tipo
tale che
3
⊂ →
f : Ω f = f (x, y, z)
R R
In questo caso possiamo derivare rispetto alla variabile , rispetto alla varia-
x
bile e rispetto a .
y z
Per quanto detto nella 1.2, è derivabile in un punto ∈
f (x , y , z ) Ω
0 0 0
rispetto alla variabile se:
x −
f (x + h, y , z ) f (x , y , z )
0 0 0 0 0 0
∃ ∈
lim R
h
h→0
è derivabile in rispetto a se:
(x , y , z ) y
0 0 0 −
f (x , y + h, z ) f (x , y , z )
0 0 0 0 0 0
∃ ∈
lim R
h
h→0
mentre è derivabile in rispetto alla variabile se:
(x , y , z ) z
0 0 0 −
f (x , y , z + h) f (x , y , z )
0 0 0 0 0 0
∃ ∈
lim R
h
h→0 5
E in tal caso porremo
∂f ∂f ∂f
(x , y , z ), (x , y , z ), (x , y , z )
0 0 0 0 0 0 0 0 0
∂x ∂y ∂z
le derivate parziali rispetto a , e nel punto .
x y z (x , y , z )
0 0 0
1.1.3 Derivate parziali seconde
Una volta capito il concetto di derivata parziale di una funzione, è facile
denire ricorsivamente le derivate parziali seconde rispetto a più variabili.
Incominciamo con il caso in cui vogliamo derivare parzialmente due volte una
funzione rispetto alla stessa variabile .
x i
Allora si denisce di in un punto
derivata parziale seconda ∈
f y Ω
rispetto alla variabile come la derivata parziale rispetto ad della derivata
x x
i i
parziale di rispetto ad e quindi:
f x i 2 ∂ ∂f
∂ f (y) := (y)
2
∂x ∂x ∂x
i i
i
Si parla, invece, di quando si deriva due volte
derivate parziali miste f
rispetto a due variabili distinte . In tal caso si ha:
x , x
i j
2 ∂ ∂f
∂ f (y) := (y)
∂x ∂x ∂x ∂x
i j i j
2 ∂ ∂f
∂ f (y) := (y)
∂x ∂x ∂x ∂x
j i j i
Si ha che se le derivate parziali miste sono funzioni continue, allora non im-
porta l'ordine di derivazione poiché esse coincidono in ogni punto (
Teorema
):
di Schwartz 2 2
∂ f ∂ f
=
∂x ∂x ∂x ∂x
i j j i
Tuttavia l'uguaglianza non è garantita se le derivate parziali miste non sono
continue. 6
1.1.4 Gradiente di una funzione
Sia una funzione ad n variabili. Supponiamo che sia derivabile
→
f : Ω f
R
in , ossia ricordiamo che deve essere derivabile parzialmente rispetto a
Ω f
tutte le variabili e in ogni punto di .
Ω
Si denisce di , e si indica con , come il vettore avente per
gradiente ∇f
f
componenti le derivate parziali di rispetto ad ogni variabile, ossia:
f
∂f ∂f ∂f
∇f = , ,...,
∂x ∂x ∂x
1 2 n
Osserviamo, quindi, che il gradiente è un vettore aventi n componenti.
Nel caso in cui è una funzione di due variabili , il
2
⊂ →
f : Ω (x, y)
R R
suo gradiente sarà:
∂f
∂f
∇f (x, y), (x, y)
(x, y) = ∂x ∂y
Mentre per una funzione di tre variabili , il suo
2
⊂ →
f : Ω (x, y, z)
R R
gradiente sarà:
∂f ∂f ∂f
∇f (x, y, z) = (x, y, z), (x, y, z), (x, y, z)
∂x ∂y ∂z
Il gradiente di una funzione è un operatore essenziale per determinare i punti
di massimo o minimo di una funzione in più variabili.
7
1.2 MASSIMI E MINIMI
Sia con sottoinsieme di una funzione ad n variabili.
n
→
f : Ω Ω
R R
Supponiamo che sia derivabile in .
f Ω
Siamo interessati a determinare gli eventuali punti di massimo o minimo
di . Abbiamo che se è un punto di max o min per ,
∈
f (x , x , . . . , x ) Ω f
1 2 n
allora ∇f (x , x , . . . , x ) = 0
1 2 n
Pertanto i punti di max o min vanno ricercati tra i punti nel quale il gradiente
della funzione è nullo.
Tuttavia non vale il viceversa, ossia se non è detto
∇f (x , x , . . . , x ) = 0
1 2 n
che il punto è un punto di max o min in .
(x , x , . . . , x ) Ω
1 2 n
1.2.1 Matrice Hessiana
Sia con sottoinsieme di una funzione ad n variabili. Suppo-
n
→
f : Ω Ω
R R
niamo che sia derivabile in no al secondo ordine, ossia che esistano le
f Ω
derivate parziali seconde e miste di .
f
Si denisce di la seguente:
matrice Hessiana f 2 2
2 ∂ f ∂ f
∂ f
(x) (x) ... (x)
2 ∂x ∂x ∂x ∂x
∂x n
1 2 1
1
2 2 2
∂ f ∂ f ∂ f
(x) (x) ... (x)
(1.3)
22
∂x ∂x ∂x ∂x
∂x
n
.. .. ..
2 1 2
H (x) =
f
. . .
2 2
2 ∂ f ∂ f
∂ f (x)
(x) (x) ... 2
∂x ∂x ∂x ∂x ∂x
n n
1 2 n
Ove è un punto generico di .
x = (x , x , . . . , x ) Ω
1 2 n
Osserviamo che la matrice 1.3 può essere scritta in forma compatta come:
2
∂ f
H (x) = (x)
f ∂x ∂x
i j i,j=1,...,n
La matrice Hessiana è simmetrica poiché
2 2
∂ f ∂ f
=
∂x ∂x ∂x ∂x
i j j i
8
1.2.2 Ricerca di massimi e minimi
Sia ove è un sottoinsieme di o .
2 3
→
f : Ω Ω
R R R
Ci concentreremo a trovare i punti di massimo o minimo in funzioni di 2
o 3 variabili.
Funzioni di 2 variabili
;
1. Calcolare il gradiente della funzione ∂f
∂f
∇f (x, y), (x, y)
(x, y) = ∂x ∂y
2. Imporre il gradiente uguale a 0 e quindi risolvere il sistema:
∂f
(x, y) =0
∂x
∂f (x, y) =0
∂y
3. Dal sistema precedente otterremo dei punti P (x , y ), . . . , P (x , y )
1 1 1 n n n
che saranno i candidati punti di massimo o minimo. Calcoliamo la
matrice Hessiana di nei punti ;
f P , . . . , P
1 n
4. Sia la matrice Hessiana di calcolata nel punto , allora
A = H (P ) f P
i f i i
si ha che:
è denita positiva, allora è un punto di minimo;
A P
i i
è denita negativa, allora è un punto di massimo;
A P
i i
è indenita, allora è un punto di sella;
A P
i i
è semidenita positiva (o semidenita negativa), non si può
A i
concludere nulla sulla natura di .
P i
Osserviamo che la matrice Hessiana di (nel caso di due variabili) è:
f 2
2
∂ f
∂ f (x, y) (x, y)
2
∂x ∂x∂y
H (x, y) =
f
2 2
∂ f ∂ f
(x, y) (x, y)
2
∂y∂x ∂y
Nel caso di 2 variabili, possiamo capire immediatamente quando la matrice
Hessiana è denita positiva (o negativa), indenita o semidenita positiva (o
negativa) e precisamente: 9
e il primo elemento di , allora è
det(H (P )) > 0 H (P ) > 0 H (P )
f i f i f i
denita positiva e quindi è un punto di minimo;
P i
e il primo elemento di , allora è
det(H (P )) > 0 H (P ) < 0 H (P )
f i f i f i
denita negativa e quindi è un punto di massimo;
P i
allora è indenita e quindi è un punto di
det(H (P )) < 0 H (P ) P
f i f i i
sella; allora è semidenita positiva (o negativa) e
det(H (P )) = 0 H (P )
f i f i
quindi non si può concludere nulla sulla natura di .
P i
Funzioni di 3 variabili
;
1. Calcolare il gradiente della funzione ∂f ∂f
∂f
∇f (x, y, z), (x, y, z), (x, y, z)
(x, y, z) = ∂x ∂y ∂z
2. Imporre il gradiente uguale a 0 e quindi risolvere il sistema:
∂f
(x, y, z) =0
∂x
∂f (x, y, z) =0
∂y
∂f
(x, y, z) =0
∂z
3. Dal sistema precedente otterremo dei punti P (x , y , z ), . . . , P (x , y , z )
1 1 1 1 n n n n
che saranno i candidati punti di massimo o minimo. Calcoliamo la
matrice Hessiana di nei punti ;
f P , . . . , P
1 n
4. Sia la matrice Hessiana di calcolata nel punto , allora
A = H (P ) f P
i f i i
si ha che:
è denita positiva, allora è un punto di minimo;
A P
i i
è denita negativa, allora è un punto di massimo;
A P
i i
è indenita, allora è un punto di sella;
A P
i i
è semidenita positiva (o semidenita negativa), non si può
A i
concludere nulla sulla natura di .
P i
Osserviamo che la matrice Hessiana di (nel caso di tre variabili) è:
f 2 2
2 ∂ f
∂ f ∂ f
(x, y, z) (x, y, z) (x, y, z)
2
∂x ∂x∂y ∂x∂z
2 2 2
∂ f ∂ f ∂ f
H (x, y, z) = (x, y, z) (x, y, z) (x, y, z)
f 2
∂y∂x ∂y ∂y∂z
2 2 2
∂ f ∂ f ∂ f
(x, y, z) (x, y, z) (x, y, z)
2
∂z∂x ∂z∂y ∂z
10
1.2.3 Massimi e minimi vincolati
A volte sorge la necessità di trovare i massimi e minimi di una funzione,
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