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Appunti per l'esame di attività motoria, libro consigliato Il corpo educante, Valentini

Appunti per l'esame di attività motoria, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Valentini: "Il corpo educante", Valentini.
Gli argomenti che si possono trovare negli appunti sono: schema motorio, schema corporeo, lateralizzazione, capacità motorie, riforme scolastiche, educazione ambientale... e approfondimenti sulla differenza... Vedi di più

Esame di Attività motoria dell'età evolutiva docente Prof. M. Valentini

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ESTRATTO DOCUMENTO

• Camminare e correre: è lo schema motorio naturale per eccellenza ed è il primo movimento

Camminare

utilizzato per lo spostamento in equilibrio totale in stazione eretta. Inoltre, per camminare c’è bisogno

dello sviluppo coordinazione oculo-podalico che avviene dopo lo strisciare e il gattonare. è lo

Correre

step successivo del camminare, consiste nell’evoluzione della deambulazione in cui viene inserita una

fase aerea tra un passo e un altro.

• Arrampicarsi: è uno schema motorio di base che gli insegnanti svolgono poco e prendono poco in

considerazione.

Lo schema motorio di base dell’arrampicare deve tenere conto di tutt’e 3 le assistenze perché il corpo

del bambino lascia il pavimento, da lui prediletto. La tassonomia dell’arrampicata prevede l’utilizzo:

luogo

Scala orizzontale o verticale: vengono utilizzate per terra, invece che attaccate al muro,

o rassicurando così il bambino prima ancora di iniziare. Così a livello psicologico, i bambini si sentono

più al sicuro perché non devono “staccarsi” dal pavimento. Quando si è presa confidenza, si prende

la scala e la si riattacca al muro.

Scala al muro: si ripropongono gli stessi esercizi in maniera più lenta dando tempo al bambino.

o

• Lanciare e afferrare: consiste nell’evoluzione del riflesso di prensione presente sin dalla nascita. Entrambi

gli schemi portano avanti il miglioramento della coordinazione oculo-manuale e della distanza.

Solitamente sono esercizi che vengono fatti a coppia. Il gioco può essere fatto tra 2 individui o con

l’ausilio del muro. Esse presuppongono sempre un’attività motoria: anche il movimento più semplice e

basilare che gli alunni potrebbero fare in autonomia non è mai il risultato di una sola componente

motoria, ma c’è sempre una pluralità di capacità motorie che, interagendo, danno la possibilità di

quell’atto motorio.

Per direzionare il lancio, calibrare la forza vengono attivate alcune parti del cervello, in particolare la

coordinazione oculo-manuale (mano-occhio) e la muscolatura del braccio. Inoltre, si deve tener conto

dello spazio, della distanza. Più i bambini sono piccoli, più hanno bisogno di tempi lunghi per lanciare-

afferrare. L’azione si può modificare in base alla distanza, con il peso del pallone… Se in tutti gli

apprendimenti si deve vedere l’unitarietà, essa si evince soprattutto in questa. Il lancio, ma soprattutto

l’afferrare, è più complicato: c’è bisogno della coordinazione oculo-manuale, ma anche dell’equilibrio

perché esso dà la possibilità di afferrare al meglio l’oggetto e di rimandarlo indietro.

• Strisciare e spostarsi in quadrupedia: lo strisciare porta a coordinare tutto il corpo (arti superiori e

inferiori e il busto) per potersi muovere. Per prove di errori, il bambino mette in atto che deve muovere

sia l’emicorpo destro che sinistro per potersi muovere.

• Saltare e atterrare: il salto e l’atterraggio sono schemi motori di base complessi perché richiedono

l’intervento di una capacità motoria che riguarda la posizione statica, dinamica e di volo. Prima si fanno

esercizi a corpo libero sul pavimento. Il pavimento è un attrezzo “grande” e familiare per i bambini perché

hanno avuto molta confidenza con esso nel primo anno di vita e rappresenta loro una certa sicurezza,

abbandonarlo li disturba. Durante l’attività fisica, tenere sempre presente la PROPEDEUTICITÀ, ossia la

gradualità dell’esercizio dal semplice al complesso. Molti studiosi hanno creato delle tassonomie da

sviluppare in ambito motorio. La Arrow, una studiosa americana, ha coniato la tassonomia motoria, ossia

ha creato degli in cui si dice, in base al target di esperienza, quale attività svolgere e, una volta

step

assimilato lo step, si può proseguire con quello successivo, stando attenti alle esigenze degli alunni.

Quindi bisogna fare attenzione alla propedeuticità, la gradualità, dell’esercizio. Tutto deve essere

attentamente studiato prima di proporlo alla classe: conoscere attentamente chi si ha davanti,

conoscendo bene il suo livello relazionale, psicologico, motorio…

• Rotolare (o capovolgersi): è uno schema motorio base che ha bisogno di essere stimolato, esercitato...,

ma bisogna tener conto di alcune precauzioni: dentro l’orecchio interno c’è l’apparato vestibolare che

controlla l’equilibrio, quindi non occorre fare troppi rotolamenti e farli troppo velocemente perché un

eccessivo rotolamento comporta un’eccessiva stimolazione dell’apparato vestibolare e può portare

nausea, vertigini, vomito…, e lo scopo dell’esercizio si perde.

Nel periodo dell’età evolutiva, ci sono schemi motori di base che hanno bisogno di maggiori stimoli nella

scuola dell’infanzia.

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 5

Con l’esercizio, gli schemi motori si trasformano in abilità motorie. Un primo step rappresentato dallo

schema motorio di base, poi con gli esercizi si passa alle capacità motorie e poi alle abilità motorie.

I principali schemi motori di base sono:

• Camminare: lo schema motorio naturale per eccellenza, raggiunto questo si possono aggiungere gli altri

schemi.

• Correre: arriverà sempre dopo il camminare e richiede equilibrio.

• Saltare: avviene dopo il camminare e il correre e si consolidano intorno ai 10 anni.

• Lanciare e afferrare.

Gli schemi motori e posturali sono strettamente collegati allo sviluppo dello schema corporeo ed alla

costruzione dell’immagine corporea. Schema motorio, schema corporeo, lateralizzazione, coordinazione

sono tutte legate all’attività motoria.

L’EVOLUZIONE DELLE COMPETENZE MOTORIE passa per 3 tappe seguendo sempre la tassonomia, la

propedeuticità:

1. Consolidamento degli schemi motori di base

2. Apprendimento delle abilità motorie generali

3. Apprendimento delle abilità motorie sportive: questo è un obiettivo riservato ad altri professionisti.

L’obiettivo dell’insegnante è quello di dare una base motoria, la più ampia possibile, senza entrare nella

specializzazione sportiva. Al massimo nella scuola primaria (ultime classi) si possono fare palleggi, passaggi…,

come esempi di attività sportive che possono svolgere nel pomeriggio.

EDUCARE GLI SCHEMI MOTORI DI BASE

Metodologia di intervento deve tenere presente la propedeuticità, la gradualità, l’età e i prerequisiti di

partenza. Da qui, a seconda degli obiettivi della classe, si può proporre un determinato esercizio.

Obiettivo spazio-tempo: è un obiettivo che i bambini devono raggiungere, anche per saper leggere e scrivere.

Sin da piccoli devono essere abituati a valutare lo spazio, non solo a livello unilaterale ma anche spaziale, es.

facendoli correre avanti, indietro, in diagonale… Quindi più le attività si svolgono in spazi diversi, più l’alunno

è stimolato e avrà più informazioni per svolgere un esercizio in un’altra spazialità. Non solo lo spazio, ma

anche gli attrezzi devono variare, per lo sviluppo dei sensi.

I CONTENUTI DEGLI ESERCIZI

Tutte le attività motorie, educative e didattiche dovranno tenere in mente sempre la GRADUALITÀ delle

proposte, come la tassonomia insegna. Per età auxologica il bambino della scuola dell’infanzia e della

primaria ha poca capacità attentiva. Quindi non solo per età, ma anche per una loro condizione quasi naturale

e abituale sono portati a cambiare molto spesso, per cui tanti contenuti dallo stesso obiettivo, ma proposti

in maniera diversa. Oltre alla personalità bisogna conoscere lo stile di apprendimento.

• CAMMINARE: l’andatura del camminare ha bisogno di essere migliorata. Nella camminata è

importantissimo l’equilibrio che è una capacità molto complessa per essere interiorizzata. I bambini della

scuola dell’infanzia non hanno ancora interiorizzato completamente l’equilibrio. Quindi vanno proposti

percorsi con modi di camminare differenti per avere una migliore percezione dello spazio (cambio di

ritmo, senso, velocità, camminata indietro, destr, sinistra…), motivandoli a lavorare attraverso il gioco. I

bambini hanno bisogno di MOTIVAZIONE che si concretizza attraverso l’azione dell’insegnate: il

linguaggio, la dimostrazione del gioco… In più, occorre EMPATIA: essa va manifestata, cioè l’insegnante

deve assumere un atteggiamento solare, tranquillo, gioioso, di contatto corporeo…, quindi la relazione è

diretta al singolo o al gruppo. La differenza è che durante l’attività ci sia un rispetto dei ruoli, cioè il

bambino non deve considerale l’insegnate al suo pari sebbene svolga l’attività assieme.

GIOCHI DI MOVIMENTO: l’attività motoria dà l’opportunità di variare l’esercizio, non perdendo di vista

l’obiettivo. I giochi di movimento sono importanti perché non sono agonistici ma competitivi, quindi hanno

il senso della gara, della vittoria e sconfitta.

Durante le attività in palestra si vive in prima persona. In palestra c’è un’enorme varietà di giochi che porta a

competizione. Essa deve essere proposta agli allievi; se invece questa non è favorita positivamente possono

esserci dei problemi. La competizione non serve solo al singolo, ma anche al gruppo perché il bambino può

comprendere i suoi limiti. L’insegnante propone giochi dove i bambini possono mettersi in gioco e, così, il

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 6

bambino può vedere, attraverso il paragone con un suo simile, i suoi limiti e se c’è qualche attività motoria

che non ha potuto trasformare in abilità. La sconfitta, comunque, può avere un esito positivo perché

rispecchia la realtà. Gli opposti sono fondamentali per permettere il passaggio dall’insegnamento

all’apprendimento attraverso l’insegnate che fa da facilitatore. Sentimenti di gioia e di tristezza

corrispondono a vittoria e sconfitta. Bisogna però CANALIZZARE LA SCONFITTA.

N.B.: PIANO DI LEZIONE comprende:

• il riscaldamento: quei giochi che non fanno parte della lezione ma rispecchia la propedeuticità, quindi

sono esercizi semplici che servono per riscaldare tutto il corpo;

• fase centrale: si propongono esercizi e contenuti che servono per raggiungere gli obiettivi;

• defaticamento che può comprendere una verifica. Se vengono calcolati male i tempi, non bisogna poi

Ogni volta, al termine della lezione occorre defaticamento perché serve per riportare i normali

correre.

apparati del bambino (es. riportare la respirazione come prima; il bambino non deve uscire paonazzo

dalla palestra), bisogna riportare il corpo al rilassamento per riportarlo a livello naturale. L’errore non è

solo a livello fisiologico, ma non si è dato loro il tempo di riflessione sull’attività perché non hanno

riflettuto sulla sconfitta e sulla vittoria. La vittoria e la sconfitta devono essere socializzate, bisogna

sentire come l’hanno vissuta: serve per capire se il bambino è dispiaciuto, quello estroverso esterna

subito, quello introverso gli occorre più tempo per sfogarsi.

• C’è un’altra fase facoltativa: è una fase fondamentale dell’età evolutiva. Le prime 3 fasi possono essere

fatte sotto forma di gioco o mirate.

Bisogna ricordare che la sconfitta è altalenante. Bisogna tener conto che le squadre non sono omogenee, per

cui bisogna organizzare le squadre a seconda dell’obiettivo, del contenuto, le quadre devono avere senso, in

modo che quei bambini, la volta successiva, possono provare quel sentimento di gioia della vittoria.

L’ELIMINAZIONE non va messa, giochi a eliminazione possono essere messi, ma bisogna fare in modo che

non vengano eliminati. I bambini possono essere eliminati perché non rispettano una regola, ma l’insegnante

deve essere in grado di non eliminare tutti i bambini e devono continuare soprattutto quelli che hanno poche

capacità motorie.

LATERALIZZAZIONE

Per lateralizzazione s’intende il processo fondamentale nell’individuo che porta a sviluppare due emisomi

(una delle due metà del corpo umano) uguali e simmetrici, distinguibili in destro e sinistro. Il suo corretto

consolidamento è fondamentale per il normale sviluppo di ogni individuo. Un qualsiasi errore in questo

processo comporterà problematiche diverse.

Le parti del corpo sono governate dal sistema nervoso centrale. Il cervello è diviso in due parti, chiamate

emisferi cerebrali destro e sinistro. Il genere umano per i ¾ della popolazione mondiale è dominata dalla

predominanza dell’emisfero sinistro deputata al controllo della parte destra del corpo; l’altro quarto ha come

emisfero dominante il destro che comanda e fa lavorare la parte sinistra del corpo. Quindi i 2 emisferi

celebrali fanno lavorare il corpo in maniera crociata. Se si ha un emisfero dominante, l’individuo deve avere

anche un emisfero complementare. Ma la destra e la sinistra del corpo, che gli emisferi cerebrali governano,

corrispondono a tutta la parte del corpo, quindi si avrà un arto superiore o inferiore dominante e uno

complementare, etc… Nel caso in cui la lateralizzazione dominante su un lato (destro o sinistro) si ha una

lateralizzazione definita con una parte dominante e complementare. L’arto dominante fa azioni di attacco,

di lancio…

Lo sport può condizionare molto la lateralizzazione. Alcuni sport come il tennis e sport di squadra come la

pallavolo, può far comodo in situazioni agonistiche avere un mancino perché può destabilizzare l’avversario,

quindi si allena anche all’ambidestrismo per situazioni tattiche. Questo allenamento se fatto da piccolissimi

o costringendo il bambino a scrivere con la destra che con la sinistra è fortemente destabilizzante: l’arto

dominante svolge la funzione di stacco e di lancio, mentre quello complementare di difesa e di appoggio,

quindi se si educa costantemente a usare l’altra parte c’è un enorme lavoro a livello cerebrale perché ostacoli

lo sviluppo, non lo assecondi. Per alcuni bambini potrebbe non influire, per altri può essere controproducente

perché occorrono tempi più lunghi per scrivere e leggere e possono portare a un crollo di autostima e a

insuccessi motori che portano a una carenza di relazioni. Bisogna quindi sempre assecondare il processo di

lateralizzazione.

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 7

La lateralizzazione è l’orientamento del proprio corpo, una tappa importante nello sviluppo dell’individuo

che avviene tra i 3-5 anni e che determina la dominanza cerebrale. Lo sviluppo della lateralizzazione e il suo

consolidamento avviene a 12 anni. La lateralizzazione ha un primo step iniziale di orientamento e poi c’è il

consolidamento di un lato. L’orientamento inizia dalla nascita, cioè il sistema nervoso centrale inizia a

lavorare, più evidente è tra i 3-5 anni.

La dominanza laterale non è decisa dall’educazione, ma dalla predominanza di un emisfero cerebrale.

L’intervento di modificare l’orientamento, sempre negativo, non cambia nulla a livello cerebrale, quindi è

sempre precostituita ed ereditaria. NON BISOGNA MAI CONTRARIARE IL PROCESSO DI LATERALIZZAZIONE.

Alcuni studiosi non sono d’accordo con questa teoria, pur riconoscendo il fatto che una predisposizione

genetica c’è ma è difficile prevedere, ma sicuramente un’incidenza c’è.

Quando leggiamo, scriviamo o intavoliamo una discussione la dominanza è dell’emisfero sinistro; al contrario

quando disegniamo o guardiamo un’immagine, sarà l’emisfero desto ad avere dominanza su quello sinistro.

L’emisfero sinistro del cervello è maggiormente qualificato nella percezione analitica della realtà; l’emisfero

destro è quello specializzato nell’elaborazione visiva e della percezione delle immagini, la loro organizzazione

spaziale e nell’interpretazione emotiva. Un emisfero, quindi, è più razionale, deputato a un pensiero logico

e razionale, l’altro più creativo. Quindi l’emisfero destro e sinistro hanno diverse funzioni che messe insieme

danno unicità alla nostra persona: tutti siamo nati e progettati per fare diverse cose.

Il processo di dominanza si esplica attraverso una differenza di localizzazione di funzioni tra due emisferi

cerebrali, uno di essi sarà dominante rispetto all’altro. La dominanza dell’emisfero cerebrale sinistro

determina il destrismo e la dominanza dell’emisfero cerebrale destro determina il mancinismo. L’emisfero

dominante è la sede dell’iniziativa motoria e della funzione simbolica ed ha un ruolo importante nella

strutturazione dello schema corporeo; l’emisfero complementare è quello della funzione spaziale, della

rappresentazione mentale dello spazio. L’azione educativa deve tenere al consolidamento della dominanza

emisferica ricevuta nel patrimonio genetico: nei destri assecondando ed aiutando il naturale sviluppo, nei

sinistri evitando di contrariare. Non forzare un emicorpo complementare a diventare quello dominante.

Secondo Wallon: “La scelta dell’arto superiore dominante avviene verso i 10 mesi di vita ed è in relazione a

fattori ereditari. Rispetto alla mano dominante, l’altra mano assume un ruolo complementare”.

È un processo che inizia da subito, ma diventa evidente man mano che il tempo passa attraverso azioni

quotidiane. Un primo input di lateralizzazione può manifestarsi nel controllo del capo: il bambino con pochi

mesi di vita si flette in maniera indefinita perché non è ancora avvenuto il processo di lateralizzazione e quindi

non ha il controllo del capo. Il controllo del capo avviene intorno ai 3-4 mesi, dopo avviene la lateralizzazione.

Un esercizio importante per stimolare il sistema nervoso e la lateralizzazione, intorno ai 10 mesi, è lo slancio

verso l’alto del bambino che stimola il controllo capo, la sollecitazione vestibolare, la visione periferica… Già

attorno a quest’età si può avere un’idea di quale sia il suo arto superiore dominante in base a come afferra

l’oggetto.

Questa dominanza è un processo graduale e molto lungo che avanza nel tempo e raggiunge tappa per tappa,

tutto l’emicorpo. Dalla dominanza della mano si passa a quella dell’arto superiore, poi dall’emicorpo

corrispondente ed infine dell’arto inferiore. La parte individuata come dominante non è più importante della

complementare, perché il dominante non riesce a svolgere le azioni senza il complementare.

Quindi la lateralizzazione è la conclusione del processo di dominanza, cioè la scissione da un punto di vista

del controllo nervoso dei due emicorpi, per cui nella metà dominante si stabiliscono funzioni di attacco e di

slancio e nella metà complementare quelle di difesa e appoggio. Se questo stadio non si struttura bene e

non risulta chiara la suddivisione dei compiti tra due emicorpi, si può andare incontro anche a gravi problemi

a livello motorio, psichico e di apprendimento.

Una scarsa affermazione della lateralizzazione rende difficile la coordinazione delle prassie elementari

relative al movimento naturale, corsa, salto, lancio e preclude lo sviluppo delle coordinazioni fini (oculo-

manuale e podalica), con ripercussioni sulla capacità di precisione nei lanci e sulla valutazione delle distanze.

L’equilibrio stesso, statico e dinamico e in volo, è in stretta dipendenza dalla lateralizzazione, così come

l’acquisizione delle abilità motorie primarie e sulla capacità di orientamento dello schema corporeo nello

spazio.

Oggi casi di dislessia, disgrafia e altri sono in aumento nell’età evolutiva, tanto che anche il governo ha preso

provvedimenti per indicare come portare avanti queste problematiche e fare focus su di esse. Ci sono

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 8

aumenti anche in adolescenti e adulti. Innanzitutto, è un problema in aumento di cui bisogna prendersene

cura. Tra le varie teorie studiate per poter porre rimedio a queste difficoltà, Freire

Jan Le Boulch:

Tra docente e allenatore sportivo gli obiettivi sono diversi: il docente deve educare al movimento, un

movimento globale e multilaterale, segmentario e intersegmentario per riuscire a far migliorare il bambino

per la salute e per la sua relazione con l’altro. Il docente non deve assolutamente fare una specializzazione

dell’attività motoria specifica, ma si possono usare attività propedeutiche. Per quanto riguarda l’allenatore,

c’è un avviamento della pratica dell’attività sportiva: deve tener conto dello sviluppo ontogenetico e dell’età

auxologica, morfologica, personale e psicologica. L’allenamento e la metodicità porta a sviluppare una certa

lateralizzazione. A forza di fare ripetutamene esercizio con il corpo (es. ginnastica artistica), su delle tecniche

di allenamento sono stati fatti degli errori in età evolutiva che dà grande si portano dietro: es. il dolore della

colonna vertebrale. Il corpo si porta dietro tutto quello che ha vissuto.

L’IMPORTANZA DELLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO

Lo schema corporeo è legato alla lateralizzazione. In età evolutiva, lo sviluppo dello schema corporeo ha

molta rilevanza perché è in evoluzione. A seconda delle tappe cronologiche, con l’avanzare dell’età, si avrà

una fase evolutiva o un’involuzione che dipende dall’età. Lo schema corporeo è l’immagine che ci

caratterizza, con cui ci si mette in relazione e serve anche per avere un buon confronto anche con gli oggetti

che si hanno attorno. Lo schema corporeo è il nostro essere nel mondo che si relaziona, si distrugge o si crea

a seconda del contesto che vive. Lo schema corporeo è talmente importante che caratterizzerà tutta la vita.

Il bambino inizia la sua avventura nel sociale e, per forza o volontariamente, si relaziona con il mondo.

Se lo schema corporeo caratterizza l’individuo fino alla fine della vita, bisogna conoscerlo bene perché se non

si ha idea che cosa sia il proprio schema corporeo, non si può comprendere e conoscere lo schema corporeo

degli altri. Già dalla nascita bisogna sviluppare lo schema corporeo, ma anche a partire dalla scuola

dell’infanzia.

Nel primo anno della scuola dell’infanzia bisogna acquisire, quindi, schemi motori di base, schema corporeo,

lateralizzazione… Lo schema corporeo è uno obiettivo di cui bisogna prendersi cura fin da subito.

COSA VUOL DIRE CREARE IL CLIMA DI APPRENDIMENTO

Prima di porsi l’obiettivo didattico è indispensabile lavorare sul gruppo, avere conoscenza del gruppo e poi,

fondamentale, è creare un clima favorevole di apprendimento: esso deve essere aperto non solo perché è

ampio lo spazio, ma anche perché il corpo può assumere posture libere che di conseguenza rendono

l’apprendimento più sereno, più semplice.

Il clima favorevole non comprendere solo lo spazio, ma bisogna anche creare un clima favorevole tra gli

alunni, soprattutto quelli del primo anno di infanzia/primaria: i bambini si possono conoscere anche al di

fuori della scuola e fare gruppo tra di loro, escludendo altri, ma bisogna far in modo di fare identità di gruppo

per creare nuove associazioni che saranno utili per avere aiuti e contributi tra gli stessi alluni. Prima

dell’obiettivo didattico, bisogna lavorare sulla collaborazione tra i bambini, creare un buon gruppo per

sviluppare meglio le relazioni dentro la classe.

Una volta fatto questo passaggio, si può iniziare a lavorare con lo schema corporeo, perché se il bambino non

sta bene con il suo corpo in relazione con l’atro, gli apprendimenti non vengono appresi. Se già nella scuola

primaria si hanno problematiche sullo schema corporeo, esse si ritrovano anche durante l’adolescenza.

LO SCHEMA CORPOREO

Lo schema corporeo o immagine del corpo non nasce a priori, ma è una costruzione lenta e progressiva che

avviene nel soggetto passando attraverso stadi di sviluppo.

La scuola francese dagli anni ’60 in poi ha dato grandissimi contributi sulla psicomotricità e sullo sviluppo dei

bambini. Uno di questi, Jan Le Boulch che, insieme a Aucouturier, hanno contribuito allo sviluppo

PSICOMOTORIO. Per lo studio dello schema corporeo, non solo chi si occupa di corpo, movimento e sport ha

dato la definizione di schema corporeo, ma anche da altri scienziati. Ciò vuol dire che lo schema corporeo è

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 9

così importante che anche le scienze che studiano l’uomo, si “preoccupano” dello sviluppo del corpo che va

a influire anche sulla psicologia, relazioni…

Lo schema corporeo di ogni individuo dipende dall’ambiente e i suoi stimoli, età, esperienze… La

definizione di Le Boulch ha riassunto l’essenza dello schema corporeo. Egli afferma che lo schema corporeo

è un dato immediato e di insieme che l’individuo ha del proprio corpo (=una visione generale che abbiamo

di noi stessi, la posizione che si ha in un determinato momento, una visione di insieme del corpo), ma bisogna

anche conoscere le parti che lo compongono, non solo la visione d’insieme. Queste parti son da conoscere a

livello segmentale e intersegmentale, cioè avere l’immagine di ogni parte del corpo e comprendere che

possono lavorare insieme; percepire che il proprio corpo può stare fermo e in movimento e si deve

confrontare con se stesso, gli altri e l’ambiente, bisogna essere dentro un contesto per capirlo e

interpretarlo, quindi per svilupparlo bisogna svolgere azioni quotidiane e analizzarle affinché vengano svolte

in maniera corretta, Le Boulch, da

cioè fare in modo che il nostro corpo svolga ciò che abbiamo richiesto.

medico, ha studiato e approfondito la tematica con gli studenti in laboratori.

FASI DELLO SCHEMA CORPOREO DI LE BOULCH

Egli individua 3 fasi che divide per target e fasce di utenza. Lo schema corporeo presuppone la conoscenza

del proprio corpo.

• Corpo vissuto (0-3 anni) in cui si delinea una propria immagine del corpo identificata con il proprio “io”.

La trasformazione di insegnamento-apprendimento passa attraverso il

Cosa vuol dire corpo vissuto?

corpo, tutto l’apprendimento passa attraverso il corpo, i sensi e quest’età è una fase in cui il bambino

esplora sé e il mondo.

• Corpo percepito (3-6 anni) in cui attraverso la possibilità percettiva e di interiorizzazione, si organizza lo

schema corporeo stesso. Prima, nel corpo vissuto, si ha uno strumento di

Cosa vuol dire percepito?

conoscenza e apprendimento che è il corpo e il movimento, tutto passava attraverso questi due, il

bambino si sente al centro del mondo (visione egocentrica) e ancora non ha il pieno controllo del

movimento, la piena padronanza del corpo, ma la relazione con l’altro avviene solo con il corpo. Nel

corpo vissuto, invece, si ha un migliore controllo del corpo e una migliore percezione dello spazio, viene

sfruttato il vissuto, le esperienze precedenti, quindi si ha una maggiore consapevolezza del proprio

corpo. Fondamentalmente, lo schema motorio prevede PERCEZIONE, CONOSCENZA, COSCIENZA e tappe

sono successive, cioè non si può passare saltando una fase.

• Corpo rappresentato (6-12 anni) in cui il soggetto è in grado di disporre della propria immagine del corpo

per compiere operazioni, per programmare mentale di azioni e gesti. Il bambino non ha

Cosa vuol dire?

più bisogno fisicamente e materialmente compiere quell’azione motoria, ma se la rappresenta

mentalmente, cioè riesce a vedere e prevedere il suo corpo che compie quel gesto, quell’azione, e può

variare perché riesce a calcolare il risultato della sua azione per poter avere un esito positivo.

Quindi lo schema corporeo prevede degli che passano dalla percezione alla conoscenza e

step

all’interiorizzazione.

ALCUNE DEFINIZIONI

LE BOULCH: considera “lo schema corporeo l’immagine del corpo come un’intuizione d’insieme o una

conoscenza immediata che abbiamo del nostro corpo, sia allo stato statico che il movimento, in rapporto alle

diverse parti tra loro e soprattutto nei suoi rapporti con lo spazio circostante e gli oggetti che lo circondano.”

Importantissimo, come per la laterizzazione, lo schema corporeo ha bisogno degli schemi motori di base e

di stimolazioni, cioè bisogna educare i bambini al movimento perché poi lo schema corporeo servirà per

raggiungere obiettivi sempre più complessi sia a livello motorio che al di fuori.

WALLON: sostiene che lo schema corporeo non è un dato iniziale né un’entità biologica o fisica preformata

ed ereditaria, ma il giusto risultato e la condizione di giusti rapporti tra l’individuo e il proprio ambiente.

Non bisogna considerare lo schema corporeo solo a qualcosa di fisico, fisiologico, di struttura…, ma per

schema corporeo si intende la percezione, la conoscenza e la coscienza del corpo.

Le diverse definizioni e filoni di ricerca convergono nel definire l’elaborazione dello schema corporeo come

l’organizzazione delle sensazioni relative al proprio corpo in relazione con i dati del mondo che il nostro

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 10

corpo e l’immagine che abbiamo di esso assumono nel nostro modo di essere e nella nostra capacità

espressiva e di apprendimento.

L’immagine che vediamo nello specchio può essere quella che non vediamo nella realtà. La crisi di identità

accade generalmente durante la pre-adolescenza e adolescenza: a livello auxologico, un’alunna degli ultimi

anni della primaria può avere un anticipo della crisi adolescenziale a causa di un aumento ormonale, quindi

bisogna occuparsi delle crisi di identità e di genere e prendersi cura della persona che sta vivendo questo

particolare momento della vita.

Uno schema corporeo mal strutturato e incerto determina deficit relazionale soggetto-mondo, influendo

negativamente sul piano:

• della percezione: con deficit della strutturazione spazio-temporale. Ciò vuol dire che si hanno delle

problematiche a relazionare il proprio corpo con lo spazio circostante.

• della motricità: con goffaggine, poca coordinazione e atteggiamenti scorretti. La postura è una forma

fondamentale. A livello motorio è importantissima: non solo a livello muscolare, ma anche perché

mentis

dice qualcosa riguardo la persona. Bisogna osservare come gli alunni si siedono, camminano, si

espongono, parlano…

• della relazione con l’altro, determinando insicurezza che è all’origine di turbe affettive che possono

sconvolgere le relazioni personali, possono sfociare in incomprensioni che portano all’esclusione, ma la

scuola deve riuscire a occuparsi dell’inclusione di tutti.

Sul piano percettivo, all’inizio della scolarità, la capacità di orientamento è molto importante per la LETTURA;

uno schema corporeo mal strutturato provoca:

• confusione con lettere simmetriche con l’inversione nel senso di destra e sinistra (b-d; p-q);

• inversione del senso “alto-basso” (n-u, d-p);

• inversione del posto delle lettere (caro ocra arco);

• inversione delle sillabe.

Quando questo accade la causa la si va a ritrovare in qualcosa di cognitivo, quindi a livello di pensiero, si può

avere la diagnosi di un deficit della comprensione… Succede, invece che, a volte, il bambino fa difficoltà a

riconoscere alto-basso, dietro-avanti, sopra-sotto… perché si hanno problemi nei fonemi e nel

riconoscimento di numeri, arrivando all’incomprensione di quello che si sta facendo: il bambino non sa che

parola è e, quindi, non la sa spiegare. Non dare mai diagnosi affrettare, ma favorire la tranquillità del bambino

e dei genitori.

Sul piano motorio lo schema corporeo è importante per l’azione in generale. Gli schemi motori, all’origine

degli atti più usuali, non possono organizzarsi se non partendo dallo schema corporeo. Non è possibile

padroneggiare bene un corpo che si conosce poco o male. Di conseguenza, si avranno difficoltà di

coordinazione e di dissociazione del gesto e sarà particolarmente lento ad organizzare la sua azione e si

avranno cattive abitudini posturali con atteggiamenti viziati.

Sempre sul piano motorio, in relazione al deficit spazio-temporale si hanno difficoltà nella percezione delle

traiettorie, nella valutazione delle distanze e delle velocità relative.

Sul piano relazionale, il bambino ha difficoltà di accomodamento e di relazione nel proprio ambiente se non

ha un’adeguata padronanza dello schema corporeo. Es. quello che viene sempre escluso dalla squadra, viene

tenuto in disparte…, quindi le sue relazioni vengono compromesse.

Tutto ciò si combina e si integra: se vengono stimolati gli schemi motori di base e i sensi, questi vengono

riutilizzati durante attività sempre più complesse (attività con piccoli e grandi attrezzi, esercizi in piccolo

gruppo o grande gruppo…), svilupperà schema corporeo, lateralizzazione…, fino ad arrivare

all’apprendimento delle CAPACITÀ MOTORIE.

LE CAPACITÀ MOTORIE

Le capacità condizionali sono determinate prevalentemente da processi energetici, mentre quelle

coordinative da processi neuro-muscolari (= il sistema nervoso centrale manda uno stimolo che provoca un

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 11

movimento muscolare) che controllano e regolano il movimento, fa eccezione la mobilità articolare che è

influenzata sia da processi energetici che da quelli neuro-

Esse sono di 2 tipi (classificazione di MEINEL):

• CAPACITÀ CONDIZIONALI: esse sono determinate da condizioni energetiche, dalla condizione fisica

interna del corpo. Esse sono la resistenza, la forza, la velocità e rapidità e la mobilità articolare. Le prime

sono determinate da processi energetici; altri studiosi, invece, considerano la mobilità articolare non

capacità condizionale, Meinel la mette a metà perché è determinata da processi energetici e fattori

neuro-muscolari. La scuola ha sempre tralasciato gli obiettivi delle capacità condizionali perché alcuni

studiosi ritenevano che erano per i bambini. La pediatria, attraverso vari studi, ha constatato che

troppo

il bambino, in evoluzione, ma bisogno di una determinata attività fisica che deve essere migliorata perché

Bisogna, però, valutare le varie età in maniera tale da

meglio un bambino in movimento che ipocinetico.

adeguare le capacità condizionali al bambino (lavoro propedeutico). Ma il bambino è più propenso a

capire cosa significa andare veloce piuttosto che resistere al tempo. Le capacità condizionali devono

essere prese in considerazione e vanno fatte per permettere al bambino di comprendere il dispendio di

energia che serve per ogni capacità, tenendo conto dei tempi, del target di utenti…, tenendo presente

che devono essere propedeutici adeguati ai prerequisiti di partenza, età, sviluppo morfologico,

psicologico…

Le capacità condizionali permettono al bambino di avere un miglioramento propriocettivo, ma si

cercherà di esercitare queste capacità in base a ciò che il bambino può dare.

La resistenza è una capacità condizionale che serve per prolungare nel tempo l’attività muscolare

o mantenendo costante il rendimento. I bambini più sono piccoli e più è difficile per loro capire il

significato di resistenza, li rimane più facile capire velocità e rapidità. La resistenza ha a che fare

anche con un movimento veloce, come la corsa, ma l’obiettivo della resistenza è la capacità di

prolungare nel tempo l’attività mantenendo costante il rendimento, cioè durante l’attività il

bambino deve quindi la resistenza è tutto il contrario

avere un ritmo costante per arrivare prima,

della velocità. Un esercizio sulla resistenza è un gioco a squadre che si può prolungare nel tempo:

quando avrà il fiatone bisogna dire al bambino che deve perché il gioco non è ancora

resistere

finito.

La resistenza avrà bisogno di un lavoro aerobico, in presenza di ossigeno; invece tutti i lavori con

la velocità e rapidità sono anaerobici. Le capacità condizionali nell’infanzia e la primaria dovranno

essere intraprese con i relativi esercizi a piccole dosi, mai proporre esercizi mirati per la resistenza,

dove ci sarà un consumo energetico troppo alto, ma bisogna far capire la attraverso

resistenza

esercizi a lunga durata. Mai fare un lavoro massimale.

La forza: è la capacità di resistere o vincere una resistenza esterna. Un esempio di attività per gli

o arti inferiori può essere fare saltelli sul posto, oppure, per gli arti superiori, lanci-prese della palla

con un compagno, aumentando il peso dell’attrezzo. Si distinguono 3 tipi di forze:

Forza veloce

Forza resistente

Forza massimale

Se questi esercizi non possono essere fatti con una tipologia analitica (stessa regola che vale per

la resistenza) perché è un metodo che annoia i bambini, ripetitivo, serve per raggiungere la

perfezione del gesto e non qualcosa da rintracciare nei bambini dell’infanzia o della primaria. La

forza può essere utilizzata nel momento in cui si hanno atteggiamenti posturali scorretti e, quindi,

per prevenire paramorfismi. Tutte le attività devono essere motivanti.

La velocità e rapidità non sono sinonimi. Zatziorskkij, studiato da Meinel e da altri studiosi del

o movimento, ha cominciato a parlare delle teorie del movimento, in particolare l’allenamento non

era da fare in maniera superficiale, ma bisognava tener conto di determinate tecniche. Secondo

Zatziorskkij, le capacità condizionali devono essere studiate perché sono diverse tra loro e queste

due capacità, velocità e rapidità, si incrementano fortemente tra i 9-12 anni. Inoltre, egli afferma

che le capacità condizionali non devono essere iniziate solo in quella fascia d’età, ma già dalla

scuola dell’infanzia. Altri studiosi indentificano la fascia 8-9 anni individuano l’età d’oro della

motricità, quindi l’età evolutiva (che parte tra gli 8-11 anni) è il momento favorevole per acquisire

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 12

le capacità motorie, consolidare schema motorio, lateralizzazione, ecc… perché il sistema nervoso

e la percezione esterocettiva (dell’ambiente esterno) e altre facoltà sono per essere

pronte

stimolate e consolidate.

La rapidità è la capacità di compiere un movimento nel più breve tempo possibile, avendo

come parametro la misura del tempo. La rapidità di eseguire un gesto motorio sta nel fatto

che deve essere svolto nel più breve tempo possibile.

La velocità di movimento ha come paramenti di misura il tempo e lo spazio.

• Mobilità articolare è la capacità di effettuare i movimenti utilizzando la massima escursione articolare

possibile. È una capacità che sta in una posizione intermedia tra le capacità coordinative e le capacità

condizionali perché determinata sia da fattori neuromuscolari che energetici. La MOBILITÀ ARTICOLARE

O FLESSIBILITÀ è una capacità motoria che consente l’esecuzione di movimenti di grande ampiezza

autonomamente (M.A. attiva) o grazie all’intervento di forze esterne (M.A. passiva).

Il corpo umano ha due grandi ARTICOLAZIONI:

1. L’articolazione dell’arto superiore del braccio è l’articolazione scapolo-omerale ( la scapola

contiene quasi perfettamente la testa dell’omero così da non permettere all’osso di fuoriuscire, ma

di svolgere tutti i movimenti).

2. L’articolazione dell’arto inferiore è coxo-femorale, le ossa che si uniscono è quella del coccige, del

bacino che si lega con il femore. Quest’ultimo è l’osso lungo della gamba ed è il più lungo del corpo.

In età evolutiva, esso ha uno sviluppo repentino, totale per poi non crescere più. L’insegnate deve

favorire lo sviluppo morfologico delle ossa attraverso la scelta di esercizi che tengano presente e si

adeguino all’individuo, migliorino e sollecitino lo sviluppo naturare della struttura ossea in quel

momento.

Durante la scuola dell’infanzia e primaria, importantissima è anche l’articolazione del rachide, ossia

quella della colonna vertebrale: se il bambino non assume atteggiamenti e posture corrette,

l’articolazione del rachide non potrebbe crescere correttamente. Per la mobilità articolare del

rachide si può effettuare un test: sopra una panca piana, con gli avampiedi a bordo panca e le gambe

unite, il bambino deve sollevare gli arti superiori in alto, poi flettere il busto, cercando di arrivare a

toccare le punte.

Per poter ottimizzare i tempi bisogna preparare schede, situazioni già a casa in modo tale da fare

tutto in poco tempo.

• Capacità coordinative: esse si suddividono in generali e specifiche. Tutte le capacità coordinative

dipendono da condizioni neuro-muscolari. Perché sono così importanti le capacità motorie? Perché è

Perché permette di compiere quei movimenti fini rielaborati, precisi,

importante la coordinazione?

puntuali che possono assolvere a situazioni di vita quotidiana, lavorativa…

Obiettivi:

1. Buono sviluppo delle capacità coordinative perché permettono di migliorare la qualità del

movimento, di dare a quel movimento tanta sensibilità, delicatezza, particolarità da coordinare

anche un minimo movimento (come la scrittura). Tutte le capacità coordinative danno al

grazia

movimento. Il soggetto con una motricità grossolana non è abile nelle azioni.

2. Previene situazioni di pericolo e prevede infortuni: con l’acquisito un buon schema motorio si

evitano problematiche perché si sono provate e vissute precedentemente.

3. Diminuisce il tempo di apprendimento di movimenti nuovi: più si ha un acquisito,

alfabeto motorio

più si ha la probabilità di acquisire schemi motori complessi.

4. Il livello di coordinazione dipende dall’organizzazione delle diverse informazioni che raggiungono il

sistema nervoso centrale e dal grado di elaborazione e di controllo delle risposte motorie. Tutto

viene elaborato, raccolto e classificato. Le informazioni raccolte dagli analizzatori periferici e

convogliate alle strutture centrali. Quindi più il bambino avrà fatto esperienze e più avrà raccolto

risposte per evitare problemi e per raggiungere informazioni complesse. Utilizza gli ANALIZZATORI.

Il SNC (sistema nervoso centrale) come fa a raccogliere le informazioni?

Questi si sviluppano grazie l’educazione sensoriale che è da sviluppare sin dalla prima infanzia.

Ottico: informa sull’immagine del movimento e ne rappresenta la guida. Bisogna educare

alla sensorialità ottica e far percepire la differenza tra osservazione e guardare: osservare

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 13

vuol dire cioè cercare di avere più informazioni possibili su quella

andare oltre il guardare,

situazione (registrare comportamenti, mimiche facciali, posture…)

Tattile: percepisce la forma e la superficie degli oggetti, delle attrezzature, ecc…

Fondamentale perché permette di capire fenomeni molto complessi.

Acustico: informa sui suoni e rumori.

Vestibolare (recettori all’interno dell’orecchio): informa sulle accelerazioni e direzione del

movimento, sul controllo delle posizioni del corpo; importantissimo per l’equilibrio.

Cinestetico (recettori nei muscoli, nei tendini, nelle articolazioni): informa sulla modulazione

delle tensioni muscolari che agisce sui vari segmenti corporei, in rapporto alla tipologia dei

carichi, e sui loro rapporti spazio-temporali (analizzatore fondamentale per il movimento).

Es. porta a calibrare la forza di un lancio grazie alla mobilità articolare buone, in maniera da

dare un impulso ottimale.

Questi analizzatori si prendono dall’esterno, si immagazzinano e si costruiscono una risposta che

porta a fare una determinata azione. I propriocettori sono quelli cinestetici che permettono di

compiere un atto motorio.

Inizialmente, nei bambini, l’apprendimento viene acquisito attraverso l’analizzatore visivo (forma

esterna di analizzatore) solo dopo subentra quello cinestetico (forma interna di analizzatore).

Più la motricità del bambino è ricca di contenuti più è rapido ed efficace l’apprendimento dei nuovi

movimenti. Il compito principale dell’allenamento in età prepuberale è di portare i bambini a

possedere un livello di sviluppo elevato di capacità coordinative per supportare le successive

richieste tecniche. Le capacità coordinative dipendono soprattutto da processi nervosi centrali e di

controllo, dallo sviluppo del SNC che si completa tra i 12-13 anni, quindi la coordinazione va allenata

il più precocemente possibile. Nell’allenamento specifico della destrezza, le capacità coordinative

coincidono con le abilità motorie tecnico-specifiche. Nell’infanzia c’è una predisposizione, una

necessità dello sviluppare queste capacità perché la coordinazione prevarrà su certi comportamenti

errati.

Le capacità coordinative:

hanno la loro base nelle capacità funzionali del SNC (sistema nervoso centrale);

hanno uno sviluppo intensivo tra i 6-11 anni circa;

rallenta fino a concludersi dopo la pubertà.

Proporre attività diversificate, in situazione giocose, con diversi strumenti…

Capacità coordinative generali: rappresenta una struttura di base del processo coordinativo, una

o loro caratteristica è quella di rimanere abbastanza stabili nel tempo. Il loro sviluppo avviene nei

primi anni di vita attraverso l’evoluzione di schemi motori di base. Le capacità coordinative sono

da considerarsi come requisiti motori diffusi e consolidati in quanto fungono come fase evolutiva

per livelli coordinativi necessari ad un grado di prestazione più sofisticato. La classificazione delle

capacità coordinative sono del Meinel.

1. Capacità di apprendimento motorio avviene attraverso:

Coordinazione grezza: il bambino compie movimenti grossolani

Coordinazione fine: il bambino compie movimenti fini

Stabilizzazione della coordinazione fine, avviene attraverso l’attività

2. Capacità di controllo motorio: esercizio e sperimentazione del corpo attraverso vari

movimenti.

3. Capacità di adattamento e trasformazioni dei movimenti.

Queste 3 capacità formano la DESTREZZA. Essa è considerata da Meinel come il riassunto

finale, la somma di tutte le capacità coordinative generali. Essa è fondamentale ed è

complessa da raggiungere e si ha quando si hanno tutte e 3 le capacità coordinative.

Capacità coordinative specifiche, più complesse rispetto alle generali.

o Destrezza fine

Capacità di equilibrio: è il risultato di 3 forme di equilibrio: per raggiungerlo bisogna passare

dall’equilibrio statico, a dinamico e in volo.

Elasticità del movimento

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 14

Capacità di combinazione motoria

Fantasia motoria: Meinel afferma che è una capacità coordinativa speciale perché è complessa

perché impone una certa preparazione. Dà la possibilità al bambino di personalizzare

creativamente e individualmente e soggettivamente un atto, il gesto, il movimento, lo rende

unico. Es. eseguire un esercizio in maniera più contribuendo con tutto il corpo.

armonica,

Altre sono:

o capacità di orientamento: orientare il corpo non solo in palestra, ma anche nell’ambiente

esterno. Esso fa parte dell’autonomia di ogni individuo. Orientamento visivo serve per

controllare il mondo circostante, sviluppo per la visione periferica…

capacità di differenziazione di spazio-temporale

capacità di differenziazione dinamica

capacità di anticipazione motoria e reazione motoria: l’anticipazione motoria permette di

prevedere l’azione a seconda della postura, del gesto che si sta osservando. Migliorare

l’anticipazione motoria potrebbe portare a non avere infortuni, a non farsi male… Quindi, oltre

a essere una capacità strategica (in partita) e/o didatticamente utile (per l’insegnante),

l’anticipazione motoria è utile anche per la tutela della salute. L’anticipazione è sempre

assecondata da una reazione motoria, ovvero si adegua l’azione a ciò che si sta vedendo.

capacità di memorizzazione motoria: si ha bisogno di un esercizio costante per essere

interiorizzata.

capacità di ritmizzazione: è un esercizio che va fatto sin da subito, ma si avranno risultati bassi

perché il target è basso, è un processo molto lungo che va intrapreso sin da subito. Va stimolato

perché bisogna essere educati al ritmo.

VALUTAZIONE DELLE CAPACITÀ COORDINATIVE

Il momento per acquisire delle capacità coordinative ha un range abbastanza lungo.

Coordinazione rapida: ottimo 6-8, 9-11 buono

Ritmizzazione: 6-8 buono, 9-10 ottimo, 11-12 buono

Orientamento spazio-temporale: 6-11 buono, 12-14 ottimo

Capacità di equilibrio: 8-9 buono, 10-11 ottimo, 12-13 buono

Ma bisogna lavorarci sin da subito, sennò l’ottimo non si raggiunge.

Il corpo è una storia, un deposito di esperienze, una memoria affettiva inconscia (Canevaro).

LO SVILUPPO PSICOSOCIALE

Una corretta educazione motoria realizza anche ampie possibilità educative: non bisogna perseguire solo

obiettivi disciplinari, ma anche obiettivi educativi che si possono raggiungere attraverso l’educazione

motoria e sensoriale. Attraverso il movimento l’apprendimento diventa più facile, coinvolgente e motivante

perché è più vicino al bambino e si possono realizzare attività laboratoriali. L’attività motoria, poiché è svolta

in un altro luogo, la palestra, riesce a sviluppare l’apprendimento spazio-tempo, ma il bambino entra anche

in contatto con altri oggetti favorendo così anche la coordinazione. Il movimento suscita interesse e

soprattutto, se svolto collettivamente, dà fiducia in se stessi e negli altri, crea il senso di responsabilità nella

consapevolezza che lo sforzo di ciascuno si riflette sul risultato di tutti.

EDUCARE IL CORPO significa favorire lo sviluppo fisico, intellettuale e psico-sociale, realizzando positive

relazioni con gli altri e promuovendo lo spirito di collaborazione attraverso il piccolo gruppo, il grande

gruppo... Attraverso l’attività fisica si va a valutare la condivisione, la collaborazione, la relazione all’interno

del gruppo, quindi vedere la PERSONALITÀ del bambino. Quindi con un piccolo aspetto della loro personalità

si possono raggiungere altri obiettivi, cosicché il corpo diventa per raggiungere altri obiettivi.

medium

Tutte le aree si integrano molto bene con il corpo. L’attività motoria ed educazione della mente sono

strettamente collegate tra loro. Il movimento è fortemente utilizzato per il processo di SOCIALIZZAZIONE

perché esige rispetto delle regole, collaborazione e cooperazione, acquisizione di sentimenti di correttezza

verso il prossimo e la tolleranza, condividere attraverso il gioco esperienze comuni (vittoria-sconfitta,

condividere le regole…). La genialità dell’attività ludica è che fa capire regole forti: ci sono dei limiti e delle

potenzialità, quindi non sempre si può vincere e non sempre si può perdere, si comprende meglio il senso

della vita.

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 15

QUALE ATTIVITÀ MOTORIA? QUALI PROPOSTE DOBBIAMO TENERE PRESENTE?

L’educazione motoria nella scuola dell’infanzia e della primaria favorisce lo sviluppo delle seguenti abilità

motorie e sociali:

• Maturazione dell’individuo e condizionamento sociale ( stimolo della famiglia e degli adulti)

• Graduale passaggio dall’egocentrismo e sociocentrismo: il bambino nella scuola dell’infanzia sta vivendo

la fase dell’egocentrismo. Questa è una fase inevitabile. Egocentrismo vuol dire mettere al centro del

mondo se stessi: il bambino si sente come parte essenziale e unica di quello che sta accadendo e vivendo.

Questa fase deve evolvere e ciò avviene con l’avanzare dell’età, ma ci sono soggetti che vivono questa

fase lentamente. L’obiettivo dell’insegnante è favorire questo passaggio perché l’egocentrismo non aiuta

in quanto la società umana è una società sociale, in maniera tale che tutti siano proiettati verso se stessi

e verso gli altri per poter vivere in armonia. Il passaggio si può favorire attraverso attività ludiche da

condividere con gli altri per comprendere com’è bello stare insieme.

• Complessità graduale delle richieste rivolte all’individuo: importante la gradualità, sistematicità, dal

semplice al complesso per favorire al meglio l’apprendimento e per evitare infortuni.

• Educare per assicurare lo sviluppo ottimale del soggetto e l’inserimento sociale

• Garantire al bambino una pluralità di esperienze e relazioni sociali,

• Carattere ludico e socializzante delle attività proposte: avere più proposte didattiche, tenere conto che

ci potrebbero essere delle variabili.

Dopo aver dimostrato l’attività se alcuni alunni fanno fatica a realizzare quella proposta motoria, può

voler dire che l’insegnante ha valutato troppo alti o troppo basso i loro prerequisiti motori, quindi

occorre avere sempre un’altra proposta.

• Carattere ludico e socializzante delle attività proposte

• Funzione educativa del gioco

• Giochi individuali a coppie, di piccolo e grande gruppo: variare la richiesta delle proposte dell’esercizio,

tenendo presente che più i bambini piccoli sono nella fase dell’egocentrismo, è difficile realizzare giochi

di gruppo (è più fattibile nella scuola primaria perché si conoscono meglio i bambini). Nella scuola

dell’infanzia è meglio svolgere attività individuali o a coppie perché si è più restii a condividere il proprio

corpo. Quindi il passaggio dall’egocentrismo a sociocentrismo è favorito dal passaggio dal lavoro

individuale, a coppie, a piccolo gruppo, valutando se i bambini stanno sviluppando il sociocentrismo in

maniera graduale.

• Gli allievi non devono mai essere esclusi dal gioco (evitare eliminazioni introducendo penalità): spesso

durante l’attività quando l’insegnate presuppone un’eliminazione, l’emotività, l’entusiasmo è tanta, ma

deve essere canalizzata. L’eliminazione deve essere utilizzata in maniera strategica: es. ogni bambino ha

dei punti, il punto si perde se non si fa correttamente l’esercizio, ma l’insegnate deve essere in grado di

non far arrivare a zero il bambino perché spesso è il soggetto che richiede maggiore esercizio.

• Il bambino non è un adulto in miniatura e non possono essergli applicate le regole del movimento degli

adulti: se un adulto si trova bene con un esercizio non è detto che il bambino si diverti allo stesso modo.

• L’attività deve essere polivalente e non specialistica. Le attività specialistiche devono essere fatte da uno

specialista, gli obiettivi dell’insegnate sono legate alla sensorialità, movimento…

• L’allievo non si concentra a lungo perciò vanno proposte attività variate e ludiche

• La struttura ossea del bambino non sopporta carichi statici elevati e attività fisiche troppo intense

possono determinare deformazioni scheletriche: le capacità condizionali devono essere prese in

considerazione, ma le ripetizioni dell’esercizio devono essere programmate per il diverso target di

utenza, bisogna anche stare attenti a lavorare in maniera equilibrata perché se si utilizzano in maniera

eccessiva le strutture ossee, esse non si andranno a sviluppare in maniera adeguata, ma verranno inibite.

• Con l’allenamento non intensivo le ossa si rafforzano

• È opportuna un’azione globale

Le attività da privilegiare in base alle caratteristiche psico-fisiche e fisiologiche degli allievi dai 5 ai 10 anni

sono:

• Camminare

Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 16

• Correre

• Saltare

• Rotolare

• Controllo della respirazione: la respirazione comprende 2 fasi importanti: la fase inspiratoria e

espiratoria. La prima fase è importante perché entra ossigeno; la seconda fondamentale per eliminare

l’anidride carbonica. La respirazione deve essere educata perché la sua massima efficienza la si ha se

queste fasi vengono fatte correttamente. Quando c’è un’attività fisica, questo scambio deve avvenire più

velocemente. Quando il bambino svolge un’attività intensa e che piace, bisogna sempre prevedere la

gradualità delle proposte didattiche e soprattutto il RECUPERO, che può essere un’attività più blanda

collegata alla precedente, es. camminare con un’andatura di modesto impatto attorno al perimetro della

classe. Gli esercizi respiratori devono essere fatti in maniera adeguata: la scatola toracica, che protegge

i polmoni, si apre quando gli arti superiori si sollevano; mentre nell’incrocio degli arti superiori, la gabbia

toracica si chiude, quindi è un movimento che non serve.

• Attività a coppie: è importante perché aiuta a conoscere meglio se stessi, gli altri e il proprio corpo… Le

attività motorie globali, ludiche e stimolanti favorisco la ricezione delle informazioni attraverso i CANALI

ESTEROCETTIVI (i sensi) e PROPRIOCETTIVI (cinestetiche). La capacità di apprendere, controllare e

trasformare il movimento dipende sia dalla corretta e rapida ricezione delle informazioni e degli stimoli,

sia dall’ampiezza delle esperienze motorie vissute, memorizzate e utilizzate già nelle risoluzioni dei

problemi motori… (date dalle capacità coordinative generali).

ATTIVITÀ MOTORIA NEL PROCESSO DI CRESCITA DELLA PERSONA

8-11 anni ca. è considerata l’età d’oro della motricità e della rappresentazione mentale, ovvero un

modello favorevole di recettività a livello del SNC.

5-9 anni ca. il bambino consegue gli schemi motori di base e aumenta la precisione dei movimenti

6-7 anni ca. migliora l’equilibrio, 6-8 anni ca. si ha una maggiore stabilità nei movimenti, 11-12 anni

aumenta la stabilità del movimento, ma già verso i 12 anni progredisce

8-11 anni ca. l’alunno matura l’attitudine a prevedere la velocità e la direzione dell’oggetto in

movimento in rapporto alla posizione statica e dinamica del corpo

7-10 anni ca. ha una maggiore rapidità e migliora la sensibilità muscolare, ovvero le capacità

condizionali

9-11 anni ca. progressi nella coordinazione senso-motoria

Se fino ai 10-11 anni la forza è simile tra maschio e femmina, all’inizio della fase pre-puberale

aumenta la forza nei maschi

11-12 anni ca. sviluppo della lateralizzazione

AUXOLOGIA

L’auxologia è una scienza che studia il periodo dell’età evolutiva, studia la crescita e lo sviluppo dell’individuo

dalla nascita fino all’età adulta e, in particolare, lo sviluppo del bambino nel suo processo evolutivo.

DEFINIZIONE DI CRESCITA FISICA: s’intende l’aumento delle dimensioni corporee che è sempre congiunta

alla modificazione delle sue forme, cioè alla maturazione delle funzioni dei diversi organi e diversi apparati e

la variazione nella composizione dei tessuti.

DEFINIZIONE DI SVILUPPO: avanzamento progressivo della crescita verso la maturità, quindi si riferisce alla

trasformazione psico-morfologica e funzionale del soggetto che in piena evoluzione, conquista

un’eterogeneità organizzata degli apparati morfologico-funzionali e delle facoltà intellettuali.

FASI AUXOLOGICHE

Comprende 2 fasi principali: dove TURGOR vuol dire inspessimento ponderale,

turgor e proceritas,

accrescimento in larghezza; PROCERITAS vuol dire accrescimento in altezza, accrescimento staturale. Si ha

un equilibrio perfetto tra una fase e l’altra; Goden le chiama anche fasi di alternanza.

L’auxologia ne studia fondamentalmente 5 fasi, 3 turgor e 2 proceritas: a ogni fase corrisponde un range di

età che copre dalla nascita alla fine dell’adolescenza.

FASCE DI ETÀ

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti per l'esame di attività motoria, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Valentini: "Il corpo educante", Valentini.
Gli argomenti che si possono trovare negli appunti sono: schema motorio, schema corporeo, lateralizzazione, capacità motorie, riforme scolastiche, educazione ambientale... e approfondimenti sulla differenza tra ud e uda, pensiero divergente...
Gli appunti contengono anche approfondimenti fatti a lezione, utili per gli studenti di scienze della formazione primaria. In generale gli appunti possono essere usati anche dagli studenti di scienze motorie (Uniurb), visto che entrambi i corsi condividono lo stesso programma con lo stesso docente.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giorgia_Caponi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Attività motoria dell'età evolutiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Valentini Manuela.

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