Introduzione al corso
Il corpo educante
Federici, Valentini: prima parte fondamentale = impianto teorico disciplinare = la base per fare la pratica; la seconda parte ci sono progetti e unità di apprendimento legate all’ambito motorio e all’interdisciplinarietà (che cosa ha capito riguardo le unità di apprendimento? Quali sono le parti di queste unità di apprendimento? Mi puoi parlare in particolare e spiegare nel dettaglio cosa intende per non entrare nel dettaglio nei contenuti, ma bisogna sapere le verifica, contestualizzazione...?), parti delle unità di apprendimento perché sono materiale tecnico. Leggere gli esempi delle unità di apprendimento per capire la parte teorica.
Esprimi-amo le emo-azioni
Prima parte fondamentale; seconda parte pratica-operativa si parla di ricerca educativa sperimentale fatta nella scuola dell’infanzia. Presenti dati oggettivi e verifica oggettiva. Perché teoria? Un processo che ha come obiettivo la formazione deve prendere l’impianto teorico di quel sapere condizione indispensabile. Ma alla teoria del sapere disciplinare c’è bisogno di una tecnica=pratica (nel caso di attività motoria). Teoria, tecnica e pratica nell’attività motoria vanno di pari passo, nessuna è più importante dell’altra.
Didattica
Attraverso la didattica si raggiungono gli obiettivi. La teoria trova la sua massima esemplificazione nel momento in cui la viviamo. Bisogna dare sempre senso all’attività che si svolge in classe, deve avere una sua logicità. Anche gli esercizi più semplici devo essere programmati, progettati perché tutto deve avere una finalità.
Attività motoria
A scuola i bambini hanno il diritto di fare attività motoria per salute fisica, psichica e cognitiva perché, attraverso il movimento e il corpo, i bambini arrivano ad apprendere concetti “molto pesanti” in maniera ottimale. L’attività motoria ha una metodologia importante che è quella ludica: nasciamo giocando, abbiamo piacere a giocare sin da subito. In popolazioni che non avevano mai avuto contatto con le tecnologie, hanno visto che i bambini giocano con gli stessi movimenti, con gli stessi schemi motori dei bambini che vivono all’interno della civiltà: siamo, quindi, predisposti al movimento e all’attività ludica.
Conoscere per poter scegliere
Non accontentarsi di una sola metodologia, ma allargarsi a conoscere nuove soluzioni perché, sperimentandole, si hanno più soluzioni e si è in grado di scegliere qual è quella più consona. È una rivoluzione perché se avessi solo interiorizzato una proposta non avrei la possibilità di scegliere ed è limitante per l’insegnate e per gli allievi. Bisogna avere proposte didattiche, opzioni al plurale per rispettare la diversità della classe.
L’insegnante è, quindi anche animatore e facilitatore. Ciò vuol dire che per poter aiutare il bambino a svolgere l’esercizio deve avere soluzioni alternative per ogni allievo, deve avere una pluralità di soluzioni. Pluralità non solo nella metodologia, ma anche tra gli altri insegnati, all’interno della scuola: più si è uniti meglio è = pluralità di condivisione di lavoro in equipe.
Motivare con le attività
Motivare con le attività sia in classe che in palestra. Ci si trova davanti a una generazione che vuole cambiare velocemente, che ha sempre meno voglia di stare fermo e seduto: la scuola italiana li porta a stare molto tempo seduti e si ha bisogno di rivedere l’organizzazione della struttura della classe, bisogna abitare corpo, spazio e tempo in modo diverso.
Età evolutiva
L’età più complessa perché nell’arco di poco tempo avvengono dei cambiamenti talmente importanti, repentini e impegnativi da destabilizzare chi le vive. In termini di età non ha una rigida divisione temporale: spesso, nell’indicare l’età di un bambino, si usa circa. Questa precisazione è giusta perché, in una classe, sebbene da un punto di vista anagrafico abbiano tutti la stessa età, da un punto di vista psicologico, morfologico, funzionale potrebbero avere un’età diversa: un mese, due mesi di differenza sono come anni per gli adulti; per struttura corporea (= morfologicamente e fisiologicamente) può essere più grande: una bambina di 10 anni può dimostrarne 12. Ognuno ha la sua personalità quindi avrà un suo apprendimento, ma anche a livello morfologico ci sono delle differenze.
Ognuno è diverso dall’altro, con proprie caratteristiche e, quindi, hanno bisogno di un proprio insegnamento. Non solo per la disabilità si deve fare un lavoro individualizzato, ma per tutti. Ciò vuol dire personalizzare l’insegnamento.
L’età è da prendere in considerazione, ma non è che quella classe è tutta uguale, ma con tante caratteristiche diverse perché si hanno diverse età. L’età evolutiva comprende diverse fasce. Molti studiosi stanno rivedendo lo step ultimo dell’età evolutiva perché anche la fase adolescenziale si è molto allungata, quindi per alcuni non è 18-20 l’ultimo step, ma vanno oltre perché a livello economico, tecnologico, alimentare, soprattutto nella parte occidentale del globo sta vivendo un allungamento dell’età evolutiva. Si sta valutando se sia un aspetto positivo o negativo.
Fasi dell'età evolutiva
All’interno dell’età evolutiva ci sono 3 fasi. Lo sviluppo durante l’età evolutiva è influenzato da:
- Influenze di natura biologica: Fattori ereditari; anamnesi natale e prenatale: condizioni di salute prima e dopo la nascita possono portare a complicanze che si possono ripercuotere nella vita; condizioni generali di salute del soggetto; grado di funzionalità di organi ed apparati in particolare quelli preposti a funzioni percettive.
- Influenze di natura ambientale: Se vissute in negativo, possono portare problemi. Approccio e propensione da parte dei genitori = ambiente familiare: i genitori e la famiglia in generale hanno un’importanza strategica perché condizionano la personalità. L’ambiente incide per educazione, formazione e a livello logistico: un bambino che si muove molto avrà condizioni molto favorevoli rispetto a un bambino che vive in luoghi bui, chiusi e isolati. L’educazione sensoriale deve essere su tutti i sensi, nessuno escluso. Bisogna educarli anche in classe perché ci caratterizzano come individuo. Livello culturale: se il bambino vive in un ambiente culturalmente predisposto a una certa situazione egli apprende, registra, sono attenti ascoltatori e osservatori. Osservare = andare oltre a quello che si vede immediatamente; ascoltare = non c’è solo la parola, ma anche il tono, il silenzio, la forza… cioè il bambino, ascoltando, riporta quello che serve, sia in positivo che negativo.
- Condizioni socioeconomiche. Grado di sollecitazione psichica e motoria: tra femmina e maschi c’è ancora una differenza motoria.
- Sostegno e incoraggiamento: la difficoltà sta nel formare i bambini normodotati perché spesso sono iperattivi, si ha a che fare con diverse culture…, quindi si ha a che fare con allievi diversi e bisogna prendersi cura di tutti, anche se non sono disabilità diagnosticate.
- Varietà delle esperienze vissute: si parla di generazioni sovra-stimolate dalla tecnologia, per cui spesso vorranno sapere “cosa fare dopo”. Per cui bisogna avere una vastità di programmazione e di attività che servano a tutti, ma bisogna avere delle riserve perché se l’attività programmata non suscita interesse, non serve proseguire, ma occorre la riserva che si ha precedente programmato con quell’obiettivo, quel target di utenza e con quegli attrezzi.
- Relazioni con terzi: bisogna gestire relazioni con terzi. La dinamicità delle reti educative all’interno del contesto educativo comprende gli alunni, personale ATA, genitori e altre insegnanti. I genitori devono essere alleati che possono aiutare nella scelta educativa del figlio.
Obiettivo
Avere sotto controllo l’individuo per favorire la formazione del soggetto. Bisogna tenere presente non solo l’area motoria nella formazione infanzia-primaria, ma bisogna tenere presente le aree affettiva, relazionale, sociale, cognitiva… quindi non avere una visione settoriale, disciplinare, ma bisogna vedere la persona: non bisogna valutare solo il corretto svolgimento dell’azione richiesta perché la persona è unica, irripetibile, irrinunciabile.
Jean Piaget
Ha coniato la teoria della prassi. Per conoscere bene l’età evolutiva è necessario suddividere lo studio dell’età evolutiva in più stadi.
Stadi dell'età evolutiva secondo Piaget
- Stadio o periodo di senso-motorio: Dalla nascita a circa 2 anni di età. Si indica con senso-motorio il bambino la capacità del bambino di apprendere, conoscere, cominciare a conoscere il sé corporeo, gli altri (persone e oggetti) e l’ambiente, quindi il bambino comincia a conoscere e a raccogliere informazioni sul mondo attraverso i 5 sensi. Essi aiutano a far crescere il bambino, a dare i primi apprendimenti, ovvero ad avere un primo approccio di conoscenza. Questa sensorialità si trasforma in educazione nel momento in cui si rapporta con la famiglia e con l’inserimento del primo anno dell’infanzia. Se vengono stimolati (dalla famiglia o nel primo anno dell’infanzia) tutti i sensi il bambino sarà facilitato a conoscere il mondo attorno a lui. Questo periodo di età è quello meno studiato. Nel momento in cui si inserisce nella scuola dell’infanzia, già il bambino ha un pregresso, cioè ha già le basi da cui un insegnante può partire. L’osservazione è fondamentale perché con essa si riesce a capire e avere una fotografia degli allievi: osservando postura, atteggiamenti, mimica…, si riesce a cogliere la loro personalità. In questo primo stadio bisogna tener conto del senso, ma anche della motricità. L’attività motoria non è solo divertimento e sfogo per il bambino, ma ci sono movimenti ben precisi per capire la salute del bambino, il suo modo di relazionarsi… Attraverso prove di errori il bambino comprende. Le prove di errori avvengono attraverso il movimento: il bambino capisce ciò che è bene, ciò che male, dove si può fare male, come evitare di farsi male…
- Stadio o periodo preoperatorio: Tra i 2 e i 7 anni circa. È uno step superiore sia a livello motorio che a livello cognitivo. Preoperatorio vuol dire che il bambino lentamente passa dall’apprendere per prove di errori, ossia “toccando con mano”, a capire che ci sono altri modi per prevenire determinati errori. È una fase lenta, ragionata, per riuscire a capire che… Il secondo e il terzo stadio sono strettamente collegati al corpo e al movimento, quindi anche l’apprendimento avviene attraverso il corpo e il movimento. Dopodiché ci sarà l’apprendimento della scrittura e della lettura che non sono slegate al corpo e al movimento (postura, impugnatura, posizione delle braccia…). Kant, e poi anche la Montessori, dice che la mano è la parte visibile del cervello, cioè la mano concretizza quello che il cervello dice.
- Stadio o periodo delle operazioni concrete: Va dai 6-7 anni a 11 anni circa. Riassunto delle azioni precedenti, ha ancora bisogno di toccare con mano, di verificare…
- Stadio o periodo delle operazioni formali: Dagli 11-12 circa in poi. Dopo aver fatto esperienza, si concretizza lo stadio delle operazioni formali. La differenza con lo stato delle operazioni concrete è che nelle formali il bambino non ha più bisogno di sperimentare, ma anticipa l’azione e la (possibile) conseguenza con la mente. Il bambino possiede già l’idea delle conseguenze e anticipa il movimento per evitare l’errore. Con le operazioni formali, più il bambino avrà fatto esperienza con i 3 stadi e più avrà esempi (acquisiti attraverso l’educazione sensoriale e motoria), più avrà immagazzinato risposte motorie da evitare nelle sue operazioni formali. Quindi il bambino ha bisogno di molte esperienze multilaterali.
"Volete coltivare l’intelligenza del vostro scolaro? Coltivate la forza che essa deve governare. Esercitate continuamente il suo corpo, rendetelo robusto e sano per renderlo saggio e ragionevole... che lavori, che agisca, che corra, che gridi, che sia un uomo per il vigore e presto lo sarà per la ragione." J.J. Rousseau
Pre-requisiti motori
All’origine di qualsiasi movimento volontario c’è la rappresentazione mentale di esso, cioè un’immagine motoria che può essere anche imprecisa, ma comunque indispensabile. Prima di avere un movimento completo è indispensabile e necessario formare una base motoria, un po’ come prima di leggere e scrivere bisogna fare un lavoro sui prerequisiti per leggere e scrivere. Prima che il movimento si compia nella sua finalità è necessario lavorare sui prerequisiti e una motricità grosso-motoria, movimenti grezzi.
Schemi motori di base
L’immagine motoria o schema motorio è il momento che precede e condiziona le contrazioni muscolari ed è determinato dalle precedenti sensazioni cinestesiche che hanno lasciato il ricordo di ogni azione motoria. È una forma di movimento semplice e naturale che dipende dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale e caratterizza il potenziale motorio che varia anche in base alla ricchezza degli stimoli ambientali.
Sono alla base del movimento: bisogna lavorare sugli schemi motori per passare dalla motricità grosso-motoria a un movimento. L’immagine motoria o schema motorio di base è una matrice motoria che l’individuo (normodotato) ha dalla nascita, presente nel DNA, quindi prima ancora di svolgere un movimento c’è bisogno di crescere, di essere stimolati, di educare, rispettando i tempi di ciascuno. Un bambino, limitato nei movimenti, vuol dire che non ha avuto un corretto sviluppo del movimento.
Forzare o costringere uno schema motorio di base prima del tempo non è corretto, bisogna rispettare i tempi del bambino. Delacado è in grado di attribuire caratteristici disturbi infantili, come la dislessia e la disgrafia, a una monolateralità incompleta che dipenderebbe da una pratica motoria iniziata tardi o in maniera insufficiente, come si è visto in bambini che non avevano sviluppato lo schema motorio del gattonare e dello strisciare e, quindi, hanno avuto compromissione della lateralizzazione arrivando ad avere difficoltà nella scrittura e nella lettura.
Nella scuola dell’infanzia è importante ripetere tutti gli schemi motori perché alcuni bambini potrebbero aver saltato delle tappe; attraverso l’attività ludica a scuola si possono combinare i vari schemi motori.
Gli schemi motori di base sono movimenti semplici e naturali che dipendono dalla maturazione del sistema nervoso centrale e caratterizzano il potenziale motorio che varia in relazione alla ricchezza degli stimoli ambientali. Vengono utilizzati spontaneamente dai bambini per risolvere i problemi quotidiani. Se ben stimolati, il bambino li riutilizzerà nel periodo delle operazioni formali, sviluppando abilità motorie generali. Gli schemi motori di base rappresentano le forme più elementari del movimento, la prima applicazione delle capacità motorie, per questo si pongono a metà tra le capacità e abilità motorie. Prima c’è bisogno di sviluppare le capacità e poi le abilità.
L'assistenza
L’assistenza è l’insieme di azioni che l’insegnate deve compiere per garantire l’incolumità dei propri allievi durante l’attività motoria. Esistono 3 tipi di assistenze che l’insegnante deve tenere presente:
- Assistenza preventiva: Riguardano una serie di accorgimenti che l’insegnate deve effettuare prima di condurre in palestra i propri alunni, in particolare l’assistenza preventiva serve per osservare il luogo che ospita l’attività prevenendo tutto ciò che si può provenire. L’insegnate, quindi, deve: Assicurarsi che l’ambiente sia pulito e arieggiato; controllare che gli indumenti indossati dagli alunni siano adeguati allo svolgimento dell’attività motoria; controllare che gli attrezzi che si andranno a utilizzare durante l’attività siano in buono stato e che non ce ne siano altri che possano interferire con l’esecuzione dell’esercizio, provocando cadute durante l’attività; collocare opportunamente tappeti che attutiscono un’eventuale caduta dell’allievo; se l’attività viene svolta in un ambiente naturale, visitare e controllare preventivamente il luogo scelto.
- Assistenza diretta: È un’assistenza svolta dell’insegnante, il quale può intervenire durante l’esecuzione dell’alunno. Es. (innanzitutto la capovolta in avanti non deve mai essere proposta in un gioco competitivo perché ci sono dei movimenti motori che richiedono l’assistenza dell’insegnante.) Durante l’esecuzione della capovolta in avanti c’è bisogno di piegare le gambe e il capo che deve...
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