ESPRIMI-AMO LE EMO-AZIONI
Secondo Kant la mano è la parte visibile del cervello. La mano va stimolata, esercitata, deve lavorare,
fin dalla scuola dell’infanzia, è una parte del corpo che può riassumente il corpo nella sua globalità.
Mai rendere banale il movimento del corpo e, attraverso la mano, si dà valore al nostro corpo e
all’apprendimento globale.
Cesare Scurati, pedagogista, nella prefazione spiega l’importanza del laboratorio.
LABORATORIO AMBIENTE DI
INTEGRAZIONE
AMBIENTE DI AMBIENTE DI
VICINANZA INTERAZIONE AMBIENTE DI
LABORATORIO ALFABETIZZAZIONE
AMBIENTE DI
ANIMAZIONE AMBIENTE DI
VALORIZZAZIONE
AMBIENTE DI
ESPLORAZIONE
Il LABORATORIO dà le fondamenta di un insegnamento che diventa apprendimento.
• Ambiente di integrazione: integrazione non è solo un termine legato alla è un
diversabilità,
termine che deve appartenere proprio al genere umano. L’integrazione serve per riuscire a far
partecipare, a rendere protagonista, attore principale nella proposta educativa e didattica il
bambino che viene portata avanti dall’insegnante, considerando le potenzialità e i limiti di tutti
e di ciascuno.
• Ambiente di vicinanza: vicinanza = condividere, socializzare, lavorare, giocare, quindi non vuol
dire solo vicini fisicamente, ma anche condividere, socializzare, lavorare, giocare in un contesto
che è condiviso, voluto e vissuto. Poi si ha l’interiorizzazione di quel lavoro dove nel patto d’aula
tutti hanno capito cosa ha portato quell’esperienza, cioè riuscire a far capire che essere uniti,
fare gruppo è una forza positiva per tutto il lavoro.
• Ambiente di interazione: gestire insieme attività attraverso coopartecipazione e relazione
sociale. Coopartecipazione consiste nel trovare obiettivi didattici che possono essere
interdisciplinari, di unione, portando avanti quell’attività con più competenze. L’interazione è da
gestire tra insegnante-alunno e tra gli stessi alunni. Inoltre, la proposta deve essere più completa
Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 1
possibile, ovvero cercando tutti i collegamenti educativi e didattici che possono essere utili per
il bambino.
• Ambiente di alfabetizzazione: il laboratorio è da intendersi ambiente di alfabetizzazione a 360°,
a prescindere dal contesto disciplinare. Il laboratorio è inteso come ambiente di apprendimento
di quel contesto disciplinare.
• Ambiente di valorizzazione: nel laboratorio si ha la possibilità di valorizzare tutti e ciascuno,
rispettando i tempi di tutti. Il laboratorio ha tempi lunghi per cui l’obiettivo riesce meglio ad
essere interiorizzato, attraverso anche le pause, i silenzi, alternando i tempi…
• Ambiente di animazione: da associare con la scoperta. Essa avviene attraverso la condivisione,
alternando creativamente le varie proposte, animando il contesto, il luogo, il corpo, quindi è
un’animazione totale, dove l’insegnante ha la possibilità di diventare animatore.
• Ambiente dell’esplorazione: nel laboratorio, il bambino può trovare un momento o dei momenti
di approfondimento di situazioni nuove. L’esplorazione è un termine più legato all’età evolutiva
perché è nel significato etimologico del termine: esplorare è insito nel bambino/adolescente
perché ha bisogno di esplorare il mondo, l’ambiente, degli oggetti con i quali viene a contatto.
Quindi L’EDUCAZIONE SENSORIALE sarà fondamentale per sviluppo l’esplorazione e
l’insegnante deve canalizzarla, utilizzarla per fare apprendere. L’esplorazione è una
caratteristica da favorire, variando la situazione didattica e metodologica e i materiali e l’abitare
il corpo. ABITARE = trasformare l’ambiente attraverso la fantasia e l’immaginazione in base a
ciò che si vuole fare.
Il laboratorio è, quindi, fondamentale nell’età evolutiva.
DIFFERENZA TRA LABORATORIO E ATELIER
Quando si ha a che fare con bambini più piccoli si utilizza l’ATELIER. Già con gli Orientamenti del ’91
e con le indicazioni nazionali del curricolo non si parla più di obiettivi nella scuola dell’infanzia, ma
di CAMPI DI ESPERIENZA. Non si può parlare di obiettivi veri e propri perché l’infanzia comprende
un target diverso di utenza, ma i bambini hanno anche una diversa struttura a livello di sistema
nervoso centrale.
Gli obiettivi sono relativi a un target di utenza più alto, perché i contenuti sono più complessi. I
campi di esperienza sono rapportati alla loro età, ma anche al vissuto di ciascuno, alla loro
sensorialità per poi arrivare a utilizzare il laboratorio nella scuola primaria.
CONOSCERE + ABITLITÀ COMPETENZE DISCIPLINARI.
Le 3 S: sapere, saper fare, saper essere.
ATELIER
Con gli orientamenti del ’91, l’atelier si afferma nella scuola dell’infanzia che si avvale di una “nuova
carta d’identità” (Frabboni). Scuola sperimentale
Scuola aperta
Al suo interno vengono considerati:
• Operare nella scuola dell’infanzia con questa
Pluralismo culturale
• metodologia è molto difficile: essendo la scuola
Interiorizzazione socioaffettiva
• dell’infanzia l’inizio dell’età evolutiva, non ha
Modularità e flessibilità degli spazi risultati eclatanti perché i risultati di sviluppo
avvengono per forza, per cui ci sono sempre
Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 2
• risultati positivi, quindi tra gruppo di lavoro e
Collegialità, ossia gli insegnanti devono gruppo di controllo non si hanno notevoli
cooperare, lavorare in gruppo e, quindi, differenze.
cooperare •
• Fondata su un saldo impianto teorico-
Apertura dell’ambiente (sociale e metodologico a cui si rifà la pedagogia
naturale)
• per stabilire un curricolo.
Progettazione, conduzione e verifica • Scuola della ricerca perché utilizza un
delle attività metodo pedagogico sempre attuale.
Ancora non ci sono obiettivi, ma campi di •
esperienza. Attraverso la fantasia e il pensiero Scuola attiva a tempo pieno, grazie al
divergente, si può portare avanti un tempo pieno c’è il tempo materiale per
insegnamento fortemente motivante. lavorare con i bambini.
La scuola è disponibile ad aprirsi all’ambiente,
utilizza in maniera flessibile gli spazi di sezione
e intersezione.
CARATTERISTICHE DEL LABORATORIO (FRABBONI)
Frabboni definisce la scuola del Laboratorio come la scuola di qualità dove possono coesistere
atelier e laboratori. Egli definisce il laboratorio come:
• Bottega del metodo: rimanda a toccare con mano
bottega
• Officina di apprendimento-autoapprendimento: si riferisce al lavoro,
officina sporcarsi
• Formazione meta e fantacognitiva
Un atelier non ha significato se non si toccano le cose con mano, si sperimentano, si vivono…, perciò
il laboratorio vuole portare alla consapevolezza dei processi di apprendimento, si formano le
come
competenze e conoscenze.
Gli atelier nascono in Francia come botteghe laboratoriali. Nell’atelier della scuola dell’infanzia ci
sono diversi materiali, attrezzi, giochi, percorsi…, da addosso i bambini, cioè costruire attività
cucire
con determinate metodologie, strumenti e giochi che servono al singolo per apprendere. La nascita
dell’atelier porta la scuola ad aprirsi, a utilizzare diverse metodologie.
CAPISALDI DELLA PEDAGOGIA DEL LABORATORIO, secondo Frabboni
• Abito scientifico: cioè nel laboratorio si utilizza il metodo induttivo, quindi il bambino fa
esperienze concrete, di manipolazione, sperimenta..., favorendo così lo sviluppo di nuove
conoscenze grazie all’esperienza, all’azione e alla pratica educativa.
• Abito motivazionale: valorizzare i bisogni e interessi del soggetto che apprende.
• Abito sperimentale: struttura modulare e flessibile che comporta a un’intercambiabilità degli
spazi, delle attrezzature..., portando sempre al cambiamento.
• Abito cognitivo: le conoscenze si riproducono, ricostruiscono, reinventano.
• Abito investigativo: i laboratori aprono la porta ad una scuola che fa ricerca.
CARATTERISTICHE DIDATTICHE DEL LABORATORIO
• Progettualità: si fa attraverso la programmazione didattica e educativa, tiene conto delle
problematica e dei vissuti della classe.
• Interdisciplinarità: riproduzione e ricostruzione di nuovi saperi. Questi si integrano per arrivare
alla costruzione della persona.
• Plurilinguismo: nel laboratorio vi è l’utilizzo e la co-partecipazione di più linguaggi, cioè si utilizza
linguaggio verbale e non-verbale. Il primo linguaggio che l’uomo conosce è quello non verbale
Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 3
ed è da utilizzare sia nella scuola dell’infanzia che della primaria ed è importante per sviluppare
il linguaggio verbale.
• Polifunzionalità: rivalutazione degli spazi che riguarda uno spazio pedagogico legato non solo
alla scuola, la palestra, la classe…, ma anche a spazi ambientali, cioè bisogna anche favorire la
conoscenza dell’ambiente esterno.
Gli atelier sono caratterizzati da ATTIVITÀ ESPRESSIVO-CREATIVE, volte a soddisfare le motivazioni
alla fantasia, all’avventura, al movimento all’esplorazione alla costruzione e al fare da sé.
Nell’atelier si sperimenta, si è motivati, si costruiscono nuove conoscenze, si re-inventa qualcosa di
noto sotto altre veste, si collabora con i compagni e l’educatore… Inoltre, si può sbagliare, ma si è
monitorati dall’insegnate, il quale deve intervenire e, così, l’errore diventa momento didattico e
educativo, non per insistere negativamente su qualcosa di negativo, non per far accrescere il disagio,
ma per approfondire e far capire che a tutto c’è una risoluzione. L’errore porta anche alla possibilità
di costruire, distruggere, inventare e reinventare. Lo strumento per eccellenza è il GIOCO, l’attività
ludica e trova il suo sviluppo nell’atelier o nel laboratorio.
DOVE E COMESI FA IL LABORATORIO
Le attività laboratoriali possono essere svolte negli spazi di intersezione che posseggono un aspetto
diverso rispetto a quello della classe. In questi luoghi, secondo Frabboni, si ha l’aggregazione,
dei gruppi di bambini. Vengono modificati non solo gli ambienti, ma
disgregazione, riaggregazione
anche la metodologia di apprendimento e il ruolo dell’educatore. Qui si cioè
apprende giocando,
scoprendo, immaginando, curiosando, inventando... Lo scopo del laboratorio è sviluppare un
benessere psicofisico nel bambino.
Nel laboratorio i bambini possono:
• risvegliare linguaggi verbali assopiti e socializzare;
• svolgere attività da soli, sviluppando la loro autonomia;
• ri-costruire i propri apprendimenti attraverso l’osservazione diretta della realtà attraverso i
sensi;
• esercitare la propria fantasia ed esplorare le loro capacità, competenze e potenzialità in maniera
divergente. Il mezzo più utilizzato in laboratorio è il gioco.
Il laboratorio è un luogo di lavoro, di esperienze concrete. Esso permette di mettersi alla prova, di
sperimentare attraverso attività cognitive, corporee, artigianali, artistiche..., con l’aiuto
dell’educatore, che svolge il ruolo di regista. L’esecuzione del processo attivato, ossia il motivo per
cui si risponde a uno stimolo attraverso una determinata azione è il prodotto finale a cui il
laboratorio ambisce. Il ruolo dell’educatore è quello di osservare e incentivare i processi e
permettendogli di condividere le sue scoperte con i compagni. I linguaggi che l’atelier può
sviluppare, oltre al movimento e il corpo e i linguaggi non verbali, sono:
• Linguaggio musicale che può favorire il ritmo che va in aiuto dell’apprendimento della lettura e
della scrittura.
• Disegno, espressione artistica.
• Linguaggi multimediali: devono essere al servizio degli insegnati per migliorare sia la didattica
che l’educazione.
• Scienze ambientali
• Danza, espressione corporea e drammatica: DANZA EDUCATIVA, cioè essa non porta la tecnica
perfetta della danza in generale, ma si porta dietro tutti gli elementi fortemente educativi per lo
sviluppo della personalità.
Appunti attività motoria – prof.ssa M. Valentini | scienze della formazione primaria III 4
È necessario che si passi dall’esperienza performativa, isolata, ad un secondo
sistema di laboratori
Gardner, come un luogo dove si fa esperienza della realtà. Infatti il laboratorio comprende: lo spazio
fisico e sociale, la ricerca sul campo e una precisa metodologia.
IL COMPITO cioè colui che conduce l’attività ludico-motoria nell’atelier.
DELL’ATELIERISTA,
• Conoscenza della tappa evolutiva 3-6 anni, cioè conoscere il proprio target di utenza.
• Capace di ripensarsi bambino: mettersi in gioco e in discussione e ripensarsi bambino per
comprendere i loro comportamenti e aspettative, ma l’insegnate non deve trasformarsi in
bambino e comportarsi da bambino. Saper prevenire e capire i loro comportamenti e personalità
attraverso l’analisi delle situazioni che si hanno di fronte. Ripensandosi bambino = “ritornare
bambino” solo a livello cognitivo, per capire bene la situazione, mantenendo i ruoli. Questi
ultimi devono essere netti e chiari. A partire già dalle elementari, si potrebbe dare del lei
all’insegnate, soprattutto se il bambino non riesce a ben distinguere i ruoli, ma se già si è
interiorizzato si può anche continuare a dare del ma in entrambi i casi gli insegnati possono
tu,
e devono partecipare all’attività motoria, utilizzando però un atteggiamento adeguato come
viene preteso dagli alunni stessi perché altrimenti gli alunni vengono destabilizzati.
• Linee metodologiche diversificate: si sceglie il contenuto a seconda dei prerequisiti.
• Capace di ascolto autentico: durante la relazione d’insegnamento-apprendimento si dà un
sapere (da parte dell’insegnante), ma anche il bambino può insegnare qualcosa.
• Attento ai bisogni individuali e di gruppo
• Capace di mettersi in discussione
• Progettuale e flessibilità: ha una metodologia adattabile e flessibile
• Aperto in tutti i sensi e in tutte le direzioni
• Equilibrio tra essere autorevoli ed essere giocosi: bisogna dare sempre un limite ai bambini,
richiamare il singolo o il gruppo quando è necessario, non elogiarli sempre se non è necessario.
STRUTTURA DEGLI INCONTRI
Rivivendo il percorso appena, si sviluppa nel bambino la memoria lavoro. In più, a livello cronologico
si possono interiorizzare concetti topologici.
1. Momenti di rito: = mettersi in cerchio. Anche il docente è punto della circonferenza,
circle time
accanto, vicino ai bambini. La circonferenza, nell’esperienza didattica, fa da accoglienza e rende
più famigliare, ognuno è accettato dal gruppo perché attraverso richieste, parlando insieme, si
stemperano tutte le tensioni che i bambini stanno vivendo, serve per far capire al bambino che
A livello didattico, se il contenuto prevede una narrazione si
l’attività la stiamo vivendo insieme.
ha bisogno dell’ascolto attento, il cerchio permette questa raccolta e quest’attenzione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Esame teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria - Prof Valentini - Appunti presi alle lezioni + rielaborazi…
-
Appunti per l'esame di attività motoria, libro consigliato Il corpo educante, Valentini
-
Riassunto esame Teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria, prof. Valentini. Appunti e rielaborazione person…
-
Teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria - Appunti