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Autismo

Autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo, caratterizzato dalla compromissione qualitativa ad origine precoce. Pervasivo significa sinonimo di generalizzato, ossia va ad intaccare tutte le aree (sociale, linguaggio, cognitiva ecc.). Compromissione qualitativa si riferisce all'affrontare una situazione non in modo quantitativo, poiché non è vedere quanto è abile nell'affrontare una situazione, ma è vedere come l'affronta, in modo diverso da un altro soggetto. Ad origine precoce significa che autistici si nasce, non si diventa. Circa 1 su 70 neonati è autistico, con maggiore percentuale nei maschi. Per capire se un soggetto è autistico si fanno dei test particolari.

Sistemi di classificazione per l'autismo

Ci sono due sistemi di classificazione per l'autismo:

  • DSM V = manuale diagnostico dei disturbi. Diviso in due aree:
    • Dell'interazione sociale e della comunicazione/linguaggio;
    • Del repertorio comportamentale.
  • ICD 10 = classificazione dei disturbi psichici e comportamentali.

L'autismo viene diagnosticato con la scala CARS (Childhood Autistic Rate Scale):

  • Da 15-30 non autistico;
  • Da 30-37 autistico lieve;
  • Da 37-60 autistico grave.

Soggetto autistico

È un soggetto che ha modalità diverse di interpretazione e comprensione del mondo, perché ha uno sviluppo formato su modalità (percettive, socio-affettive, qualitative, immaginative) diverse. A differenza di un soggetto con la sindrome di Down, il soggetto autistico ha uno sviluppo completamente diverso da un soggetto “normale”. Infatti, può essere infastidito da una qualsiasi cosa (oggetti di un particolare colore) oppure non avere minimamente la concezione del pericolo. Mentre quello con sindrome di Down ha uno sviluppo molto simile ad un soggetto “normale”, con la differenza di essere rallentato, cioè l'età anagrafica può non coincidere con quella mentale (ha 10 anni ma ne dimostra 5).

Segni sospetti di autismo

Per capire se un soggetto è affetto dall'autismo ci sono dei segni visibili e non visibili (difficili da percepire subito).

Visibili

  • Ritardo del linguaggio;
  • Ritardo uditivo;
  • Troppo irritabile;
  • Troppo buono/calmo passivo (non chiede attenzioni).

Non visibili / difficili da percepire

  • Mancanza del gioco simbolico: un bambino gioca con una penna immaginando che sia una macchina; un bambino "normale" è a conoscenza che quella non è la realtà, cioè sa di giocare con una penna, ma immagina che sia una macchina, a differenza di un bambino autistico che non riconosce la differenza.
  • Mancanza comunicazione proto dichiarativa: normalmente un bambino chiede attenzioni alla mamma in qualsiasi modo, in un bambino autistico questo non succede.
  • Mancanza attenzione selettiva: la mamma cerca di attirare l'attenzione del bambino con un giocattolo, ma il bambino non dà segni di risposta.

Sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger viene anche chiamata Autismo ad alta funzionalità secondo il DSM V. Le caratteristiche di questa sindrome vengono divise in tre criteri:

  • Grave e perdurante compromissione dell'interazione sociale;
  • Sviluppo di comportamento, interessi e attività ristretti e ripetitivi;
  • L'anomalia (autismo) causa una compromissione nell'area sociale/lavorativa e altre aree del funzionamento.

Differenze autismo e Asperger

Viene chiamata autismo ad alta funzionalità (Asperger) a differenza dell'autismo che viene inteso come autismo a bassa funzionalità. La differenza sostanziale è che nell'alta funzionalità si svolgono più azioni, cioè alta funzionalità è una forma più lieve rispetto a quella di bassa funzionalità. (Bassa e alta sono aggettivi che stanno ad indicare il livello di funzioni che può svolgere un soggetto).

Quindi bassa = poche funzionalità (vero e proprio), ci sono ritardi mentali accompagnati da epilessia.

Asperger alta = molte funzionalità (autismo più leggero), quindi non ci sono ritardi nel linguaggio e nello sviluppo cognitivo.

L'Asperger (autismo ad alta funzionalità) viene diagnosticato in tarda età. Nel periodo scolastico si manifesta una goffaggine motoria e in età adulta ci sono problemi di empatia con altri soggetti. Quindi l'autismo rimane per tutta la vita, si può migliorare ma non si può guarire.

Ci possono essere tratti comuni tra autismo e Asperger, ovvero quando un ragazzo si accorge di essere “diverso” dagli altri può avere cambi di umore che possono generare ansia e senso di inadeguatezza. Un altro tratto comune è di avere disturbi alimentari, ad esempio voler mangiare a tutti i costi cibi di un certo colore. Inoltre, ci può essere un disturbo del sonno, infatti molti ragazzi non riescono a dormire bene o non dormono proprio, portando a iperattività.

Aree di sviluppo

Le aree di sviluppo colpite sono il linguaggio, sviluppo motorio, percezione e attenzione, memoria:

Linguaggio

  • Aspetti fonetici: conseguono padronanza del linguaggio con ritardo, avendo intonazione strana e meccanica.
  • Struttura sintattica: è del tutto simile ai normotipi solo che viene assimilata in ritardo.
  • Comprensione: È compromessa. Si concentrano sulla sintassi piuttosto che al significato. Cioè è l'ordine delle parole che fa scaturire l'interpretazione tralasciando il significato. Per questo bisogna essere sintetici e non dilungarsi, altrimenti rischiamo di mandare in confusione (dire “no” anziché dire “no, non si fa perché…”).
  • Funzione pragmatica: non riescono ad utilizzare il linguaggio nelle aree sociali, e non riescono a utilizzare le informazioni per dare senso alla situazione in cui si trovano. Cioè possono vedere le persone intorno a loro con confusione e per questo possono risultare aggressivi e minacciosi. Si ha quindi:
    • Ecolalia: Ripetono in continuazione alcune parole che hanno sentito nell'immediato (ecolalia immediata) o in passato (ecolalia differita).
    • Inversione pronominale: non conoscendo il significato dei pronomi, non li usano correttamente;
    • Compromissione letterale: non hanno il senso della metafora (“ho perso la testa” lo interpretano in senso letterale);
    • Linguaggio idiosincratico: usano un linguaggio che non ha a che fare con il discorso che stanno seguendo. Possono rispondere a domande con risposte che non centrano assolutamente nulla.
    • Difficoltà di prosodia.

Sviluppo motorio

Il soggetto presenta delle stereotipie, cioè delle espressioni motorie ripetitive, topograficamente invarianti senza nessuna apparente finalità adattiva rispetto al contesto in cui si trovano. In realtà vogliono comunicarci qualcosa. Sono di due tipi:

  • Autolesive: comportamenti che provocano lesioni evidenti e che l'osservatore associa a sensazioni di dolore. Ma dobbiamo ricordare che gli autistici non hanno la stessa percezione del dolore delle persone normotipe. Quindi se un normotipo sbatte la testa contro il muro e sente dolore, si ferma. Un autistico invece sbatte la testa contro il muro svariate volte, non si ferma, perché non sente dolore, anche se si provoca lesioni.
  • Non autolesive: movimenti che non provocano lesioni, come oscillare con il busto, sfarfallamento delle mani ecc.

Percezione e attenzione

Il filtraggio degli stimoli viene fatto dall'attenzione selettiva. Con essa, si presta attenzione a ciò che serve in quel momento, senza distrarsi da eventuali rumori. È molto importante anche l'iperselettività degli stimoli, ovvero fare caso/concentrarsi su un particolare anziché sul generale. L'autistico non riconosce bene la persona se questa si tinge i capelli o cambia qualche suo particolare, perché si concentra sui dettagli, a differenza di un normotipo che guardando una persona con i capelli corti (avendola sempre vista con i capelli lunghi) la riconosce lo stesso. L'autistico no, perché è abituato a vederla sempre con i capelli lunghi, quindi un cambiamento potrebbe portarlo a non riconoscerla.

Memoria

Le funzioni mnestiche non sono molto compromesse anche se hanno modalità di elaborazione complessa.

  • Memoria di lavoro: riguarda la memoria ecoica, cioè un particolare attuale fa ricordare una cosa passata.
  • Memoria a lungo termine: Se tra lo stimolo da ricordare e il ricordo vero e proprio si interpone qualcosa (attività di qualsiasi tipo ecc.) compare una carenza nel ricordarsi tale stimolo. Cioè ci sono carenze nell'utilizzare la memoria a lungo termine accompagnata dalle sue strategie mnestiche che sono le strategie utilizzate dai normotipi per ricordarsi un qualcosa nel tempo. Esse sono: associazione (associare a qualcosa); usare parole chiave; evidenziazione percettiva (come quando si usa l'evidenziatore per sottolineare un libro) e il clustering (dividere più stimoli da ricordare, in categorie). Quindi la caduta più grossa si ha proprio qui, cioè non hanno queste strategie mnestiche.

Modelli esplicativi

Con l'autismo si ha disordine dell'organizzazione del sistema nervoso, che ha effetti sull'evoluzione del soggetto. Si parla di “modelli” perché non è solo uno, ma sono di diverse tipologie e gradi:

Deficit teoria della mente

Questa teoria parte dall'ipotesi che ci sia un ritardo nello sviluppo della mente che determina delle particolarità nel comportamento del bambino. Per la teoria della mente si è fatto un esperimento creando un paradigma detto “paradigma della falsa credenza”. Questo paradigma spiega che gli autistici non si immedesimano nell'altro. Viene spiegato tramite un disegno che rappresenta due ragazze, una palla e due scatole in una stanza. La ragazza1 prende la palla e la mette nella scatola rossa ed esce dalla stanza. La ragazza2 sposta la palla dalla scatola rossa alla scatola blu. Se si pone questa rappresentazione ad un bambino normotipo e gli si chiede dove secondo lui la ragazza1 cercherà la palla, il normotipo dirà nella scatola rossa, perché si immedesima nella ragazza e capisce che la ragazza1 uscendo dalla stanza non saprà mai che la ragazza2 le ha spostato la palla. Quindi la cercherà dove l'ha lasciata. Ovviamente non trovandola, aprirà la scatola blu e la troverà lì. Se invece questo quesito lo si pone ad un ragazzo autistico, esso non si immedesimerà nella ragazza1 e quindi dirà che questa ragazza1 una volta entrata nella stanza, andrà a cercare la palla nella scatola blu (come se sapesse già che la ragazza2 l'ha spostata). Tutto questo perché i ragazzi autistici non hanno la capacità di immedesimarsi nell'altro e hanno una grossa difficoltà nell'immaginazione.

Deficit primario nella relazione interpersonale

Bisogna ricordare che i normotipi fin dalla nascita hanno relazioni con i loro coetanei. Questo non avviene per le persone autistiche. Secondo Hobson la capacità di empatia con gli altri si sviluppa avendo a che fare con essi, quindi è logico che gli autistici non hanno questa capacità proprio perché non sono mai stati a contatto con altra gente al di fuori dei loro famigliari. La teoria della mente e questo deficit arrivano alla stessa conclusione (autistici non hanno empatia) però partendo da diversi presupposti (teoria della mente dice che è qualcosa di graduale, deficit primario nella relazione interpersonale invece sostiene che sia una cosa che nasce con la nascita del ragazzo autistico, cioè un ragazzo autistico nasce già così e non è una cosa che avviene gradualmente).

Deficit funzioni esecutive programmatorie

Questo deficit può essere alla base di molti disturbi. Intanto le funzioni esecutive sono serie di azioni mediate dai lobi frontali, che consentono il controllo volontario.

  • Controllo volontario: per situazioni nuove, controllate dal sistema nervoso centrale. Si presta attenzione al movimento.
  • Controllo automatico: attivato con situazioni che abbiamo già appreso, facendo il movimento senza pensarci. Non si presta molta attenzione al movimento, perché è qualcosa che facciamo in automatico (come ad esempio guidare la macchina).

Quando si parla di questo deficit si hanno danni ai lobi frontali, che generano una disintegrazione del comportamento organizzato, per questo si ha una ripetizione afinalistica del movimento con ridotta capacità di programmare e organizzare il movimento per raggiungere uno scopo. Cioè usano sempre le stesse azioni, non le differenziano in base ai movimenti. Quindi nell'autismo si ha difficoltà nell'organizzazione ed automatizzazione del movimento. Essi acquisiscono più facilmente le funzioni volontarie, quindi difficoltà nel far diventare le azioni automatiche. Questo può avvenire a livello motorio ma anche a livello cognitivo. Della diade viene spiegato solo il comportamento, mentre linguaggio e interazione no. In sintesi, questo deficit spiega che non si riesce ad avere un piano d'azione e si tende ad essere impulsivi.

Deficit coerenza centrale

Si ipotizza un danno nella capacità di integrare le informazioni. I normotipi elaborano le informazioni, riunendole per costruire un significato. Per l'autistico questo è disturbato, soprattutto per quanto riguarda il livello interno. Perciò, con questo modello si possono spiegare tutte e tre le fasi della diade (o due della diade). I soggetti colpiti da questo deficit sono sempre attenti sul particolare e non al generale, come detto nell'iperselettività degli stimoli. Così come percepiscono le cose in modo frammentato (particolare), lo fanno anche per l'espressione delle sensazioni, cioè esprimono le sensazioni in modo frammentato. Questo avviene anche per la pianificazione ed esecuzione delle azioni. Quindi in questo deficit si ha difficoltà nelle operazioni di sintesi ed integrazione.

Deficit simulazione mentale/Neuroni specchio/neuroni mirror

Questa teoria è basata...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescokikko.92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e Pedagogia Speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bonci Benedetta.
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