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Appunti Metodologie e determinazioni quantitave aziendali

Appunti di metodologie con integrazione, molto più comodi di quel libro che vendono in università, concetti brevi e semplici basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lassini dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia aziendale docente Prof. U. Lassini

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NT14

DEFINIZIONE

Le rimanenze di magazzino sono valori economici comuni a due esercizi e riguardano processi produttivi,

iniziati e non conclusi alla fine del periodo amministrativo, che troveranno compimento in quello

successivo mediante il realizzo diretto per i beni destinati al mercato e indiretto per quelli che dovranno

subire ulteriori trasformazioni. Le rimanenze di magazzino assumono importanza particolare nelle imprese

industriali e

commerciali.

Le rimanenze di magazzino rappresentano beni destinati alla vendita o che oncorrono alla loro produzione

nella normale attività della società.

Le principali tipologie di rimanenze di magazzino disciplinate sono:

le materie prime, ivi compresi i beni acquistati soggetti ad ulteriori processi di trasformazione (cd.

• semilavorati di acquisto);

le materie sussidiarie e di consumo (costituite da materiali usati indirettamente nella produzione);

• i prodotti in corso di lavorazione (materiali, parti e assiemi in fase di avanzamento);

• i semilavorati (parti finite di produzione interna destinate ad essere utilizzate in un successivo

• processo produttivo);

le merci (beni acquistati per la rivendita senza subire rilevanti trasformazioni);

• i prodotti finiti (prodotti di propria fabbricazione).

• Sono considerate materie prime tutti quei materiali che sono alla base per la fabbricazione e

• produzione di altri beni tramite l'utilizzo di opportune lavorazioni e processi industriali che

permettono di ottenere il prodotto finale desiderato.

Le materie sussidiarie e i materiali di consumo sono assimilabili alle materie prime, in quanto

• anch’essi debbono concorrere al processo produttivo, con la peculiarità che il loro contributo è

indiretto, in quanto svolgono una funzione strumentale o complementare.

I prodotti in corso di lavorazione sono il risultato di lavorazioni iniziate e non ancora completate.

• Trattasi di materiali, parti e insiemi di beni nei differenti stadi di lavorazione, con identità fisica non

ancora definita.

Sono considerati semilavorati quei beni che, pur non avendo ancora terminato il ciclo di

• produzione, hanno raggiunto una loro identità fisica e contabile.

Sono considerati prodotti finiti quei beni che sono pronti per la vendita .

Il processo valutativo delle rimanenze è articolato in due “Fasi”:

A. Identificazione quantità in giacenza

B. Valorizzazione quantità in giacenza

A. Identificazione quantità in giacenza

➔ Rilevazioni permanenti di magazzino

• Inventario fisico

B. Valorizzazione quantità in giacenza

Il processo di valutazione delle rimanenze di magazzino è un processo:

complesso, a causa della non omogenea composizione merceologica del magazzino (beni solidi,

• liquidi, gassosi, beni specifici, beni fungibili) e del diverso stadio di lavorazione dei beni:

– beni non ancora immessi nel processo produttivo (materie prime, sussidiarie, di consumo);

– beni in corso di lavorazione e semilavorati;

– beni in attesa di essere collocati sul mercato (prodotti finiti, merci);

delicato, poiché a seconda del criterio di valutazione prescelto (costo di acquisto/produzione o

• presunto valore di realizzo, e/o diverse configurazioni di costo) si potranno conseguire diversi gradi

di prudenza, ma anche diversi effetti sul reddito di esercizio dell’anno e di quello successivo.

Nuovo art. 2424: STATO PATRIMONIALE

C) Attivo circolante:

I – Rimanenze:

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;

2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3) lavori in corso su ordinazione;

4) prodotti finiti e merci;

5) acconti

La voce “acconti” comprende le somme corrisposte ai fornitori prima della consegna dei relativi beni.

L’art. 2425 codice civile prevede che:

gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, siano riportati tra i costi di

• produzione, alla voce B6;

le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti siano comprese

• nel valore della produzione, nella voce A2;

le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e merci siano comprese nei

• costi della produzione, nella voce B11.

Art. 2425: CONTO ECONOMICO

A)Valore della produzione:

2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione,

semilavorati e finiti;

B) Costi della produzione:

11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;

“A) Valore della produzione:

2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione semilavorati e finiti”

NB. Si iscrivono in tale voce solo le variazioni delle rimanenze dei prodotti in corso di

lavorazione, dei semilavorati e dei prodotti finiti

1. Se rimanenze finali >rimanenze iniziali (SEGNO +)

2. Se rimanenze finali< rimanenze iniziali (SEGNO -)

3. Se rimanenze finali=rimanenze iniziali (NESSUNA RILEVAZIONE)

“B) Costi della produzione

11) Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;”

NB. Si iscrivono in tale voce solo le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di

consumo e di merci

1. Se rimanenze finali >rimanenze iniziali (SEGNO -)

2. Se rimanenze finali< rimanenze iniziali (SEGNO +)

3. Se rimanenze finali=rimanenze iniziali (NESSUNA RILEVAZIONE)

Le svalutazioni dei beni inclusi nelle rimanenze di magazzino sono rilevate a rettifica diretta dei relativi

valori iscritti all’attivo.

I ripristini di valore determinano un incremento delle rimanenze finali di magazzino, nei limiti del costo

originariamente sostenuto. Le relative componenti negative o positive di conto economico si riflettono, a

seconda della natura della rimanenza cui si riferiscono, nelle voci A2 “variazioni delle rimanenze di

prodotti

in corso di lavorazione, semilavorati e finiti” e B11 “variazioni delle rimanenze di materie prime,

sussidiarie, di consumo e merci”.

I contributi in conto esercizio ricevuti per l’acquisto di beni inclusi nelle rimanenze sono rilevati nella voce

A5 “altri ricavi e proventi”, in linea con quanto espressamente previsto dall’articolo 2425 codice civile.

I costi sostenuti per gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci sono rilevati tra i costi di

produzione, alla voce B6, al lordo dei contributi in conto esercizio ricevuti per tali acquisti.

Alla chiusura dell’esercizio, la variazione delle rimanenze di materie prime, semilavorati e prodotti finiti è

rilevata nelle voci B11 “variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e merci” o

A2 “variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti” al netto dei

contributi ricevuti.

Art. 2426 VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE

«9) le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo

di acquisto o di produzione, calcolato secondo il n. 1), ovvero al valore di realizzazione desumibile

dall’andamento del mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci

se ne sono venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di

produzione»

La regola imposta dal punto n. 9 dell’art. 2426, fa di fatto prevalere il principio della prudenza su quello

della competenza economica. Infatti, dal punto di vista economico aziendale la regola di valutazione delle

rimanenze più corretta sarebbe quella di caricare nel valore delle rimanenze finali non solo il costo di

acquisto/di produzione, ma anche il corrispondente margine in corso di formazione (valore di mercato).

Trattasi tuttavia di un margine non ancora realizzato e per questo motivo il legislatore preferisce non

riconoscerlo, privilegiando il principio della prudenza su quello della competenza economica.

art. 2426:

«1. le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si

computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al

prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi

al

periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri

possono essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi»

art. 2426

«10) il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli “primo

entrato, primo uscito” o “ultimo entrato, primo uscito”; se il valore così ottenuto differisce in misura

apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell’esercizio, la differenza deve essere indicata, per categoria

di beni, nella nota integrativa».

Pertanto, la valorizzazione quantità in giacenza secondo l’art. 2426 c.c., punto 9 deve essere effettuata al:

→ minore tra il costo di acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile

dall’andamento del mercato

Dove, il costo di acquisto o di produzione può essere determinato:

•in modo specifico (art. 2426 c.c., punto 1)

• per i beni fungibili, adottando uno dei seguenti metodi di calcolo (art. 2426 c.c., punto 10):

• – Costo medio ponderato

– Lifo (Last in, first out - Ultimo entrato, primo uscito- non ammesso dagli Ias)

– Fifo (First in, first out – Primo entrato, primo uscito),

Nuovo Art. 2427

La nota integrativa deve, fra l'altro, indicare:

«1) i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore;

4) le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo;

8) l’ammontare degli oneri finanziari imputati nell’esercizio ai valori iscritti nell’attivo dello stato

patrimoniale, distintamente per ogni voce;

9) l’importo complessivo degli impegni, delle garanzie e delle passività potenziali non risultanti dallo stato

patrimoniale, con indicazione della natura delle garanzie reali prestate”.

Nota Integrativa Bilancio in forma abbreviata

Con riferimento alle rimanenze di magazzino, nella nota integrativa del bilancio in forma abbreviata sono

fornite le seguenti informazioni richieste dall’art. 2427 del codice civile.

- “i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e nella conversione dei

valori non espressi all'origine in moneta avente corso legale nello Stato” (art. 2427, co. 1, n. 1);

- “l'ammontare degli oneri finanziari imputati nell'esercizio ai valori iscritti nell'attivo dello stato

patrimoniale, distintamente per ogni voce” (art. 2427, co. 1, n. 8);

- “l’importo complessivo degli impegni, delle garanzie e delle passività potenziali non risultanti dallo stato

patrimoniale, con indicazione della natura delle garanzie reali prestate” (art. 2427, co. 1, n. 9).

art. 2428: RELAZIONE SULLA GESTIONE

Nessuna indicazione di legge con riferimento alle rimanenze di magazzino, tranne la seguente

espressione:

[1] «Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un’analisi fedele,

equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, nel

suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con

particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e

incertezze cui la società è esposta».

I PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI: Nuovo OIC 13

I beni rientranti nelle rimanenze di magazzino sono rilevati inizialmente alla data in cui avviene il

trasferimento dei rischi e benefici connessi al bene acquisito.

Il trasferimento dei rischi e dei benefici avviene di solito quando viene trasferito il titolo di proprietà

secondo le modalità contrattualmente stabilite.

Se, in virtù di specifiche clausole contrattuali, non vi sia coincidenza tra la data in cui avviene il

trasferimento dei rischi e dei benefici e la data in cui viene trasferito il titolo di proprietà, prevale la data in

cui è avvenuto il trasferimento dei rischi e dei benefici.

Le rimanenze di magazzino possono includere a titolo esemplificativo ma non esaustivo:

a) le rimanenze di magazzino presso gli stabilimenti e magazzini della società, ad esclusione di quelle

ricevute da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione e/o deposito, ecc.

b) le giacenze di proprietà della società presso terzi in conto deposito, lavorazione, prova, ecc.

c) materiali, merci e prodotti acquistati, non ancora pervenuti bensì in viaggio quando, secondo le

modalità dell’acquisto, sono stati già trasferiti alla società i rischi e i benefici connessi al bene

acquisito (ad esempio: consegna stabilimento o magazzino del fornitore).METODOLOGIE E

Determinazione del costo di acquisto dei beni NON FUNGIBILI

Il costo è definibile come:

•il costo di acquisto per le merci e per le materie prime, sussidiarie e di consumo;

•oppure come il costo di produzione per i prodotti finiti, i semilavorati e i prodotti in corso di lavorazione.

Il costo di acquisto è facilmente determinabile per i beni non fungibili (beni specifici). Il costo di acquisto è

costituito dal prezzo negoziato per ottenere i beni. Nel costo di acquisto devono essere compresi gli oneri

accessori (es. spese doganali, spese di trasporto, spese di assicurazioni direttamente riferibili all’acquisto).

I costi ccessori d’acquisto comprendono tutti i costi collegati all’acquisto e i costi sostenuti per portare il

bene nel luogo e nelle condizioni attuali.

Il costo di acquisto è al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e premi attivi.

Il costo di acquisto è facilmente applicabile alle materie prime, alle merci e ai semilavorati qualora

acquistati dall’esterno.

Determinazione del costo di produzione dei beni NON FUNGIBILI

Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al bene. Può comprendere anche altri

costi, per la quota ragionevolmente imputabile al bene, relativi al periodo di fabbricazione e fino al

momento dal quale il bene può essere utilizzato. Con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli oneri

relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi. I costi di distribuzione non possono

essere computati nel costo di produzione.

Possono quindi essere inclusi nel costo di produzione:

Costi direttamente imputabili: costo dei materiali utilizzati, manodopera diretta, altri costi

• direttamente sostenuti per la produzione (NO costi di distribuzione)

Costi indiretti: es. spese generali di fabbricazione, spese di manutenzione, spese per le utenze,

• ammortamenti (calcolati ipotizzando un uso normale della capacità produttiva), stipendi del capo-

reparto ecc. (No costi di distribuzione) Non concorrono alla formazione del costo di produzione,

oltre alle spese di distribuzione, le spese generali e le spese amministrativi poiché non afferiscono

al processo produttivo. Questa configurazione di costo è quella definita del “full cost” o “costo

pieno industriale”

Determinazione del costo di produzione

Gli oneri finanziari sono generalmente esclusi dalla determinazione del costo delle rimanenze.

La capitalizzazione degli oneri finanziari è ammessa solo con riferimento a beni che richiedono un periodo

di produzione (ad esempio, per la maturazione o l’invecchiamento) significativo.

Il limite della capitalizzazione degli oneri finanziari è rappresentato dal valore realizzabile del bene

desumibile dall’andamento del mercato. Sulla misura e sui requisiti per la capitalizzazione degli oneri

finanziari si veda la NT13 sulle “Immobilizzazioni materiali”.

Determinazione del costo di acquisto dei beni FUNGIBILI

Per i beni specifici che compongono il magazzino (e cioè autonomamente identificabili, cioè non fungibili)

è facile (e obbligatorio) attribuire un costo di acquisto specifico.

Le rimanenze finali di magazzino però possono essere costituite anche da beni fungibili, ossia quei beni

non dotati di individualità, che possono essere sostituiti con altri della stessa specie. (es. sabbia, grano,

farine, liquidi...ecc.)

Per valutare le rimanenze finali dei beni fungibili è necessario ricorrere a metodologie convenzionali,

fondate su specifiche assunzioni inerenti al flusso delle quantità e dei costi. Le metodologie previste

dall’art. 2426 n. 10 sono:

•Costo medio ponderato

•Lifo (last in, first out)

•Fifo (first in, first out)

Determinazione del costo di acquisto dei beni FUNGIBILI

Il metodo del costo medio ponderato considera i diversi acquisti o produzioni sviluppate «ponderandoli»

con la quantità di ciascun acquisto o produzione.

Il FIFO assume, per convenzione, che i beni acquistati o prodotti in tempi più lontani siano i primi ad

essere prelevati dal magazzino. Di conseguenza, le rimanenze finali di magazzino sono valutate

utilizzando i costi dei beni formatisi in tempi più recenti. Quindi in un contesto di prezzi crescenti, il

metodo del FIFO rappresenta meglio il valore di mercato degli stessi.

Il LIFO assume, per convenzione, che le quantità acquistate o prodotte in tempi più vicini siano le prime

ad essere prelevate dal magazzino per essere vendute o utilizzate per la produzione. Di conseguenza, il

valore utilizzato per la stima delle rimanenze finali di magazzino si riferisce al costo dei beni formatisi in

magazzino in tempo più lontano, e quindi si riferisce ai primi acquisti o alle prime produzioni. Quindi, in un

contesto di prezzi dei beni crescenti, il LIFO sottostima il valore del magazzino finale, creando le cd.

«Riserve LIFO», allontanandolo dal valore di mercato (infatti gli Ias/Ifrs non ammettono il LIFO)

Determinazione del costo di acquisto dei beni FUNGIBILI

COSTO MEDIO PONDERATO

Con il costo medio ponderato, le rimanenze di magazzino sono valutate in base alla media aritmetica

ponderata tra i diversi prezzi di acquisto e quelli corrispondenti risultanti dall’inventario di inizio esercizio

Il costo medio può essere ponderato:

1. Per movimento (o continuo): in tal caso il costo medio è calcolato subito dopo ogni singolo acquisto

e le vendite o l’utilizzo nella produzione vengono scaricati con il costo medio calcolato dopo l’ultimo

acquisto effettuato. Al momento del ricevimento il costo medio viene determinato dividendo il

costo totale delle unità residue prima dell'ultimo ricevimento più il costo delle ultime unità ricevute

per il totale delle unità residue dopo l'ultimo ricevimento. (per ciascun carico calcolo il costo medio

ponderato e poi prendi il CMP precedenze per calcolare quello successivo)

2. Per periodo (o a scatti): in tal caso alle quantità ed ai costi in inventario all'inizio del periodo si

aggiungono gli acquisti o la produzione di un periodo

Determinazione del costo di acquisto dei beni FUNGIBILI

FIFO (valori= R.F. molto vicini ai valori di mercato)

Convenzionalmente si considerano venduti o consumati i beni entrati per primi (in tempo più lontano) in

magazzino. Di conseguenza, si considerano giacenti in magazzino le quantità relative agli acquisti più

recenti.

Le tecniche sopra esposte relativamente al costo medio ponderato (“per movimento o continuo” e per

periodo o a scatti”) sono indifferenti se applicate al metodo FIFO, in quanto si ottiene il medesimo risultato

sia nel caso in cui si seguano cronologicamente i movimenti delle singole partite entrate e uscite, sia

nel caso in cui si effettui il calcolo globalmente a intervalli di tempo.

LIFO

Convenzionalmente si considerano venduti o consumati i beni entrati per ultimi (in tempo più recente) in

magazzino. Di conseguenza, si considerano giacenti in magazzino i beni relativi agli acquisti più remoti.

Il LIFO può essere applicato:

Per movimento (o continuo): la logica LIFO viene applicata ad ogni singolo movimento, in questo

• modo si segue il flusso fisico delle merci

Per periodo (o a scatti): le rimanenze finali di magazzino sono valutate senza tener conto delle

• variazioni delle singole entrate/uscite di beni intervenute nel periodo di tempo considerato (mese,

trimestre, o anno). Per ogni periodo si formano delle “fasce/classi LIFO”. Il LIFO si applica alle fasce.

Questa tecnica, benché meno precisa è di più facile applicazione.

LIFO A SCATTI (applicato nella norma fiscale) (confronti le R.F. con le R.I.)

Questo metodo stratifica” le rimanenze considerandole separatamente per esercizio di formazione.

TRE SITUAZIONI:

1. quantità fisiche finali > quantità fisiche iniziali

2. quantità fisiche finali < quantità fisiche iniziali

3. quantità fisiche finali = quantità fisiche iniziali

a) SE RIMANENZE FINALI< DI RIMANENZE INIZIALI, la valutazione è effettuata utilizzando i costi e le

quantità delle singole classi LIFO più remote che compongono le rimanenze all’inizio dell’esercizio

b) SE INVECE LE RIMANENZE FINALI> DI RIMANENZE INIZIALI, gli incrementi di quantità sono valutati

al costo medio ponderato di periodo o al costo più remoto del periodo (metodo LIFO).

c) SE INVECE LE RIMANENZE FINALI = RIMANENZE INIZIALI si mantiene la valutazione precedente

Determinazione del costo di acquisto dei beni FUNGIBILI

Ai sensi dell’articolo 2423, comma 4, codice civile, ai fini della determinazione del costo delle rimanenze di

beni fungibili si possono utilizzare, per motivi di semplificazione, anche metodi alternativi al LIFO, FIFO e

costo medio a condizione che producano valori assimilabili, con scostamenti trascurabili, a quelli prodotti

dalle configurazioni di costo previste dall’articolo 2426, numero 10 del codice civile. Rientrano tra i metodi

alternativi utilizzabili:

- il metodo dei prezzi al dettaglio;

- il metodo dei costi standard.

Metodo dei prezzi al dettaglio

Il metodo dei prezzi al dettaglio si basa sulla contrapposizione tra i valori di costo ed i valori di vendita dei

beni ai fini della determinazione delle rimanenze. Per la sua applicazione occorre:

raggruppare le merci per categorie omogenee in base alla percentuale di ricarico (differenza tra

• costo e prezzo di vendita);

rilevare le entrate e le uscite di magazzino a valori (le uscite sono rilevate “a ricavo”, ossia a prezzi

• di vendita, le entrate sono rilevate sia “a costo” sia “a ricavo”, in modo da permettere

l’individuazione del ricarico);

modificare la valorizzazione “a ricavo” ogniqualvolta cambia il prezzo di vendita;

• determinare, a fine esercizio, il valore delle rimanenze valutate al prezzo di vendita attraverso la

• sottrazione dal valore complessivo del magazzino “a ricavo” dei ricavi effettivamente realizzati;

calcolare il costo delle rimanenze finali sottraendo dal valore delle rimanenze valutate al prezzo di

• vendita la percentuale di ricarico.

Si riporta un esempio illustrativo di una valutazione delle rimanenze di magazzino con

il metodo del dettaglio.

Metodo dei costi standard

I costi standard sono costi determinati in anticipo rispetto alla produzione tramite l’uso di specifiche

tecniche, elenchi materiali, ore normali di lavoro, in condizioni normali o predeterminate di utilizzo della

capacità produttiva degli impianti. I costi standard possono essere usati nella valutazione del magazzino

solo se rappresentativi dei costi effettivi. I costi standard sono aggiornati periodicamente per riflettere

cambiamenti sia nei prezzi che nelle condizioni di costo, quali ad esempio i mutamenti dei processi e

dell’efficienza. Non sono invece rettificati per riflettere l’inefficienza inclusa tra i costi consuntivi.

Gli scostamenti tra costi standard e costi effettivi che si originano da inefficienza di produzione, costi

anomali, scioperi, impianti inattivi ecc. costituiscono elementi negativi del reddito dell’esercizio in cui si

verificano e non quindi sono considerati nella valutazione del magazzino.

Determinazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento di mercato

Come già anticipato, il Codice Civile prevede che le rimanenze siano valutate al minore tra il costo di

acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato.

L’OIC 13 specifica che per valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato si intende la

stima del prezzo di vendita delle merci e dei prodotti finiti nel corso della normale gestione, avuto riguardo

alle informazioni desumibili dal mercato, al netto dei presunti costi di completamento e dei costi diretti di

vendita.

In presenza di ordini di vendita confermati con prezzo prefissato si utilizza tale prezzo per la

determinazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato delle relative rimanenze

presenti in magazzino.

Determinazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento di mercato

Il valore di realizzazione desumibile dall’andamento di mercato è determinato:

per materie prime, di consumo e sussidiarie e per i semilavorati, con riferimento al costo attuale di

• riacquisto o di sostituzione, ossia il costo di nuova negoziazione o di riproduzione del bene in

condizioni normali di gestione;

per i prodotti in corso di lavorazione dal prezzo netto di realizzo del bene completato al netto dei

• costi ancora da sostenere per il suo completamento;

per prodotti finiti e merci, con riferimento al presumibile prezzo netto di vendita del bene sul

• mercato.

NORMATIVA FISCALE

Art. 92 TUIR

L’art. 92 del TUIR stabilisce che:

Concorrono alla formazione del reddito le variazioni delle rimanenze dei beni alla cui produzione o

• al cui scambio è diretta l’attività d’impresa e dei beni mobili, esclusi quelli strumentali, acquistati o

prodotti per essere impiegati nella produzione

Il valore rilevante ai fini fiscali è il minore tra il costo e il valore normale medio nell’ultimo mese

• dell’esercizio

Se in bilancio le rimanenze sono valutate a costo medio ponderato, a Lifo o a Fifo, tale valore viene

• mantenuto anche ai fini fiscali

Diversamente, il legislatore fiscale prescrive il metodo del Lifo a scatti

• NT15

DEFINIZIONE >12 mesi

Per lavoro in corso su ordinazione s’intende un contratto di esecuzione che investe un periodo superiore a

dodici mesi. Per durata s’intende il tempo che intercorre tra la data d’inizio di realizzazione dei beni/servizi

e la data di ultimazione e consegna dei beni/servizi, entrambe determinate dal contratto.

Ciò indipendentemente dalla data in cui si è perfezionato il contratto. I lavori in corso su ordinazione,

sovente denominati anche «commesse» esprimono quindi processi produttivi pluriennali in fase di

svolgimento alla chiusura dell’esercizio; gli effetti economici di tali processi interessano pertanto la

costruzione di bilanci relativi ad esercizi successivi.

Esempio 1

Si consideri l’esecuzione, in base a un contratto di appalto, di un’opera realizzabile in 3 anni, per la quale

sia stato pattuito un corrispettivo di 200 e si siano stimati costi di realizzazione totali di 180.

Alla fine del primo esercizio, lo stato di avanzamento dei lavori è del 40%.

➔ Alla fine del secondo esercizio, lo stato di avanzamento dei lavori è dell’80% (40+40)

➔ Alla fine del terzo esercizio, lo stato di avanzamento dei lavori è del 100% (40+40+20)

Come ripartire i ricavi di 200 lungo i tre anni?

Come ripartire i costi di 180 lungo i tre anni?

Come ripartire il margine totale della commessa (200-180) lungo i tre anni?

Lo attribuiamo tutto nell’anno 1? Lo attribuiamo tutto al termine della commessa oppure lo

attribuiamo pro-quota lungo i tre anni?

Tali scelte hanno un impatto diverso in termini di rispetto del principio della competenza e della prudenza.

Bisogna ripartirli perché se accantonati tutti al primo anno, non si rispetta né il principio della prudenza

(utili/ricavi non realizzati), né il principio della competenza, perché non di competenza dell'esercizio in

corso.

CODICE CIVILE

art. 2423-bis definisce i principi di redazione del bilancio:

1. la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della

continuazione dell’attività; 1bis. La rilevazione e la presentazione delle voci è effettuata tenendo

conto della sostanza dell’operazione o del contratto;

2. Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio;

3. Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente

dalla data dell’incasso o del pagamento;

4. si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo

la chiusura di questo;

5. i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro. Deroghe sono

consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivarne la deroga e indicarne l’influenza

sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.

Classificazione dei lavori in corso su ordinazione art. 2424:

C) Attivo circolante:

I – Rimanenze:

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;

2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3) lavori in corso su ordinazione;

4) prodotti finiti e merci;

5) acconti

Classificazione dei lavori in corso su ordinazione

Nella classe B del passivo “Fondi per rischi e oneri” sono rilevati alla voce B4 “Altri” tutti gli

accantonamenti per i costi da sostenersi dopo la chiusura della commessa, nonché quelli relativi al fondo

per le perdite probabili su commessa.

art. 2425:

A)Valore della produzione:

1) ricavi delle vendite e delle prestazioni;

3) variazioni dei lavori in corso su ordinazione;

B) Costi della produzione:

6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;

7) per servizi;

9) per il personale

NB. Si iscrive nella voce A3 solo la variazione dei lavori in corso su ordinazione:

Se rimanenze finali >rimanenze iniziali (SEGNO +)

Se rimanenze finali< rimanenze iniziali (SEGNO -)

Se rimanenze finali=rimanenze iniziali (NESSUNA RILEVAZIONE)

Nel conto economico, i corrispettivi acquisiti a titolo definitivo sono rilevati alla voce A1 “ricavi delle

vendite e delle prestazioni” della classe “Valore della produzione”, mentre la variazione dei lavori in corso

su ordinazione pari alla variazione delle rimanenze per lavori eseguiti e non ancora liquidati in via

definitiva

rispettivamente all’inizio ed alla fine dell’esercizio è rilevata alla voce A3 “variazioni dei lavori in corso su

ordinazione” della stessa classe.

I ricavi di commessa comprendono:

il prezzo stabilito contrattualmente;

• le maggiorazioni per revisione prezzi;

• i corrispettivi per beni o prestazioni aggiuntive (ad esempio, le varianti);

• corrispettivi aggiuntivi conseguenti ad eventi i cui effetti siano contrattualmente o per legge a

• carico del committente;

gli incentivi dovuti all’appaltatore per il raggiungimento di determinati obiettivi;

• le rettifiche di prezzo stabilite con patti aggiuntivi;

• gli altri proventi accessori (ad esempio, i proventi derivanti dalla vendita di eccedenze di materiali

• non utilizzati o dalla dismissione di impianti e attrezzature al termine della commessa).

art. 2426:

«11) i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati

con ragionevole certezza».

I criteri per la valutazione dei lavori in corso su ordinazione previsti dal codice civile sono quindi due:

il criterio della commessa completata (ex articolo 2426, numero 9): i lavori sono valutati al costo;

• il criterio della percentuale di completamento (ex articolo 2426, numero 11): i lavori sono valutati

• sulla base del corrispettivo contrattuale maturato ancorché superiore al costo (metodo della

scissione del margine).

Le informazioni da riportare in nota integrativa

La nota integrativa deve, fra l’altro, indicare (art. 2427):

«1) i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore;»

A questo riguardo, per i lavori in corso su ordinazione, occorre indicare:

se è stato utilizzato il criterio della commessa completata o il criterio della percentuale di

• completamento;

la metodologia adottata per stimare lo stato avanzamento;

• i criteri di contabilizzazione dei costi per l’acquisizione della commessa, dei costi preoperativi dei

• costi da sostenersi dopo la chiusura della commessa;

il trattamento contabile degli oneri finanziari, nel caso siano stati considerati nella valutazione

• dei lavori in corso su ordinazione;

• la contabilizzazione delle probabili perdite di valore rilevate.

La nota integrativa deve, fra l’altro, indicare:

4) le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo

8) l’ammontare degli oneri finanziari imputati nell'esercizio ai valori iscritti nell'attivo dello stato

patrimoniale, distintamente per ogni voce.

Le informazioni da riportare in nota integrativa nel bilancio in forma abbreviata

Articolo 2435-bis, comma 4:

“Fermo restando le indicazioni .... la nota integrativa fornisce le indicazioni richieste dal primo comma

dell’articolo 2427, numeri 1), 2)...8), 9)... .”

Articolo 2435-ter, comma 2:

“Fatte salve le norme del presente articolo, gli schemi di bilancio e i criteri di valutazione delle micro-

imprese sono determinati secondo quanto disposto dall’articolo 2435-bis. Le micro imprese sono

esonerate dalla redazione: ... 2) della nota integrativa quando in calce allo stato patrimoniale risultino le

informazioni previste dal primo comma dell’articolo 2427, numeri 9) e 16); ...”

art. 2428:

Nessuna indicazione di legge con riferimento alle rimanenze di magazzino, tranne la seguente

espressione:

[1] «Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un’analisi fedele,

equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, nel

suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con

particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e

incertezze cui la società è esposta».

I PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI: NUOVO OIC 23

Alcune definizioni

Un lavoro in corso su ordinazione (o commessa) si riferisce a un contratto, di durata normalmente

ultrannuale, per la realizzazione di un bene (o una combinazione di beni) o per la fornitura di beni o servizi

non di serie che insieme formino un unico progetto, ovvero siano strettamente connessi o interdipendenti

per ciò che riguarda la loro progettazione, tecnologia e funzione o la loro utilizzazione finale. I lavori su

ordinazione sono eseguiti su ordinazione del committente secondo le specifiche tecniche da questi

richieste.

I lavori in corso su ordinazione sono normalmente affidati con contratti di appalto o altri atti aventi

contenuti economici simili (ad esempio, la vendita di cosa futura, alcuni tipi di concessioni amministrative)

concernenti la realizzazione di opere, edifici, strade, ponti, dighe, navi, impianti, la fornitura di servizi

direttamente correlati alla realizzazione di un’opera (ad esempio, servizi di progettazione) o la fornitura di

più beni o servizi pattuiti come oggetto unitario.

Per lavoro in corso su ordinazione di durata ultrannuale si intende un contratto di esecuzione che investe

un periodo superiore a dodici mesi. Per durata si intende il tempo che intercorre tra la data d’inizio di

realizzazione dei beni e/o servizi e la data di ultimazione e consegna dei beni e/o prestazione dei servizi

entrambe determinate dal contratto; ciò indipendentemente dalla data in cui si è perfezionato il contratto.

I ricavi di commessa (o ricavi a preventivo) sono costituiti dai corrispettivi complessivi pattuiti tra il

committente e l’appaltatore per l’esecuzione o la fornitura dei beni e/o servizi previsti nel contratto.

I costi di commessa (o costi a preventivo) comprendono i costi attribuibili a una commessa che si stima di

sostenere per l’esecuzione o la fornitura dei beni e/o servizi previsti nel contratto.

Il risultato (o margine) di commessa rappresenta la differenza tra i ricavi di commessa e i costi di

commessa.

Lo stato di avanzamento (o percentuale di completamento) rappresenta, in termini percentuali o in base a

misurazioni fisiche, l’entità dei lavori in corso già eseguiti dall’appaltatore ad una certa data antecedente

al completamento della commessa (ad esempio alla data di redazione del bilancio). Il ricavo maturato (o

corrispettivo maturato) rappresenta la quota dei ricavi di commessa determinata con riferimento allo stato

di avanzamento dei lavori ad una certa data.

La valutazione dei lavori in corso su ordinazione

Il codice civile prevede due criteri alternativi per la valutazione dei lavori in corso su ordinazione:

•Criterio della “commessa completata”

•Criterio della “percentuale di completamento”

I principi contabili nazionali (nuovo OIC 23) specificano le condizioni che devono essere soddisfatte per

applicare il criterio della percentuale di completamento. Se non sono soddisfatte tali condizioni, la

valutazione dei lavori deve essere effettuata secondo il criterio della commessa completata.

Il criterio della percentuale di completamento è adottato quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:

1. esiste un contratto vincolante per le parti che ne definisca chiaramente le obbligazioni e, in

particolare, il diritto al corrispettivo per l’appaltatore;

2. il diritto al corrispettivo per l’appaltatore matura con ragionevole certezza via via che i lavori sono

eseguiti;

3. non sono presenti situazioni di incertezza relative a condizioni contrattuali o fattori esterni di tale

entità da rendere dubbia la capacità dei contraenti a far fronte alle proprie obbligazioni (ad

esempio, l’obbligo dell’appaltatore nel completare i lavori);

4. il risultato della commessa può essere attendibilmente misurato.

CRITERIO DELLA “PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO”

Con il criterio della percentuale di completamento, il margine della commessa in corso di formazione viene

rilevato secondo il principio della competenza economica lungo la durata di realizzazione dell’opera.

Pertanto, con questo metodo è imputato a ciascuno degli esercizi in cui è in corso di esecuzione la

commessa una quota del corrispettivo convenuto con il committente in proporzione ai costi sostenuti.

Tale criterio è rispettoso del principio della competenza economica e risolve gli effetti distorsivi generati

sul reddito di esercizio dal metodo della commessa completata.

CRITERIO DELLA COMMESSA COMPLETATA

Il criterio della commessa completata comporta la valutazione dei lavori in corso sulla base dei costi

sostenuti fino alla chiusura dell’esercizio, rinviando quindi la contabilizzazione del ricavo in corso di

formazione all’esercizio in cui sarà completata la commessa ed eseguito il contratto. In tal caso, eventuali

acconti o fatture provvisorie non hanno natura di ricavi, bensì di debiti verso il committente per acconti

riscossi. Con questo criterio si fa sostanzialmente prevalere il principio della prudenza su quello della

competenza economica, con effetti distorsivi sul reddito di esercizio.

Il margine della commessa viene quindi caricato tutto nel conto economico dell’anno in cui termina la

realizzazione della commessa. Negli anni precedenti invece, esso non viene caricato a conto economico.

Le rimanenze dei lavori in corso negli anni antecedenti a quello di ultimazione della commessa vengono

quindi valutate al costo maturato nei singoli anni.

Commesse in perdita

A prescindere dal criterio di valutazione adottato, se è probabile che i costi totali stimati di una singola

commessa eccedano i ricavi totali stimati (es. ricavi pattuiti 200 e costi di commessa totali 205), la perdita

probabile per il completamento della commessa deve essere rilevata a decremento dei lavori in corso su

ordinazione. Se tale perdita è superiore al valore dei lavori in corso, l’appaltatore rileva un apposito fondo

per rischi e oneri pari all’eccedenza. La rilevazione della perdita deve essere effettuata nell’esercizio in cui

essa è quantificata in base a stime attendibili dei costi.

La perdita è rilevata indipendentemente dallo stato di avanzamento della commessa. Non è possibile

compensare tale perdita con margini positivi previsti su altre commesse. Al fine del riconoscimento delle

perdite, le commesse sono quindi considerate individualmente.

NORMATIVA FISCALE

L’art. 93 TUIR stabilisce che:

Concorrono alla formazione del reddito le variazioni delle rimanenze di opere, forniture e servizi pattuiti

come oggetto unitario e di durata ultrannuale. La valutazione deve essere effettuata sulla base dei

corrispettivi pattuiti. Per la parte coperta da Stati Avanzamento Lavori, la valutazione deve basarsi sulla

base dei corrispettivi liquidati. I corrispettivi liquidati a titolo definitivo sono compresi tra i ricavi, non tra le

rimanenze. Ogni successiva variazione dei corrispettivi è imputata al reddito nell’esercizio in cui è stata

stabilita. E’ richiesto di allegare alla dichiarazione dei redditi un prospetto analitico per ciascuna opera.

NT16

Con il termine partecipazioni si intendono i titoli espressivi dei diritti sul capitale posseduti da una

società in altre imprese, qualunque sia la loro forma giuridica. In particolare rientrano tra le partecipazioni

le azioni e le quote di società di capitali.

Le partecipazioni sono rappresentate nel bilancio di esercizio in relazione alla loro destinazione economica,

e cioè:

•Investimento di medio-lungo periodo:

Partecipazioni -Immobilizzazioni finanziarie (SPA BIII);

•Investimento di breve periodo:

Partecipazioni - Attivo circolante (SPA CIII)

Partecipazioni - immobilizzazioni finanziarie

Vi rientrano quelle partecipazioni destinate alle coordinazioni produttive per un periodo non breve e che

non possono essere convenientemente distolte dalle coordinazioni stesse.

Appartengono quindi alle immobilizzazioni finanziarie le partecipazioni destinate per scelta aziendale a

permanere per non breve tempo nel portafoglio dell’azienda che li detiene, nonché, per presunzione

relativa di legge disposta dall’art. 2424 bis del codice civile, le partecipazioni in imprese controllate e

collegate (cfr. infra).

Partecipazioni immobilizzate non di controllo: partecipazioni che costituiscono un investimento

• duraturo ma che non consentono di influire in alcun modo sulla gestione dell’impresa nella quale è

detenuta la partecipazione

Partecipazioni immobilizzate in imprese controllate e collegate: partecipazioni che costituiscono un

• investimento duraturo e che consentono di influire, seppur con gradazioni diverse, sulla gestione

dell’impresa in cui è detenuta la partecipazione (cfr. infra per i concetti di collegamento e controllo)

Partecipazioni – attivo circolante:

Vi rientrano quelle partecipazioni destinate alla vendita (e in generale a essere negoziate in operazioni di

trading):

Partecipazioni non di controllo e collegamento destinate alla vendita (nel breve termine)

• Partecipazioni di controllo e collegamento destinate alla vendita (nel breve termine)

Si tratta quindi delle partecipazioni acquistate con finalità speculative e destinate ad un rapido smobilizzo

per cogliere opportunità di rendimenti a breve termine.

Richiamo principi di redazione del bilancio

L’art. 2423-bis definisce i principi di redazione del bilancio:

1. la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della

continuazione dell’attività; 1bis. La rilevazione e la presentazione delle voci è effettuata tenendo

conto della sostanza dell’operazione o del contratto;

2. Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio;

3. Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente

dalla data dell’incasso o del pagamento;

4. si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo

la chiusura di questo;

5. i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro.

Deroghe sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivarne la deroga e indicarne

l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.

Classificazione

Art. 2424 del codice civile

B )III. Immobilizzazioni finanziarie

1) partecipazioni in:

a) imprese controllate

b) imprese collegate

c) imprese controllanti

d) sottoposte al controllo delle controllanti

d bis) altre imprese

C) III. Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni

1) partecipazioni in imprese controllate

2) partecipazioni in imprese collegate

3) partecipazioni in imprese controllanti

3 bis) partecipazioni in imprese sottoposte al controllo delle controllanti

4) altre partecipazioni

NB. La classificazione nell‘attivo immobilizzato e nell’attivo circolante dipende dalla destinazione della

partecipazione. Le partecipazioni destinate ad una permanenza durevole nel portafoglio della società si

iscrivono tra le immobilizzazioni, le altre vengono iscritte nell’attivo circolante.

Articolo 2424-bis:

“Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le

immobilizzazioni. Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo

comma dell'art. 2359 si presumono immobilizzazioni”.

Articolo 2359: “Sono considerate società controllate:

1. le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea

ordinaria;

2. le società in cui un'altra società dispone dei voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante

nell'assemblea ordinaria;

3. le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli

contrattuali con essa.

Ai fini dell'applicazione dei nn. 1 e 2 del primo comma si computano anche i voti spettanti a società

controllate, a società fiduciarie e a persone interposta: non si computano i voti spettanti per conto di terzi.

Sono considerate collegate le società sulle quali un’altra società esercita un’influenza notevole.

L’influenza notevole si presume quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un quinto

dei voti ovvero un decimo se la società ha azioni quotate in mercati regolamentati”.

Il controllo si dice:

Controllo di diritto, quando esso è realizzato in forza di maggioranze assembleari assolute o relative

• detenute nella partecipata;

Controllo di fatto, quando l’influenza dominante è realizzata (seppure in mancanza della

• maggioranza assoluta o relativa dei voti nell’assemblea della partecipata) attraverso, ad esempio,

contratti di fornitura o di approvvigionamento rilevanti con la partecipata, oppure

attraverso continui e sistematici rapporti finanziari, o ancora mediante interscambi rilevanti di personale

con la partecipata ecc..

art. 2359 bis del codice civile (acquisto di azioni o quote da parte di società controllate)

«1. La società controllata non può acquistare azioni o quote della società controllante se non nei limiti

degli utili distribuibili o delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente

approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate (...).

3. In nessun caso il valore nominale delle azioni o quote acquistate può eccedere la decima parte del

capitale della società controllante (…)

4. Una riserva indisponibile, pari all’importo delle azioni o quote della società controllante iscritto

nell’attivo deve essere costituita e mantenuta finché le azioni o quote non siano trasferite».

Art. 2425 del codice civile

C) Proventi e oneri finanziari:

15) proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate e collegate

e di quelli relativi a controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste ultime

17) interessi e altri oneri finanziari, con con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e

collegate e verso controllanti

D) Rettifiche di valore di attività finanziarie:

18) rivalutazioni:

a) di partecipazioni

19) svalutazioni:

a) di partecipazioni

I proventi dell’investimento in partecipazioni costituiti dai dividendi sono rilevati nella voce C15) “proventi

da partecipazioni”, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate, collegate e di quelli

relativi a controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste ultime.

Non rileva, ai fini della classificazione, il fatto che la partecipazione sia iscritta nelle immobilizzazioni o

nell’attivo circolante. Gli utili o le perdite che derivano dalla cessione di partecipazioni immobilizzate o

iscritte nel circolante, quale differenza tra il valore contabile e il prezzo di cessione, sono iscritti

rispettivamente nella voce C15) “proventi da partecipazioni”, con separata indicazione di quelli relativi ad

imprese controllate, collegate e di quelli relativi a controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste

ultime, e nella voce C17) “interessi e altri oneri finanziari”, con separata indicazione di quelli relativi ad

imprese controllate, collegate e di quelli relativi a controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste

ultime

La svalutazione di partecipazioni (sia immobilizzate, sia iscritte nell’attivo circolante) rispetto al valore di

a

iscrizione nell’attivo è rilevata nella voce D19 ) “svalutazioni di partecipazioni”.

Il ripristino di valore, nel caso in cui sia venuta meno la ragione che aveva indotto gli organi amministrativi

a svalutare in precedenza una partecipazione, è rilevato nella voce D18a) “rivalutazioni di partecipazioni”.

La valutazione delle partecipazioni

Art. 2426 del codice civile:

«1) le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si

computano anche i costi accessori (..)»

«3) l’immobilizzazione che, alla data della chiusura dell’esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a

quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minor valore; questo non può

essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata.»

«Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che risultino iscritte

per un valore superiore a quello derivante dall’applicazione del criterio di valutazione previsto dal

successivo n. 4 )» nel caso in cui l’impresa sia tenuta a redigere il bilancio consolidato « o, se non vi sia

obbligo di redigere il bilancio consolidato, al valore corrispondente alla frazione di patrimonio netto

risultante dall’ultimo bilancio dell’impresa partecipata, la differenza dovrà essere motivata nella nota

integrativa». Il criterio di valutazione previsto “dal successivo n. 4” è il metodo del patrimonio netto

rettificato

« 4) le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono essere

valutate, con riferimento ad una o più tra dette imprese, anziché secondo il criterio indicato al n. 1), per

un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio delle

imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai principi di redazione del

bilancio consolidato nonché quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati negli articoli 2423 e 2423-

bis. »

« Quando la partecipazione è iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto, il costo di

acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio

dell’impresa controllata o collegata può essere iscritto nell’attivo, purché ne siano indicate le ragioni nella

nota integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni ammortizzabili o all’avviamento, deve

essere ammortizzata.

Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dall’applicazione del metodo del patrimonio netto,

rispetto al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente sono iscritte in una riserva non

distribuibile. »

9) le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo

di acquisto o di produzione, calcolato secondo il n. 1), ovvero al valore di realizzazione desumibile

dall’andamento del mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci

se ne sono venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di

produzione”.

«10) il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli “primo

entrato, primo uscito” o “ultimo entrato, primo uscito”; se il valore così ottenuto

differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell’esercizio, la differenza deve essere

indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa»

«8-bis) le attività e passività monetarie in valuta sono iscritte al cambio a pronti alla data di chiusura

dell’esercizio; i conseguenti utili o perdite su cambi devono essere imputati al conto

economico e l’eventuale utile netto è accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le

attività e passività in valuta non monetarie devono essere iscritte al cambio vigente al

momento del loro acquisto»

Per comprendere la distinzione tra elementi monetari e non monetari è necessario fare riferimento alla

definizione dell’OIC 26 (operazioni in valuta):

Per elementi monetari si intendono le attività e passività che comportano il diritto ad incassare o

• l’obbligo di pagare, a date future, importi di denaro in valuta determinati o determinabili. Sono

elementi monetari: i crediti e debiti, le disponibilità liquide, i ratei attivi e passivi e i titoli di debito.

Per elementi non monetari si intendono le attività e le passività che non comportano il diritto ad

• incassare o l’obbligo di pagare importi di denaro in valuta determinati o determinabili. Sono

elementi non monetari: le immobilizzazioni materiali e immateriali, le partecipazioni e altri titoli che

conferiscono il diritto a partecipare al capitale di rischio dell’emittente, le rimanenze, gli anticipi per

l’acquisto o la vendita di beni e servizi, i risconti attivi e passivi.

Quindi, le partecipazioni, in quanto elementi non monetari, sono iscritte a bilancio al cambio vigente alla

data di acquisto e non al cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio.

Se la partecipazioni è valutata al costo, però, per poter stabilire se tale costo possa essere mantenuto in

bilancio occorre confrontarlo, secondo i principi contabili di riferimento, con il valore recuperabile (per le

partecipazioni immobilizzate) o con il valore direalizzazione desumibile dall’andamento del mercato (per le

partecipazioni iscritte nell’attivo circolante). In questo processo valutativo, gli effetti legati alla variazione

del cambio sono uno degli elementi da considerare nella

determinazione del valore iscrivibile in bilancio per le singole attività.

Informazioni da riportare in Nota Integrativa

Art. 2427 del codice civile, comma 1:

La nota integrativa deve indicare, oltre a quanto stabilito da altre disposizioni:

1. i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio;

2. i movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce: il costo; le precedenti

rivalutazioni, ammortamenti e svalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una ad altra voce, le

alienazioni avvenuti nell’esercizio; le rivalutazioni, gli ammortamenti e le svalutazioni effettuati

nell’esercizio; il totale delle svalutazioni riguardanti le immobilizzazioni esistenti alla chiusura

dell’esercizio;

5) l’elenco delle partecipazioni, possedute direttamente o per tramite di società fiduciaria o per

interposta persona, in imprese controllate e collegate, indicando per ciascuna la denominazione, la

sede, il capitale, l’importo del patrimonio netto, l’utile o la perdita dell’ultimo esercizio, la quota

posseduta e il valore attribuito in bilancio o il corrispondente credito;

9) l’importo complessivo degli impegni, delle garanzie e delle passività potenziali non risultanti

dallo stato patrimoniale, con indicazione della natura delle garanzie reali prestate; gli impegni

esistenti in materia di trattamento di quiescenza e simili, nonché gli impegni assunti nei confronti di

imprese controllate, collegate, nonché controllanti e imprese sottoposte al controllo di quest’ultime

sono distintamente indicati;

11) l’ammontare dei proventi da partecipazioni, indicati nell’articolo 2425 n.

15), diversi dai dividendi.

Infine l’Articolo 2427-bis, comma 1, numero 2 prevede l’obbligo di inserire inNota Integrativa:

“per le immobilizzazioni finanziarie iscritte a un valore superiore al loro fair value, con esclusione delle

partecipazioni in società controllate e collegate ai sensi dell’articolo 2359 e delle partecipazioni in joint

venture:

a) il valore contabile e il fair value delle singole attività, o di appropriati raggruppamenti di tali

attività;

b) i motivi per i quali il valore contabile non è stato ridotto, inclusa la natura degli elementi sostanziali

sui quali si basa il convincimento che tale valore possa essere recuperato”.

art. 2428 del codice civile:

[1] Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un’analisi fedele,

equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, nel

suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con

particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e

incertezze cui la società è esposta.

[3] Dalla relazione devono in ogni caso risultare:

2) i rapporti con imprese controllate, collegate, controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste

ultime;

3) il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie, sia delle azioni o quote di società controllanti

possedute dalla società, anche per tramite di società fiduciaria o per interposta persona, con l’indicazione

della parte di capitale corrispondente;

4) il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie, sia delle azioni o quote di società controllanti,

acquistate o alienate dalla società, nel corso dell’esercizio, anche per tramite di società fiduciaria o per

interposta persona, con l’indicazione della corrispondente parte di capitale, dei corrispettivi e dei motivi

degli acquisti e delle alienazioni.

PRINCIPI CONTABILI: OIC 21 e 17

La valutazione delle partecipazioni

I principi contabili vigenti sul tema delle partecipazioni sono stati approvati nell’estate 2014, apportando

alcuni cambiamenti di impostazione rispetto ai precedenti principi.

In particolare:

Mentre il precedente OIC 20 trattava contestualmente i titoli di debito (es. obbligazioni, titoli del

• debito pubblico) e titoli di capitale (azioni e quote), nella nuova versione l’OIC 20 è dedicato

esclusivamente ai titoli di debito, mentre il tema della disciplina contabile delle partecipazioni è

trattata nella nuova versione dell’OIC 21.

La disciplina della valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto, trattata nel

• precedente OIC 21, è ora inclusa nel nuovo OIC 17 “Bilancio consolidato e metodo del patrimonio

netto”.

I principi contabili OIC 21 e 17 trattano:

La valutazione iniziale della partecipazioni immobilizzate e di quelle non immobilizzate

• Le valutazioni successive, anche in questo caso distinguendo tra partecipazioni immobilizzate e

• non immobilizzate

Nel caso delle partecipazioni immobilizzate vengono inoltre previste regole specifiche per:

• Le partecipazioni non di controllo e di collegamento

• Le partecipazioni di controllo e di collegamento

Valutazione partecipazioni immobilizzate non di controllo (e di collegamento)

Il possesso di partecipazioni immobilizzate non di controllo trova giustificazione, sotto il profilo aziendale,

nel conseguimento di vantaggi economici diretti (dividendi o prospettive di capital gain) e indiretti

(rapporti contrattuali con la società partecipata a condizioni favorevoli di fornitura, collaborazioni con la

società partecipata sotto forma di integrazioni negli approvvigionamenti o nella rete distributiva, ecc.). La

valutazione di tali partecipazioni deve essere effettuata al costo di

acquisto (+ oneri accessori). Tale costo rappresenta il limite massimo. Per queste partecipazioni non è

possibile la valutazione col metodo del patrimonio netto.

Perdite durevoli di valore

Per le partecipazioni immobilizzate non di controllo, l’adozione del criterio del costo (e il suo

mantenimento nel tempo) si giustifica solo in ipotesi di condizioni normali di: a) svolgimento dell’attività

della partecipata; b) di mercato. Sotto queste ipotesi, il presunto valore di realizzo diverrà rilevante solo

nel caso di alienazione della partecipazione.

Se invece vengono meno lo condizioni normali di mercato o di gestione della partecipata (sulla base di

riferimenti certi) in senso peggiorativo, occorre valutare l’esistenza di perdite durevoli di valore della

partecipazione e, in presenza di queste, svalutarla.

Per procedere alla svalutazione della partecipazione immobilizzata, occorre che:

sia accertabile la permanenza temporale della causa che motiva la svalutazione;

• vi siano ragioni economiche di particolare ed evidente gravità che non possano essere rimosse in

• tempi breve.

Si tratta comunque di congetture. Quando la partecipazione è costituita da azioni quotate è possibile fare

riferimento ai valori di listino, altrimenti occorre riferirsi all’andamento del mercato in generale e al valore

del patrimonio netto della partecipata.

La perdita durevole non va confusa con temporanee fluttuazioni al ribasso delle quotazioni:

per i titoli quotati, deve trattarsi “di un significativo ribasso nel listino che ha espresso un carattere

• di persistenza temporale e l’assenza di elementi che lascino fondatamente ritenere probabile

un’inversione di tendenza”

per i titoli non quotati, occorre fare riferimento alle condizioni economiche e finanziarie della

• società emittente

Valutazione partecipazioni immobilizzate non di controllo. Per quantificare la perdita di valore:

per le partecipazioni immobilizzate costituite da azioni quotate, i listini di borsa possono

• rappresentare un utile riferimento per valutare un’eventuale svalutazione, anche se il nuovo

processo di stima potrebbe portare anche a un valore minore rispetto a quello di listino. (Non basta

però prendere i prezzi di borsa al 31/12, ma occorre almeno riferirsi alla media dell’ultimo semestre

dell’esercizio);

per le partecipazioni immobilizzate non quotate, la svalutazione da apportare (giustificata da

• risultati di esercizio negativi della partecipata) potrebbe essere calcolata proporzionalmente alla

riduzione del patrimonio netto della partecipata, oppure potrebbe essere anche di importo

superiore.

Ripristino di valore

E’ necessario procedere al ripristino di valore nel caso in cui venissero meno le ragioni della svalutazione

operata precedentemente.

Cambio di destinazione economica della partecipazione immobilizzata non di controllo

Se nel corso dell’esercizio muta la destinazione economica della partecipazione immobilizzata non di

controllo, destinandola alla vendita, allora il costo di acquisto dovrà essere confrontato con il presunto

valore di realizzo e la partecipazione dovrà essere valutata a quest’ultimo valore, se minore.

Il cambio di destinazione delle partecipazioni implica una precisa assunzione di responsabilità da parte

degli amministratori e quindi deve essere adeguatamente illustrato in nota integrativa, insieme agli effetti

che tale cambio di destinazione ha generato sul risultato economico dell’esercizio.

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo e collegamento

Le partecipazioni immobilizzate in imprese controllate o collegate si caratterizzano per la capacità

dell’impresa di esercitare su un’altra impresa un influenza dominante o comunque notevole ai sensi

dell’art. 2359 del codice civile.

Tali partecipazioni possono essere valutate al costo di acquisto determinato ai sensi del punto n.1 art.

2426 del codice civile oppure in alternativa secondo il metodo del patrimonio netto di cui al

punto n. 4 art. 2426 del codice civile.

Nel caso in cui l’azienda valuti tali partecipazioni al costo:

vale quanto già detto per le partecipazioni immobilizzate non di controllo

• la valutazione è effettuata al costo di acquisto + oneri accessori come limite superiore

• il costo di acquisto costituisce un riferimento neutrale e facilmente determinabile

• è necessario operare svalutazioni in presenta di perdite durevoli di valore della partecipazione

• (svalutazione obbligatoria)

Come nel caso delle immobilizzazioni non di controllo, il costo sostenuto all’atto dell'acquisto di una

partecipazione immobilizzata è mantenuto nei bilanci dei successivi esercizi, a meno che si verifichi una

perdita durevole di valore.

In linea di principio le perdite durevoli di valore trovano fondamento nelle condizioni economico-finanziarie

della partecipata e in particolare, nell’accertata presenza di perdite di esercizio non episodiche, né

temporanee, ma strutturali, tali cioè da intaccare la consistenza patrimoniale della partecipata.

Oppure occorre obbligatoriamente svalutare la partecipazione di controllo nel caso in cui il costo di

acquisto sostenuto risultasse superiore al valore patrimoniale della partecipata a causa di un acquisto

rivelatosi in seguito malaccorto o sbagliato

Per poter procedere alla svalutazione per perdite durevoli del valore di una partecipazione immobilizzata di

controllo o collegamento devono quindi sussistere condizioni economiche negative della partecipata e con

carattere di permanenza temporale.

I riferimenti per considerare durevole la perdita di valore sono:

a) per le partecipazioni in imprese controllate e collegate immobilizzate quotate, una consistente

riduzione nel corso di borsa con carattere di persistenza temporale, unito a condizioni economico-

finanziarie della società partecipata;

b) per le medesime partecipazioni non quotate, l’accertamento di risultati di esercizio negativi

persistenti della società partecipata. In entrambi i casi, la partecipazione va svalutata senza

indugio.

Come nel caso delle partecipazioni immobilizzate non di controllo, occorre procedere al ripristino qualora

in tempo successivo vengano meno le circostanze che hanno giustificato la precedente svalutazione.

Il ripristino di valore può essere giustificato solo da un radicale cambiamento nelle condizioni economiche

della società partecipata (es. a seguito di un processo di ristrutturazione aziendale che porta la società

all’equilibrio economico-finanziario).

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

La valutazione delle partecipazioni immobilizzate di controllo con il metodo del patrimonio netto può

essere utilizzata:

1. Come alternativa al criterio del costo di acquisto per partecipazioni immobilizzate di controllo e di

collegamento

2. Come elemento di raffronto rispetto al costo

Utilizzo del metodo del patrimonio netto come alternativa al criterio del costo di acquisto

Il criterio del costo di acquisto presenta alcuni limiti indicati in precedenza sul piano della

rappresentazione veritiera e corretta, poiché esprime un valore non collegato ai risultati della partecipata,

arrivando anche in taluni casi a esprimere un valore della partecipazione non significativo o addirittura

inattendibile. Il metodo del patrimonio netto è il criterio di stima più corretto per le partecipazioni

immobilizzate in società controllate e collegate, poiché il valore della partecipazione è periodicamente

aggiornato in funzione dei risultati della partecipata, prescindendo dal fatto che gli utili vengano o meno

distribuiti e che le perdite

Con il metodo del patrimonio netto il valore della partecipazione viene riesaminato e rettificato in più o in

meno, di esercizio in esercizio, allo scopo di riflettere nel bilancio della partecipante, secondo competenza

economica, la quota di spettanza degli utili o delle perdite conseguiti dalla partecipata. Di conseguenza, il

risultato economico della società partecipata genera, di riflesso, un aumento o una diminuzione nel valore

patrimoniale della partecipazione.

Una volta prescelto il metodo del patrimonio netto in un esercizio non è più consentita l’adozione del

metodo del costo di acquisto (continuità dei criteri di valutazione)

Con il metodo del patrimonio netto:

1. la partecipante attribuisce al proprio bilancio, nel medesimo esercizio in cui la partecipata

consegue un utile o una perdita, la quota-parte di sua spettanza;

2. assume rilevanza il principio della competenza economica. Esistono due modalità di calcolo del

patrimonio netto della partecipata identificate dalla dottrina aziendale:

Simple equity method (i valori per il calcolo del PN della partecipata sono quelle risultanti dal suo

• bilancio di esercizio)

Complex equity method (i valori di riferimento sono preliminarmente rettificati secondo la stessa

• tecnica utilizzata ai fini della redazione del bilancio consolidato

Il Complex equity method è quello più accreditato nella prassi professionale e anche quello previsto dal

legislatore al punto n. 4 dell’art. 2426 del codice civile (cfr supra):

«le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono essere

valutate, con riferimento ad una o più tra dette imprese, anziché secondo il criterio indicato al n. 1), per

un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio delle

imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai principi di redazione del

bilancio consolidato nonché quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati negli articoli 2423 e 2423-

bis.

Quando la partecipazione è iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto, il costo di

acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio

dell’impresa controllata o collegata può essere iscritto nell’attivo, purché ne siano indicate le ragioni nella

nota integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni ammortizzabili o all’avviamento, deve

essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dall’applicazione del metodo del

patrimonio netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente sono iscritte in una

riserva non distribuibile. »

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

Come si calcola il PN della partecipata secondo il punto n. 4 dell’art. 2426 del codice civile?

Quattro «pilastri» :

1. prendere i valori contenuti nel bilancio di esercizio della partecipata e scomporre le determinanti

del costo di acquisto della partecipazione iscritta per la prima volta a bilancio

2. eliminare i dividendi corrisposti dalla partecipata

3. effettuare le rettifiche previste per il bilancio consolidato (con particolare riguardo al trattamento

dei cosiddetti «utili interni»)

4. rispettare gli articoli 2423 e 2423 bis del codice civile

In aggiunta alle precedenti, il patrimonio netto della partecipata deve essere rettificato anche a seguito

dei seguenti fatti (i quali non riflettono una variazione del valore della partecipazione per effetto della

gestione della partecipata):

l’aumento a pagamento del capitale sociale o per rivalutazione monetaria disposta in forza di leggi

• speciali

la riduzione del capitale sociale per rimborso dello stesso o per distribuzione delle riserve.

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

Quale bilancio di esercizio della partecipata?

1. deve essere l’ultimo bilancio regolarmente approvato dall’assemblea della partecipata

2. se il bilancio della partecipata è chiuso in data diversa da quello della partecipante, in linea di

principio il bilancio di esercizio della partecipata deve riferirsi preferibilmente alla stessa data di

quella della partecipante.

Come individuare le determinanti del costo di acquisto?

La differenza tra prezzo di acquisto della partecipazione (costo) e patrimonio netto contabile della

partecipata (pro-quota) deve essere giustificata economicamente in termini di:

a) Maggiori o minori valori correnti delle attività e passività della partecipata (patrimonio netto

rivalutato)

b) Avviamento positivo (o eventualmente negativo) La differenza, per la parte attribuibile a beni

ammortizzabili o all’avviamento, deve essere ammortizzata negli esercizi successivi, riducendo il

valore della partecipazione.

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

Detrazione dei dividendi corrisposti dalla partecipata

I dividendi già corrisposti dalla partecipata riducono il valore della partecipazione e quindi devono essere

detratti dal patrimonio netto della partecipata.

Tale rettifica va effettuata nel patrimonio netto della partecipata anche perché i dividendi percepiti dalla

partecipante sono già stati contabilizzati come proventi nel suo conto economico con la rilevazione:

BANCA (SPA CIV) XXX

DIVIDENDI (CE C15) XXX

Si evita così una doppia rilevazione degli stessi in sede di conto economico della partecipante (come

dividendo) e in sede di valutazione della partecipazione

Effettuazione delle rettifiche previste per il bilancio consolidato

Si tratta in particolare di effettuare tutte le rettifiche delle operazioni commerciali e finanziarie avvenute

tra la partecipata e la partecipante, in modo da elidere i cosiddetti «utili interni»,

intesi quali margini generati dalle operazioni sopra indicate, in modo da escludere dalla valutazione del

patrimonio netto della partecipata e quindi dal valore della partecipazione della partecipante, l’impatto di

eventuali politiche di bilancio realizzate tra partecipata e partecipante.

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

A tale proposito si ricorda però che l’art. 31 del D.lgs. 127/1991 che disciplina le rettifiche per la

formazione del bilancio consolidato consente che non si faccia luogo all’eliminazione degli utili interni se

alternativamente:

a) essi sono irrilevanti;

b) derivano da operazioni correntemente effettuate a normali condizioni di mercato

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

Il Metodo del patrimonio netto viene usato anche come elemento di raffronto rispetto al costo di acquisto

delle partecipazioni immobilizzate di controllo e di collegamento.

art. 2426 del codice civile (punto 3):

«Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che risultino

iscritte per un valore superiore a quello derivante dal metodo del patrimonio netto previsto dal n. 4)» nel

caso in cui l’impresa sia tenuta a redigere il bilancio consolidato, «o se non vi sia obbligo di redigere il

bilancio consolidato, al valore corrispondente alla frazione di patrimonio netto risultante dall’ultimo

bilancio dell’impresa partecipata, la differenza dovrà essere motivata nella nota integrativa»

Valutazione partecipazioni immobilizzate di controllo: metodo patrimonio netto

Ciò si può verificare poiché l’impiego del criterio del costo di acquisto non porta ad imputare nel bilancio

della partecipante il risultato economico della partecipata secondo competenza economica, con la

conseguenza che il valore della partecipazione resta costante nel tempo e quindi non riflette la dinamica

del patrimonio netto della partecipata. Alla luce di questo limite del criterio del costo di acquisto, per

rispettare il principio della rappresentazione veritiera e corretta, si richiede tale

informativa in nota integrativa.

L’eccedenza del costo della partecipazione rispetto al patrimonio netto contabile della partecipata può

essere motivata facendo riferimento sia all’esistenza nel bilancio della partecipata di beni il cui valore

corrente è superiore rispetto a quello iscritto a bilancio, sia all’avviamento riconosciuto alla partecipata

all’atto dell’acquisizione

Rientrano tra le partecipazioni non immobilizzate:

le partecipazioni qualificate e non, destinate ad essere vendute nel breve periodo;

• che originano solitamente da situazioni di disponibilità finanziarie temporaneamente eccedenti il

• normale fabbisogno.

Criterio di valutazione: il minore tra il costo di acquisto e il valore di realizzazione desumibile

dall’andamento del mercato, equiparandole per quanto riguarda la valutazione alle rimanenze di

magazzino.

Per le partecipazioni non immobilizzate avente la caratteristica della fungibilità (ossia per quelle

sostituibili con altre della stessa specie e soggette a negoziazione continua): possibilità di determinare il

costo di acquisto con i metodi del LIFO, FIFO e costo medio ponderato (cfr. NC14 sulle rimanenze di

magazzino)

Per quanto riguarda l’identificazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato,

occorre distinguere tra:

le partecipazioni costituite da azioni per le quali esiste un mercato attivo (titoli quotati in borsa o al

• mercato ristretto), per le quali ci si può riferire alla quotazione formatasi alla data di chiusura

dell’esercizio, o successiva qualora essa si manifesti sempre più al ribasso;

le partecipazioni non costituite da azioni quotate, per le quali, mancando un riferimento di mercato,

• il presunto valore di realizzo è espresso dal prezzo che l’impresa partecipante ritiene di poter

ragionevolmente ricavare dalla vendita in condizioni normali.

Le plusvalenze e le minusvalenze da partecipazioni concorrono a formare il reddito fiscale?

Il trattamento fiscale di plusvalenze e minusvalenze da cessione di partecipazioni dipende dalle loro

caratteristiche:

•Partecipazioni che non rispettano le condizioni previste dall’art. 87 del TUIR

•Partecipazioni che rispettano le condizioni previste dall’art. 87 del TUIR - beneficiano della “Partecipation

exemption” (PEX)

L’art. 87 del TUIR prevede le seguenti condizioni per le partecipazioni in società (residenti e non

residenti) per fruire della “Partecipation exemption” (PEX):

la partecipazione è ininterrottamente posseduta dal primo giorno del dodicesimomese precedente

• alla cessione (metodo applicato: LIFO);

le partecipazioni sono classificate come immobilizzazioni nel primo bilanciochiuso durante il

• periodo di possesso;

la partecipata non risiede in stati / territori caratterizzati da regime fiscale privilegiato (per le

• holding di partecipazioni il requisito si verifica quando è rispettato dalle società indirettamente

partecipate che rappresentano la maggior parte del valore del patrimonio sociale della

partecipante);

la partecipata esercita una effettiva attività commerciale (per le holding di partecipazioni il

• requisito si verifica quando è rispettato dalle società indirettamente partecipate che rappresentano

la maggior parte del valore del patrimonio sociale della partecipante. Inoltre, tale requisito non

rileva per le partecipate quotate).

Per le partecipazioni che non rispettano le condizioni previste dall’art. 87 del TUIR (Partecipazioni non

PEX): le plusvalenze da cessione concorrono a formare il reddito nell’esercizio di realizzo, oppure a scelta

• del contribuente in quote costanti nell’esercizio e nei successivi ma non oltre il quarto (se la

partecipazione è stata posseduta per un periodo non inferiore a 3 anni)

le minusvalenze da cessione sono deducibili

Le plusvalenze e minusvalenze da valutazione, invece, non concorronoa formare il reddito imponibile (cioè

le plusvalenze non sono tassabili e le minusvalenze sono indeducibili).

Per le partecipazioni che soddisfano le condizioni per la “Partecipation exemption” (PEX):

Le plusvalenze da cessione non concorrono alla formazione del reddito imponibile nella misura del

• 95%; solo il 5% della plusvalenza concorre a formare il reddito di periodo;

Le minusvalenze da cessione sono indeducibili. Come per le altre partecipazioni, le plusvalenze e

• minusvalenze da valutazione non concorrono a formare il reddito imponibile (cioè le plusvalenze

non sono tassabili e le minusvalenze sono indeducibili).

NT17

CREDITI: DEFINIZIONE

Rappresentano il diritto a ricevere determinate somme ad una data scadenza da soggetti identificati

Distinzioni:

crediti commerciali ‒ in base alla natura economica

crediti finanziari ‒ in base al soggetto debitore

crediti vs partecipate e partecipanti

crediti vs altri soggetti ‒ in base alla durata (criterio finanziario)

crediti a breve termine

crediti a m/l termine

I crediti rappresentano diritti ad esigere, ad una scadenza individuata o individuabile, ammontari fissi o

determinabili di disponibilità liquide, o di beni/servizi aventi un valore equivalente, da clienti o da altri

soggetti. Tra i crediti sono ricomprese le cambiali attive e le ricevute bancarie (o RIBA).

Il valore nominale di un credito è l’ammontare, definito contrattualmente, che si ha diritto di esigere.

Il tasso di interesse nominale di un credito è il tasso di interesse contrattuale che, applicato al suo valore

nominale, consente di determinare i flussi finanziari costituiti da interessi attivi nominali lungo la durata

del credito. L’attualizzazione, sotto il profilo finanziario, è il processo che consente, tramite l’applicazione

di un tasso di sconto, di determinare il valore ad oggi di flussi finanziari che saranno incassati in una o più

date future.

Articolo 2423 ter comma 5:

“Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l’importo della voce

corrispondente dell’esercizio precedente. Se le voci non sono comparabili, quelle relative all’esercizio

precedente devono essere adattate; la non comparabilità e l’adattamento o l’impossibilità di questo

devono essere segnalati e commentati nella nota integrativa”.

Articolo 2423-ter, comma 6:

“Sono vietati i compensi di partite”.

Il nuovo art. 2424 Cod. Civ. prevede che nell'attivo dello stato patrimoniale siano indicati:

A - Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte già richiamata;

B.III - Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione, per ciascuna voce dei crediti, degli importi

esigibili entro l'esercizio successivo:

2) crediti:

a) verso imprese controllate;

b) verso imprese collegate;

c) verso controllanti;

d) sottoposte al controllo delle controllanti

d bis) verso altri.

C.II - Attivo circolante. Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre

l'esercizio successivo:

1) verso clienti;

2) verso imprese controllate;

3) verso imprese collegate;

4) verso controllanti

5) verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti

5-bis) crediti tributari;

5-ter) imposte anticipate;

5- quater) verso altri

La classificazione dei crediti tra l’attivo circolante e le immobilizzazioni finanziarie prescinde dal principio

dell’esigibilità (cioè sulla base del periodo di tempo entro il quale le attività si trasformeranno in liquidità,

convenzionalmente rappresentato dall’anno), bensì è effettuata sulla base del ruolo svolto dalle diverse

attività nell’ambito dell’ordinaria gestione aziendale. In sostanza, la classificazione dei valori Patrimoniali

attivi si fonda sul criterio della “destinazione” (o dell’origine) degli stessi rispetto all’attività ordinaria.

I crediti sono esposti nello stato patrimoniale al netto di svalutazioni necessarie per ricondurli al valore di

presumibile realizzo.

ART. 2425

Nella voce B10d) del conto economico “svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e

• delle disponibilità liquide”, si classificano le svalutazioni dei crediti iscritti nell’attivo circolante.

Nella voce D19b) del conto economico “svalutazioni di immobilizzazioni finanziarie che non

• costituiscono partecipazioni”, si classificano le svalutazioni di crediti iscritti nelle immobilizzazioni

finanziarie.

Nella voce A5 del conto economico “altri ricavi e proventi” si classificano i maggiori importi

• incassati sui crediti iscritti nell’attivo circolante e gli storni di precedenti svalutazioni dei crediti

iscritti nell’attivo circolante, quando le cause che le hanno generate vengono meno.

Nella voce D18b) del conto economico “rivalutazioni di immobilizzazioni finanziarie che non

• costituiscono partecipazioni” si classificano gli storni di precedenti svalutazioni di crediti iscritti

nelle immobilizzazioni finanziarie, quando le cause che le hanno generate vengono meno.

Nelle voci C16a) e C16d) del conto economico si classificano gli “altri proventi finanziari”

• rappresentati rispettivamente da interessi attivi maturati sui crediti (voce a)), con separata

indicazione di quelli da imprese controllate, collegate, controllanti e sottoposte al controllo di

queste ultime, e i maggiori importi incassati sui crediti iscritti nelle immobilizzazioni finanziarie

(voce d)), con separata indicazione di quelli da imprese controllate, collegate, controllanti e

sottoposte al controllo di queste ultime.

Le perdite realizzate su crediti (ad esempio a seguito di un riconoscimento giudiziale inferiore al

• valore del credito, da una transazione o da prescrizione) si classificano nella voce B14 “oneri diversi

di gestione” del conto economico per la parte che eccede l’importo del credito già svalutato.

Bilancio in forma abbreviata e bilancio delle micro-imprese

Ai sensi dell’articolo 2435-bis del codice civile, nel bilancio in forma abbreviata, “lo stato patrimoniale

comprende solo le voci contrassegnate nell’art. 2424 con lettere maiuscole e con numeri romani”.

Nella voce CII possono essere ricomprese le voci A “Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti” e D

“Ratei e risconti”. In ogni caso nella voce CII, devono essere separatamente indicati i crediti esigibili oltre

l’esercizio successivo.

Nel conto economico del bilancio in forma abbreviata le seguenti voci previste dall’art. 2425 possono

essere tra loro raggruppate: voci C16(b) e C16(c); voci D18(a), D18(b), D18(c) e D18(d); voci D19(a),

D19(b), D19(c) e D19(d).

Le stesse semplificazioni si applicano nel bilancio delle micro-imprese ai sensi dell’art. 2435-ter del codice

civile.

Pertanto, le società di cui agli artt. 2435-bis e 2435-ter c.c. possono non rispettare la separata evidenza

delle voci D19b), D18b) e C16)).

La valutazione dei crediti

art. 2426, numero del codice civile:

“i crediti e di debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del

fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo;”.

Informazioni da riportare in Nota Integrativa

Con riferimento ai crediti, l’articolo 2427, comma 1, richiede di indicare le seguenti informazioni nella nota

integrativa:

1. i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e nella

conversione dei valori non espressi all'origine in moneta avente corso legale nello Stato;

2. i movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce: il costo; le precedenti

rivalutazioni, ammortamenti e svalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una ad altra voce, le

alienazioni avvenuti nell’esercizio; le rivalutazioni, gli ammortamenti e le svalutazioni effettuati

nell’esercizio; il totale delle rivalutazioni riguardanti le immobilizzazioni esistenti alla chiusura

dell’esercizio (per quanto riguarda i crediti classificati tra le immobilizzazioni finanziarie);

3. 4.le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo; in particolare,

per le voci del patrimonio netto, per i fondi e per il trattamento di fine rapporto, la formazione e le

utilizzazioni;

4. 6) distintamente per ciascuna voce, l’ammontare dei crediti e dei debiti di durata residua superiore

a cinque anni, e dei debiti assistiti da garanzie reali su beni sociali, con specifica indicazione della

natura delle garanzie e con specifica ripartizione secondo le aree geografiche;”.

Informazioni da riportare in Nota Integrativa nel bilancio in forma abbreviata

Con riferimento ai crediti, nella nota integrativa del bilancio in forma abbreviata sono fornite le seguenti

informazioni richieste dall’articolo 2427 codice civile, comma 1:

1. i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e nella

conversione dei valori non espressi all'origine in moneta avente corso legale nello Stato;

2. i movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce: il costo; le precedenti

rivalutazioni, ammortamenti e svalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una ad altra voce, le

alienazioni avvenuti nell’esercizio; le rivalutazioni, gli ammortamenti e le svalutazioni effettuati

nell’esercizio; il totale delle rivalutazioni riguardanti le immobilizzazioni esistenti alla chiusura

dell’esercizio (per quanto riguarda i crediti classificati tra le immobilizzazioni finanziarie).

Quando le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435-bis del codice civile

si avvalgono della facoltà di valutare i crediti al costo ammortizzato, esse ne danno menzione in nota

Rilevazione iniziale dei crediti

I crediti originati da ricavi per operazioni di vendita di beni sono rilevati in base al principio della

competenza quando si verificano entrambe le seguenti condizioni:

il processo produttivo dei beni è stato completato; e

• si è verificato il passaggio sostanziale e non formale del titolo di proprietà assumendo quale

• parametro di riferimento, per il passaggio sostanziale, il trasferimento dei rischi e benefici.

I crediti originati da ricavi per prestazioni di servizi sono rilevati in base al principio della competenza

quando il servizio è reso, cioè la prestazione è stata effettuata.

I crediti che si originano per ragioni differenti dallo scambio di beni e servizi (ad esempio per operazioni di

finanziamento) sono iscrivibili in bilancio se sussiste “titolo” al credito, e cioè se essi rappresentano

effettivamente un’obbligazione di terzi verso la società.

CREDITI: PRINCIPI CONTABILI (Nuovo OIC 15)

Rilevazione iniziale dei crediti valutati al costo ammortizzato e soggetti ad attualizzazione

L’art. 2426 comma 1 n. 8 c.c. prescrive che “i crediti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo

ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale”.

Quando un credito è rilevato per la prima volta, il valore di iscrizione iniziale è rappresentato dal valore

nominale del credito al netto di tutti i premi, gli sconti, gli abbuoni ed inclusivo degli eventuali costi

direttamente attribuibili alla transazione che ha generato il credito.

I costi di transazione, le eventuali commissioni attive e passive e ogni differenza tra valore iniziale e valore

nominale a scadenza sono inclusi nel calcolo del costo ammortizzato utilizzando il criterio dell’interesse

effettivo, che implica che essi siano ammortizzati lungo la durata attesa del credito.

Rilevazione iniziale dei crediti valutati al costo ammortizzato e soggetti ad attualizzazione. Il loro

ammortamento integra o rettifica gli interessi attivi calcolati al tasso nominale (seguendone la medesima

classificazione nel conto economico), di modo che il tasso di interesse effettivo possa rimanere un tasso di

interesse costante lungo la durata del credito da applicarsi al suo valore contabile, fatta salva la

rilevazione delle variazioni imputabili ai flussi finanziari dei tassi variabili di riferimento, ove applicabili.

Il tasso di interesse effettivo, secondo il criterio dell’interesse effettivo, è calcolato al momento della

rilevazione iniziale del credito ed è poi utilizzato per la sua valutazione successiva.

Il tasso di interesse effettivo è il tasso interno di rendimento, costante lungo la durata del credito, che

rende uguale il valore attuale dei flussi finanziari futuri derivanti dal credito e il suo valore di rilevazione

iniziale.

Attualizzazione dei crediti

L’art. 2426, comma 1, n. 8, prescrive che occorre tenere conto del “fattore temporale” nella valutazione

dei crediti. In sede di rilevazione iniziale, per tenere conto del fattore temporale, il tasso di interesse

effettivo deve essere confrontato con i tassi di interesse di mercato.

Il tasso di interesse di mercato è il tasso che sarebbe stato applicato se due parti indipendenti avessero

negoziato un’operazione similare di finanziamento con termini e altre condizioni comparabili a quella

oggetto di esame.

Qualora il tasso di interesse effettivo sia significativamente diverso dal tasso di interesse di mercato, il

tasso di interesse di mercato deve essere utilizzato per attualizzare i flussi finanziari futuri derivanti dal

credito al fine di determinare il suo valore iniziale di iscrizione.

L’attualizzazione dei crediti può non essere applicata ai crediti se gli effetti sono irrilevanti rispetto al

valore non attualizzato, ai sensi dell’art. 2423 comma 4 del codice civile. Oltre al caso in cui il tasso di

interesse effettivo non è significativamente diverso dal tasso di interesse di mercato, si può presumere

che gli effetti siano irrilevanti se i crediti sono a breve termine (ossia con scadenza inferiore ai 12 mesi).

I crediti commerciali con scadenza oltre i 12 mesi dal momento della rilevazione iniziale, senza

corresponsione di interessi, o con interessi significativamente diversi dai tassi di interesse di mercato, ed i

relativi ricavi, si rilevano inizialmente al valore determinato attualizzando il credito al tasso di interesse di

mercato.

La differenza tra tale valore e valore a termine deve essere rilevata a conto economico come provento

finanziario lungo la durata del credito utilizzando il criterio del tasso di interesse effettivo.

Nel caso dei crediti finanziari, la differenza tra il valore del costo ammortizzato iniziale calcolato senza

considerare l’effetto dell’attualizzazione e il valore di rilevazione iniziale pari al valore attuale del credito è

rilevata tra gli oneri finanziari del conto economico nella voce C17, salvo che le caratteristiche

dell’operazione non inducano ad attribuire a tale componente una diversa natura.

VALUTAZIONE E RILEVAZIONI SUCCESSIVE

Valutazione successiva dei crediti valutati al costo ammortizzato

Alla chiusura dell’esercizio, il valore dei crediti valutati al costo ammortizzato è pari al valore attuale dei

flussi finanziari futuri scontati al tasso di interesse effettivo.

Il procedimento per determinare, successivamente alla rilevazione iniziale, il valore dei crediti valutati al

costo ammortizzato da iscrivere in bilancio è il seguente:

a) determinare l’ammontare degli interessi calcolati con il criterio del tasso di interesse effettivo sul

valore contabile del credito all’inizio dell’esercizio, o alla più recente data di rilevazione iniziale;

b) aggiungere l’ammontare degli interessi così ottenuto al precedente valore contabile del credito;

c) sottrarre gli incassi per interessi e capitale intervenuti nel periodo;

d) sottrarre le svalutazioni al valore di presumibile realizzo e le perdite su crediti.

Rilevazione iniziale dei crediti non valutati al costo ammortizzato e non soggetti ad attualizzazione nel

bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis c.c.) e nel bilancio delle microimprese (art. 2435-ter c.c.)

Nel bilancio in forma abbreviata redatto ai sensi dell’art. 2435-bis del codice civile e nel bilancio delle

micro-imprese redatto ai sensi dell’art. 2435-ter del codice civile, i crediti possono essere valutati al valore

di presumibile realizzo senza applicare il criterio di valutazione del costo ammortizzato e l’attualizzazione.

Qualora la società si avvalga di questa facoltà, la rilevazione iniziale del credito è effettuata al valore

nominale al netto dei premi, degli sconti, degli abbuoni previsti contrattualmente o comunque concessi.

Quando la legge prevede l’automatica applicazione degli interessi di mora, in relazione ai ritardi di

pagamento nelle transazioni commerciali, si rilevano i relativi interessi nella voce C16 “altri proventi

finanziari”, lettera d). Nel caso in cui l’incasso di interessi sia dubbio, occorre effettuare uno stanziamento

al fondo svalutazione crediti sulla base della stimata possibilità di recupero.

I costi di transazione iniziali sono rilevati tra i risconti attivi nella classe D dell’attivo dello stato

patrimoniale.

Presumibile valore di realizzazione

Per quanto riguarda la valutazione dei crediti, coerentemente con quanto previsto dal codice civile, i

crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione.

Il valore nominale dei crediti è pertanto rettificato per tenere conto di:

•perdite previste per inesigibilità,

•rettifiche di fatturazione,

•sconti ed abbuoni,

•altre cause di minor realizzo.

Valore presumibile di realizzazione =

Valore nominale – costi per presunte perdite di insolvenza – oneri dasostenere fino all’effettivo realizzo dei

crediti (es. spese giudiziali) compresi sconti e abbuoni concessi al pagamento.

Il valore di presunto realizzo può quindi oscillare teoricamente fra i limiti costituiti:

dal valore nominale del credito (ipotesi di supposto integrale incasso)

• e da zero (ipotesi di supposto integrale mancato incasso).

Possono essere svalutati solo crediti in essere alla chiusura dell’esercizio per i quali esista il fondato rischio

di mancato pagamento alla scadenza da parte del debitore.

Il valore nominale dei crediti è rettificato tramite un fondo di svalutazione per tenere conto della possibilità

che il debitore non adempia integralmente ai propri impegni contrattuali:

Fondo svalutazione crediti: fondo rischi costituito a fronte di ipotesi di presunte insolvenze future da

• parte dei clienti.

Consente di rilevare componenti economici negativi di competenza: condizioni di inesigibilità

• manifestatesi nell’esercizio.

ESEMPIO 1. Valutazione di crediti al presunto valore di realizzo

• Valore nominale dei crediti è pari ad € 500.000.

• I costi per presunte perdite di insolvenze sono di € 100.000.

• Gli oneri che saranno sostenuti per l’incasso dei crediti sono di € 10.000.

Iscrizione del credito in bilancio (SPA CII): 500.000- 100.000 - 10.000 = 390.000 €

Stima delle svalutazioni dei crediti valutati al costo ammortizzato e dei crediti non valutati al costo

ammortizzato

I crediti sono rappresentati in bilancio al netto del fondo svalutazione crediti. Un credito deve essere

svalutato nell’esercizio in cui si ritiene probabile che il credito abbia perso valore.

Al fine di stimare il fondo svalutazione crediti una società deve valutare se sussistano degli indicatori che

facciano ritenere probabile che un credito abbia perso valore.

Es. significative difficoltà finanziarie del debitore; difficoltà finanziaria del debitore; probabilità che il

debitore dichiari fallimento o attivi altre procedure di ristrutturazione finanziaria; dati osservabili che

indichino l’esistenza di una diminuzione sensibile nei futuri flussi finanziari stimati per un credito.

L’accantonamento al fondo svalutazione dei crediti assicurati si limita alla quota non coperta

dall’assicurazione.

Il fondo svalutazione crediti accantonato alla fine dell’esercizio è utilizzato negli esercizi successivi a

copertura di perdite realizzate sui crediti.

CREDITI: PRINCIPI CONTABILI (Nuovo OIC 15)

Effetti delle svalutazioni e dei ripristini di valore dei crediti valutati al

costo ammortizzato

L’importo della svalutazione alla data di bilancio è pari alla differenza tra il valore contabile e

il valore dei flussi finanziari futuri stimati, ridotti degli importi che si prevede di non incassare,

attualizzato al tasso di interesse effettivo originario del credito (ossia al tasso di interesse

effettivo calcolato in sede di rilevazione iniziale). L’importo della svalutazione deve essere

rilevato nelle apposite voci di conto economico.

Se, in un esercizio successivo, le ragioni che in precedenza avevano comportato la contabilizzazione di

una svalutazione vengono meno in tutto o in parte (es.: per un miglioramento nella solvibilità del

debitore), la svalutazione rilevata precedentemente deve essere stornata. Il ripristino di valore del credito

non deve determinare un valore del credito superiore al costo ammortizzato che si sarebbe avuto se la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LUIGIORLAND di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lassini Ugo.

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